È vero, anche se “noi”, vinciamo alcune battaglie, oggi come oggi molte le perdiamo. Rispondendo ad una domanda nel corso di un dibattito (la trascrizione sarà pubblicata in *Frontiere e Confini* di prossima pubblicazione per AGA Editrice), ricorrendo ai concetti dell’arcaica religiosità zoroastriana, Darya Dugina così risponde:
«Nella tradizione zoroastriana esistono due principi – il bene Ahura Mazda e il male Angra Mainyu. Secondo la tradizione dualistica iraniana, tutta la storia del mondo e dell’umanità è una costante battaglia tra i guerrieri della Luce e i guerrieri delle Tenebre, seguaci di Ahura Mazda e Angra Mainyu. Si sa che alla fine dei Tempi il Dio della Luce vincerà. Ma lui e i suoi seguaci perdono costantemente in vari stadi della Grande Battaglia. Alla domanda del perché questo accade, gli adepti della tradizione iraniana rispondono: “Il Dio della Luce non può usare metodi indegni e sporchi di lotta, mentre il dio oscuro, nella sua resistenza alla Luce, va fino in fondo – doppiezza, inganno, tradimento, ipocrisia, falsificazione, intrigo… Il Male ha un arsenale di mezzi virtualmente illimitato, inclusa perfino la nobiltà. Ma il Bene è sempre limitato nei mezzi”».
Basta aprire i quotidiani di oggi, accendere la TV e seguire i TG, le rassegne stampa e si ha subito il riscontro di quanta doppiezza, quanto inganno, tradimento, ipocrisia, falsificazione e intrigo viene profuso. Non si salvano più neppure gli spot pubblicitari e i necrologi.
Quindi l’invito è: anche se le battaglie sono dure e terribili e ci mitragliano da ogni parte, non fatevi mai tentare dall’utilizzare gli stessi metodi dei soldati delle tenebre. Lasciate a loro l’utilizzo dei mezzi infami e tirate dritto.
2. L’ego non è Dio allorche dice NOI SIAMO DIO. é ovviamente l’ego ad esprimersi. L’ego non è il Dio neanche del suo orto personale
3. L’anima non è Dio, è semplicemente l’anima, una individualità extratempo
4. Lo spirito, il sé piu autentico ed elevato in gerarchia dentro di noi, è un frammento del Figlio di Dio, non di Dio. Quindi non è Dio in modo diretto. Dio crea Adam, Adam si smembra in mille particole. Quelle sono lo spirito in noi
5. Cristo, quel SÉ INTERIORE PIU ELEVATO, non è DIO, è emanazione, nato dal Padre, creato dal padre (genesi 1,26). È a sua immagine, un altro ELOHIM, ma non il. PADRE. E non parlo del cristo storico, ma di Colui che si manifestò attraverso il nazareno. Chiamatelo pure paraclito
6. Se ne conclude che l’unico Dio è Dio. Punto e basta
Il Messico chiede un’indagine urgente sul modo in cui le armi di tipo militare statunitensi arrivano nelle mani dei cartelli della droga messicani. L’esercito messicano trova mitragliatrici, lanciarazzi e granate che non vengono venduti per uso civile negli Stati Uniti.
“Il Dipartimento della Difesa messicano ha avvertito gli Stati Uniti dell’ingresso in Messico di armi ad uso esclusivo dell’esercito americano”, ha dichiarato il ministro delle Relazioni Estere, Alicia Bárcena. L’esercito messicano ha dichiarato di aver sequestrato negli ultimi anni ai cartelli della droga 221 mitragliatrici completamente automatiche, 56 lanciagranate e una dozzina di lanciarazzi.
Le armi statunitensi di livello militare – di cui i cartelli si sono vantati e hanno apertamente mostrato sui social media – rappresenta una sfida per l’esercito messicano, che insieme alla polizia e alla Guardia Nazionale deve affrontare, con i cartelli che utilizzano veicoli blindati fatti in casa e droni sgancia-bombe.
Il segretario alla Difesa Luis Cresencio Sandoval ha dichiarato che cinque lanciarazzi sono stati trovati in possesso del cartello Jalisco New Generation, quattro sono stati sequestrati al cartello rivale di Sinaloa e altri tre sequestrati ad altri cartelli. Sandoval non ha dichiarato specificamente la provenienza delle armi.
Esistono diversi percorsi possibili attraverso i quali le armi potrebbero essere arrivate in Messico. L’America Centrale era inondata di armi statunitensi durante i conflitti degli anni ’80, armi di tipo militare a volte scompaiono dalle scorte negli Stati Uniti, e alcuni produttori che vendono armi alle forze armate statunitensi potrebbero anche averne vendute alcune all’estero o sul mercato nero.
Messico sotto minaccia dei Cartelli
Sebbene l’esercito e i marines messicani dispongano di una potenza di fuoco superiore, le armi dei cartelli della droga spesso surclassano le forze dell’ordine messicane. Il Messico non riesce a debellare il contrabbando di fucili semiautomatici consentiti per uso civile negli Stati Uniti, dove solo le armi da fuoco di basso calibro sono consentite e rigorosamente regolamentate. Il Messico ha avviato azioni legali contro i produttori di armi e i negozi di armi statunitensi, sostenendo che contribuiscono alla violenza.
