a cura di Karma Tutob Gyatso
Amici, non c’è felicità in questa palude di samsara, quindi spostatevi sul terreno fermo della liberazione.
Atisha

a cura di Karma Tutob Gyatso
Amici, non c’è felicità in questa palude di samsara, quindi spostatevi sul terreno fermo della liberazione.
Atisha

di Chiara Rovigatti
Per un uomo ci sono 3 possibilità per far fronte alle proprie mancanze: ignorarle, farne oggetto di lagnanza o affrontarle sfidandole.
Un aspirante figlio di Dio sceglierà sempre la terza opzione pur sapendo che gli causerà forte dolore senza essere certo del risultato finale.

di Giuseppe Aiello
1. Principio generale
In tutte le scuole islamiche, il CONSENSO della donna è un REQUISITO FONDAMENTALE per la validità del matrimonio.
Il consenso deve essere libero, consapevole e espresso. Senza il consenso della sposa, il matrimonio può essere considerato nullo o annullabile.
Fonti principali:
Hadith: il Profeta Muhammad (s.a.w.) disse:
“Nessuna donna dovrebbe essere data in matrimonio senza il suo consenso” (Sahih Muslim, Hadith 1422).
Corano: non c’è un versetto che parli direttamente del “matrimonio forzato”, ma i principi di giustizia e rispetto della dignità individuale implicano che la sposa debba accettare l’unione.
—
2. Posizione delle scuole sunnite
–A. Hanafita
Il consenso della sposa è obbligatorio.
Se la sposa è vergine e il matrimonio viene contratto dal tutore senza il suo consenso:
Il matrimonio non è valido senza il suo consenso esplicito.
Se è vedova o divorziata, il tutore non può obbligarla; il consenso della donna è decisivo.
–B. Malikita
Il matrimonio deve avere il consenso della donna; altrimenti è nullo.
Il tutore non può obbligare la donna, anche se è vergine.
In caso di pressione familiare, la donna può chiedere l’annullamento.
—C. Shafi‘ita
Il consenso della sposa è obbligatorio per tutti i tipi di donne.
Il matrimonio senza il consenso è considerato fāsiḫ (annullabile) se la donna rifiuta.
—D. Hanbalita
Concordano sul fatto che il matrimonio forzato è nullo senza il consenso della donna.
La donna può rifiutare e il matrimonio non produce effetti legali finché non acconsente.
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3. Posizione della scuola sciita (Ja‘farita / Sciiti Duodecimani)
Il consenso della sposa è obbligatorio.
Il tutore (walī) può proporre un matrimonio, ma la donna deve accettarlo esplicitamente.
Se la sposa non consente, il matrimonio è nullo e non ha alcun effetto legale.
Nei testi sciiti, c’è anche l’indicazione che il consenso deve essere libero da coercizione o inganno, e la donna deve capire le condizioni e i termini del contratto.
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5. Sintesi
Il consenso della donna è essenziale in tutte le principali scuole islamiche.
Il matrimonio forzato non è valido senza consenso: può essere annullato o considerato nullo.
Il ruolo del tutore è consigliare e facilitare, non obbligare.
La differenza tra scuole riguarda principalmente minori vergini e procedure formali, ma il principio del consenso resta universale.

a cura di Luca Rudra Vincenzini
“Il Nirvāṇa è esattamente dove ti trovi, a condizione che tu non ti opponga”
Alan Watts

a cura di Luisa Scognamiglio
“Non attendere il momento giusto, agisci ora! L’unico miracolo che possiedi è il tuo presente e solo nel presente puoi scrivere il tuo destino. Ora hai il potere di mutare il tuo karma e questa è la vera magia della tua esistenza. Sii te stesso in quest’attimo, agisci, scegli senza paura di vivere. Gli ingredienti dell’alchimia, nel crogiolo di un istante, non si ripeteranno più. Osa l’amore in questo infinito adesso, perchè tu puoi trasformare il mondo.”
Dott. Angelo Bona

di Karma Tutob Gyatso
Non puoi ingannare gli altri senza ingannare te stesso.

di Matteo Brandi
Presidente PRO ITALIA
4 Ottobre 2025
In piazza per i palestinesi è scesa, e sta scendendo, tanta gente in buona fede che nulla ha a che fare con la feccia globalista. Ma è quest’ultima che ha egemonizzato politicamente quelle piazze. Non da ora: da subito.
La CGIL traditrice dei lavoratori, il degrado conformista dei centri sociali, gli anti-italiani del PD, gli psicopatici woke, i classisti del green e i fanatici dell’immigrazionismo sans frontières. Mondi che sventolano la bandiera palestinese perché non si sognerebbero mai di sventolare quella italiana. Sigle che incarnano il peggio del peggio dell’attacco alla nostra sovranità, politica, economica e culturale.
L’obiettivo di queste mobilitazioni, in Italia, è ricompattarsi, rimescolarsi, in vista dell’assalto elettorale al governo Meloni. Che per quanto faccia schifo non è più servo nei confronti di Israele di quanto lo siano stati i suoi predecessori. Il centrodestra lucida le terga a Tel Aviv in maniera solo più sfacciata. E idolatra l’UE come farebbe, solo con più enfasi, un esecutivo di centrosinistra.
Improvviso risveglio delle masse? Gli italiani erano già, prima della “Global Sumud Flotilla”, in maggioranza dalla parte dei palestinesi. L’operazione, che non poteva e non ha mai voluto avere un risvolto concreto, aveva un unico scopo: fornire un simbolo, un collante. Per chi?
La risposta sarà chiara nei prossimi mesi, quando vedremo sui palchi, sotto simboli immondi, parecchi personaggi protagonisti di questi mesi.
Chi pensa di poter dirottare queste manifestazioni da un’altra parte, verso imprecisate “lotte di classe” o movimenti popolari, si metta l’animo in pace: politicamente è roba loro. La macchina è ben oliata, è già partita e funziona alla grande.
Quindi bene condannare Israele, bene difendere i gazawi, bene far sentire le propria voce. Ma se avete a cuore la sovranità italiana, da cui tutto parte, non è in quelle piazze che troverete la risposta. Proprio no.

