I VALORI DELLA ROMANITA’

di Lelio Antonio Deganutti

11 Dicembre 2024

Pietro De Franceschi (1883-1871) ministro di grazia e giustizia  del governo Mussolini nel 1929, è poco ricordato in ambiente accademico per il suo contributo intellettuale ed umano allo studio della civiltà dei nostri antenati: i Romani.

Nel suo libro ‘’Spirito della civiltà romana- ne ignorent semina matrem’’ descrive in maniera semplice ma profonda i valori che hanno fatto grande la nostra storia, dai quali possiamo ricavare delle ‘’linee guida’’ per il presente ed il futuro sempre più incerto.

La base di Roma , a parte una specifica ritualità primigenia operante in special modo nell’epoca Monarchica, era ( io direi è , in quanto Roma ha una valenza eterna) costituita dalla fides intesa come lealtà che loro contrapponevano alla malafede greca (i greci erano dediti agli stratagemmi, termine questo assente nel lessico latino) e punica. Non era un caso che sul Campidoglio era presente un tempio dedicato alla  fides accanto a quello di Giove Optimo Massimo.

La dignitas intesa non alla maniera protestante/moralistica ,e quindi arida ed asettica, ma come Cicerone affermava nel ‘’de officiis’’ era quel senso di gravità e di grandezza che animava l’anima Romana come un fuoco espansivo ed ardente di conquista del sè. Basti osservare anche la dimensione architettonica di Roma, esempio plastico di Dignitas atemporale.

La Pietas intesa come devozione in primis verso gli Dei, reggenti sostanziali del destino dell’Urbe e del Imperium. Verso lo Stato , vero ordinatore e unificatore delle molteplici istanze nel nome sacro di Roma. Verso la Famiglia ( e degli antenati) la cui integrità rappresentava l’integrità dello Stato. Un esempio di Pietas  fu Enea che riusci’ a trarre in salvo i simulacri degli Dei e la famiglia della fiamme di Troia.

Le sorti di Roma sono state fauste fino a che l’aderenza ai valori sopra descritti, nucleo del cosiddetto Mos Maiorum, fu rispettata e il fuoco di Vesta fu da essi vivificato. Valori  semplici ed essenziali ma  nello stesso tempo efficaci ed efficienti nell’intento di costruire ed edificare qualcosa di duraturo. In una società trans umana come quella attuale, fatta di orpelli e di cose non essenziali, sarebbe opportuno ritornare a questa nettezza valoriale e a un rinnovato atteggiamento interiore,tipici della nostra gens italica.

Tratto da: Nuovo Giornale Nazionale

I VALORI DELLA ROMANITA'
I VALORI DELLA ROMANITA’

Un mondo senza l’altro

di Ferdinando Pastore

8 Dicembre 2024

L’Occidente non dichiara guerra a nessuno, la esegue sempre alla ricerca della pace. Una superiorità presunta, declamata in maniera così assertiva, non può che partorire incomunicabilità e cecità nei confronti dell’Altro.

Noi senza l’altro

Proclami e appelli a Russia, Siria, Palestina, Iran, ora Libano e chissà in futuro anche Cina. L’accerchiamento, il terrore, i cadaveri scompariranno solo se avrete il coraggio di cambiare indirizzi, governi, economia e mentalità. Basta questo.

L’Occidente non chiede altro se non un pacifico assoggettamento. Per questo rovescia l’impianto discorsivo nell’irrealtà. L’Occidente non dichiara guerra a nessuno, la esegue sempre alla ricerca della pace. Una superiorità presunta, declamata in maniera così assertiva, non può che partorire incomunicabilità e cecità nei confronti dell’Altro.

Scompare così la diplomazia nel primato incontrastato della Ragione. Qui, da noi, al contrario di quanto affermato da Jünger, lo spirito di concorrenza afferma con forza il garbo scientifico della crudeltà. Il progressismo stabilisce l’ambito culturale in cui si concepisce lo scarto umano, la destra finisce per annientarlo.

Il nostro razzismo, perché di razzismo si tratta, si spiega in queste due direzioni: meritocrazia classista a sinistra, punizione esemplare a destra, per marciare poi unite in guerra e nel ripudio degli sconfitti. Disintegriamo le terre altrui per poi accogliere migranti; attenzione migranti e mai emigranti, come fossero tribù di tradizione nomade e mai stanziale.

Li accogliamo come migranti e non come emigranti perché non sopportiamo di non essere percepiti qualitativamente migliori, per cui non esiste più lo sradicamento, l’isolamento e il dramma esistenziale e politico dell’emigrazione. Non esistono colpe da espiare; qui viviamo meglio, punto.

Il resto del mondo è lacerato da dittatori, arcaicità, credenze magiche, fanatismo. Per questo neanche possiamo immaginarla una realtà multipolare. Ci sconforta e ci carica in un nichilismo attivo, distruttivo, terrorista.

Non so se saranno queste guerre a decretare la dissoluzione dell’Occidente, ma questa si avvererà. Siamo noi a dover cambiare indirizzo e non gli altri.

Tratto da: Kultur Jam

Un mondo senza l’altro
Un mondo senza l’altro

Siria: cinque possibili scenari dopo la caduta di Assad e le troppe incognite sul futuro

di Chiara Cavalieri

DAMASCO. Il quotidiano turco Sabah ha analizzato la situazione attuale in Siria, suggerendo cinque possibili scenari per l’evoluzione della crisi, che potrebbero portare alla divisione e al collasso dello Stato siriano.

Mentre i siriani celebrano l’arrivo dei combattenti dell’opposizione a Damasco, le incertezze sul futuro del Paese si intensificano.

Primo scenario: La Repubblica Democratica siriana

Il primo scenario prevede la creazione di una Repubblica Democratica siriana, sostenuta da un’alleanza di partiti di opposizione con varie fazioni e ideologie. Sebbene questo scenario sia considerato difficile da realizzare, potrebbe ottenere il supporto della Turchia, della Russia, degli Stati Uniti e dei paesi europei, poiché rappresenterebbe un’opzione che preserva la sicurezza del Paese.

