Le piccole illuminazioni che ricevi, che ti cambiano veramente, avvengono con piccole ma significative esperienze e nemmeno tanto cercate. Quando smetti di ideologizzare l’universo e la vita; quando smetti di ripetere proclami e dottrine, cominci realmente ad ascoltare e ad ascoltarti. Con semplicità. Il Santo Graal lo trovi dopo che hai smesso di cercarlo. Se ami sei nell’amore di Dio. La natura è luce di Dio e torre per arrivare a Lui. Sei lampada di Dio. Basta che ti accendi sul serio.
Ti immagini di diventare Aragorn o Parsifal. Sogni le mirabili gesta di Re Artù. Ti basti essere un Frodo qualsiasi, sommessamente e felicemente. Un piccolo uomo che può diventare grande perché fa la storia; la Grande Opera. Cosa ti occorre? Tieniti pronto. Poi, camminando s’apre cammino e imparerai strada facendo.
“Indubbiamente razzista è l’idea di globalizzazione unipolare. Questa forma di razzismo si basa sull’idea che la storia e i valori della società occidentale, e soprattutto americana, equivalgono a leggi universali, e cerca artificialmente di costruire una società globale basata su valori in realtà locali e storicamente specifici: democrazia, mercato, parlamentarismo. , capitalismo, individualismo, diritti umani e sviluppo tecnologico illimitato. Questi valori sono locali, emergono dallo sviluppo particolare di un’unica cultura, e la globalizzazione cerca di imporli a tutta l’umanità come qualcosa di universale e dato per scontato. Questo tentativo sostiene implicitamente che i valori di tutti gli altri popoli e culture sono imperfetti, sottosviluppati e dovrebbero essere soggetti a modernizzazione e standardizzazione a imitazione del modello occidentale”.
L’Arabo, come le altre lingue semitiche, ha la caratteristica di avere quasi tutte le parole derivanti da una radice triconsonantica. Quella K-B-R veicola l’idea di grandezza.
KaBuRa = essere o diventare grande
KaBBaRa = ingrandire
istaKBaRa = sentirsi grande (in senso figurato, negativo).
KaBîR = grande (pl. KiBâR, inteso anche come “adulti”).
muKaBBiR = che ingrandisce (da cui anche “amplificatore” se si aggiunge la parola “suono”).
Detto questo, poiché la disposizione delle vocali, brevi o lunghe, più altre eventuali consonanti, dà la forma della parola e dunque il suo significato preciso rispetto al senso generale veicolato dalla radice, la parola aKBaR, che è ricalcata sulla forma in uso per l’elativo, utilizzata per rendere sia il comparativo di maggioranza che il superlativo relativo, significa letteralmente “più grande”. La si potrà utilizzare, come detto, per dire per esempio che il tale è più grande di un altro (servirà allora la preposizione “min” che precede il secondo termine di paragone), oppure per esprimere, previo articolo determinativo o speficificata da altro nome o pronome, per esprimere il nostro superlativo relativo.
Pertanto Allâhu akbar non vuol dire né “Iddio è grande” né “Iddio è il più grande” (il verbo essere in Arabo, al presente, è sottinteso). Allâhu akbar è da tradursi con “Iddio è più grande”. D’altra parte se traducessimo con “Iddio è il più grande” porremmo pur sempre un paragone con altri da Lui, il che non è possibile perché Allâh è all’origine di tutto ed è la causa delle cause.
Dunque, affermando col taKBîR (l’infinito di KaBBaRa) che “Iddio è più grande” si afferma che nulla e nessuno Gli è paragonabile. Allâhu akbar viene ripetuto in apertura e chiusura della chiamata alla preghiera, giusto per ribadire Chi è l’oggetto dell’adorazione.
Il nome d’Iddio viene ripetuto in ogni occasione tra i musulmani, non essendoci alcun interdetto al riguardo e, anzi, essendone incoraggiata il più possibile la diffusione poiché in questo modo tutto un mondo, dalle persone alle cose, e le loro interazioni, viene per così dire sacralizzato.
Il rabbino capo dell’Iran, Younes Hamami Lalehzar, ha condannato gli atti e le politiche disumane del regime di Israele dopo che l’esercito israeliano ha effettuato un brutale bombardamento contro un ospedale nell’enclave palestinese di Gaza, uccidendo almeno mille persone.
Younes Hamami Lalehzar ha affermato mercoledì che i crimini commessi dal regime israeliano non dovrebbero essere collegati agli ebrei e alla loro religione. Ha espresso queste osservazioni in un incontro con Sakineh Sadat Pad, un alto funzionario del governo iraniano che funge da assistente del presidente Ebrahim Raisi su questioni di diritti sociali e libertà.
