Gli #Apostoli si riunirono accanto a #Gesù, la pace sia su di lui, e gli dissero: “O Maestro del Bene, guidaci al bene!”. Allora Gesù disse loro: “In verità, #Mosè, Kalim Allah [colui al quale Allah ha parlato], la pace sia su di lui, vi ha ordinato di non giurare su Allah – Benedetto e Altissimo – da mentitori, e io [ora] vi ordino di non giurare su Allah né da mentitori né da sinceri”. Dissero [ancora gli Apostoli]: “O Spirito di Allah, dicci di più!”. E Gesù disse: “In verità, Mosè, #Profeta di #Allah, la pace sia su di lui, vi ha ordinato di non fornicare, e [ora] io vi ordino di non esortare nemmeno voi stessi alla #fornicazione, figuriamoci a fornicare! Infatti, chi esorta se stesso alla fornicazione è come chi accende un #fuoco in una casa ben decorata e il fumo, anche se la casa non brucia, [ne] rovina [comunque] le decorazioni [cioè, il pensiero del peccato annerisce i cuori delle persone, che lo vogliano o no, e influisce sulla limpidezza e sulla #purezza dei loro #cuori anche se non commettono #peccato]”.
Iran – Il maggiore generale Hossein Salami, comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), ha dichiarato che l’Iran ha colpito più di una dozzina di navi israeliane in risposta agli attacchi del regime alle petroliere iraniane in acque internazionali.
“Gli israeliani hanno preso di mira 14 delle nostre navi per fermare le nostre esportazioni di petrolio greggio. All’inizio, l’identità degli aggressori non era chiara a causa della natura segreta degli assalti. Alla fine, è stato rivelato che dietro gli attacchi c’era il regime sionista e, in risposta, 12 delle loro navi sono state colpite”.
“Dopo che la loro quinta nave è stata colpita, hanno alzato le mani in segno di resa e hanno chiesto la fine del conflitto navale”, ha dichiarato Salami sabato durante la visita del presidente, Masoud Pezeshkian, al quartier generale di Khatam al-Anbiyaa Teheran.
Ha ricordato che nel 2019, dopo che la Gran Bretagna aveva sequestrato una petroliera iraniana nei pressi di Gibilterra, la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane ha risposto catturando una petroliera battente bandiera britannica nello Stretto di Hormuz.
Nel maggio 2022, le forze navali dell’Irgc hanno sequestrato due petroliere battenti bandiera greca nel Golfo Persico. Questa azione è stata intrapresa come ritorsione per la confisca di petrolio da parte degli Stati Uniti da una petroliera battente bandiera iraniana al largo delle coste della Grecia.
Mi allenavo sempre e il Maestro era sempre serio, silenzioso, solenne, autorevole.
Io zitto, zitto,praticavo le sequenze di Kung Fu e lui era sempre insoddisfatto.
Poi un giorno mi dice: “ Vedi ci sono 3 livelli di combattimento: il primo:lui arriva,attacca e tu lo distruggi,il livello più basso;il secondo: non combatti più:il tuo Karma e la tua disposizione interiore ti porta sempre ad evitare il combattimento in tutti i casi;questo è il livello medio.
Terzo livello,quello più alto:
Lui ti attacca con furia e rabbia;tu ti difendi e lo colpisci sui punti vitali per correggere il suo Qi (energia interna);per curarlo dalle malattie della mente e del corpo;poi quando lo hai aiutato e lui è stanco,lo abbracci e gli parli del Dharma (legge e filosofia Buddista) e del Tao (ordine naturale) chidendogli se vuole studiare con te il Kung fu.
Questo è il terzo livello e tu impari da me questo livello!! Allenati!!”.
“Dovrebbe esistere un hadith ben attestato che dice qualcosa del tipo “Ai miei tempi (il tempo del Profeta), chi trascura un decimo della shari’ah erediterà il Fuoco, mentre negli ultimi giorni chi mantiene un decimo della shari’ah erediterà il Giardino.”
