di Gabriele Lungo
侍 “Se fanno la loro comparsa delinquenti o traditori, combatti corpo a corpo e sii pronto a morire, determinato e con gli occhi fissi. Questo è il tuo zazen.” (S. Shosan)

di Gabriele Lungo
侍 “Se fanno la loro comparsa delinquenti o traditori, combatti corpo a corpo e sii pronto a morire, determinato e con gli occhi fissi. Questo è il tuo zazen.” (S. Shosan)

di Alessandro Orlandi
L’Eros senza Logos è spesso distruttivo per chi vive questo squilibrio, a volte diventa persino ridicolo. Ma il Logos senza Eros può rivelarsi molto più pericoloso: nella storia dell’umanità ha causato stragi di massa, discriminazioni, fanatismo, superbia, mancanza di generosità verso il prossimo, crudeltà disumana. Satana può perdere i singoli individui, ma Lucifero può annientare intere civiltà.
Il termine “Logos” è stato tradotto spesso come “Ragione” o “Pensiero”, il che, a mio avviso, ha seriamente compromesso la comprensione della filosofia greca, determinando seri fraintendimenti. Altri lo intendono piuttosto come “Parola Creatrice”. Il nostro termine “Parola” è un termine inerte, mentre il termine Logos trasmette l’idea di un atto creatore. Inoltre, il principale problema di traduzione del termine, secondo me, sta nel fatto che il “potere formatore” del Logos, nel suo significato originario, non scaturisce solo dal pronunciare la Parola Creatrice, ma anche dall’ascoltarla. Questa seconda accezione credo si sia perduta, data la scarsissima propensione di noi occidentali all’ascolto. Tuttavia, per comprendere il valore del termine Logos non si può prescindere dal fatto che i greci, da Eraclito in poi, credevano che anche il solo ascolto della parola creatrice avesse il potere di trasformare chi ascoltava. Una convinzione questa, sostenuta con forza da Martin Heidegger.
Per Hegel il Logos esiste immanente in ogni uomo, in quanto presenza della divinità, anche nei periodi di maggior abbrutimento della civiltà e della cultura.
Ma chi forse ha posto con maggior efficacia il problema di trovare un termine adeguato per tradurre “Logos” è Johann Wolfgang von Goethe nel suo “Faust”.
Nei versi 1224 – 1237, seduto su una logora poltrona, Heinrich Faust sta leggendo il Vangelo di Giovanni alla fioca luce di una lampada, mentre è assediato dagli Spiriti, e cerca di tradurre il termine “Logos”. Queste sono le sue riflessioni:
“Delusi delle cose caduche, noi ci rivolgiamo a quelle eterne, e sentiamo bisogno della Rivelazione, che in nessun libro splende così bella e mirabile come nel Nuovo Testamento. Sono preso dal desiderio di aprire il testo, e con retto animo tradurre il santo originale nel mio dolce tedesco (apre il volume e si prepara a tradurre). Ecco, sta scritto: «Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος», “Al principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. “Al principio era il Verbo” / Im Anfang war das Wort* Ecco, mi sento già in difficoltà! E chi mi aiuterà ad uscirne? No, io non posso dare tutto questo valore alla Parola, e se lo spirito vorrà illuminarmi, dovrò tradurre diversamente. Sta scritto: “In principio era il Pensiero” / Im Anfang war der Sinn. Rifletti bene fin dal primo verso Faust, che la tua penna non corra troppo! È forse il pensiero a creare e operare in ogni cosa? Forse sarebbe meglio tradurre così: “In principio era la Forza.” / Im Anfang war die Kraft. Ma, proprio mentre lo scrivo, sento che questa traduzione è insoddisfacente.
Ora finalmente, proprio mentre trascrivo questa parola, lo Spirito viene in mio aiuto! Adesso vedo chiaro, e scrivo con sicurezza: “In principio era l’Atto”! / Im Anfang war die Tat!
*Questa era la traduzione proposta da Lutero

a cura di Ottava di Bingen
“Senza fretta,
ma senza tregua.”

di Marco Tarchi
Per chi non ne avesse mai sentito parlare, è d’obbligo una spiegazione. «Formiche» è una rivista mensile che tratta di questioni politiche, economiche e sociali con articoli piuttosto brevi affidati a una larga rosa di specialisti e personalità pubbliche di varia nazionalità ed è collegata ad un sito che ospita commenti alle notizie di attualità e interviste. Chi scrive è stato più volte fra gli interpellati. I nomi dei collaboratori illustri non mancano. L’impostazione è dichiaratamente occidentalista, con un occhio di riguardo per la Nato e l’Unione Europea, una vigorosa linea antirussa e anticinese, un interesse acuto per le innovazioni tecnologiche e le loro ricadute – soprattutto geopolitiche. Di solito, i toni di chi interviene sulle sue colonne sono pacati e improntati a un umanismo che, a seconda delle firme, oscilla fra un cattolicesimo alla Comunione e liberazione d’antan e un approccio laico-moderato. I suoi animatori vengono dalla scuola politica del centrismo e, quel che più conta, hanno rapporti eccellenti con gli esponenti più in vista della galassia dei “poteri forti”; un articolo ben informato di una dozzina di anni fa ne enumerava alcuni – Ettore Gotti Tedeschi, Luigi Abete, Francesco Profumo, Corrado Passera –, ma nel frattempo la cerchia si è certamente allargata, a giudicare dalla copiosa messe di sigle importanti (Eni, Enel, Simest, Mundys, Open fiber, Gentili, Conai, Isybank, Tim, Sace) che rende le pagine del periodico «scoppiettanti di pubblicità»1.
Dovrebbero bastare questi dati per rendersi conto che stiamo parlando di un organo di stampa che non ha il semplice obiettivo di raccogliere un certo numero di abbonati, ma è fra quelli che sono destinati a scopi più ambiziosi, sono letti dalla “gente che conta” e servono a far circolare opinioni destinate ad entrare nel mainstream, a dar corpo ad ipotesi, linee di lettura, suggerimenti che altri, insediati a vario titolo in ambiti decisionali, potrebbero trasformare in atti. Insomma, più che una rivista, il canale di espressione di un think tank, e non di quelli secondari.
È per questo motivo che ci hanno destato un particolare interesse – e alcune preoccupazioni – il dossier che occupa la prima parte del numero di novembre 2023 del mensile in questione, dal significativo titolo L’orrore di Hamas oltre i confini di Israele, e soprattutto l’anonimo, e quindi redazionale, editoriale Si vis pacem para bellum. Due tasselli di un mosaico politico-ideologico-informativo che, con l’ausilio di molti altri soggetti rilevanti, comincia a disegnare con maggiore franchezza che in passato la direzione di rotta che la potenza planetaria egemone e i suoi alleati-vassalli hanno deciso di intraprendere in vista delle prossime puntate di quella “terza guerra mondiale combattuta a pezzi” che ormai non è soltanto Papa Francesco a dare per iniziata.
L’avvio della discussione affidato ad Antonio Tajani, ad onor del vero, parrebbe dimostrare il contrario di quanto abbiamo appena asserito, con l’auspicio del ministro degli esteri che il G7 possa ispirare il proprio operato a «una ritessitura e verso migliori forme di dialogo e cooperazione tra contesti regionali diversi e plurali» e che l’Occidente abbia «capacità di ascolto verso i partner globali, rispettare le differenze e ricercare insieme soluzioni condivise, attraverso un dialogo strutturato e fattivo», perché «il metodo inclusivo del dialogo è l’unico che possa portare a risultati». Quando la messa è finita, però, il coro cambia musica, e i “partner globali” tornano ad essere semplici nemici.
