di Karma Tutob Gyatso
L’ego è l’unico nemico da temere.

di Karma Tutob Gyatso
L’ego è l’unico nemico da temere.

di Francesco Petrone
Quando Fëdor Dostoevskij fa dire ad uno dei suoi personaggi più riusciti, il Principe Miskyn, protagonista del romanzo “L’idiota”, la famosa frase che “La bellezza salverà il mondo”, ciò vuol dire innanzitutto che già all’epoca dell’autore de “I dèmoni”, c’era sentore che il mondo dovesse esserne salvato e che fosse sull’orlo di un baratro. Questo baratro non sono stati i totalitarismi del Novecento. Sarebbe comodo crederlo in quanto sono stati fenomeni ormai passati e la teoria è certo rassicurante in quanto sarebbe un pericolo sventato e ormai alle spalle. Il pericolo di cui parlano Dostoevskij, Solov’ev, Rozanov ed altri autori, anche occidentali, sono ben altri e più inquietanti. Sono accadimenti che avvengono nelle anime delle persone. È una vista dell’anima che si annebbia, sensibilità che vengono meno. Sono l’avvento di una modernità mal gestita, malcompresa e fraintesa. Infatti sembra proprio che il mondo stia andando nella direzione opposta a quella indicata dal Principe Miskin, incompreso nel romanzo, destinato a rimanere incompreso nella realtà. La società che stiamo edificando o decostruendo, disattiene i consigli del personaggio in modo consapevole e deliberatamente. Cosa voleva veramente comunicare Dostoevskij per bocca del suo personaggio apparentemente fuori della realtà? Lo scrittore russo ci ha avvertito con un discorso apparentemente invertito. Infatti non sarà la bellezza a salvare noi ma al contrario dovremmo essere noi ad essere tenuti a salvaguardare la bellezza nel mondo e solo così facendo salveremo una società attualmente senza più un Oriente di riferimento. Per bellezza si intende un concetto molto più vasto di quello inteso comunemente. La bellezza di cui si parla non è né la bellezza interiore né quella esteriore. Un mondo edificato nella bellezza anche esteriore è un mondo in cui l’uomo che lo abita informa ciò che è al suo esterno col medesimo equilibrio che ogni uomo possiede internamente. Un mondo armonioso è il riflesso di anime ricche di armonia ed equilibrio. Questo vorrebbe dire che i sensi dell’uomo saprebbero di nuovo percepire la magia di una natura e che l’uomo deve solo imparare a comprenderne di nuovo il senso. La bellezza non esiste nella realtà, è un ideale astratto, quasi metafisico di cui la natura è lo specchio ed il simbolo. È un miraggio che l’uomo usa come direzione esistenziale, come modello di riferimento per dissetare un’arsione spirituale che oggettivamente è una reale esigenza troppe volte ignorata.

di Gianluca Reale
Friedrich Nietzsche, nella Genealogia della morale, sosteneva che il superuomo avrebbe approfittato delle debolezze intrinseche dell’ordine democratico per affermare la sua volontà di potenza, utilizzando le degenerazioni della democrazia come terreno per l’emersione del superuomo. Secondo Nietzsche, il cosmo è un campo di battaglia per la volontà di potenza, dove le forze si scontrano per prevalere l’una sull’altra (In fisica subatomica, si parla di “interferenza quantistica”). In modo analogo, Eraclito di Efeso concepiva il Logos come il principio ordinatore del cosmo, un fuoco che pervade ogni cosa e rappresenta l’essenza stessa del conflitto e della potenza. Inoltre, sia per Eraclito che per Nietzsche, l’ordine del cosmo dipende dal confronto tra opposti, che si affrontano per stabilire nuove gerarchie e valori.
È proprio in questo conflitto che la “bestia bionda predatrice” può imporsi, sfruttando le debolezze dei sistemi democratici per instaurare un nuovo ordine di valori. Similmente, le ideologie progressiste (come il “woke” e simili) rappresentano il terreno fertile in cui il superuomo può affermare il proprio dominio su ciò che ritiene debole, a patto che a una debolezza si contrapponga una forza.

