ATTENZIONE AI SIMBOLI

di Chiara Rovigatti

Attenzione a come ci vengono proposti i simboli perchè spesso sono nella loro versione arcontica rovesciata, e per di più ben occultati in mezzo ad altri invece nella loro versione tradizionalmente corretta.

Faccio un esempio per spiegarmi meglio presentandone uno molto conosciuto e spesso equivocato per ignoranza: il Diavolo Ermetico di Eliphas Levi, ma prima facendone una doverosa premessa.

Il Diavolo Ermetico di Eliphas Levi (immagine di sx) non è la raffigurazione del diavolo come intelligenza malefica. Osservare bene: in fronte reca il sacro Pentalfa dritto simbolo dell’Adam Qadmon androgino (l’Uomo Vitruviano di Leonardo), sulle braccia ha il moto alchemico “solve” e “coagula”, il pentalfa dritto sulla fronte ha le corna che sono antenne che lo collegano al Cielo (ricordo la statua del Mosè di Michelangelo che in fronte riporta 2 piccole “corna”), le ali non sono palmate ma piumate, il fuoco che gli esce dal centro della testa è il Fuoco Sacro, diavolo/diabolos (gr) è l equivalente dell’ebraico shatan/satana che significa “avversario” (di cosa? Dell’Oscurità) e, non meno importante è il simbolo segreto dei Templari. Ma è mai possibile che i Templari fossero satanici?

E ora osservate, l’immagine di dx riportata su un mazzo di Tarocchi con sul retro disegnata la Rosa Croce forse per rendere più credibile ma mistificante questa Lama.

In fronte il pentalfa è rovesciato, niente moto alchemico sulle braccia, il Fuoco Sacro non esce più dal centro della Corona/Kether bensì viene abbassato a livello kenomico, le ali della dimensione celeste sono palmate, le corna/antenne ricurvano verso il basso invece di collegarsi con l’Alto, i caratteri dell’Androginia (i seni) sono solo maschili, e le creature scisse ai suoi piedi/zampe rimangono incatenate senza alcuna possibilità di ri-unione pur mostrando il desiderio di volerla (le loro antenne/corna sono rivolte verso l’Alto ma, a quanti pare, è un desiderio ma non la loro ferma Volontà).

Non mi stancherò quindi mai di raccomandare una ferma attenzione nell’approccio alle cose sacre e, soprattutto, alla fonte di provenienza e, questo mazzo di Tarocchi che mi fu regalato non so quanti anni fa, è finito irrimediabilmente giù per la pattumiera.

ATTENZIONE AI SIMBOLI
ATTENZIONE AI SIMBOLI

LA NATURA AMBIGUA DI TRUMP

Videoconferenza del canale YouTube IL CONTESTO, trasmessa online in live streaming il giorno 1 dicembre 2024.

L’elezione di Donald Trump ha suscitato reazioni di segno opposto.

Alcune compagini considerano il magnate newyorkese un personaggio divisivo e portatore di una visione politica estremamente pericolosa per la tenuta degli equilibri interni e la stabilità internazionale.

Altri identificano invece in Trump la figura chiave di un cambio di paradigma assolutamente necessario, in grado di imprimere una svolta positiva non soltanto agli Stati Uniti ma all’Occidente nel suo complesso invertendo o quantomeno rallentando la traiettoria declinante disegnata dalla parte di mondo in cui viviamo.

Analizziamo le origini di queste tendenze opposte, ma identiche nelle loro radici fondamentali, suscitate dalla vittoria di Trump alle presidenziali statunitensi assieme a Valentina Ferranti, antropologa, insegnante e saggista.

LA NATURA AMBIGUA DI TRUMP
LA NATURA AMBIGUA DI TRUMP
LA NATURA AMBIGUA DI TRUMP

La svolta verde dell’Europa? Quella delle divise militari e dei missili

di Zela Satti

30 Novembre 2024

Il Parlamento europeo subito dopo l’elezione della nuova – debolissima- Commissione a guida von der Leyen, ha approvato una mozione di sostegno all’Ucraina, un atto di indirizzo che, sebbene non vincolante, porta con sé un significato simbolico potente in un momento critico della guerra.

