La separazione in 2 sessi dell’Adam Primigenio emanato androgino (non bisessuale) e separatosi sessualmente dopo la Caduta, ha portato come conseguenza la complicazione del sesso: con tutte le implicazioni che ciò ha comportato.
Soprattutto l’allontanamento dall’Ultra, la pura Unità Inscindibile, mentre qui su questo piano di (ir)realtà infinite diatribe, incomprensioni e pure violenze di ogni tipo.
È quindi palese che la ricerca dell’Anima Gemella (la primordiale Isha) deve avere ben altri metodi di realizzazione.
Tanto per fare un esempio, tutti i sistemi di sacerdozio (di ogni religione) che permettono l’unione di uomo e donna (matrimonio dei sacerdoti) mancano proprio su questo punto fondamentale: l’errata concezione di come ricostituire in sè l’Uomo di Luce Primordiale e la sua androginia.
Curioso comunque il fatto che il cristianesimo cattolico pietrino non abbia fatto questo errore, ma che comunque ciò non impedisca di essere la causa di tante aberrazioni fra il suo clero…
Se ne deduce quindi che il sesso sia una brutta bestia da domare, anzi da eliminare totalmente, e che la lotta sia una missione quasi impossibile.
Ma il Figlio di Dio non ancora ritornato totalmente tale, sa che questa grande rinuncia è il prezzo da pagare e che da ciò non può sottrarsi perchè l’accoppiamento (come sottintende l’Alchimia) è un matrimonio interiore asessuato di se stesso con se stesso (le 2 componenti femminili e maschili racchiuse nel suo intimo).
Francesco d’Assisi è uno dei santi più universalmente conosciuti, ma anche meno compresi nella loro essenza più profonda. La Chiesa cattolica presenta un’immagine di lui semplificata e occultata nella sua portata esoterica e autenticamente spirituale.
Uno degli episodi fondamentali della sua vita è l’incontro con il sultano al-Malik al-Kamil, durante il periodo delle Crociate in Terra Santa. Francesco e al-Malik poterono dialogare perché si ritrovarono negli stessi concetti spirituali di base, al di là delle organizzazioni religiose. Francesco ebbe stretti contatti con i Sufi, i mistici dell’Islam, poiché facevano parte di una linea spirituale comune.
Due figure legate a San Francesco sono state poco studiate, quando non volutamente mutilate: Santa Chiara, che rientra nell’operazione di oscuramento del femminile compiuta dalla Chiesa; e Frate Elia, alchimista, vicino ai Templari, consigliere dell’imperatore Federico II.
La spiritualità di Francesco è universale e ha moltissimi punti in comune con altri mistici e tradizioni sapienziali, sia occidentali che orientali. Il suo messaggio non è un elogio della povertà fine a se stessa intesa come miseria, ma un invito a togliere il superfluo e a vivere in modo essenziale, in contatto con la natura e con il divino, e in armonia con il vero insegnamento di Cristo che la Chiesa ufficiale aveva distorto.
LA SPIRITUALITA’ UNIVERSALE DI SAN FRANCESCO DI ASSISI
Alle origini greche della civiltà europea: “eu”, prefisso del greco antico che esprime un significato di miglioramento, di potenziamento.
Dalla cooperazione pacifica e dal rafforzamento dei rapporti politico-economici tra Europa e Brics deriverebbe un potenziale immenso: sul piano demografico-economico, l’unione della civiltà europea con una parte di umanità in ascesa e composta da miliardi di persone, con una capacità produttiva e una enorme disponibilità di materie prime; sul piano socio-culturale, l’incontro – rispettoso delle identità e delle differenze: “armonia senza conformità” – tra la civiltà dei diritti e delle libertà individuali e forme di società maggiormente spostate dalla parte della totalità; sul piano politico, per l’Europa si aprirebbe un’alternativa reale alla subordinazione rispetto ad un modello, quello Usa, che è il sistema di potere oligarchico più feroce e guerrafondaio della storia umana e che vede nei popoli europei degli strumenti sacrificabili per la propria politica estera, e un sistema socio-culturale imperniato sull’individualismo estremo e la negazione delle esigenze di stabilità sociale ed eguaglianza che è profondamente obsoleto in un secolo, il XXI, in cui la civiltà umana deve affrontare problemi sociali ed ecologici gravissimi e deve re-incorporare l’economia all’interno dell’orizzonte della decisione politica democratica e dell’interesse generale – superando al più presto il modello liberal-capitalistico e l’individualismo estremo diffuso nella società di mercato occidentale.
