Diritto di strage: l’impunità di Israele è una pietra tombale sull’etica occidentale

di Alessandro Ferretti

Continua l’ondata stragista in Libano da parte di Israele, accompagnata dalla scorta mediatica occidentale (con l’Italia in prima fila) che invece di condannare l’escalation assassina, plaude nei modi più imbarazzanti e surreali al massacro, parlando di ‘creatività” e concedendo una sorta di diritto di strage ‘exclusive’.

Diritto di strage: l’impunità di Israele

Altre nove persone uccise e altre centinaia di feriti anche oggi in Libano in una allucinante seconda ondata di esplosioni, accompagnata da ulteriori e nauseanti ondate di ammirazione verso la grande “capacità tecnologica” di Israele di uccidere masse di persone e terrorizzare intere popolazioni.

Sappiamo benissimo che se ad avere commesso una simile azione fosse stato un nemico dell’Occidente, le stesse persone che parlano di “azione estremamente mirata” si straccerebbero le vesti parlando di atroce e intollerabile atto terroristico e chiederebbero un’immediata e violentissima rappresaglia. Come si spiega questo clamoroso doppio standard?

In realtà è piuttosto semplice: questa è gente che pensa solo ed esclusivamente a se stessa, totalmente priva di senso della collettività, impregnata di un’”etica” che è quella capitalista e hobbesiana dell’”homo homini lupus”.

Sono quelli che se vedono un bene incustodito lo rubano, che darebbero fuoco all’intera foresta amazzonica per mille euro perchè “se non lo faccio io tanto lo fa un altro”; sono quelli che se gli rubi la borsetta ti arrotano con il SUV per riprendersela lasciandoti lì agonizzante e si giustificano regolarmente dicendo “chiunque al mio posto si sarebbe comportato come me”.

La chiave della loro mentalità bacata, che sdogana ogni tipo di violenza, sta infatti nella convinzione (in buona fede o strumentale che sia) che il resto dell’umanità sia identico a loro, che non esistano persone buone, che chiunque compia atti di bontà abbia secondi fini, sia ipocrita o abbia qualcosa da nascondere, che chiunque dica “io non ammazzerei il mio scippatore” sia un bugiardo, uno stupido, un anormale o un odiatore che li critica solo per attaccarli, per invidia o per altro.

Essendo convinti che il resto dell’umanità sia come loro o peggio, giustificano qualsiasi atrocità dicendo che è normale, è naturale, è nell’ordine delle cose esercitare violenza sugli altri perchè altrimenti gli altri eserciterebbero violenza su di loro.

È una prospettiva mentale che genera un circolo vizioso: dato che penso solo a me stesso e me ne frego degli altri, rubo la terra a un intero popolo, e quando quel popolo prima o poi reagisce ecco che ho la prova provata che mi odiano, mi invidiano, mi vogliono derubare e uccidere, e allora infliggo altra violenza e così via.

Ovviamente, praticando simili comportamenti è molto improbabile che questi soggetti siano in grado di guadagnarsi la stima e il rispetto degli altri esseri umani. Quindi suppliscono al fondamentale bisogno umano di non restare isolati accumulando potere e denaro, letteralmente comprandosi le persone, senza però mai riuscere ad ottenere affetto sincero, il che ne fa degli eterni insoddisfatti sempre in cerca di ulteriore potere e denaro.

Purtroppo non ci sono modi semplici di dimostrare a simili persone che la vasta maggioranza del mondo ama vivere in società, che ama socializzare e cooperare nel rispetto reciproco, perchè questi non hanno alcun incentivo a capire la realtà.

Per esempio, se Israele prendesse atto che i palestinesi sono normali esseri umani intollerabilmente vessati e non belve assetate del loro sangue a prescindere, toccherebbe loro riconoscere che rubar loro le terre e la libertà non va bene e questo comporterebbe rinunciare a parte del loro benessere, che si fonda sul furto delle terre e sul mantenimento dei palestinesi in condizione di schiavitù.

Quindi, inutile aspettarsi che questi si fermino da soli: il circolo vizioso paranoide si autoalimenta fino al parossismo e all’autodistruzione. Fermare questa follia distopica tocca a quella parte del mondo capace a vivere in pace e nel rispetto reciproco, che deve intervenire per fermare questa deriva psicopatologica.