Confrontatelo con la profezia del padre del deserto Abba Moises. Quando un monaco gli chiese come saranno le persone negli ultimi tempi, rispose: “Le persone in quei tempi saranno molto più deboli di noi; troveranno molto difficile digiunare e rimanere fedeli nelle loro pratiche spirituali. Ciononostante quelle persone saranno migliori di noi, perché avranno l’opportunità di combattere Satana faccia a faccia”.
Questo mi ricorda un insegnamento del passato Pir della Tariqah Nimatullahi, il dottor Javad Nurbakhsh, che disse: “Nel nostro tempo non sottolineiamo più la necessità dell’ascetismo perché semplicemente vivere da persone religiose nel mondo moderno è già di per sé ascetico”.
Allo stesso modo padre Seraphim Rose cita un padre ortodosso che predisse che semplicemente vivere e respirare nell’era dell’Anticristo sarà un peso terribile. È di fronte a questa realtà che Dio invia le grazie compensative degli ultimi giorni. Non renderanno la vita facile, ma ci salveranno dalla disperazione affrontando condizioni che penseresti possano far disperare chiunque. Quindi è tempo per noi di “affrontare la musica” [modo americano per dire “scendere in campo”, “accettare la sfida”].
Se pensiamo di essere in qualche modo “esenti” dalle sofferenze e dalle sfide dei tempi a causa della nostra realizzazione “gnostica” – come gli evangelici con il loro mito moderno egoista secondo cui i fedeli cristiani sfuggiranno alla tribolazione attraverso il rapimento in cielo – allora i nostri cuori si trasformeranno in piccoli pezzi di ghiaccio.
Come disse Gesù: “Non sono venuto a portare la pace, ma la spada”.
Il ricercatore sulla sicurezza nazionale, Ehud Elam, spiega in questo articolo pubblicato dal sito “Israel Defense”, che tutte le opzioni presentate a Israele per combattere Hezbollah non hanno ottenuto alcun risultato. Si cerca di rispondere ai seguenti problemi: come finirà il conflitto nel nord e quali opzioni dovrebbe prendere in considerazione Israele contro Hezbollah ? La soluzione è un attacco massiccio in Libano?
Testo tradotto:
Dall’ottobre 2023, Israele e Hezbollah combattono una guerra di logoramento di varia intensità. Hezbollah ha subito perdite, ma anche Israele ha pagato un prezzo elevato. Oltre alle perdite e ai danni alle infrastrutture, decine di migliaia di israeliani sono stati costretti a lasciare le proprie case, soprattutto nella regione della Galilea, che Hezbollah mira a “conquistare”. Sebbene non sia riuscito ancora a raggiungere questo obiettivo, Hezbollah è riuscito a spopolare l’area.
Da anni la popolazione ebraica in Galilea è in declino, indipendentemente da Hezbollah. Prima della guerra, gli ebrei costituivano meno del 15% della popolazione della Galilea. Ora, molti di coloro che se ne sono andati potrebbero trasferirsi in altri luoghi in Israele, riducendo la presenza ebraica. Israele deve invertire questa tendenza e rafforzare il suo controllo sulla Galilea, non solo attraverso l’azione militare, ma anche proteggendo le popolazioni ebraica e araba.
Dalla sua fondazione, Israele ha lanciato diverse operazioni in Libano, a partire dalla Guerra d’Indipendenza, attraverso i conflitti con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina negli anni ’60 e ’70, per culminare nella Guerra del Libano del 1982. Successivamente, Hezbollah ha sostituito l’Olp la forza dominante in Libano. Hezbollah è totalmente impegnato nella lotta contro Israele.
