“…Kundalini è un calcolo, una interna potenza. E’ addormentata. Occorre risvegliarla, inventarla. Ma niente si crea che non esista già virtualmente. Kundalini è la possibilità di quella forza che distrugge un mondo per crearne un altro. E’ arrotolata ai piedi dell’albero, incatenata lì, forma un nodo nel luogo stesso da cui partono tutti i cammini. Per arrivare fino a questo occulto recinto dell’addormentata dovrai attraversare selve e valli. Armato di una spada giungerai alfine. Troncherai le catene, sveglierai l’addormentata, aprirai i tre sentieri e salirai con essa su un carro di fuoco. Insieme andrete succhiando di fiore in fiore. Tu sei una metà, ella è l’altra. Siccome è cieca, soltanto con te per mano può raggiungere la cima, il margine del grande vuoto. Ma, sebbene sposato, l’ultimo salto dovrai spiccarlo da solo…”
(Miguel Serrano “LUILEI – Libro dell’Amor Magico” pagg. 13-14)
Viviamo in un universo basato sulla dualità, che è diviso in due polarità in modo da poter raggiungere l’equilibrio
La luce ha bisogno dell’oscurità per bilanciarsi, infatti, la luce non può esistere senza prima l’oscurità.
Quindi ogni volta che inizi ad aumentare la tua frequenza e ad avere successo nella vita, più invidia e odio si attiveranno.
É il processo di bilanciamento, ma non dovrai concentrarti su di esso, perché diventerai qualunque cosa a cui presterai attenzione.
Concentrandoti sull’odio e sull’invidia, la tua frequenza diventerà sufficientemente bassa da consentire all’oscurità di prendere completamente il sopravvento su di te.
Le entità oscure amano quando ti mettono fuori gioco, perché diventano più forti e hanno più controllo su un altro essere umano.
Quindi renditi conto che quando aumenti di frequenza, l’oscurità aumenterà nella tua vita, gli attacchi diventeranno più forti, aumenteranno anche le calunnie, le chiacchiere, ecc.
Le persone ti odieranno letteralmente solo per il fatto di avere successo e di avere una frequenza più alta.
Tuttavia, renditi conto che questo significa solo che hai raggiunto un livello più alto e che le entità oscure vogliono riportarti giù, per poter accedere alla tua energia.
Utilizzeranno la tua famiglia, i tuoi amici intimi e talvolta il tuo amante o coniuge per arrivare a te.
La tua capacità di tagliare chiunque sia contaminato dall’oscurità, dovrebbe aumentare all’elevazione della tua frequenza.
Le persone intorno a te che sono possedute dall’invidia e dai dem@ni dell’odio, faranno di tutto per offuscare la tua immagine o sabotare il tuo successo.
Non importa se si tratta di tua madre, dei tuoi figli, della tua migliore amica o anche della tua amante, devi sbarazzartene a tutti i costi.
Diventeranno parassiti nella tua vita, cercando di manipolarti con il senso di colpa, perché non hanno successo o alta vibrazione come te.
Si rendono conto di essere posseduti da parassiti che controllano il loro comportamento, a causa delle loro scelte alimentari e dei modelli di pensiero a bassa vibrazione, ma non prestano loro attenzione.
Rimani concentrato sull’innalzamento della tua frequenza, perché la tua alta frequenza è lo scudo contro gli attacchi a bassa vibrazione. Solo quando li riconoscerai, otterrai potere dalla tua forte attenzione energetica, che dovresti utilizzare per aumentare le tue frequenze di successo.
Ricorda che in questo universo basato sulla dualità, puoi essere la persona migliore ed essere comunque percepito come la persona peggiore dagli altri a una frequenza più bassa, non lasciare che la loro percezione di te contamini tua stessa percezione di te.
Devi essere in grado di amare e accettare te stesso anche se l’intero Universo é contro di te.
MERITI DI AVERE SUCCESSO
MERITI DI ESSERE LIBERO DAI PARASSITI
MERITI DI AMARE E DI ACCETTARTI COMPLETAMENTE.