Ai più consapevoli spetta il difficile compito di svegliare i propri simili dal torpore, mostrando come le conseguenze dell’inazione e dell’ignavia di fronte al progredire esponenziale della violenza non si fermeranno davanti alle porte delle nostre case, ma travolgeranno tutti quanti e prima di quanto ci si possa aspettare.

Tratto da: KulturJam

Diritto di strage: l’impunità di Israele è una pietra tombale sull’etica occidentale
Diritto di strage: l’impunità di Israele è una pietra tombale sull’etica occidentale

EVOLA: LA PIETRA NERA E L’ISLAM

a cura di Hanieh Tarkian

“L’omphalos, la pietra sacra, non è una ingenua figurazione della forma del mondo; il suo significato in greco di ombelico riconduce in genere – come si è detto – all’idea di “centro”, di “punto di stabilità”, in relazione, anche, con ciò che si può chiamare la geografia sacra: la “pietra sacra” appare spesso ritualmente in luoghi scelti – non a caso – come centri tradizionali in relazione ad un dato ciclo storico o ad un dato popolo – e ciò, col significato soprattutto di “fondamento dall’alto” quando, come spesso fu il caso, la pietra è “dal cielo” ossia un aerolito. A tale riguardo siano ricordati il lapis niger dell’antica tradizione romana e the stone of destiny, la pietra fatidica parimenti nera delle tradizioni celtico-britanniche, importante per la virtù, ad essa attribuita, di indicare i re legittimi. È lo stesso ordine di idee per cui in Wolfram von Eschenbach il Graal, come misteriosa pietra divina, ha anche il potere di rivelare chi è degno di rivestire la dignità regale” (J. Evola, Rivolta contro il Mondo Moderno).

È molto interessante al riguardo il fatto che a La Mecca, presso la Ka’bah, luogo sacro per i musulmani, vi sia la Pietra Nera, che secondo le tradizioni islamiche Adamo ha portato con sé dall’Eden (quindi è una pietra paradisiaca) e riguardo a cui il Profeta disse: “La pietra nera è la “mano destra” di Dio sulla terra, chi la sfiora è come se sfiorasse la “mano” di Dio”. Inoltre si narra che quando si manifesterà il Mahdi presso la Ka’bah, egli si appoggerà alla pietra nera.

EVOLA: LA PIETRA NERA E L'ISLAM
EVOLA: LA PIETRA NERA E L’ISLAM

USA: la Camera approva una legge per ridurre l’influenza cinese nei campus americani

di Terri Wu

Washington — Il 10 settembre, la Camera degli Stati Uniti ha approvato una legge per ridurre l’influenza cinese nelle università statunitensi.

Questo è avvenuto nel secondo giorno della «China Week», una settimana designata dalla leadership dei repubblicani della Camera per promuovere un pacchetto di legislazione relativa alla Cina.

Il 9 settembre, la Camera ha approvato 15 leggi mirate a mantenere la leadership tecnica degli Stati Uniti e a limitare l’influenza della Cina.

La legge introdotta da August Pfluger (R-Texas) impedisce alle scuole che collaborano con gli Istituti Confucio, un programma di influenza cinese sotto le spoglie dell’insegnamento linguistico, o che ricevono finanziamenti di origine cinese, di ottenere sovvenzioni dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale (Dhs).

La versione della legge al Senato è attualmente in mano alla commissione competente.

A qualsiasi università che ospiti Istituti Confucio è già vietato ricevere finanziamenti dal Dipartimento della Difesa, e Pfluger ha affermato dal banco della Camera che il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (Dhs) dovrebbe seguire lo stesso esempio. «O prendi una posizione a sostegno della forza degli Stati Uniti e respingi il Pcc [Partito Comunista Cinese, ndr] e riconosci giustamente che vogliono minarci in ogni singolo ambito (militarmente, diplomaticamente, economicamente e a livello di informazione) oppure ti troverai dalla parte della sicurezza di qualcun altro».

Gli Istituti Confucio sono finanziati dal Pcc, che sceglie e paga i libri di testo e seleziona e paga i cittadini cinesi che vengono negli Stati Uniti per insegnare lingua, cultura e storia cinese.