L’avvicinamento tra Europa e Brics è il cuore di un progetto alternativo dell’Unione Europea che oggi è solo un’idea. Quasi un’utopia. D’altra parte, l’utopia ha la funzione fondamentale di mostrare l’orizzonte da perseguire e fornire un criterio di valutazione del presente; organizzare questa idea politica sarà il fulcro dell’impegno politico del prossimo futuro. Tra qualche anno, saremo considerati degli avanguardisti.
La proposta di Trump e Netanyahu della “soluzione finale” a Gaza, con la deportazione di un milione e mezzo di persone, la cancellazione della civiltà palestinese e la trasformazione di Gaza nella “Costa Azzurra d’Oriente” è la semplice espressione esplicita e coerente del cuore del sistema politico-economico incarnato da Usa e Israele: volontà di potenza supportata da un millenarismo in parte religioso (Israele, la terra promessa da Dio) in parte secolare (Usa, l’esportazione della civiltà); interesse economico che passa come un rullo compressore sui diritti umani; suprematismo, razzismo e negazione dell’umanità dell’altro.
Non è questione di attribuire queste colpe alla totalità dei popoli americano e israeliano, dove ci sono differenze di opinione e aree (pur minoritarie) di dissenso rispetto alla linea complessiva; è semmai questione di prendere consapevolezza della logica oggettiva che muove il sistema politico-economico guidato da Usa e Israele.
Gli Usa e Israele, oggi come mai nella storia, sono un problema per tutta l’umanità. La diminuzione della loro forza e capacità di intervento politico nel mondo deve essere una priorità per chiunque abbia a cuore la giustizia e la pace nel XXI secolo. Questo deve essere la stella polare, il criterio in base a cui giudicare gli eventi (anche bellici) che avvengono a livello internazionale e in base a cui prendere posizione. L’ascesa dei BRICS a livello globale deve essere sostenuta; la maggiore cooperazione tra Europa e BRICS auspicata e perseguita a livello politico.
C’era una volta l’Europa: culla della democrazia liberale, baluardo delle regole e simbolo della tutela dei diritti digitali. Poi arrivò Elon Musk, l’uomo che ha fatto dell’anarchia digitale la sua missione. Ora, il magnate di Tesla e SpaceX non si accontenta più di razzi e auto elettriche: il suo nuovo obiettivo è ridisegnare gli equilibri geopolitici del Vecchio Continente. Il suo progetto? Mega: Make Europe Great Again—un’eco trumpiana che si traduce in una destabilizzazione su larga scala. Il primo banco di prova? La convention dei Patrioti per l’Europa, il 7 e 8 febbraio a Madrid. Un raduno dell’estrema destra europea con Marine Le Pen, Viktor Orbán, Geert Wilders e Matteo Salvini. Ma Musk non è solo: ha già schierato alleati in tutta Europa, da Nigel Farage a Robert Fico, fino ad Alice Weidel e Eric Zemmour. L’Europa è nel mirino: le sue regole sulla privacy, il suo antitrust aggressivo e le sue tasse sulle Big Tech sono un ostacolo che Musk vuole abbattere. E il suo piano è più chiaro che mai. Non più aggirare le regole ma puntare a crearle ad hoc.
Trump esprime senza filtri ciò che il capitalismo ha sempre nascosto: la conquista di spazi per i mercati con deportazioni e stermini. L’Occidente è inseparabile dal suo razzismo. Gaza come ‘riviera’ esemplifica questo cinismo, con Israele avamposto dell’imperialismo.