PIÙ ALTA É LA TUA FREQUENZA E PIÙ SARANNO LE PERSONE CHE TI ATTACCHERANNO
“Le esigenze della civiltà contemporanea hanno generato un’altra forma molto specifica di letteratura che viene chiamata giornalismo…
Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell’intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male de nostri tempi, nel senso che esercita un’influenza funesta sui rapporti umani.
Questo genere di letteratura si è molto diffuso i questi ultimi tempi perché – ne sono fermamente convinto – esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà. Finisce così per atrofizzare la loro ultima possibilità di acquisire i dati che permettevano loro, finora, di prendere più o meno coscienza della loro reale individualità – unico mezzo per raggiungere il ricordo di sé, fattore assolutamente indispensabile per il processo di perfezionamento di sé.
Inoltre, questa letteratura quotidiana, priva di princìpi, isola completamente il pensiero degli uomini dalla loro individualità, di modo che la coscienza reale, che di tanto in tanto ancora appariva in loro adesso ha cessato di partecipare al loro pensiero. E sono ormai privati dei dati che fino a quel momento avevano assicurato loro un’esistenza più o meno sopportabile, non fosse che nel campo dei rapporti personali.
Per sfortuna di noi tutti questo genere di letteratura, che invade ogni anno di più la vita quotidiana degli uomini, fa subire alla loro intelligenza, già molto indebolita, un indebolimento ancora peggiore consegnandola inerme a ogni genere di inganni e di errori; essa li mette fuori strada a ogni passo, li distoglie da qualsiasi modo di pensare più o meno fondato e invece di un giudizio sano, stimola e fissa in loro alcune tendenze indegne quali: incredulità, ribellione paura, falso pudore, dissimulazione, orgoglio, e così via.
Per dipingervi in modo sommario tutto il male fatto all’uomo da questa nuova forma di letteratura vi racconterò alcuni avvenimenti provocati dalla lettura dei giornali: non ho motivo di dubitare della loro veracità, poiché il caso ha voluto che vi partecipassi.
A Teheran un mio amico intimo, un armeno, morendo, mi aveva designato come suo esecutore testamentario.
Egli aveva un figlio, già di una certa età, costretto dai suoi affari a vivere con una numerosa famiglia in una grande città europea.
Ora, all’indomani di un pranzo fatale, li trovarono tutti morti, lui e tutti i membri della sua famiglia. Nella mia qualità di esecutore testamentario, dovetti subito recarmi sul luogo della terribile disgrazia.
Venni a sapere che, i giorni precedenti, il padre di questa sfortunata famiglia aveva seguito, su uno dei quotidiani ai quali era abbonato, un lungo servizio su un salumificio modello, in cui venivano preparate, in condizioni igieniche eccellenti, delle salsicce fatte, così si diceva, con prodotti garantiti genuini.
Inoltre, egli non poteva aprire né questo giornale né nessun altro, senza imbattersi in inserzioni che raccomandavano questo nuovo salumificio.
In breve la tentazione divenne irresistibile e, benché le salsicce non piacessero molto – né a lui né d’altronde ad alcuno dei suoi familiari, perché essi erano cresciuti in Armenia, dove non si mangiano salumi non poté fare a meno di comprarne. La sera stessa le mangiarono per cena, e furono tutti avvelenati.
Colpito da questo avvenimento straordinario, riuscii in seguito, con l’aiuto di un agente della polizia segreta, a scoprire quanto segue:
Una ditta molto importante aveva comprato a basso prezzo un enorme quantitativo di salsicce destinate all’estero che però, in seguito a un ritardo nella spedizione, era stato respinto. Per sbarazzarsi al più presto dell’intera partita, la ditta in questione non aveva lesinato il denaro ai giornalisti ai quali aveva affidato questa malefica campagna. pubblicitaria sui giornali.
Altro esempio:
Durante uno dei miei soggiorni a Baku, lessi io stesso, per vari giorni dì seguito, sui giornali locali che mio nipote riceveva, lunghi articoli le cui colonne occupavano più della metà del giornale, dove si facevano i più sperticati elogi a un’attrice e alle sue prodezze con dovizia di particolari.