Un rapporto del 2018 della Commissione per la Revisione Economica e della Sicurezza Stati Uniti–Cina afferma che gli istituti avevano «legami di lunga data e formali» con il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito del Pcc, un’agenzia responsabile del coordinamento delle operazioni di influenza.

Un rapporto del 2022 ha rivelato che, sebbene gli istituti abbiano subito una massiccia chiusura negli Stati Uniti nel 2020 e 2021, dopo che il Dipartimento di Stato ha designato il Confucius Institute U.S. Center come una missione straniera cinese, una parte significativa di essi ha semplicemente cambiato nome.

Il deputato Bennie Thompson (D-Miss.) e il deputato Seth Magaziner (D-R.I.) si sono espressi contro la legge, sostenendo che il linguaggio usato fosse troppo vago e avrebbe vietato tutti i tipi di finanziamenti del Dhs, incluso il soccorso in caso di calamità, per tutte le università statunitensi che ricevono denaro dalla Cina.

In una dichiarazione emessa il 10 settembre, la Casa Bianca ha sostenuto lo spirito della legge, ma ne ha messo in discussione l’approccio. «L’amministrazione apprezza gli sforzi del Congresso per garantire che i finanziamenti del Dhs siano resi disponibili solo a partner che promuovono gli interessi statunitensi, la sicurezza nazionale e le norme democratiche. Tuttavia, potrebbero esserci modi più appropriati per impedire che i finanziamenti del Dhs siano diretti verso istituzioni accademiche vulnerabili all’aumento dell’influenza monetaria della Rpc [Repubblica Popolare Cinese, ndr]».

La legge è stata successivamente approvata nel pomeriggio con un voto di 249–161, con la maggior parte dei rappresentanti che ha votato secondo le linee di partito. Trentasei Democratici hanno votato a favore della legge.

La versione emendata ha ristretto la definizione di enti cinesi di preoccupazione a quelli che assistono nella persecuzione dei musulmani uiguri, lavorano contro le relazioni tra Stati Uniti e Taiwan, o partecipano al Thousand Talents Program, un’iniziativa cinese per attrarre talenti con tecnologie militari critiche.

Il fatto di ricevere finanziamenti da questi enti cinesi di preoccupazione squalificherà un’istituzione di istruzione superiore americana dal ricevere finanziamenti dal Dhs.

La versione emendata richiede inoltre al segretario per la sicurezza nazionale di riferire al Congresso su eventuali college tra i beneficiari di sovvenzioni del Dhs che collaborano con un Istituto Confucio o un’ente cinese che desti preoccupazione.

Dopo l’approvazione della sua legge, Pfluger ha scritto via email a Epoch Times che il Pcc utilizza gli Istituti Confucio per «infiltrare i campus universitari americani e impegnarsi in attività di spionaggio, rubare proprietà intellettuale, intimidire dissidenti cinesi, promuovere propaganda comunista e dirottare informazioni sensibili verso l’Esercito Popolare di Liberazione». «Questa legge protegge gli studenti e le università, garantendo al contempo che i dollari americani non consentano un’influenza maligna straniera».

La legge è stata approvata poco dopo che un’importante università statunitense ha interrotto i legami con il Pcc.

Il 6 settembre, la Georgia Tech ha annunciato che non avrebbe portato avanti il suo Shenzhen Institute (Gtsi) nella città meridionale cinese di Shenzhen, al confine con Hong Kong. La Georgia Tech aveva raggiunto un accordo con l’Università di Tianjin, un’università pubblica di ricerca in Cina, nel 2016 per stabilire il Gtsi.

L’università ha citato il suo «ruolo esteso nella sicurezza nazionale» e il fatto che il Dipartimento del Commercio ha inserito l’Università di Tianjin nella lista nera da dicembre 2020 come motivi per mettere fine all’istituto in Cina.

Gli attuali studenti possono ancora laurearsi con il programma.

Qualche mese fa, il deputato John Moolenaar (R-Mich.), presidente del comitato per la Cina della Camera, ha avviato un’inchiesta sulla partnership della Georgia Tech con l’Università di Tianjin.

Moolenaar ha accolto con favore la decisione della Georgia Tech: «Apprezzo l’impegno produttivo della Georgia Tech nell’indagine del comitato e non vedo l’ora di continuare a collaborare con la Georgia Tech mentre procedono con la cessazione».