Se infatti in teoria l’attenzione dovrebbe concentrarsi su Hamas e il Medio Oriente, alla quasi totalità degli intervenienti interessa tutt’altro: proseguire nella demonizzazione della Russia e nella affabulazione della sua aggressività imperialista, nell’esaltazione della Nato (che, ci assicura un generale, «non deve gettare via il capitale di capacità e strutture faticosamente costruire in vent’anni di guerra globale contro il terrorismo [ah sì? Dove? In Iraq? In Libia? O…? n.d.r.] nel nome di un ritorno al convenzionale»), individuare il “pericolo giallo” cinese dietro ogni vicenda internazionale e di conseguenza allarmare sulla sua minaccia, esaltare la «marcia inarrestabile di avvicinamento strategico all’occidente» di un’India che accentui l’ostilità verso il Dragone Rosso (per fare il gioco dell’egemonia statunitense – ma questo l’ex sottosegretario Vernetti si guarda dal dichiararlo) e ribadire l’insidia di un “Sud globale” non allineato ai valori e agli interessi di Washington.
Spicca, in questo quadro, il consueto oltranzismo mistificatore di Carlo Pelanda, capace di scrivere che «la Cina ha reagito sollecitando riservatamente l’Iran ad aizzare i suoi proxy Hamas e Hezbollah» [diamine! Che informatori formidabili deve avere l’«illuminista futurizzante» (autodefinizione) per essere al corrente di notizie a lui solo note] contro Israele affinché la reazione di questa impedisse all’Arabia di siglare un accordo con Israele stessa che definiva Haifa come terminale mediterraneo della via del cotone». Ma anche Carlo Jean ci mette del suo quando, prevedendo ciò che da settimane sta accadendo («un attacco terrestre che provocherà decine di migliaia di morti palestinesi» e sottoscrivendolo, scrive che «prioritario è il ripristino di un certo grado di dissuasione [ah, l’arte dell’eufemismo…, n.d.r.], anche ai fini del consenso di qualsiasi futuro governo israeliano. Israele, in particolare, non può essere limitato nella sua reazione dal ricatto degli ostaggi. […] Non può permettersi di perdere tempo anche perché il sostegno dell’opinione pubblica interna e internazionale è destinato inevitabilmente a diminuire. Non può cedere a ricatti».
Stanti premesse di questo tenore, non c’è da sorprendersi – anche se indignarsene è lecito – che l’editoriale di un foglio che si fa portavoce di un così aggressivo occidentalismo esprima, in modo sintetico e con un finale pirotecnico, quella che non è banalmente la linea di un gruppo editoriale ma la direttrice di marcia di un conglomerato politico-economico che si è ormai convinto di non poter perseguire fino infondo i suoi scopi senza ricorrere (di nuovo) allo strumento bellico.
Leggiamo quindi che «l’attacco terroristico di Hamas contro Israele non è stato e non è la riapertura del conflitto Israelo-palestinese. È, ahinoi, un altro pezzo della terza guerra mondiale denunciata da Papa Francesco. Vi è un blocco di potenze – Cina, Russia e Iran – che ha scelto di sfidare l’ordine globale determinato dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale» [ sic: che dai tempi delle conferenze di Yalta e Potsdam ci sia stato qualche elemento di variazione di quell’«ordine mondiale» deve essere sfuggito all’attenzione dell’anonimo scrivano]. E di seguito, continuando nella mistificazione della realtà ad usum Occidentis: «La posta in gioco, ancora una volta, sono i valori della libertà e della democrazia. Per troppo tempo ci siamo illusi che la vittoria della Seconda guerra mondiale prima, e della Guerra fredda poi, avessero consegnato un mondo sostanzialmente stabile, dominato dall’interesse economico della globalizzazione [sottolineatura nostra]. Non poteva essere commesso errore più grande. Adesso, si vede con chiarezza quel tragico filo rosso che lega i regimi totalitari e che li porta a destabilizzare aree geografiche peraltro tutte attorno all’Europa. I Balcani potrebbero essere la prossima regione a subire l’influenza di Putin. In Serbia il fuoco sembra covare sotto la cenere. Non è un caso. La coalizione dei cattivi [questa ci mancava, dai tempi dell’Asse del Male. Un aggiornamento lessicale ci voleva]» ha colto la debolezza dell’occidente e ne sta approfittando».
Sin qui, siamo alla solita retorica fondata su una falsa e vittimistica rappresentazione degli eventi che tutti i media mainstream ci stanno somministrando da decenni, e con un particolare vigore dal giorno dell’attacco russo all’Ucraina, spacciato per la prima mossa di un fantasmagorico piano putiniano di ricostruzione dell’Impero sovietico e/o zarista invece che come la reazione ad un accerchiamento militare che aveva negli Usa il mandante e nel governo di Kiev la testa di ponte più avanzata. Ma è la chiusa del pezzo a regalarci qualcosa di più.
Dopo aver deplorato che gli Stati Uniti non siano già scesi in campo militarmente contro la Russia nel 2014 per la vicenda della Crimea, l’editorialista ci ricorda che «il concetto di deterrenza si basa sulle capacità militari disponibili e sulla volontà (e credibilità) di utilizzarle. È attraverso la deterrenza che l’occidente ha vinto la Guerra fredda ed è la sconfitta della deterrenza (per mancanza di volontà, non di mezzi) che ha favorito l’inizio della terza guerra mondiale a pezzi che oggi si dispiega sotto i nostri occhi. Siamo disposti a morire per difendere la nostra libertà, che è poi la stessa libertà degli ucraini e degli israeliani? Se la risposta sono le sanzioni economiche e l’invio di armi, c’è da temere che il fronte del male si allarghi ancora»2.
Avete capito bene. Siamo arrivati all’invocazione della guerra aperta. Non bastano più le infusioni di denaro e di armi, il sostegno satellitare e strategico, la condanna al massacro di popolazioni ed eserciti altrui usati come carne da cannone per conflitti sostenuti per procura. Non basta neanche il martellamento mediatico che a suon di propaganda, omissioni e falsificazioni sta sforzandosi di lavare i cervelli di centinaia di milioni di persone ormai, salvo casi rarissimi, assoggettati ad una macchina del consenso che non ha nulla da invidiare – ed anzi gode di una formidabile superiorità tecnologica al loro confronto – ai regimi totalitari. Non basta la cancellazione di ogni limite di indecenza etica che porta politici, intellettuali, giornalisti volontariamente asserviti alla potenza oggi egemone a giustificare lo sterminio (“impersonale”, è arrivato a sostenere qualcuno) di decine di migliaia di civili innocenti compiuto dall’esercito israeliano come una “legittima” reazione alla strage compiuta da Hamas, tacciando ipocritamente di antisemitismo chi lo condanna. No, non è sufficiente. Ora è alle viste una vera e propria campagna interventista. Morire per Kiev. Morire per Tel Aviv. Morire, soprattutto, per Washington.