Dalla guerra del Libano del 2006, il confine settentrionale ha vissuto per 17 anni una relativa calma, senza quasi alcun incidente grave. Si tratta di un risultato importante per Israele, anche se coincide con il rafforzamento di Hezbollah. Sebbene Hezbollah abbia aiutato i palestinesi nella loro lotta contro Israele, ha evitato il coinvolgimento diretto nei conflitti con Hamas fino all’attuale guerra. Pertanto, Israele dovrebbe cercare di ritornare allo status quo esistente prima del 6 ottobre 2023, nonostante le frustrazioni e le difficoltà che ciò comporta.
Hezbollah afferma che continuerà la guerra di logoramento finché continueranno i combattimenti a Gaza. Finché non verrà annunciata ufficialmente la fine del conflitto a Gaza, Hezbollah continuerà a lanciare attacchi contro Israele. Non è detto che l’annuncio da parte di Israele della fine del conflitto a Gaza spingerebbe Hezbollah a fermare la guerra di logoramento, ma renderebbe chiaro che la questione richiede una soluzione diversa. I negoziati diplomatici indiretti con Hezbollah, attraverso gli Stati Uniti e altri, potrebbero portare a un vicolo cieco, lasciando Israele con solo opzioni militari.
Negli anni ’90, a seguito di una guerra di logoramento in corso mentre l’IDF era schierato in Libano, Israele condusse due importanti operazioni: “Accountability” nel 1993 e “Grapes of Wrath” nel 1996. Queste operazioni si basavano principalmente sulla potenza di fuoco e hanno avuto come risultato un numero limitato di operazioni. Oggi la potenza di fuoco dell’IDF è molto più forte, ma non dovrebbe fare affidamento solo su di essa. L’IDF può condurre manovre su larga scala, attingendo all’esperienza acquisita dai combattimenti a Gaza per assistere le operazioni in Libano. L’operazione di terra in Libano potrebbe anche accelerare la fine del conflitto e distruggere obiettivi difficili da eliminare con la sola potenza di fuoco.
Ma l’IDF ha bisogno di tempo per consentire ai suoi soldati di riposarsi dagli intensi combattimenti a Gaza, migliorare vari aspetti e creare unità aggiuntive. Ciò è necessario perché Hezbollah è più esperto e potente di Hamas. Inoltre, un’incursione di terra su larga scala in Libano graverebbe su Israele, che non vuole tornare nel pantano libanese. È importante ricordare che, sebbene continuare la guerra di logoramento nel nord sia costoso, il prezzo di un’operazione su larga scala contro Hezbollah potrebbe essere ancora più alto, anche se entrambe le parti si disciplinano per evitare un conflitto su vasta scala.
In ogni caso, Israele non dovrebbe illudersi di essere in grado di sradicare Hezbollah, il che è un compito quasi impossibile. Sebbene Hezbollah possa essere indebolito in modo significativo, quanto più Israele cercherà di ridurre la sua forza, tanto più alto sarà il prezzo che pagherà.
In conclusione, se Hezbollah insiste nel continuare la guerra di logoramento e la diplomazia fallisce, Israele dovrebbe prendere in considerazione l’idea di intraprendere azioni relativamente limitate volte a porre fine alla guerra di logoramento senza degenerare in una guerra totale. Si tratta di un compromesso problematico e complesso, ma è migliore delle altre alternative.
“Se un uomo smette di litigare quando ha torto, gli sarà costruita una dimora nel Paradiso. Ma se un uomo rinuncia a litigare anche quando ha ragione, gli sarà costruita una dimora nel più alto livello del Paradiso.”
Ulrich Beck nasce a Berlino nel 1944, ha insegnato per molti anni sociologia a Londra e Monaco di Baviera ed è considerato uno dei più influenti sociologi contemporanei poiché svolge numerose ricerche sulla modernità, la globalizzazione, l’individualizzazione e sui problemi ecologici. Tra i suoi studi più influenti vi è quello sulla società del rischio, che è descritta da Beck come una società letteralmente fuori controllo, luogo in cui scompare ogni certezza.