di Annalisa Ippolito
Tra verità, leggenda, mito e storia il buddha Sakyamuni, il Buddha storico, nel suo percorso verso l’illuminazione si è trovato al cospetto delle tentazioni inviategli dal suo nemico Mara che vuole distoglierlo dal compimento del suo viaggio spirituale di Liberazione dal Samsara.
La rappresentazione della scena di questo tangka qui segue la descrizione del Lalitavistara Sutra , un testo antico seguito dalla tradizione Mahayana. Le tentazioni (piacere sensuale; frustrazione; fame e sete; desiderio; pigrizia; terrore; dubbio; presunzione o ingratitudine; guadagno, ricompensa, onori, e fama ingiustamente ricevuti, esaltazione di sé stessi e denigrazione del prossimo) assumono nel thangka le sembianze di animali feroci e fantastici, allegorie dei sentimenti e delle loro aberrazioni, o di donne, in questo caso si tratta delle tre figlie di Mara, il tentatore, Rati, Arati et Trishnâ, che si presentano con età differenti e sono collocate in basso a destra del trono del buddha. Sakyamuni resiste e vince ogni tentazione e Mara, riconoscendosi sconfitto, si ritira.
Tratto da: Mandala.click

a cura di Giuseppe Aiello
La parola più comune per indicare l’amore in arabo, “hubb”, deriva dalla stessa radice della parola “seme”, ciò che ha il potenziale per crescere e trasformarsi in qualcosa di bello che un giorno darà dei frutti.
1. Hawa
La parola descrive l’attrazione iniziale o l’inclinazione dell’anima o della mente verso un’altra persona. Il termine deriva dalla radice “hw-a”, un vento transitorio che può salire e scendere. Questa fase è quando l’amore è ancora solo una nozione fugace. La radice della parola significa “soffiare”, suggerendo che i sentimenti sono ancora suscettibili di cambiare rapidamente con il vento. L’amore può crescere o morire rapidamente.
2. Al-Sabwah
La seconda fase è quando c’è un reciproco e amichevole godimento della reciproca compagnia. Questa parola ha la connotazione di volere qualcuno, sebbene ancora con la moderazione dell’incontro leggero e giocoso. Riguarda più l’attrazione fisica e non implica una relazione.
3. al-Alaaqa’,
deriva dalla radice (‘alq) che significa ‘aggrapparsi a’ e descrive la fase successiva in cui il cuore inizia ad attaccarsi all’amato, prima di evolversi in un desiderio cieco ‘ishq’ e in un amore totalizzante ‘shaghaf’. C’è un attaccamento all’altro dal profondo del cuore; ciò che esiste tra le due parti può ora essere considerato una relazione effettiva. L’ “attaccarsi a” o l’aaggrapparsi a” implica che la connessione tra la coppia ha raggiunto la dipendenza.
4-Al-Kalaf – Affetto profondo
La quarta fase è quando l’amore inizia a far male o a causare certi livelli di sofferenza. Questa quantità di amore ora provoca reazioni fisiche, ed è simile al detto inglese “Ti amo così tanto che fa male”. Molti associano questa parola a sentimenti di infatuazione.
5- al-Isqh
descrive la sensazione quando l’infatuazione prende piede, diffondendosi completamente in tutto il cuore. Le radici di questa parola contengono connotazioni come “annidarsi in”, “essere coperti in” e persino “diventare ciechi a”. Questo è lo stadio più alto della passione piacevole prima che l’amore diventi più oscuro, più significativo. L’amore ora è totalizzante. La parola deriva tradizionalmente dalla radice verbale ʿašaq “attaccarsi, attaccarsi a” e collegata al sostantivo ʿašaqah , che denota un tipo di edera, perché si avvolge e si attacca agli alberi. Nella sua interpretazione classica più comune, ishq si riferisce al desiderio irresistibile di ottenere il possesso dell’amato ( ma’shuq ), esprimendo una carenza a cui l’amante ( ‘āshiq ) deve rimediare per raggiungere la perfezione ( kamāl ).
6-Al-Najwa – Crepacuore
Questa fase porta con sé una certa dose di tristezza per essere troppo innamorati. Questa parola deriva originariamente dall’arabo e significa “salvezza”, il che significa che i sentimenti sono così disperati e dolorosi che gli amanti hanno bisogno di essere salvati. Raggiungere questa fase, tuttavia, può consentire a entrambi di aprirsi completamente e impegnarsi in conversazioni profonde sulla loro vulnerabilità.
7-Al-Wodd – Cordialità
La settima fase è quando, dopo aver esposto il loro dolore e la loro vulnerabilità, entrambe le parti sono in grado di esprimere la forma più pura di amore e di mostrare sincera compagnia reciproca dopo tutta la sofferenza e il dolore che hanno attraversato. Gli amanti sono ora anche i migliori amici. Questa fase ha anche connotazioni di delicatezza e gentilezza, poiché ciascuna parte ha imparato a proteggere e ad amare i difetti vulnerabili dell’altro.
Al-Huyum – Follia
La fase finale e più completa dell’amore è quando c’è una completa libertà nella follia e nei sentimenti folli dopo aver attraversato insieme il lungo viaggio dell’amore. Questa fase indica che gli amanti hanno perso ogni ragione e ora lasceranno che le loro passioni ed emozioni si scatenino. Il verbo dalle lettere radice di questa parola può anche significare “perire”, il che significa che gli amanti alla fine periranno nella felicità e nella beatitudine dopo aver finalmente trovato qualcuno per cui vale la pena attraversare tutte queste fasi.
Infine, la parola per cuore, ‘qalb’, deriva dalla radice (qlb), che significa capovolgere o rivoltare qualcosa. Sebbene la parola si riferisca al cuore fisico, spiritualmente la radice diventa appropriata quando pensiamo ai nostri cuori come a qualcosa che capovolge costantemente emozioni, decisioni e opinioni.
Curiosamente, bisogna fare attenzione a pronunciare correttamente la prima lettera poiché la parola ‘kalb’ si traduce come ‘cane’, ed è molto offensiva…
(Testo di un musulmano anonimo)

