Disatro von der Leyen: l’Europa in ginocchio davanti agli USA

di Zela Satti

4 Febbraio 2025

Ursula von der Leyen non ne azzecca una. Questo, ormai, sembra un dato di fatto. E come se non bastasse, ora sull’Europa incombe anche il tifone Trump, che potrebbe travolgere definitivamente le fragili basi economiche e politiche su cui si regge l’Unione.

Il recente piano per la competitività, che avrebbe dovuto essere il primo grande provvedimento del suo secondo mandato, è la prova lampante di una gestione che oscilla tra l’inconsistenza e la sudditanza ai grandi poteri finanziari internazionali.

La Bussola della competitività: disastro von der Leyen

Il nuovo provvedimento della Commissione Europea, denominato “Bussola per la competitività”, nasce vecchio, sembra già arrugginito, altro che piano efficace. Von der Leyen si è ispirata alle raccomandazioni del Piano Draghi, ma il risultato è una serie di linee guida vaghe e inconcludenti che fanno sembrare il terzo mercato più grande del mondo una startup in cerca di finanziamenti.

L’uso del linguaggio tipico del mondo aziendale per descrivere le politiche economiche di un continente, operazione fumosa che può solo scaldare gli analfoliberali da tastiera, dimostra quanto l’Europa sia stata privata della sua sovranità.

La verità è che chi governa l’Unione Europea non governa niente: le regole del gioco vengono decise a Washington e a Wall Street, mentre Bruxelles si limita a eseguire gli ordini. L’unico margine di manovra rimasto è decidere a chi far pagare il conto, e von der Leyen ha già dimostrato che non intende certo colpire la sua classe sociale e i grandi capitali.

Il suo piano per la competitività non prevede incentivi reali né un serio piano di investimenti pubblici, ma solo deregolamentazione selvaggia. Si chiama “sburocratizzazione”, ma nella realtà significa solo smantellamento delle tutele sociali e ambientali.

L’Europa in ginocchio davanti agli USA

Mentre Trump chiede all’Europa di aumentare l’importazione di petrolio e gas liquido statunitense, Bruxelles esegue senza battere ciglio. Il risultato? A gennaio le importazioni di gas liquido dagli Stati Uniti hanno raggiunto il loro massimo storico, con l’Europa che paga il combustibile 4,5 volte il prezzo che dava a Gazprom. Un suicidio economico mascherato da strategia politica.

Anche i socialisti europei hanno espresso critiche sul piano di von der Leyen, ma si tratta solo di facciata. La verità è che l’Europa avrebbe bisogno di un piano di investimenti pubblici senza precedenti, finanziato con capitale europeo e con misure di protezione contro la fuga di capitali.

Ma tutto questo è impossibile all’interno dell’attuale impianto neoliberista, progettato apposta per mantenere l’Europa in una condizione di dipendenza dai grandi monopoli finanziari statunitensi.

Eurozona dai conti in rosso

Il 2024 si è aperto con dati economici disastrosi per l’Europa: stagnazione del PIL, calo della produzione industriale e una cassa integrazione che ha superato i livelli pre-pandemia. In Italia, la narrazione del “boom occupazionale” si scontra con la realtà di lavoretti sottopagati e precari, mentre Francia e Germania non se la passano meglio, con una crescita negativa.

La BCE si appresta a un nuovo taglio ai tassi di interesse, ma con la FED che mantiene i tassi invariati e non ha alcuna intenzione di assecondare Trump, l’Europa non può permettersi riduzioni significative. Il problema, ancora una volta, è la libera circolazione dei capitali: con gli USA che offrono interessi vicini al 5% sui loro titoli di Stato, chi mai investirebbe in un’Europa senza una strategia economica credibile?

Il declino dell’egemonia USA e le opportunità mancate

Nonostante la narrazione della propaganda neoliberista, l’economia statunitense è tutt’altro che solida. La FED ha mostrato tutti i limiti di un sistema che si regge su fondamenta fragili, e gli ultimi mesi hanno visto emergere le gravi debolezze strutturali degli Stati Uniti. Ma mentre la Cina ha saputo reagire all’embargo imposto dagli USA con una crescita esponenziale nel settore dell’intelligenza artificiale e della tecnologia, l’Europa continua a guardare dall’altra parte.