Durante l’incontro, Hamami ha espresso la speranza che la pace possa essere ripristinata nella Striscia di Gaza, dove da due settimane i civili vivono sotto incessanti bombardamenti israeliani.
Ebrei in Iran e le menzogne dell’Occidente
Gli ebrei iraniani vivono indisturbati da secoli nel Paese del Golfo. Vale la pena ricordare che gli ebrei in Iran hanno sempre rifiutato gli inviti del regime israeliano a trasferirsi nella Palestina occupata.
Gli ebrei iraniani praticano liberamente il proprio culto e godono delle libertà religiose e civili, senza avere alcun problema nella società o con le istituzioni. Hanno il diritto di auto-amministrazione e un membro tra i 290 parlamentari iraniani è eletto dai soli ebrei. Ditelo all’Occidente!
Iran, rabbino capo deplora atti disumani di Israele
I poli opposti si attraggono e nella loro unione nasce l’Amore Sublime. L’uomo è la più elevata delle creature. La donna è il più sublime degli ideali. L’uomo è il cervello. La donna è il cuore. Il cervello genera la luce, il cuore l’amore. La luce feconda, l’amore risuscita. L’uomo è forte per la ragione. La donna è invincibile per le lacrime. La ragione convince, le lacrime commuovono. L’uomo è capace di tutti gli eroismi, la donna di tutti i martiri. L’eroismo nobilita, il martirio sublima. L’uomo è un codice. La donna è un vangelo. Il codice corregge, il vangelo perfeziona. L’uomo è un oceano. La donna è un lago. L’oceano ha la perla che adorna; il lago la poesia che abbaglia. L’uomo è l’aquila che vola. La donna è l’usignolo che canta. Volare è dominare lo spazio; cantare è conquistare l’anima. L’uomo è un tempio, la donna è il sacrario. Davanti al tempio ci scopriamo il capo, davanti al sacrario c’inginocchiamo. L’uomo è posto dove termina la terra; la donna dove comincia il cielo.
Non c’è dubbio che l’astrologia sia niente altro che astronomia cui si decida di prestare un’anima, traendola soprattutto dalla ricca e complessa mitologia degli dei olimpici, le divinità pagane decadute con l’avvento delle religioni monoteistiche.
Sarebbe d’altra parte errato, sotto questo profilo, sostenere, per esempio, che essendo Venere un pianeta mirabile per lucentezza e splendore, si è inteso dedicarlo alla dea della bellezza e dell’amore. L’astrologia nasce dal presupposto di descrivere e interpretare le energie cosmiche che si muovono nell’universo, a cominciare dai luminari Sole e Luna che, come osserva Tolomeo nel Tetrabiblos, di tali energie sono i principali artefici e i responsabili.
Dai Caldei e sino ai Greci, e ancor prima, non ci volle molto perché le forze o le energie dei corpi celesti dello spazio circostante la terra fossero personalizzate e identificate con altrettante divinità. La religione olimpica dei Greci ne è, da questo punto di vista, la sublimazione più evoluta e al tempo stesso più complessa.
Gli dei pagani rappresentano così la personificazione di poteri cosmici presenti nella realtà manifesta, costituendo l’architettura stessa dell’universo, il “piano divino” concepito da un demiurgo o grande architetto che i Greci chiamavano “Ananche” o Necessità, ritenendolo superiore e inattaccabile da parte di tutti gli altri dei, Zeus-Giove compreso.
In tale prospettiva, dunque, per tornare all’esempio precedente, Venere non è la dea dell’amore e della bellezza in virtù dello splendore del suo corpo celeste: è piuttosto vero il contrario. L’energia, motore del mondo, che induce i terricoli (uomini animali e piante) a riprodursi piacevolmente e a godere di tutto ciò che di bello e di sublime offre l’esistenza e che al tempo stesso è simbolo della natura, della giovinezza e della primavera, ha la sua veste fisica nel pianeta o corpo celeste più luminoso (Ésperos, Eosfóros, Fosfóros o portatrice di luce è stata volta a volta chiamata questa “stella”) e la sua anima nella dea della mitologia classica.
Ma la veste fisica di Venere, oltre alla luminosità offre altri elementi a coglierne gli aspetti animici e le analogie astrologiche. È il pianeta più vicino alla Terra e dunque il più visibile ed è capace di riflettere circa il 70% della luce che riceve dal Sole. L’albedo di Venere, infatti, ovvero il suo potere riflettente è il più elevato dell’intero sistema solare. Venere è avvolta in una fitta coltre di nubi, che ostacolano la penetrazione della luce del Sole all’interno e la riflettono invece all’esterno, rendendola, oltre che splendente e luminosa, capace di un “effetto serra” che porta la temperatura in superficie a circa 475°centigradi.
