L’Italia dei poveri ignorati dal Governo e dei ricchi premiati

di Marquez

3 Gennaio 2025

L’Italia sta tornando indietro di 150 anni, con un drammatico aumento delle disuguaglianze sociali e il diffondersi inarrestabile della povertà di massa. Il Governo Meloni – parafrasando un motto del ventennio, che dovrebbe essergli caro, “se ne frega” e, dopo aver eliminato l’unica misura a sostegno dei più deboli, il tanto demonizzato Reddito di cittadinanza, e sostituito col nulla, continua a premiare gli amici di Confindustria e la lobbies delle armi.

L’Italia dei poveri ignorati dal Governo

L’Italia di oggi si ritrova intrappolata in una spirale di disuguaglianze sociali ed economiche sempre più profonde. Mentre la maggioranza della popolazione si impoverisce, una ristretta élite si arricchisce, sostenuta da politiche governative che continuano a privilegiare i ricchi e le lobby militari.

Negli ultimi quattro anni, il nostro Paese ha registrato un’inflazione complessiva del 17%, ma i fondi stanziati dal governo Meloni per il rinnovo dei contratti pubblici coprono incrementi salariali di appena il 6-7%. In altre parole, il potere d’acquisto dei lavoratori è stato volutamente ridotto del 9-10%.

A questa strategia sistematica di compressione salariale si aggiungono le scelte delle grandi associazioni imprenditoriali, come Confindustria, che offrono rinnovi contrattuali ben al di sotto delle necessità dei lavoratori. Il “Patto per la Fabbrica”, sottoscritto nel 2018, rappresenta l’ennesima tappa di un percorso trentennale che ha portato i salari italiani a perdere il 3% del loro valore reale, un unicum tra i Paesi OCSE.

Un sistema economico che favorisce i ricchi

Il governo Meloni si vanta della riduzione del cuneo fiscale come misura a favore dei lavoratori. Tuttavia, questa rappresenta un mero “trucco contabile”. Gli incrementi netti delle buste paga derivano da una redistribuzione interna del salario lordo e non da un reale aumento retributivo. Le imprese non investono un centesimo in più, mentre i lavoratori pagano il costo dell’operazione con la riduzione dei servizi pubblici essenziali, come sanità e istruzione.

Nel frattempo, il rifiuto di introdurre un salario minimo aggrava ulteriormente la situazione di milioni di lavoratori, costretti a vivere con paghe da fame inferiori ai 6 euro l’ora.

Povertà in crescita: il nuovo volto dell’Italia

Le denunce di enti come Caritas e Sant’Egidio dipingono un quadro allarmante: sempre più famiglie italiane, pur avendo un reddito fisso, non riescono a coprire le spese essenziali. I cassintegrati, i disoccupati e i precari rappresentano le fasce più colpite, con retribuzioni o indennità che spesso scendono sotto i 5 euro l’ora.

L’abolizione del reddito di cittadinanza, definita da molti “un atto di criminalità sociale”, ha lasciato senza sostegno milioni di persone, aggravando ulteriormente il quadro della povertà. Secondo il Censis, oltre il 27% degli italiani vive sotto la soglia di povertà, con rinunce forzate alle cure mediche e all’istruzione.

Nonostante i tagli alle spese sociali, il bilancio dello Stato vede crescere due voci: gli stipendi dei ministri e le spese militari. In un contesto di austerità, questa scelta evidenzia una priorità chiara: sostenere gli interessi delle lobby delle armi e dei potenti, sacrificando il benessere della maggioranza.

Il 2025 si prospetta dunque come l’anno della povertà diffusa, a meno che non si verifichino improbabili cambiamenti radicali nelle politiche economiche e sociali del Paese. E già si odono le sirene mediatiche in lontananza pronunciare la fatidica parola: “sacrifici”.

