Hai sentito parlare di Vlad l’Impalatore? Era un sovrano rumeno del XV secolo, noto per la sua reputazione crudele e le tattiche sadiche. Vlad III, noto anche come Vlad Dr ăculea o Vlad Tepes, ha acquisito notorietà per la sua brutalità durante il suo regno in Valacchia, una regione che ora fa parte della Romania.
Vlad era infame per il suo metodo di esecuzione preferito: l’impalamento. Questa crudele punizione consisteva nell’inserire un paletto affilato verticalmente nel corpo della vittima, lasciandola morire lentamente mentre il paletto emergeva dal torso. Si dice che Vlad abbia usato questa tortura non solo come punizione per i criminali, ma anche come tattica di guerra per terrorizzare i suoi nemici e mantenere il controllo sul suo territorio.
Una delle leggende più famose associate a Vlad è la sua presunta preferenza di cenare tra i campi di impalazione, mentre guardava le sue vittime morire. Questa reputazione sadica e spietata gli è valsa il soprannome di “Dracula”, che significa “Figlio del Drago”, un riferimento a suo padre Vlad II, che era membro dell’Ordine del Drago.
Anche se Vlad l’Impalatore era un sovrano crudele, gli vengono attribuite azioni che alcuni considerano tentativi di proteggere il proprio popolo dal pericolo esterno. La lotta contro l’invasione ottomana e il tentativo di mantenere la stabilità politica nella regione hanno generato opinioni contrastanti sulla sua eredità storica. Nonostante la sua reputazione infame, Vlad l’Impalatore rimane una figura affascinante nella storia e nella cultura .
DRACULA NON È STATO UN VAMPIRO MA UN PRINCIPE E UN GUERRIERO
“Nel mondo esistono due tipi di persone: quelle che servono Dio con amore e quelle che servono Dio senza amore. I primi operano secondo la legge dell’Amore, mentre i secondi secondo la legge della paura. Dove c’è paura, lì manca l’amore. Appena la paura scompare, l’Amore arriva immediatamente…
Cristo dice: ‘Lo Spirito vi insegnerà ciò che dovete dire’. – Quando arriva lo Spirito? – Lo Spirito può venire in ogni momento nell’uomo, senza che egli lo aspetti. La prima condizione per l’arrivo dello Spirito nell’uomo è che egli si sia liberato dalla paura. Quando lo Spirito arriva, l’uomo deve essere pronto a fare tutto ciò che Egli gli dirà. Lo Spirito entra in persone con menti e cuori puri, che possono rivolgere uno sguardo puro e disinteressato verso l’uomo.”
Il termine “primordialismo visionario” è un concetto affascinante ma alquanto complesso, che combina elementi di passato e futuro, di radici antiche e aspirazioni innovative.
Cosa significa “primordialismo visionario”?
In sostanza, il primordialismo visionario cerca di:
* Riconnetttersi con le origini: Scava nel profondo della storia, della cultura e della natura umana per trovare le radici più antiche e autentiche.
* Proiettarsi nel futuro: Utilizza queste radici come fondamento per costruire un futuro migliore, più in sintonia con la natura umana e con i cicli della vita.
* Integrare tradizione e innovazione: Combina sapientemente gli insegnamenti del passato con le più recenti scoperte scientifiche e tecnologiche.
Quali sono le caratteristiche principali del primordialismo visionario?
* Olismo: Considera l’essere umano come parte integrante di un sistema più grande, interconnesso con la natura e con gli altri esseri viventi.
* Spiritualità: Ricerca un significato più profondo della vita, spesso attraverso pratiche spirituali e meditative.
* Ecologia profonda: Pone l’accento sulla necessità di proteggere l’ambiente e di vivere in armonia con la natura.
* Comunità: Valorizza i legami sociali e la costruzione di comunità forti e solidali.
* Creatività: Incoraggia l’espressione artistica e la ricerca di nuove soluzioni ai problemi.
Esempi di primordialismo visionario:
* Movimenti ecologici: Cercano di riconnettere l’umanità con la natura, promuovendo pratiche sostenibili e proteggendo la biodiversità.
* Spiritualità ancestrale: Si ispirano alle tradizioni spirituali dei popoli indigeni per ritrovare un senso di connessione con la Terra e con gli spiriti.
* Architettura biomimetica: Si ispira ai modelli presenti in natura per progettare edifici sostenibili ed efficienti.
