Molti anni fa, stavo leggendo la Seerah del nostro Profeta Muhammad ﷺ . Stavo leggendo un capitolo sulla “Battaglia di Uhud”, una delle battaglie più importanti nella storia islamica, che prende il nome dalla montagna “Uhud”, che si trovava a poche miglia a nord di Medina all’epoca. Questa scena di battaglia mi è rimasta impressa a lungo dopo aver finito di leggerla e di visualizzarla.
I musulmani avevano un piccolo esercito di 1000 soldati e un cavallo, mentre i Quraish avevano 3000 soldati, armi abbondanti e 300 cavalli! L’esercito musulmano, sotto la guida del nostro Profeta ﷺ ebbe un buon inizio e sembrò persino che stessero vincendo la battaglia finché gli arcieri non lasciarono le loro posizioni per saccheggiare il bottino, contrariamente agli ordini del profeta ﷺ di non lasciare le loro posizioni fino alla fine della battaglia. I nemici, i Quraish, stavano solo aspettando questo errore per rompere la loro strategia, penetrare e sopraffarli.
Di conseguenza, i musulmani erano sull’orlo della sconfitta e della dispersione quando un nemico dell’Islam fu in grado di raggiungere il nostro profeta ﷺ sul campo di battaglia. Il soldato stava per attaccare quando ﷺ vide una donna guerriera davanti a lui. Senza scudo e con solo una spada in mano, questa donna guerriera difese il Profeta ﷺ da tutti i lati: “Ovunque mi girassi, a sinistra o a destra, la vedevo combattere per me”, aveva detto.
Nusaybah Bint Ka’ab رضي الله عنه era il suo nome. Era una madre, una moglie e una guerriera sui campi di battaglia, difendendo l’Islam. Fu anche una delle prime donne Ansar a visitare il Profeta ﷺ e a giurare fedeltà per proteggerlo in nome dell’Islam. Come guerriera, era abile, coraggiosa e feroce al punto da stupire i suoi contemporanei.
“Dove può qualcuno trovare coraggio come te, oh Umm Umaarah”, le disse il profeta ﷺ . ( Nusaybah ra era anche chiamata Madre di Umaarah, dal nome di suo figlio )
Inoltre, i suoi due figli e il marito combatterono al suo fianco nella “Battaglia di Uhud”.
Un altro esempio del suo coraggio in questa battaglia si verificò quando suo figlio fu ferito e quando scoprì il soldato che lo aveva attaccato, vendicò suo figlio.
Quel giorno non riuscii a leggere oltre perché tutto ciò a cui riuscivo a pensare era Nusaybah رضي الله عنه . Continuava a ripresentarsi nella mia mente come doveva aver preso la spada, la ferocia nei suoi occhi, la sua abilità fulminea nella scherma, la sua abilità in battaglia e che onore doveva essere stato essere la prima donna a difendere il Profeta ﷺ sul campo di battaglia. Allah le aveva riservato un momento speciale nella storia; era il suo destino. Cosa deve aver provato nel vedere i soldati feriti, uno dei quali era suo figlio, eccellenti guerrieri, conoscenti che giacevano morti intorno a lei e poi vedere il nostro profeta ﷺ sotto attacco! Non si bloccò, non andò nel panico; ma invece, prese una spada e combatté, completamente consapevole di ciò in cui si stava cacciando.
Nonostante il fatto che Nusaybah رضي الله عنه avesse perso due figli e suo marito nelle battaglie, rimase imperterrita. Combatté anche nelle battaglie di Hunayn, Kheybar e Yamamah, dove aveva perso una mano. All’epoca aveva 60 anni. Era molto rispettata nella società e fu onorata da Abu Bakr Al Siddique رضي الله عنه e Omar Bin Al Khattab رضي الله عنه .
La sua vita è un esempio di una donna che ha combattuto così tante battaglie a diversi livelli con la società, la sua mente e il suo stesso corpo, e può anche avere un immenso coraggio sul campo di battaglia. Ha dimostrato che si può essere femminili e forti allo stesso tempo, che si può essere modesti e allo stesso tempo guerrieri, che si può essere gentili e compassionevoli e feroci, tutto allo stesso tempo.
Vedi? Quando la materia si manifesta, proietta un’ombra scura, perché è materia. Dio è puro spirito e dunque quando si materializza non può manifestarsi se non attraverso la luce. La luce non è altro se non l’ombra di Dio
Gustavo Rol
Tutto ciò che si manifesta nella creazione si sdoppia, perché l’uomo ha bisogno di esperire il suo opposto per comprendere qualcosa. Infatti molti mistici definiscono il male come l’assenza di Dio.
Uno psionico è un termine che si riferisce a presunte abilità o poteri legati alla psionica, un concetto pseudoscientifico che riguarda la capacità di influenzare il mondo fisico o percepire informazioni attraverso la mente, senza l’uso di mezzi fisici convenzionali. Le abilità psioniche sono spesso associate a fenomeni paranormali o extrasensoriali e includono:
Telecinesi: la capacità di muovere oggetti con la mente.
Telepatia: la capacità di leggere o comunicare pensieri direttamente da una mente all’altra.