L’ex Presidente siriano, Bashar Al Assad.

Secondo scenario: Repubblica islamica di Siria

Il secondo scenario contempla la dichiarazione della “Repubblica islamica di Siria”, il cui centro sarebbe rappresentato dall’organizzazione terroristica “Hay’at Tahrir al-Sham”.

In questo contesto, il Governo siriano sarebbe controllato da rappresentanti del movimento salafita, che non tollerano ostilità ideologica verso Israele e gli Stati Uniti.

Terzo scenario: Stato anti-sciita sotto il controllo israeliano

Esso prevede la creazione di uno “Stato anti-sciita” sotto il controllo di Israele. Questo nuovo Paese si baserebbe sul contrasto all’influenza iraniana, cercando di isolare Hezbollah e privarlo del supporto logistico e militare fornito da Teheran.

Quarto scenario: Repubblica Federale di Siria

Un ulteriore scenario ipotizza l’istituzione di una Repubblica Federale di Siria sotto l’egida degli Stati Uniti. In questa eventualità, il Paese sarebbe suddiviso in piccoli Stati separati, simili a quelli dei Balcani, creando una situazione di instabilità e frammentazione territoriale.

Immagine di milizie anti Assad, a Damasco

Quinto scenario: Divisione e guerra civile

Infine, il quinto scenario prevede la divisione e la disintegrazione della Siria, accompagnata da un nuovo scoppio di guerra civile, che potrebbe portare al collasso totale del Paese. Questa prospettiva rappresenta la conclusione più pessimistica e temuta da molti osservatori.

Le notizie riportate dall’Agenzia di stampa Reuters rivelano che i vertici dell’Esercito siriano hanno informato gli ufficiali riguardo alla caduta del regime.

In una dichiarazione video, il primo ministro siriano Muhammad al-Jalali ha espresso la sua disponibilità a collaborare con qualsiasi leadership scelta dal popolo, sottolineando la sua intenzione di rimanere nel Paese in modo pacifico per garantire la continuità delle istituzioni pubbliche.

Al-Jalali ha auspicato che una nuova era possa sorgere, annunciando che sarà presente al Consiglio dei ministri e pronto a gestire il passaggio del potere.

D’altra parte, il Comandante delle operazioni militari dei gruppi armati siriani, Ahmed Al-Sharaa “Al-Julani”, ha confermato che il Governo di Damasco continuerà a operare sotto la supervisione del primo ministro fino al trasferimento del potere.

Infine, l’Agenzia di stampa russa TASS ha riportato la notizia che il Presidente siriano Bashar al-Assad ha lasciato Damasco, aggiungendo ulteriore incertezza sul futuro politico del Paese.

Questi sviluppi suggeriscono che la Siria si trova a un bivio cruciale, con molteplici possibilità che potrebbero determinare il suo destino nei prossimi mesi.

Intanto per precauzione le Forze Armate israeliane (IDF) dichiara alcune zone agricole sulle alture del Golan “zona militare chiusa”. Vietato l’ingresso ai cittadini.

Tratto da: Report Difesa

Siria: cinque possibili scenari dopo la caduta di Assad e le troppe incognite sul futuro
Siria: cinque possibili scenari dopo la caduta di Assad e le troppe incognite sul futuro

Il caso Romania fa cadere l’ultimo velo sull’ipocrisia europea

di Marquez

7 Dicembre 2024

L’annullamento delle elezioni in Romania per presunte ‘ingerenze russe” fa cadere anche l’ultimo velo sull’ipocrisia dei “valori europei”. Bucarest riveste un ruolo strategico cruciale ed è strettamente legata agli interessi statunitensi, nel quadro che vede la UE del tutto sovrapposta alla NATO.

Nel paese è prevista l’apertura della più grande base dell’Alelanza Atlantica nel vecchio continente, destinata a superare per dimensioni e importanza quella di Ramstein in Germania. Inoltre, la Romania ospita il sistema antimissile Aegis Ashore, una componente fondamentale per la difesa collettiva dell’Alleanza. Insieme alla Polonia, la Romania rappresenta uno dei pilastri principali che sostengono il “cancello d’ingresso” dell’Europa orientale, costituito dall’Ucraina.

La vittoria che si profilava all’orizzonte di un candidato come Georgescu – si di estrema destra – ma nell’accezione ‘putiniana’ secondo i burocrati europei, cioè una specie di Satana, era ipotesi da scongiurare ad ogni costo.

Il caso Romania

La Romania si trova nel pieno di una crisi politica senza precedenti dopo l’annullamento del primo turno delle elezioni presidenziali, avvenuto il 24 novembre scorso. La decisione, presa dalla Corte costituzionale, ha fermato anche il ballottaggio previsto per l’8 dicembre tra la filo-europea Elena Lasconi e il filo-russo Calin Georgescu. Alla base del provvedimento vi sono accuse di presunte ingerenze straniere, che per l’UE sono sempre russe, nella campagna elettorale, condotte tramite il social network TikTok.

Il ruolo dei servizi segreti e l’annullamento a sorpresa

La Corte costituzionale, inizialmente incline a convalidare i risultati del primo turno, ha cambiato posizione dopo la desecretazione di documenti dei servizi segreti. Tali documenti avrebbero evidenziato un’interferenza da parte di un “attore statale” non specificato, identificato in molti dibattiti pubblici con la Russia.

Secondo queste accuse, TikTok avrebbe fornito condizioni vantaggiose al candidato Calin Georgescu, noto per le sue posizioni filorusse e critiche verso la NATO. Georgescu, ex esponente dell’estrema destra e sostenitore di politiche anti-occidentali, aveva ottenuto un sorprendente 22% al primo turno, grazie a una campagna digitale particolarmente aggressiva e ben finanziata.