Si dirà che non bisogna dare troppo credito a questi Stranamore in sedicesimo. Che sono, appunto, formiche. Insetti, presenze trascurabili. Magari fosse così. Sarebbe invece errato sottovalutarli. Non sono altro che avanguardie mandate in avanscoperta per sondare il grado di reazione dell’opinione pubblica al progetto che in luoghi assai più temibili si sta coltivando, ma dietro di loro a prepararsi è il grosso delle truppe, non solo metaforiche. Da tempo, ormai – soprattutto da quando, nel 2017, l’ascesa della potenza del gigante asiatico ha portato l’amministrazione Usa, allora guidata da Trump, a dichiarare la Cina «nemico sistemico» – la Terza guerra mondiale, quella vera e intera, è in incubazione. E può contare, in Europa, sul sostegno di un fronte ampio e composito, che sul piano politico coinvolge governi e partiti di destra, di sinistra, di centro. Può dispiacere a qualche inguaribile romantico constatare che, su quel versante, si siano schierati persino i pronipoti di chi in un’altra e poca proclamava la «guerra del sangue contro l’oro», ma non c’è di che stupirsene. Occorre, invece, battersi contro questa follia. Cercare di infilare nell’ingranaggio belligeno dell’occidentalismo anche il fatidico minuscolo granello di sabbia. È l’unica via di uscita che ci rimane. Altre non ne esistono.
Marco Tarchi
Note:
1. Cfr. https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/anche-formiche-loro
-piccolo-cantano-messa-chi-paolo-33552.htm per molte altre inte-
ressanti notizie in argomento
2. La sottolineatura con il corsivo di alcuni passaggi particolarmente
significativi è opera nostra.
Tratto da: GRECE Italia

a cura della Redazione
08/02/2024
Il segretario generale del movimento di Resistenza libanese Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, è il leader più potente e coraggioso del mondo arabo, secondo gli analisti e i funzionari della sicurezza israeliani.
Il segretario generale del movimento di Resistenza libanese Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, è il leader più potente e coraggioso del mondo arabo, secondo gli analisti e i funzionari della sicurezza israeliani.
Il quotidiano londinese Raialyoum ha affermato martedì in un articolo, che gli ambienti politici, di sicurezza e dei media israeliani sono stati impegnati negli ultimi mesi ad analizzare le caratteristiche di Sayyed Hassan Nasrallah.
Yehuda Glekman, un analista israeliano, ha descritto Nasrallah come il leader più coraggioso del mondo arabo, affermando che il religioso libanese non ha paura di sfidare il regime israeliano sia nei media che nel confronto militare.
Israel Ziv, un generale in pensione dell’esercito israeliano, ha dichiarato al canale 12 che Israele dovrebbe stare attento quando si tratta di Nasrallah perché non è solo il leader più potente del Libano, ma anche dell’intera Asia occidentale.
Anche Daniel Rubinstein, giornalista e scrittore israeliano, ha sottolineato che Nasrallah è una grande figura agli occhi dei palestinesi e del mondo arabo, una posizione più elevata rispetto al defunto leader egiziano Gamal Abdel Nasser.
Tratto da: Il Faro sul Mondo

a cura di Scienze Motorie Italia
Come viene fatta educazione fisica in una scuola primaria in Cina?
In ogni giornata scolastica sono previste 4 “fasce” dedicate all’educazione fisica:
30 minuti di attività fisica mattutina ad inizio della giornata scolastica con varie attività che cambiano in base al giorno (marcia, esercizi di Kung Fu, di mobilità articolare e balli tradizionali cinesi)
40 minuti di educazione fisica ogni giorno durante le ore scolastiche
15 minuti di esercizi di rilassamento e automassaggio al pomeriggio guidati dall’insegnante per la mobilità degli occhi e del collo, automassaggio di palpebre, orecchie, tempie e spalle.
1 ora di attività sportiva post-scolastica organizzata dalla scuola e tenuta dagli insegnanti per varie discipline come basket, calcio, ping pong, danza.
Vedendo questi numeri si parla di circa 2 ore e 30 al giorno di attività fisica escluse le attività sportive al di fuori del contesto scolastico.
Numeri spaventosi se paragonati all’Italia che prevede solo un paio di ore a settimana per l’attività motoria.

a cura della Redazione
08/02/2024
L’aumento dei costi di spedizione a seguito delle tensioni in corso nel Mar Rosso potrebbe ostacolare la lotta contro l’inflazione nel mondo, ha affermato l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
L’aumento dei costi di spedizione dovuti alla crisi del Mar Rosso potrebbe aumentare del 5% i costi di importazione sostenuti dai membri dell’OCSE, ha affermato lunedì il gruppo con sede a Parigi nel suo ultimo outlook economico.
L’Organizzazione stima che il significativo aumento dei noli marittimi potrebbe aumentare l’inflazione dei prezzi delle importazioni nei suoi 38 Stati membri di circa il 5%. Ciò potrebbe aggiungere lo 0,4% all’aumento complessivo dei prezzi dopo un anno, ha aggiunto l’OCSE.
Il rapporto arriva mentre la Resistenza yemenita prende di mira le navi legate a Israele per sostenere il popolo di Gaza e per fare pressione sul regime sionista affinché ponga fine alla guerra e all’assedio dell’enclave.
Gli Stati Uniti e i Paesi occidentali hanno formato una coalizione marittima per colpire lo Yemen e difendere gli interessi israeliani. Gli scontri hanno aumentato la tensione nella regione, creando seri problemi al trasporto marittimo internazionale.
Tratto da: Il Faro sul Mondo

di Hachumak
Tra lo sciamanesimo e le nostre società, quelle occidentali che la magia non la praticano più, c’è moltissimo in comune. Affascina oggi, e tanto, leggere di come un vero sciamano descrive ciò che pratica.
Questo è un estratto da “I mondi dello sciamano“, del curandero Hachumak, ringraziamo Venexia editrice per la gentile concessione.

Le società tradizionali hanno creduto negli spiriti e riconosciuto la parte che ricoprono nell’esistenza umana sin da tempi immemorabili. Ovviamente, gli spiriti appaiono in forme diverse in varie parti del mondo. Ci sono leprecauni, elementali, draghi, fate, geni, deva, driadi, troll, lo spirito del falco e molti altri ancora. Poiché questi esseri non sono fisici, la loro apparenza è condizionata da tempi e luoghi, coscienza culturale e background genetico dei popoli che li percepiscono. Noi vediamo il mondo degli spiriti non come è realmente, ma come siamo noi – in realtà, non ha forma e può assumere ogni sembianza.
Nel profondamente religioso XII secolo, gli Europei, ad esempio, vedevano gli esseri del mondo sottile in forma di demoni, angeli e gargoyle, come quelli scolpiti nelle volte delle cattedrali gotiche, perfettamente in accordo con lo spirito del tempo. Elfi, fate, gnomi e l’intera famiglia dei racconti fiabeschi appartenevano alle verdi colline dei Druidi e alle profonde foreste vergini d’Europa sin dall’era neolitica. Per alcuni indigeni del Nord America, il reame degli spiriti è un mondo di praterie, governato da spiriti aquila, cactus magici e animali totemici. In Medio Oriente ci sono i ghoul, gli ifrit, i djinn. E, ovviamente, la moderna società occidentale percepisce il regno degli spiriti in base alla sua ossessione per la tecnologia; extraterrestri benevoli o inquietanti e scienziati alieni che fanno esperimenti sugli esseri umani in veicoli spaziali volanti. Con questo non dico che gli UFO non esistano, ma solo che almeno alcune delle cose che ci appaiono come alieni extraterrestri sono creature spirituali del mondo nascosto.