Il deputato ha anche invitato altre università con legami simili a considerare i loro potenziali effetti.

«Spero che altre istituzioni americane di istruzione superiore che hanno accordi simili con istituzioni cinesi prestino attenzione a quanto sta accadendo qui e riflettano seriamente sull’impatto che le loro attività in Cina hanno sulla sicurezza nazionale a lungo termine dell’America».

Versione in inglese: House Passes Bill to Reduce Chinese Influence on US Campuses

Tratto da: EPOCH TIMES

USA: la Camera approva una legge per ridurre l’influenza cinese nei campus americani
USA: la Camera approva una legge per ridurre l’influenza cinese nei campus americani

IUS SOLI E IUS SANGUINIS: DOV’E’ LA FREGATURA?

Videoconferenza del canale YouTube PROGETTO RAZZIA, trasmessa online in live streaming il 19 Agosto 2024.

Ius Soli, Ius Sanguinis, Ius Scholae, Ius culturae: facciamo 4 chiacchiere sulle logiche dietro le quali nel mondo si parla di cittadinanza.

Perché lo Ius Soli è il grande terreno di gioco della sinistra italiana e perché, anche se non esiste alcuna motivazione elettorale, il centrodestra prima o poi cederà.

Smontiamo inoltre qualche banalità che viene normalmente ripetuta e andiamo a farci una riflessione:

Ma soprattutto perché è la trincea definitiva che non bisogna mollare fino alla fine.

IUS SOLI E IUS SANGUINIS: DOV’E’ LA FREGATURA?

LA MATASSA DIVINA

di Giorgio Massara

La comunicazione ha le sue leggi precise e, come un’ellisse, ha due fuochi: l’informazione e la disinformazione, il vero e il falso che vanno miscelati “alchemicamente” e tenuti in equilibrio, il più possibile, tra loro, rendendo indistinguibile l’uno dall’altro, premessa necessaria per il raggiungimento degli scopi che ci si prefigge.

Informazione e disinformazione devono andare sempre di pari passo, armoniosamente fuse al punto tale da essere indistinguibili: esse sono lo Yin e lo Yang del Tao.

Sun Tzu definisce – nell’ “Arte della guerra” – questa armonia “matassa divina”.

Gli elementi in gioco sono fondamentalmente due e cioè la presunta oggettività del “reale” e la sua possibile falsificabilità.

Se si vuole comunicare efficacemente, occorre tener presenti questi criteri base generali.

Va tenuto inoltre presente anche il fatto che interpretare il pensiero cinese utilizzando le categorie aristoteliche ed il principio di non contraddizione sarebbe un’autentica ingenuità, un po’ come usare le prove dell’esistenza di Dio formulate da Sant’Anselmo e da San Tommaso per inquadrare la spiritualità estremo-orientale.

LA MATASSA DIVINA
LA MATASSA DIVINA

IL CORPO E’ STRUMENTO DELLO SPIRITO

a cura di Ottava di Bingen

“Come l’ape esce dall’arnia,
sugge il nettare dei fiori per distillarne e farne il miele così l’anima,
emanata dallo spirito,
penetra nella realtà è né assorbe l’essenza per riportarla allo spirito.
Il corpo non è il rivestimento, ma lo strumento dello spirito.”

IL CORPO E' STRUMENTO DELLO SPIRITO
IL CORPO E’ STRUMENTO DELLO SPIRITO

Il fallimento epocale dei leader del dissenso e ciò che invece serve all’Italia

di Andrea Zhok

3 Settembre 2024

In Italia esiste oramai un’ampia fascia di popolazione, che stimo al ribasso intorno al 15%, che aderisce ad una prospettiva politica totalmente incompatibile con le linee governative (italiane ed europee).

Questa area politica viene spesso evocata con il termine vago di “area del dissenso”, ma in effetti non è una semplice posizione di diniego dello status quo, ma presenta una batteria di posizioni politiche positive. I critici di quest’area la menzionano spesso anche con l’aggettivo “rossobruna”, aggettivo che ha il grande vantaggio di essere privo di una definizione univoca, il che mette al riparo chi lo usa dallo spiegare quali sarebbero specificamente le contestazioni che vengono mosse.