di
Profezia e mito di Shambala. Shambala in sanscrito significa “Terra nascosta”.
Descrizione della profezia di Shambala, con quanto si riscontra nelle fonti sulla sua ubicazione e su come è costituito questo mitico regno; e un accenno all’impatto che ha avuto nell’immaginario occidentale fino alla storia di Shangri la.
La profezia sulla futura guerra di Shambala si diffuse nel X e XI secolo quando l’India veniva invasa dagli eserciti islamici e sui monasteri buddisti gravava la minaccia di una completa distruzione e la perdita disastrosa dell’insegnamento; una catastrofe che purtroppo poi si avverò come predetto. Divenne così pressante raccogliere la vasta conoscenza esoterica del tantrismo in un corpo d’insegnamenti il più significativo possibile da tramandare ai discepoli. Questo Tantra è appunto quello di Kalachakra, che si distingue dagli altri per il suo carattere enciclopedico. Viene anche chiamato il “Tantra esplicativo” perché spiega in modo dettagliato la pratica mistica e filosofica buddista inquadrata in una visione cosmologica che raccoglie tutto il sapere religioso di tutti i tantra buddisti.
Secondo questa tradizione attualmente a Shambala sta regnando il ventunesimo Kulika (re). La profezia dice che durante il regno del venticinquesimo Kulika il nostro mondo verrà travolto da un conflitto di enormi proporzioni (presumibilmente intorno al 2424) preceduto da carestie, epidemie e disastri naturali. L’umanità avrà perduto quasi completamente il senso della spiritualità e sarà rivolta unicamente alla bramosia della ricchezza e del potere. A quel punto la terra si troverà vicino alla distruzione totale e il regno di Shambala sarà costretto a manifestarsi per salvare il salvabile: l’esercito del Rudrachakrin (l’imperatore universale) uscirà dai confini del regno mistico per sostenere una guerra aperta. Il segno dell’avvenimento verrà dato da “grandi ruote di ferro che scenderanno dal cielo”: le armi di Shambala. I combattimenti più violenti avverranno nei pressi della Mecca, in Persia e forse in Turchia. Verranno usati mezzi bellici molto sofisticati, e alla fine Shambala avrà la vittoria definitiva. Sotto la guida del suo sovrano, che in concentrazione meditativa saprà creare un magico irresistibile esercito accompagnato dalle reincarnazioni di molti importanti maestri del passato, gli avversari verranno sconfitti. Si dice anche che tutti coloro che hanno ricevuto l’iniziazione di Kalachakra faranno parte dell’esercito di Shambala che salverà il mondo trasformandolo in un nuovo paradiso.
Shambala in sanscrito significa “Terra nascosta” o “Terra occulta”. E’ stato descritto come un luogo protetto dove predominano pace, quiete e felicità incontaminata: un paradiso sulla terra, o forse una Terra Pura, circondata da montagne innevate e percorsa a nord dal fiume Sita (Tarim). Un regno mistico e misterioso nascosto tra le montagne più elevate dell’Himalaia.
Shambala viene menzionato negli antichi testi buddisti, ma anche in alcuni testi shivaiti e visnuiti, oltre che nella letteratura della remota cultura prebuddista bön del regno di Shangshung che era situato nella zona occidentale del Tibet. Le scritture bön descrivono un vasto territorio chiamato Olmolungring che comprendeva anche il regno di Shambala, forse ubicato nella valle del Sutlej, tra il Tibet Occidentale (occupato dalla Cina) e l’attuale regione dello Spiti nello stato dell’Himachal Pradesh in India. Anche i mongoli hanno citato Shambala, collocandolo in alcune valli della Siberia del sud, una regione dove molte persone si recano in pellegrinaggio. Vi è anche una leggenda diffusasi nel medioevo occidentale che racconta di un regno asiatico cristiano mistico e nascosto, governato dal “Prete Gianni”, dimorante nella prosperità e nella giustizia.