Le piazze accusano Mosca, la magistratura indaga

Le strade di Bucarest si sono riempite di manifestanti filo-europei, che denunciano la Russia come responsabile delle ingerenze elettorali. Si parla di account falsi e massicce campagne di promozione sui social media, con paralleli tracciati con le accuse rivolte a Mosca durante la prima elezione di Donald Trump. La magistratura rumena ha avviato un’indagine per verificare il coinvolgimento di soggetti stranieri nella campagna elettorale, ma al momento non ci sono conclusioni definitive. E soprattutto non sono state presentate prove.

La posizione strategica del paese, membro dell’Unione Europea e della NATO, lo rende un terreno fertile per le influenze geopolitiche. L’instabilità politica, alimentata dalla mancanza di trasparenza nelle informazioni e dalle crisi nei principali paesi dell’UE, come Germania e Francia, si riflette in un contesto in cui partiti estremisti e candidati con retoriche divisive guadagnano terreno.

La vicenda di Georgescu evidenzia come figure apparentemente contraddittorie –capaci di essere contemporaneamente pacifiste, ecologiste, filorusse e antisemite – possano ottenere successo elettorale grazie a strategie di comunicazione moderne. TikTok, con i suoi video accattivanti, ha permesso a Georgescu di costruire una narrativa personale ispirata a leader come Vladimir Putin.

Il futuro politico rumeno

Con l’annullamento delle elezioni, la Romania si trova in una situazione di stallo. Il presidente uscente, Klaus Iohannis, continuerà a svolgere il suo ruolo fino a nuove elezioni, ma la data per un eventuale secondo turno non è ancora stata fissata. Nel frattempo, il nuovo parlamento, recentemente eletto, si trova a dover affrontare crescenti tensioni politiche e sociali.

La magistratura è chiamata a far chiarezza sulle presunte ingerenze, mentre il rischio di un’escalation nelle piazze rimane alto.

Tratto da: Kultur Jam

Il caso Romania fa cadere l’ultimo velo sull’ipocrisia europea
Il caso Romania fa cadere l’ultimo velo sull’ipocrisia europea

SOGGETTO RADICALE E PRATICA DEL MISTICO ABBANDONO

di René-Henri Manusardi

Per la particolarissima missione a cui è vocato di sterminatore del male nei Tempi ultimi, il Soggetto Radicale è destinato a non avere nessun attaccamento di tipo terreno che possa ostacolare tale missione, deve avere quindi il cuore totalmente distaccato da affetti familiari, amicizie, concupiscenze materiali di ordine sensuale ed economiche, bramosie spirituali e di attaccamento al proprio ego. Soltanto l’aggressione satanica tesa alla destabilizzazione e alla distruzione della sua propria esistenza, mette il Soggetto Radicale nelle condizioni di distaccarsi totalmente da se stesso, dai propri affetti e dalle proprie cupidigie per divenire un angelo incarnato distruttore del potere delle tenebre e aurora di una nuova Civiltà multipolare e del nuovo Imperium d’Europa.

SOGGETTO RADICALE E PRATICA DEL MISTICO ABBANDONO
SOGGETTO RADICALE E PRATICA DEL MISTICO ABBANDONO

LA GIOIA DELLE PICCOLE COSE

a cura di Martino Zeta

Proverai la gioia delle piccole cose solo se avrai accettato la morte. Se invece ti guardi intorno avidamente in cerca di tutto ciò che potresti ancora vivere, allora nulla sarà mai grande abbastanza per il tuo piacere, le piccole cose che costantemente ti circondano non ti daranno più gioia.

Contemplo perciò la morte, perché essa mi insegna a vivere.

Se accogli in te la morte, essa è come una notte di brina e un presagio di sgomento, ma è una notte di brina che scende su un vigneto ricolmo di dolci grappoli.

Presto sarai felice della tua ricchezza.

La morte fa maturare. C’è bisogno della morte per poter raccogliere i frutti. Senza la morte la vita non avrebbe senso, perché ciò che dura a lungo torna a eliminarsi da solo e nega il proprio significato. Per esistere e godere della tua esistenza ti è necessaria la morte, e questa limitazione ti consente di portare a compimento la tua esistenza.

(Carl Gustav Jung – Liber novus)

LA GIOIA DELLE PICCOLE COSE
LA GIOIA DELLE PICCOLE COSE

Putin: serve un sistema di cooperazione senza diktat e sanzioni

a cura della Redazione

Esaurito modello che garantiva vantaggi a pochi paesi

“E’ ovvio che il modello di cooperazione economica internazionale che garantiva dei vantaggi unilaterali a un piccolo gruppo di Paesi è ormai esaurito. Il supporto deve essere preso da un altro sistema che garantisce l’interesse di tutti”.
    Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un messaggio letto in occasione dell’apertura della diciassettesima edizione del Forum Economico Eurasiatico di Verona in corso a Ras Al Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti.

“Un sistema che escluda ogni forma di discriminazione, diktat e sanzioni”, ha proseguito.
    Putin ha ricordato che “il tema di questa edizione è la nuova architettura della cooperazione per la moderna economia. Questo tema rispecchia in pieno la problematica delle relazioni internazionali, nell’interesse della maggioranza mondiale”.
    “Proprio questi sono i principi alla base dell’attività del gruppo Brics, che ha tenuto recentemente il suo vertice a Kazan, in Russia. E noi siamo soddisfatti per il fatto che sempre più Paesi condividano questi principi. Sto parlando innanzitutto dei nostri vicini nel continente eurasiatico. Quindi io spero che le vostre iniziative potranno contribuire alla cooperazione dei Paesi eurasiatici” e “auguro tanti successi e ogni bene”, ha concluso il presidente russo.

