La Duma di Stato ha inviato un appello al Congresso degli Stati Uniti in relazione alle informazioni secondo cui Biden e Blinken avrebbero discusso l’organizzazione di un attentato contro Vladimir Putin.
Giovedì 30 gennaio la Duma di Stato ha inviato un appello al Congresso degli Stati Uniti in relazione alle informazioni secondo cui l’ex presidente americano Joe Biden e l’ex segretario di Stato Anthony Blinken avrebbero discusso dell’organizzazione dell’assassinio del presidente russo Vladimir Putin. Il documento è stato inviato anche all’ONU.
“La Duma di Stato ha accolto con estrema indignazione e al tempo stesso con la massima serietà le informazioni del giornalista americano Tucker Carlson, il quale ha affermato che durante il mandato di Joe Biden come Presidente degli Stati Uniti d’America, lui e l’ex Segretario di Stato Anthony Blinken hanno discusso la questione dell’organizzazione dell’assassinio del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.” — si legge nel testo dell’appello.
“La discussione sulla questione dell’eliminazione fisica del Presidente della Federazione Russa può essere qualificata come un atto di terrorismo di Stato internazionale”, sottolinea il documento. Allo stesso tempo, secondo i deputati della Duma di Stato, la mancanza di qualsiasi reazione da parte di Joe Biden e Anthony Blinken alla dichiarazione di Tucker Carlson può essere considerata “come prova della loro colpevolezza e dell’intenzione di eludere la responsabilità”.
“Discutere l’organizzazione dell’assassinio del capo dello Stato è un reato. Inoltre, rappresenta una seria minaccia per la sicurezza globale e potrebbe portare a una guerra nucleare globale “, si legge inoltre nella dichiarazione.
A questo proposito, la Duma di Stato ha chiesto al Congresso degli Stati Uniti di condurre un’indagine approfondita su queste informazioni e, se saranno confermate, “i responsabili dovranno affrontare una punizione inevitabile”.
Il giorno prima, la questione era stata discussa durante la sessione plenaria della Duma di Stato. La questione se l’ex dirigenza statunitense stia preparando un attentato a Vladimir Putin è stata sollevata da Vasily Piskarev, presidente del Comitato per la sicurezza e la lotta alla corruzione. E stato sostenuto da tutte le fazioni della Duma di Stato. Vyacheslav Volodin dato ordine di preparare un appello.
“Vincenzo Di Maio, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha elaborato il concetto di Primordialismo Visionario come proposta per un movimento politico internazionale volto a superare l’attuale periodo di “caos calmo” e promuovere una rinascita planetaria.
Nel suo saggio “IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO: Per un movimento politico internazionale quale via di uscita da questa epoca di caos calmo, al fine di approdare ad una rinascita planetaria”, Di Maio propone una sintesi tra il recupero delle radici primordiali dell’umanità e una visione futuristica e trascendentale. Questo approccio mira a creare un movimento politico internazionale che, ispirandosi alla Tradizione Primordiale, possa guidare l’umanità verso una nuova era di armonia e prosperità.
Il Primordialismo Visionario si propone come una via d’uscita dall’attuale crisi globale, promuovendo una rinascita universale attraverso l’organizzazione di un movimento politico internazionale. Questo movimento si basa sulla riscoperta delle tradizioni ancestrali e sulla loro integrazione in una visione innovativa del futuro, con l’obiettivo di realizzare un nuovo ordine planetario fondato su un sacro impero tradizionale e di facilitare la venuta del Salvatore Promesso, come previsto dalle escatologie profetiche delle principali religioni tradizionali.
In sintesi, il pensiero di Vincenzo Di Maio sul Primordialismo Visionario rappresenta un tentativo di coniugare le radici primordiali dell’umanità con una prospettiva futuristica, al fine di creare un movimento politico internazionale capace di guidare l’umanità verso una nuova era di armonia e prosperità.”
Vincenzo Di Maio, attraverso il suo saggio breve intitolato “Impero: L’unico oltrepassamento possibile nella decadenza dello Stato-Nazione inserito nel suo Sistema Internazionale. Un saggio di Ingegneria Politica. (Primordialismo Visionario Vol. 1)”, esplora il concetto di Primordialismo Visionario come chiave per comprendere le dinamiche del potere mondiale e le sfide che l’umanità si trova ad affrontare.