DeepSeek e altri modelli di intelligenza artificiale cinesi hanno superato i competitor americani, dimostrando che l’egemonia statunitense è tutt’altro che imbattibile. Tuttavia, invece di seguire l’esempio della Cina e sviluppare una propria indipendenza tecnologica, l’Europa resta ancorata a un sistema che la rende dipendente da Washington.

Von der Leyen si sta dimostrando il peggior leader possibile per un’Europa che avrebbe bisogno di visione e coraggio. La sua gestione è un misto di incompetenza e sudditanza ai poteri forti, che sta trascinando il continente in un declino sempre più evidente.

Tratto da: Kultur Jam

Disatro von der Leyen: l’Europa in ginocchio davanti agli USA
Disatro von der Leyen: l’Europa in ginocchio davanti agli USA

RIVELARE

a cura di Ottava di Bingen

“Nessuno può rivelarvi nulla
se non ciò che già si trova
in stato di dormiveglia
nell’albeggiare della nostra conoscenza.
L’insegnante che avanza
nell’ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia
della vostra mente.”

RIVELARE
RIVELARE

Israele: un collasso economico per un fallimento militare

a cura della Redazione

03-02-2025

Israele ha speso circa 100 miliardi di shekel (28 miliardi di $) per conflitti militari nel 2024, ha riferito il ministero delle Finanze. Una cifra che ha fatto aumentare notevolmente i prestiti del regime e il suo onere del debito.

Il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è salito al 69,0% alla fine dell’anno scorso, dal 61,3% nel 2023. Il rapporto è aumentato di 9 punti percentuali negli ultimi due anni, in gran parte a causa dell’aggressione di Israele contro Gaza e Libano.

Entrando nella guerra di Gaza nel 2023, il basso rapporto debito/Pil del regime occupante ha fornito flessibilità, consentendo finanziamenti per sostenere le popolazioni sfollate, le aziende e i riservisti, ha affermato il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich.

Israele, 100 miliardi per le guerre nel 2024

“Il rapporto debito/Pil nel 2024 riflette la significativa risposta alle esigenze di guerra, sia sul fronte della sicurezza che su quello civile”, ha affermato il contabile generale Yali Rothenberg. Il debito totale è salito a 1,33 trilioni di shekel l’anno scorso da 1,13 trilioni nel 2023. La spesa del regime nel 2024 è stata di 621 miliardi di shekel, di cui 100 miliardi per le guerre.

Nel 2024, il regime ha raccolto 278 miliardi di shekel, il 79% tramite il mercato obbligazionario. Un altro 19% è stato raccolto in emissioni obbligazionarie globali e il resto in debito interno non negoziabile. Lo scorso marzo, il regime sionista ha raccolto un record di otto miliardi di dollari in un’offerta internazionale di obbligazioni a 10 e 30 anni.

Dall’inizio della guerra di Gaza, iniziata il 7 ottobre 2023, Israele ha raccolto 360 miliardi di shekel, di cui 272 miliardi a livello locale e 83 miliardi a livello globale. Ha raccolto 160 miliardi di shekel nel 2023 e 63 miliardi nel 2022. Il deficit di bilancio di Israele ha raggiunto il 6,9% nel 2024, il livello più alto dall’11,6% nel 2020 a causa della pandemia di Covid. Tutte e tre le agenzie hanno abbassato il rating creditizio del regime sionista nel 2024.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Israele: un collasso economico per un fallimento militare
Israele: un collasso economico per un fallimento militare

LA PADRONANZA DELL’INTENTO E L’ARTE DELL’AGGUATO

a cura di Martino Zeta

Armonizzare azioni e decisioni è un punto centrale nella padronanza dell’intento ed è il risultato dell’arte dell’agguato. Se siamo privi dell’intensità che deriva dall’armonia tra azioni e decisioni, la nostra relazione con l’intento diventa confusa, mediocre, corrotta dall’indulgere. L’ordine esatto delle due parole è questo: azioni e decisioni. Dal punto di vista dei guerrieri infatti l’azione viene prima. Essa genera le decisioni definitive e inflessibili che caratterizzano la relazione con l’infinito. Se non vi è azione la decisione non può essere sostenuta. Questo dipende dal fatto che l’intento è pura azione, concepisce solo azioni condotte in modo deliberato; solo così si rendono concrete le decisioni. In altro modo le nostre scelte saranno sempre revocabili, incomplete, parziali e piene di dubbi, paure o condizionamenti di diversa natura.