Precognizione: la capacità di percepire eventi futuri.
Chiaroveggenza: la capacità di ottenere informazioni su luoghi, oggetti o eventi distanti senza l’uso dei sensi fisici.
Psicometria: la capacità di ottenere informazioni su un oggetto o una persona semplicemente toccandolo.
Origine e contesto
Il termine “psionico” deriva dalla parola greca “psi” (ψ), che rappresenta la mente o l’anima. È spesso utilizzato in contesti di fantascienza, giochi di ruolo (come Dungeons & Dragons) e narrativa paranormale. Tuttavia, nella realtà, non ci sono prove scientifiche che confermino l’esistenza di tali poteri.
Psionica nella cultura popolare
Fantascienza: in opere come Star Trek o Stranger Things, i poteri psionici sono spesso rappresentati come abilità straordinarie.
Giochi di ruolo: in giochi come Dungeons & Dragons, i personaggi psionici hanno abilità uniche legate alla mente.
Parapsicologia: alcuni ricercatori nel campo della parapsicologia studiano fenomeni come la telepatia o la telecinesi, sebbene questi studi siano considerati pseudoscienza dalla comunità scientifica mainstream.
Il Nesso tra i siddhi del buddismo e i poteri PSIONICI.
Il nesso tra i Siddhi del Buddhismo e i poteri psionici è un tema affascinante, poiché entrambi riguardano abilità straordinarie che vanno oltre le capacità umane convenzionali. Tuttavia, mentre i Siddhi hanno un contesto spirituale e filosofico ben definito nel Buddhismo e in altre tradizioni indiane, i poteri psionici sono spesso associati alla pseudoscienza o alla fantascienza. Ecco un’analisi più dettagliata:
Siddhi nel Buddhismo
I Siddhi (dal sanscrito, “perfezioni” o “poteri”) sono abilità sovrannaturali che possono essere sviluppate attraverso la meditazione avanzata, la disciplina spirituale e la realizzazione di stati di coscienza superiori. Nel Buddhismo, questi poteri sono menzionati in testi come il Visuddhimagga e il Samannaphala Sutta. Alcuni esempi di Siddhi includono:
Iddhi: poteri come camminare sull’acqua, volare o moltiplicare il proprio corpo.
Telepatia: leggere la mente degli altri.
Clairvoyance (Dibba-cakkhu): vedere eventi lontani o passati.
Ricordo delle vite passate: capacità di ricordare le proprie esistenze precedenti.
Controllo sugli elementi: manipolare fuoco, acqua, terra o aria.
Tuttavia, nel Buddhismo, questi poteri sono considerati effetti collaterali del progresso spirituale e non sono l’obiettivo finale. L’attenzione è posta sul raggiungimento dell’illuminazione (Nirvana) e sulla liberazione dalla sofferenza (Dukkha). I Siddhi possono persino diventare un ostacolo se il praticante si attacca a essi, distraendosi dal vero scopo spirituale.
Poteri Psionici
I poteri psionici, invece, sono concetti spesso associati alla parapsicologia o alla fantascienza. Includono abilità come:
Telecinesi: muovere oggetti con la mente.
Telepatia: comunicare mentalmente con altri.
Precognizione: prevedere eventi futuri.
Chiaroveggenza: percepire informazioni su luoghi o eventi distanti.
A differenza dei Siddhi, i poteri psionici non sono generalmente legati a un percorso spirituale o filosofico. Sono spesso rappresentati come abilità innate o sviluppate attraverso mezzi non spirituali, come esperimenti scientifici o mutazioni genetiche (ad esempio, nella narrativa fantascientifica).
Nesso tra Siddhi e Poteri Psionici.
Abilità sovrumane: sia i Siddhi che i poteri psionici implicano capacità che vanno oltre le normali limitazioni umane.
Controllo della mente e della materia: entrambi i concetti includono il controllo della realtà fisica o la percezione di informazioni al di là dei sensi ordinari.
Origini diverse: i Siddhi sono radicati in un contesto spirituale e filosofico, mentre i poteri psionici sono spesso associati a spiegazioni pseudoscientifiche o immaginarie.
Differenze chiave
Contesto spirituale vs. scientifico: i Siddhi sono parte di un percorso spirituale verso l’illuminazione, mentre i poteri psionici sono spesso visti come fenomeni da studiare o sfruttare.
Scopo: i Siddhi sono considerati secondari rispetto alla liberazione spirituale, mentre i poteri psionici sono spesso rappresentati come fini a sé stessi.
Tradizione: i Siddhi sono profondamente radicati nelle tradizioni indiane e buddhiste, mentre i poteri psionici sono più comuni nella cultura occidentale moderna.
In sintesi, mentre i Siddhi e i poteri psionici condividono alcune somiglianze superficiali, hanno origini, contesti e scopi molto diversi. I Siddhi sono parte di un percorso spirituale verso la trascendenza, mentre i poteri psionici sono spesso associati a una visione più materialistica o fantascientifica della realtà.
In quali film gli psionici sono protagonisti?
