LAVORARE PER LA LUCE

a cura di Fratellanza Bianca

Con il male non combattere, non scrivere di esso, non parlarne. Lavora per la Luce, per il bene, per la gioia e per l’armonia. Tutto ciò contro cui combatti ti rende debole. Tutto ciò che sostieni rafforza la tua forza. L’uomo spirituale lavora per ciò che sostiene. L’uomo spirituale non è contro la guerra. Egli è per la pace.

Peter Deunov

LAVORARE PER LA LUCE
LAVORARE PER LA LUCE

CHINA FIRST

di Giuliano Noci

La storia ci ha mostrato che le crisi delle superpotenze sono spesso terreno fertile per opportunità nascoste. In questi momenti di difficoltà, i leader sono costretti ad abbandonare il mito di sé e a guardare la realtà con maggiore lucidità. In altre parole, le crisi possono essere il catalizzatore di un riequilibrio del potere tra le nazioni. Se volgiamo lo sguardo al presente, la situazione tra Cina e Stati Uniti non si discosta da questo schema. Alcuni vedono già segnali di una possibile ricostruzione di un dialogo che vada oltre le apparenze. Ma per capire meglio le dinamiche in gioco, vale la pena concentrarsi sulla postura della Cina, poiché quella americana è già ben nota. Uno spunto interessante arriva dalle pagine del “Global Times” – la voce in inglese del Partito Comunista – dove si parla sempre più frequentemente di “Xivilization”. Un concetto attraverso cui Xi Jinping vuole affermare, in un contesto internazionale sempre più teso, l’idea dell’uguaglianza tra civiltà. Il messaggio, neanche troppo velato, è chiaro: l’Occidente deve accettare la convivenza con il comunismo cinese, una dottrina sì ispirata al marxismo occidentale, ma radicata nell’antica cultura cinese. Xi, autoproclamatosi erede del Drago, il simbolo imperiale per eccellenza, intende dimostrare al mondo che la Cina non è più prigioniera della sua visione chiusa e autoreferenziale del passato, ma è pronta a riaffermare la sua grandezza imperiale. Questo progetto ha preso forza dopo la crisi del 2008-09, dalla quale la Cina è uscita con una nuova percezione di superiorità rispetto all’Occidente. Quello che leggiamo oggi sulla crescente assertività della Cina non è solo frutto del suo sviluppo economico, ma il risultato di un lungo percorso culturale e identitario. Un percorso che, pur opposto, ricorda in qualche modo quello che ha portato gli Stati Uniti a vedersi come il faro del mondo moderno. È una tendenza profonda, difficilmente reversibile, perché radicata nelle convinzioni più intime delle due superpotenze.

CHINA FIRST
CHINA FIRST

LA LEGGE DELLA BILANCIA

a cura di Giuseppe Aiello

Tutti siamo portati a ricordare spesso le persone defunte, facendo riferimento a ciò che loro ci hanno donato o lasciato nel corso della loro vita (in termini generali alla comunità, o in maniera diretta o personale), e la legge della Bilancia farà si che, specularmente, tale persona porterà con sè, le resterà, proprio tutto ciò che in vita ci ha donato e lasciato.

Lo stesso varrà per noi quando lasceremo questo mondo.

Ciò non è casuale, ma trova fondamento nella Tradizione.

“Comprendi che ciò che possiedi veramente non è ciò che conservi delle tue proprietà, ma ciò che spendi per […gli altri…].

Aisha raccontò che uno presentò un agnello in dono al Messaggero di Dio. Egli distribuì la carne.

Aisha disse: “Ci resta per noi solo il collo”. Il Profeta disse: ‘No, ci è rimasto tutto, tranne il collo…'”

Sulami, Kitab al-Futuwwah

LA LEGGE DELLA BILANCIA
LA LEGGE DELLA BILANCIA

Gli Stati Uniti sanno quello che vogliono ma l’Europa invece?

di Alexandro Sabetti

25 Settembre 2024

Gli USA, nel loro furore neoliberista, sanno quello che vogliono e cercano di ottenerlo a qualsiasi costo. E l’Europa imbelle invece?

Gli Stati Uniti sanno quello che vogliono, l’Europa?

Nell’agenda mondiale la questione multipolarismo è segnata in rosso. Oggi abbiamo una superpotenza totale USA, sia dal punto di vista militare che per quello economico. Una potenza solo militare come la Russia. Una terza potenza che sta crescendo esponenzialmente nel campo militare, la Cina, ed è in costante ascesa economica e promette di averla ancora a lungo in termini di crescita.

E poi ci sono i BRICSASEAN e tutti i nuovi soggetti che animano la discussione su inuovi assetti geopolitici che si andranno consolidando nei prossimi anni. In questo contesto, l’Europa cosa vuole? Quale ruolo pensa di poter svolgere?

Ma in questa circostanza, più che di geopolitica – visto che le analisi si sono sprecate sull’argomento, anche su questo magazine – vorremmo puntare il focus su un aspetto culturale che viene spesso trascurato: la sconfitta identitaria del vecchio continente nei confronti del mondo neoliberista d’oltreoceano che ne ha decretato l’assoluta irrilevanza che vediamo materializzarsi oggi.

Il famoso aforisma di Edmund Burke, “Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla” è stato pronunciato alla metà del ‘700. Oggi, chi sembra averlo preso sul serio sono i neoliberisti. Da decenni, in America e più di recente in Europa, hanno avviato una guerra culturale volta a delegittimare la storia, eliminandola dalle scuole e dalle menti collettive.

Questo attacco alla storia ha reso le nuove generazioni sempre più disinteressate a essa. Viene percepita come noiosa e inutile, a differenza di temi che offrono gratificazioni immediate, come corsi su come utilizzare tablet e smartphone, dispositivi che diventano obsoleti in meno di un anno. Così, la storia finisce per essere sacrificata in nome di un’istruzione più pratica ma di corto respiro.

Un conflitto vinto dai neoliberisti

La maggior parte dei giovani, così come molti adulti, è intrappolata in una visione del mondo schiacciata sul presente, ignara delle lezioni del passato. Ad esempio, pochissimi ricordano che un secolo fa, la Prima Guerra Mondiale segnò il suicidio politico dell’Europa a vantaggio degli Stati Uniti. Se l’Europa non divenne immediatamente una colonia americana, fu solo perché gli Stati Uniti avevano ancora risorse inesplorate da sfruttare all’interno del proprio continente.

Un altro fattore che ostacolò la piena dominazione americana fu la nascita dell’Unione Sovietica, il primo Stato capace di opporsi all’egemonia dell’Occidente. Gli Stati Uniti, il centro dell’impero economico e politico mondiale, si confrontarono per settant’anni con questa potenza antagonista, in un conflitto che condizionò l’intero pianeta.

Questa continua immedesimazione col presente, fa si che i grandi temi di attualità geopolitica, sembrano calati dall’alto. Non c’è un passato, non ci sono analisi sulle condizioni che hanno portato al concatenarsi di scelte e eventi. Tutto si sposta sul piano morale in chiave favolistica: “Un giorno un pazzo sanguinario si svegliò e decise di invadere un paese”.

Stessa dinamica con la quale per la gran parte della cittadinanza, la questione israeliano-palestinese, comincia il 7 Ottobre 2023.

Gli USA e la chiarezza degli obiettivi

Gli Stati Uniti meritano un certo rispetto: hanno sempre saputo cosa volevano e non hanno esitato a raggiungerlo a qualsiasi costo. Il loro approccio può non piacere, e certamente non riflette i valori europei, ma almeno risulta coerente e determinato.