Viviamo in una società più rischiosa rispetto a quelle passate?
Ad oggi non possiamo affermare che viviamo in una società più rischiosa rispetto alle precedenti perché non ci è consentito effettuare una stima quantitativa certa del fenomeno, ciò che invece possiamo osservare, secondo il sociologo Ulrich Beck, è il modo in cui la percezione del rischio è mutata nel tempo, ovvero come viene esercitata la qualità del controllo sia dagli individui che dalle istituzioni, meglio nota come l’incontrollabilità delle conseguenze decisionali che la società post-moderna produce.
Cercando di farci un’idea più chiara sulla concezione del rischio pre-moderno rispetto a quello post-modero dobbiamo tenere a mente che nella cultura pre-moderna i pericoli e le paure venivano maggiormente attribuite a Dio, agli dèi o alla natura, tendendo a scorgere nelle promesse istituzionali di modernizzazione, e quindi nel potenziamento dei mercati, della scienza e della tecnologia, condizioni di vita più sicure. Oggi invece, le insicurezze, i rischi e le minacce che fronteggiamo vengono attribuite quasi esclusivamente al progresso e alla modernizzazione, così fenomeni come il cambiamento climatico, il terrorismo e i disastri ecologici, ci appaiono sempre di più la conseguenza dell’agire umano.
La proliferazione dei rischi secondo Ulrich Beck
In ragione di ciò, secondo Beck, la proliferazione dei rischi risulterebbe funzionalmente connessa alla promozione della modernità, un meccanismo che crea un nuovo modello di coesione sociale in cui la distribuzione della ricchezza del Welfare State è interconnessa alla distribuzione del rischio, riflettendosi su tre livelli: temporale, spaziale e sociale. Temporale perché molto spesso i nuovi rischi hanno tempi di manifestazione molto lunghi e le conseguenze possono restare latenti per anni, spaziale nel momento in cui i nuovi rischi, grazie alla globalizzazione, superano i confini nazionali, e in ultimo quello sociale nella misura in cui la complessità sociale non permette di analizzare appieno le cause e le conseguenze dei rischi.
Ulrich Beck
Così se da un lato cresce la consapevolezza dei rischi dall’altro non è raggiungibile un pieno controllo di essi, per tale motivo risulta evidente, secondo il sociologo, il paradosso della cultura post-moderna dove le istituzioni che avevano promesso più sicurezza hanno creato l’opposto, facendo sorgere la consapevolezza che il mondo in cui viviamo sia fuori controllo e che i rischi fronteggiati siano presenti ovunque e per tale ragione non possono essere delimitati da un punto di vista spaziale, sociale e temporale.
La percezione del rischio è uguale in tutto il mondo?
Quando parliamo di società del rischio globale non dobbiamo pensare a un’omogeneizzazione del mondo perché non tutte le culture e le regioni vengono colpite in maniera eguale dai rischi, soprattutto per quanto riguarda quelli ecologici, terroristici ed economici.
Per tale ragione Beck sostiene che i rischi sono iniqui nel mondo, con sfaccettature diverse, modi di manifestarsi mutevoli che variano in base ai contesti storici, culturali e politici. Nelle zone periferiche, per esempio, i rischi globali non sono percepiti come fenomeni endogeni, ovvero che possono essere contrastati attraverso processi decisionali nazionali autonomi, ma come fenomeni esogeni, concausa di decisioni intraprese da altri paesi, così le persone, in tali contesti, tendono a sentirsi come ostaggi e vittime di questi processi.
Rischi globali
Secondo il sociologo la società del rischio trarrebbe la sua linfa vitale dall’aumento dei rischi globali, così se nella società industriale prevaleva la logica della ricchezza, la quale era l’unica via d’uscita dalla povertà, oggi la logica del rischio domina nella società moderna e le società avanzate producono meno ricchezza e più rischi. L’emblema della società del rischio dimora nel fatto che le decisioni collettive implicano conseguenze globali, che minano la promessa del controllo, il rischio, infatti, non può più essere considerato come un evento incerto in grado di influenzare in modo negativo o positivo il raggiungimento di risultati specifici, ma diviene l’orizzonte globale entro cui l’individuo, la società e le organizzazioni si muovono.
