Puoi provare a sostenere la tua famiglia e i tuoi amici, ma al momento della morte tutte le altre azioni oltre alle pratiche virtuose delle attività del Dharma saranno state inutili. Quindi applicati costantemente alle pratiche spirituali nei pensieri, nelle parole e nei fatti!
Per anni ci siamo raccontati la stessa storia: la Cina copia, gli USA innovano, l’Europa regolamenta. Una formula semplice, rassicurante, quasi un mantra. Ma poi è arrivato DeepSeek, e, con esso, un’onda d’urto che ha spazzato via questa narrazione. Perché se l’Europa continua a scrivere regole e gli americani restano il paradiso delle startup, la Cina ha dimostrato di essere una superpotenza tecnologica in grado di sfidare gli Stati Uniti a testa alta nella corsa all’Intelligenza Artificiale. Come è possibile, in un Paese dove Internet è controllato, la privacy è un concetto quasi inesistente e la libertà d’impresa è subordinata alle direttive del Partito La risposta è semplice: Pechino ha deciso che l’IA è una priorità assoluta e ha convogliato tutte le sue energie in questa direzione. – Ha trasformato il sistema educativo, con oltre 2.000 corsi di laurea in IA – Ha reso disponibili quantità sterminate di dati per l’addestramento – Ha mobilitato capitali e talenti, superando gli USA nella produzione di esperti in IA
E oggi? Oggi la Cina non insegue più. Affianca. E presto, potrebbe superare.
[…] il cristianesimo […] sembra aver perso un poco di vista il carattere simbolico della croce, per ritenerla ormai soltanto un segno di un evento storico; in realtà, questi due modi di vedere non si escludono affatto, anzi il secondo non è, in certo modo, che una conseguenza del primo […]. In effetti, si è troppo spesso inclini a pensare che l’ammissione di un senso simbolico debba implicare il rifiuto del senso letterale o storico; un’opinione del genere deriva soltanto dall’ignoranza di quella legge di corrispondenza che è il fondamento di ogni simbolismo e in virtù della quale ciascuna cosa, procedendo essenzialmente da un principio metafisico da cui trae tutta la sua realtà, traduce o esprime questo principio a suo modo e secondo il suo ordine di esistenza, sicché da un ordine all’altro tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all’armonia universale e totale, la quale, nella molteplicità della manifestazione, è come un riflesso della stessa unità principiale. È per questo che le leggi di un ordine inferiore possono sempre essere prese a simbolo delle realtà di un ambito superiore, in cui esse hanno la loro ragione profonda, che è al tempo stesso il loro principio e il loro fine; […] al di fuori della loro dipendenza dai princìpi metafisici, tutte le cose non sarebbero che un puro nulla […]. Un’altra conseguenza della legge di corrispondenza è la pluralità dei sensi inclusi in ogni simbolo […]. I molteplici sensi simbolici gerarchicamente sovrapposti non si escludono affatto l’un l’altro, così come non escludono il senso letterale; anzi, essi concordano perfettamente tra loro, in quanto in realtà esprimono le applicazioni di uno stesso principio a ordini diversi […]. È questo d’altronde che fa del simbolismo un linguaggio molto meno limitato del linguaggio ordinario (René Guénon; Il simbolismo della croce, pp.15-17).
Videoconferenza del canale YouTube LA NUOVA OCCIDENTALE, trasmesso online in live streaming il giorno 18 febbraio 2025.
Se Battisti cantava Vento dell’Est, e se il Vento dell’Est lo stiamo vivendo da alcuni anni a questa parte, con le mazzate senza sé e senza ma prese dalla NATO e dalla UE da parte della Russia, ecco che arriva il Vento dell’Ovest, i cui ultimi episodi sono la telefonata Putin-Trump, il vertice di Riyad per la pace russo-ucraina, e gli ulteriori passi verso la normalizzazione del Medio Oriente (liberazione ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi, israeliani che lasciano il sud del Libano).