In questa area si riconoscono persone che aderiscono almeno all’80% delle seguenti tesi:

1) Critica del privilegio della rendita sul lavoro; richiesta di una crescente attenzione al mondo del lavoro e di politiche di sostegno, non meramente assistenziale, a chi vive del proprio lavoro.

2) Rivendicazione di maggiore indipendenza nazionale nella gestione della politica estera, con allentamento dei vincoli dell’Alleanza Atlantica (più o meno netta, più o meno graduale).

3) Rivendicazione di maggiore indipendenza nazionale nella gestione della politica economica e finanziaria, con recupero della sovranità monetaria (più o meno completa, più o meno graduale).

4) Promozione di una prospettiva internazionale multipolare e non unipolare (rifiuto dell’egemonia unilaterale degli USA sulla politica italiana ed europea; rifiuto di una demonizzazione dei paesi sgraditi agli USA come Cina, Russia, Iran, ecc.).

5) Richiesta di una rigorosa regolamentazione dei flussi migratori, che li renda compatibili con le capacità di metabolizzazione della società italiana, sia sul piano economico che culturale.

6) Rifiuto di un’ingerenza “etico-paternalistica” dello stato (o delle istituzioni sovrastatali europee) nella gestione delle relazioni sociali: rifiuto della sostituzione dello stato alla famiglia sul piano educativo, rifiuto del controllo statale sull’informazione accessibile, rifiuto dell’indottrinamento statale sulla pubblica morale (regole del politicamente corretto, imposizione di agende presunte “green”, ecc.), rifiuto di forme di coazione sanitaria (a partire dagli obblighi vaccinali).

7) Sostegno alle politiche famigliari, partendo dal riconoscimento del ruolo insostituibile della famiglia – come luogo della riproduzione biologica e culturale – per il funzionamento di una società (sostegni alla maternità, asili nido accessibili, riduzione delle spinte alla mobilità territoriale per esigenze di lavoro, ecc.).

8) Recupero di efficienza e funzionalità del sistema economico attraverso una riduzione dell’eccesso di intermediazione burocratica che affligge tanto il settore pubblico che quello privato. Semplificazioni normative e fiscali nel settore privato; abbattimento della proliferazione di presunti “controlli di qualità” nel settore pubblico, che drenano oramai più risorse dell’erogazione dei servizi primari.

9) Lotta a monopoli ed oligopoli privati nei settori strategici dell’informazione ed editoria, e della finanza. Questi monopoli e oligopoli rappresentano una costante minaccia a qualunque ordinamento che si voglia democratico.

10) Rivendicazione di un ruolo fondativo alla dimensione naturale e alla tradizione storico-culturale, che pur essendo sempre correggibili, non sono mai semplicemente cancellabili come mere contingenze. Rifiuto dell’ideologia woke e di tutte le proposte di estremismo relativista. Rifiuto del principio che ciò che è tecnologicamente fattibile debba essere anche eticamente fattibile (dalle gravidanze surrogate ai “guadagni di funzione” dei virus, ecc.).

11) Richiesta di un ripristino del ruolo formativo primario della scuola e dell’università mirato a produrre cittadini autonomi e non momentanee funzioni di mercato (ritorno ad una scuola di conoscenze – come patrimonio personale da impiegare con libertà; abbandono della focalizzazione sulle “competenze” – come funzioni superficiali di socializzazione conformistica).

12) Ripristino di un sistema sanitario pubblico funzionale, capillare sul territorio, accessibile, con tempi di attesa ridotti; progressivo abbandono del sistema di esternalizzazione privata dei servizi, che scarica sul sistema pubblico le situazioni più onerose ed estrae profitto dalla clientela di più semplice trattazione.

Ora, questi 12 punti potrebbero essere estesi e, naturalmente, potrebbero essere ampiamente articolati, giustificati, motivati nei dettagli, ma ciò che conta è che non rappresentano un’accozzaglia di temi casuali ed incoerenti, bensì un sistema di richieste, proposte e rivendicazioni internamente coerente, dove ogni voce può essere sostenuta a partire da una voce differente, e in continuità con essa.

Si potrebbe pensare che, dato questo patrimonio di convinzioni politiche condiviso, una forza politica rappresentativa dovrebbe aver gioco facile ad emergere.

Non è ciò che sta accadendo.

Allo stato dell’arte quel 15%, almeno, di popolazione che è già sostanzialmente in linea con queste idee non ha alcuna rappresentanza politica nelle istituzioni.