Il terzo Panchen Lama Losang Jetsun Yeshe (1738-80) scrisse una guida che indicava come raggiungere Shambala intitolata “La via per Shambala” (Shambala i lam-yig). Vi si legge che per recarsi in quella terra con il proprio corpo fisico si dovrebbe possedere un particolare karma positivo determinato dall’accumulo di moltissimi meriti e una mente estremamente sottile dotata di chiaroveggenza, sostenuta da una buona conoscenza del sentiero tantrico. Se così non fosse, allora chi cercherà di cimentarsi nell’impresa dovrà temere i demoni e gli spiriti guardiani (yaksa e naga) ed altre creature terrifiche preposte alla sua protezione che potrebbero anche ucciderlo.
L’attuale Dalai Lama a proposito dell’ubicazione di Shambala ha suggerito che, sebbene si trovi su questo pianeta, potrebbe essere raggiunto direttamente solo da colui che è dotato di una mente e di una propensione karmica pure.
I testi esoterici raccontano che da quando il re Suchandra introdusse il Kalachakratantra nel regno di Shambala la qualità della vita migliorò notevolmente ed ininterrottamente fino ai giorni nostri, grazie anche alla guida di una dinastia di saggi monarchi illuminati. Shambala viene descritta come una società in cui tutti gli abitanti sono esseri illuminati. La sua capitale è chiamata Kalapa, una città ricca di palazzi meravigliosi e di templi preziosi, adorna di un grande parco (il giardino Malaya) formato da alberi di sandalo e vasto dodici yoyana (lo yoyana è un’unità di misura di circa nove miglia); ad est c’è il grande lago Upamanasa e ad ovest il lago Pundarika. Al centro del grande parco si eleva il palazzo reale, la sede del trono del sovrano detto Kulika (ovvero, il ‘detentore del lignaggio di Kalachakra’). Nel giardino Malaya c’è un grande e prezioso Mandala di Kalachakra fatto erigere dal re Suchandra, colui che per primo ricevette l’iniziazione dal Buddha, oltre ad un grande stupa.
Chogyam Trungpa (un lama scomparso nel 1987) descrive il regno di Shambala come la sede di una società illuminata in cui gli esseri appartenenti a tutte le fedi religiose possono realizzare le loro profonde aspirazioni mistiche. Il percorso spirituale descritto da Trungpa è quello del guerriero che, vincendo paure e pregiudizi culturali, trascende la realtà fenomenica per ottenere la saggezza nel “qui ed ora”.
Il regno di Shambala può essere inteso in vari modi: da un punto di vista “esterno” può essere considerato un luogo fisico raggiungibile con il corpo, benché stante a quanto si legge nei testi sia composto da materia rarefatta costituita da sostanze molto purificate e tali che possono essere percepite solo da livelli sensoriali molto sottili. Secondo un punto di vista “interno” il regno di Shambala può essere considerato un’esperienza interiore, raggiungibile con la meditazione e con lo sviluppo della chiaroveggenza.
Verso la fine del XIX secolo anche l’Occidente venne a conoscenza della leggenda di Shambala; in quel periodo Russia e Inghilterra si contendevano il controllo degli altopiani del Tibet e di vaste regioni dell’Asia Centrale, dunque entrarono in contatto anche con la cultura e il pensiero religioso dei tibetani. Un Lama buriato di nome Dorjieff (Agvan Dorzhiev 1854-1938), consigliere politico del XIII Dalai Lama e praticante del Tantra di Kalachakra, vedeva di buon occhio un’alleanza con la Russia zarista per controbilanciare l’ingerenza inglese sul Tibet. Tra il 1909 ed il 1915, grazie all’opera diplomatica di Lama Dorjieff, venne anche eretto un tempio dedicato al Kalachakra nella città di San Pietroburgo; in quel tempio, che esiste tutt’oggi ed è il più grande tempio buddista vajrayana dell’occidente, il Dalai Lama avrebbe dovuto conferire l’iniziazione di Kalachakra e stabilire una stretta relazione tra la Russia ed il regno di Shambala. Da questo spunto storico hanno poi tratto origine una moltitudine di scritti e leggende alimentate dalla fantasia di molti scrittori e la visione di Shambala e di Shangri La nell’immaginario letterario si sono mescolate e sovrapposte.
Tratto da: Amitaba.net