Si parlava di lei con tanta insistenza e in termini così esaltati che perfino io, uomo vecchio, mi infiammai, e una sera, lasciando da parte tutti i miei affari e rinunciando alle mie abitudini, andai a teatro per vedere la stella.
E che cosa credete che abbia visto?… Qualcosa che corrispondesse almeno un po’ a ciò che si scriveva su di lei in quegli articoli che riempivano metà del giornale?…
Nulla di simile.”
(Da “Incontri con uomini straordinari”, tr.it.Adelphi)
È il processo della manifestazione universale: tutto ha origine dall’unità e all’unità ritorna; nell’intervallo si produce la dualità, divisione o differenziazione da cui risulta la fase dell’esistenza manifesta.
L’ordine appare solo se ci si eleva al di sopra della molteplicità, si smette di considerare ogni cosa isolatamente e “distintamente”, per contemplare tutte le cose nell’unità.
La “grande guerra santa” è la lotta dell’uomo contro i nemici che egli ha in se stesso, vale a dire contro tutti gli elementi che, in lui, si oppongono all’ordine e all’unità.
Sayyed Hassan Nasrallahnacque il 31 agosto 1960. I suoi genitori, Sayyed Abdul Karim e Nahdia Safieddin, originari del villaggio di Al-Bazurieh nel Libano meridionale, si erano trasferiti a Beirut.
Sayyed Hassan entrò nella scuola al-Najah nel distretto di al-Tarbuyeh per completare la sua istruzione elementare e, allo stesso tempo, lavorò nel negozio di alimentari del padre. Con l’inizio della guerra civile libanesi nell’aprile 1975, andò con la sua famiglia nel villaggio di Bazourieh e continuò la sua istruzione superiore nella città di Sour. Lui, che in seguito divenne noto come Sayyed Hassan Nasrallah, sposò Fatima Yassin nel 1978 all’età di 18 anni. Ebbero tre figli di nome Mohammad Hadi, Mohammad Javad e Mohammad Ali e una figlia di nome Zainab.
Questo documento offre una panoramica completa di questo grande martire.
Sayyed Nasrallah e la religione
Sayyed Hassan si interessò alle materie religiose fin dall’infanzia e per questo motivo nel 1976 si recò a Najaf (Iraq) per studiare scienze religiose. Dopo aver completato i corsi preparatori, a causa delle pressioni del regime Baath iracheno, tornò in Libano e, grazie al suo talento, nel 1978 iniziò a insegnare alla scuola Imam Montazer a Baalbek e nel 1989 si recò a Qom, in Iran, per completare gli studi religiosi.
Il suo ultimo incontro con l’Imam Khomeini avvenne pochi mesi prima della scomparsa dell’imam, il fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Sayyed Hassan Nasrallah era uno studioso religioso e si formò nella scuola di pensiero dell’Imam Khomeini e del Leader Supremo della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Sayyed Ali Khamenei. In termini di leadership, è sufficiente che credesse che se avessimo avuto la possibilità di conoscere l’opinione del Leader Supremo della Rivoluzione, l’avremmo messa in pratica.
Nel novembre 2009, annunciò il nuovo documento politico di Hezbollah, in cui l’impegno di Hezbollah verso la giurisprudenza islamica in Iran era considerato una delle politiche di quel gruppo. Sayyed Hassan Nasrallah promosse le regole divine dell’Islam come l’unica soluzione ai problemi delle società umane in ogni luogo e tempo e spinse molte persone del mondo a convertirsi all’Islam.
Aspetto militare
Sayyed Hassan Nasrallah fu eletto segretario generale del movimento di Resistenza Hezbollah nel 1992, dopo il martirio di Sayyed Abbas Mousavi; durante il mandato di Nasrallah come segretario generale (dal 1992 al 2024), questo movimento divenne una potenza militare e politica nell’Asia occidentale.
Nasrallah iniziò corsi di addestramento militare e formò gradualmente i nuclei di Resistenza contro il regime sionista nel Libano meridionale. I membri di questi nuclei spontanei erano persone religiose con esperienza di attività militare nel movimento Amal o in gruppi palestinesi.