Gli psionici (personaggi con poteri mentali o extrasensoriali) sono protagonisti o figure centrali in molti film, soprattutto nel genere fantascientifico, horror o thriller. Ecco una lista di film in cui gli psionici giocano un ruolo chiave:
Film con Psionici come Protagonisti
Scanners – Videodrome (1981)
Trama: In un mondo in cui alcune persone (chiamate “Scanners”) hanno poteri telepatici e telecinetici, un uomo con queste abilità viene coinvolto in una lotta contro una corporazione malvagia.
Regista: David Cronenberg.
Carrie – Lo sguardo di Satana (1976)
Trama: Carrie White, una ragazza timida e bullizzata, scopre di avere poteri telecinetici che scatena in modo violento dopo essere stata umiliata.
Regista: Brian De Palma (basato sul romanzo di Stephen King).
Firestarter (1984)
Trama: Una giovane ragazza, Charlie, sviluppa poteri pirocinetici dopo che i suoi genitori sono stati sottoposti a esperimenti governativi.
Regista: Mark L. Lester (basato su un romanzo di Stephen King).
Lucy (2014)
Trama: Lucy, una donna che acquisisce poteri mentali sovrumani dopo l’assunzione di una droga sperimentale, diventa in grado di controllare la materia e il tempo.
Regista: Luc Besson.
The Fury (1978)
Trama: Un uomo cerca di salvare suo figlio, che possiede potenti abilità psichiche, da un’organizzazione governativa che vuole sfruttare i suoi poteri.
Regista: Brian De Palma.
Chronicle (2012)
Trama: Tre ragazzi sviluppano poteri telecinetici dopo aver scoperto un misterioso oggetto, ma il loro uso dei poteri porta a conseguenze tragiche.
Regista: Josh Trank.
Akira (1988)
Trama: In un futuro distopico, un giovane con poteri psichici incontrollabili diventa il fulcro di un esperimento governativo.
Regista: Katsuhiro Otomo (film d’animazione).
The Dead Zone (1983)
Trama: Dopo un incidente, un uomo sviluppa poteri precognitivi e telepatici, che usa per aiutare gli altri, ma con conseguenze impreviste.
Regista: David Cronenberg (basato su un romanzo di Stephen King).
Matilda 6 mitica (1996)
Trama: Matilda, una bambina intelligente e trascurata, scopre di avere poteri telecinetici che usa per affrontare i suoi problemi familiari e scolastici.
Regista: Danny DeVito (basato sul libro di Roald Dahl).
Push (2009)
Trama: In un mondo in cui esistono persone con poteri psichici, un gruppo di individui con abilità diverse si unisce per combattere un’organizzazione segreta.
Regista: Paul McGuigan.
Film in cui i Psionici sono Personaggi Importanti
X-Men (serie cinematografica, 2000-2020)
Personaggi come il Professor X (telepatia) e Jean Grey (telecinesi e telepatia) sono centrali nella saga degli X-Men.
Looper (2012)
Un personaggio secondario, un bambino, possiede potenti poteri telecinetici che svolgono un ruolo cruciale nella trama.
Stranger Things (serie TV, 2016-in corso)
Eleven, una ragazza con poteri telecinetici e telepatici, è uno dei personaggi principali della serie.
Star Wars (saga, 1977-in corso)
I Jedi e i Sith usano poteri simili a quelli psionici, come la telecinesi (Forza) e la telepatia.
The Matrix (1999)
Neo e altri personaggi sviluppano abilità simili a quelle psioniche, come il controllo della realtà e la telecinesi.
La “Laminina Crucis” opera del maestro Hypnos, è molto più di un’opera d’arte: è un potente simbolo unificante per tutte le fedi Cristiane. Attraverso la sua rappresentazione della croce con materiali dorati su uno sfondo di juta grezza, l’opera cattura l’essenza del sacrificio di Cristo, creando un collegamento profondo tra il divino e la nostra esistenza biologica. Questo simbolo universale di redenzione, speranza e amore divino trascende le differenze confessionali, unendo i fedeli nella comune credenza nel messaggio salvifico di Cristo. Nel Vangelo di Giovanni, (14:6) Gesù dice:
“Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
La croce è il segno tangibile di questa affermazione, rappresentando il cammino di sofferenza, morte e resurrezione che Cristo ha percorso per la salvezza dell’umanità. La “Laminina Crucis” di Hypnos, con la sua forma di croce, riflette questa verità profonda, invitando tutti i fedeli a riconoscere ed abbracciare il sacrificio di Cristo. Inoltre, è interessante notare che la laminina, una glicoproteina cruciale nella struttura della matrice extracellulare dei tessuti umani, ha anch’essa la forma di una croce. Questo dettaglio biologico suggerisce che il progetto divino è impresso nei nostri corpi, unendo scienza e fede in una simbiosi perfetta. Come dice il Vangelo di Luca (12:7):
“Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi valete più di molti passeri”.
Questo versetto ci ricorda che ogni aspetto della nostra esistenza è conosciuto e amato da Dio, proprio come la laminina, che sostiene i nostri corpi a livello microscopico. L’opera di Hypnos, è anche un invito a riflettere sulla nostra fragilità umana e sulla necessità di trovare forza e speranza nel messaggio di Cristo. Nel Vangelo di Matteo (11:28) Gesù afferma:
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo”.