La mozione, discussa in plenaria a Strasburgo, riflette l’intensificarsi della crisi e le sfide geopolitiche che definiscono il conflitto in corso. Sebbene non obblighi formalmente gli Stati membri a fornire nuovi armamenti a Kiev, la votazione esplicita la volontà dell’Eurocamera di sostenere l’Ucraina, anche attraverso l’invio di missili a lungo raggio e aerei da combattimento, tra cui i missili Taurus e sistemi di difesa come i Patriot e i Samp/T.

Europa e missili per l’escalation

La mozione arriva in un periodo di crescente tensione internazionale, in particolare dopo il presunto coinvolgimento della Corea del Nord e i recenti test di missili balistici da parte della Russia.

In questo contesto, l’Eurocamera ha deciso di rinnovare l’invito a tutti i Paesi dell’Unione Europea ad armare l’Ucraina, una richiesta che, sebbene risponda alle necessità militari di Kiev, è anche segno di un nuovo impegno europeo nel conflitto.

L’Ucraina ha ripetutamente chiesto aiuto per far fronte alle crescenti difficoltà sul campo, inclusa la fornitura di armi più moderne per contrastare l’avanzata russa.

Tra le nuove forniture richieste, ci sono i missili a lungo raggio, come i Taurus, che potrebbero consentire alle forze ucraine di colpire obiettivi in profondità sul territorio russo. Questo potrebbe rappresentare un’escalation significativa del conflitto, aumentando il rischio di un conflitto diretto tra la NATO e la Russia, ma anche simbolicamente mostrando l’impegno dell’Europa nel sostenere Kiev in modo più deciso.

Le divisioni politiche non mancano

Nonostante l’ampio consenso per la mozione, la votazione ha messo in luce profonde divisioni politiche all’interno dell’Eurocamera. I gruppi di estrema destra, tra cui la Lega e i lepenisti, così come l’estrema sinistra, hanno votato contro la mozione. Questi gruppi criticano l’ulteriore escalation e sollevano dubbi sulla durata e sulle conseguenze di un impegno militare senza una visione chiara di pace.

La posizione dei Verdi europei è stata mista: mentre la maggior parte ha votato favorevolmente, alcuni deputati, come gli spagnoli e alcuni italiani, si sono espressi contro o si sono astenuti. Il Partito Socialista (S&D) ha invece appoggiato la mozione, ma con alcune riserve sui passaggi più “bellicisti”.

La votazione, inoltre, è stata complicata dalla modalità in cui è stata condotta, con le singole parti del testo votate separatamente, permettendo così l’emergere di diverse sfumature politiche tra i membri del Parlamento.

Un passaggio controverso è stato quello che ha condannato la telefonata del cancelliere tedesco Olaf Scholz a Vladimir Putin, una mossa che ha suscitato reazioni contrastanti all’interno della stessa maggioranza parlamentare, soprattutto da parte dei deputati della SPD tedesca, che hanno deciso di astenersi su questo specifico punto.

Europa sempre più armata

L’approvazione della mozione si inserisce in un contesto di crescente militarizzazione dell’Europa. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva sottolineato la necessità di un maggiore impegno militare europeo, dato che la Russia destina il 9% del suo PIL alla spesa per la difesa, mentre l’Europa si ferma all’1,9%.

In questo quadro, l’Eurocamera ha ribadito che i Paesi UE devono impegnarsi a fornire almeno lo 0,25% del loro PIL in armamenti, una richiesta che implica un ulteriore aumento delle risorse destinate all’industria bellica europea, con la Commissione che spinge per la cooperazione tra i Paesi membri attraverso appalti comuni per la produzione di armi e munizioni.

Inoltre, si sta sempre più consolidando l’idea che l’Europa debba diventare meno dipendente dagli Stati Uniti e assumere un ruolo di guida nel sostegno a Kiev. Questo impegno potrebbe tradursi in un maggiore coinvolgimento degli Stati membri nelle forniture di armamenti e nel coordinamento delle politiche di difesa.

Critiche e preoccupazioni

Sebbene la mozione rappresenti una solida manifestazione di supporto all’Ucraina, non mancano le critiche. I detrattori, in particolare i partiti di estrema destra e sinistra, mettono in guardia contro l’escalation del conflitto, temendo che l’invio di armi più potenti possa estendere la guerra ben oltre i confini ucraini. Le preoccupazioni riguardano anche il rischio che la Nato venga coinvolta direttamente, rendendo la guerra ancora più pericolosa per l’Europa.