Cosa dire, però, dell’Europa? Come possiamo rispettare una comunità di nazioni che sembra fare gli interessi di qualcun altro, e non i propri? Questo atteggiamento è particolarmente evidente in Italia. Giorgia Meloni si è dimostrata persino più atlantista di Draghi, Renzi e compagnia bella, avvicinandosi alle posizioni filo-americane in modo così radicale che persino il Partito Democratico, da sempre considerato vicino agli interessi di Washington, appare meno allineato.

L’erosione dell’identità europea

Il problema, però, va oltre i leader politici. Molti europei sembrano ormai aver abbandonato la propria identità culturale. Parliamo di milioni di persone che preferiscono dire “location” invece di “luogo” e “call” invece di “chiamata”.

Senza il loro iPhone, si sentirebbero persi; bevono caffè da Starbucks, anche se costa molto di più di un espresso al bar; e preferiscono hamburger (e sushi) a risotti o pizze. Niente di male, per carità. Ma qui non stiamo parlando di locali tradizionali all’interno di quartieri etnicizzati, ma di consumo quotidiano in catene transnazionali che quasi sempre hanno la sede centrale oltreoceano.

Chiunque osi opporsi a questo pensiero dominante viene subito bollato come nostalgico, reazionario o luddista. È diventato quasi impossibile criticare l’adozione acritica di mode globalizzate senza essere attaccati da influencer e celebrità, pronti a difendere l’ideologia dominante.

Il bene comune, idea desueta

Tuttavia, resistere a questa tendenza non significa essere contro il progresso o contro il cambiamento. La difesa del bene comune, inteso come gli interessi materiali e spirituali di una collettività, dovrebbe essere un obiettivo politico fondamentale.

È una posizione morale, idea desueta ormai, che va oltre il semplice egoismo personale, e serve non solo a preservare la diversità culturale e sociale, ma anche a contrastare monopoli e forme di neocolonialismo travestiti da “aiuti umanitari” o “diritti civili”.

Dietro questa retorica si celano spesso gli interessi di pochi miliardari e multinazionali, o di un unico popolo che, da trent’anni, domina incontrastato il pianeta: gli Stati Uniti.

Un popolo che persegue il proprio bene collettivo è capace di resistere a pressioni esterne, e può affrontare le sfide future con molteplici strategie, piuttosto che adottarne una sola, imposta dall’alto e spesso inefficace.

Tratto da: Kulturjam

Gli Stati Uniti sanno quello che vogliono ma l’Europa invece?
Gli Stati Uniti sanno quello che vogliono ma l’Europa invece?

IL TANTRISMO INDIANO CONTRO PATANJALI

di Luca Rudra Vincenzini

Il tantrismo indiano contro Patañjali.

Un caro saluto agli amici innamorati degli Yogasūtra, saranno accettati di buon grado solo commenti educati e ben calibrati a livello argomentativo, gli altri saranno cancellati, sino al limite del blocco dell’autore facinoroso. Un caldo abbraccio a tutti/e!.

“Gli asini che girano nudi, i maiali che si sporcano con la terra, le rane che vivono sulla riva dei fiumi possono essere considerati asceti?”, Kulārṇavatantram.

La critica agli ascetismi circensi è tema centrale del tantrismo, soprattutto nella raffinatissima estetica del Kāśmīr. Abhinava criticò aspramente anche il sistema di Patañjali (ci andò giù pesante).

“Tra i vari aṅga dello yoga, l’unico che può concedere la liberazione è tarka (intelletto/ragione)… gli aṅga (degli yogasūtra) non sono di alcuna utilità nella coscienza (al fine di mokṣa), sono semplici manifestazioni esteriori… una volta che il sole (sangue/ārtava in piṅgalā) e la luna (seme/bindu in iḍā), grazie ad una costante soluzione della mente in Śiva, si sono disciolti, il fuoco (agni in suṣumṇā) della coscienza giunge alla 12 dimora (dvādaśānta), solo allora si può parlare di liberazione”, Tantrāloka, Abhinavagupta.