In sostanza, negli USA – anche se meno che in Cina, ma di sicuro al contrario che nei paesi importanti della zona UE – sopravvivono su larga scala interessi ed idee per cui l’aspetto essenziale è il primato e il potere del *paese* anziché di quelli dell’oligarchia occidentale, quando le due cose non siano esattamente sovrapponibili. Il fatto che grazie ad una “tempesta perfetta” a scapito dei suoi avversari tale partito oggi si ritrovi con un ruolo che non aveva più dagli anni Trenta non significa che siamo amici o che è interessato a farci dei regali, ma che a) ci ritroviamo come nemico comune le componenti del partito avversario che controllano la zona UE; b) la crescita economica ed addirittura territoriale immediata del territorio metropolitano rappresenta per tale mondo una priorità superiore rispetto al rafforzamento di progetti mondialisti nei quattro angoli del pianeta.
In base ad un mio ragionamento, gli posi la seguente domanda:
“Quindi, Don Berna, che cosa definisce l’io? Che cosa fa che io sia io? Se ciò che identifico come io o me stesso non esiste e non ha nulla di trascendentale poichè, morendo, dobbiamo consegnare ogni particella di informazione e di esperienza acquisita durante la vita fino a scomparire come entità individuale?”
Sorrise in modo comprensivo, sapeva esattamente cosa stavo provando e mi disse:
“La cosa divertente è che, dopo tutto quello che hai vissuto, credi ancora che ci sia un io.
Quello che concepiamo come l’io è una struttura artificiale, assemblata a partire da informazioni ed esperienze di vita; è la nostra storia personale. Con la morte l’io scompare, ma l’energia con la quale è stato formato rimane perchè è eterna. Ecco perchè è così importante fare una ricapitolazione completa, in modo da poter capire e riordinare i sentimenti non assimilati. Solo trovando l’equilibrio interno l’energia organica trascende in energia cosciente. E’ così che riusciamo a mantenere un’unità di ciò che siamo. Altrimenti il conglomerato di sensazioni che chiamiamo io si disintegrerebbe in migliaia di frammenti isolati di memoria, come uno sciame che, disperdendosi, perde per sempre la coesione di ciò che era un momento prima.
Non importa quello che fai, alla fine dovrai morire. Tuttavia la vita, come la morte, non è uguale per tutti. Perchè non è la stessa cosa morire miserabili oppure esser pieni di potere e di coscienza. Come una goccia che ritorna all’oceano da alcuni aspetta la dissoluzione quasi immediata dell’individualità: questa è la seconda morte, vengono riciclati nell’eterno. Le loro particelle di energia, ora disperse nel mare della coscienza potrebbero diventare di nuovo parte di qualcosa o di qualcuno, ma la coesione di ciò che erano una volta è persa per sempre.
Altri invece, riescono a mantenere la coscienza dell’essere, attraverso la forza di volontà. Quindi si può dire che questa tenacia, questa forza di coesione che chiamiamo vita è davvero tutto ciò che siamo.
I praticanti della ricapitolazione che riescono a raggiungere la coscienza di sè, rimarranno uniformi per molto più tempo, alcuni forse per l’eternità perchè anche se come tutti gli altri, dovranno pagare il prezzo della transizione, saranno preparati in modo da poter mantenere, molto probabilmente, la sensazione di ‘essere’ per un tempo indeterminato”.
Il 17 febbraio si è ricordato l’anniversario della morte del filosofo Giordano Bruno, condannato a morte dal tribunale dell’Inquisizione dello Stato Pontificio e bruciato sul rogo a Roma, nella piazza di Campo de’ Fiori, nel 1600.
Lo sviluppo delle sue visioni filosofiche è dovuto al costante confronto con diverse dottrine filosofiche, scientifiche e religiose, tra cui anche quelle dell’Islam.
Ma quale è stato il ruolo della tradizione islamica e dei filosofi musulmani in relazione al pensiero di Giordano Bruno?
Non esiste uno studio completo su questo argomento, sebbene gli accademici abbiano trovato una connessione coerente tra la filosofia di Bruno e in particolare la filosofia di Ibn Rushd.
Le indagini filologiche accertano che Bruno leggeva traduzioni latine di libri islamici e trovava su fonti secondarie le teorie dei pensatori musulmani medievali: conosceva infatti autori come al-Ghazali, Ibn Bajjah, Ibn Sina, Ibn Rushd e altri, poiché li citava nelle sue opere.