Tratto da: Kultur Jam

L’Italia dei poveri ignorati dal Governo e dei ricchi premiati
L’Italia dei poveri ignorati dal Governo e dei ricchi premiati

ALCUNE RIFLESSIONI CORANICHE SU MARYAM

a cura di Giuseppe Aiello

«Se la tua anima è abbastanza pura e colma d’amore, essa diventa come Maria: genera il Messia».

«Il corpo assomiglia a Maria, e ciascuno possiede in sé un Gesù»

Jalāl ad-dīn Rūmī

Il Corano ci dice che Maria concepì il bambino Gesù e si appartò in un luogo lontano (v. 22).

È significativo che la narrazione inizi con questo gesto di Maria che si apparta, si allontana: “Se ne va in un luogo lontano, in un luogo deserto” (9, 23).

L’anima, fecondata da soffio divino, si allontana dalla realtà ordinaria in cerca di senso, in cerca del proprio senso.

Questo “andare nel deserto” è un segno profondo, spirituale, poiché il deserto è il luogo del silenzio, della solitudine, il luogo in cui si ascolta la Parola di Dio (si pensi alla tradizione biblica con Israele per quarant’anni nel deserto, alle tentazioni di Gesù nel deserto per quaranta giorni, a Giovanni Battista che è voce di uno che grida nel deserto). Il deserto è in sostanza luogo di rinascita, di rivelazione, il luogo in cui “concepire” la Parola di Dio, dargli ascolto e spazio nella vita.

Le doglie del parto la spinsero vicino al tronco di una palma. “Oh”, disse, “fossi morta prima! Fossi una cosa dimenticata, del tutto dimenticata!”. La chiamò allora una voce di sotto la palma: “Non rattristarti! Il tuo Signore ha fatto sgorgare un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma, e questa farà cadere su te datteri freschi e maturi. Mangiane dunque, bevi e consolati! E se vedi qualcuno digli: “In verità, ho fatto voto al Clemente di digiunare, e non parlerò oggi con nessun uomo””. (23-26)

Per il Corano è un parto doloroso (ci sono le doglie). Maria, sopraffatta dal dolore, si perde d’animo al punto di desiderare la morte.

Uscire dall’illusione della vita ordinaria e incamminarsi sulla Via è infatti doloroso: tante sono le rinunce e gli ostacoli. E vi sono momenti in cui l’anima individuale – ancora priva della luce dell’intelletto, ancora in nuce – si sente persa, priva di senso e di speranza.

È a questo punto – nel punto di maggiore disperazione – che però arriva la “folgore” della misericordia di Dio. Ecco quindi che una voce irrompe nella scena, la voce del figlio appena nato, l’intuizione intellettuale – “Non rattristarti!”: l’albero cosmico le dona i suoi frutti, l’acqua di vita sgorga ai suoi piedi.

In questi elementi fortemente simbolici – l’albero (cosmico) e il ruscello (l’acqua di vita) – possiamo trovare un collegamento con la letteratura cristiana “apocrifa”, gli scritti non canonici del Nuovo Testamento, in cui ci viene riferito di un episodio quasi analogo con protagonista il Bambino Gesù che per rifocillare la madre ordina a un albero di palma di offrire i suoi frutti e fa scaturire dalle sue radici un ruscello.

Così scrive il Vangelo dello Pseudo Matteo:

“Allora il bambino Gesù, che riposava con viso sereno sul grembo di sua madre, disse alla palma: “Albero, piega i tuoi rami e ristora mia mamma con il tuo frutto”. […] Apri con le tue radici la vena di acqua che si è nascosta nella terra, affinché da essa fluiscano acque a nostra sazietà” (cap. 20).

Il neonato/intelletto interviene a consolare la madre/anima, a sfamarla, e si dimostra per lei quello che sarà per tutti, ossia nutrimento e speranza.

Il terzo punto è il digiuno: il rapporto con il mondo materiale non sarà più lo stesso, l’anima non sarà più ingorda di emozioni fuggevoli e beni effimeri.