di Marco Rizzo
5 ottobre 2025
La lotta per la Palestina ed i palestinesi è giusta, e sacrosanta.
Tuttavia…Il PD e la CGIL manifestano fuori tempo massimo, mentre fino a poco tempo fa ospitavano fieramente i generali israeliani del massacro assieme alla loro Pina Picerno, vicepresidente del Parlamento Europeo, e attaccavano dando dell’antisemita a chi, come me e Francesco Toscano, raccontava il genocidio a Gaza già nel novembre del 2023.
Sono poi ulteriormente in contraddizione per esser stati dalle parte delle politiche di privatizzazione e liberalizzazione che hanno determinato la delocalizzazione delle nostre filiere produttive in paesi con manodopera a basso costo. Una scelta strategica voluta dalla UE che hanno sempre appoggiato e che sta comportando la fine dello stato sociale, del sistema previdenziale e la gravissima perdita di posti di lavoro in Italia e in Europa, incrinando irreversibilmente anche la struttura della piccola media impresa, destinata all’irrilevanza se non addirittura alla scomparsa.
Il totalitarismo globalista e liberista continua a massimizzare i profitti, riducendo il lavoro e promuovendo, anche ideologicamente, la sola sussistenza ad un popolo che si vuole di neoschiavi.
Una situazione che si aggrava con l’immigrazione di massa, e che ha creato un esercito industriale di riserva teso a comprimere ancora più verso il basso i salari e le condizioni di lavoro, in una condizione generalizzata di proletarizzazione del ceto medio produttivo.
Landini e Schlein sono stati “baciati dal principe” che li ha risvegliati rispetto ai rapporti di forza dell’imperialismo sionista, e lo fanno adesso approfittando della causa palestinese, ma sulla guerra alla Russia, cosa dicono? Sono d’accordo? Si. Vogliono anche loro fare la guerra e appoggiano il riarmo per trascinarci nel disastro economico totale e forse addirittura all’olocausto nucleare.
Oggi serve abbandonare le vuote strumentalizzazioni, ed attuare una visione politica ed anche una teoria che sappia unire la lotta per la pace con l’unione strategica tra ceto medio produttivo e classe lavoratrice. Un’analisi concreta della situazione concreta che ci faccia dire che oggi destra e sinistra sono due facce della stessa medaglia. Questo progetto si chiama sovranismo popolare.
Confidiamo che l’attenzione dell’opinione pubblica italiana riscaldata dall’orrore nei confronti del massacro palestinese evolva superando la politica di facciata che unisce i Landini ai Fratoianni, i giornali degli Elkann con quelli del mainstream nostrano, che sviluppano un senso comune politico di facciata che non attacca per nulla le reali cause del genocidio dolce dei popoli autoctoni europei, quasi fossero colpevoli di essere detentori di diritti sociali, cultura e tradizioni consolidate quanto mai in estinzione.
È necessario un cambio di paradigma, che metta al centro i diritti e le esigenze dei lavoratori, il ceto medio produttivo, la famiglia naturale, senza mistificare la realtà dello sfruttamento e della disuguaglianza imposte dalla grande finanza globalizzata, lobbista reale quanto responsabile delle scelte di governo guerrafondaie della Nato e della Unione Europea.
Cosa possiamo fare proprio ora? Diffidare non tanto di queste piazze, ma di chi ne promuove la regia occulta. Le motivazioni che hanno spinto alla loro organizzazione non hanno niente a che vedere con la Palestina, ma sono il tentativo di costruire una nuova soggettività politica del globalismo progressista, tanto pronto al situazionismo politicamente corretto, quanto alla russofobia richiesta dal riarmo europeo.

di Alexander Dugin
La verità è quello che stiamo cercando. Quello che abbiamo (già) trovato non può essere vero. È una bugia. Quindi i dibattiti non dovrebbero riguardare ciò che abbiamo scoperto – non c’è posto in tali dibattiti per cercare la verità. I veri dibattiti riguardano come cercare insieme la verità partendo dalle diverse situazioni in cui siamo messi. Così ho cercato di trasformare il confronto delle cosiddette “verità” date per scontate (cioè bugie – fake news emesse da situazioni geopolitiche e ideologiche opposte) nello sforzo di cercare la verità – insieme. Ovviamente ho fallito con BHL. Ma spero ancora che una cosa del genere sia possibile tra i logos stagnanti di “Empire” e i logos emergenti dei “cinque re” (per parlare in termini biblici-talmudici di BHL).
5 ottobre 2019
Bernard-Henri Lévy contro Aleksandr Dugin – Nexus Symposium 21 settembre 2019, Amsterdam

di Karma Tutob Gyatso
Se vuoi fare qualcosa, prima elimina tutto ciò che è oscuro e negativo in te stesso.