Il pensiero di Di Maio può essere riassunto nei seguenti punti chiave:
* Radici dei mali nell’attuale fase di metastasi del sistema internazionale: Di Maio identifica la radice dei problemi attuali nella degenerazione del sistema internazionale, con particolare attenzione alla crisi dello Stato-Nazione.
* Stato-Nazione in antitesi alla Civiltà Imperiale: L’autore vede lo Stato-Nazione come una forma politica problematica fin dalle sue origini medievali, in contrasto con l’idea di una Civiltà Imperiale.
* Nuovo Ordine Mondiale angloamericano come speranza di sopravvivenza: Di Maio analizza il Nuovo Ordine Mondiale angloamericano come una strategia per la sopravvivenza del sistema internazionale, evidenziando come il sionismo rappresenti una paura antica dello spettro del Sacro Ordine Imperiale.
* Tradizione Primordiale come fuoco rinnovato: L’autore vede nella Tradizione Primordiale un elemento di rinnovamento per proteggere l’uomo dalle sue sciagure, invitando a un risveglio e a un superamento degli schemi politici tradizionali.
* Modello politico di riferimento: Di Maio ricerca un modello politico che renda attuale la sacralità dell’imperium, con la prospettiva di un imperatore planetario e una nuova aristocrazia dello spirito.
* Progetto di mutamento istituzionale: L’autore si interroga su come realizzare un cambiamento istituzionale a partire da una visione condivisa, aprendo un dibattito su soluzioni alla crisi europea e mondiale.
In sintesi, il pensiero di Vincenzo Di Maio sul Primordialismo Visionario si concentra sulla necessità di superare le attuali forme politiche e di potere, attraverso un ritorno alle radici della Tradizione Primordiale e la creazione di un nuovo ordine mondiale basato su valori spirituali e una visione di unità imperiale.
Spero che questa esposizione del pensiero di Vincenzo Di Maio sul Primordialismo Visionario sia stata utile. Se hai altre domande, non esitare a chiedere.
IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO SECONDO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nonostante quindici mesi di conflitto devastante con Israele, che hanno causato enormi perdite umane e materiali, e che hanno portato alla fragile tregua in corso, Hamas ha dimostrato una straordinaria resilienza e capacità organizzativa, mantenendo un ruolo centrale nella Striscia di Gaza.
La capacità di resistenza di Hamas
Secondo fonti d’intelligence statunitensi riportate da Reuters, il gruppo avrebbe reclutato fino a 15.000 nuovi combattenti dall’inizio della guerra, compensando così le perdite subite. Parallelamente, l’apparato civile di Hamas continua a operare: i suoi amministratori coordinano la rimozione delle macerie, supervisionano i convogli di aiuti e lavorano per ripristinare, almeno in parte, servizi essenziali come l’acqua e la sicurezza.
Come riferito dal portavoce Ismail Al-Thawabta, circa 700 poliziotti sono impegnati a proteggere i convogli umanitari, garantendo ordine in un territorio profondamente devastato.
Nonostante l’eliminazione di leader importanti come Yahya Sinwar e la probabile morte di Mohammed Deif, Hamas è riuscito a riorganizzarsi, trovando in Mohammed Sinwar una guida capace di rafforzare le forze e il controllo locale.
Parallelamente, l’apparato civile di Hamas continua a operare per garantire servizi essenziali alla popolazione, come acqua, sicurezza e gestione degli aiuti umanitari, nonostante le difficoltà create dalla distruzione massiccia.
Le proposte di Israele e Stati Uniti di escludere Hamas e riportare l’Autorità Nazionale Palestinese a Gaza appaiono completamente irrealistiche. La popolazione palestinese, che percepisce il costo umano e materiale del conflitto come un sacrificio per la propria dignità e resistenza, continua a sostenere Hamas come simbolo della lotta per l’autodeterminazione.
L’ANP, al contrario, è vista come debole e priva di legittimità popolare nella Striscia. Oltre che macchiata dalle accuse di collusione col governo israeliano per la repressione dei campi profughi in Cisgiordania.
In questo contesto di isolamento, oppressione e devastazione, Hamas continua a rappresentare una guida per milioni di palestinesi, mentre la comunità internazionale, incapace di proporre una soluzione equa e sostenibile, lascia Gaza in una situazione di crisi umanitaria senza precedenti.