Trump e i ‘dissidenti per Trump’
Donald Trump esprime in purezza ciò che il capitalismo ha sempre dissimulato con l’ideologia. Non adopera sofismi; annuncia i reali propositi della volontà di potenza occidentale che ha sempre mirato alla conquista di spazi vitali per i mercati grazie anche all’espulsione, alla deportazione e all’annientamento delle popolazioni indigene.
Questa la vera natura dell’Occidente, la base sulla quale si è sviluppata la sua civiltà in età moderna. Obiettivo del colonialismo, quale pratica strutturale degli affari, è la dominazione etnica. L’Occidente non è scindibile dal suo malcelato razzismo.
Fare dunque di Gaza una riviera, una Costa Azzurra orientale, attesta il macabro cinismo occidentale di cui Trump si fa sincero portavoce. L’abitudine di danzare sopra gli scheletri dei pezzenti e grazie allo sterminio delle razze, ai nostri occhi, poco rifinite, rappresenta la cifra stilistica del nostro modo di vivere.
Israele è l’avamposto per eccellenza dell’imperialismo occidentale ed è per questa ragione che può fregiarsi impunemente di una prassi terrorista alla quale obbedisce sin dalla Nakba.
Solo immaginare o progettare l’esilio forzato di milioni di persone per poi costruire villaggi vacanze e spianate con ville hollywoodiane significa normalizzare l’orrore, così coperto dalle logiche affabulatorie del capitalismo.
Tanto per ribadire che non esistono i dissidenti per Trump. O si è anticapitalisti o si indossano maschere ingannevoli che finiscono per abbracciare la cura sempreverde del manganello o delle missioni di polizia internazionale.
Videoconferenza del canale YouTube LE ALI DEL BRUJO, trasmessa online in live streaming il giorno 5 febbraio 2025.
FIGLI DI DIO. Con Davide Ramunno e Elisabetta Barberio.
Per secoli abbiamo creduto che quegli eroi e protagonisti che hanno vivificato i miti e le leggende dei popoli antichi, fossero figli di esagerazioni storiche o dell’inventiva romanzesca di qualche ispirato vate. Non ci abbiamo creduto mai veramente nemmeno quando abbiamo professato la loro fede e il loro evangelo con fervore religioso e diligente rigore ortodosso. Grattando però la superficie dell’epos e delle religioni dell’antichità non si vedono affatto forze ed elementi della natura antropomorfizzati né sterili idoli di pietra quanto piuttosto Übermenschen che di tali forze ne avevano un controllo assai superiore al nostro. Super-uomini che sembrano dotati di una biologia e di una tecnologia inarrivabili persino per chi come Noi ha saputo spaccare tanto l’atomo quanto l’embrione e che verrebbero a configurarsi come i Padri fondatori di tutte le civiltà apparse sul nostro pianeta, patriarchi dell’umanità e maestri costruttori e distruttori di città e popoli che appartengono tanto alle leggende quanto alla Storia. Nella stessa Bibbia – in Genesi 6 – viene ben esplicitato l’incontro fra esseri divini e donne mortali. I cosiddetti “figli di Dio”, esattamente come i Theoi greci, unendosi alle figlie degli uomini avrebbero generato quelli che il testo definì “gli eroi dell’antichità”. Una prospettiva che se fosse vera, accomunerebbe i profeti del popolo di Israele ai fondatori di Babilonia e di Roma, i figli semi-divini degli Dei dell’Olimpo allo stesso Cristo dei Vangeli. Da Mosè a Romolo, da Eracle a Gesù, non sarebbero quindi che tutti “figli di Zeus”. Una possibilità, questa, annunciata da Mauro Biglino e Francesco Esposito nel saggio “Dei e Semidei” ma che se avvalorata ed esplorata nel dettaglio alla luce delle diverse letterature storiografiche e delle moderne scoperte e innovazioni scientifiche, potrebbe fare finalmente luce sulla natura di coloro che avrebbero da sempre vigilato e guidato la nostra evoluzione, e che pur rivelandosi a tutte le civiltà che ci hanno preceduto, sono tutt’ora avvolti da una tenebra mistica che da una parte ci avrebbe esiliato illegittimamente dal nostro passato, e dall’altra, ritarderebbe ulteriormente la comprensione di eventi storici che un giorno, senza alcun preavviso, inevitabilmente si riveleranno.