L’armonia tra azioni e decisioni è il modo in cui un guerriero si rende riconoscibile e poi disponibile all’intento. Solo la messa in atto di questa condizione sancisce la definizione e la rivendicazione delle nostre decisioni come dichiarazioni di potere. Questa armonia tra azioni e decisioni si evolve, trasmutandosi in intento inflessibile, applicando la continuità dell’armonia stessa. La decisione di per sé è priva di potere, deve essere sostenuta da un atto conseguente e continuativo. In questo modo il guerriero sviluppa anche l’armonia tra processi del pensiero e fisici, tra astratto e concreto, riunificando il proprio essere.

(Marco Baston – Il lignaggio Tolteco di Felipe Amezcua)

LA PADRONANZA DELL'INTENTO E L'ARTE DELL'AGGUATO
LA PADRONANZA DELL’INTENTO E L’ARTE DELL’AGGUATO

COME DISTINGUERE I MAESTRI BIANCHI DAI MAESTRI NERI?

a cura di Fratellanza Bianca

Quando ti parla un Maestro Bianco, un Santo, Saggio, una persona sincera e completa, non introduce in te il dubbio, lui distingue, ti indica, ma non ti costringe mai. Sentirai sempre una leggerezza. Lui non cerca che tu lo capisca o lo rispetti, lui vive nella leggerezza. Una persona così non potrai mai offenderla. E lui non è offensivo, ha un rispetto verso di te. Mentre nei neri sentirai una tensione, qualcosa che manca, qualche dubbio che ti tormenta, non avrai la completezza. Senti con il nero che, pur esternamente, ti darà libertà, ma interiormente non te la darà. Ti obbliga. E tutte queste cose, se preghi Dio, Dio te le rivelerà. Una preghiera sincera. Lui te le mostrerà…

Perché, dopo tutto, il nero può sembrare esteriormente buono e parzialmente sembrarlo… perché ha acquisito qualche autorità. Tuttavia, dopo tutto questo… la Fratellanza Bianca e la Fratellanza Nera, dice il Maestro, hanno anche delle cose in comune. Hanno rispetto per gli esseri umani.

E da questo rispetto, i neri possono intrappolare molte persone nelle loro trappole. Perché lui ti mostra rispetto e tu pensi che ti rispetti. Lui ha rispetto, ma non ha amore. E l’amore si distingue per questo. È un criterio elevato. Non si lascia tentare. È al di sopra delle tentazioni. E se accetta qualche tentazione, se Dio lo tenta, è per fare un salto maggiore, ma l’amore si trova in misure completamente diverse. Non può commettere errori, perché è con Dio.

Eleazar Harash

COME DISTINGUERE I MAESTRI BIANCHI DAI MAESTRI NERI?
COME DISTINGUERE I MAESTRI BIANCHI DAI MAESTRI NERI?

I dazi reali di Trump e il paese immaginario della Meloni: servi e contenti

di Marquez

3 Febbraio 2025

Trump impone dazi all’Europa, ma né l’UE né l’Italia reagiscono. Meloni, senza strategia, cerca solo visibilità e pacche sulle spalle. Il Made in Italy rischia un crollo dell’export di 11 miliardi, ma il governo resta immobile, dimostrando totale subalternità.

I dazi reali di Trump e il paese immaginario della Meloni

Dall’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, avvenuta due mesi fa, le relazioni commerciali transatlantiche sono entrate in una fase di crescente tensione.

Durante la sua campagna elettorale, il presidente statunitense aveva chiaramente espresso l’intenzione di imporre dazi sulle importazioni provenienti dall’Europa, una mossa che ora sembra concretizzarsi.

Nonostante queste premesse, né l’Unione Europea né i singoli Stati membri sembrano aver elaborato contromisure efficaci per contrastare tali politiche protezionistiche.

A livello comunitario, la Commissione ha espresso preoccupazione per l’escalation delle politiche commerciali statunitensi. Tuttavia, le risposte concrete tardano ad arrivare. Secondo un’analisi di Policy Maker, l’UE si dichiara pronta a reagire, ma al momento non sono state delineate strategie reali se non dichiarazioni di massima, auspici. Insomma: la situazione è grave ma non seria…

In assenza di una risposta unitaria, i singoli Paesi europei stanno adottando approcci individuali per mitigare l’impatto dei dazi. Molti stanno cercando di negoziare accordi bilaterali con gli USA per ottenere esenzioni o riduzioni tariffarie.