Il quarto è voto di silenzio che il bambino chiede alla madre. Non solo perchè la scienza ottenuta attraverso l’intuizione intellettuale è di fatto incomunicabile (da cui il silenzio iniziatico), ma anche perchè sarà il bambino/intelletto a difendere la madre/anima dalle accuse dei membri della sua comunità, perchè lui è la Parola, contro la quale qualsiasi opinione o elucubrazione umana nulla può. Il primo miracolo di Gesù sono le sue parole a difesa della madre Maria. Egli è segno della misericordiosa assistenza di Dio; conferma la madre del Profeta Gesù nella sua consacrazione al servizio di Dio, esortandola al silenzio. Maria è la donna silenziosa nutrita da Dio.

L’anima silenziosa nutrita e difesa dall’intelletto.

Ignazio di Antiochia ad esempio dirà che Cristo è “la Parola che procede dal silenzio”. Non si tratta semplicemente dell’astenersi dal parlare o dell’assenza di rumori, ma del silenzio del Cuore, quella dimensione che ci restituisce a noi stessi, ci pone sul piano dell’essere, di fronte all’essenziale. “Il silenzioso diventa fonte di grazia per chi ascolta” (San Basilio).

“Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: «O Maria, hai commesso un abominio! O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio, né tua madre una libertina!». Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: «Come potremmo parlare con un infante nella culla?» – [ma Gesù miracolosamente] disse: «In verità sono un servo di Dio: mi ha dato la Scrittura, ha fatto di me un Profeta e mi ha benedetto ovunque sia; mi ha imposto l’orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento né miserabile. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita!». Questo è Gesù, figlio di Maria, Parola di Verità della quale essi dubitano.” (Sura di Maria 27-34).

Secondo l’Islam, la profezia di Gesù si pone in continuità con quella di Abramo e Mose e degli a altri profeti, e sarà confermata e “sigillata” da Muhammad.

ALCUNE RIFLESSIONI CORANICHE SU MARYAM
ALCUNE RIFLESSIONI CORANICHE SU MARYAM

GRANDE CONFUSIONE: SITUAZIONE ECCELLENTE

Videoconferenza del canale YouTube LA NUOVA OCCIDENTALE, trasmesso online in live streaming il giorno 2 gennaio 2025.

L’anno che si prospetta annuncia grandi sconvolgimenti, sia in cielo che in terra. Il nostro augurio 2025 è quello di essere centrati su di sé, saper governare il proprio Sé, relativamente anche alla nostra patria, nostra seconda casa. Siate egoisti, siate patriottici!

GRANDE CONFUSIONE: SITUAZIONE ECCELLENTE
GRANDE CONFUSIONE:  SITUAZIONE ECCELLENTE
GRANDE CONFUSIONE: SITUAZIONE ECCELLENTE

Da Abu Omar ad Abedini: Italia schiava della CIA

di Alessandro Orsini

02 Gennaio 2025 – Fatto Quotidiano

Un accademico svizzero-iraniano, Mohammad Abedini Najafabadi, è stato arrestato in transito a Malpensa su mandato americano mentre si dirigeva a Istanbul con l’accusa di avere aiutato Teheran a costruire alcuni droni. Per ritorsione, l’Iran ha arrestato una giornalista italiana per uno scambio di detenuti. Sentiamo dire che l’Iran agisce in questo modo perché è l’incarnazione del Male universale. La realtà è diversa.