Egli aveva interesse per le teorie scientifiche e filosofiche dei musulmani, ma la sua visione complessiva dell’Islam era vaga, un pò confusa, e condizionata dalle credenze e dai pregiudizi diffusi nel suo periodo storico.
In quanto intellettuale europeo del Rinascimento, Giordano Bruno visse in un contesto culturale cristiano. Anche l’educazione che ricevette fu cristiana, ma i suoi interessi per la teologia, la filosofia e la scienza (in particolare la “nuova astronomia” di Niccolò Copernico) lo portarono ad estendere la sua saggezza oltre i limiti del cristianesimo.
Oltre a ciò Bruno si occupò anche dei temi teologici degli altri due grandi monoteismi (Ebraismo, Islam). Giordano Bruno, però, non ha mai visitato il mondo islamico. Tuttavia, si è imbattuto in temi legati all’Islam e ha studiato le teorie dei filosofi islamici. Ad esempio, nel suo “De umbris idearum”, la sua prima opera filosofica rilevante, menziona il filosofo musulmano Ibn Rushd accanto a importanti teologi cristiani come Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, quando parla degli autori che hanno avuto un ruolo nella sua educazione.
Il pensiero di Ibn Rushd ha sicuramente avuto una parte rilevante nella filosofia di Bruno, ma molti altri riferimenti a temi e figure islamiche si possono trovare nelle sue opere.
Bruno menziona il nome divino “Allah” nel suo libro “De Monade” accanto agli dei di altre religioni, ed egli credeva che tutti i culti religiosi e le tradizioni spirituali fossero rami di un’unica vera religione. Bruno non distingue il dio degli arabi dagli altri; nella sua prospettiva, rappresentano lo stesso dio – il dio che ha rivelato la verità agli uomini di culture diverse. Ciò spiega anche perché Bruno annoverava il Profeta Muhammad tra figure di profeti e uomini illustri che rappresentano tutti persone a cui il divino si è rivelato.
Nelle opere di Bruno possiamo trovare inoltre anche riferimenti all’Araba Fenice e alla Simorgh nell’opera Gli eroici furori. Simorgh è il nome di un uccello mito-mitico iraniano.
Un ulteriore aspetto rilevante riguardo all’Islam nelle opere di Bruno è la consapevolezza della distinzione tra musulmani sunniti e sciiti, i due principali rami religiosi dell’Islam. Nella “Cena del Mercoledì” delle “Ceneri” troviamo un riferimento a questo argomento in un elogio a Elisabetta I, regina d’Inghilterra.
Innanzitutto sembra che in Bruno gli “sciiti” si distinguono dagli “arabi”, termine con cui Bruno si riferisce probabilmente ai sunniti, in quanto rappresentano la maggioranza dei musulmani. Il giudizio del Bruno sui musulmani in questo brano sembra essere negativo, poiché li cita accanto ai popoli “barbari”, anche se quando chiama “selvaggi” gli arabi e gli sciiti, non intende dire che siano subumani o qualcosa del genere; a nostro avviso, voleva piuttosto evidenziare la loro diversità rispetto agli europei, dal punto di vista antropologico e culturale.
Vale anche la pena menzionare l’influenza della tradizione astrologica islamica sull’Occidente. L’astrologia islamica fu conosciuta in Europa soprattutto a partire dal XII secolo, dopo la diffusione dell’opera “De magnis coniunctionibus” di Abu Mu’ashar Ja’far ibn Muhammad ibn ‘Umar Balkhi. Bruno probabilmente conosceva anche il “Picatrix”, una delle più famose opere di magia, il cui titolo originale è Gāyat-al-hakīm, cioè il fine del saggio, scritto da Abū- Maslama Muhammad ibn Ibrahim ibn ‘Abd al-da’im al-Majrītī, oriundo di Cordova morto nel 1007-8 d.C.
Un ulteriore esempio dell’influenza dell’astrologia islamica nella filosofia di Bruno sono le cosiddette “ruote della memoria”, che si trovano nel “De umbris idearum” e in altri lavori sulla mnemotecnica.