Il motivo di questa inutilità (anupayoga) è semplice e ben argomentato:

1) le pratiche yogiche al massimo condizionano il corpo, rendendolo agile ed elastico ma non procurano la liberazione (mokṣa), anzi la pratica può innescare nuovi attaccamenti (ego);

2) tutto ciò che è accidentale, ovvero esterno alla coscienza, per così dire di superficie, non permette di fare esperienza delle profondità della mente (si rimane nel galleggiamento di superficie);

3) tarka (intelletto/ragione) consente di percepire le verità rivelate negli āgama, in primis la non-dualità, e farne esperienza, senza quell’esperienza non c’è trasformazione. Solo l’esperienza del centro (madhya) è trasformativa, tutto ciò che è periferia non plasma la mente, bensì ne cambia solo le fattezze.

Toccato anche fugacemente il fulcro della coscienza (attraverso un’intuizione/prātibha e per grazia/anugraha), sarà esso ad operare il miracolo della trasformazione non certo le pratiche esteriori.

Questo perché:”quanto è radicato interiormente nella coscienza può essere trasmesso attraverso di essa al soffio vitale, al corpo o alla mente grazie all’esercizio, ma non certo il contrario…”, Tantrāloka, Abhinavagupta.

IL TANTRISMO INDIANO CONTRO PATANJALI
IL TANTRISMO INDIANO CONTRO PATANJALI

COME DEI BAMBINI UBRIACHI CHE GIOCANO NELLE STANZE DELL’UNIVERSO

a cura di Felipe Guerra

“Bisogna tornare ad essere come bambini” (Lao Tzu).

Il Maestro Xu diceva:

“Quando usi la spada, il corpo è talmente rilassato che è come se tu fossi completamente ubriaco.”

Sottolineando sempre che intendeva ubriaco, ma senza bere.

Ad un alto livello di Kung Fu, vi è come uno stato di incoscienza, il corpo si muove ma lo Spirito è stabile come se si fondesse completamente nella Natura, quindi tutti gli stili del Kung Fu di alto livello, utilizzano la mente dell’ubriaco, senza bisogno di bere. Basta solo pensare che tu sia ubriaco e percepire il piacere del movimento, diventando Uno con la Natura che ti circonda, allora il Qi ed il Sangue scorrono nella maniera corretta.”

Il Maestro continuava: “Ci sono di base due Cuori.

Quello fisico che per i cinesi è la Mente, la Coscienza, l’emotività, il desiderio, le passioni e la sofferenza.

Quando pratichi Kung Fu, non devi usare il Cuore fisico, perché è limitante, non è il Vero Spirito.

Lo Spirito risiede nel Terzo Occhio – nel punto Yin Tang(in ezzo ai due occhi) – quello è lo spirito primordiale che non desidera nulla, è sempre felice; è uno con l’Universo, con la Spada, con il corpo, con tutto…e non dice bugie.

“ Il Cuore fisico mente in continuazione, afferma: mi piace quella donna, amo quella persona, ma è una bugia! E’ solo il desiderio del corpo, solo la nostra sofferenza.

Nel Kung Fu si allenano la Consapevolezza, la presenza del Terzo Occhio.

Nel tuo allenamento del Pa Kua (uno stile di Kung Fu), tu muovi la Spada, ma la Spada muove te; ti tira e tu ti muovi dando un impulso – YIN – e poi la Spada ti muove – YANG: la Mente è ubriaca ed è inconsapevole, lo Spirito è presente ma solo sul Terzo Occhio”.

COME DEI BAMBINI UBRIACHI CHE GIOCANO NELLE STANZE DELL'UNIVERSO
COME DEI BAMBINI UBRIACHI CHE GIOCANO NELLE STANZE DELL’UNIVERSO

MATRIOSKA

a cura di Ottava di Bingen

Un cerchio magico che si apre con un pezzo chiamato “madre” e si chiude con un pezzo chiamato “seme”.

l’Alfa e l’Omega.

Sa occupare pochissimo spazio, quando i pezzi che la compongono rimangono nel suo grembo, o molto, quando decide di sdoppiarsi e di aprirsi mostrando al mondo i suoi “strati” interiori .

