Nasrallah ha oltrepassato i confini del Libano e dell’Iran

a cura della Redazione

04-10-2024

Si è tenuta questa mattina a Teheran, la cerimonia di commemorazione per il defunto segretario generale del movimento di Resistenza libanese HezbollahSayyed Hassan Nasrallah. Alla cerimonia hanno partecipato decine di migliaia di persone. La commemorazione è iniziata alle 10:30 (ora di Teheran) presso la Grande Moschea Mosalla di Teheran.

Il leader della Rivoluzione Islamica, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, ha presieduto le preghiere del venerdì dopo la cerimonia. Sayyed Hassan Nasrallah, è stato ucciso in un attacco aereo israeliano alla periferia di Beirut il 27 settembre.

Nel corso dei sermoni della preghiera del venerdì, il leader della Rivoluzione Islamica, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, ha invitato i musulmani a restare uniti per godere dell’infinito potere di Dio. L’ayatollah ha anche sottolineato che creare divisione è la politica del nemico.

Secondo il Corano, se i musulmani si uniscono, possono sconfiggere i nemici, ha affermato il Leader, aggiungendo: “Il nemico della nazione iraniana è il nemico della nazione irachena, lo stesso nemico della nazione libanese, lo stesso della nazione egiziana e di tutti noi”. Riguardo ai crimini commessi dal regime israeliano contro i musulmani, il Leader ha affermato: “Non indugiamo né ci precipitiamo nel fare il nostro dovere”.

Khamenei ricorda Nasrallah

Ricordando la figura di Nasrallah, Khamenei ha dichiarato: “La popolarità e l’influenza del martire Sayyed Nasrallah, hanno oltrepassato i confini del Libano, dell’Iran, dei Paesi arabi e non solo. Ho pensato di rendere omaggio a mio fratello, figura amata nel mondo islamico, lingua eloquente dei popoli della regione e perla splendente del Libano. Sayyed Hassan Nasrallah ci ha lasciato nel corpo, ma la sua personalità, il suo spirito, il suo approccio e la sua voce sincera rimarranno per sempre dentro di noi. È stato un coraggioso difensore degli oppressi e un sostenitore dei difensori della verità. Hezbollah e il suo eroico leader sono il diritto del buon albero e la linfa del Libano con la sua storia e identità”.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Nasrallah ha oltrepassato i confini del Libano e dell’Iran
Nasrallah ha oltrepassato i confini del Libano e dell’Iran

Russofobia occidentale: il nodo irrisolto con la Russia

a cura della Redazione

4 Ottobre 2024

Putin come Hitler, i bot di Mosca che interferiscono con le elezioni di tutti i paesi liberi, i russi come gli orchi di Mordor: la narrazione occidentale della Russia e del popolo russo è una questione che meriterebbe uno studio approfondito e ben documentato, tanto dal punto di vista storico quanto da quello culturale.

Una rappresentazione di tutto ciò, per fare un esempio, andò in onda su La7, nella puntata di “In Onda” del 25 giugno 2023 dedicata ai “misteri del quasi golpe” di Prigozhin.

Un imbarazzante spettacolo di russofobia in guanti bianchi e nemmeno troppo velato razzismo, da parte di interlocutori tutt’altro che “sprovveduti”. Nell’ordine si udirono queste perle:

Gianrico Carofiglio, scrittore: “I russi sono culturalmente arretrati”
Umberto Galimberti, filosofo: “I russi non hanno cultura sufficiente”.
Vittorio Emanuele Parsi, politologo: “La Russia sembra il Sudan, dove le milizie corporate si rivoltano contro il governo. Putin è un bandito.”
E la degna conclusione del conduttore, David Parenzo: “Solo un colpo di stato può cambiare le sorti”.

Se non ci credete questo è il video della puntata.

Russofobia, la paura dei barbari

Il segnale più profondo del fatto che si è in guerra si ha quando tutto un altro popolo diventa nemico, non i suoi governanti o i suoi generali, ma proprio tutto il popolo.