La “Laminina Crucis” ci ricorda che, nonostante le nostre sofferenze e le nostre ferite, possiamo trovare conforto e guarigione in Cristo. Le suture in oro dell’opera, rappresentano la ferita esistenziale come mezzo per evolvere e crescere spiritualmente, esaltando il concetto che attraverso la sofferenza possiamo raggiungere una maggiore consapevolezza e connessione con il divino. L’artista Hypnos, esprime questo concetto con le sue parole:
“Siamo tutti figli della fragilità ed ogni giorno impariamo nuove lezioni sull’instabilità di ogni bene e sulla provvisorietà di ogni certezza. All’ombra di ogni amore veglia il dolore ed ogni storia è segnata da ferite, disappunti, inadeguatezze, incomprensioni. Ognuno è chiamato ad apprendere come cicatrizzare le proprie ferite, per accompagnare altri nella guarigione delle loro diverse sofferenze. E Cristo è la soluzione. Dalle piaghe di Cristo siamo stati guariti (cfr. 1Pt 2,24; Is 53,5) e nelle sue ferite intravediamo i dolori di tutti gli innocenti. Stare davanti alle ferite degli uomini è un altro modo di stare davanti alle piaghe di Cristo. La guerra in Ucraina, come tutte le altre guerre che si combattono nel mondo, mostrano dolorosamente il volto sanguinante e sofferente di Cristo. Egli, però, è presente anche nelle nostre città, in tutti gli ‘invisibili’ che si aggirano nelle nostre strade; persone fallite e perdenti per lo scarto procurato dell’asfissiante competizione sociale.”
Questo messaggio di Hypnos, trova eco nel Vangelo di Matteo (10:42):
“E chiunque darà da bere anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è un discepolo, in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa”.
L’opera di Hypnos ci ricorda l’importanza di riconoscere e alleviare le sofferenze degli altri, come segno tangibile del nostro amore e della nostra fede. La “Laminina Crucis” diventa così un simbolo di unità per tutte le confessioni Cristiane, declinando tutte le divisioni e invitando i fedeli a trovare forza e speranza nella croce. Essa rappresenta il cuore della fede Cristiana, un punto di incontro dove le differenze si annullano di fronte alla grandezza dell’amore di Dio. In conclusione, la “Laminina Crucis” di Hypnos, non è solo un’opera d’arte, ma un potente simbolo che unisce tutte le confessioni Cristiane nella comune credenza che attraverso la sofferenza e la resurrezione di Cristo, siamo chiamati a vivere in amore, fede e unità. Questa laminina crucis diventa un richiamo all’unità e alla guarigione spirituale, declinando tutte le divisioni e invitando tutti i fedeli a trovare forza e speranza nella croce.
Mi capita spesso di seguire persone che vogliono lasciarsi alle spalle ansia e attacchi di panico, situazioni che, purtroppo, sono endemiche nella vita dell’uomo moderno.
Una particolarità che mi viene sovente riportata è l’incapacità di rilassarsi.
Per lavorare su questo è necessario imparare a frenare, rallentare, fermarsi. Interrompere la nostra continua corsa interiore. In seduta, trasmetto delle pratiche, esercizi che permettono l’ottenimento di questo risultato. Va detto che nessuno stratagemma è totalmente efficace se non avviene un cambiamento nella mentalità con cui approcciamo la vita quotidiana.
Siamo circondati, soprattutto nelle città, dall’idea della produttività a qualsiasi costo, un’iperattività mentale e fisica che ci segue a casa dal luogo di lavoro. Negli spazi liberi, nei week end. Sentiamo sempre la necessità di fare qualcosa, altrimenti avremo la sensazione di aver sprecato del tempo.
Anche quando ci sdraiamo in relax, non riusciamo a smettere di pensare, tanto che dobbiamo farci ipnotizzare da qualche serie tv o evento sportivo per calmarci. Per non doverci confrontare con noi stessi e la nostra attenzione. Per non doverci confrontare con il tempo. Con il presente.
E’ possibile imparare a non temere il vuoto. Cominciare a conoscerlo, familiarizzarci. Sentirci a nostro agio senza nulla di particolare da dire o da fare.
Quando accettiamo di espanderci nel momento presente inizia il vero, reale rilassamento.
Le accuse di tecnofeudalismo per i titani della Silicon Valley mostrano plasticamente come da sempre il possesso delle tecniche garantisca potere e affermazione per le élite che riescono ad appropriarsene. L’egemonia passa dal controllo delle macchine. Il nostro atteggiamento nei loro confronti passa invece dalle interpretazioni che gli accelerazionismi – tanto di destra (Nick Land) che di sinistra (Alex Williams e Nick Srnicek) – ci hanno donato ormai decenni fa. Di fronte ad essi si trova l’archeofuturismo di Guillaume Faye, meno discusso ma altrettanto rilevante.