Per comprendere la mossa dell’Iran, occorre capire come il “caso Abedini” sia legato al “caso” dell’imam Abu Omar, rapito a Milano sotto il governo Berlusconi: uno dei casi più documentati di azione illegale condotta dai servizi segreti americani in un Paese straniero. Abu Omar fu rapito, il 17 febbraio 2003, da dieci agenti della Cia. L’imam fu portato nella base aerea di Aviano e poi condotto in Egitto, dove fu brutalmente torturato con la falsa accusa di essere un terrorista islamico. Dalle sentenze della magistratura milanese, emerge che i vertici dei servizi segreti italiani e, quindi, il governo Berlusconi, erano informati e coinvolti nell’operazione della Cia. Nel dicembre 2010, la Corte d’appello di Milano ha stabilito un risarcimento di un milione di euro per Abu Omar e di 500 mila euro per la moglie, a carico di ben 23 agenti della Cia, tutti cittadini americani. I vari governi italiani hanno sempre fornito protezione agli agenti americani, ricorrendo persino al segreto di Stato per ostacolare le indagini della magistratura. I giudici di Milano condannarono anche agenti italiani eliminando ogni dubbio sul coinvolgimento del governo Berlusconi in questa orrenda violazione dei diritti umani contro un musulmano. Sulla base del caso Abu Omar, l’Iran pensa che il governo Meloni sia un governo “fantoccio” della Casa Bianca. L’Iran pensa che, davanti agli ordini degli Stati Uniti, l’Italia cessi di essere uno Stato sovrano e indipendente, soprattutto quando si tratta di violare i diritti umani dei musulmani.

Tornando al caso Abedini, gli abusi commessi contro quest’uomo sono evidenti. Iniziamo dall’accusa della Casa Bianca di avere collaborato con Teheran alla costruzione di alcuni droni. La logica delle relazioni internazionali dice questo: gli ingegneri americani aiutano il governo americano a costruire i droni e gli ingegneri iraniani aiutano il proprio governo a fare altrettanto. L’eventuale collaborazione di Abedini con il governo iraniano sarebbe del tutto lecita. In secondo luogo, Abedini non è stato colto a origliare dietro la porta del presidente del Consiglio. Aveva semplicemente fatto scalo in Italia verso Istanbul per la sfortuna di non avere trovato un volo diretto. In terzo luogo, Abedini non ha arrecato alcun danno all’Italia che ha deciso di incarcerarlo sulla base delle accuse fumosissime di un governo, gli Stati Uniti, in guerra con l’Iran, di cui è incolpevolmente cittadino. Dopo il caso Assange, Omar e molti altri, nessuna persona dotata di raziocinio avrebbe dubbi sul fatto che Abedini, una volta negli Stati Uniti, subirebbe un processo farsa, i cui presupposti giuridici sono già posti in tutta la loro assurdità. Eccoli: siccome il governo americano considera il governo di Teheran un governo di terroristi, allora tutti gli iraniani sono potenziali terroristi, anche se hanno semplicemente avvitato un bullone di un drone. Negli Stati Uniti vige la legge, non ci sono dubbi, ma alcune leggi sono assurde perché sono concepite per la guerra, non per la giustizia.

Antonio Tajani ha esortato a non parlare della vicenda. Un invito anomalo giacché, nelle società libere, i ministri non decidono quali temi trattare e come trattarli. Crosetto, invece, ha invitato a non sollevare l’indignazione contro l’Iran perché: “Questi problemi, purtroppo, non si risolvono con lo sdegno popolare”. Ma l’intento di quest’articolo non è suscitare indignazione contro l’Iran, bensì contro il governo Meloni. Tajani invita al silenzio non per tutelare la giornalista italiana, ma se stesso, ché la vergogna è grande. Il governo Meloni mette in pericolo gli italiani per eseguire un ordine della Casa Bianca funzionale alle guerre americane. La Casa Bianca ha spinto l’Italia in guerra con la Russia. Adesso pretende che l’Italia faccia la guerra all’Iran con un’operazione simile, nella logica di fondo, al caso Omar. Abedini sta subendo un abuso intollerabile in una società libera e andrebbe liberato. Prostrato dietro le sbarre, la sua sofferenza è ingiusta e ingiustificata come quella della giornalista italiana. Quest’uomo è stato sottratto alla famiglia in un Paese ostaggio degli Stati Uniti. Questo è chiaro agli iraniani. Molto meno a certi giornalisti mainstream che, afflitti da smisurati complessi di superiorità, non si accorgono nemmeno quando l’Italia opera in modi simili alle dittature.