Al centro di questa visione distorta c’è una suggestione millenaria: la Russia appare come una terra sconfinata, gelida e misteriosa, un luogo che evoca timori ancestrali, popolato da eserciti inarrestabili e infidi pronti a materializzarsi dall’orizzonte deserto.

Questo immaginario è il retaggio di un’antica paura dei “barbari” che, secoli fa, invadevano l’Europa, e che oggi si è riversata sulla Russia moderna.

Questa paura atavica non è svanita, anzi, è alimentata per fini propagandistici. La rappresentazione dei russi come una minaccia per l’Occidente continua a permeare il discorso pubblico, alimentato da narrazioni che manipolano la realtà e giocano sulle contraddizioni.

Come dimenticare Beppe Severgnini che, ospite negli studi di Otto e mezzo – facendo lui parte della compagnia di giro che occupa tutte le caselle televisive, dchiarava che bisognava fermare Putin assolutamente sennò “sarebbe arrivato a Lisbona”.

Si diffonde così un’immagine della Russia come una potenza oscura e minacciosa, perennemente all’offensiva e incapace di distinguere tra obiettivi militari e civili, tanto che, nella propaganda occidentale, i missili russi sembrano colpire solo ospedali, scuole e abitazioni civili.

Un gigante arretrato

Allo stesso tempo, i media occidentali dipingono la Russia come un gigante tecnologicamente arretrato, costretto a smontare elettrodomestici per recuperare microchip, pur rimanendo capace di manipolare elezioni e influenzare l’opinione pubblica mondiale con i suoi misteriosi “bot russi”. Una narrativa tanto assurda quanto efficace nel perpetuare un’immagine  minacciosa.

Questa rappresentazione è profondamente radicata nella cultura popolare occidentale, in parte grazie anche all’immaginario creato da film e letteratura di spionaggio, come le storie di James Bond, in cui la Russia è spesso associata a organizzazioni criminali globali, come la Spectre.

Negli anni ’70 e ’80, durante la Guerra Fredda, vi fu un periodo di apparente appeasement, in cui i russi venivano ammirati come maestri di scacchi o celebrati nella letteratura, come accadde a Solženicyn, premiato con il Nobel.

Oggi, però, la situazione è cambiata drammaticamente: in un clima di russofobia crescente, si arriva a proibire corsi universitari su Dostoevskij o a boicottare i musicisti russi, mentre ai tennisti russi viene negato il diritto di vedere sventolare la propria bandiera.

Da Attila a Lenin

Come da definizione da vocabolario, dicendo russofobia, parliamo del “il sentimento anti-russo, comunemente indicato come russofobia, è antipatia o paura o odio per la Russia, i russi, la cultura russa o la politica russa. Il Collins English Dictionary lo definisce come un odio intenso e spesso irrazionale nei confronti della Russia.”

Questa ostilità nei confronti della Russia ha radici profonde. La Russia ha sconfitto Napoleone e ha giocato un ruolo determinante nella sconfitta di Hitler, sacrificando milioni di vite per resistere all’invasione nazista. Tuttavia, la sua resistenza e il suo contributo decisivo nella Seconda Guerra Mondiale sono spesso trascurati.

Dopo il 1945, la competizione tra il comunismo russo e il capitalismo americano ha segnato ulteriormente la relazione con l’Occidente, portando alla Guerra Fredda, che si concluse con il crollo dell’Unione Sovietica.

Nonostante la fine del modello sovietico, la Russia ha continuato a difendere strenuamente la propria autonomia, soprattutto sotto la guida di Vladimir Putin, provocando la ritorsione dell’Occidente, che fatica ancora a comprendere l’identità di questo vasto paese.

La russofobia, dunque, non è un fenomeno recente legato alla figura di Putin, ma è una costante storica nella mentalità occidentale. Le radici di questo rifiuto affondano nei secoli, dal terrore dei mongoli di Attila fino ai bolscevichi di Lenin.