Tratto da: ANSA

Putin: serve un sistema di cooperazione senza diktat e sanzioni
Putin: serve un sistema di cooperazione senza diktat e sanzioni

Il progetto della controrivoluzione

di Christopher F. Rufo 

4 Dicembre 2024 

Come eliminare il razzismo di sinistra dal governo federale

La seconda elezione di Donald Trump, insieme alle vittorie repubblicane in entrambe le camere del Congresso, pone le basi negli Stati Uniti per un confronto tra la democrazia, che dipende dalle istituzioni rappresentative per formare un governo, e il dominio di élite non elette, che si basa su rivendicazioni di competenza per controllare lo Stato.

L’opposizione interna a Trump si sta già organizzando all’interno delle agenzie federali. La CNN riferisce che i funzionari del Pentagono stanno discutendo di disobbedire alla politica ufficiale. Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha dichiarato che rifiuterebbe se Trump chiedesse le sue dimissioni. Alcuni vorrebbero assistere a una ripresa delle controazioni orchestrate contro Trump, dalla bufala della collusione con il Russiagate alla censura del laptop di Hunter Biden, fino ai procedimenti politici che hanno portato al suo arresto e alle condanne penali.

Il prossimo confronto politico è insolito perché l’antagonista specifico è difficile da identificare. Trump non sta sfidando Joe Biden o Kamala Harris, e nemmeno la minoranza democratica al Congresso. Invece, l’opposizione post-elettorale del presidente eletto proviene dall’interno del ramo esecutivo stesso, in spregio all’articolo II della Costituzione, che si apre con l’affermazione senza riserve: “Il potere esecutivo è affidato a un Presidente degli Stati Uniti d’America”.

Negli ultimi anni, nel discorso politico americano sono apparse espressioni come “Stato profondo” per descrivere questo fenomeno, in cui amministratori, burocrati e funzionari non eletti sembrano esercitare un tipo di potere che non abbiamo ancora un linguaggio appropriato per descrivere. Una parte della motivazione è di interesse personale – i burocrati vogliono proteggere le loro posizioni – ma un’altra è ideologica: il governo federale è impregnato di ideologia razziale e di genere di sinistra, e i suoi aderenti vedono Trump come una minaccia esistenziale.

Di diritto, dovrebbe esserlo. Il presidente entrante, secondo la Costituzione, ha tutto il diritto di piegare l’amministrazione alla sua visione, che è contraria ai principi del razzismo di sinistra. Ma queste ideologie, che l’amministrazione Biden ha radicato attraverso il suo programma di diversità “whole-of-government”, governano da tempo le agenzie che controllano i dettagli delle politiche federali. Da qui il conflitto: il presidente, che ha l’autorità formale, contro la burocrazia ideologica, che ha il potere reale.

Alla fine del suo primo mandato, Trump ha tentato di correggere questo problema attraverso azioni come un ordine esecutivo che vietava la teoria critica della razza nel governo federale. La seconda amministrazione Trump deve andare oltre e dedicarsi a un processo che il vicepresidente eletto J. D. Vance ha descritto come “dewokeificazione”. Questo è il problema politico più urgente che l’amministrazione deve affrontare, perché senza istituzioni rappresentative e un ripristino dell’autorità costituzionale non è possibile governare l’America.

L’amministrazione Trump ha l’opportunità unica di intraprendere un’azione decisiva fin dal primo giorno, attraverso ordini esecutivi che possono fungere da segnale di apertura di una controrivoluzione. La premessa di base è che gli Stati Uniti dovrebbero eliminare il razzismo di sinistra dal governo federale e riportare il Paese al principio dell’uguaglianza senza distinzione di colore. Attraverso una campagna aggressiva, Trump e il suo gabinetto possono porre fine alle forme di discriminazione mascherate sotto il nome di “diversità, equità e inclusione” (DEI) e far funzionare di nuovo il governo.

Il processo di cattura ideologica è durato decenni. Ma la controrivoluzione può, e deve, riprendere rapidamente queste istituzioni in nome del popolo e riorientarle verso i principi duraturi di libertà e uguaglianza. I burocrati che abusano della fiducia pubblica per promuovere le proprie ideologie devono essere avvertiti: saranno chiusi, i loro dipartimenti aboliti e il loro impiego interrotto. L’amministrazione si adopererà per liberare l’America da questa corruzione ideologica prima che questa marcisca ulteriormente le nostre istituzioni, demoralizzi i nostri cittadini e renda il governo totalmente incompetente.

La controrivoluzione inizia ora.

Innanzitutto, una mappa del territorio. Il pensiero di sinistra è pervasivo nella burocrazia federale, che modella il comportamento delle agenzie federali e opera senza essere influenzato dalla politica elettorale. La maggior parte dei dipendenti dello Stato amministrativo, soprattutto quelli che si occupano di giustizia, istruzione, arte e salute, sono in maggioranza di sinistra e partigiani di ideologie alla moda.

I dati sono sorprendenti. Durante il ciclo presidenziale del 2020, i dipendenti del Dipartimento di Giustizia hanno indirizzato l’86% dei loro contributi politici ai Democratici, quelli del Dipartimento del Lavoro l’88%, quelli del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani il 92% e quelli del Dipartimento dell’Istruzione il 97%. In generale, secondo Bloomberg, l’84% delle donazioni dei dipendenti federali non appartenenti al settore della difesa è andato al candidato alla presidenza Biden. Questi numeri rispecchiano le tendenze delle aziende tecnologiche e delle università, spesso viste come bastioni del pensiero di sinistra. Quando le istituzioni si orientano così pesantemente verso un’unica ideologia, diventano inclini alla cattura ideologica.

Il governo federale oggi sostiene le ideologie progressiste, come la teoria critica della razza, attraverso vasti sussidi finanziari. Le università pubbliche, sostenute da finanziamenti federali e da prestiti per studenti sostenuti dallo Stato, ospitano numerosi dipartimenti che promuovono queste idee. Inoltre, le sovvenzioni federali e i contratti di formazione sulla diversità, in gran parte gestiti da burocrati senza controllo legislativo, convogliano il denaro dei contribuenti verso iniziative ideologiche. I dati della General Services Administration rivelano una costante tendenza di sinistra in queste spese, che persiste sia sotto le amministrazioni democratiche che repubblicane.