Altri astronomi musulmani citati da Bruno sono l’arabo al-Battani (c. 858 – 929) e il persiano Jabir ibn Hayyan (c. 721 – c. 815), noto anche come Geber nel mondo occidentale, nell’opera “Candelaio”.
Bruno menziona anche Ibn Sina e il suo Canone di medicina, e cita altri due filosofi musulmani, questa volta presentando le loro teorie in modo più completo: Ibn Bajja e Ibn Rushd, che come detto è sicuramente la figura islamica più influente nella filosofia di Bruno.
Al di là di Ibn Rushd e degli autori che abbiamo citato, non sappiamo se Bruno conoscesse o meno altri aspetti della tradizione islamica.
In conclusione, possiamo dire che il suo quadro generale dell’Islam è piuttosto vago. Bruno elenca gli “sciiti” e gli “arabi” (sunniti) accanto agli indiani e ad altri popoli di terre lontane: significa che la religione e lo stile di vita di tutti questi popoli è ai suoi occhi qualcosa di esotico.
Bruno non conosce nei dettagli la dottrina islamica, e menziona solo una volta “Allah”. Tuttavia Bruno mostrò un notevole interesse per gli aspetti della cultura islamica che si diffondevano in Occidente, ma era più interessato agli aspetti scientifici e filosofici della tradizione islamica, piuttosto che all’Islam come religione, e alla sua dottrina.
A causa delle sue visioni filosofiche e teologiche, che non si conciliavano con la dottrina cattolica (e in realtà non sono conciliabili neanche con quella islamica), la fine della vita terrena di Giordano Bruno è stata violenta, perché il tribunale ecclesiastico lo consegnò all’autorità politica del tempo, che poi lo bruciò vivo il 17 febbraio del 1600. Sul luogo del rogo, oggi nella famosa piazza Campo dei Fiori, è stata poi posta una sua statua.
E’ uno degli “eroi” della moderna Massoneria speculativa.
Sono sorpreso dalle persone che preparano un posto morbido dove dormire, che per l’anima è un “soggiorno” a breve termine, mentre non si preparano per nulla per il viaggio a lungo termine nell’Aldilà!
Videoconferenza del canale YouTube ANTONELLO SACCHETTI, trasmesso online in live streaming il giorno 17 febbraio 2025.
Realizzato dalla redazione di ComeDonChisciotte.org. In anteprima nazionale a Roma sabato 22 febbraio 2025. Ne parliamo con Jacopo Brogi, Alessandro Fanetti e Hanieh Tarkian.
“Abbiamo il diritto di decidere il nostro il nostro destino”. Il film documentario “Rivoluzione” ci parla di quel sentimento universale, di quella scintilla individuale e collettiva che prima o poi scuote ogni popolo nella sua lotta verso la libertà.
La parola “Rivoluzione” ha molti significati. La nostra esperienza in Iran è nata reportage e nel tempo si è trasformata in un documentario autofinanziato dagli autori. “Rivoluzione”, interamente doppiato in lingua italiana, è frutto del lavoro della redazione di ComeDonChisciotte.org.
Andremo alla scoperta di una realtà diversa, quasi sempre filtrata solo attraverso gli occhi deformati e deformanti del mainstream.
“Rivoluzione” ci parla dell’Iran e della sua storia, passata e recente: da Nazione in mano allo Straniero a Paese sovrano; e della sua Civilità millenaria, oggi uno dei poli decisivi di ciò che i paesi non allineati cercano di costruire.
Dalla Seconda Guerra Mondiale, alla dittatura dello Scià di Persia sconfitta dalla Rivoluzione guidata dall’Imam Ruhollah Khomeini. La nascita della Repubblica Islamica intrecciata alla storia del Medio Oriente, fino alla questione palestinese: il cuore pulsante del mondo islamico.
Ci addentreremo insieme in un universo pressochè inesplorato, dove la spiritualità, la resistenza e la lotta contro l’oppressione sono vita reale, identità ed essenza collettiva.
“Rivoluzione” ci parla della guerra infinita dell’Occidente contro il resto del globo, che sta sconvolgendo e coinvolgendo anche i popoli d’Europa, da decenni occupati da forze straniere che chiamiamo “alleati”.