Tratto da: L’Antidiplomatico

Da Abu Omar ad Abedini: Italia schiava della CIA
Da Abu Omar ad Abedini: Italia schiava della CIA

TRADIZIONE: UMANITA’ E MONDI ABITATI

a cura di Giuseppe Aiello

“La Tradizione, infatti, non solo ammette la pluralità dei mondi abitati, ma anche la pluralità delle umanità diffuse su questi mondi”

René Guénon

“La Tradition, en effet, n’admet pas seulement la pluralité des mondes habités, mais aussi la pluralité des humanités répandues sur ces mondes”

(Palingenius [Guénon], “Conceptions Scientifiques et Idéal Maçonnique”, in “La Gnose”, octobre 1911)

“Lode ad Allah, Signore dei mondi…” (Corano)

TRADIZIONE: UMANITA' E MONDI ABITATI
TRADIZIONE: UMANITA’ E MONDI ABITATI

PERCHE’ NOI ITALIANI E SOLO NOI DISCENDIAMO DAGLI ANTICHI ROMANI

di Roberto Biffis

Quando vi dicono che gli italiani di oggi non hanno nulla a che vedere con gli antichi Romani, ricordategli che:

1. L’Italia è la regione in cui sorgeva Roma, e molte comunità italiane moderne si sono sviluppate in loco, mantenendo una continuità geografica;

2. Roma è la prima ad aver unificato i popoli e le terre italiane;

3. Roma considerava la penisola italiana superiore;

4. Le uniche persone ad avere la cittadinanza Romana erano gli abitanti d’Italia, ed è stato così per 900 anni;

5. L’Italiano è l’unica lingua che non deriva dal Latino, ma è una sua continuazione;

6. “ITALIA”, è l’unico nome di una nazione a non essere mai cambiato nel corso del tempo, dai tempi di Roma;

7. Gli italiani usano ancora oggi, nomi e cognomi Romani;

8. I tratti somatici degli italiani corrispondono a quelli dei Romani;

9. Il pool genetico dai tempi dei Romani ad oggi, è rimasto sostanzialmente invariato;

10. Le testimonianze storiche e genealogiche tracciano la storia delle famiglie italiane attraverso i secoli, collegandole agli antichi Romani.

11. Alcune frasi dei Romani riferite alla penisola Italica:

– ITALIA RETRIX MUNDI (Italia Governatrice del Mondo);

– ITALIA OMNIUM TERRARUM PARENS (Italia genitrice di tutte le terre);

– SIT ROMANA POTENS ITALIA VIRTUTE PROPAGO (D’Italica forza possente sia la stirpe di Roma);

– ITALIA EST NON PROVINCIA SED DOMINA PROVINCIARUM (L’Italia non è una provincia, ma è a capo di tutte le province)

Giustiniano I, Corpus luris Civilis;

– IN MEA VERBA TOTA ITALIA SPONTE SUA IURAVIT (Tutta l’Italia di propria iniziativa ha giurato sulle mie parole) Augusto, Res Gestae;

Amate e difendete questo Paese, perché è la nostra casa.

Non permettete che alcuni soggetti offuschino il vostro amore per la Patria. Insieme siamo più forti.

Siamo il più grande popolo che questo pianeta abbia mai visto, non dimenticatelo.

SIAMO ITALIANI

PERCHE' NOI ITALIANI E SOLO NOI DISCENDIAMO DAGLI ANTICHI ROMANI
PERCHE’ NOI ITALIANI E SOLO NOI DISCENDIAMO DAGLI ANTICHI ROMANI

ESSERE HEYOKA

di Sartori Andrea

Più volte mia madre mi ripeté che non sono normale.

Più volte le risposi che per me era un complimento.

Nella cultura dei Nativi Americani esiste una figura chiamata “heyoka” ovvero “il contrario”. È una persona che si comporta in maniera esattamente opposta a quella degli altri. Ed è considerato persona sacra al sommo grado: Toro Seduto fu un grande heyoka.

Essere “heyoka” è difficilissimo. Tutti abbiamo bisogno di “fare come gli altri”. Se non lo fai spesso tu per primo ti senti pazzo.