Al Dipartimento del Tesoro, ad esempio, gli amministratori dei presidenti Obama, Trump e Biden hanno finanziato molti programmi basati su teorie critiche, spesso con l’eufemismo di “diversità”. Sotto Obama, il Tesoro ha creato l’Ufficio per l’inclusione delle minoranze e delle donne e altre iniziative basate sulla razza e sull’identità. Sotto Trump, il Tesoro ha spinto la teoria razziale critica come ideologia operativa, assumendo consulenti per condurre programmi di formazione che insegnassero ai dipendenti che l’America è una nazione di “razzismo sistemico” con una storia di 400 anni di “terrorismo razziale” che continua “fino ad oggi”. La soluzione proposta è che i dipendenti federali – soprattutto i “bianchi” che hanno l’obbligo di fare un serio “lavoro interiore” – diventino “attivisti” e portino avanti l’agenda dell’“equità razziale”.

Questi programmi si sono moltiplicati e intensificati sotto Biden. Come ho riferito di recente, l’amministrazione Biden ha usato l’autorità esecutiva per creare una burocrazia razzista permanente, tra cui un Equity Hub, un Comitato consultivo sull’equità razziale e un Consigliere per l’equità razziale. Il Segretario del Tesoro Janet Yellen, insieme al Vicepresidente Kamala Harris, ha annunciato 8,7 miliardi di dollari di prestiti a “imprese di proprietà di minoranze”, uno sforzo apertamente discriminatorio. Il Tesoro ha anche obbligato gli appaltatori federali a implementare il DEI. Allo stesso tempo, la politica del Tesoro in materia di verifiche del credito d’imposta sul reddito da lavoro è passata a “esaminare l’equità delle verifiche in base ad altre categorie demografiche”, un eufemismo per indicare il favoritismo razziale.

Questa retorica è diventata sempre più la regola all’interno delle agenzie federali e dei gruppi accademici, educativi e attivisti finanziati a livello federale. Le preferenze e le discriminazioni razziali stanno diventando una parte sempre più radicata della politica governativa. Cambia l’amministrazione, ma l’ideologia rimane: sovvenzionata dai contribuenti, amministrata dalla “classe degli esperti” e imposta al popolo americano.

Cosa si può fare per risolvere il problema della cattura ideologica? Tre presidenti americani – Richard Nixon, Ronald Reagan e Donald Trump – hanno cercato di affrontare direttamente il problema. Nessuno lo ha risolto, ma tutti offrono punti di partenza per una soluzione.

Nel discorso sullo stato dell’Unione del 1971, Nixon propose una “nuova rivoluzione americana” che avrebbe decentrato il potere, restituendolo agli Stati, alle località e ai cittadini. Nixon sosteneva che il governo federale era diventato troppo dominante e minacciava di soppiantare le funzioni sociali fondamentali. Egli riteneva inoltre che la burocrazia federale permanente e la sua classe di esperti, burocrati e intellettuali fossero ostili alla sua amministrazione e ai suoi elettori. “Più il governo è lontano dalla gente, più il governo diventa forte e la gente più debole. E una nazione con un governo forte e un popolo debole è un guscio vuoto”, ha detto. “L’idea che un’élite burocratica a Washington sappia cosa è meglio per la gente ovunque e che non ci si possa fidare dei governi locali è in realtà un’affermazione che non ci si può fidare che la gente si governi da sola”.

Nixon propose un nuovo federalismo che avrebbe ridotto il numero dei dipartimenti di gabinetto, riorganizzato il ramo esecutivo e inviato miliardi di finanziamenti agli Stati e ai comuni. “Ciò per cui questo Congresso può essere ricordato è l’apertura della strada a una nuova rivoluzione americana, una rivoluzione pacifica in cui il potere è stato restituito al popolo, in cui il governo a tutti i livelli è stato rinfrescato e rinnovato e reso veramente reattivo”, ha concluso Nixon nel suo Stato dell’Unione. “Questa può essere una rivoluzione profonda, di vasta portata ed entusiasmante come la prima rivoluzione di quasi duecento anni fa”. Alla fine del suo primo mandato, Nixon si vedeva come un campione dell’“interesse generale”, impegnato in una battaglia contro un sistema burocratico inimicato.

I media se ne accorsero. Dopo la sua schiacciante rielezione, il New York Times pubblicò l’editoriale “Controrivoluzione Nixon”, avvertendo che il 37° presidente cercava di “portare avanti un grande disegno ideologico” che avrebbe rovesciato il New Deal e la Great Society, abolendo i programmi federali che lavoravano per imporre i punti di vista delle élite alle comunità locali. “Il signor Nixon cerca di realizzare una controrivoluzione retrogressiva sotto le spoglie di una riorganizzazione amministrativa”, avvertiva l’editoriale.

Nixon agì con decisione, pubblicando bilanci e piani per attuare la sua controrivoluzione. Riorganizzò l’apparato federale per renderlo più rispondente all’autorità presidenziale, abolì i programmi che promuovevano le ideologie di sinistra, sospese le iniziative federali in materia di alloggi in attesa di revisione e restrinse la portata ideologica dei servizi sociali finanziati a livello federale. Al centro del suo approccio c’era il “revenue sharing”, un sistema audace che incanalava i fondi federali direttamente agli Stati e alle località. Nixon considerava il decentramento e il controllo del ramo esecutivo da parte della Casa Bianca come elementi vitali per evitare la tirannia burocratica e per garantire che il governo operasse più vicino alla gente.