Tuttavia, questa strategia frammentata rischia di indebolire la posizione negoziale complessiva dell’Europa, esponendo i Paesi a una competizione interna per assicurarsi condizioni più favorevoli.

Il caso italiano: Meloni sorride e subisce

L’Italia, in particolare, sembra adottare una strategia attendista. Nonostante gli Stati Uniti rappresentino il secondo mercato di sbocco per il Made in Italy, con esportazioni che nel 2024 hanno superato i 67 miliardi di euro, il governo italiano non ha ancora delineato un piano concreto per affrontare la minaccia dei dazi.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha recentemente incontrato rappresentanti del settore produttivo per discutere dell’export e dei dazi, sottolineando la necessità di diversificare i mercati di destinazione e di difendere l’industria italiana.

Tuttavia, al di là di queste dichiarazioni, non sono emerse misure concrete o piani dettagliati per contrastare l’impatto delle politiche commerciali statunitensi.

Le stime sull’impatto dei dazi sull’economia italiana sono preoccupanti. Confartigianato ha evidenziato che l’imposizione di dazi addizionali potrebbe portare a un calo dell’export italiano verso gli States superiore agli 11 miliardi di euro, pari a una diminuzione del 16,8% rispetto ai 66,4 miliardi attuali.

I settori più a rischio includono l’agroalimentare, la moda e la meccanica, pilastri fondamentali del Made in Italy.

Giorgia Meloni sembra non avere una strategia chiara. Anzi, sembra non avere alcuna strategia. Cosa si aspetta dalla sua non-azione? A parte qualche pacca sulle spalle e l’accesso ai ricevimenti americani, con le foto assieme a Trump da mostrare alla stampa e riversare sui Tg per la costante campagna elettorale in cui è impegnata, l’unica idea che sembra balenare per la testa della premier è quella di apparire completamente subordinata agli interessi di Washington per sperare di avere uno sconto sui dazi.

Sua sorella Arianna ha definito FdI il “partito della nazione”, riprendendo senza successo un’espressione già usata dal PD. Ma di quale nazione parliamo? Quella reale o l’illusione propagandistica da vendere come imbonitori?

Tratto da: Kultur Jam

I dazi reali di Trump e il paese immaginario della Meloni: servi e contenti
I dazi reali di Trump e il paese immaginario della Meloni: servi e contenti

Elon Musk: “rendere l’Europa di nuovo grande” fa impazzire la sinistra

“Rendere l’Europa di nuovo grande”: Elon Musk ha lanciato una sorta di campagna rivolta all’Europa in un post pubblicato sulla sua piattaforma X. Evidente il riferimento all’acronimo Maga (Make America Great Agaian, rendere l’America di nuovo grande, ndr) utilizzato dal presidente degli Usa Donald Trump. Il suo post è stato visto 50 milioni di volte. In ogni caso, non è la prima volta che il tycoon dice la sua sulla politica europea. Negli ultimi tempi, infatti, ha scatenato almeno un paio di bufere. In un caso ha promosso una campagna social contro il premier britannico laburista Keir Starmer, poi ha espresso il suo sostegno al partito di estrema destra tedesco Afd alle prossime elezioni.

Per quanto riguarda il suo appello su X, comunque, non è chiaro se si tratti di qualcosa di concreto o se invece sia solo una delle sue uscite per attirare l’attenzione. Per qualcuno potrebbe trattarsi di un nuovo movimento per unire i partiti conservatori d’Europa, mentre per altri una semplice provocazione per aprire un dibattito. 

Le parole di Musk, come prevedibile, hanno creato irritazione a sinistra. Intanto, la Commissione europea ha chiesto documenti a X riguardo l’uso del suo sistema per il tracciamento e la gestione dei dati di milioni di utenti. “Oggi – aveva dichiarato la vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, Henna Virkunnen – intraprendiamo nuovi passi perché X risponda alle nostre richieste sulla garanzia del sistema”. Musk aveva risposto di essere il “campione della libertà d’espressione”. 