Le forme degli spiriti sono antiche quanto l’umanità. Eppure, se dicessi a un amico americano che gli elfi esistono, probabilmente penserebbe che sono squilibrato. Allo stesso tempo, se dicessi la stessa cosa a un nativo peruviano o a una donna di campagna irlandese o a un Dayak del Borneo, loro mi racconterebbero di un djinn o di uno spirito, o di qualche esponente del Piccolo Popolo avvistato recentemente a saltellare sull’erba in una notte al chiaro di luna. Tantissime civiltà hanno utilizzato oracoli, chiaroveggenti, divinazione e piante psicoattive per comunicare con gli esseri dei mondi superiori. Quasi ogni opera d’arte creata prima del Rinascimento era basata su un qualche tipo di credenza nel mondo invisibile.
Oggi, molte persone, confortate dalla nostra visione del mondo materialista secondo la quale le civiltà spirituali non avevano la comprensione scientifica di come funzionasse davvero il mondo, negano fermamente la verità del soprannaturale e l’esistenza di un mondo immateriale oltre la percezione sensoriale. Secondo il pensiero sciamanico, questa mentalità profana è uno dei motivi principali per cui gli esseri umani sono alla soglia dell’estinzione. Sin dall’alba dei tempi, migliaia di civiltà hanno interagito con gli spiriti nei loro miti, religioni, riti e opere teatrali e musicali, a giovamento di entrambi. Senza questa connessione, oggi si vive sotto una cupola profana in cui si negano proprio quelle forze spirituali che possono dare scopo e significato alle nostre vite.
Queste vie secolari di pensiero mostrano anche quanto la società contemporanea si sia allontanata dalla natura. Mentalità di questo genere ci spingono a concepire il pianeta Terra come un luogo che serve solo a fornire risorse naturali allo sviluppo industriale e al piacere fisico. Crediamo che la nostra società dominata dalla tecnologia e nemica dell’ambiente sia uno status quo irreversibile, qualcosa di normale e progressivo, o persino l’apice della conquista umana anziché un’aberrazione mai esistita prima in tutta la nostra storia – un mondo artificiale che avrebbe fatto orrore ai nostri antenati. Stiamo vivendo un sogno di realtà materiale che in fondo al cuore sappiamo essere falso, ma che ci è stato venduto da quelli che ci guadagnano e che, in alcuni casi, lavorano consapevolmente per il lato oscuro. Un mio amico, una volta mi citò una frase di una grande autorità sullo sciamanesimo in America, Martin Pretchel, che afferma in modo molto appropriato: “Viviamo in una sorta di età oscura, abilmente illuminata da luce sintetica, in modo che nessuno possa sapere quanto è diventata buia. Ma i nostri spiriti in esilio possono dircelo”.
Stiamo vivendo nel periodo più pericoloso della storia e il tempo stringe. A causa della nostra posizione precaria, le piante sacre un tempo ignorate si stanno intenzionalmente facendo conoscere all’interno della nostra cultura, suonando un allarme attraverso gli spiriti e offrendo risposte a molti dei problemi che mettono a rischio la civiltà umana. Tali piante magiche sono a portata di mano, crescono nei cortili del mondo, pronte per essere usate e raccolte – spero onorevolmente e rispettosamente.
I tanti tipi di spiriti che abitano il reame invisibile sono molto diversi tra di loro, ma hanno una caratteristica in comune: parlano tutti il linguaggio delle visioni.
Molte di queste visioni sono indotte dall’uso delle piante sacre. Ma non tutte. Possono essere provocate anche dalla pratica del digiuno, dalla meditazione, dalla preghiera e altre tecniche spirituali tradizionali. Gli spiriti possono apparire ai cercatori sotto forma di uccelli e insetti, come esseri umani, come figure mitologiche quali geni e gnomi oppure come visioni che ci raccontano una storia scorrendo come immagini sullo schermo della nostra mente. Esistono spiriti degli antenati o di antichi sciamani e streghe, spiriti di animali, del tamburo e del sonaglio, spiriti delle gemme e delle pietre preziose, spiriti che governano un luogo speciale e selvaggio, come un vulcano o una cascata (ricordate la nostra amica, la Signora della cascata), spiriti guardiani di un corso d’acqua (come i piccoli tritoni e le minuscole sirene che vidi quando presi il San Pedro). Ci sono anche quelli che io chiamo spiriti fratelli e sorelle, dalle sembianze strane e bizzarre, che appartengono a una realtà completamente diversa dalla nostra, come esseri di un altro pianeta che sono estremamente generosi nell’aiutare a guarire sia i bisognosi che gli stessi sciamani.
Tutti loro e molte altre entità invisibili parlano nel linguaggio delle visioni, ognuno col suo particolare accento e dialetto. Il loro messaggio può essere recepito per telepatia o visivamente, attraverso una musica o una combinazione di queste tre vie, con molte variazioni sul tema.
Come ci si sintonizza con questo linguaggio? Dopo le visioni in una cerimonia con le piante sacre, persino molti scettici si convincono dell’esistenza del mondo degli spiriti. Dopo tutto, è difficile dubitare quando si vede lo spirito di un anaconda o di una scimmia o di un caro defunto che appare davanti, nitido come la luce del giorno, e spiega la soluzione di un problema che causava tormenti. O che apre a stati di coscienza nei quali l’intera vita può snodarsi in un millisecondo.
Allo stesso tempo, dal punto di vista dello scettico, è giusto dire che in effetti certe visioni sono proiezioni della mente e pura immaginazione, non una visita dal piano metafisico.
Ironicamente, entrambi i casi possono essere “reali”. Alcune visioni provengono davvero dal mondo invisibile, altre sono pensieri dalla profondità della mente. Non c’è contraddizione, solo due diverse fonti di informazione, una dall’esterno, l’altra dall’interno. Ciò che conta è che durante una cerimonia, un partecipante può avere un dialogo chiaro con gli spiriti ultramondani, che gli rivelano cose che non avrebbe potuto conoscere altrimenti, avvenimenti futuri o intuizioni spirituali. Ma, allo stesso tempo, con l’aiuto delle piante, anche la sua mente profonda può risvegliarsi, ispirandolo con intuizioni mentali ed emotive provenienti dalla sua Coscienza dell’anima, sepolte da tempo e che ora emergono in superficie con l’aiuto della forza di guarigione.
Le visioni degli spiriti, insieme alla saggezza dell’inconscio, non sempre operano guarigioni complete o trasformazioni integrali ma, sicuramente, mostrano alle persone parti sconosciute di sé e un mondo che nemmeno supponevano esistesse. Da quando sono uno sciamano, qualche rara volta è successo che le persone siano rimaste apatiche nei confronti delle loro esperienze, ma non ho mai visto una cerimonia con le piante sacre priva di significato o senza una lezione da impartire.
Una volta, un mio maestro sciamano mi disse che gli spiriti sono allo stesso tempo molto vicini a noi eppure molto lontani. Oggi, la maggior parte delle persone – aggiunse con un sorriso ironico – crede che l’esistenza degli spiriti sia un mito o una frottola. Possono anche non prenderli sul serio, ma sono gli spiriti a ridere di loro. Forme di vita invisibile, mi spiegò, ci girano intorno costantemente e, in verità, la terra è popolata da innumerevoli esseri troppo sottili per essere percepiti dai cinque sensi. Alcuni sono amichevoli, altri indifferenti ma ce ne sono altri ancora che desiderano – o sono spinti da forze oscure – farci del male o distruggerci.
Nei tempi antichi, la comunicazione con gli spiriti era comune, continuò a dirmi il maestro. Ma il mondo di oggi è un posto diverso. A causa della distruzione della natura da parte della tecnologia e della convinzione che il mondo materiale sia l’unico a esistere, è molto più difficile connettersi con gli esseri eterici rispetto al passato. Per colpa di questi cambiamenti nello zeitgeist, il regno degli spiriti si è allontanato dalla coscienza umana. O forse, per dirla meglio, la qualità della coscienza umana è diminuita negli ultimi cent’anni a causa del diminuire della spiritualità, rendendoci meno capaci di vedere dentro le realtà profonde che esistono oltre le forme materiali. Ne deriva che oggi arriviamo a vedere la natura non come un riflesso di una realtà superiore ma come un magazzino di scorte di beni e risorse.