La tecnologia è il prisma in cui si riflette la nostra stanca civiltà occidentale, mentre volge fiaccamente al suo declino inesorabile, incapace di rispondere efficacemente a crisi endogene che la attanagliano e alle sfide rappresentate dalle potenze egemoniche in ascesa che ne minacciano la stabilità. Da un lato, infatti, la superiorità tecnologica equivale a un surplus di potenza militare e di soft power da esercitarsi contro competitor geopolitici nella corsa alla conquista dello scacchiere internazionale, dall’altro la tecnica si sposa con l’esigenza di padroneggiare i cambiamenti in atto, di plasmare l’uomo e dotarlo di un indirizzo biopolitico preciso, dalle sculture del Partenone fino alle biotecnologie e ai trionfi della tecnoscienza. La tecnologia, come spiegato da Martin Heidegger in una conferenza illuminante del 1953, interroga l’essenza dell’essere umano e il suo modo di stare al mondo, esprimendo una modalità manifestativa di ciò che è, mettendo in gioco un pensiero monocromatico e bipartisan improntato al calcolo che fagocita la complessità degli uomini riducendoli a enti manipolabili. In essa si esprime il trionfo dell’uomo faustiano che oltrepassa i limiti sfidando le leggi di natura e il carattere predatorio della specie, come scriveva Oswald Spengler nel 1923 in anticipo su Chatgpt e Deepseek che forse minacciano la produzione culturale con le loro false promesse fatte di previsioni senza spiegazioni né veri output creativi per Noam Chomsky sul NYT.
Odiata o esaltata, attaccata globalmente dal genio pazzo di un Ted Kaczynski come innaturale e valorizzata dall’antropologia filosofica di Max Scheler, Arnold Gehlen ed Helmut Plessner come chiave di volta per la comprensione dell’enigma umano, la tecnologia viene così a rappresentare un passaggio obbligato per una politica matura che voglia essere in grado di incidere e dare corpo al proprio pantheon ideologico, guadagnandosi la capacità di padroneggiare il cambiamento in atto. Al di là delle facili esaltazioni di chi preconizza come Ray Kurzweil la possibilità di esoteriche Singolarità tecnologiche che porteranno all’avvento di macchine intelligenti in grado di sopravanzare i nostri fragili simili in attesa di fonderci ai nostri strumenti per dare vita a esseri viventi bionici potenziati con innesti, risulta chiaro come un confronto critico con la macchina tanto per il pensiero progressista quanto per la galassia del conservatorismo voglia dire prendere consapevolezza dei propri valori e riuscire a guardare al futuro senza passatismi. Il controllo della tecnica immediatamente si converte nel controllo della Weltanschauung dominante, nel dominio delle regole del gioco di quel campo di battaglia feroce che è la competizione delle idee nell’arena ideologica.
Proprio allo scopo di capitalizzare lo sviluppo tecnologico rendendolo consono alla propria narrativa e alle idee guida del background politico prescelto, sorse quindi il filone teorico accelerazionista, la vulcanica filosofia che guardava alla tecnica e ai processi del Capitale volendo cavalcarli allo scopo di superarli nella direzione di futuri alternativi, spingendo la tecnologia al limite e reputando che dal collasso del sistema sarebbero sorte opportunità di rottura. Legata a doppio filo ai nomi di Mark Fisher, Sadie Plant e Nick Land del collettivo Cybernetic Culture Research Unit di Warwick come suoi padrini e numi ispiratori, questa riflessione innovativa e antisistema si incarnò in due anime contrapposte del movimento: da una parte gli ex allievi di Fisher Alex Williams e Nick Srnicek si fecero promotori di un accelerazionismo ultra-progressista vicino al marxismo, cercando di separare l’automazione dal capitalismo sulle tracce di socialismi avveniristici, dall’altro lato della barricata Nick Land e i suoi epigoni tentarono di allineare sviluppo tecnico spinto allo zenit e reazionarismo radicale mirando ad una versione nera ed elitaria dell’illuminismo mentre Guillaume Faye della Nouvelle Droite dava i natali ad una sintesi dialettica tra tradizionalismo e modernizzazione sotto il nome di “archeofuturismo”.
Entrambe le declinazioni dell’accelerazionismo sposavano il progresso tecnoscientifico, miravano all’oltrepassamento della civiltà capitalistica mediante il suo ricco strumentario tecnologico avanzato, alla sua autosoppressione per il tramite di forme tecniche divenute incompatibili con il sistema di valori umano, troppo umano cui siamo abituati. Per Williams e Srnicek nel “Manifesto accelerazionista” del 2013, la sinistra deve costruire così una solida egemonia sul piano sociotecnologico, abbandonare il luddismo da anticapitalismo romantico delle folk politics (forme resistenziali al sistema localistiche e caratterizzate da una visione dal basso) per abbracciare le forze inespresse messe a disposizione dal capitalismo tardo moderno. Il Capitale è visto come una potenza che, sulla falsariga del pensiero di Deleuze e Guattari, deterritorializza e riterritorializza simultaneamente, demolendo sistemi simbolici precedentemente invalsi e costruendone di nuovi riorganizzati attorno alle sue parole d’ordine improntate alla ricerca di profitto a cui si deve contrappore una lotta di classe tecnologizzata, all’altezza.