* Agricoltura biologica: Cerca di ripristinare la fertilità del suolo e di produrre cibo sano e nutriente senza l’uso di sostanze chimiche.
Critiche al primordialismo visionario:
* Idealizzazione del passato: Il rischio di idealizzare un passato che potrebbe essere stato più duro e meno equo.
* Rischio di fondamentalismo: L’interpretazione rigida e dogmatica delle tradizioni può portare a forme di intolleranza e chiusura.
* Difficoltà di applicazione pratica: Le idee del primordialismo visionario possono essere difficili da tradurre in azioni concrete nella società contemporanea.
In conclusione, il primordialismo visionario è un movimento complesso e affascinante che offre una prospettiva interessante per affrontare le sfide del nostro tempo. Tuttavia, è importante affrontarlo con un atteggiamento critico e costruttivo, evitando di cadere negli eccessi e nelle semplificazioni.
Il primordialismo visionario è un concetto sviluppato da Vincenzo Di Maio, che si presenta come un movimento politico internazionale con una forte componente messianica e tradizionalista. Questo movimento si propone di contrastare l’attuale disordine delle relazioni internazionali e di promuovere un ritorno a un ordine planetario sacro e tradizionale.
Il primordialismo visionario si basa su alcuni principi chiave:
– Ritorno alla Tradizione Primordiale: Si ispira alle antiche tradizioni e religioni rivelate, cercando di recuperare i valori e le strutture di un passato idealizzato.
– Critica dello Stato-Nazione: Vede lo Stato-Nazione moderno come una forma decadente e problematica, proponendo invece un modello di impero sacro e tradizionale.
– Prospettiva Messianica: Aspira alla venuta di un salvatore promesso dalle principali religioni tradizionali, che porterà una nuova età dell’oro e un rinnovamento spirituale e politico.
Questo movimento cerca di offrire una visione alternativa e radicale rispetto agli attuali sistemi politici e sociali, proponendo un cambiamento profondo basato su valori spirituali e tradizionali.
Le cosiddette calamità e difficoltà nelle nostre vite, in arabo sono chiamate Al-Bala. Come credenti, stentiamo spesso – a causa della nostra nafs e delle sue caratteristiche quali orgoglio, superbia, autosufficienza ecc. – a considerarle per quello che sono, ossia delle grazie sorprendentemente nascoste che sbocciano e nutrono le nostre vite e la nostra forza, una volta che scopriamo la “morale dietro la storia”, per così dire.
Non vi è dubbio che gli eventi e le notizie tristi sconvolgono l’io, ma la momentanea paralisi dell’io deve presto lasciare il posto alla costruzione della forza di cui si ha bisogno per combattare tale paralisi.
D’altra parte, però, i lieti eventi e le buone notizie ci rendono più “addormentati”. Questo perché per natura ci piace cullarci nelle cose belle, e sentire buone notizie, vivere eventi piacevoli, soddisfa i sensi e sviluppa nozioni di contentezza e conforto. Ciò non vuol dire che la nostra vita deve essere sempre immersa in calamita e stenti, ma non riusciamo a realizzare che non siamo creati per stare “comodi” e “sdraiati” in questo mondo, quindi tutto ciò che è buono e gradevole tende a metterci in letargo, e ciò in relazione al nostro stato spirituale interiore.
In altre parole, più scarsi sono il nostro risveglio interiore e la nostra capacità di “attenzione”, più brevi e meno intensi saranno gli eventi positivi e le lieti notizie che Dio ci concederà, perché in caso contrario ricadremmo nel “sonno”. Ne possiamo quindi godere nella misura in cui ne siamo degni e pronti.
Le cattive notizie, gli eventi avversi, invece, ci danno uno shock e ci svegliano, ci richiamano all’attenzione.
È un messaggio divino e nascosto per noi, per svegliarci e rivedere noi stessi e ciò che bisogna ancora migliorare.
Ad esempio, tutti noi abbiamo qualche volta dormito in un auto in viaggio, e sperimentato che i dossi in mezzo alla carreggiata, quando l’auto ci passa sopra, producono un rumore e uno scuotimento che ci sveglia, o meglio, ci impedisce di riaddormentarci. Quando pensiamo di essere svegli, allora questo è un segno che in realtà siamo ancora addormentati.
Secondo diversi hadith, un credente deve sospettare sempre di sé stesso e dare il beneficio del dubbio agli altri.