Tratto da: Libero Quotidiano

Elon Musk: "rendere l'Europa di nuovo grande" fa impazzire la sinistra
Elon Musk: “rendere l’Europa di nuovo grande” fa impazzire la sinistra

PAROLE CHIAVE DEL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

di Vincenzo Di Maio

Il Primordialismo Visionario è un movimento politico internazionale ideato da Vincenzo Di Maio, che propone una via d’uscita dall’attuale “epoca di caos calmo” attraverso il ritorno a un ordine planetario basato sulla Tradizione Primordiale.
Questo movimento mira a contrastare il Nuovo Ordine Mondiale e a promuovere una rinascita universale mediante la realizzazione di un sacro impero tradizionale.

Le parole chiave associate al Primordialismo Visionario includono:

Tradizione Primordiale: riferimento alle origini sacre e ai principi fondamentali delle civiltà, un concetto filosofico ed esoterico che si riferisce a un’antica e universale saggezza originaria, comune a tutte le grandi civiltà e religioni. Secondo questa visione, esiste una conoscenza sacra e atemporale che è alla base delle diverse tradizioni spirituali e metafisiche dell’umanità.

Caos Calmo: descrizione dell’attuale periodo di apparente tranquillità che nasconde disordini profondi, un’espressione che descrive uno stato mentale o emotivo in cui, nonostante ci sia turbamento o disordine esterno, si mantiene una calma apparente o interiore.

Nuovo Ordine Mondiale: sistema globale contemporaneo percepito come oppressivo e deviante, il quale viene visto come una teoria politica di evoluzione geopolitica ovvero come una visione cospirazionista di una élite segreta che domina il mondo.

Sacro Impero Tradizionale: visione di un ordine mondiale basato su principi spirituali e tradizionali, ossia l’idea di un ordine politico e spirituale fondato su principi eterni e gerarchici, in opposizione alla modernità, alla democrazia e al materialismo.

Devianza Originaria: concetto che identifica le forze oscure e corrotte presenti nel mondo, inerente alla prima “caduta” dell’uomo rispetto all’Ordine Primordiale, si manifesta di epoca in epoca degenerando verso forme orizzonatali di materialismo e di modernità, un allontanamento è visto come una deviazione dal Centro, ovvero dalla Verità assoluta e dai principi universali.

Risveglio Planetario: processo di consapevolezza collettiva volto al ritorno a valori primordiali, un concetto spirituale ed esoterico che si riferisce a un processo di trasformazione collettiva dell’umanità e della coscienza terrestre, il quale indica un passaggio evolutivo in cui gli esseri umani acquisiscono una maggiore consapevolezza, si riconnettono con la natura e si aprono a una realtà più ampia come quella cosmica e universale, spesso descritta come un livello superiore di coscienza o vibrazione energetica.

Avatar di Sintesi: figura messianica attesa che incarna la sintesi delle tradizioni spirituali, l’ente che unifica più archetipi spirituali, rappresentando la sintesi di diverse forze divine o principi cosmici, un essere che trascende le distinzioni religiose e culturali, portando una conoscenza universale che supera i dogmi separativi, simbolo di evoluzione umana e risveglio planetario, manifestando una nuova era di consapevolezza globale.

Rivoluzione Interculturale: movimento politico planetario che promuove l’integrazione armoniosa delle diverse culture sotto la guida della Tradizione Primordiale, una rivoluzione a tutti gli effetti che opererà a tutti i livelli di analisi della realtà mondiale trascendendo trasversalmente tutte le società nazionali per la instaurazione di un sacro ordine imperiale che eliminerà i conflitti tra i popoli.

Ordine Apolare: alternativa sia al Nuovo Ordine Mondiale che al Nuovo Ordine Multipolare, mirante a un equilibrio senza centri di potere predominanti, una parità tra tutte le nazioni e le forze in campo che rinunceranno all’uso della forza e delle armi, una situazione di omeostasi che quando inizierà diventerà eterna.

Età dell’Oro: periodo ideale di armonia e prosperità che il movimento si propone di realizzare, un’epoca ideale di perfezione, armonia e prosperità, un termine utilizzato in diverse culture e tradizioni per descrivere un periodo remoto in cui l’umanità viveva in uno stato di felicità, pace e abbondanza, libera da conflitti, malattie e sofferenze, un’epoca a cui l’umanità è destinata a ritornare.