Una Corte d’appello a Boston, Massachusetts, ha dato ragione al Messico in una di queste azioni, rilanciando una causa da 10 miliardi di dollari contro sette produttori di armi statunitensi e un distributore. Il Messico ha sostenuto che le società sapevano che le armi venivano vendute ai trafficanti che le introducevano clandestinamente in Messico e hanno deciso di trarre profitto da quel mercato. Secondo il Ministero degli Affari Esteri, il governo messicano stima che il 70% delle armi trafficate in Messico provengano dagli Stati Uniti.
Molti credono di salire. In realtà evaporano nel vuoto. Si innalzano come bolle sdegnose e cangianti, non come alpinisti.
L’alpinista sale con tutto il suo peso umano, con tutta la sua densità terrena. L’evaporato diserta il piano, ma il conquistatore di montagne ne conserva l’argilla ai piedi e il profumo nei polmoni.
L’eroe e il disertore si confondono spesso agli occhi degli uomini. Ma si distinguono da questo segno: nell’anima di colui che veramente ascende aumenta il rispetto, la comprensione e l’amore per ciò che sta in basso.
La Madre Divina si manifesta con infiniti volti e forme, ma due (o tre) sono le principali. Di queste forme si hanno traccia fin dai primordi della Storia e si manifestano in molte culture e tradizioni.
Le due forme principali sono la Dea Bianca e la Dea Nera. Nero e Bianco infatti sono i due colori della dualità fondamentale, come nel simbolo del Tao. La Bianca è una Dea di luce e purezza, è la Vergine Divina: nella nostra tradizione è Sarasvati. La Nera è una Dea terrifica e oscura, guerriera e priva di pietà contro le forze nemiche: nella nostra tradizione è Kali.
I monoteismi abramitici non hanno la grazia di includere in forma esplicita questi aspetti della Madre Divina nella loro tradizione, ma in qualche modo l’archetipo della Dea Bianca si è manifestato nell’aspetto della Madonna (e, probabilmente, le Madonne Nere si ricollegano al principio della Dea Oscura).
A queste due forme principali della Dea possiamo aggiungerne una terza, che è la Dea Rossa. Si tratta primariamente di una Dea d’Amore e di unione tra il principio maschile e femminile. Se quest’Amore è puro il Rosso può virare sul Rosa, se è sensuale può essere un Rosso acceso o più scuro. Nella nostra tradizione è Lakshmi, nell’aspetto più puro, o le forme di Kameshvari se più sensuale o erotico.
Se usiamo questo modello ternario, che si rifà tra l’altro alla Trimurti/Tridevi, i tre colori sono gli stessi dell’Alchimia: il Nero, il Bianco ed il Rosso.
“Mantieni la tua anima forte e pulita e tutto andrà bene. Non credere di essere solo, né debole, perché dietro di te ci sono eserciti potenti, che nemmeno ti puoi immaginare. Se elevi il tuo spirito, non c’è male che possa toccarti. L’unico nemico che devi temere è te stesso.”
Quando ci si affeziona ad un cosiddetto “maestro” o teoria esoterica, si dovrebbe dare retta a Filippo dove nel “famoso” loghiòn del suo Vangelo afferma: “la Verità non è venuta nuda (cioè intera e incontaminata) in questo mondo, ma in simboli ed immagini (cioè frammentata)”.
E ciò presuppone anche che parte di essa può celarsi persino nella dottrina più infernale che ci sia: da qui il detto popolare di “non buttare via il bimbo con l’acqua sporca”…
“Perché l’Islam, anche senza telescopi, è tanto più vicino all’infinito? “ Si ha l’impressione che solo un velo sottile separa i mondi (tra loro). [Non c’è altro dio all’infuori di Allah] è la formula, il fermo pilastro su cui poggia. E la mente (musulmana) è nitida, acuta perché affila i denti con quel diamante. “ Ernst Jünger
Tra gli aspetti più misteriosi del cosiddetto “esoterismo nazista” studiati da Giorgio Galli nella trilogia dedicata a questo argomento (Hitler e il nazismo magico, Rizzoli 1989, Hitler e la cultura occulta BUR 2013, Hitler e l’esoterismo, OAKS 2020), troviamo le gesta di personaggi poco considerati dalla storiografia ufficiale, che però giocarono, apparentemente, un ruolo tutt’altro che secondario nel breve periodo in cui la Germania fu governata dalla dittatura hitleriana.
Un alto ufficiale delle SS, tanto importante quanto sconosciuto, ad esempio, fu Karl Maria Wiligut, più noto come Weisthor, secondo Galli uno dei semi-sconosciuti “maestri” occulti che gestirono un grande potere dietro le quinte. Nato a Vienna nel 1866, eroe della Prima guerra mondiale, Wiligut si congeda dall’esercito austriaco col grado di colonnello, ed entra rapidamente in contatto con le più importanti associazioni esoteriche nazionaliste del tempo, come l’Edda Gesellschaft di Gorsleben e l’Ordo Novi Templi dell’abate Lanz von Liebenfels.