In parte quest’area consiste di soggetti depoliticizzati, scottati da precedenti esperienze, che vagheggiano un qualche Armageddon che metterà le cose a posto (e l’Armageddon non può certo essere escluso, ma l’esperienza storica dice che, comunque, “le cose a posto” poi non ci vanno da sole, ma sono guidate da chi è pronto).

In parte quest’area consiste di una pluralità di microorganizzazioni, tendenzialmente autoreferenziali e mutuamente ostili. Lo spettacolo, triste, anzi francamente indecoroso, cui si assiste costantemente è quello per cui finché Tizio presenta una delle idee di cui sopra, esse vengono applaudite, nell’istante in cui Tizio si profila a sostegno del gruppo X, esso viene immediatamente ostracizzato come inaffidabile dai membri dei gruppi Y, Z, Q, ecc.

È ovvio che questo spezzettamento settario e autoreferenziale garantisce sonni tranquilli all’establishment nei secoli dei secoli.

Che fare, dunque, se si ritiene che quel coacervo di idee debba avere una rappresentanza politica fattiva?

Come base minima per invertire questa tendenza distruttiva e inconcludente vedo almeno la necessità di far passare due atteggiamenti.

Il primo è un atteggiamento che riguarda la base umana diffusa (grassroots) di quest’area. Bisogna abbandonare quella forma di pensiero magico per cui basta aver messo i like giusti sui social e la rivoluzione è mezza fatta. Senza un’attivazione personale che esca dalla porta, e veda altre persone, e provi ad organizzarsi con esse per fare anche una sola cosa, niente può cambiare. Accadrà inesorabilmente, come accade sempre, che molti di questi sforzi organizzativi, partiti in nuce, movimenti, associazioni culturali, ecc. si risolveranno in fuochi di paglia, in avventure effimere. Ma i contatti presi, l’esercizio fatto nell’organizzare e organizzarsi, questi restano e sono un primario capitale politico.

Il secondo concerne i vertici protempore di queste organizzazioni, che devono abbandonare la pretesa di essere tutti la reincarnazione di Lenin – che con mano sicura e ortodossia inossidabile guida le truppe alla conquista del Palazzo d’Inverno. Al di là del fatto che questo è un rivoluzionario da cartolina, mai davvero esistito, comunque la fase storica è agli antipodi di ciò che favorirebbe un “nucleo ferreo di rivoluzionari di professione”.

Chiunque si assuma l’onere e l’onore di una leadership in assenza di un’organizzazione strutturata deve avere la generosità di pensare alla propria “creatura” come a qualcosa di nato per sciogliersi in qualcosa di maggiore, non appena ve ne sia l’occasione. E deve proporsi come tale. Metaforicamente parlando, deve pensarsi come il costituirsi provvisorio di una compagnia di ventura, pronta a sciogliersi in un esercito a venire.

Invece queste due forme di frammentazione – di individui separati in attesa che la rivoluzione suoni al loro campanello, e di gruppetti separati che si disprezzano reciprocamente (e che fanno sfoggio di questo disprezzo) – rappresentano un fallimento politico epocale.

Tratto da: ComeDonChisciotte

Il fallimento epocale dei leader del dissenso e ciò che invece serve all’Italia
Il fallimento epocale dei leader del dissenso e ciò che invece serve all’Italia

LA BEATITUDINE DELLA COSCIENZA

di Luca Rudra Vincenzini

मध्यविकासाच्चिदानन्दलाभः

madhyavikāsāccidānandalābhaḥ

“[Attraverso] il dispiegamento (espansione/dischiudimento, vikāsāt) del centro (madhya) si ottiene (lābhaḥ) la beatitudine della coscienza (cidānanda)”, Pratyabhijñāhṛdayam, Kṣemarāja (Rudra).