Anche lo zarismo, pur essendo affascinante nella sua esotica lontananza, non è mai stato veramente compreso. È ironico pensare che, nonostante alla corte degli zar si parlasse francese e che la scienza debba a un russo, Mendeleev, la creazione della tavola periodica, la Russia rimanga ancora oggi una nazione “estranea” e percepita come una minaccia.

La deflagrazione del conflitto latente in Ucraina ha poi chiuso il cerchio.

Gli articoli sui giornali, i telegiornali e gli interventi sui social sono praticamente identici indipendentemente dalle varie emittenti televisive, redazioni, giornalisti, politici e influencer. Sul tema del giorno, si sa quasi sempre cosa aspettarsi, che ospiti ci saranno e cosa diranno.

Con la guerra bel Donbas la cosa ha fatto un ulteriore salto di qualità, riducendo il vocabolario a pochi termini utilizzabili, come se fossi davanti alla neolingua orwelliana: invasione russa, aggredito, aggressore, guerra, armi, valori, autocrazia, e poco altro.

Quale integrazione?

La russofobia non è quindi una risposta contingente, ma un pregiudizio radicato. Ed è per questo che, in una società come la nostra che ha issato i valori dell’integrazione e del cosmopolitismo come fondanti, appare paradossale l’incapacità dell’Occidente di accettare e comprendere i russi.

Superare questa incomprensione sarebbe il primo passo per una pace reale e giusta, che non passi attraverso la sconfitta della Russia, ma attraverso il riconoscimento della sua esistenza autonoma e legittima.

Tratto da: KulturJam

Russofobia occidentale: il nodo irrisolto con la Russia
Russofobia occidentale: il nodo irrisolto con la Russia

La sacralità del reale: dal principio d’identità alla terza via

di Sergio Filacchioni 

3 Ottobre 2024

Roma, 3 ott – Dai rettori che realizzano laboratori per “bambini trans“, agli attori che definiscono pericoloso l’homo sapiens fascista, i tentativi di cancellare il principio di realtà si fanno sempre più violenti. Ma la realtà che è in sé sacra non la si può distruggere. Essa va però incarnata e resa viva con l’azione ed è primariamente con le vie che portano alla conoscenza di questa che gli europei rivoluzionari possono sconfiggere i loro nemici.

Il principio d’identità

In un’epoca in cui la maggioranza degli uomini sembra non saper più sviluppare i ragionamenti più elementari, gli identitari europei, come eredi del grandiosa filosofia greca, devono necessariamente recuperarne i principi fondanti. Il primo tra questi è il principio di identità e di non contraddizione, formulato in modo chiaro e preciso da Aristotele più di duemila anni fa e che sinteticamente si può spiegare con questa formulazione: una cosa e il suo contrario non possono essere entrambe vere. Non si può asserire che Tizio sia più alto di Caio e contestualmente affermare che Tizio sia più basso di Caio. Una delle due affermazioni è necessariamente falsa. Da ciò ne consegue che l’identità non possa essere un dato dipendente dalla volontà o dalla percezione del singolo o dei più, è bensì un dato certo e assolutamente immodificabile, in quanto la verità è il presupposto dell’identità, a cui anche la volontà è subordinata. Perché in natura si possa sopravvivere e vivere in armonia, la verità non può essere negata e l’auspicio di qualcosa di non vero non può che portare alla distruzione, in quanto nulla che non sia vero può essere desiderato, non esistendo.

Cosa è reale e cosa no

Quando un “pensatore ” mainstream sostiene che oltre all’essere uomo e all’essere donna, oltre al maschile o al femminile esistano una varietà infinita di generi alternativi, sa per caso dare una definizione concreta e tangibile di questi altri generi? Ovviamente no. Se in tutte le specie si è in grado di definire chi appartiene al sesso maschile dall’osservazione di determinate caratteristiche fisiche, quali i genitali, il bacino, le ossa, come possono due soggetti aventi entrambi queste caratteristiche non essere dello stesso sesso? “Ma il sesso è una cosa, il genere è un’altra“. No. Essendo la volontà  subordinata alla realtà, nessun soggetto maschio o femmina che sia può realmente essere qualcosa di diverso da ciò che è la sua essenza fisica e spirituale. Ciò che manca, in tal caso, è il saper essere veramente se stessi, anche questo principio cardine del pensiero greco, il saper mettersi in contatto con gli archetipi più profondi della propria identità, che fanno sì che si ambisca ad essere ciò che non si è.