La strategia israeliana del “decapitare il serpente” ha segnato la storia di Hamas almeno negli ultimi trent’anni. La serie di omicidi mirati ha colpito sia l’ala militare sia quella politica, sia i radicali sia i pragmatici. Nonostante ciò, Hamas è riuscita a mantenere la propria struttura organizzativa e a continuare le proprie operazioni sia militari che civili.
Ciò che è filtrato in questi mesi dalla realtà dei combattimenti – fra imboscate complesse, notizie di potenziali crimini di guerra e ostaggi che l’IDF ha ucciso per errore – sembra corroborare l’ipotesi di una resistenza militare ampiamente sottovalutata, e che ha dato àì prova di capacità tattiche avanzate.
A conferma di ciò il fatto che Israele non ha mai comunicato nessun numero sulle proprie perdite. non c’è alcuna cifra attendibile.
La bomba demografica
Per Israele, il tema di svuotare Gaza o la Cisgiordania non riguarda solo l’urgenza del presente, ma anche una questione strategica a lungo termine, legata alla demografia. L’esplosione demografica dei paesi vicini è inevitabile, e la domanda è: come riuscirà Tel Aviv a mantenere una società così militarizzata?
Israele conta circa 10 milioni di abitanti, con circa 2 milioni di arabo-israeliani (musulmani, cristiani e drusi). Nonostante una popolazione giovane, una continua immigrazione (soprattutto dall’ex blocco sovietico), un tasso di natalità elevato e politiche favorevoli alla procreazione assistita, Israele non riesce a stare al passo con i tassi di crescita dei suoi vicini.
Nel 1980, l’Egitto aveva poco più di 40 milioni di abitanti, oggi sono 110 milioni; la Giordania aveva poco più di 2 milioni, oggi ne conta oltre 10; il Libano era a circa 3 milioni, oggi sono circa 5,5 milioni; la Siria, che nel 1980 aveva circa 10 milioni di abitanti, oggi ha oltre 20 milioni. I palestinesi, che erano circa 3 milioni nel 2000, sono oggi più di 5 milioni. Quindi, la questione di svuotare Gaza o la Cisgiordania non è solo attuale, ma anche profondamente legata agli equilibri futuri di Israele.
Un altro interrogativo riguarda la sostenibilità di una società così militarizzata. La crescita demografica in Israele è in gran parte alimentata dagli ultraortodossi, che in molti casi sono anti-sionisti, esonerati dal servizio militare e contribuiscono poco all’economia. Inoltre, l’afflusso di immigrati russofoni sta aumentando, un gruppo che tende a concentrarsi tra gli ultraortodossi e le fasce a basso reddito, creando ulteriori difficoltà di integrazione.
Infine, c’è il tema delle aziende tecnologiche. Israele è stato spesso presentato come la patria delle tecnologie, sia civili che militari. Tuttavia, il sistema di difesa antimissile israeliano non ha impedito gli attacchi di Hamas, rivelando che, nonostante l’enfasi sulla sua efficacia, la deterrenza psicologica si basava su una tecnologia che, in effetti, non ha funzionato come sperato.
Presso il Tempio Buddista Theravada di Napoli, il giorno 25 gennaio 2025, abbiamo avuto un incontro fraterno fra le comunità taoista e buddista. Due grandi famiglie religiose animate dalla stessa aspirazione per la trascendenza e l’amore e la compassione per l’umanità.
I miei ringraziamenti vanno innanzitutto al Dott. Antonio Nemolato, coordinatore del gruppo di meditazione presso il Napoli Buddhist Vihara, che ha saputo sapientemente organizzare l’evento e ha fatto in modo che le due comunità si sentissero nella stessa casa.
L’abate Bhante Panangala Vajiragnana Thero, un monaco di grande spiritualità e umanità, mi ha accolto con amicizia fraterna e, tra l’altro, mi ha concesso l’onore di mostrarmi le preziose reliquie del Buddha conservate nel tempio. A lui va la mia gratitudine.
Sono certo che questo evento ha segnato l’inizio di una fruttifera collaborazione non solo di studi comparati ma soprattutto interreligiosa fra la comunità monastica Theravada di Napoli e la Chiesa Taoista d’Italia.