Questi termini riflettono la visione di Di Maio di un ritorno a un ordine sacro e tradizionale come soluzione alle crisi contemporanee.

PAROLE CHIAVE DEL PRIMORDIALISMO VISIONARIO
PAROLE CHIAVE DEL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

PER I BENI DUREVOLI

a cura di Tragicomico.it

C’era un tempo in cui gli oggetti erano fatti per durare. Per sempre.

Pensateci: una sedia, solida e robusta, di quercia massiccia, non come quelle cosette di plastica che vendono oggi, che se ti ci siedi con un po’ di foga ti ritrovi a gambe all’aria. No, quella sedia di quercia del ‘800, la compravi, la lucidavi, ci morivi sopra e poi la lasciavi in eredità ai figli, che a loro volta ci morivano sopra, passandola poi ai nipoti, in un ciclo eterno di sederi e lucidature.

“Il vecchio è bello!”, gridavano, mentre lucidavano con orgoglio i segni lasciati dalle generazioni passate.

Oggi? Oggi viviamo nell’era del “usa e getta”. Compriamo cose che sappiamo già che butteremo via. Tutto è fragile, inconsistente, come le promesse di un politico. Comprate una sedia? Dopo un anno si rompe. Un paio di scarpe? Dopo sei mesi si scollano. Un telefono? Dopo due anni è obsoleto, un dinosauro digitale.

“Il nuovo è bello!”, urliamo, mentre gettiamo via le nostre cose vecchie, in un’orgia di consumismo sfrenato. Ma è un grido vuoto, un grido che nasconde una profonda insicurezza. Perché in fondo lo sappiamo: le cose di una volta, quelle fatte per durare, avevano un’anima. Avevano una storia, una patina di vissuto che le rendeva uniche. Avevano quel fascino discreto e un po’ malinconico che solo il tempo può dare.

E noi? Noi ci ritroviamo circondati da oggetti senz’anima, in case piene di cose che non ci servono, che non ci piacciono nemmeno tanto, ma che continuiamo a comprare, in un loop infinito di insoddisfazione e spreco.

La tragedia di un’epoca che ha perso il contatto con la bellezza del duraturo, con il valore del vecchio, con la saggezza del riparare invece di buttare.

E mentre corriamo, esausti e insoddisfatti, la sedia di quercia del diciannovesimo secolo ci guarda, dal museo in cui è stata confinata, con un misto di compassione e di malinconico divertimento.

Lei sì che ha capito tutto!

PER I BENI DUREVOLI
PER I BENI DUREVOLI

Il lungo doppio mandato di Mattarella e il geriatrismo politico

a cura della Redazione

1 Febbraio 2025

L’undicesimo anno di presidenza di Sergio Mattarella segna un’anomalia senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana. Il suo doppio mandato, destinato a concludersi nel 2029, lo porterà a rimanere al Quirinale per ben 14 anni consecutivi, un periodo di tempo che solleva inevitabili interrogativi sulla capacità del sistema politico italiano di garantire un naturale e fisiologico ricambio della classe dirigente.

Il lungo doppio mandato di Mattarella, un’anomalia politica

La situazione attuale non è il frutto di una scelta personale di Mattarella, quanto piuttosto di un’incapacità strutturale della classe politica di individuare e convergere su una nuova figura in grado di assumere la massima carica dello Stato.

Il fallimento del Parlamento nel trovare un successore nel 2022, quando tutti i partiti politici non riuscirono a convergere su un candidato condiviso dopo numerose votazioni, ha portato alla sua rielezione. Nonostante avesse inizialmente escluso un secondo mandato, Sergio Mattarella accettò di proseguire per garantire stabilità istituzionale.

Fu rieletto con 759 voti su 1.009, diventando il secondo presidente nella storia repubblicana a ottenere un doppio mandato consecutivo, dopo Giorgio Napolitano, anch’egli rieletto in identità modalità d’emergenza nell’Aprile 2013, che però si dimise meno di due anni dopo.

La Costituzione non vieta esplicitamente la rielezione del Presidente della Repubblica, ma politicamente è ritenuta inopportuna. Il mandato presidenziale, il più lungo tra le cariche istituzionali, concentra poteri di mediazione e influenza per un periodo pari a tre legislature, rendendo necessario evitare un eccessivo accentramento.