In una pubblicazione successiva del 2015 dedicata all’antilavorismo per VersoBooks, i due studiosi interpretano Marx come un proto-accelerazionista deciso a sfidare il capitalismo sul suo stesso terreno, dichiarano la necessità della sinistra di costruirsi un network egemonico paragonabile alla Mont Pelerin society per l’ideologia neoliberal, propongono la battaglia per un general income e per la riduzione dell’orario di lavoro denunciando l’etica del lavoro come oppressiva, affermano l’esigenza di automatizzare in determinati settori per un futuro post-scarsità. L’accelerazionismo proposto dai due filosofi della tecnica left wing, infatti, rappresenta un modo di sposare la modernizzazione al suo culmine con tutta la cascata di innovazioni tecnologiche (AI, ecc.) e i valori promossi dai movimenti socialisti e anarchici, per battere in breccia tanto il modo di produzione capitalistico quanto l’ossatura etico-politica che lo giustifica a livello di sovrastruttura. La sinistra accelerazionista, in altri termini, reinterpreta la tecnologia come un balzo in avanti sulla strada del sole dell’avvenire laddove i neoreazionari vi scorgono, come vedremo, sconvolgimenti tellurici in grado di ribaltare la stessa antropologia dell’animale uomo per rinverdire ideali culturali scomparsi di stampo anti-egualitario, tradizionalista e gerarchico (in senso olista e organico come sostenuto dall’indologo Louis Dumont).
Se per l’accelerazionismo di sinistra abbiamo un postcapitalismo che potrebbe assumere le sembianze di una costellazione di comuni avveniristiche che soppiantano stati nazione obsoleti per lo sviluppo tecnico crescente, per le destre che tentano di sfruttare il potenziale dell’accelerazione vale un discorso diverso. Se, infatti, Land e Yarvin hanno cercato di edificare un dark enlightment che mirasse a soppiantare gli stati con le aziende ritenendo il capitalismo il necesse est del futuro della civiltà, Faye e la sua riflessione archeofuturista ha provato a mediare tra le opposte esigenze della conservazione e dell’imperativo alla crescita per la crescita. Come il Nietzsche delle “Considerazioni inattuali”, il punto è cercare un incastro tra la recisione col coltello dal proprio passato e la sua idealizzazione a rischio impasse rispetto alle novità, da lui rintracciato nella riscoperta delle tradizioni europee, nella rottura con il modello umanitarista ed egualitario figlio della religione ebraico-cristiana e nella scelta di un mondo multilivello a più velocità di sviluppo. Nell’ottica archeofuturista delineata da Faye a partire da un saggio del 1998, occorre quindi coniugare arcaismo e rispetto delle tradizioni avite più efficaci a fare comunità dei valori borghesi meno radicati in una prassi comunitaria di esistenza al futurismo inteso come libera sperimentazione creatrice volontaristica secondo le linee di un “costruttivismo vitalista” da intendersi come tipologia di pensiero estetico volto alla costruzione di tipi d’uomo superiori.
La modernità al modo di Williams e Srnicek viene vista in chiaroscuro come epoca di convergenza di catastrofi, qui interpretate però privilegiando l’attaccamento all’humus storico-culturale identitario dei popoli europei da preservarsi contro gli assalti di quella che a parare di Faye è un immigrazionismo incontrollato che provoca metastasi sociali unitamente a dissesti economici, demografici, la finanziarizzazione economica, il montare del conflitto tra il Nord e il Sud del mondo, l’accendersi della miccia del fanatismo religioso. A queste sclerotizzazioni Faye contrappone, sul piano prescrittivo, una nuova destra capace di costruire proposte pragmatiche e credibili al di là dei miti facile di sviluppo economico per ogni paese promossi ottimisticamente incuranti degli effetti boomerang sul piano dell’equilibrio ecologico e della competizione con le economie emergenti. Immagina una suddivisione dell’orbe terracqueo per blocchi egemonici facendosi alfiere di un grande spazio eurosiberiano in grado di poter tornare finalmente egemone sul piano geopolitico sganciandosi dagli States, si fa promotore di una tecnica anti-egualitaria e verticistica per delle ristrette gerarchie elitarie capace di convivere con paesi rimasti indietro sul piano dello sviluppo rigettando qualunque rappresentazione progressista di un miglioramento socioeconomico a portata di tutti, accettando per Realpolitik che l’innovazione debba essere conquistata dagli attori internazionali più forti com’è sempre stato nella storia umana.