La mente è: coscienza, percezione, comprensione, identificazione, creazione e distruzione. Il perno di tutte le funzioni illusorie ruota attorno al potere identificativo, qualsiasi cosa vede, la mente vi si proietta dentro, causando ebrezza nel caso sia piacevole (rāga) e disgusto nel caso non lo sia (dveṣa). Se la mente non è allenata, l’atto identificativo è immediato, non c’è spazio tra la coscienza di sé (aham) e la coscienza dell’altro da sé (idam). La meditazione insegna a coltivare proprio questo spazio, a nutrirlo, a riconoscerlo, ad apprezzarlo e custodirlo. Quando si prende coscienza di ciò, si riesce con agio a sentire l’altro senza esserne portati via; si riesce a fruire di una emozione senza venirne consumati; si riesce a osservare un pensiero senza essere trascinati dai successivi. Nel mezzo (madhya) c’è libertà, quel mezzo però nel tantrismo non è da intendersi come l’isolamento (kaivalya) del Sāṃkhya, delle Upaniṣad o di Śaṅkara, quel mezzo non è fuga dalla realtà, bensì accettazione delle variabili, senza la perdita di consapevolezza di essere il grembo cosciente che le sperimenta.

“Dove un pensiero è passato e l’altro non è ancora sorto, quella è la Coscienza, quella è la Libertà, quello è il tuo luogo interiore, la tua stessa dimora”, Papaji.

LA BEATITUDINE DELLA COSCIENZA
LA BEATITUDINE DELLA COSCIENZA

IL GRAMMATICO ED IL DERVISCIO

a cura di Anthony Kospan

In una notte senza luna un derviscio, passando vicino a un pozzo prosciugato, sentì un grido: una voce cavernosa chiedeva aiuto. “Chi c’è laggiù?”, chiese il derviscio, sporgendosi. “Sono un grammatico e, poiché non conosco la strada, sono caduto inavvertitamente in questo profondo pozzo dove mi trovo ora, praticamente immobilizzato”, rispose la voce.
“Tieniti, amico, vado a prendere una scala e corda”, disse il derviscio.
“Un momento, prego”, rispose il grammatico. “La tua sintassi e la tua pronuncia sono difettose; ti prego di correggerle”.

“Se questo è così importante per te, più importante dell’essenziale”, gridò il derviscio, “allora è meglio che tu rimanga lì dove sei finché io non imparo a parlare correttamente”.

E proseguì per la sua strada.

Questa storia è stata raccontata da ]alaludin Rumi grande poeta Sufi.

La si può trovare nel Munaqib El-Arifin di Aflaki pubblicato in Inghilterra nel 1965.

Alcune delle storie ivi contenute non sono altro che meravigliose favole, mentre altre sono fatti storici.

Altre ancora appartengono a quella strana categoria che i Sufi chiamano “storie illustrative”: una serie di eventi combinati per mettere in evidenza dei processi psicologici.

Tratto da: Tony Kospan BLOG

IL GRAMMATICO ED IL DERVISCIO
IL GRAMMATICO ED IL DERVISCIO

PERCHÉ SOSTENERE TRUMP OGGI?

a cura di Democrazia Sovrana e Popolare

Donald Trump è un personaggio divisivo, ma i due attentanti subiti tra luglio e settembre dimostrano che egli rappresenta una spina nel fianco al progetto mortifero democratico e neoconservatore.

Sotto il suo mandato non ci sono state nuove guerre o gravi destabilizzazioni a livello internazionale (ad eccezione dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani) e Trump ha inoltre promesso una soluzione negoziale immediata al dramma ucraino, alimentato dalle politiche democratiche di Joe Biden e della sua vice, oggi candidata alla presidenza, Kamala Harris, che ci hanno portato sull’orlo del conflitto mondiale e dell’olocausto nucleare.

Non possiamo illuderci che Trump possa porre rimedio alle politiche imperialistiche americane, perché rappresenta una variabile imprevedibile nel sistema globalista, una scheggia impazzita in un meccanismo predatorio ben collaudato.

Kamala Harris è però la perfetta continuazione bellicista dell’amministrazione Biden e delle multinazionali della Difesa statunitense. Donald Trump, invece, conserva una sua autonomia ed è proprio per questo che suscita l’ostilità dell’apparato di sicurezza americano e dalle potenti oligarchie finanziarie e sovranazionali.

Per queste motivazioni, nonostante Donald Trump non rappresenti la soluzione ai problemi geopolitici globali, nonostante una politica estera più prudente e isolazionistica, come DSP giovani appoggiamo sua candidatura, nella speranza di una nuova stagione multipolare e pacifista.

PERCHÉ SOSTENERE TRUMP OGGI?
PERCHÉ SOSTENERE TRUMP OGGI?