Ma quasi sempre è l’heyoka ad avere ragione. Provate a fare come San Francesco e vedrete quanti vi diranno che “non sei normale”. Ma quanti si ricordano di San Francesco e quanti di tutti i mediocri che gli davano del pazzo, suo padre in primis?

La normalità è una malattia che conduce a qualcosa di peggiore: la mediocrità

ESSERE HEYOKA
ESSERE HEYOKA

LA METAFORA DEL CARRO

a cura di Scienza Sacra

(Corpo – Anima – Spirito)

Quanto segue, è solo una breve analisi che ci fa comprendere, per quanto possibile, la costituzione occulta dell’uomo. L’uomo è composto principalmente da tre principi: il corpo fisico, l’anima e lo spirito, questa tripartizione la ritroviamo un pò in tutte le tradizioni, anche se con termini diversi. Il tre è una legge disseminata ovunque in natura, per questo si parla di: mondo materiale, mondo astrale e mondo spirituale o divino, infatti quello che è in basso è come quello che è in alto, ci dice la Tavola di Smeraldo. Tre sono i principi alchemici: Sale – Terra, Mercurio – Acqua e Zolfo – Fuoco, tre sono anche le letteri madri per mezzo delle quali Dio creò il mondo: Alef, Mem, Scin.

Anche il corpo umano segue la stessa legge, l’uomo nella sua unità non solo è tripartito in corpo fisico, anima e spirito, ma anche fisicamente è composto da tre parti: ventre, busto, testa. Le dita delle mani hanno tre falangi, solo il pollice ne ha due, cosicché abbiamo 28 falangi, questo numero sommato ci da, non a caso, 10 la lettera yod da cui viene la parola yad – mano. La stessa parola yad è formata da due lettere, iod e dalet (יד), la cui somma è 14 come le falangi di una mano.

Queste suddivisioni tra corpo, anima e spirito sono solo speculative poiché l’essere umano deve esser visto come un tutt’uno, anche se vi è una gerarchia tra i tre, per tal motivo Sant’Efrem il Siro, vissuto nel 300 d.C., ci dice:

“Più gloriosa del corpo è l’anima. Più glorioso dell’anima è lo spirito. Più misteriosa dello spirito è la divinità. Alla fine il nostro corpo rivestirà la bellezza dell’anima. L’anima si rivestirà della bellezza dello spirito. E lo spirito rivestirà l’immagine della maestà divina”.

Quindi lo spirito rappresenta la parte superiore, mentre il corpo quella inferiore, li dove l’anima fa da intermediaria tra i due, e rappresenta, propriamente, il piano astrale legato alle emozioni, così come nel macrocosmo il mondo astrale fa da intermediario tra mondo fisico e mondo divino.

Aggiungiamo un’ulteriore spiegazione per approfondire maggiormente questi concetti, ci aiuteremo in ciò rifacendoci all’esempio del carro. Il carro di Arjuna, di cui abbiamo parlato altrove, è un concetto che ritroviamo nella metafora della carrozza spiegata dall’occultista francese Gérard Encausse – Papus. L’uomo può essere paragonato ad una carrozza, la vettura è il corpo fisico, il cavallo l’anima o corpo astrale, il cocchiere lo spirito.

Il cocchiere comanda tramite le retini, è quindi colui che guida e prende la direzione che più desidera, questo è il compito dello spirito. Il cavallo, unito tramite le retini (cordoni energetici anche detti

cordoni argentei) è colui che da forza a tutto il sistema di muoversi, ma non si occupa della direzione, non è il suo compito, questo è il corpo astrale o anima. Il cavallo che s’imbizzarrisce

rappresenta il cocchiere che perde il controllo, cioè le staffe. Quando invece il cavallo si stacca dalla vettura (corpo fisico) significa la morte, ed allora anche lo spirito lascia la vettura è si allontana cavalcando il cavallo, come nell’immagine in basso.

LA METAFORA DEL CARRO
LA METAFORA DEL CARRO