In ragione di ciò Beck parla di seconda modernità che di fatto produce una quantità non stimabile di rischi, facendo svanire il confine tra natura e società, dove le nuove tecnologie possono riflettersi negativamente sull’ambiente sia a breve che a lungo termine. Nella seconda modernità, quindi, i criteri di calcolo del rischio sfuggirebbero all’uomo diventando un valore indecifrabile in grado di generare una condizione di insicurezza non stimabile, altresì nota come quella sensazione di insicurezza sociale che l’uomo vivrebbe quotidiane ma in misura diversa in base al contesto di appartenenza. Pensiamo per esempio all’energia nucleare o alla gestione dei rifiuti, o alla scienza in senso lato che è diventata portatrice di rischio e perde il consenso e quel carattere di infallibilità che aveva nella società pre moderna che le consentiva di procedere con la fiducia dei cittadini.
Società del rischio e una nuova forma di capitalismo per Ulrich Beck
Oltre alle problematiche legate al rapporto tra scienza e ambiente Beck osserva anche una nuova forma di capitalismo, quello privo di classi sociali, che comporta due importanti conseguenze: la prima è l’isolamento del soggetto, il quale vuol conseguire l’obiettivo di auto realizzarsi, la seconda è la de-strandardizzazione del lavoro, il quale risulta libero dalle tradizionali idee di ambiente lavorativo e di posto fisso. Il nuovo capitalismo, secondo il sociologo, provoca una mobilità generalizzata delle carriere professionali e dei rapporti di lavoro, così nei paesi occidentali assistiamo sempre di più alla presenza di professionisti isolati che sono capi di sé stessi e quindi detengono tutte le responsabilità del proprio percorso professionale.
A parere di Beck i mutamenti della società post-industriale possono sintetizzarsi nella perdita di un’appartenenza di classe, nella crisi della famiglia nucleare e nella flessibilizzazione del lavoro. Inoltre, l’accesso alle donne nel mondo del lavoro, l’elasticità degli orari lavorativi e la loro precarietà, hanno incrementato il processo di individualizzazione, dove i vincoli delle classi sociali si sfaldano. Altresì l’aumento della disoccupazione mette in mostra un individuo solo, che non ha più il sostegno collettivo e deve gestire la perdita del lavoro in maniera autonoma. In ragione di ciò la società post-moderna come può definirsi se non la società delle incertezze e dell’insicurezza? Luogo in cui l’uomo è solo dinnanzi ai nuovi rischi che la modernizzazione produce.
“Non esiste, ad un certo livello, una tradizione semita, o induista o buddhista o avestica o cristiana.
Esiste una sola Tradizione, proveniente dal Supremo, che poi da un centro scorre verso diverse direzioni assumendo forme peculiari. In ogni tradizione esiste un esoterismo, che è la verità, oltre le diverse forme essoteriche.
Personalmente parlo fin troppo spesso di quella giudaica cristiana perché, a mio parere presenta il materiale esoterico più interessante e il messia più interessante, l’unico che abbia pugnalato la morte al cuore…”
Una parola molto interessante, ricca di storia, è borgo, viene dal tedesco burg, che significa sia castello sia villaggio, il che non è affatto strano, perchè in epoca medioevale i villaggi, le case dei contadini si ergevano attorno ai castelli, nelle cui mura questi ultimi potevano trovare protezione nel caso di un’aggressione, cosa non infrequente all’epoca. Oltre a questi ultimi, c’erano quelli che risiedevano permanentemente nel castello o nelle sue pertinenze, artigiani, armigeri, servitori. Costoro, i burgenses, i borghesi, col tempo avrebbero dato origine alla borghesia, la classe sociale che ha determinato la modernità, con il suo capitalismo, il suo colonialismo e il suo conduzionismo dal Rinascimento a oggi.