Questo nonostante il nostro ardente desiderio di fare il contrario. Un viaggiatore che è in viaggio deve sempre cercare di essere “pessimista” su se stesso, affinché possa migliorare e costruire il proprio Sè.
“Involuzione significa tutto ciò che entra in noi senza la nostra coscienza e la nostra volontà per influenza della saggezza divina. Evoluzione è tutto ciò che dobbiamo trarre da noi stessi con la nostra coscienza e la nostra volontà, e diffondere nel mondo esterno. La piramide è stata ispirata dalla montagna e significa qualcosa di diverso dalla montagna. La piramide perirà nel corso dei secoli ma l’idea che l’ha creata continuerà a evolvere. Parimenti quel che oggi costituisce la cattedrale rivestirà una forma diversa. Le tele di Raffaello cadranno in polvere, ma l’anima di Raffaello e le Idee raffigurate nei suoi quadri permarranno in quanto forze viventi ed evolventisi. L’Arte di oggi sarà la Natura di domani e rifluirá in essa. Così l’Involuzione diventa Evoluzione.”
(“Esoterismo Cristiano, l’Iniziazione dei Rosacroce”)
Questa bella frase di un uomo coraggioso come Giovanni Falcone si addice a quello cui stiamo assistendo: da un lato un’entità occupante che disprezza il diritto internazionale e ogni sentimento di umanità, dall’altro comunità, Stati e persone che non accettano l’umiliazione da parte di prepotenti e oppressori.
Chi accetta e tace, muore ogni volta anche se rimane in vita, ma per i credenti è un obbligo religioso preferire una morte dignitosa a una vita di umiliazione. Ce lo hanno insegnato i tanti martiri che ricordiamo, dai primi musulmani uccisi a Badr e nella altre guerre contro gli idolatri oppressori della Mecca, all’Imam al-Husayn (a) e i suoi compagni (ra), fino a martiri della sacra difesa della Rivoluzione Islamica e della lotta contro i terroristi di Al-Khaida e dell’ISIS sponsorizzati dalle potenze imperialiste. A questi, giorno dopo giorno, si sono aggiunti i coraggiosi combattenti palestinesi e libanesi, sostenuti senza risparmio dalla Repubblica Islamica.
Oggi molti si chiedono se gli iraniani abbiano paura di una risposta da parte dell’entità sionista. Le immagini dei festeggiamenti in tutto l’Iran dovrebbero bastare a dire che no, non hanno paura affatto, anzi non vedono l’ora di far rispettare la giustizia e mostrare il proprio valore.
Come hanno detto e ripetuto i nostri Imam (a): ci minacciate con la morte? non sapete che il martirio sulla via di Dio per noi è il successo più grande?
E non dimentichiamo che noi abbiamo un Imam (a), l’Imam del nostro tempo, che guida questa lotta e è ben noto a chi lo deve riconoscere. Preghiamo Dio che ci dia l’opportunità di essere fra questi!
Libano – L’Occidente ha visibilmente scelto di rimanere in silenzio o di chiudere un occhio sulla carneficina israeliana in Libano che ha sconvolto il mondo. I primi raid hanno colpito ospedali, centri medici e ambulanze. “Continueremo a operare a piena potenza. La situazione attuale richiede operazioni intensive e continue su tutti i fronti”, ha dichiarato al Jerusalem Post il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Herzi Halevi.
Ciononostante, gli Stati Uniti, accusati di alimentare la macchina da guerra di Israele, stanno giocando al gioco delle accuse. “Il mio team è in contatto costante con i propri omologhi e stiamo lavorando per ridurre l’escalation in modo da consentire alle persone di tornare a casa in sicurezza”, ha affermato lunedì il presidente Joe Biden.
Anche il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha dichiarato martedì in un’intervista alla MSNBC che Biden è determinato a raggiungere un cessate il fuoco a Gaza e un accordo sui prigionieri con Hamas, cercando al contempo di allentare le tensioni tra Israele e Libano.
Non sorprende che gli Stati Uniti, che forniscono a Israele un incrollabile sostegno politico e militare, non abbiano condannato il massacro del popolo libanese da parte del regime. Da quando Israele ha dichiarato guerra a Gaza il 7 ottobre, sono aumentate le preoccupazioni circa le possibili ricadute del conflitto nella regione, Libano compreso.