In Italia, le divisioni politiche sono evidenti: il Pd e altri gruppi di centrosinistra hanno appoggiato la mozione, mentre il Movimento 5 Stelle, i Verdi e alcune forze di destra hanno espresso forti riserve. Il dibattito politico è particolarmente acceso su quanto si debba spingere il supporto militare e sull’opportunità di colpire obiettivi russi oltre i confini ucraini.

L’Unione Europea sta mandando un chiaro messaggio di supporto a un’Ucraina e la ricerca di una possibile soluzione diplomatica sembra sempre lontanissima, in attesa di capire cos’abbia in mente Donald Trump.

Tratto da: Kultur Jam

La svolta verde dell’Europa? Quella delle divise militari e dei missili
La svolta verde dell’Europa? Quella delle divise militari e dei missili

IL SENTIERO SEGRETO

a cura di Martino Zeta

Pochissimi sono preparati ad inoltrarsi sul Sentiero Segreto per diventare padroni di se stessi. Troppi usano l’occultismo solamente per lenire le proprie frustrazioni, per trovare un balsamo alle ferite e il conforto per i dolori che affliggono la loro personalità. Ma vi sono alcuni che non si perdono nella savana della personalità che circonda la profonda foresta della Saggezza Perenne. Vi sono alcuni che si spingono così in profondità nell’ignoto, nell’occulto, che finiscono per non ricercare più gli agi ed il conforto; alcuni che, in vero, non potrebbero più tornare indietro anche se lo volessero. Per essi esiste solo il Sentiero e gli interessi della loro personalità vengono sommersi dal più pressante tormento di avanzare sulla Via, sempre più stretta e sempre più ripida, che porta alla vetta

della montagna dell’iniziazione.

(Douglas M. Baker – I Sette Raggi)

IL SENTIERO SEGRETO
IL SENTIERO SEGRETO

La memoria e l’oblio: le stragi di Gaza saranno dimenticate?

di Marquez

27 Gennaio 2025

Oggi possiamo provare disgusto per la “Notte dei Cristalli” o indignarci per le atrocità del ghetto di Varsavia perché, alla fine, i nazisti hanno perso la guerra. Ma nel caso delle stragi di Gaza, senza un momento di svolta come il 9 maggio 1945 all’orizzonte, la storia rischia di essere scritta dagli stessi che quelle atrocità le hanno commesse e giustificate.

Le stragi di Gaza saranno dimenticate?

Le vicende della Striscia di Gaza nei quindici mesi di combattimenti e stragi, rappresentano uno dei capitoli più oscuri e controversi della storia contemporanea. Il bilancio è agghiacciante così come l’impotenza di chi si è chiesto come sia possibile che una cosa del genere sia avvenuta in mondovisione senza un sussulto diplomatico reale. Tutto è concesso nel nome del ‘diritto alla difesa di Israele’.

Ormai è chiaro anche ai macigni che l’IDF ha attaccato deliberatamente e sistematicamente ospedali, ambulanze e personale sanitario a fini terroristici, a Gaza come  in Libano, fino alle drammatiche vicende che sta vivendo adesso la Cisgiordania.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tra ottobre 2023 e novembre 2024 ha registrato 498 attacchi israeliani contro ospedali e ambulatori, che hanno provocato 747 morti, 969 feriti e danni a 110 strutture sanitarie. Il dato più emblematico è la distruzione dell’ospedale al-Shifa, il principale presidio sanitario di Gaza, messo completamente fuori servizio dopo due incursioni militari israeliane.

Questi attacchi non si sono limitati a causare vittime e distruzione: hanno colpito il cuore pulsante della società civile. Con 500 operatori sanitari uccisi, 128 sequestrati e trattenuti in prigione, e migliaia di civili privati dell’accesso a cure essenziali, il sistema sanitario della Striscia è stato sistematicamente devastato.

A fronte di tali crimini, è emerso il termine “medicidio”, coniato per descrivere l’eliminazione deliberata delle infrastrutture e del personale medico, un atto che non trova precedenti storici.

La strategia della devastazione

La campagna militare israeliana non si è limitata alla sanità. Gli attacchi hanno preso di mira edifici simbolici come università, uffici pubblici e luoghi di culto, insieme a strutture apparentemente prive di valore militare.