Durante l’operazione “Quarantesimo Giorno”, condotta da Hezbollah in risposta all’uccisione di Fuad Shokr, alti funzionari israeliani del Comando Nord erano presenti nella sala comando gestita dal dipartimento “Fire Center”. Questo dipartimento è responsabile della gestione del confronto sul campo contro Hezbollah durante le guerre e in tutti i conflitti precedenti e futuri.
Il dipartimento non è riuscito a impedire le operazioni di Hezbollah contro l’importante base Gilit, situata a circa 1,5 km da Tel Aviv, utilizzando ben sei droni d’attacco. Il segretario generale di Hezbollah ha dichiarato nel suo discorso sull’operazione che: “Le nostre informazioni e le nostre fonti di intelligence confermano che un numero considerevole di droni ha raggiunto questi due obiettivi (il secondo obiettivo era la base di Ein Shemer), ma il nemico, come al solito, nega. I giorni e le notti riveleranno ciò che realmente è accaduto”.
Cosa si sa di questo dipartimento, soprattutto considerando che l’Idf nasconde ancora molte informazioni al riguardo?
– Questo è il centro di comando e controllo di Ashish del Comando Nord, che in precedenza era subordinato al Corpo di artiglieria.
– Il centro è situato presso la base di Safed. Secondo quanto riportato dai media, si trova sulle pendici del monte Canaan, all’ingresso di Safed, ed è raggiungibile dopo aver sceso centinaia di gradini (la censura militare vieta la pubblicazione del numero esatto). Il centro comprende corridoi infiniti, uscite a diversi livelli e spazi simili a caverne. La sua costruzione è stata completata circa 40 anni fa e consente protezione contro armi non convenzionali e alloggi per diverse settimane.
– Durante le tensioni, centinaia di soldati e ufficiali dell’aeronautica, della fanteria e dei servizi segreti rimangono nel centro. Utilizzando 35 schermi monitorano la situazione sul campo in Libano e Siria.
– Il centro gestisce una parte significativa degli attacchi in Siria e Libano nell’ambito della campagna tra le due guerre (MABM). È anche gestito dal Comando Nord durante eventi tesi e complessi contro Hezbollah, come l’operazione Avivim.
– I membri del dipartimento sono responsabili dei rapporti tra l’intelligence, le brigate di fanteria, i mezzi corazzati, l’artiglieria, l’aeronautica, la difesa aerea e le forze di osservazione. Consigliano sul tipo di armi da utilizzare secondo criteri predefiniti.
– Il capo del dipartimento esamina ogni obiettivo individualmente per assicurarsi che soddisfi tutti i criteri definiti, prima che passi alla fase di pianificazione.
Il centro è suddiviso in diversi dipartimenti principali:
1. Il dipartimento “percorso breve e ripido”: si concentra sui missili e sulle bombe a corto raggio di Hezbollah. 2. Il dipartimento “Frecce progettate”: è specializzato in missili pesanti. 3. Il dipartimento “Hamanef”: è responsabile della rimozione degli ostacoli al movimento delle forze di terra e pianifica il modo per aprire la strada alle forze dal primo punto al secondo punto. 4. Dipartimento legato alla Divisione Galilea. 5. Dipartimento relativo alla Divisione Golan.
– I computer del centro funzionano con un sistema operativo segreto, senza nome, che contiene algoritmi in grado di calcolare in pochi secondi, senza intervento umano, i missili o le bombe che verranno sganciate su qualsiasi bersaglio.
Secondo le informazioni fornite, sembra che questo centro sia stato ingannato da Hezbollah durante l’operazione “Quarantesimo Giorno”, non riuscendo a impedire l’attacco di Hezbollah alla base 8200 di Gilil.