Quindi “Rivoluzione” parla anche di noi: popoli di un Ovest che si sente giardino, ma che in realtà è ormai giungla, dove la vita quotidiana è per tanti, troppi, una lotta di precarietà e impoverimento imposto, immersi nell’eterno presente.
La quarta teoria politica sorge e con il crollo del liberalismo, i pensatori seri devono guardare oltre le ideologie fallite per costruire una nuova civiltà giusta.
In un attimo, dopo le rapide riforme di Trump, che ha dichiarato che esistono solo due generi – maschile e femminile – si è delineato un quadro mostruoso davanti agli occhi degli americani e del mondo intero.
Milioni di coloro che erano stati convinti dai liberali precedentemente al potere a cambiare genere o a identificarsi in generi inesistenti si sono trovati improvvisamente trasformati da cittadini “progressisti” e “lungimiranti” in storpi, invalidi. Poco prima era stata loro inculcata l’idea che la diversificazione dei sessi, compresa la castrazione, la mutilazione e il crollo psicologico dei bambini piccoli, fossero segni del “comportamento sociale più adeguato”.
Ora si scoprì che coloro che insistevano su questa strada erano semplicemente dei maniaci e dei criminali, mentre coloro che soccombevano erano vittime che avevano accettato volontariamente di diventare dei fenomeni da baraccone.
I liberali avevano quasi spinto le loro società nell’abisso, raccontando loro favole tranquillizzanti, ma Trump ha improvvisamente rivelato che era proprio così: l’abisso si era aperto e molti vi erano già caduti. Molti sono riusciti a rovinare fisicamente, mentalmente e socialmente i propri figli, perdendoli per sempre. Persino Elon Musk ne ha sofferto: suo figlio è diventato un imbecille.
Non si riprenderanno mai da questo. Quello che hanno fatto i liberali è stato un gigantesco esperimento sociale, più terrificante del nazismo e del comunismo. E non si trattava solo di una banda di maniaci, pervertiti, pedofili e schizofrenici. Si trattava di un’intera ideologia che portava all’assurdo il suo principio fondamentale: la ricerca dell’individualismo fino alla liberazione da ogni forma di identità collettiva (proprietà, nazione, fede, ethnos, genere e infine specie).
Ne abbiamo parlato con Tucker Carlson. Era inorridito da tutto ciò che stava accadendo in Occidente. E ora Tucker Carlson è alla Casa Bianca. E Trump ha interrotto bruscamente il genocidio psico-fisico del popolo americano. Come si sentono ora i transgender, le drag queen, i sostenitori della body positivity, i mutilanti, i castrati e i ladri di quadrupedi? Soprattutto i bambini transgender, che sono passati istantaneamente dall’essere “rappresentanti avanzati della cultura woke” a essere considerati “spazzatura” e vittime di una perversione disumana…
Come possono studiare, vivere, costruire famiglie, quando la nuova, sana generazione dell’era Trump, dove ci sono solo due generi, li vedrà come “rifiuti biologici”, “degenerati psicologici e fisici”…
È tempo di compilare il “Libro nero” del liberalismo. Perché è tutta una questione di ideologia. Il liberalismo dovrebbe essere riconosciuto come un’ideologia criminale ed estremista. È responsabile del terrore, delle guerre, dei colpi di stato, dei genocidi, delle bugie orchestrate dai media internazionali, delle rivoluzioni colorate, degli omicidi e, cosa più mostruosa, della violenza di massa e del crollo psicologico di centinaia di migliaia, se non milioni, di bambini che hanno subito traumi incurabili sia nel corpo che nella mente. I liberali hanno mutilato le anime e i corpi di innumerevoli cittadini.
E quello che le élite hanno fatto ai bambini migranti non protetti va oltre ogni immaginazione.
Ora, la verità sulle orge pedofile dei vertici del Partito Democratico statunitense sta lentamente venendo alla luce – sui rituali satanici chiusi sull’isola di Epstein e sulle feste di P. Diddy, a cui molti hanno partecipato e presto tutti i dettagli saranno noti.
E l’America rabbrividirà, così come l’intera umanità.