di Karma Tutob Gyatso
Il compito ultimo è distruggere le illusioni.

di Karma Tutob Gyatso
Gli evoluti ti parlano quando la tua mente è quiete e silenziosa.

di Mike Plato
Salmi 50,19
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,
un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.
Tutto ciò è incompatibile con la ricerca del benessere tipica della new age…Vedo maestrine newaggiare cercare la bella vita, i viaggi a 4 stelle…ma costoro non entreranno nella gerusalemme celeste, e non entrarono.
Quelli dallo spirito contruto soffrono maledettamente questa realtà. Nulla può placare questa sofferenza, nulla di materico, nulla di profano. La Malinconia passerà solo dei due se ne farà uno solo.

di Vincenzo Di Maio
I veri maestri insegnano nella gratitudine, nella gratuità e nella grazia, tanto quanto vivono viceversa nella donazione, nella reciprocità e nel rispetto di questi veri maestri che di certo ti indicheranno, come primo fondamento, che il vero maestro è rappresentato dall’ascolto attento del cuore finalizzato a realizzare i disegni divini del Sogno di Dio, attraverso l’applicazione di etica, morale e spiritualità derivata dallo studio continuo dagli insegnamenti che assumiamo dai libri sacri delle Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche (Cristianesimo, Islam, Hindudharma, Buddhadhamma e Daojiao), nonché attraverso l’appartenenza a quella che meglio ci rappresenta come solco animico universale. Questa è la visione della via praticata dal PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale.