Il femmineo e la virilità

L’aggettivo “femmineo”, demonizzato dell’ideologia progressista, ha radici molto antiche. Famosa in tal senso una massima di Seneca contenuta nell’epistola a Lucilio “Vivere militare est“. Seneca dopo aver elencato le tipiche lamentele di qualcuno dovute all’incapacità di affrontare i problemi della vita, proferiva le seguenti parole. “Tam effeminata vox dedecet virum“. “Frasi così effeminate non si addicono a un uomo“. Da ciò si comprende in cosa consiste l’essere femmineo, ovvero nella mancanza di virilità, e tale mancanza nel mondo contemporaneo viene non casualmente incentivata e propagandata come modello positivo. L’uomo piangente, lamentoso, è il prototipo perfetto del consumista, è l’emblema di chi sfoga nell’economicismo le proprie mancanze. E questo non è un problema tanto delle categorie appartenenti all’universo LGBTQI, che, nonostante la massiccia propaganda, restano comunque una minoranza assoluta, ma è un problema per tutti gli uomini, specialmente i giovani. Proprio perché due principi tra loro contrari non possono essere validi entrambi e soltanto gli stolti possono di conseguenza ritener valido il concetto di libertà della società liberale, tramite un’accurata propaganda dell’ideologia di genere ad essere demonizzata è la virilità tout court. Facendo passare il concetto che il genere sia un costrutto sociale e che ciascuno decida cosa essere sulla base della propria sensazione, un giovane uomo non sentirà minimamente che a lui primariamente gli si addice il concetto di dovere, il dovere di essere fedele alla sua natura virile, il dovere di pensare al futuro, il dovere di essere padre e il dovere di essere cittadino della propria patria, come ci insegna l’idea mazziniana. Ovviamente, questa presa di distanze dal femmineo non deve indurre a ritenere che l’essere femminile sia un problema, come son soliti fare coloro i quali reagiscono in modo scomposto alle degenerazioni, divenendo il prodotto perfetto per il sistema. Le donne sono fatte per essere tali e hanno anche loro come gli uomini il dovere di esser fedeli alla propria natura e di non permettere che le loro migliori caratteristiche siano calpestate da quelli che odiano la maternità e il profondo amore che lega l’esser donna alla propria patria e alla propria famiglia. L’aggettivo femmineo, infatti, non va confuso con l’aggettivo femminile. Il maschio femmineo non è infatti una donna, ma si trasforma nella parodia del femminile, proprio perché vive la propria dimensione seguendo la fallacia della sensazione, quella che appunto i greci avrebbero chiamato δόξα, contraria al principio di conoscenza vera, esattamente come in un fenomeno parossistico si trasforma la donna che cerca di emulare delle attitudini che non le si addicono nel comportamento e nel carattere. La verità è che l’identità maschile e femminile sono diverse e la loro necessità di completarsi a vicenda ci fornisce lo spunto per risalire ad un altro principio fondamentale del pensiero greco, l’organicità.

L’organicità

Due principi opposti non possono essere entrambi veri, ma possono essere collegati da un terzo elemento, in assenza del quale risultano entrambi falsi. La differenza uomo-donna si risolve nel ciclo della vita e delle stirpi, nella necessità dell’azione virile che da forma a ciò che è nel mondo, rendendosi partecipe insieme al divino della creazione, e dell’azione femminile di chi della cura, della bellezza e della tutela realizza appieno il proprio essere. È per questo che il tre è da sempre un numero sacro. Già gli indoeuropei avevano ben chiara la tripartizione dell’anima; e tale lascito non per caso ha attraversato i millenni, giungendo alla filosofia greca, al diritto romano e poi al cristianesimo. Il terzo elemento è quella forza capace di sintetizzare ciò che è opposto, mettendo ordine nel caos. Il terzo elemento è la coincidentia oppositorum di Eraclito. La sintesi è ciò che rende completo ciò che tale non è. La sintesi va insieme al principio di identità e contraddizione. Da questo capiamo quali sono le caratteristiche di un essere, dalla sintesi il principio generale e immutabile dell’Essere.