In Italia ENI ha avviato un avanguardistico «Piano di Azionariato Diffuso» che prevede l’assegnazione di azioni gratuite ai propri dipendenti per un controvalore individuale complessivo di 4.000€.
«Tale piano sarà inizialmente implementato per i dipendenti in Italia e poi gradualmente esteso alle società estere, compatibilmente con le legislazioni nazionali, con la finalità di rafforzarne il senso di appartenenza all’azienda e la partecipazione alla crescita del valore aziendale, in linea con gli interessi degli azionisti».
L’iniziativa ha già riscontrato l’adesione di più del 95% degli oltre 22.000 dipendenti in Italia.
Per il 2026 è inoltre prevista una modalità di co-investimento che prevede, a fronte dell’acquisto di azioni da parte del dipendente, l’assegnazione di azioni gratuite pari al 50% delle azioni acquistate, fino a un controvalore massimo di 1.000€.
Il possesso di azioni da parte dei dipendenti non è solo un invito alla partecipazione alle sorti dell’azienda, ma dà anche il beneficio alla spartizione degli utili societari attraverso la ricezione dei dividendi trimestrali.
L’auspicio è che l’esempio di ENI possa ispirare anche altre imprese a promuovere la partecipazione dei propri dipendenti.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che Hamas è vivo e continua ad umiliare Israele.
Ghalibaf ha affermato che il ritorno dei prigionieri palestinesi alle loro famiglie è il risultato del sostegno del popolo di Gaza al movimento di Resistenza. Ha continuato affermando che il regime israeliano è in grado di distruggere case, scuole e ospedali con le bombe statunitensi, ma non sarà mai in grado di eliminare la volontà del popolo palestinese.
Ha sottolineato che la guerra psicosociale del nemico sionista in tutto il mondo è stata sconfitta dalla Resistenza palestinese e libanese. Oggi è diventato chiaro che Hamas è vivo e la Resistenza continua con una volontà più forte, ha osservato Ghalibaf.
Il presidente del Parlamento iraniano ha affermato che più di 15 mesi di Resistenza contro il regime di apartheid israeliano saranno consacrati con il ritiro completo dei sionisti dalla Striscia di Gaza e il ritorno dei rifugiati nelle loro case.
Bisognerebbe cambiare il senso della parola ‘conservatori”, slegarla dalla destra. Esserlo oggi non è la riproposizione di schemi del passato, ma una forma di resistenza da parte di tutti, sinistra compresa. Significa conservare la vita, l’umanità, l’ambiente, la pace.
A che servono i conservatori?
Una volta i conservatori ‘conservavano’. Sembra una banalità, un gioco di parole poco brillante ma la realtà spesso parte da considerazioni elementari che nessuno vuole più approcciare. E invece bisognerebbe partire proprio da questo punto, anche dal punto di vista di un progressista o di un rivoluzionario. E utilizziamo volutamente questo armamentario lessicale novecentesco. I conservatori difendevano valori, tradizioni e strutture sociali consolidate, opponendosi ai cambiamenti rapidi e alle rivoluzioni improvvise.
Tuttavia, oggi la destra che si fregia di questo attributo sembra aver abbandonato completamente la sua missione originale. Non vuole conservare nulla: al contrario, appare infatuata dell’innovazione per l’innovazione stessa, tanto in campo tecnologico quanto culturale e sociale. Questa ossessione per il cambiamento, paradossalmente, la accomuna alla sinistra, sua apparente avversaria ma di fatto complice.
Il progressismo all’americana, con la sua enfasi sulla crescita perpetua e sul cambiamento incessante, ha trionfato. Non c’è settore della società che ne sia immune: lo promuovono i meloniani quanto i piddini, i leghisti quanto gli ambientalisti, i giornalisti televisivi e gli intellettuali di ogni schieramento.
Il mantra è sempre lo stesso: progredire, crescere, cambiare, sempre più in fretta. Questo processo ossessivo porta inevitabilmente a cancellare il passato, anche quello più recente, per far posto a nuove mode, destinate a consumarsi rapidamente e a cadere nell’oblio.