Lungo questo asse di pensiero la tecnica nei suoi sviluppi viene ad assomigliare ad un’alchimia settaria a disposizione di pochi privilegiati in grado di potersi permettere di sviluppare il proprio potenziale indefinitamente, sullo sfondo di un’umanità dedita uno stile di vita neotradizionale e comunitario autarchici a seconda del proprio merito. Se nell’accelerazionismo progressista prevale la logica utopica, una visione impregnata di romanticizzazione delle tecniche al servizio dell’ingegnerizzazione sociale per assicurare un futuro dignitoso di tutti, l’archeofuturismo all’estremo opposto si presenta come una filosofia del martello che fa strame dei diritti umani mirando all’invenzione di un futuro per esprit fort demiurgici di cui Musk potrebbe rappresentare un messia oscuro. Si tratta di capire se l’accelerazione proposta come panacea dagli uni e dagli altri per inverare i propri modelli sociopolitici non possa essere risolta a vantaggio di un addomesticamento della tecnica compatibile col modello antropologico del passato per impedire un sorpasso che minaccerebbe l’autoestinzione della specie molto più che il traguardo definitivo. Come denunciato da Günther Anders, nella nostra epoca la vergogna prometeica di sentirci superati dalle nostre stesse invenzioni ha raggiunto lo zenit portandoci ad essere considerabili antiquati, in ritardo rispetto a tecnologie sempre più raffinate: può darsi che la strada da percorrere indipendentemente dalla cordata politica di riferimento consista nell’ammansire le tecniche invece che farsene alleati assecondandone il trend. L’obiettivo comune di ogni schieramento potrebbe diventare, pertanto, proprio la ricerca di modalità con cui includere l’apparato tecnologico nel proprio assetto di valori senza sacrificare con questo l’indecostruibile natura umana insegnataci dalla nostra tradizione ellenico-cristiana. Non accelerare sul tracciato di uno sviluppo tecnico sempre più impetuoso, quanto ricodificare quello sviluppo adattandolo alle forme culturali che l’hanno preceduto, senza titanismi fuori luogo.
Essere uno con il Tao, bastare a se stessi, seguire la via; queste sono le condizioni di base per sviluppare un modo di essere e pensare sani e veri. Nulla turba l’animo del Santo! Perché? Perché lui è sempre in comunicazione con la gioia segreta del cielo (sempre). Il punto qui è: la forza che nasce dal possesso di se stessi (nella pace della natura – Tao – Divinità). Se teniamo una condotta sconsiderata perdiamo la comunicazione con il cielo e i nostri spiriti (anime) ci abbandonano. Per il pensiero Cinese antico volere e proposito sono la base per la costruzione mentale, poi il saper fare e la riflessione sono le condizioni basilari per la manifestazione dell’essere nella realtà. Se gli Hun e i Po (Spiriti) sono trascinati via dall’agitazione, volere e proposito diventano confusi e il saper fare come la riflessione ci abbandonano. Il problema è che in Medicina Cinese quando gli Spiriti ci lasciano allora la malattia fisica o mentale non è più guaribile. La soluzione è sempre la stessa: L’arte del cuore, cioè saper ascoltarlo e nutrirlo con il bene e il giusto. L’essere è in continua comunicazione con il cielo e da questo è influenzato e protetto. Il Cielo trasmette all’uomo la virtù fondamentale (l’amore), ma la virtù nell’uomo è sempre in relazione al cuore (l’imperatore). Il Cuore viene illuminato dal cielo e dalla potenza degli spiriti (interni ed esterni). Ancora allora la virtù si sviluppa: 1: comunicazione con il cielo – 2 : ascolto del cuore. Il Cielo lascia in noi un segno indelebile, permanente e attivo. Attivo perché tramite il cielo noi agiamo nella realtà. I percorsi dei canali energetici in noi (meridiani) sono l’immagine fedele della rettitudine del cielo e del suo segreto volere. La virtù in noi è luce continua che si irradia dovunque; il nostro compito è quello di portare questa luce a tutti gli esseri e di realizzare la grande opera (alchimia interna). Il cielo in noi è la virtù, mentre la terra in noi è l’energia (Il Qi). L’energia della terra ci da la capacità di ricevere e utilizzare i doni celesti (qualità spirituali). La terra quindi permette la ricezione della forza del cielo, l’assimilazione di questa e la manifestazione concreta di tale potenza. Il Soffio (il Qi universale) ha due aspetti: uno yin la terra e uno yang il cielo. Quindi possiamo dire che il Qi del cielo influenza l’uomo e anche il Qi della terra influenza l’uomo. L’uomo vive nella polarità: yin e yang. Il compito del cielo è quello di nutrire tutto con la sua virtù, il compito della terra è quello di assimilare la forza del cielo e di trasformarla in energia per poi trasmetterla a tutto il creato. Il Qi dell’uomo ha diversi aspetti e funzioni; tutti questi meccanismi sono regolati dalla terra: come elemento. Come elemento nell’uomo la terra è: stomaco milza pancreas e lo Yi il proposito. Come elemento nell’ ambiente la terra è: la terra stessa; le stagioni, il giorno e la notte. Il cielo yang da solo non può produrre la vita, la terra yin da sola non può produrre la vita. Ma la unione dei due (cielo terra) produce la vita e i 10.000 esseri (gli uomini). La terra produce le essenze che a loro volta specificano i tipi e tutte le specie viventi (Razze e caratteristiche individuali). La terra