Nel passato, intermediari come le piante sacre e gli sciamani erano parte integrante della società. Oggi, anche se queste medicine sono usate dai guaritori in alcune parti del mondo, gli occidentali non le conoscono quasi più. Eppure, mi disse il mio maestro, tali intermediari sono indispensabili ora più che mai.
[…]
Una cosa importante da ricordare è che gli spiriti benigni che fanno visita a uno sciamano vengono perché vogliono venire, perché si curano dell’umanità e perché sono la forza principale che rende possibili le guarigioni cerimoniali e le trasformazioni. Se e quando parteciperete a un rituale con le piante, la vista di questi esseri vi lascerà senza fiato e, molto probabilmente, vi aiuterà a diventare una persona migliore. Ecco alcuni degli spiriti principali che potreste incontrare.
Di base, ci sono quattro “specie” di spiriti, corrispondenti ad animali, vegetali, luoghi ed esseri umani (inclusi i “fantasmi” e gli antenati).
Iniziamo con gli spiriti animali. Durante una cerimonia sacra, una o più creature spirituali del regno animale può avvicinarsi a una persona, sedersi vicino a lei o toccarla. A volte rivelano solo il loro volto o una piccola parte del corpo. Lo spirito di una volpe può mostrare soltanto il muso, un’aquila il suo becco. Coloro a cui appaiono percepiscono la pelliccia dell’animale o il suo odore non sempre piacevole. Altre volte la creatura appare a corpo intero in tutta la sua magnificenza, un’esperienza decisamente sorprendente se si tratta di una tigre, un anaconda o un orso.
Fortunatamente per i membri del cerchio, il tipo di forza guaritrice che uno spirito trasmette è calibrato per le necessità di ogni individuo. Se dal mondo spirituale viene inviato un falco, questo porta la Medicina giusta a quella persona per guarirla dal suo problema o malattia. Se un altro animale portasse il proprio tipo di Medicina allo stesso individuo, non funzionerebbe altrettanto bene, o per niente, non essendo stata creata per lui. In questo caso, solo l’energia guaritrice del falco può compiere la cura.
A grandi linee, possiamo dire che uno spirito animale può assumere due forme: può essere effettivamente lo spirito di un animale che reca aiuto, oppure può essere una Medicina che si incarna in sembianze animali senza essere lo spirito dell’animale stesso. Uno spirito che appare come un pipistrello o un gufo, potrebbe non essere letteralmente lo spirito di quegli animali ma una forza vitale senza forma che “veste” il corpo di un gufo o di un pipistrello per rendersi visibile e familiare al fine di consegnare un messaggio.
I primi tre spiriti animali che vi presento vi sono già familiari dal capitolo precedente: il grande serpente, il grosso felino e l’uccello predatore. Questi tre, vi ricorderete, rappresentano i nostri centri di coscienza: l’addome/l’apparato riproduttivo, il cuore e la mente.
Il serpente è presente in tutte le tradizioni sciamaniche del mondo e, con ogni probabilità, è lo spirito più comune nelle apparizioni durante le cerimonie con le piante sacre.
Secondo la conoscenza antica del Perù, e anche in quella moderna, ci sono due tipi di spiriti-serpente che assumono un ruolo nel lavoro di un curandero. Il primo tipo è rappresentato dai serpenti d’erba di taglia ordinaria, alcuni dei quali possono essere velenosi. Il secondo da serpenti giganteschi non velenosi, come il boa o l’anaconda. Secondo la tradizione peruviana, queste creature enormi, alcune delle quali raggiungono la lunghezza di dieci metri, sono l’incarnazione della Forza vitale, protettori delle acque e delle foreste. Se durante una visione appaiono illuminati da colori brillanti, con pietre preziose che ricoprono il loro corpo o se emergono dal centro di un cerchio cerimoniale in cui lo sciamano e i partecipanti li scorgono chiaramente, siatene grati: significa che le forze cosmiche sono ben disposte e faranno di tutto per portare aiuto.
A volte la visione del serpente ci arriva per mezzo di sogni, portando un messaggio settimane o persino mesi dopo una cerimonia. Se sognate che una vipera vi morde la mano, forse qualcuno di cui vi fidate vi tradirà. Può accadere che un sogno ci ricordi lezioni importanti apprese in una cerimonia o che ci sproni a seguire un consiglio ricevuto durante un rituale ma che stiamo ancora rifiutando. Molto spesso può apparire un grande serpente nei sogni di una persona per aiutarla a superare una paura irragionevole nei confronti della morte.
Oppure, uno spirito di serpente può invitarci a cavalcarlo. Aggrappandoci al suo collo sorvoliamo i continenti, visitiamo paesaggi che non sono di questa terra; dall’alto scorgiamo rovine di civiltà scomparse e le vediamo com’erano diecimila anni fa. Il serpente può portarci in un bosco circolare nel profondo della giungla, dove ci verrà detto di raccogliere una pianta che curerà la nostra malattia.
Può capitare che i partecipanti a una cerimonia vedano uno spirito di boa gigante o di anaconda che striscia verso di loro e così credono di essere sotto attacco. Magari gridano chiedendo aiuto o cercano di scappare via. In questo caso, il serpente si erge davanti a loro e sorride. Sbatte gli occhi in modo amichevole e può persino dare un bacio sulla bocca della persona impaurita. A volte entra nel loro corpo attraverso la bocca o l’ombelico. In questo caso è la Forza vitale che dice alla persona che ha bisogno: “Non farti ingannare dalle mie sembianze da serpente. Io sono la grande forza cosmica della guarigione, sono qui per benedire ogni cellula del tuo corpo. Devi esserne felice!”
Spesso, settimane e mesi dopo la cerimonia, le persone dimenticano molte delle visioni importanti che hanno avuto. Ma per il resto della vita nessuno – dico nessuno – dimenticherà mai l’incontro con lo spirito di un grande serpente.
Mi ricordo che una volta ebbi una visione in cui ero imprigionato nel fondo di un fosso, con dozzine di serpenti che mi strisciavano sul collo e sulla testa. Non erano il tipo di serpenti da cortile che si fanno i fatti propri ma vipere arrabbiate con zanne che sgocciolavano veleno. Sapevo che se avessi fatto un qualunque movimento goffo o avessi fatto un rumore improvviso, mi avrebbero sicuramente morso.
Così, mi trovavo circondato da serpenti agitati, certo che sarei morto. Poi, il mio maestro che presiedeva la cerimonia vide cosa stava succedendo e mi disse di non preoccuparmi, tutto andava bene, dovevo semplicemente lasciare andare la paura e connettermi con la mia Medicina personale. Seguendo il suo consiglio, la mia Medicina mi rispose dicendomi di rilassare ogni tensione nel mio corpo e di entrare nel distacco, uno stato mentale nel quale non esistevo più ed ero vuoto come un cielo senza nuvole.