Ipocrisia occidentale in Libano
Gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali e regionali hanno espresso osservazioni critiche sulla perdita di vite civili a Gaza, ma non hanno fatto nulla per impedire la guerra di genocidio di Israele nell’enclave, che ha causato la morte di circa 42mila palestinesi nel corso di un anno.
Né il massacro degli abitanti di Gaza né l’uccisione di 1500 libanesi hanno suscitato una forte condanna da parte degli Stati occidentali. Sembra che la vita dei palestinesi e dei libanesi conti davvero per loro.
Israele ha dichiarato che i suoi attacchi in Libano mirano a garantire il ritorno degli sfollati nel nord di Israele. Centinaia di migliaia di persone sono state sfollate nel nord di Israele e nel sud del Libano a causa degli scontri a fuoco tra il regime di Tel Aviv e Hezbollah.
Il movimento di Resistenza libanese ha affermato che avrebbe fermato gli attacchi se ci fosse stato un cessate il fuoco a Gaza. Ma il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha fatto deragliare i colloqui volti a porre fine alla guerra di Gaza stabilendo nuove condizioni.
Pertanto, il regime di Netanyahu può gettare le basi per il ritorno delle persone evacuate nel nord di Israele, fermando il genocidio di Gaza. Netanyahu si illude che la pressione militare possa mettere in ginocchio Hezbollah.
I fallimenti di Israele
Tali delusioni giungono in un momento in cui Israele non è riuscito a mantenere la promessa di ottenere una vittoria totale su Hamas ed eliminare il gruppo di Resistenza dopo 12 mesi di guerra a Gaza. Ma i brutali attacchi di Israele al Libano hanno almeno permesso al regime di distogliere l’attenzione globale dal genocidio in corso a Gaza. Per ora, questa è una scommessa per Israele.
Come risposta iniziale agli ultimi crimini israeliani in Libano, Hezbollah ha lanciato centinaia di razzi verso Israele, anche verso basi militari. Ha nuovamente preso di mira le strutture della società di difesa Rafael, con sede a Haifa. Hezbollah ha anche utilizzato un nuovo razzo, Fadi-3, in un attacco a una base dell’esercito israeliano.
Se Israele aggravasse ulteriormente la situazione inviando truppe in Libano, le conseguenze sarebbero gravi. Numerosi riservisti israeliani, che costituiscono la maggioranza dell’esercito, hanno espresso profonda preoccupazione per la loro stanchezza.
Hezbollah possiede una forza dedicata di 100mila combattenti impegnati nella difesa del Libano. Il movimento di Resistenza ha anche oltre 150mila razzi e missili, tra cui migliaia di munizioni di precisione che possono ridurre le città israeliane in macerie.
Il movimento Hamas si sta preparando per la prossima fase di combattimento, alla luce della riabilitazione e del ripristino della sua organizzazione militare nella Striscia di Gaza, dopo l’incapacità dell’esercito di occupazione di smantellare le sue capacità militari e strategiche. La restaurazione consiste nel reclutare una nuova generazione di combattenti all’interno delle formazioni militari e nel colmare la carenza di leadership sul campo (i movimenti di Resistenza hanno una grande flessibilità nel colmare i vuoti organizzativi). Ripianificherà inoltre le sue operazioni militari alla luce degli sviluppi sul campo.
Per quanto riguarda le condizioni della rete di tunnel, che rappresenta una grave minaccia per l’occupazione ed è considerata una parte essenziale della strategia di Resistenza, è ancora in gran parte intatta nonostante gli sforzi israeliani per distruggerla. Dall’inizio dell’operazione di terra israeliana lo scorso anno, la Resistenza palestinese è stata in grado di resistere e adattarsi alle difficili circostanze che la circondano, e sta lavorando per sviluppare le proprie capacità militari in un modo che ha reso difficile per l’entità raggiungere i propri obiettivi militari o addirittura, raggiungere un’immagine di vittoria.
In questo contesto, il leader del movimento Hamas, Osama Hamdan, ha confermato che il movimento mantiene ancora una “elevata capacità” di portare avanti la guerra in corso con Israele, entrata nel suo dodicesimo mese. Ha aggiunto in un’intervista all’Agence France-Presse a Istanbul: “La capacità della Resistenza di continuare è elevata e continuerà”, sottolineando che “c’è stato un accumulo di esperienze e c’è stato il reclutamento di nuove generazioni”.