Quando Ronald Reagan divenne presidente nel 1980, anch’egli cercò di limitare l’influenza ideologica di sinistra all’interno del governo federale. Riprendendo la visione di Nixon di un nuovo federalismo, Reagan definì il suo sforzo una “rivoluzione silenziosa” per restituire il potere ai cittadini. La sua strategia principale, descritta da alcuni analisti come un tentativo di “defondare la sinistra”, si è concentrata sulla riduzione della spesa federale, sul taglio di programmi in settori quali lo sviluppo della comunità, l’istruzione, i servizi sociali e la formazione all’occupazione, e sull’individuazione degli oppositori ideologici all’interno del governo.

L’ordine esecutivo denunciava le ideologie critiche “fondate su gerarchie basate su identità sociali e politiche collettive piuttosto che sull’intrinseca e pari dignità di ogni persona come individuo” e “radicate nella perniciosa e falsa convinzione che l’America sia un Paese irrimediabilmente razzista e sessista; che alcune persone, semplicemente a causa della loro razza o del loro sesso, siano oppressori; e che le identità razziali e sessuali siano più importanti del nostro comune status di esseri umani e di americani”. Il documento proibisce tutti i programmi di formazione che promuovono i “concetti divisivi” secondo i quali:

(1) una razza o un sesso è intrinsecamente superiore a un’altra razza o a un altro sesso; (2) gli Stati Uniti sono fondamentalmente razzisti o sessisti; (3) un individuo, in virtù della sua razza o del suo sesso, è intrinsecamente razzista, sessista o oppressivo, sia consciamente che inconsciamente; (4) un individuo dovrebbe essere discriminato o ricevere un trattamento sfavorevole solo o in parte a causa della sua razza o del suo sesso; (5) i membri di una razza o di un sesso non possono e non dovrebbero tentare di trattare gli altri senza rispettare la razza o il sesso; (6) il carattere morale di un individuo è necessariamente determinato dalla sua razza o dal suo sesso; (7) un individuo, in virtù della sua razza o del suo sesso, si assume la responsabilità di azioni commesse in passato da altri membri della stessa razza o dello stesso sesso; (8) qualsiasi individuo dovrebbe provare disagio, senso di colpa, angoscia o qualsiasi altra forma di sofferenza psicologica a causa della sua razza o del suo sesso; o (9) la meritocrazia o tratti come l’etica del duro lavoro sono razzisti o sessisti, o sono stati creati da una particolare razza per opprimere un’altra razza.

Nessuno di questi approcci fu sufficiente. Nixon è stato ostacolato dalla burocrazia e da un Congresso democratico; poi il Watergate lo ha costretto ad andarsene. Reagan ridusse alcuni finanziamenti, ma non cambiò radicalmente l’ideologia radicata o il comportamento della burocrazia federale. E il “divieto di teoria critica della razza” di Trump è stato annullato dall’ordine di Joe Biden il primo giorno della sua presidenza nel 2021.

Sebbene queste politiche non siano riuscite a risolvere il problema critico, ne illuminano la natura e forniscono un punto di partenza per una soluzione. Il compito dei politici è ora quello di basarsi sugli sforzi di Nixon, Reagan e Trump, e di progettare politiche in grado di domare la burocrazia e quindi di promuovere l’interesse pubblico. In caso contrario, come aveva avvertito Nixon, l’esperimento americano giungerà alla fine: il dominio burocratico divorerà l’ordine costituzionale.

Nel momento in cui la seconda amministrazione Trump prende forma, il presidente dovrebbe ricordare una lezione fondamentale: sebbene debba accettare la realtà attuale che Washington D.C. è il più grande benefattore delle teorie critiche e delle ideologie di sinistra in America, non è affatto impotente a cambiarla. Ha delle opzioni politiche che possono avviare il processo di ripristino dell’autorità presidenziale, di riallineamento della burocrazia alla visione del Presidente e di inversione del processo di cattura ideologica.

Per catalizzare questo processo, propongo un ambizioso progetto di controrivoluzione che può iniziare il primo giorno. Subito dopo aver assunto l’incarico, il presidente dovrebbe emanare una serie di ordini esecutivi per “circondare e soffocare” le ideologie di sinistra in sei settori: burocrazia, contenuti, politiche, finanziamenti, comportamenti e personale.

Il primo obiettivo è spostare le strutture della burocrazia e allinearle più direttamente ai principi dell’amministrazione. Il Presidente dovrebbe ordinare alle agenzie di abolire tutti i dipartimenti, i piani e i programmi DEI e di licenziare i dipendenti ad essi associati. Molti di questi programmi sono stati creati non su indicazione del Congresso ma dei presidenti precedenti, in particolare con l’Ordine Esecutivo 13583 del Presidente Obama, l’Ordine Esecutivo 13985 e l’Ordine Esecutivo 14035 del Presidente Biden, e dai dirigenti delle agenzie di propria iniziativa. Trump può porre fine a questi programmi in base alla sua autorità esecutiva e sostituire il DEI con una politica di rigorosa uguaglianza senza distinzione di colore.

Questa azione avrebbe dato uno shock immediato alla burocrazia. Le ideologie critiche hanno preso piede soprattutto perché le amministrazioni conservatrici hanno trascurato la questione o hanno esitato ad affrontarla. Mancando di argomenti chiari e di un vocabolario sulla razza e sul genere, molti leader conservatori hanno evitato questi argomenti, permettendo alle agenzie di costruire infrastrutture di “diversità” radicate che operano al di fuori della supervisione del Congresso.

Un ordine esecutivo che smantelli questi programmi destabilizzerebbe i partigiani interni che li hanno usati per promuovere ideologie di sinistra. A questi dipendenti verrebbe affidato il compito di smantellare i propri sistemi e di implementare un nuovo quadro basato sull’uguaglianza senza distinzione di colore. L’ordine distruggerebbe le strutture che consentono la cattura ideologica e riaffermerebbe l’autorità costituzionale del presidente. Sebbene sia probabile una resistenza da parte dei dipendenti più partigiani, direttive forti neutralizzerebbero anche gli ideologi più impegnati.