La terza via

La Rivoluzione del secolo scorso, l’innominabile fonte di terrore per gli estremisti dell’egualitarismo internazionalista, non a caso è stata definita come “la terza via“. Essa, trasportato dal piano filosofico sul piano politico grazie al “medium” che fu Mussolini e la sua pattuglia di fedeli, altro non fu che quel raggio di sole apollineo che raccoglie l’eterna e intramontabile conoscenza sacra indoeuropea per ri-manifestarla nella modernità, senza curarsi dei nemici e di chi la nega. E se a tratti può sembrare che ciò che rappresenta l’orrido prevalga, chi è ben consapevole che quanto si vede oggi è il nulla rapportato ai millenni, trova la forza per ergersi sulle rovine e schierare contro il nemico colpi precisi, colpi di logoramento, colpi che lo porteranno ad arrendersi finché ciò-che-è-giusto (il “Dharma” induista) non tornerà a regolare la vita degli uomini e della natura. Come? Ovviamente esercitando prima di tutto sè stessi: Non si può galleggiare su quello che ci insegnano: bisogna approfondire!, disse lo studioso e combattente romano Pio Filippani Ronconi; bisogna darsi una disciplina: “Costantemente mantenersi presenti. Dentro la propria mente. Esercitarsi. Avere una condotta particolare; disprezzare il facile comodo, disprezzare l’inutile lusso; essere uomini raffinati, ma essere uomini fermi. Mantenere la fedeltà della parola”. Esercitarsi nel corpo: “Fate risorgere lo Spirito dalla congiuntura delle vostre ossa“. Questi sono esercizi che tutti possiamo svolgere nella nostra quotidianità, per spezzare la linea progressiva nel quale molto spesso ci rifugiamo. E poi aprirsi, scoprire “la vita come bellezza di esprimere sè stessi“, e su questo il Prof. Ronconi sembra dirci qualcosa che può essere duro da accettare: “Approfittate di tutto ciò che di positivo vi da questa attuale civiltà e cultura. Non disprezzatela, perché l’avversario non deve essere mai disprezzato. È buona norma ammirare anche il nemico, per quello che è o che ha di positivo. Arricchite la vostra cultura, arricchite la vostra anima; studiate bene anche ciò che è contrario a voi. Dovete essere spiritualmente aperti. Gli uomini come voi devono essere capaci di restare incantati per due ore a contemplare un albero”. E infine l’invito ad essere comunità, oltre le malelingue ma anche oltre i soliti clichè: “un’altra cosa che è alla base di tutto: la fraternità tra di noi. Una fraternità gentile, senza quelle rozzezze a cui molti indulgono nell’illusione di essere più uomini“. Far rivivere la weltanschauung indoeuropea insomma non deve essere soltanto uno sforzo intellettuale, ma anche e soprattutto una pratica quotidiana di lotta, contro i nemici della Patria: quella fisica e quella spirituale.

Tratto da: Primato Nazionale

La sacralità del reale: dal principio d’identità alla terza via
La sacralità del reale: dal principio d’identità alla terza via

PANTHEON ROMANORUM

di Chiara Rovigatti

Quel foro sul tetto è il simbolo dell’omphalos che secondo la Tradizione sarebbe il centro del mondo (il contatto diretto con il piano spirituale superiore).

Infatti questo edificio ha il nome di Pantheon (dal greco “di tutti gli dei”): più che indicato a segnalare il luogo dimora degli esseri superiori in diretta connessione con il loro piano spirituale di origine.