Centomila combattenti a Gaza
Secondo le stime, nella Striscia di Gaza ci sono 100mila uomini armati di varie fazioni militari e di sicurezza interna, tra cui un minimo di 30mila combattenti addestrati delle Brigate Izz al-Din al-Qassam (il braccio militare del movimento Hamas).
Ritornando alla dichiarazione di Osama Hamdan, ha sottolineato che: “Il numero delle vittime della Resistenza è molto inferiore a quello che ci si aspetta in una battaglia di queste dimensioni, livello e ampiezza”.
Hamas e fattori di resilienza sul campo
Nonostante le intense operazioni militari dell’esercito di occupazione, la Resistenza Islamica palestinese mantiene ancora i fattori di fermezza sul campo. I più importanti di questi fattori sono:
Continuazione di operazioni militari specifiche: nonostante la durata della guerra, le fazioni della Resistenza continuano a condurre operazioni specifiche che infliggono pesanti perdite all’esercito israeliano.
Continua autoproduzione di prodotti militari: la Resistenza sta ancora lavorando alla produzione di armi locali nonostante l’assedio impostole.
Rinnovare e cambiare le tattiche militari: la Resistenza continua a cambiare costantemente le sue tattiche, il che ha fatto perdere all’entità la capacità di prevedere i suoi movimenti e indebolire la sua efficacia di intelligence, dato che ogni volta che l’esercito si avvicina a dichiarare la sua occupazione di un’area a Gaza, è sorpreso da nuove operazioni che dimostrano che la Resistenza è ancora capace di fronte alla sua minaccia.
Resilienza e rinnovamento dei tunnel: Come accennato nell’introduzione, dall’inizio della guerra, l’occupazione ha lavorato per distruggere la rete di tunnel con molteplici operazioni militari, ma non è stata ancora in grado di eliminarla. Rappresenta una grave minaccia per l’occupazione, ed è considerata una parte essenziale della strategia della Resistenza e della sua capacità di adattarsi alle circostanze e alle sfide, oltre a svolgere operazioni militari, proteggere i combattenti della Resistenza e sviluppare le loro armi.
Resistenza salda sul terreno
Nonostante la significativa pressione militare e politica multilaterale, la Resistenza è ancora salda sul terreno e continua le sue operazioni militari di qualità, e si prevede che aumenterà nei prossimi giorni dopo aver riorganizzato la sua struttura militare. A livello politico, il movimento prosegue con trattative lunghe e complesse, ed è stato in grado di mantenere la sua forte posizione negoziale e le sue carte forti, come i prigionieri, che gli hanno conferito una forte influenza nel processo negoziale. In conclusione, il leader, Osama Hamdan, ha rivelato che il nuovo capo dell’ufficio politico del movimento, Yahya Sinwar, “invierà presto un messaggio diretto al popolo palestinese e al mondo”.
Quella che segue è la traduzione di un audio del martire Ibrahim Aqil, fondatore e comandante delle forze “al-Ridwan”, il reparto d’élite dei combattenti di Hezbollah, assassinato da Israele, insieme ad altri comandanti della Resistenza Islamica libanese, il 20 settembre scorso, in un bombardamento effettuato a Beirut:
“Sappiate che è possibile gli eventi vadano ben oltre l’accaduto, come nel caso di Faraone, che uccideva gli uomini e risparmiava le donne. Ciò è del tutto normale per i Banu Israil: è un loro specifico retaggio. Da parte nostra dobbiamo invece considerare codesta Divina Tradizione (Sunnah Ilahi): “Se farete trionfare [la causa di] Allah, Egli vi soccorrerà e renderà saldi i vostri passi” (Sacro Corano, 47: 7). Una Verità che rimarrà per sempre.
La guerra è contraddistinta da fasi alterne: “Un giorno noi prevaliamo sui nemici e un giorno è il nemico a prevalere su di noi” (hadith dell’Imam Alì). Quel che conta è l’ultimo giorno. Chi vincerà nell’ultimo giorno? In questo caso sarà fondamentale valutare chi di noi abbia realmente dato il massimo o il minimo delle proprie potenzialità.