Esse si svela a chi ha la la pazienza, l’umiltà e la perseveranza di sapere andare in profondità.

Microcosmi e Macrocosmi in divino ordine e armonia.

Universi concentrici.

Come corpi umani che si attirano e si respingono gli uni con gli altri.

Maestra nell’insegnare che più oggetti parallelamente sono in grado di occupare una stessa medesima porzione di spazio; dimostrando che le apparenze sono illusorie e che l’Io è molteplice.

Come la stessa materia, è in grado di assorbirsi ed spandersi; l’UNO nell’altra e viceversa, in un perfetto incastro.

Le idee o l’immaginazione dell’una si fonde nel tutt’UNO.

MATRIOSKA
MATRIOSKA

Siria: aggressione israeliana preludio alla guerra su larga scala

a cura della Redazione

24-09-2024

La recente aggressione israeliana contro la Siria è stata descritta come la più violenta degli ultimi anni, soprattutto perché è stata lanciata in due lotti contro diverse regioni del Paese. Tuttavia, ciò che colpisce questa volta è l’analisi di alcuni siti web israeliani secondo cui questo violento attacco potrebbe essere un’indicazione della decisione di Netanyahu di espandere il confronto con la Resistenza Islamica in Libano, verso una guerra su larga scala.

Dettagli dell’attacco in Siria

Considerando i dettagli dell’aggressione diventerà chiaro quanto le sue dimensioni e la sua violenza siano senza precedenti, rispetto agli attacchi avvenuti negli ultimi anni: 15 raid in 4 ondate, nel periodo che va dalle 23:00 fino a dopo le 2 di notte di lunedì 09/09/2024, contro un gran numero di presunti obiettivi in ​​un’ampia area geografica della Siria centrale intorno alle città di Homs, Hama e Masyaf. In seguito all’aggressione, più di 18 persone sono state uccise e decine ferite.

Secondo una dichiarazione del Ministero della Difesa siriano, l’aeronautica israeliana ha lanciato la sua aggressione dalla direzione del Libano nordoccidentale, prendendo di mira una serie di siti militari nella regione centrale. Le forze di difesa aerea hanno intercettato i missili e ne hanno abbattuti alcuni.

Secondo i media israeliani, l’obiettivo principale dell’attacco era l’impianto industriale e di ricerca militare siriano noto come CERS (Centro di ricerca scientifica). L’entità israeliana sostiene che questo Centro di ricerca scientifica è responsabile dello sviluppo e della produzione militare delle armi dell’Asse della Resistenza, come missili balistici a corto raggio e Fateh. Secondo il Centro Alma, questo centro è il cuore del progetto di precisione missilistica per la cooperazione iraniano-siriana ed Hezbollah.

In seguito a questo attacco, le fazioni della Resistenza palestinese hanno rilasciato dichiarazioni in cui condannano l’aggressione israeliana, esprimendo la loro solidarietà allo Stato e al popolo siriano.

Profondità strategica dell’Asse della Resistenza

Va sempre ricordato che la Siria è stata, ed è tuttora, la profondità strategica dell’Asse della Resistenza, soprattutto per i movimenti di Resistenza in Palestina e Libano, ed è quella che ha assicurato, per decenni, campi di addestramento, centri di trattamento, sviluppo e produzione quantitativa e qualitativa. Nonostante la guerra globale lanciata contro la Siria da tutti il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti d’America e da Israele, resta pienamente impegnata a svolgere il suo ruolo.

In questo contesto, è sufficiente sottolineare che Israele ha preso di mira il territorio siriano solo nel corso del 2024, circa 65 volte, di cui 48 aeree e 17 terrestri, e questo perché non è un Paese arrendevole e normalizzante come altri Paesi arabi.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Siria: aggressione israeliana preludio alla guerra su larga scala
Siria: aggressione israeliana preludio alla guerra su larga scala