Non fu davvero un compito facile, ma feci del mio meglio. Dopo diversi tentativi, sentii calmarsi i serpenti attorno a me. In quel momento compresi che era la mia paura, non la presenza fisica, che li eccitava. In pochi minuti si distesero e iniziarono a muoversi docilmente verso di me, volevano starmi vicino, fare il bagno nella mia Medicina. Dopo cinque o dieci minuti di quella che era diventata una strana specie di festa dell’amore, salutarono e tornarono a casa loro nel mondo invisibile. La lezione che imparai da questo incontro fu che è possibile mantenere un flusso costante di energia Medicina anche in situazioni di minaccia. Quell’evento si trasformò in un training specifico per migliorare la mia capacità di gestire la forza della Medicina.
Molti mesi dopo, mentre viaggiavo in un’altra zona della giungla, visitai un centro professionale dove esperti nel maneggiare i serpenti stavano rimuovendo il veleno mortale da delle vipere per farne antidoti ad altri veleni. Nel centro dell’area c’era un piccolo recinto erboso dove strisciavano una quarantina di shushupe, considerati tra i serpenti più mortali in circolazione.
Poco tempo prima, avevo avuto la visione del fosso con i serpenti velenosi ed erano proprio come quelli. Ora, di fronte a me c’erano i corrispondenti nella vita reale. Essendo giovane e coraggioso, e volendo sperimentare le mie abilità, mi accordai con il responsabile, che mi consentì di entrare nel recinto.
Avvicinandomi a quella massa dimenante e sibilante, raccolsi alcune vipere con le zanne esposte, maneggiandole delicatamente e riuscendo a calmarle con la forza della mia Medicina. Durante questa operazione ci furono, però, dei momenti difficili e il responsabile, vedendo i serpenti che si contorcevano minacciosamente nelle mie mani, si innervosì, sicuramente pentito di avermi lasciato entrare nel recinto. Alla fine, mi pregò di mettere giù i serpenti e di venire fuori.
Maneggiare serpenti velenosi certamente non è qualcosa che consiglio di fare, neanche agli aspiranti curanderi. Eppure, in retrospettiva, ho capito che ho osato farlo non solo per provare le mie capacità ma anche per onorare la Seconda regola d’oro: fare agire sul piano fisico la mia visione di essere intrappolato nella fossa dei serpenti e restare fiducioso nella forza della Medicina.
Nella maggior parte del mondo, inclusa l’Amazzonia, i grandi felini sono i predatori numero uno; i felini rappresentano il nostro secondo centro di coscienza. Queste creature magnifiche sono incredibilmente astute e aggressive e generalmente hanno la meglio su qualunque altro animale provi ad attaccarle. Quando ci appaiono nelle visioni ci danno volontà, eroismo e amore. Anche se sono meno comuni dei serpenti, i felini sono spiriti che si presentano frequentemente e in Perù appaiono spesso come giaguari, ma anche come gattopardi e puma.
Durante una cerimonia, uno spirito di un grosso felino come il giaguaro può apparire improvvisamente e accoccolarsi dolcemente vicino a noi, facendo le fusa come un gattino. Potrebbe rannicchiarsi attorno a noi o indurci ad accarezzarlo. Oppure ruggire e mostrare la sua forza. Può parlarci e darci consigli o portarci sulla sua schiena attraverso segrete radure nel cuore della giungla, la cui vista allontana l’ansia e le preoccupazioni.
Nei rituali, un grosso felino può far visita a persone che hanno sempre truffato e imbrogliato gli altri, obbligandoli ad aprire le finestre della coscienza per guardare dentro loro stessi, forse per la prima volta, e vedere quanto false sono state le loro vite. Il risultato di queste visite può essere una grande svolta interiore e una conversione spirituale. Anche se non tutti i disonesti giungono a una metamorfosi simile a seguito dell’interazione con uno spirito felino, ciò avviene per un numero sorprendente di persone.
Alcuni partecipanti al rito possono essere assaliti dagli spiriti di creature selvagge con zanne e occhi ardenti. Questi animali hanno la forma simile a un felino ma sono molto più pelosi, colorati o con corpi deformi. Si muovono come i gatti ma non sono veramente felini; sono esseri mitici plasmati dai pensieri e dalle azioni negative di una persona. Le loro sembianze l’obbligano a vedere gli aspetti oscuri che aveva a lungo nascosto dentro di sé.
Nel mio lavoro incontro molte persone sincere, peruviani o di altri paesi, che lavorano seriamente per la loro evoluzione spirituale. Quando, durante una cerimonia, queste vengono visitate da un amorevole felino, serpente o un altro tipo di spirito animale, spesso credono che quello sia il loro animale totemico.
È certamente naturale per persone che cercano un compagno spirituale, credere che lo sia, però non è la conclusione esatta. Quando gli spiriti animali visitano le persone all’interno di un cerchio cerimoniale e diventano guide per quella notte, la relazione generalmente termina alla fine del rito. Come ho detto molte volte, molti spiriti animali non sono realmente animali ma la Medicina che assume quella forma, come ad esempio i serpenti che mi minacciavano nel fosso. Voglio ribadire questo punto, perché ho visto persone fare cose pericolose nella convinzione di contattare il cosiddetto animale di potere, come inoltrarsi disarmati nella foresta per parlare al loro “compagno” giaguaro o abbracciare un gigantesco anaconda. Come potete immaginare, l’esito potrebbe essere catastrofico.
I grandi uccelli, specialmente quelli predatori, sono gli animali simbolo del nostro terzo centro di coscienza, collocato nella testa. Gli uccelli volano in alto (come la mente) e riescono a guardare direttamente il sole disegnando traiettorie vicino ai suoi raggi guaritori, che riversano sull’umanità attraverso la bellezza del loro volo e canto. Poiché i grandi uccelli hanno una vista potente (un’aquila può vedere i baffi di un topo da più di 500 metri d’altezza), conoscono tutto ciò che accade sotto di loro. Questa visuale a 360 gradi è innata nello spirito di un’aquila o di un condor – uno spirito piumato che si fa nostro alleato e che può portarci in volo, ci mostra come appare il mondo dall’alto o ci fornisce una direzione che solo un essere capace di salire vicino agli occhi del cielo può scorgere. Le piume degli uccelli usate nella pratica sciamanica in ogni parte del mondo, rappresentano la comprensione spirituale e possono essere poste sopra a un altare, utilizzate per accarezzare le persone malate o agitate nell’aria per soffiare fumi e purificare un ambiente cerimoniale. Indossare una corona di piume è molto comune per i curanderi indigeni. Le piume canalizzano l’energia guaritrice dell’uccello a cui appartengono e sono indossate come copricapo da molti nativi, a indicare che chi le porta possiede un elevato livello mentale e un’alta comprensione spirituale.
Quando si presenta in una visione, il cervo generalmente rappresenta una relazione con un antenato e dunque un’eredità generazionale. Gli spiriti cervo possono anche rappresentare una tribù o una cultura a cui il cliente è appartenuto in passato.
Come mai il cervo è associato agli antenati umani? Innanzitutto, perché la forma biforcuta dei loro palchi di corna ricorda i rami di un albero, ognuno dei quali rappresenta un diverso lignaggio ancestrale e la rete delle connessioni psichiche che uniscono le persone con i loro parenti del passato. Prima che la cosa fosse disapprovata dalle nuove convenzioni sociali, le famiglie montavano una testa di cervo su una targa e la appendevano in soggiorno, sopra il caminetto. La maggior parte dei capifamiglia non conosceva il significato profondo di questa tradizione che risale a molto tempo fa quando era noto che le corna di un cervo possono agire come una specie di diapason, una stazione di ricezione per gli spiriti ancestrali della famiglia, una specie di radio che riceve tramite la sua antenna. Parlo di questa connessione perché mi affascina sempre il fatto che molte attività quotidiane hanno origini magiche che risalgono indietro nei secoli, all’insaputa dei più.
Come molti animali da branco, gli spiriti dei cervi hanno un leader, un loro esemplare magnifico o un essere umano con la testa di cervo. Una notte, mentre lavoravo con le piante su un altopiano roccioso nelle Ande, vidi un branco di spiriti cervo pascolare su una sporgenza, la stessa su cui avrebbero pascolato se fossero stati vivi in carne e ossa. Avevano le sembianze di una particolare specie di cervi oggi estinta, cosa che rese la visione ancora più impressionante. Mentre ruminavano, molti di loro mi guardarono con sorpresa, riconoscendo, in qualche modo, che io li stavo osservando in forma spirituale. Guardare questi eleganti spiriti mi riempiva di ammirazione e di gratitudine.
Improvvisamente, i ranghi del branco si aprirono e un cervo molto più grande e imperioso degli altri si avvicinò. Ho detto che vidi un grosso cervo ma non è del tutto corretto. Anche se la creatura aveva quattro zampe, una coda e uno splendido palco di corna, era in parte anche umano ma non riesco a descrivere il modo impossibile in cui erano combinate le sue parti. Il grande uomo cervo si porse al centro del branco fissandomi per diversi minuti. Poi avanzò di qualche passo, fece un movimento simile a un inchino che significava sicuramente un saluto e si allontanò oltre il crinale, nella notte.
Di tutti gli animali della foresta, l’orso è quello che emette i suoni più fragorosi, specialmente quando è a caccia. Di solito si pensa che i ruggiti dei felini a caccia nella giungla siano i più potenti ma non è così. Affidandosi al silenzio e all’invisibilità quando puntano a una preda, l’ocelotto [il gattopardo, N.d.T.], il leone di montagna, il giaguaro e gli altri felini predatori, se sono costretti a fare rumore, emettono un ringhio morbido e acuto e talvolta appena un sibilo. Gli orsi invece ruggiscono. Non lo fanno per rabbia o per fame ma per mostrare il potere, per dire alla foresta “io sono qui e ora ogni animale con delle orecchie deve fare i conti con me”. Mentre gli spiriti dei grandi felini hanno bisogno di mimetizzarsi, gli spiriti degli orsi vogliono che il loro grido sia udito ovunque.
In una cerimonia, la visione di uno spirito orso significa la forza potenziale della voce di un partecipante e dunque la sua forza di volontà. Quando lo spirito di un orso ci fa visita durante un rituale, ci aiuta a far emergere le energie represse utilizzando la parola oppure anche gridando con un imperioso tono di voce che normalmente sopprimiamo. Questa reazione emotiva aiuta gli introversi a esprimere ciò che hanno tenuto a lungo dentro di sé; l’energia dell’orso è dunque la giusta Medicina per i troppo modesti e i timidi. Il parlare ad alta voce o persino urlare, aiuta le persone ad abbandonare molte insicurezze, dando loro la forza, dopo la cerimonia, di parlare liberamente ed essere assertivi sui loro bisogni, a casa, con gli amici, al lavoro e tutto questo senza sentirsi in colpa o con il timore di oltrepassato il limite. Per tale motivo in tutto il mondo gli organi dell’orso sono usati nelle medicine tradizionali per curare la lingua, la gola e le malattie respiratorie, tutte parti del corpo connesse alla voce.
Molti anni fa, viaggiando in Arizona visitai un negozio per turisti lungo una strada statale per vedere se avevano qualche oggetto di artigianato Zuni o Hopi. Curiosando tra gli scaffali, vidi un interessante amuleto di pietra con disegnata un’immagine che sembrava un orso con una freccia che gli trafiggeva la bocca fino al centro del corpo. I proprietari mi dissero che la freccia era un segno di buon auspicio e che era stata scagliata nella bocca dell’orso per portare fortuna al possessore dell’amuleto. Ma quando osservai il disegno più da vicino, mi fu chiaro che la “freccia” non era affatto una freccia. La “punta” triangolare al centro dell’orso era in realtà il suo cuore mentre l’asta era un tuono e un fulmine scagliato dal cuore potente dell’orso sul mondo.
L’oggetto non era un portafortuna ma un talismano creato per aiutare chi lo indossava a usare la forza della propria voce come lo scoppio di un tuono per esprimere se stesso, tenendo in mente che il ruggito dell’orso, come il fragore di un tuono e di un fulmine, è tra suoni più forti in natura.
Ci sono animali che si nutrono di carne morta. In Perù i mangiatori di carogne sono corvi, avvoltoi, cani, condor e molte altre creature.
Nel reame sciamanico, gli spiriti necrofagi possono aiutare le persone che hanno vissuto una grossa perdita o che stanno per morire. Quando lo spirito di un cane necrofago senza pelo visita un malato terminale, lo aiuta a prepararsi all’imminente passaggio all’altro mondo. Lo stesso vale per un avvoltoio o uno sciacallo. Gli spiriti necrofagi aiutano le persone vicine alla morte a liberarsi dall’odio e dall’attaccamento, aiutando le loro anime a distaccarsi negli ultimi giorni e a fare ammenda senza essere ostacolati dal passato.
Però non spaventatevi. Se avete una visione con un animale necrofago non significa necessariamente che state per morire. Come gli animali che si cibano di carogne spogliano le ossa della carne in putrefazione, così gli spiriti dei necrofagi purificano l’anima dai ricordi persistenti e dagli attaccamenti. Aiutano anche a disimpegnarsi da amici o colleghi che una volta ci erano amici ma che ora hanno cattive intenzioni verso di noi. Inoltre, assistono a gestire le “piccole morti”, ovvero le piccole ma dolorose interazioni e conflitti che si vivono ogni giorno. Agiscono come oracolo, prevedendo cambiamenti imminenti nella vita o avvisando dell’arrivo di una crisi o di una svolta.
Infine, durante una cerimonia gli spiriti di animali necrofagi possono mostrare alle persone il vero regno dei morti, guidandoli attraverso i suoi labirintici corridoi e rivelando loro il paesaggio ultraterreno che incontreranno quando sarà il momento. In quel processo, i partecipanti possono incontrare gli antenati, vedere vecchi amici, riunirsi ad animali domestici che avevano amato o ricevere messaggi dal regno angelico. Per quelli che sono ossessionati dalla morte, gli spiriti degli animali necrofagi possono scoraggiare le loro fantasie morbose e pacificare le loro paure.
Nello sciamanesimo peruviano si crede che il gufo veda ogni cosa, di giorno e di notte, sia nel mondo fisico che in quello psichico. È un simbolo classico di saggezza filosofica e mistica. Quando appare in una visione, porta comprensione e conoscenza e aiuta le persone a vedere ciò che si cela nel reame degli spiriti. Ho anche visto spiriti di gufi dire alle persone che cercavano risposte ai loro problemi nel luogo sbagliato e che i loro conflitti erano di natura spirituale piuttosto che psicologica.
Questo tipo di conoscenza è ciò che fa dei gufi compagni frequenti di streghe, maghi, guaritori, dèi e dee di vera sapienza. Non è un caso che compaiano spesso nei libri per bambini e nei cartoni animati come insegnanti o professori con gli occhiali. Poiché conoscono e vedono il mondo in profondità, i gufi sono spesso consiglieri di una persona medicina, consentendo agli sciamani di assumere le loro sembianze e saggezza nel mondo invisibile. Questa trasformazione psichica sotto forma di mezzo uomo e mezzo gufo è spesso rappresentata in dipinti dell’arte peruviana settentrionale, specialmente nel vasellame di ceramica dei Moche.
Gli spiriti dei pesci sono quasi sempre giganteschi – balene[1], focene, razze, anguille elettriche e altre creature varie di grandi dimensioni con zanne e denti aguzzi, come quelle che nuotano in Amazzonia. Nel mondo delle visioni, queste creature incarnano il potere concentrato della Forza vitale.
Uno spirito pesce può apparire ai partecipanti che soffrono la fobia dell’annegamento o che hanno paura dell’acqua in generale. Gli spiriti portano queste persone a cavalcare in profondità nello spirito-oceano, mostrando loro come l’acqua che li circonda sia benevola, guaritrice e, in effetti, una manifestazione della Forza vitale stessa. Oltre ad aiutare le persone a superare la paura irrazionale dell’acqua, gli spiriti pesce confortano chi è ferito emotivamente o pieno di rabbia e confusione.
Ho visto persone con problemi emotivi spaventarsi dalle grandi dimensioni di questi spiriti quando apparivano in una visione. Poi però, con loro grande sorpresa, questi giganti dell’acqua si comportavano in modo giocoso e amichevole, amoreggiando, danzando, esorcizzando attraverso il divertimento le loro paure inutili, inducendo emozioni positive e incoraggiando – come fa un pesce – a nuotare dolcemente e senza sforzo nelle acque della vita.
Il tucano, uccello multicolore tropicale, vive nelle foreste dal Messico al Sud America centrale ed è, nel mondo degli spiriti, un esperto di medicina. A volte trasmette agli sciamani informazioni poco note su foglie e liane che espandono la mente. Oppure indica luoghi dove trovare piante rare e spiega come raccoglierle. Lo spirito del tucano è un esperto nel ridurre i sintomi dei disturbi mentali e nervosi. Una volta, stavo lavorando su un giovane che soffriva di una grave forma di epilessia. Durante la nostra sessione, uno spirito tucano volò giù e lo beccò gentilmente su entrambe le spalle in un modo che mi ricordò quello dei re che nominano i cavalieri. Anche se il ragazzo non guarì mai del tutto dall’epilessia, l’intensità delle sue crisi si ridusse ed è tutt’oggi rimasta più lieve. Purtroppo, oggi il tucano viene cacciato per il suo becco e la sua lingua, che vengono trasformati in una polvere che si suppone abbia effetti positivi sui malati di mente. La tragedia e l’ironia è che la connessione con un tucano spirituale in una cerimonia guarisce la mente ma senza dover uccidere il dottore.
Il tapiro è un grosso quadrupede con una proboscide flessibile ed è l’animale più grande della giungla amazzonica, dato che può pesare anche duecento chili. In Perù è conosciuto come sachavaca, ovvero “la mucca della foresta pluviale”.
Durante un rituale con le piante, uno spirito tapiro può calmare i partecipanti isterici, specialmente se sono mentalmente instabili. A volte da un colpetto sul naso con la sua proboscide, riportando le persone alla calma e placando le loro manie. Questo contatto può essere tutto ciò di cui una persona agitata ha bisogno per riguadagnare un placido stato mentale.
Il tapiro è anche soprannominato, in spagnolo, “l’artiglio della grande bestia” perché il suo zoccolo lascia l’impronta più profonda fra tutti gli animali dell’Amazzonia. Quando i tapiri corrono in branco, si sente la terra tremare così violentemente che sembra sia scoppiata una bomba. Lo spirito del tapiro è talmente ancorato alla terra che aiuta lo sciamano a radicare le persone quando si “perdono” durante la cerimonia. Secondo la tradizione peruviana, lo zoccolo essiccato di un tapiro procura molti benefici di tipo medico e per questo i bracconieri lo vendono al mercato come un rimedio.
Si tratta di una consuetudine per nulla etica e anche illegale dato che il tapiro è una specie in via di estinzione.
Gli spiriti scoiattolo parlano il linguaggio di molti animali. Nelle loro rare apparizioni in visione, giungono insieme ad altri spiriti animali e decifrano ciò che loro dicono. Per questa ragione, tra i curanderi, sono noti come “traduttori universali”.
Gli spirti del porcospino e della puzzola sono maestri di difesa e protezione. Poiché il porcospino usa i suoi aculei come arma, le sue punte a forma di spada proteggono i partecipanti al rito dall’attacco dei demoni e dagli incantesimi malvagi. Gli spiriti del porcospino possono alzare gli aculei direttamente sul corpo di uno sciamano senza che questi sappia cosa stia succedendo, mentre lo spirito lo difende dagli attacchi psichici. Non è infrequente, nelle comunità amazzoniche, vedere braccialetti o collane create con gli aculei dei porcospini indossati da bambini, guerrieri e abitanti dei villaggi come protezione dai nemici visibili e invisibili.
Se i porcospini offrono protezione personale, le puzzole sono maestre nel difendere lo spazio personale di un individuo, specialmente dentro un cerchio rituale. Con il loro odore, rilasciano linee di potere sul terreno che non possono essere superate dagli invasori psichici o dai nemici, anche se l’odore stesso non è percepito dalla persona protetta.
Le parti prese da un animale morto – mai, in nessun caso, vivo – come artigli, ossa, scaglie e zanne, se vengono attivate appropriatamente, possono essere usate per invocare il potere di guarigione degli animali psichici a cui appartengono. Quando la cosa si rende necessaria in una cerimonia, lo sciamano può prendere un dente o una piuma dalla sua borsa e metterli in mano a una persona malata per proteggerla o facilitarne il recupero. Oppure può passare la parte dell’animale sopra l’area colpita dal disturbo, recitando formule di guarigione, secondo il suo tipo di lavoro.
Come ultima riflessione sugli spiriti degli animali, e a rischio di ripetermi, voglio dire che è triste vedere che le persone oggi, sia quelle moderne che quelle di comunità tradizionali, sono spesso troppo affezionati agli “oggetti di scena”, specialmente quelli creati da specie in via di estinzione. Questo è un motivo in più per cui preferisco il minimalismo spirituale e mi affido alla mia Famiglia guaritrice, evitando la dipendenza da animali che rischiano di scomparire. Provo a far guarire cooperando con la natura e gli spiriti aiutanti. Questo approccio richiede impegno e disciplina ma è sempre stato riconosciuto come un livello superiore di medicina naturale e oltretutto garantisce l’incolumità degli animali dei campi e delle foreste.
[1] Ovviamente, balene e focene sono mammiferi. Qui, e nelle antiche tradizioni, per “grandi pesci” si intendono le grandi creature acquatiche in generale. (N.d.T.).
HACHUMAK È UN CURANDERO PERUVIANO CHE PRATICA DA PIÙ DI VENT’ANNI LE ARTI CURATIVE TRADIZIONALI NEL SUO PAESE. IL SUO APPROCCIO UNICO SI BASA SULLA SEMPLICITÀ RITUALE E LA COLLABORAZIONE CON LE FORZE DELLA NATURA, CERCANDO SEMPRE DI PROTEGGERNE LA POTENTE MEDICINA DALL’ABUSO E DALLO SFRUTTAMENTO. IL LIBRO È SCRITTO CON L’ANTROPOLOGO DAVID L. CARROLL.
di Franco Giovi
Nagarjuna: “La legge è stata insegnata dai buddha in base a due verità: la verità relativa al mondo e la verità in senso assoluto.
Senza basarsi sull’attività mondana, la realtà suprema non può essere insegnata e, se la realtà suprema non è compresa, il nirvana non può essere raggiunto.”