Contemporaneamente, in Cisgiordania, coloni protetti dalla polizia hanno distrutto piccoli esercizi commerciali palestinesi, aggiungendo un ulteriore tassello a un quadro di oppressione sistematica.

Un’altra dimensione di questa strategia si è manifestata nel blocco degli aiuti umanitari. Nonostante le scuse ufficiali per i ritardi e le restrizioni, i camion diretti a Gaza sono stati frequentemente sabotati da attivisti israeliani, come testimoniato da numerosi video.

Questo accanimento sembra volto a trasformare Gaza in un deserto inabitabile, spingendo i palestinesi a lasciare i propri territori per pura sopravvivenza.

La stessa dinamica si osserva nell’economia. L’arrivo di lavoratori a basso costo per sostituire la manodopera palestinese indica una strategia chiara: indebolire economicamente le famiglie palestinesi per obbligarle a una scelta impossibile tra la fame e l’esilio.

La memoria e l’oblio

Il quadro descritto solleva un interrogativo inquietante: le stragi di Gaza saranno dimenticate? La risposta dipende da molteplici fattori, tra cui la narrazione mediatica, l’equilibrio geopolitico e la capacità delle società civili di opporsi alla propaganda ufficiale.

Ad oggi, il sostegno incondizionato degli Stati Uniti e il controllo mediatico esercitato da Israele rappresentano una barriera formidabile contro la diffusione di una narrazione alternativa. La storia insegna che i crimini commessi dai vincitori tendono a essere minimizzati o addirittura rimossi dalla memoria collettiva, come accaduto in altre tragedie umanitarie.

Tuttavia, l’evidenza delle atrocità commesse, documentata da video, testimonianze e rapporti indipendenti, costituisce un patrimonio di verità che potrebbe resistere all’oblio.

Il ruolo della controinformazione

La controinformazione, spesso relegata ai margini, ha un ruolo cruciale nel mantenere viva la memoria. Oggi, grazie ai social media e alle reti indipendenti, è più difficile soffocare completamente il dissenso. Anche se i grandi media continuano a ignorare o minimizzare le sofferenze dei palestinesi, la diffusione di testimonianze dirette può alimentare un’opposizione globale sempre più organizzata.

Il silenzio dei potenti, però, rimane assordante. I circuiti clandestini di informazione devono fare i conti con la repressione e con una società occidentale sempre più disposta a tollerare l’orrore se confinato fuori dai propri confini. Eppure, la storia dimostra che anche i regimi più oppressivi possono essere rovesciati. L’arroganza di chi si considera invincibile ha spesso trovato nella resistenza popolare il suo più grande ostacolo.

Le immagini dei bambini uccisi, degli ospedali distrutti e delle famiglie lacerate sono una ferita aperta per chiunque abbia a cuore i diritti umani. La domanda non è solo se queste atrocità saranno ricordate, ma anche se l’indignazione potrà trasformarsi in azione. La speranza risiede in coloro che, con determinazione e coraggio, continuano a denunciare l’ingiustizia.

Forse la memoria di Gaza non sarà cancellata. Forse, nonostante tutto, emergeranno voci capaci di incrinare la propaganda e di imporre una narrazione più giusta. Come accaduto in passato, il ricordo delle vittime potrebbe diventare il seme di una resistenza globale, capace di sfidare i potenti e di riaffermare la dignità umana sopra ogni divisione.

Tratto da: Kultur Jam

La memoria e l’oblio: le stragi di Gaza saranno dimenticate?
La memoria e l’oblio: le stragi di Gaza saranno dimenticate?

LA VERA CONSIDERAZIONE DELLE DONNE NELL’ISLAM

a cura di Chiara Cavalieri

Nel suo sermone dell’ Addio ,pronunciato poco prima di morire nel 632, il Profeta Muhammad disse agli uomini:” Voi avete determinati diritti sulle donne, ma anche’ esse hanno diritti su di voi (..) gli uomini migliori sono quelli che le loro mogli considerano I migliori”.

Non dimentichiamo inoltre che Khadīja bint Khuwaylid, la prima amatissima moglie del Profeta ,è stata una mercante araba, sua datrice di lavoro, e aveva 20 anni più di lui ( 40 anni quando si sposarono).

LA VERA CONSIDERAZIONE DELLE DONNE NELL'ISLAM
LA VERA CONSIDERAZIONE DELLE DONNE NELL’ISLAM

SIATE L’ANOMALIA

a cura de La Via della Strega

«Siate l’anomalia.
L’aberrazione.
L’errore.
L’inconveniente.
La diversità.
Il dato indecifrabile.
Lasciate che guardandovi scuotano
le loro teste uniformate.
Lasciate che si vergognino di voi.
Che si imbarazzino.
Che si incazzino.
Voi lasciateli fare.
Una tigre non perde il sonno curandosi di ciò che pensano le pecore.
Andate avanti.
Siate la cicatrice sul loro modo
di vedere le cose
e sulla loro normalità.
Vi detesteranno.
Vi temeranno.
Desidereranno essere come voi».
(David Icke)

SIATE L'ANOMALIA
SIATE L’ANOMALIA

UNA DEFINIZIONE DI IMAM SECONDO EVOLA

a cura di Giuseppe Aiello

(Involontaria) Definizione di IMAM secondo l’Islam sciita tradizionale

“I re divini incarnavano dunque stabilmente quella vita, che è di là dalla vita. Per la loro presenza, attraverso la loro mediazione pontificale, per la forza dei riti affidati al loro potere e delle istituzioni di cui essi erano gli artefici o i sostegni, influenze spirituali si irradiavano nel mondo degli uomini innestandosi ai loro pensieri, alle loro intenzioni, ai loro atti; facendo da diga alle forze oscure della natura inferiore; ordinando la vita complessiva così da renderla atta a servire da base virtuale per realizzazioni di luce; preparando dunque condizioni generali di prosperità, di salute e di fortuna.

Il fondamento primo dell’autorità e del diritto dei re e dei capi, ciò per cui essi venivano venerati, temuti e glorificati, nei quadri del mondo tradizionale era essenzialmente questa loro qualità sacra e sovra-umana, considerata, non come un vuoto modo di dire, ma come una realtà”

(Julius Evola)

UNA DEFINIZIONE DI IMAM SECONDO EVOLA
UNA DEFINIZIONE DI IMAM SECONDO EVOLA

Perchè l’Italia è una brutta copia degli Stati Uniti?

di Alexandro Sabetti

28 Dicembre 2024

Non è stata solo una questione politica: gli italiani, come popolo, hanno scelto di trasformarsi in una pallida imitazione degli Stati Uniti, adottandone le catene commerciali, lo stile di vita, i modelli di comportamento e l’ossessione per le novità.

Italia, la brutta copia degli Stati Uniti

Per comprendere la deriva americana della società italiana, basterebbe pensare alle reazioni della politica occidentale alla notizia del mandato d’arresto emesso dalla CPI nei confronti di Benjamin Netanyahu.

L’imbarazzo è stato notevole in tutte le cancellerie che, camminando sulle uova, hanno tentato di non screditare completamente l’organismo dell’Aia e contemporaneamente di non far irritare l’alleatopadrone a Tel Aviv.

Il peggio l’hanno dato gli Stati Uniti, ma questo era largamente prevedibile, che in fondo considerano Israele il loro 51° Stato, e a ruota l’Italia (il 52°). Del resto, la faccia di Salvini era un programma, e la sua affermazione è stat degna di un Mike Pompeo:
“Conto di incontrare presto esponenti del governo israeliano e se Netanyahu venisse in Italia sarebbe il benvenuto. I criminali di guerra sono altri”.

La società americanizzata

L’Italia, nel corso degli ultimi decenni, ha progressivamente abbandonato molte delle sue caratteristiche culturali e sociali per adottare modelli di vita, valori e ideologie importati dagli Stati Uniti.

Questo processo, già osservabile negli anni Settanta, è stato descritto in maniera lucida da Aurelio Lepre nella sua Storia della prima Repubblica (1993), un testo che fornisce spunti fondamentali per comprendere come il nostro Paese si sia trasformato in un’imitazione del modello americano, a discapito delle proprie tradizioni.

Lepre sottolinea come, già prima della fine del XX secolo, la società italiana fosse orientata verso consumi individuali. Tale inclinazione contrastava con i tentativi di alcuni leader politici, come Enrico Berlinguer, di introdurre nella società “elementi di socialismo”, capaci di riequilibrare il benessere privato con un senso di giustizia sociale.

Tuttavia, il desiderio diffuso di migliorare il proprio status materiale e consumistico si rivelò più forte delle istanze collettive. Questa tendenza è esplosa negli anni Novanta con l’ascesa di Silvio Berlusconi, che rappresentò un punto di svolta: il trionfo dell’individualismo edonista, in perfetta continuità con il modello culturale americano.

Una responsabilità collettiva

L’analisi di Lepre ci spinge a riflettere su un punto cruciale: il declino culturale dell’Italia non è il risultato di una cospirazione politica, né del cinismo di pochi attori, ma una scelta collettiva degli italiani. Come popolo, abbiamo deciso di abbracciare il liberismo economico e culturale importato dagli Stati Uniti, accettando i suoi corollari: il consumismo sfrenato, l’ossessione per l’apparenza e per le novità, la frammentazione sociale e l’abbandono delle tradizioni.

L’adozione dello stile di vita americano si è manifestata in vari modi: dalla proliferazione delle catene commerciali globali alla centralità del consumatore come figura dominante nella società, passando per un’attenzione superficiale alla “correttezza politica” e alla rappresentanza di minoranze.

Questi fenomeni hanno contribuito a trasformare sia la destra, che ha smesso di voler conservare valori autentici, sia la sinistra, che ha rinunciato a proporre cambiamenti strutturali significativi. Entrambi gli schieramenti, nella loro essenza, si sono allineati al paradigma liberista.

Non tutti gli italiani, naturalmente, hanno abbracciato con entusiasmo questo nuovo corso. Molti, soprattutto tra le generazioni più anziane o tra coloro più legati alle tradizioni, hanno visto con scetticismo e disagio il rapido cambiamento del Paese.

Eppure, la maggior parte di questi dissidenti ha scelto il silenzio. In un’Italia dominata dall’immagine di “modernità” proposta dagli anni Ottanta e Novanta, criticare il liberismo e il consumismo equivaleva a passare per nostalgici, arretrati o incapaci di stare al passo coi tempi.

Questa mancata opposizione attiva ha permesso al modello americano di radicarsi profondamente, trasformando l’Italia in una società dove il piacere individuale e l’autorealizzazione personale prevalgono sul senso di responsabilità collettiva.

Un nuovo paradigma è possibile?

Oggi, a distanza di trent’anni, le conseguenze di questa trasformazione sono evidenti. Il liberismo, con la sua enfasi sull’individuo, domina ancora la cultura italiana. Le manifestazioni simboliche, come le bandiere ucraine sui balconi, riflettono l’influenza di una narrazione globale che impone modelli di comportamento e valori importati dall’estero, spesso acriticamente accettati.

Per invertire questa tendenza, è necessario affrontare una sfida complessa: far comprendere agli italiani che l’alternativa richiede sacrifici e un profondo ripensamento dei valori dominanti.

La via per un cambiamento reale non sarà facile, poiché implica mettere limiti al benessere individuale in nome del bene comune. Questo ritorno agli «elementi di socialismo» auspicati da Berlinguer non sarà né indolore né immediato, ma rappresenta l’unica possibilità per riscattare l’Italia dalla sua condizione di “brutta copia” degli Stati Uniti.

Tratto da: Kultur Jam

Perchè l’Italia è una brutta copia degli Stati Uniti?
Perchè l’Italia è una brutta copia degli Stati Uniti?

TRUMP: IL MITO DEL SALVATORE

Videoconferenza del canale YouTube LA CASA DEL SOLE TV, trasmessa in live streaming online il giorno 20 novembre 2024.

La narrazione di Donald Trump come nuovo katechon è ormai diffusa a livello nazionale e internazionale, ma che ne è della complessità? Ne parliamo con Valentina Ferranti, antropologa, scrittrice.

Intervista a cura di Jeff Hoffman È oggi, più che mai, necessario ritornare all’Etica del fare. Per restare lucidi aiutaci a divulgare la consapevolezza dei Tempi.

TRUMP: IL MITO DEL SALVATORE
TRUMP: IL MITO DEL SALVATORE
TRUMP: IL MITO DEL SALVATORE