Hezbollah iniziò le attività di combattimento con operazioni limitate all’interno dei villaggi del sud e poi contro l’esercito israeliano. La liberazione del Libano meridionale nel 2000 dall’occupazione israeliana, il rilascio dei prigionieri libanesi e il recupero dei corpi dei martiri della Resistenza dalle mani di Israele nel 2004, e la lotta contro i gruppi terroristici Daesh e Al-Qaeda in Siria e Iraq, lo hanno reso il leader della Resistenza.
Prima del suo martirio, Nasrallah sopravvisse a diversi tentativi di assassinio da parte delle forze israeliane nel 2004, 2006 e 2011. Anche il suo figlio maggiore, Mohammad Hadi, fu assassinato nel 1997 in battaglie con le forze israeliane.
Nasrallah ha sempre avuto stretti rapporti con gli altri membri dell’Asse della Resistenza e, durante gli attacchi israeliani a Gaza dopo l’operazione Al-Aqsa Storm, ha aperto un fronte nel Libano meridionale per sostenere la Resistenza palestinese e ha annunciato che questo fronte continuerà fino alla fine della guerra di Gaza.
Questo movimento, che all’inizio della sua attività contava solo un centinaio di membri, oggi rappresenta una potenza regionale con più di centomila forze combattenti e migliaia di missili e droni avanzati. L’organizzazione unica di Hezbollah è stata tale che questo movimento non è isolato e, nonostante il martirio dei suoi comandanti, continua inesorabile le sue operazioni e attività.
Aspetto politico
Sayyed Hassan, che nutriva un grande interesse per l’Imam Musa Sadr, si unì al movimento sciita Amal in Libano dopo aver terminato la scuola superiore nel 1975, all’età di 15 anni, e divenne il capo di quel movimento nella città di Al-Bazurieh insieme al fratello Sayyed Hussein.
Nel 1982, in seguito all’occupazione del Libano, Sayyed Hassan, insieme a un gruppo di religiosi come Sayyed Abbas Mousavi, si separò dal movimento Amal e fondò il nucleo di Hezbollah.
Divenne rappresentante di Hezbollah nel sud nel 1985 e membro del consiglio decisionale di Hezbollah nel 1987. Sayyed Hassan Nasrallah, da politico intelligente, credeva che Amal ed Hezbollah fossero due gruppi con un unico obiettivo e fossero i figli dell’Imam Musa Sadr.
Quando l’Ayatollah Khamenei annunciò la sua opinione contro i conflitti sciiti in Libano a Sayyed Hassan Nasrallah, cercò con tutte le sue forze di porre fine a questi conflitti. Disse chiaramente: “Non vogliamo competere con nessuno per le posizioni di governo. Il nostro movimento politico si basa sulla Resistenza contro Israele. Consideriamo la protezione della Resistenza Islamica come il nostro dovere principale. (Rivista Al-Wahda Al-Islamiya, 3 febbraio 1989).
Nasrallah, in quanto attivista politico, riteneva che la presenza dei rappresentanti di questo movimento nel Parlamento libanese potesse rafforzare la Resistenza. Nel campo delle relazioni estere, Sayyed Hassan ha ritenuto utile rafforzare le relazioni tra Hezbollah e i Paesi europei per ridurre il sostegno dell’Europa a Israele e ha fatto in modo che l’Unione Europea evitasse di includere il nome di Hezbollah nell’elenco dei gruppi terroristici.
Sayyed Nasrallah è stato una delle figure più popolari del mondo arabo
Sayyed Hassan Nasrallah è stato una delle figure più note e accettate del Libano e il leader più popolare del mondo arabo; è inoltre considerato una delle figure più in vista nel percorso di rafforzamento dell’unità islamica.
Infine, il regime sionista, con il sostegno degli Stati Uniti e sulla scia del silenzio della comunità internazionale e dell’incapacità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel proseguimento dei suoi crimini, ha assassinato Sayyed Nasrallah, un giusto servitore di Dio, un leader coraggioso, saggio, perspicace e fedele, affinché potesse realizzare il suo sogno di lunga data e unirsi all’eterna carovana di martiri.