Dal punto di vista spirituale, se riusciremo a veder Dio al nostro fianco, sarà più che sufficiente, non avendo alcunché da temere, pur nel mezzo di distruzioni, esplosioni, malattie, morte e con i nostri medesimi corpi fatti a pezzi. Anche sotto una pioggia di spade e di lance! Tutto questo sarà per noi assolutamente normale. “Quando poi i messaggeri stavano per perdere la speranza, ritenendo di passar per bugiardi, ecco che giunse il Nostro soccorso” (Sacro Corano, 12: 110). E’ strano; temettero di mentire, di non poter contare su nessun aiuto; giunsero ad un tal grado di disperazione da ritenersi vittime di un inganno; ma poi sopraggiunse il soccorso divino. “Avevate il cuore in gola e vi lasciavate andare ad ogni sorta di congettura a proposito di Allah” (Sacro Corano, 33: 10). Non sai Chi vi è al tuo fianco? Di cosa hai paura?
Come può un semplice sorriso, una semplice parola, tranquillizzare tanta gente? Chi è l’unica Causa nella creazione, al di fuori di Dio? Figlia mia, non ti appoggiare a tuo padre. Il Profeta di Dio disse a Fatima Zahra: “Non ti appoggiare a tuo padre, figlia mia”. Dobbiamo essere così. Questa deve essere la nostra condotta. “Questo liberato figlio di liberato mi ha posto tra due scelte: quella della spada e quella dell’umiliazione. E ben lontana è da noi l’umiliazione!” (celebre detto dell’Imam Husayn).
Sorridete a tutti e dite: “Non è forse vicino il soccorso di Allah?” (Sacro Corano, II: 214). Gli Shaykh Bahai, gli Ayatullah Khoi’, i Khomeini, i Karaki, gli Shaykh Mufid, gli Shaykh Tusi, i Seyyed Abbas Musawi e gli Haj Qasem Soleimani se ne vanno. Ma il sentiero e la causa rimangono. Se Motahhari o Chamran diventano martiri, Dio rimarrà comunque sempre presente. Tizio e Caio diventeranno martiri, ma Dio sarà sempre presente sul campo. Gli Stati Uniti potranno vincere solo rimuovendo Dio dal campo di battaglia: ma non vinceranno poiché risulterà loro totalmente impossibile.
A Dio piacendo tutte le Genti della Casa del Profeta (Ahl al-Bayt) sono con voi. Dio, Muhammad, Fatima, Hasan, Husayn. Invocate solo questi nomi. I martiri di tutti i tempi, a partire da Adamo sino agli eroi della Difesa Sacra, dai Guardiani della Rivoluzione Islamica, dagli Hashd al-Shaabi, dai caduti del 1982 (in Libano), sino a quelli sul sentiero di Quds, sono tutti con noi. Perché chiamano shahid il martire? Perché è shahed: testimone diretto, vede ed è presente accanto a voi. Guida e ispira: “E Allah non ne fece altro che un annuncio di gioia per voi, affinché i vostri cuori si rassicurassero, poiché la vittoria non viene che da Allah, l’Eccelso, il Saggio” (Sacro Corano, III: 126).
La cosa più importante è affidarsi totalmente e unicamente solo a Dio, Gloria a Lui l’Altissimo, e compiere il proprio dovere. Bisogna dunque comprender quale esso sia e quindi compierlo. Vi è chi deve indirizzare il proprio figlio al jihad e chi può assistere i propri fratelli tramite le proprie capacità intellettuali e mediante il buon consiglio. E’ necessario servir la comunità al meglio delle proprie possibilità: impiegare l’intelletto, così come ogni altra capacità, al servizio dei fratelli, mantenendosi costantemente sorridenti, attivi ed energici, soprattutto sui social media. Condividete ogni risposta agli attacchi nemici, ogni opera compiuta. Ignorate quegli agenti provocatori che, innanzi a qualsivoglia iniziativa avversaria, pretendono subito una reazione diretta ed immediata. Anche gli associatori chiedevano ai Profeti miracoli istantanei. Parlate di Dio e siate scrupolosi in ogni ambito.
O nobile gente, proclamate che Dio, Muhammad, Alì, il sole, i fiumi, i sette cieli, le sette terre, gli angeli, il trono divino, sono con la verità. Anche voi siete con la verità. La verità è con Alì e Alì è con la verità. E dove è lui, la verità lo avvolge. Dite Dio e basta. Questo sentiero necessita di sangue, feriti, martiri. “Non ho visto altro che bellezza” (celebri parole pronunciate dalla sorella dell’Imam Husayn dopo la battaglia di Karbala). E la lode appartiene a Dio, Creatore dei mondi”.