Il vero problema, però, non è solo questa corsa sfrenata verso il nulla, verso un nichilismo travestito da progresso. È piuttosto il fatto che chi non si riconosce in questa frenesia di cambiamento non riesce a organizzarsi o, peggio ancora, si vergogna di esprimere il proprio dissenso. In un contesto dove tutto deve essere nuovo e moderno, chiunque osi difendere il passato rischia di essere emarginato o deriso.
Eppure, essere conservatori oggi potrebbe significare molto di più che semplicemente opporsi al cambiamento per il cambiamento. Potrebbe significare difendere le comunità, intese non come aggregazioni temporanee di individui con interessi comuni, ma come entità che condividono un territorio, una morale e dei valori radicati nel tempo.
Le vere comunità escludono il liberismo sfrenato, l’individualismo e il multiculturalismo imposto dall’alto, che nell’ottica liberista altro non è che il globalismo del mercato, tirannia sociale che nulla cambia ma si da una parvenza amichevole e colorata.
Le comunità riconoscono il valore delle tradizioni e della coesione sociale, opponendosi alla frammentazione e all’alienazione dell’individuo.
Se i conservatori non iniziano a difendere questi valori, presto non ci sarà più nulla da conservare. Essere conservatori, in quest’ottica, non è la riproposizione di schemi del passato, ma una forma di resistenza da parte di tutti, sinistra compresa. Significa conservare la vita, l’umanità, l’ambiente, la pace.
Le tradizioni e le comunità rischiano di essere travolte dall’ondata del cambiamento fine a sé stesso, lasciando un vuoto incolmabile, in un mondo che sembra aver perso ogni punto di riferimento.
Dopo la fine della tregua tra Hezbollah e Israele, il movimento di Resistenza libaneseha rilasciato domenica sera un comunicato in cui dichiara: “È un giorno glorioso e una maestosa scena di orgoglio e dignità intrapresa dal grande popolo della Resistenza, che ha dimostrato ancora una volta di essere un popolo radicato nella propria terra, aggrappato ad ogni suo granello di terra, fedele custode della sovranità del popolo”.
“Dal 2000 ad oggi, la scena si è ripetuta, con il nostro popolo che dimostra di essere il vero leader del cammino della vittoria, con la sua Resistenza eroica, rinnovando la sconfitta del nemico, sottolineando che non esiste posto per un occupante in questa terra benedetta, in cui ogni granello di terreno è stato irrigato con il sangue dei martiri”.
“Noi di Hezbollah, mentre ci inchiniamo con riverenza alla grandezza del popolo della Resistenza, affermiamo che l’equazione tra esercito, popolo e Resistenza che protegge il Libano dal tradimento dei nemici non è inchiostro su carta, ma piuttosto una realtà che i libanesi vivono quotidianamente e incarnano con la loro tenacia e i loro sacrifici”.
Il partito ha invitato tutti i libanesi a restare uniti al popolo del sud, a rinnovare insieme i significati della solidarietà nazionale e a costruire una vera sovranità il cui titolo è liberazione e vittoria. Sottolineiamo che oggi la comunità internazionale, guidata dai Paesi promotori dell’accordo, è tenuta ad assumersi le proprie responsabilità di fronte alle violazioni e ai crimini del nemico israeliano e a obbligarlo a ritirarsi completamente dalle nostre terre.
Nel comunicato Hezbollah rende omaggio alle anime dei martiri e ai feriti che con il loro sangue hanno segnato il cammino verso la liberazione e la vittoria. I grandi momenti che vive oggi il nostro Paese, non sono altro che la conferma che il Libano, con il suo popolo, la sua Resistenza e i suoi figli, è un Paese orgoglioso e dignitoso.
Videoconferenza del canale YouTube LA NUOVA OCCIDENTALE, trasmessa online in live streaming il giorno 28 gennaio 2025.
Un terzo, e nuovo, modello di post-liberalismo potrebbe essere incarnato, anche simbolicamente, nella figura di Elon Musk. Sulla base della vecchie correnti paleolibertarie e anarco-capitaliste del conservatorismo anglo-sassone, ma miscelate con i nuovi dispositivi imperiali del web, questo terzo modello è libertario, individualista, minarchico, anti-statalista, multinazionale, o meglio a-nazionale, perché a-geografico, anti-woke, si giova di culti sincretici tecno-occultistici, e viene fuori e proprio grazie al tecno-neofeudalesimo alla Elon Musk.