Il secondo obiettivo è identificare ed eliminare tutti i programmi, le politiche, le sovvenzioni, le proposte, le formazioni e le voci di bilancio che promuovono il razzismo di sinistra. Ciò richiede un sistema che identifichi dove tale ideologia compare nei documenti federali. L’approccio più efficace è quello di sviluppare un programma di intelligenza artificiale in grado di scansionare il flusso di documenti alla ricerca di parole chiave e di segnalare i casi rilevanti per la revisione da parte dell’Ufficio di gestione e bilancio, che opera sotto la diretta supervisione presidenziale. Questo sistema convoglierebbe alla Casa Bianca le informazioni provenienti da tutto il governo federale, consentendo ai funzionari di nomina politica di monitorare il contenuto ideologico dei programmi federali, di disinnescarli se necessario e di applicare efficacemente le direttive di questo ordine.

Questo sistema di “localizzazione e cancellazione” potrebbe essere utilizzato in tutto il governo e fornire una scala di priorità per la revisione manuale. Anche se i burocrati di sinistra all’interno delle agenzie potrebbero cercare di sviluppare eufemismi e neologismi per eludere l’applicazione, i concetti e i principi chiave delle teorie critiche sono rimasti relativamente stabili nell’ultimo mezzo secolo; è improbabile che il linguaggio cambi abbastanza velocemente o in modo significativo per eludere le restrizioni.

Il terzo obiettivo dell’ordine esecutivo è quello di impedire alle agenzie federali, agli appaltatori federali e ai beneficiari di fondi federali di promuovere il bigottismo razziale e sessuale in tutti i programmi, le politiche, la formazione e la gestione. Basandosi sul quadro dell’Ordine esecutivo del Presidente Trump sulla lotta agli stereotipi razziali e sessuali, l’ordine dovrebbe aggiungervi il testo sottostante e imporre al governo federale di non promuovere, far progredire o inculcare i seguenti “concetti divisivi”, ovvero che:

(10) si presume che un individuo, sulla base della sua razza o del suo sesso, abbia tratti come il privilegio bianco, la fragilità bianca, il razzismo interiorizzato, i pregiudizi impliciti o i pregiudizi inconsci; (11) concetti e istituzioni come la meritocrazia, l’individualismo, la razionalità, l’uguaglianza, il daltonismo, il duro lavoro e la famiglia nucleare sono razzisti o sessisti, o sono stati creati da una particolare razza per opprimere un’altra razza; (12) le disparità razziali nei risultati sociali ed economici sono esclusivamente o necessariamente il risultato del razzismo o di politiche razziste; (13) gli individui dovrebbero essere incoraggiati o obbligati a partecipare a spazi, strutture, alloggi, programmi o “gruppi di affinità” separati sulla base della razza o dell’orientamento sessuale.

Il quarto obiettivo: tagliare i finanziamenti alle ideologie di sinistra nelle sovvenzioni e negli appalti federali. L’ordine dovrebbe richiedere che tutti i contratti federali esistenti, in corso, proposti e considerati che contengono le voci segnalate passino attraverso l’OMB per la revisione e l’approvazione manuale. I contratti esistenti che violano le restrizioni sui “concetti divisivi” dovrebbero essere immediatamente risolti attraverso il processo di sequestro del bilancio e, se necessario, essere oggetto di controversie; le future richieste di sovvenzione, le considerazioni e le nomine che avanzano i “concetti divisivi” dovrebbero essere rifiutate dallo staff dell’OMB.

Questa politica offre un duplice vantaggio: “disinnescare sistematicamente la sinistra” all’interno del governo federale e distruggere il più ampio ecosistema che sostiene le ideologie di sinistra. Vietando gli appaltatori che si occupano di “diversità e inclusione” ed estendendo le restrizioni sui “concetti divisivi” a tutte le sovvenzioni e gli appaltatori federali, comprese le grandi aziende e le università di ricerca, l’ordine frenerebbe la diffusione e l’influenza delle teorie critiche di razza e di genere nelle più grandi burocrazie pubbliche e private. La “diversità e l’inclusione” sono diventate un’industria multimiliardaria e un meccanismo chiave per promuovere le ideologie di sinistra nelle aziende, nelle scuole e nelle agenzie governative. L’ordine esecutivo limiterebbe la portata e la crescita di queste iniziative, creando al contempo rischi legali per le aziende che adottano pratiche discriminatorie o estremiste.

Il quinto obiettivo è quello di rimodellare la cultura e il comportamento delle agenzie federali. Questo sforzo dovrebbe iniziare con un’espansione dei principi dell’Hatch Act, che proibisce ai dipendenti pubblici di impegnarsi in attività politiche di parte, per includere tutto l’attivismo sociale e politico non direttamente correlato ai doveri ufficiali di un dipendente. In linea di principio, la restrizione si applicherebbe in egual misura ai movimenti politici di destra e di sinistra; in pratica, limiterebbe quasi esclusivamente l’attivismo di sinistra, data la composizione della forza lavoro federale e la cultura esistente della burocrazia federale.

L’ordine esecutivo non cambierebbe direttamente i pregiudizi e gli orientamenti politici dei dipendenti federali, ma impedirebbe loro di metterli in pratica. Nel tempo, il risultato sarebbe una riduzione dell’attivismo e della messaggistica di sinistra all’interno del governo federale che, a lungo termine, potrebbe ripristinare l’equilibrio ideologico e la responsabilità dell’esecutivo.

Il sesto obiettivo è quello di eliminare l’azione affermativa e la dottrina dell’impatto disuguale dalle politiche federali, che sono il fulcro della teoria razziale critica e delle iniziative di “equità” della sinistra in settori come la giustizia penale, la sanità pubblica e i programmi di ridistribuzione. L’ordine esecutivo annullerebbe l’ordine esecutivo 11246 di Lyndon Johnson e vieterebbe l’azione positiva e la dottrina dell’impatto disuguale nelle assunzioni, nelle politiche e nei processi decisionali in tutto il governo federale e negli enti finanziati a livello federale. Al loro posto, imporrebbe il rigoroso daltonismo e la parità di trattamento ai sensi della legge, sostituendo “equità” con “uguaglianza”.