Il Nazareno, infatti, secondo la leggenda sarebbe arrivato in Giappone quando aveva 21 anni, per completare la sua formazione teologica (era evidentemente interessato allo studio delle religioni comparate); tornato a Gerusalemme, all’età di 33 anni… riuscì a far crocifiggere suo fratello al suo posto.
Per inciso, anche suo fratello Isukuri (traducibile in italiano all’incirca come “Esù Cri“) è sepolto a Shingo, o almeno il suo orecchio. Confusi? Procediamo per ordine.
La tomba esiste, e attira ogni anno circa 10.000 visitatori. Vi si tiene perfino un Festival di Cristo – anche se, a onor del vero, si tratta di una cerimonia shintoista a “tema” cristiano. Vicino alla tomba di Gesù (e di suo fratello Esù) c’è un piccolo museo che chiarisce la vicenda. Nelle brochure turistiche si può leggere l’intera storia: Quando aveva 21 anni, Gesù Cristo venne in Giappone e studiò teologia per 12 anni. Tornò in Giudea all’età di 33 anni per predicare, ma la gente di laggiù rifiutò i Suoi insegnamenti e Lo arrestò per crocifiggerlo. Nonostante questo, fu Suo fratello minore Isukuri (イスキリ) che casualmente prese il Suo posto e finì la sua vita in croce. Gesù Cristo, essendo sfuggito alla crocifissione, ricominciò i Suoi viaggi e finalmente tornò in Giappone, e si stabilì in questo villaggio, Herai, dove visse fino all’età di 106 anni (Nota: altre versioni fanno menzione dell’età di 118 anni e del nome di sua moglie, Miyu). In questo sacro luogo, la tomba sulla destra è dedicata a Gesù Cristo, mentre la tomba a sinistra commemora suo fratello, Isukuri. Tutto questo è scritto nel testamento di Gesù Cristo. Il testamento, redatto di suo pugno dal Messia stesso, è consultabile nel museo, anche se si tratta di una copia dato che l’originale è andato purtroppo perduto in un bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale. Fa parte della serie di antichi documenti che il famoso ricercatore Kyomaro Takeuchi ha scoperto nel 1935: da queste carte risulta inoltre che i proprietari del terreno su cui sorge la tomba, la famiglia Sawaguchi, sono i veri e propri discendenti di Gesù Cristo.
D’altronde, i Sawaguchi non sono forse più alti della media, con il naso più allungato della media, e con la pelle più chiara della media? Lo stemma dei Sawaguchi non ricorda forse una stella di David a cui manca una punta? E il signor Sawaguchi non ha un profilo particolarmente occidentale, e anche piuttosto familiare?
Ci sono altri lampanti indizi che indicano la presenza storica di Gesù Cristo in questi luoghi. Per esempio, l’usanza di disegnare una croce sulla fronte dei neonati in segno di buon augurio. E, ancora, una filastrocca che tuttora si canta in paese, ma di cui nessuno conosce il senso: Visto che questo non è giapponese, si è perso il significato originario delle parole. Ma quel nasare al centro del secondo verso ricorda in maniera sospetta il nome della città di Nazaret. Altri indizi: il villaggio di Shingo un tempo si chiamava Herai, che forse deriva da Hebrai, quindi probabilmente l’insediamento originale era costituito da ebrei. Se questo non bastasse, il costume tradizionale locale presenta una sconvolgente somiglianza con il tipico completo ebraico. Insomma, la faccenda è seria, e con tutta questa abbondanza di prove inconfutabili risulta evidente che la tomba di Gesù Cristo è davvero autentica. Qualche dubbio rimane su quella di suo fratello, ma secondo alcune fonti lì sarebbe sepolto soltanto il suo orecchio, tagliato dalle guardie romane e conservato da Gesù come souvenir.