Tutte e tre le ideologie politiche occidentali della modernità si sono rivelate criminali, portando alla fine a un incubo sanguinoso.
I comunisti hanno distrutto intere classi, l’aristocrazia e i contadini, hanno massacrato i credenti, hanno maledetto l’identità nazionale e le antiche tradizioni. Tutto in nome del progresso. E tutto finì in una triste degenerazione e nel crollo. Eppure, si trattava di un’ideologia occidentale a cui l’ingenuo popolo russo ha creduto. Il “Libro nero” del comunismo esiste.
Gli orrori commessi dai nazisti sono noti nei dettagli. E la memoria non si affievolisce né si cancella. Tanto più che le atrocità dei nazisti ucraini contro i civili sono ancora seguite nel nostro tempo – ahimè, questa è un’altra pagina del “libro nero” del nazismo.
Resta da condannare e condannare il liberalismo su scala planetaria. Coloro che hanno orchestrato tutto questo devono affrontare una giusta punizione.
Questo era il compito di tutta l’umanità, fermare il globalismo occidentale, sconfiggere questa ideologia, politica, sistema antiumano. Ma le cose sono andate diversamente: il sistema è stato rovesciato dall’interno. Gli stessi americani hanno rovesciato la rabbiosa élite liberale e hanno emesso la loro sentenza. Un tribunale sta arrivando. È inevitabile. I trumpisti hanno inferto un duro colpo al cuore della piovra liberale, l’USAID, il sistema che ha finanziato il liberalismo globale in tutte le sue dimensioni: terrorismo, estremismo, media corporativi, spionaggio, colpi di Stato, assassinii, falsificazione dei dati e persecuzione dei dissidenti. Di fatto, è l’USAID a essere dietro la formazione, il finanziamento e il sostegno politico diretto del nazismo ucraino. Ma questa è solo la punta dell’iceberg.
Ed ecco una cosa importante: dobbiamo ormai riconoscere come criminali tutte e tre le ideologie occidentali della Modernità; altrimenti continueremo a vagare in questo brutto sogno, passando da un sistema criminale all’altro. Già oggi non è escluso che l’Occidente, dopo essersi allontanato dal liberalismo e aver odiato il comunismo, possa essere nuovamente tentato dal nazismo – nelle sue versioni più sgradevoli. Ciò riavvierebbe il circolo vizioso. È fondamentale rompere questo ciclo e superarlo.
La modernità occidentale non è l’unico campo di idee e teorie politiche. C’è molto di non occidentale e/o non legato alla modernità. Tutto ciò costituisce il thesaurus ideativo della Quarta Teoria Politica. Pertanto, il tribunale sul liberalismo e sui liberali non deve riportarci al fascismo o al comunismo. Tutte e tre le ideologie sono criminali, disastrose e disumane. Mancano di Dio, di Cristo, dell’amore, dell’anima e del popolo come soggetto della storia. Mancano dell’esperienza acuta dell’essere autentico. Mancano di Dasein. Sono tutte atee, materialiste e alienate. Sono state concepite per sostituire la religione, un’idea già intrinsecamente corrotta. È una perversione, un crimine e l’inizio della fine. Ecco perché, tra l’altro, Trump enfatizza così tanto la religione. Che sia il cristianesimo occidentale. È un affare americano. Noi abbiamo la nostra fede, il cristianesimo ortodosso orientale. È la nostra strada. Ma dobbiamo trascendere insieme la modernità occidentale.
Abbiamo iniziato la guerra contro il liberalismo nel nostro Paese e in Ucraina. Ma il colpo decisivo contro di esso è stato sferrato dagli stessi americani. Pertanto, è probabile che ora i pensatori più seri del campo trumpista volgano lo sguardo verso la Quarta Teoria Politica. I globalisti hanno fatto di tutto per impedirlo: vietare la Quarta Teoria Politica sulle loro reti, demonizzare i suoi sostenitori, cancellare gli account, persino uccidere. Ma un’Idea non può essere uccisa. Pertanto, il tribunale sui liberali deve essere condotto sulla base della Quarta Teoria Politica, al di là delle ideologie della modernità occidentale, di tutti e di ciascuno.