Questa politica avrebbe un impatto immediato sulla governance. L’azione affermativa, in particolare, benché diffusa nelle istituzioni pubbliche e private – come le ammissioni universitarie, le assunzioni aziendali e gli appalti federali – è profondamente impopolare. Persino Stati liberali come la California e Washington l’hanno respinta attraverso iniziative elettorali. Un ordine esecutivo che proibisca il processo decisionale basato sulla razza otterrebbe un ampio sostegno e creerebbe uno slancio per modifiche legislative permanenti.

L’obiettivo finale del piano di controrivoluzione è quello di ripristinare l’Ordine Esecutivo 13957 di Trump, “Creating Schedule F in the Excepted Service”, che ha eliminato alcune protezioni del servizio civile per i dipendenti federali coinvolti nella definizione delle politiche. In questo modo il presidente avrebbe maggiore influenza sulle fazioni ideologiche del governo. La forza della burocrazia permanente risiede nella fiducia dei suoi leader di poter sopravvivere a qualsiasi amministrazione, consentendo loro di opporsi alle agende presidenziali con un rischio minimo per le loro posizioni.

Lo Schedule F si applica a tutti i “servizi federali che occupano posizioni di carattere confidenziale, di determinazione delle politiche, di definizione delle politiche o di promozione delle stesse”, concedendo al Presidente una maggiore autorità nel gestire le agenzie e nel licenziare i funzionari di livello superiore che non soddisfano le aspettative o non attuano le politiche presidenziali. Questa riforma darebbe alla Casa Bianca un controllo più stretto sulla burocrazia e fornirebbe ai funzionari del Gabinetto ulteriori strumenti per garantire la conformità delle agenzie.

Nel loro insieme, le disposizioni di questo ordine esecutivo limiterebbero seriamente le ideologie di sinistra nel governo federale e ripristinerebbero il controllo politico sulla burocrazia. A breve termine, l’ordine demoralizzerebbe e limiterebbe la cultura ideologica di sinistra; A lungo termine, riallineerebbe il governo federale con la visione del presidente e riorienterebbe lo Stato verso i principi di libertà e uguaglianza.

L’amministrazione Trump ha messo insieme una squadra di riforme stellare. I principali sviluppi positivi includono la scelta di Trump di Vance, che ha proposto il Dismantle DEI Act come senatore, come suo compagno di corsa, e la nomina di Russell Vought come direttore dell’Office of Management and Budget. Vought, in particolare, è un brillante amministratore che comprende la minaccia delle ideologie critiche della razza e, cosa più importante, sa come far funzionare la macchina dello stato.
Il nostro momento storico contiene, per certi versi, più possibilità di quelle di Nixon o Reagan, presentando, per la prima volta in due generazioni, una reale opportunità di unificare il governo costituzionale contro la cattura ideologica burocratica. La tecnologia digitale può ora mettere in luce l’entità del malaffare e del malaffare della sinistra nel governo, aiutando anche i funzionari eletti a prevenire o punire tali attività. E’ ora possibile ripristinare il carattere rappresentativo delle nostre istituzioni governative e, nel processo, ricostruire la fiducia in esse, che, nello stesso periodo, è scesa ai livelli più bassi mai registrati. Un presidente sotto attacco dall’interno del suo stesso ramo esecutivo può ora riaffermare la sua autorità facendo appello direttamente agli elettori.

Qual è il carattere della democrazia americana? Il popolo vuole l’autogoverno, ed è in grado di farlo? O devono essere amministrati e dettati da burocrati non eletti e irresponsabili, che rivendicano una visione globale e forse storica della “governance”, ma nessuna fedeltà speciale al popolo americano? Le principali questioni delle elezioni del 2024 – dall’immigrazione e dalle frontiere, che riguardano la questione costituzionale della cittadinanza, alla criminalità e all’economia, che riguardano i diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità della Dichiarazione di Indipendenza – puntano al desiderio di ripristinare il governo popolare. I tempi sono maturi per un’azione decisiva ai sensi della Costituzione per garantire le libertà del popolo, il fine a cui tende ogni governo giusto.

Tratto da: Il Giornale

Il progetto della controrivoluzione
Il progetto della controrivoluzione

UNITA’ E GIUSTIZIA

a cura di Giulio Verga

DA QADI ¨ABD AL-JABBAR AL-HAMADHANI (415/1025), “KITAB AL-MUGHNI FI ’ABWAB AL-TAWÎID WA-L-‘ADL” [IL COMPENDIO COMPLETO SUI TEMI DELL’UNITA’ E DELLA GIUSTIZIA]

“Chiunque purifichi il proprio corpo attraverso l’obbedienza e eserciti il proprio cuore con azioni virtuose, negandosi ogni desiderio e astenendosi dai piaceri… continuerà a progredire in gradi di purezza fino a liberarsi completamente dalla natura umana. Quando in lui non resterà alcuna traccia della natura umana, lo spirito di Dio Onnipotente, che Dio concesse a Gesù, dimorerà in lui. Allora sarà ascoltato, e tutto ciò che ordinerà gli sarà concesso, e le sue azioni diventeranno divine”

UNITA' E GIUSTIZIA
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COREA DEL SUD: GOLPE O NON GOLPE?

Videoconferenza del canale YouTube KULTURJAM TV OFFICIAL, trasmessa online in live streaming il giorno 4 dicembre 2024.

In questa diretta Stefano Sacchini, studioso di Cina e Asia Orientale, con il vicedirettore di Kulturjam Alexandro Sabetti, fa il punto sul tentativo di golpe del presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol, il ruolo degli Stati Uniti, gli intrecci con la Cina.

COREA DEL SUD: GOLPE O NON GOLPE?
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