Nel 1932 si trasferisce in Germania, a Monaco, dove, rafforzando i suoi legami con i circoli esoterici, conosce Heinrich Himmler, entra nelle SS e diventa rapidamente un influente membro della sua cerchia ristretta con lo pseudonimo, appunto di Karl Maria Weisthor. Uno studioso e ricercatore italiano, Marco Zagni, ha pubblicato due libri dedicati alla cultura esoterica delle SS: Gli archeologi di Himmler (Ritter) e La svastica e la runa (Mursia), dove ricorda che: “Ancora 30-35 anni fa la figura di Karl Maria Wiligut “Weisthor” era praticamente sconosciuta dagli storici e da gran parte del mondo tedesco sotto il nazismo e dalla maggioranza delle stesse SS. Si definiva uno studioso dei lati oscuri e nascosti della storia del mondo e in particolare del mondo germanico e si riteneva, come gli era stato detto nella sua famiglia, l’ultimo di una casata di re segreti e maledetti (dalla Chiesa) della Germania” .
E maledetto, o forse solo pazzo, lo fu davvero, dato che, come risultò solo molti anni dopo, nel 1924 era stato internato nel manicomio di Salisburgo a seguito delle accuse mossegli dalla moglie, che lo aveva incolpato di avere manie occultistiche, di essere schizofrenico, megalomane, violento, e soprattutto di aver cercato di ammazzarla. Quando Himmler venne a sapere di questi trascorsi da Karl Wolff, il numero due delle SS che aveva incontrato la moglie di Weisthor, era il 1939, e il “Rasputin di Himmler” come lo chiamavano in molti, si ritirò dalla vita pubblica. Deportato, nel 1945, in un campo di concentramento alleato, fu poi rilasciato, e tornò nella cittadina di Arolsen, dove morì all’inizio del 1946.
Pazzia a parte, Weisthor aveva davvero contribuito a creare i miti esoterici dell’Ordine nero guidato da Himmler: dopo aver partecipato a numerose spedizioni dell’Ahnenerbe alla ricerca delle vestigia dell’antica religione germanica, elaborò complesse teorie psicologiche e ipotesi storiche piuttosto stravaganti ma non del tutto prive di senso. Ad esempio, teorizzò l’esistenza di una memoria genetica, che conserva il ricordo anche dei nostri antenati, ipotesi, poi, avanzata anche da alcuni neurologi nei decenni successivi. Per quanto riguarda le sue concezioni esoterico-cosmologiche, riteneva che la storia dell’uomo e della Terra siano una perenne lotta tra energie contrapposte, che alternano fasi di civiltà ascendenti e discendenti, ipotesi confermate, secondo lui, dai risultati delle spedizioni negli antichi luoghi sacri che risultarono possedere notevoli proprietà geomantiche, ricche di questi opposti flussi energetici.
Stramberie cosmologiche a parte, il “Rasputin di Himmler” fu davvero uno dei Maestri di cerimonia del Castello di Wewelsburg, il luogo magico citato in un articolo precedente: qui celebrava i matrimoni delle SS, e insegnava i misteri delle rune che, secondo lui, erano la chiave per svelare il segreto dell’universo, racchiuso nel rapporto armonico tra il microcosmo dell’uomo e, appunto il macrocosmo del creato. Le rune, secondo la tradizione germanica e soprattutto secondo l’interpretazione dei circoli esoterici dell’ottocento, erano la testimonianza della cultura arcaica dei popoli del Nord e le gelose custodi dei destini del mondo e degli uomini.
Fu proprio Weisthor, inoltre, a disegnare il tristemente celebre Totenkpfring, l’anello d’argento con incisa la testa di morto che Himmler regalava a pochi eletti in occasione del genetliaco del Fuehrer, il 20 aprile, festa nazionale tedesca. Quando un possessore dell’anello moriva, il gioiello veniva riportato al Castello assieme alle ceneri del defunto, per esservi conservato in una grotta. Alla fine della guerra, gli ultimi superstiti fecero esplodere la grotta, e i macabri gioielli non furono mai ritrovati.
Gli studi di Giorgio Galli legano strettamente l’ascesa e declino di Weisthor al Generale Karl Wolff, il già menzionato vice di Himmler, che, curiosamente, non solo evitò le forche di Norimberga, ma, dopo un processo al quale presenziò in divisa e una breve condanna simbolica, venne restituito alla società come un uomo completamente libero. Wolff, secondo Galli, faceva parte del vertice esoterico nazionalsocialista, ed era al corrente delle profezie decifrate da Weisthor che vaticinavano una grande battaglia tra Oriente e Occidente, battaglia dalla quale le terre germaniche dell’Est sarebbero uscite completamente devastate. La profezia, però, non fu sufficiente a fermare la guerra, e l’Europa sarebbe stata presto ridotta a un cumulo di rovine, come, enigmaticamente, Weithor volle scritto sulla lapide che copre la sua tomba:
Unser Leben geht dahin wie ein Geschwaetz (La nostra vita trascorre come una chiacchierata senza senso)