“La dea”, allorché si libera delle vesti (la fitta coltre di nubi), suscita l’ammirazione “magica” di chi le sta attorno, persone animali e cose, e l’effetto serra che produce il suo corpo è il calore della passione che è in grado di suscitare. Attenzione, però, perché il pianeta alle altezze superiori, per via della radiazione solare, dissocia l’acido solforico (H2SO4) in acqua (H2O) e biossido di zolfo (SO2). Questi, insieme all’anidride carbonica, formano una nebbia uniforme che circonda le nubi. In questa regione esterna, la pressione è di circa 0,2 atmosfere e la temperatura precipita a – 83°C.
La dea, sensibile al calore ed alle passioni, può all’occorrenza mostrare tutta la freddezza di cui è capace nei confronti dell’amante. Di contro, le sue “attenzioni” possono rivelarsi eccessive ed estremamente pericolose: il mito di Paride ne è l’esempio. Le sonde dei nostri giorni inviate su Venere hanno subito notevoli danni prima di poter trasmettere dati alla Terra, a causa delle alte temperature e della corrosività del pianeta, la cui atmosfera è composta per il 96 % di anidride carbonica e per il 4 % di azoto, con tracce di biossido di zolfo, argon e vapore acqueo.
Sulla superficie di Venere, inoltre, sono presenti vaste depressioni e insieme grandi altopiani e monti di natura vulcanica, alcuni dei quali tuttora attivi: la dea a seconda che conceda i suoi favori o meno è in grado di suscitare emozioni possenti come eruzioni vulcaniche, vaghe aspettative o soltanto lacrimevoli depressioni.
La bellezza, sorriso della terra, e l’amore, sorriso della vita, presero forma umana e femminile nel mito di Afrodite. La Dea dell’amore, figlia del Mare e del Cielo, nacque nei pressi dell’isola di Cipro dalla spuma galleggiante sul mare, frutto dei genitali recisi di Urano, a sua volta personificazione della volta celeste. Il suo nome greco [Afrodite], significa appunto nata dalla spuma:
“[…] Erraron a lungo sul mare e d’intorno bianca spuma s’alzava dai membri immortali; dentro la spuma una fanciulla crebbe. E prima alla santa Citera fu spinta, donde poi giunse a Cipro cinta dal mare. Lì emerse adorabile e bella dea; sotto i suoi passi leggeri l’erba fioriva d’attorno. L’hanno chiamata Afrodite uomini e dei perché nacque da spuma…”
(Esiodo, Teogonia)
In un mattino di primavera splendente di sole, apparve una meravigliosa creatura stillante rugiada, da un placido gorgo azzurro e ritta sopra una conchiglia iridata. La brezza marina faceva fremere i suoi capelli biondi e sbattere i veli che avvolgevano il suo corpo candido. Due Zefiri in forma di giovinetti alati e incoronati di fiori, la spinsero col soffio verso la riva. Le Ore [divinità minori] le vennero intorno in un molle ritmo di danza [nei suoi significati astrologici la danza e le arti sono sotto il governo di Venere] e detersero le sue membra dalla salsedine, pettinarono le sue chiome dorate e le intrecciarono di perle; poi le misero indosso una veste profumata e fecero brillare sul suo collo una splendida collana. Un carro d’alabastro tirato da candide colombe apparve all’improvviso e Venere-Afrodite vi salì sorridente. Attraversando gli spazi luminosi giunse in breve alla reggia degli immortali.