Per mantenere vivo il nome di Nasrallah, è necessario far conoscere al mondo la personalità e gli esempi di questo amato e immenso martire.
Shaykh Muhammed Adil Ar-Rabbani Al-Haqqani Sohbet 29.11.2024, Akbaba Dergah. Istanbul
Bismillahi r-Rahmani r-Rahim: يُرِيۡدُ اللّٰهُ اَنۡ يُّخَفِّفَ عَنۡكُمۡۚ وَخُلِقَ الۡاِنۡسَانُ ضَعِيۡفًا “Ma Dio vuol rendervi i pesi leggeri, ché l’uomo fu creato debole.” (Corano, 4:28) Allah l’Eccelso dice che desidera alleggerire i fardelli degli Uomini. Gli esseri umani sono stati creati intrinsecamente deboli. Allah l’Eccelso spiega che ha creato gli esseri umani intrinsecamente deboli per natura. Pertanto, non dovrebbero essere imposte loro difficoltà. Allah dice che non dovrebbe essere reso difficile per gli esseri umani, ma coloro che seguono i loro desideri si rendono la vita difficile. Chi segua i propri desideri causa più difficoltà e danni. Allah l’Eccelso, d’altra parte, vuole solo il bene. Poiché gli esseri umani sono deboli, ci sono comandamenti divini che dovrebbero seguire per superare questa debolezza. Se non li seguono, si smarriscono. Lì incontreranno dolore, difficoltà e sfortuna. Coloro che seguono i loro desideri e il loro ego, si associano a persone cattive e si allontanano dal sentiero di Allah rendono la loro vita gravosa. Gli esseri umani non sono solo deboli, ma si rovinano anche attraverso tale comportamento. Allah l’Eccelso vuole solo il meglio per gli esseri umani. Non desidera nulla di male per le persone. È Satana che vuole il male. Allah ha dato agli esseri umani il libero arbitrio: chi controlli il proprio ego sarà salvo. Chi non sia in grado di controllare il proprio ego ne sarà travolto. La sua fine sarà disastrosa. La sua vita sarà rovinata. Gli esseri umani possono superare la loro debolezza solo sulla Via di Allah. Se però seguono il loro ego, questa debolezza si intensifica e diventa ancora più disastrosa. Che Allah ci protegga tutti da questo male. Che possiamo rimanere sulla Via di Allah, in sha’Allah. Che Allah ci conceda sollievo, in sha’Allah. Wa min Allāhi t-tawfīq, al-Fātiḥa.
CHI OBBEDISCE AD ALLAH NON DIVENTA PRIGIONIERO DELLA DEBOLEZZA UMANA
Nelle foto che arrivano da Kazan, dov’è in corso il summit dei Paesi BRICS (in origine Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, ora quelli più Iran, Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, con Arabia Saudita e Turchia sulla soglia), Vladimir Putin ha la faccia (ci sia perdonata l’ardita metafora) del gatto col sorcio in bocca. Perché da questo incontro (che le fonti diplomatiche russe, forse con un eccesso di ottimismo, hanno definito “il più importante appuntamento di politica internazionale nella storia del Paese”) lui, proprio lui inteso come presidente della Federazione Russa, esce con un risultato non da poco: il sogno di isolare la Russia ha fatto puff e si è disperso come nebbia al sole. Se vengono da te Modi (India) e Xi Jinping (Cina), Erdogan (Turchia) e Al-Sisi (Egitto), Lula (Brasile) e Ramaphosa (Sudafrica), di che isolamento stiamo parlando? E se poi a dialogare con questo bel gruppo arriva anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che evidentemente è abbastanza razionale da ritenere di non poter ignorare una “associazione” che rappresenta il 36% del Pil mondiale e il 45% della popolazione, l’opera è completa.
In società consce della realtà e non intimidite dalla verità, questo dovrebbe bastare a riconoscere un fatto: l’Occidente ha perso la guerra contro la Russia. Se l’idea era di sconfiggerla sul campo, piegarla con le sanzioni, renderla un paria del panorama mondiale, farle abbandonare qualunque ambizione e, perché no, provocare un cambio di regime e magari la frantumazione della Federazione, allora abbiamo perso. Per il semplice fatto che nessuno di quegli obiettivi si è realizzato. Mentre intanto, sul campo, sembra che la Russia ora possa realizzare il suo, di obiettivo: ovvero, occupare quella parte di Ucraina che considera “sua”, con il nome di Novorossija. Ha perso l’Occidente, non l’Ucraina: che altro potevano fare questo Paese e questo popolo martire, se non resistere, sacrificarsi, combattere strenuamente e bruciare nel rogo dell’invasione e della guerra la loro migliore gioventù?
Questa, però, era la superficie del summit di Kazan. La conclusione inevitabile del fatto che il summit era stato convocato in Russia, con Putin alla presidenza, e nessuno si era sognato di non aderire. Il nocciolo duro della riunione, invece, stava nel discorso finanziario, basato su un rapporto intitolato “Miglioramento del sistema monetario e finanziario internazionale” che la Russia aveva fatto circolare tra i Paesi membri alla viglia della riunione. Inutile addentrarsi nei particolari. Il rapporto segna un cambio di strategia teso anche ad aumentare la coesione di questi circolo di grandi e piccole potenze che, in quanto tali, hanno obiettivi spesso diversi. Se Russia e Cina, per esempio, possono perseguire il sogno di rovesciare il secolo americano e con quello gli equilibri mondiali, Brasile e India non voglio smettere di dialogare con l’Occidente a trazione americana.
Per questo è stata abbandonata dai BRICS l’idea, a tratti anche discussa, di creare una valuta comune. Di fatto, l’unica valuta abbastanza forte da potersi proporre in quel ruolo era lo Yuan cinese, ipotesi che non sarebbe mai stata accettata da altri Paesi (India) e che avrebbe avuto poco senso per Paesi come Egitto, Brasile o Sudafrica. Ora i BRICS cercano il modo, ovvero gli strumenti tecnici, per aggirare quella che definiscono “l’eccessiva dipendenza da una moneta unica e da una struttura finanziaria centralizzata”. Come se dicessero: caro dollaro, caro Fondo monetario internazionale, cara Banca mondiale, caro Swift, non è che vi vogliamo male, è che avete fatto il vostro tempo. Quindi vogliamo usare le nostre valute per commerciare tra noi e sistemi che possiamo gestire noi in prima persona, senza dipendere da nessuno. Leggi: gli Usa.
È chiaramente il modo che la Russia ha scelto per non spaventare nessuno dei Paesi membri con obiettivi troppo aggressivi o troppo complicati da raggiungere. Ed è la maniera, invero assai diplomatica, per dire al resto del mondo e al G7 in particolare: ma noi che gestiamo il 36% del Pil mondiale dovremmo continuare a passare da voi per gestire i nostri soldi? Dovremmo sottostare a un sistema che è sostanzialmente ancora quello disegnato nella conferenza di Bretton Woods nel 1944? Non è che il mondo è un tantino cambiato da allora?
Si capisce bene che questo discorso è come una specie di esca lanciata ben oltre i confini dei BRICS. Lanciata, cioè, verso quelle economie emergenti e in via di sviluppo che con il commercio tra di loro hanno raggiunto una quota pari al 26% del commercio globale, destinato a diventare il 32% entro il 2032.
Retorica? Può darsi. Vedremo con i prossimi anni in quale misura le suggestioni e le intenzioni sapranno trasformarsi in fatti concreti. Di certo c’è che, proprio mentre Russia e Cina sono diventati i nemici pubblici numero uno dell’Occidente, il fascino dei BRICS aumenta: l’Arabia Saudita non è ancora Paese membro a tutti gli effetti ma partecipa alle attività del gruppo, la Turchia aspetta il momento buono per entrarvi, almeno altri trenta Paesi (tra cui colossi come l’Indonesia) hanno manifestato serio interesse.
Il che ci riporta al discorso iniziale. Perché è chiaro il ruolo fondamentale che la Russia ha assunto in questo contesto. I soloni nostrani continuano a scrivere che la Russia è ormai fin vassallo della Cina. Certo, senza la sponda fondamentale di Pechino per Mosca sarebbe stata assai dura affrontare le sanzioni economiche. Ma il discorso vale anche al contrario: senza la Russia a scontrarsi direttamente con l’Occidente, la Cina “peserebbe” assai meno nell’attuale contesto internazionale. E di certo farebbe la voce assai meno grossa su Taiwan. Quindi a Pechino non serve un vassallo ma un partner robusto con cui fare squadra. Come infatti succede.
Venendo ai BRICS, solo la Russia può fare da pivot del gruppo. Non che le sia stato affidato alcun incarico, sono le condizioni oggettive ad assegnarle quel compito: non è così forte, dal punto di vista economico, da far paura agli altri; è abbastanza importante da farsi ascoltare; è per vocazione post-sovietica restia a immischiarsi negli affari altrui (a meno che non si tratti dei suoi confini); ha risorse naturali (gas, petrolio) e industriali (armamenti, energia atomica, settore minerario) che possono tornare utili anche ad altri. L’impressione è che ne vedremo delle belle.
“Il paradigma dell’uomo completo è il kunshi 君子 (cinese junzi), l’uomo di valore, in opposizione all’uomo meschino ed egotico. Kunshi designava nei testi antichi «l’uomo nobile», membro dell’alta nobiltà. Nel linguaggio confuciano assume un senso nuovo, in quanto la qualità dell’uomo «nobile» non è piú determinata esclusivamente dalla sua nascita, ma dipende anche e soprattutto dal suo valore intellettuale e morale, come essere umano che conosce le norme del retto agire e le osserva nella sua esperienza quotidiana. Tutti, almeno in teoria, potevano quindi accedere alle cariche piú alte del governo: era la sapienza appresa nello studio dei Classici confuciani e la pratica delle virtú morali che li rendeva «nobili».”
La doppia narrazione occidentale su Ucraina e Israele, due tra le più gravi crisi mondiali in corso, rivela contraddizioni profonde e dinamiche geopolitiche complesse, legate in parte alla scadenza delle elezioni presidenziali americane del 2024.
Ucraina e Israele, aspettando le elezioni USA, avanti con le narrazioni epiche
La narrazione prevalente in Occidente è quella di un’Ucraina resistente, destinata a una possibile vittoria o, perlomeno, a non perdere la guerra contro l’aggressione russa.
Nonostante Kiev sia stata preparata a questo conflitto fin dal 2014, trasformando il suo esercito in uno dei più efficienti al mondo, con continui rifornimenti da parte degli alleati occidentali, si è voluto costruire l’immagine di un piccolo paese che resiste al colosso russo, una riedizione di Davide contro Golia.
Questo discorso giustifica il continuo invio di aiuti economici e militari e mantiene viva l’idea di una futura integrazione del paese nella NATO e nell’Unione Europea.
Tuttavia, questo racconto trascura diversi elementi come la corruzione dilagante nell’apparato militare di Kiev, in cui scandali, arresti e dimissioni si succedono senza sosta; le epurazioni politiche, con l’intero arco dei partiti d’opposizione messi fuorilegge, e le persecuzioni religiose verso la chiesa ortodossa russa.
A questo, dato centrale, si aggiunge la completa rimozione dell’enorme costo umano e materiale che questa guerra impone al paese: decine di migliaia di morti, milioni di sfollati e città devastate.
L’Ucraina è uno stato disfunzionale che necessiterà per anni ed anni di assistenza continua da parte della comunità internazionale per restare in piedi come entità statale unitaria.
La realtà dei fatti indica che una vittoria militare contro una potenza nucleare come la Russia è praticamente impossibile. A meno che non si definisca quale vittoria si vuole raggiungere e vendere all’opinione pubblica, e impostare la narrazione, col sostegno dei media, in quella direzione.