trasmette all’uomo il suo percorso individuale dove il fine è: imparare ad agire con naturalezza. La terra grazie all’impulso del cielo forma l’essere umano (e la vita in generale) dalla struttura ossea alla materia grigia del cervello. Il cielo trasmette al vivente la virtù, lo spirito e la tendenza a seguire il disegno cosmico. Come il cielo e la terra anche l’uomo e la donna unendosi nel rapporto sessuale generano la vita. L’embrione poi diventa un ricettacolo capace di ricevere gli spiriti (Shen) che poi lo guideranno per tutta la vita. Il cuore è il sovrano dell’intero essere, i diecimila esseri (uomini) cercano di individuare, sentire gli influssi del cuore per realizzare il loro cammino interiore. Trattenere gli spiriti (che vivono in noi) è la vita, è lo splendore dell’esistenza, è comprendere il meccanismo celeste. Lasciarli andare è la fine di tutto; l’essere non c’è più. Le regole dietetiche, la condotta morale, gli esercizi fisici, sono tutti metodi per l’accoglienza degli spiriti in noi. Con la pratica gli spiriti si tranquillizzano e l’essere umano si rafforza a tutti i livelli. La vita dei santi di tutte le culture ci dimostra che loro non perdevano mai gli spiriti; nella tradizione Cinese si parla di più spiriti perché per loro ogni organo era (ed è) come una casa che ospitava questa anima eterea. Quindi gli Zang (organi) tesaurizzano gli spiriti, mentre i Fu (visceri) fanno circolare le essenze prodotte dalla alimentazione,respirazione,sessualità,movimento; per il mantenimento del corpo ed indirettamente degli spiriti (Shen). L’aspetto più yang degli spiriti è lo Hun del fegato (legato al cielo); infatti lo Hun va e viene; percorre mentre dormiamo gli spazi infiniti dell’universo e poi ci da delle intuizioni per realizzarci come esseri umani. L’aspetto più yin degli spiriti è il Po dei polmoni che ci radica alla terra, alla concretezza e ci insegna l’arte della sopravvivenza. Le emozioni in MTC sono spesso la causa, la radice del problema fisico del paziente. Lo stress mentale procura molte patologie. Si dice che per trattare un problema emotivo è molto importante il modo in cui respira il paziente durante il trattamento (con l’ago, le mani e altro). Lo stato emotivo alterato si riconosce in molti modi: Comportamento, tono della voce , colorito del viso, modo di parlare, colorito del viso. Spesso è difficile comprendere le emozioni che il paziente sta dimostrando da quelle che invece nasconde. Molto importante nel trattamento delle emozioni è quello di mantenerle in movimento e aiutare il paziente ad esprimerle. I punti di agopuntura: tutti, hanno una influenza profonda sulle emozioni; bisogna saperli trattare bene per curare veramente a fondo le emozioni che disturbano il paziente o che in qualche modo bloccano il suo QI. La medicina cinese è una medicina psicosomatica, il disagio che l’individuo incontra può essere sia psicologico ma anche dovuto ad un cattivo funzionamento di un suo organo: droghe o cattiva alimentazione. Ogni organo è come la casa di uno spirito che lo ospita e da questo (spirito – shen) viene guidato poi nella vita. Zhi – reni: controllano la sicurezza personale e la determinazione. Se lo Zhi è debole allora avremo:incertezza,titubanza,paura. Hun fegato: controlla la creatività e la fantasia; se vi è uno squilibrio epatico allora avremo:ansia,irritabilità,poco proposito e incapacità di progettare la vita. Shen cuore: è la nostra capacità di andare verso l’altro, di amarlo e comprenderlo;se il cuore è turbato avremo il panico e la timidezza. Yi milza: controlla la nostra razionalità,la nostra capacità di ordinare e pianificare (insieme al fegato). Uno squilibrio della milza porta alle ossessioni e a quelle menti che rimuginano sempre. Po polmoni: Controllano la fiducia in noi stessi, se ci sono problemi allora avremo la depressione profonda. In medicina cinese si considerano 7 sentimenti di base che costituiscono lo psichismo della persona: La collera (nu) fa salire il qi. La gioia (xi) diffonde il qi. La riflessività (si) si lega al qi. La paura (kong) abbassa il qi. Il terrore (jing) causa disordine al qi. La tristezza (bei) consuma il qi. La preoccupazione(you) ostruisce il qi. Se vivendo riusciamo a vivere in modo armonico i vari sentimenti, allora il qi circolerà liberamente e non ci sarà malattia. Mentre l’eccesso di un sentimento a lungo tempo produce malattia all’organo corrispondente.
Quanti santi e mistici si sono accorti con tristezza che quanto più si avvicinavano al Signore e quanto più Lo amavano, tanto più la forza sessuale diventava potente in loro; ed essi lottavano, erano tormentati, lacerati… È necessario conoscere la natura umana e comprendere che il meccanismo che è stato messo in moto in una parte del proprio essere porta all’attivazione di un altro meccanismo in un’altra parte. Voi direte: «Ma allora, se ciò fa aumentare la forza sessuale, non bisogna amare il Signore!». In realtà, esistono dei metodi per dirigere quella forza e ottenere, grazie ad essa, le più grandi realizzazioni spirituali. Sì, quante cose da conoscere per non essere indotti in errore! Quando sapete quali reazioni possono verificarsi in voi dopo una preghiera ardente, un’estasi o una fusione con la Divinità, potete almeno rimanere in guardia. È l’ignoranza la causa principale degli errori.