Tanto per conoscere un po’ di quanti simboli sempre-viventi siamo circondati…

PANTHEON ROMANORUM
PANTHEON ROMANORUM

SUL RISVEGLIO E LA MENTE

di Giuseppe Aiello

«Risvegliarsi dal sonno profondo della negligenza, emergere dalla lassitudine profonda…»

Sono le parole introduttive del “Manazil al-Sa’irin” (Le Stazioni di coloro che percorrono la Via), testo del tasawwuf del maestro sufi hanbalita Abu Abdullah al-Ansari

Il risveglio” o Yaktha , come è letteralmente conosciuto e pronunciato nella lingua araba, è la prima delle tante stazioni che si devono abbracciare e completare nel proprio viaggio verso Allah l’Onnipotente.

Tutti i grandi maestri dicono che è importante che ci si “risvegli” prima di lasciare questo mondo, in modo da essere consapevoli e pronti per le realtà dell’Aldilà.

Sebbene possiamo essere fisicamente svegli, riuscendo anche a svolgere i nostri riti quotidiani, la domanda che dobbiamo porci è: siamo spiritualmente svegli?

Molte autorita spirituali raccontano che lo studio e il regno del tasawwuf sono stati innescati da un ayah nel Corano. In questo ayah, Allah (SWT) ci informa che ha un solo consiglio per noi:

“O Messaggero, di’ loro: in verità ti do “solo e soltanto” (innama) un consiglio– di stare ritti [ossia alzatevi, svegliatevi] per Allah (SWT), a coppie o individualmente, e poi riflettete “ (34:46)

La parola araba usata qui è “innama” che letteralmente significa questo e solo questo, o assolutamente questo.

“e poi riflettete”:

la mente e il flusso di pensieri che in essa si dipana costituiscono un ostacolo, un divenire, una sorta di vortice ipnotico che ci addormenta e ci incanta, riducendoci in schiavitù (come anche affermato dai testi metafisici indù), e orienta il nostro sguardo in basso, sul dunya.

Questo prezioso versetto non intende dirci che dobbiamo liberarci dalla mente, perché anch’essa è un dono divino e quindi ha una sua funzione e ragion d’essere, ma che essa potrà essere davvera utilizzata in senso benefico e attivo – attraverso la “riflessione” – solo DOPO che ci saremo svegliati e alzati. In caso contrario, essa ci incatenerà a terra e vivremo la nostra vita sempre imprigionati e sdraiati.

SUL RISVEGLIO E LA MENTE
SUL RISVEGLIO E LA MENTE

LA DOTTRINA DEL RISVEGLIO

«Risvegliarsi dal sonno profondo della negligenza, emergere dalla lassitudine profonda…»

Abu Abdullah al Ansari, “Manazil al-Sa’irin” (Le Stazioni di coloro che percorrono la Via) – parole introduttive

(manuale esoterico studiato e praticato dal giovane Ruhollah Khomeini, anni ’20 e ’30)

LA DOTTRINA DEL RISVEGLIO
LA DOTTRINA DEL RISVEGLIO

I SIMBOLI PRIMORDIALI

di Chiara Rovigatti

Le civiltà si susseguono, ma i simboli primordiali che le uniscono sono sempre gli stessi: come un sigillo interiore che riconferma ogni volta l’Origine.

E, se si osservano attentamente le immagini allegate, un comune denominatore balza all’evidenza: la sacralità del DNA umano riproposto da ciò che le varie tradizioni hanno chiamato “caduceo ermetico”, “sushumna, ida e pingala”, ecc. È un linguaggio sotterraneo, criptico rivolto a chi sa comprendere.

Perchè?

Perchè il DNA umano è il ricettacolo della sacralità. In una parte di esso esiste e fluisce l’anello di congiunzione fra l’umano e l’ultraumano così ambito e ricercato dalle Tenebre astrali per la loro sopravvivenza.