Inoltre, la strategia di Zelensky di continuare a combattere si scontra con la crescente opposizione interna e le defezioni nella sua cerchia di consiglieri, mentre il sostegno occidentale, pur consistente, non è sufficiente a garantire una vittoria identificabile come tale.
La promessa di un futuro nell’alleanza atlantica è ancora lontana, poiché la NATO ha chiarito che l’ingresso dell’Ucraina potrà avvenire solo dopo la fine del conflitto. Nel frattempo, Kiev si trova a svendere le sue risorse minerarie e agricole per finanziare la ricostruzione, rendendo sempre più difficile preservare la sovranità economica e politica del paese.
Israele e il diritto alla vendetta: una narrazione biblica
Dopo l’attacco del 7 ottobre perpetrato da Hamas, Israele ha rapidamente costruito una narrazione fondata su un diritto assoluto alla vendetta, giustificata come una difesa della propria esistenza. Questa retorica ha permesso a Tel Aviv di espandere le sue operazioni militari non solo a Gaza, ma anche in Libano, Siria, Yemen e Iran.
La differenza sostanziale rispetto all’Ucraina è che Israele gode di una superiorità militare e tecnologica assoluta, sostenuta in modo incondizionato dagli Stati Uniti, che non hanno esercitato alcuna pressione per moderare la risposta israeliana, nonostante le vittime civili, in particolare i bambini.
La narrazione israeliana è fortemente legata a riferimenti biblici e religiosi, spingendo in maniera forsennata verso una sorta di suprematismo ebraico messianico e civilizzatore e creando un quadro in cui ogni critica può essere facilmente etichettata come antisemita.
Chiunque metta in discussione l’azione di Israele rischia di essere accusato di sostenere i terroristi, mentre le immagini di Gaza alimentano un crescente malcontento in diverse parti del mondo, soprattutto in Europa.
In questi lunghi mesi di guerra, oltre all’eterno Netanyahu, che viene dipinto quasi come un alieno capitato lì per caso, un’anomalia all’interno dell’unica “democrazia” del Medio Oriente, ‘dimenticando’ che il premier israeliano è al quinto mandato (e il primo risale addirittura al 1993!), abbiamo imparato a conoscere personaggi come Gallant, Ben Gvir, Bezalel Smotrich, fautori di soluzioni “finali” per i territori occupati palestinesi.
Le elezioni presidenziali Usa come data spartiacque
Entrambe le crisi sembrano sospese in attesa di una data chiave: le elezioni presidenziali statunitensi del 2024. La scelta del prossimo presidente influenzerà in modo significativo la politica estera americana e, di conseguenza, la direzione dei due conflitti.
Da un lato, il presidente ucraino Zelensky guarda alle elezioni come un punto cruciale: la continuazione o la riduzione del sostegno americano potrebbe determinare il destino del suo paese. Donald Trump non ha fatto mistero della sua volontà di disimpegnare gli USA dall’Europa per concentrarsi sul bersaglio grosso, la Cina.
Dall’altro, anche Israele guarda a Washington per il mantenimento di un appoggio strategico cruciale. Un cambio di amministrazione – all’interno di un quadro globale in evoluzione, come il summit dei BRICS a Kazan sta mostrando, potrebbe modificare drasticamente il livello di tolleranza verso le operazioni militari israeliane e spingere Tel Aviv verso una maggiore moderazione o, al contrario, verso un inasprimento del conflitto.
L’Occidente e la sfida dell’ipocrisia
La contraddizione centrale di queste due narrazioni parallele è evidente. Da un lato, l’Occidente sostiene l’Ucraina come baluardo della democrazia e della resistenza all’autoritarismo, ignorando, però, la reale possibilità di una sconfitta sul campo.
Dall’altro, garantisce a Israele un sostegno incondizionato, nonostante le violazioni dei diritti umani, gli attacchi all’ONU e il costante massacro di civili.
In attesa del verdetto delle urne americane, questa doppia narrazione potrebbe diventare ancora più instabile, con il rischio di un’ulteriore escalation anche in altre aree strategiche del mondo, come l’Africa e l’Asia orientale.