Le procedure di elezione del Presidente sono pensate per impedire un legame politico diretto con il Parlamento e garantire la sua imparzialità. La possibilità di un secondo mandato potrebbe minare questa neutralità, spingendo il Presidente, soprattutto a fine mandato, a cercare consensi per la rielezione anziché esercitare un ruolo di garanzia super partes.

Questo rischio di condizionamento politico ha portato alla formazione di una consuetudine repubblicana che sconsiglia la rielezione, come sottolineò Carlo Azeglio Ciampi rifiutando un secondo incarico al Quirinale.

Nel caso di Mattarella, la straordinaria lunghezza del suo incarico pone un problema di equilibrio istituzionale: il ruolo del Presidente della Repubblica, nato come garante super partes, rischia di diventare un elemento di cristallizzazione politica in un panorama già segnato da difficoltà di rinnovamento.

A ben vedere l’ex Dc sarà ancora presidente due anni dopo la fine della legislatura avviata nel 2022 e dopo l’uscita definitiva di scena di Donald Trump, prevista per novembre 2028. Fino ad arrivare a poche settimane prima della conclusione del Parlamento Europeo eletto nel 2024.

Il ruolo dei media e della percezione pubblica

La costante presenza di Mattarella nei telegiornali italiani contribuisce a rafforzare l’impressione di una presidenza onnipresente e insostituibile.

Ogni sua dichiarazione viene riportata con grande enfasi, trasformandolo in una sorta di punto di riferimento stabile in un Paese caratterizzato da frequenti turbolenze politiche.

Questa visibilità continua accentua l’idea di un sistema chiuso e incapace di evolversi. In questo contesto, la presenza di Mattarella è percepita come una soluzione di emergenza per evitare uno stallo istituzionale.

Ma anche come garanzia di stabilità, un valore che in politica vuol dire semplicemente la difesa dello status quo, il mantenimento di un sistema, per quanto iniquo o fallace possa apparire.

Risuonano ancora nelle orecchia, a conferma di ciò, gli scroscianti applausi bipartisan del Febbraio 2022, durante il giuramento bis del presidente.

Se Mattarella avesse fatto il suo discorso altrove, forse il contrasto tra i suoi buoni propositi e la realtà non sarebbe sembrato così vasto e stridente.

Il presidente che parlava di medici, povertà, precarietà, morti di lavoro, diseguaglianze sociali, riceveva la standing ovation da quei parlamentari che avevano votato i tagli alla sanità pubblica, il Jobsact, la Buona Scuola, le privatizzazioni, la deregulation dei controlli sulla salute e sulla sicurezza; gli stessi parlamentari che facevano la ola erano gli stessi che hanno sempre rifiutato con sdegno ogni tassazione dei ricchi?

Il geriatrismo politico: una tendenza globale

La longevità del mandato di Mattarella si inserisce in un contesto internazionale più ampio caratterizzato dal cosiddetto “geriatrismo politico”. Il recente scontro tra ottuagenari per la presidenza americana ne è un esempio lampante.

Solo il ritiro dell’ultimo minuto di uno dei candidati per manifesta inadeguatezza psico-fisica ha evitato che gli Stati Uniti si trovassero nuovamente a scegliere tra due leader ultraottantenni.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto l’età anagrafica, ma la difficoltà di rinnovare le classi dirigenti con figure legate al proprio tempo, capaci di interpretare le sfide del presente con una visione proiettata al futuro.

Se da un lato l’esperienza è un valore, dall’altro l’accumulo di potere nelle mani di figure sempre più anziane può tradursi in un blocco decisionale che ostacola il dinamismo delle istituzioni democratiche.

Dunque, restano alcuni interrogativi fondamentali: quali sono i limiti della democrazia italiana nel garantire il ricambio della classe dirigente? Il doppio mandato presidenziale potrebbe diventare una prassi, compromettendo l’alternanza istituzionale? Quale impatto ha un presidente così longevo sulla percezione della politica da parte dei cittadini?

Al momento però, sembra che il dramma dei Ferragnez occupi lo spazio di riflessione pubblico dunque aspettiamo tempi migliori per ulteriori considerazioni. Tanto fino alla fine del mandato del Presidente di tempo ce n’è…

Tratto da: Kultur Jam

Il lungo doppio mandato di Mattarella e il geriatrismo politico
Il lungo doppio mandato di Mattarella e il geriatrismo politico