È quindi una guerra che si dipana sin dalla Caduta e che, simbolicamente, viene comunicata con il linguaggio allegorico da tutte le civiltà.

I SIMBOLI PRIMORDIALI
I SIMBOLI PRIMORDIALI

Carlo Rovelli: “Il governo di Israele è solo un braccio armato dell’impero”

a cura della Redazione

Rovelli: “Gli USA inviano portaerei di sostegno, armi e munizioni a non finire, e ora perfino uomini per “difendere” Israele, cioè garantirne l’impunità, qualunque efferato crimine il governo Israeliano continui a commettere.”

Carlo Rovelli: “Israele braccio armato degli USA”

Carlo Rovelli, fisico, saggista e divulgatore scientifico, finito più volte negli ultimi due anni nel tritacarne mediatico delle polemiche per le sue posizioni pacifiste (che onta!), torna a tuonare dalle sue pagine social contro i doppi standard occidentali, in particolare contro l’ipocrisia deli Stati Uniti, che sarebbero il deus exa machina dietro i massacri israeliani in Medio Oriente.

Scrive Rovelli: “Facevo fatica a capire lo strano fatto che nonostante i ripetuti inviti a fermarsi gli Stati Uniti “non riescano” a tenere a freno Israele. Ma forse qualcosa si chiarisca ricordando gli eventi degli anni 60 e 70 in Indonesia. Una dittatura brutale che ha massacrato milioni di persone. 

Il mondo, compresi gli Stati Uniti, si indignava, condannava, e chiedeva di smettere. Ma di nascosto, ora si sa, gli Stati Uniti sostenevano il massacro, forse il più violento della seconda metà del secolo scorso, perché conveniva alla loro geopolitica.”

E spiega: “Le armi americane venivano inviate in Indonesia, in maniera indiretta, perché fosse meno palese. Venivano inviate in Indonesia via Israele.  Oggi il governo di Israele è solo un braccio armato dell’impero.”

Continua Rovelli: “Gli inviti a fermarsi sono una facciata, e molto ipocrita: se gli USA volessero davvero  fermare Israele basterebbe una telefonata o la minaccia di diminuire le forniture di armi. Invece inviano portaerei di sostegno, armi e munizioni a non finire, e ora perfino uomini per “difendere” Israele, cioè garantirne l’impunità, qualunque efferato crimine il governo Israeliano continui a commettere.”

E ancora: “Come giustamente ha recentemente ribadito Netanyahu con insistenza,  parlando al senato americano, – Noi (Israele) combattiamo per i vostri (USA) interessi”.  Il lavoro sporco gli Americani cercano di farlo fare ad altri. Poi provano a salvare la faccia con inviti a “non esagerare.-“

E in conclusione: “Morti e distruzione, intanto, continuano a crescere. E la “colpa” da una parte e dall’altra, è sempre assegnata alla parte opposta, in una spirale di stupide accuse reciproche che ricorda i litigi dei bambini degli elementari e sprofonda nel passato.

A fermarsi davvero, e cercare riconoscimento dei problemi altrui, non ci pensa nessuno.  Anzi, si soffia sul fuoco, per meglio -sconfiggere i nemici- …”

Tratto da: Kulturjam

Carlo Rovelli: “Il governo di Israele è solo un braccio armato dell’impero”
Carlo Rovelli: “Il governo di Israele è solo un braccio armato dell’impero”

IRAN: DALLA RIVOLUZIONE ISLAMICA ALLA LOTTA PER LA PALESTINA E UN MONDO MULTIPOLARE

Videoconferenza del canale YouTube CONTRONARRAZIONE, trasmesso in live streaming il giorno 29 set 2024.

Ospiti d’eccezione lo scrittore e geopolitico Paolo Borgognone e la professoressa Haineh Tarkian per parlare dell’Iran e del suo fondamentale ruolo nei processi in corso a livello internazionale.

IRAN: DALLA RIVOLUZIONE ISLAMICA ALLA LOTTA PER LA PALESTINA E UN MONDO MULTIPOLARE