L’atteggiamento bimillenario della chiesa è sempre stato improntato alla necessità di nascondere, svilire, svuotare e inquinare la gnosi suprema, la tradizione iniziatica. Il clero non ha insegnato nulla sulla salvezza delle anime perché nulla alla fine sapeva e sa di ciò. Ignora persino quale sia il fine supremo del percorso salvifico, ovvero il corpo glorioso, quel corpo glorioso che per gli Arconti è un incubo terrificante da evitare e combattere costi quel che costi. Questa organizzazione arcontica ab origine ha solo lavorato per i Padroni, portando in bocca al Dragone tutte le anime che poteva. Ha insegnato una falsa salvezza sulla base del principio immondo SINE ECCLESIA NULLA SALUS – CHI NON STA CON NOI NON SI SALVA. È proprio il contrario : CHI STA CON LORO NON PUÒ SALVARSI PERCHÉ LORO POSSONO ATTRARRE LA MASSA ILICA, NON LA MINORANZA PNEUMATICA CHE CONOSCE L’INGANNO DA SECOLI. l’atteggiamento falsamente mediatore della chiesa contraffatta ilica non ha nulla di diverso da qualsiasi scuola o arca o maestro che ti parla di salvezza in mancanza. Anche il mio vecchio maestro aveva questa orrida fissa di instillare l’idea che la sua scuola fosse un’arca salvifica al di fuori della quale non c’era salvezza. Onestà avrebbe imposto di dire: ALMENO CI PROVIAMO RISPETTO A TANTI ALTRI, MA NESSUNO CI POTRÀ OFFRIRE GARANZIE. sarebbe stato più credibile. Laddove Cristo affermò, in quanto Figlio, di essere mediatore tra Dio Padre e l’uomo, questa Chiesa contraffatta si è autoproposta come mediatrice tra il mediatore e gli uomini. Laddove quindi la Gnosi suprema insegnava a non avere mediatore se non il SÉ, l’uomo interiore, la Chiesa si è insinuata a forza in qyesto processo affermando con tutta la violenza possibile : NO, IL MEDIATORE SIAMO NOI, NOI SIAMO IL CRISTO…. ponendosi in aperta ostilità contro il vero unico mediatore e tutti coloro che egli ha inviato in questo piano nel Corso del TEMPO. giungendo persino a definire occultamente Cristo SATANA, in quanto vero avversario della Chiesa. Ricordo Wojtila che un giorno disse che SATANA esisteva. Ci voleva poco a capire chi fosse il loro SATANA.
QUESTA STORIA NON POTRÀ DURARE ANCORA A LUNGO, PERCHÉ SE C’È IL MALE C’È ANCHE LA LUCE, E LA LUCE PRIMA O POI RISPLENDE
Anche perché nel frattempo è sorta una nuova chiesa ancora più potente : la CHIESA DEL FALSO PROGRESSO, LA CHIESA DELLA SCIENZA
La spettacolarizzazione della politica è un continuo mettere in scena la politica ufficiale per conformare il conduzionismo delle masse come pascolo di mandrie da condurre al macello, attraverso il palco luminoso delle manovre pubbliche del potere e il palco buio delle trame nascoste del potere. Questa è l’impostazione formalista su cui si basa la Devianza Originaria oggigiorno e a rimetterci sono sempre le élites emergenti che nella storia soccombono alle élites dominanti, poiché esse si basano sempre sullo spontaneismo radiante della Tradizione Primordiale, la naturalezza luminosa degli sforzi umani rivolti verso l’emancipazione sociale dei popoli. Forse credo proprio che, oltre ad aspettare l’avvento del Salvatore Promesso dall’escatologia profetica delle cinque religioni tradizionali rivelate e autentiche, sia opportuno lavorare anche sul lato oscuro della forza attraverso l’innesto e il controllo del palco buio delle trame nascoste attraverso analogici combattimenti di pari misura.
LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA POLITICA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO
Il continente eurasiatico di Aurania non è frutto di fantasie geopolitiche ma è compreso dalle cinque civiltà cardinali, tali che occupano cinque aree regionali, da ovest a est così disposte: Europastan, Russistan, Muslimistan, Industan e Kongfuzistan, e assume un nomos tale in virtù della sua missione mondiale, ossia la terra dorata del cielo paterno di Urano. Questa è la visione eurasiatica del PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale. A cui si aggiungono gli altri quattro continenti del pianeta, ossia il continente africano di Alkebulan che in arabo significa la terra dei neri, il continente americano di Atzlanti che in azteco significa la terra degli antenati, il continente oceanico di Alterjinga che in lingua aborigena significa il mondo del sogno, e infine il continente antartico di Aramu che secondo le tavolette ritrovate da James Churchward significherebbe il nuovo impero del Sole, una struttura geografica laddove ogni continente è a suddiviso a sua volta in cinque civiltà cardinali, per un totale complessivo di venticinque civiltà disseminate su tutto il pianeta, tutte con una appropriata toponomastica contraddistinta dalla grandezza storica locale di una popolazione che ha condizionato il territorio circostante per vicissitudini antropologiche, sempre secondo lo schema confuciano del Feng Shui.
Infine, il nomos del nostro pianeta terra è Urantia in quanto è un neologismo ellenico derivato dal greco che significa “la nostra dimora nel Cielo”.
URANTIA E IL NOMOS DELLA TERRA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO