“La storia autentica può essere fatta soltanto da uomini liberi. La storia è l’impronta che l’uomo dà al destino. In questo senso possiamo dire che l’uomo libero agisce in nome di tutti: il suo sacrificio vale anche per gli altri”.
Nei giorni scorsi, il presidente Zelensky ha richiesto al suo omologo Trump la fornitura di «sistemi d’arma aggiuntivi che spingano il presidente russo Putin ad avviare colloqui di pace, forse senza che l’Ucraina debba nemmeno utilizzarli». Una fonte ucraina ha confidato ad «Axios» che si trattava dei missili guidati a lungo raggio Tomahawk, di cui il vicepresidente Vance ha annunciato la possibile, imminente consegna a Kiev al fine di «svegliare i russi». Parallelamente, le elezioni in Moldavia, dalle quali sono state escluse diverse compagini collocate su posizioni critiche nei confronti del governi, hanno consacrato la netta vittoria del Partito d’Azione e Solidarietà (Pas), forza politica di ispirazione europeista che punta a integrare il Paese nell’Unione Europea entro il 2030. Parallelamente, l’Iran interrompe ogni collaborazione con l’Aiea e richiama gli ambasciatori da Germania, Francia e Gran Bretagna in seguito alla riattivazione delle sanzioni disposta da questi ultimi. Sebbene le autorità iraniane non abbia ancora stabilito se confermare o meno l’adesione al Trattato di Non Proliferazione nucleare, Israele e Stati Uniti starebbero comunque valutando la possibilità di sferrare un nuovo attacco contro la Repubblica Islamica. Lo ha dichiarato nel corso del suo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, il quale ha ravvisato uno “stretto coordinamento” tra le minacce di intervento militare e il rientro in vigore delle sanzioni.
La Nato è in guerra con la Russia e non accetta la sconfitta
La Nato è in guerra con la Russia e non accetta la sconfitta
Vi pregherei di ponderare bene ciò che qui Paolo dice, essendo molto sottile e assolutamente strategico, giacchè ciò che vuol suggerire tra le righe è esattamente ciò che la CHIESA ha inteso celare per ben 18 secoli…
Romani 6:8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui, sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio.
Evidenzio i passi strategici
1) Cristo, risuscitato dai morti, non muore più
2) il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre
1) Che significa NON MUORE PIU ? Se, morendo, finisce tutto oppure si passa in altro piano di esistenza (entrambe le ipotesi sono assolutamente false) questa asserzione non ha senso, perchè comunque non si muore più. Ma se ammettiamo il passaggio dell’anima in un nuovo CORPO-PERSONA, questa asserzione ovviamente ha senso. NON MORIRE PIU comporta il NON RINASCERE PIU, e su questo non ci piove
2) Questo versetto parrebbe, dico parrebbe, accennar al fatto che l’anima-Gesù sia venuta una sola volta e in una sola vita abbia trasceso il Samsara. A parte che, in tal caso, 2) andrebbe a contraddire 1) in qualche modo. Paolo però non dice IL SUO FU UN MORIRE UNA VOLTA E PER SEMPRE…ma un MORORE AL PECCATO UNA VOLTA E PER SEMPRE….quindi non è morto una sola volta perchè non è nato una sola volta, è semplicemente morto al peccato, cioè alla morte eterna, una sola volta e per sempre, nella vita in cuii nacque YESHUA (probabilmente YOHANNAN). Spero sia chiara la differenza
Lui stesso, in Giovanni 5,24, dice
In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
Si narra che una volta chiesero all’Ayatollah Qazi (ra):
«Nei momenti di angoscia e difficoltà, sia per questioni mondane sia per quelle dell’Aldilà, quale invocazione dobbiamo recitare per ottenere aiuto nella risoluzione del problema?»
Egli rispose:
«Per prima cosa inviate salawat (benedizioni) sul Profeta.
Poi recitate cinque volte il versetto del Trono (Ayat al-Kursi).
Successivamente, senza muovere le labbra, recitate in silenzio, nel cuore, questa invocazione, tante volte quanto necessario, finché la difficoltà non venga risolta:
Poco prima di conoscere Carlos, influenzato dalle mie letture orientali, ero divenuto sostenitore della dottrina della reincarnazione. Mi sembrava una alternativa logica alla credenza cristiana della risurrezione dei corpi. Tuttavia, in una delle sue conversazioni, osservò che i dogmi del cristianesimo e delle religioni orientali erano sospettosamente simili, perché partivano da un denominatore comune: la paura della morte.
Il suo commento mi affondò nella perplessità. Era un punto di vista totalmente nuovo per una questione che mi aveva sempre affascinato.
Quando gli chiesi la sua opinione Carlos tentò di deviare il mio interesse verso un altro tema, come se non valesse la pena parlare di quella questione. Ma più tardi, cambiando tattica, mi disse che tutte le mie credenze sulla sopravvivenza della personalità erano il risultato delle suggestioni sociali.
– Ti hanno detto che abbiamo tempo, che c’è una seconda opportunità. Balle!
– I veggenti affermano che l’essere umano è come una goccia d’acqua che si è staccata dall’oceano della vita e ha cominciato a splendere per conto suo. Questo splendore è il punto di unione della percezione. Ma una volta dissolto il bozzolo luminoso, la coscienza individuale si disintegra e diviene cosmica, come potrebbe ritornare? Per gli stregoni ogni vita è unica, e tu ti aspetti che si ripeta?
– Le tue idee partono dall’elevata opinione che hai sulla tua unità. Ma, come tutto il resto, tu non sei un blocco solido, sei fluido. Il tuo “io” è una somma di credenze, un ricordo, niente di concreto!
Gli chiesi a cosa si deve, quindi, il fatto che le religioni propaghino un altro tipo di dottrina.
Mi rispose: – È facile da capire; sono risposte alla paura ancestrale dell’essere umano. Ogni cultura ha generato le proprie proposte esplicative, ma solo i veggenti sono andati aldilà delle credenze, corroborando da sé quegli aspetti delle emanazioni dell’Aquila.
Mi spiegò che esistono nell’universo grappoli energetici ai quali tutti noi siamo agganciati come sono agganciati tra loro i grani di un rosario. Siamo ciclici; siamo il risultato di un marchio luminoso ed ogni volta che nasce un nuovo essere, in lui incarna la natura di quel modello. Ma la catena che ci unisce non è di natura personale, non implica trasferimenti di memoria o personalità, niente di tutto ciò.
– Per sopravvivere alla morte bisogna essere stregoni. Soddisfacendo l’Aquila con una replica vivenziale, gli stregoni sono capaci di mantenere accesa la fiamma della loro coscienza individuale per delle eternità. Ma ciò è una impresa. Il successo massimo di un guerriero deve forse essere un regalo?
Commentai che recenti studi avevano dimostrato che alcune persone, in circostanze molto speciali, sono capaci di ricordare eventi di una vita passata.
Affermò che era un’interpretazione erronea dei fatti.
– È sicuro che chiunque può sintonizzarsi con determinate emanazioni di esperienze che hanno avuto luogo in altri tempi e sentire di aver vissuto non una, ma molte vite. Ma è solamente un allineamento fra milioni di possibili allineamenti.
L’arrivo dei Longobardi in Italia nel 568 d.C., sotto la guida del re Alboino, segnò una fase cruciale di transizione politica e culturale nella penisola. Popolo germanico dalle origini ancora in parte avvolte nel mito, essi portarono con sé un complesso sistema di valori in cui la dimensione guerriera e la sacralità del potere erano strettamente intrecciate. Nel processo di conversione al cristianesimo, avvenuto in più fasi e caratterizzato inizialmente da un’adesione all’arianesimo e solo successivamente al cattolicesimo, i Longobardi trovarono in San Michele Arcangelo una figura capace di incarnare, senza contraddizioni, il loro ethos bellico e il nuovo orizzonte religioso.
ORIGINI DELLA DEVOZIONE
Il culto di San Michele si era già diffuso nell’area mediterranea nei secoli precedenti, favorito dall’episodio della sua apparizione sul Monte Gargano nel 490, che diede origine al celebre santuario pugliese. L’Arcangelo guerriero, difensore della Chiesa e capo delle schiere celesti, rappresentava un modello di militanza spirituale perfettamente compatibile con la mentalità longobarda, nella quale il prestigio e la protezione del guerriero celeste potevano facilmente sostituire il pantheon germanico.
È plausibile che la scelta di San Michele fosse anche una forma di “traduzione culturale”: per un popolo che venerava divinità associate alla guerra e alla giustizia, come Odino o Týr, l’Arcangelo offriva una figura analoga, ma radicata nel cristianesimo ortodosso. Questa transizione facilitava l’integrazione nella cultura religiosa latina, senza abbandonare completamente i simboli identitari legati alla forza e al comando.
MONTE SANT’ANGELO E I LONGOBARDI
L’adozione del santuario del Monte Gargano come fulcro devozionale fu un passo decisivo. Situato in un’area di progressiva penetrazione longobarda, esso divenne non solo luogo di pellegrinaggio, ma anche centro di legittimazione politica e religiosa. I duchi di Benevento, in particolare, promossero il culto dell’Arcangelo come simbolo della protezione divina sul loro potere e sulle loro conquiste. L’iconografia micheliana entrò nelle monete, nelle decorazioni e perfino nella toponomastica, creando un legame profondo tra identità politica e fede.
SIGNIFICATI SIMBOLICI E MILITARI
Per i Longobardi, San Michele non era soltanto patrono celeste, ma anche garante della giustizia e della vittoria. La sua spada, rivolta contro il drago, si prestava a molteplici letture: vittoria della fede sull’eresia, trionfo dell’ordine sul caos, legittimazione del dominio longobardo come missione provvidenziale. In questo senso, la devozione a Michele funzionava come un potente strumento ideologico, integrando la funzione guerriera del re con un mandato divino.
PERSISTENZA E EREDITA’
Anche dopo la caduta del Regno longobardo nel 774, la devozione a San Michele non venne meno. Anzi, essa si radicò ulteriormente nei territori un tempo sotto il loro controllo, passando a far parte del patrimonio religioso delle comunità locali. Lungo le vie di pellegrinaggio medievali, come la cosiddetta “Via Micaelica” che collegava il Gargano al Mont Saint-Michel in Normandia, si ritrovano tracce materiali di questa eredità: chiese, edicole, e raffigurazioni dell’Arcangelo come cavaliere vittorioso.
In prospettiva storica, il culto di San Michele tra i Longobardi rappresenta un caso esemplare di sincretismo religioso riuscito: un popolo guerriero, entrato in contatto con il cristianesimo latino, trova in una figura biblica non solo un nuovo oggetto di venerazione, ma anche un mezzo per rielaborare e perpetuare il proprio ethos all’interno di un contesto culturale mutato. Fonti e problemi di metodo: il culto micaelico tra agiografia, storiografia e memoria materiale.
La ricostruzione del rapporto tra Longobardi e San Michele si regge su un insieme di fonti eterogenee, testi agiografici e storici, documenti beneventani, e testimonianze materiali, che vanno lette con attenzione critica.
1) Agiografia garganica: il Liber de apparitione Sancti Michaelis
Il Liber de apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano (BHL 5948) è il testo fondativo della memoria garganica, redatto in età carolingia e strutturato in episodi miracolosi che legittimano il santuario come luogo scelto da Dio. Non è cronaca diretta degli eventi del V–VI secolo, ma una costruzione identitaria: mostra come, fra IX e X secolo, il Monte fosse già pienamente inserito in reti di pellegrinaggio e in un orizzonte politico dominato dai Longobardi di Benevento.
2) Storiografia longobarda: Paolo Diacono
La Historia Langobardorum di Paolo Diacono (fine VIII secolo) offre una cornice politica e militare in cui il Gargano assume rilevanza strategica. L’episodio del 663, con la difesa del monte da parte di forze beneventane contro i Bizantini, suggerisce un uso politico-militare del luogo, coerente con la sua sacralizzazione.
3) Diplomatica ed epigrafia: Arechi II e la regia dell’immaginario sacro
L’azione dei principi di Benevento, soprattutto Arechi II, mostra un interesse costante per santuari di forte valore simbolico. Pur non dedicando direttamente Santa Sofia a Michele, Arechi integrò il santuario garganico in un programma di monumentalizzazione e legittimazione che univa potere temporale e protezione divina.
4) Tracce materiali e geografia devozionale.
Il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo è oggi parte dell’ UNESCO “Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568–774 d.C.)”, riconoscimento che segnala l’importanza del sito nella storia politica e religiosa altomedievale. La cosiddetta “Via Micaelica” collegava il Gargano a Mont Saint-Michel, testimoniando una rete trans-europea di luoghi micaelici, spesso su alture o grotte, coerenti con l’immaginario guerriero-sacrale longobardo.
INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA
Il culto di San Michele tra i Longobardi è un esempio di sincretismo religioso riuscito. L’Arcangelo divenne il patrono ideale di un popolo che, pur convertendosi al cristianesimo latino, voleva conservare il proprio ethos militare. La sua figura permise di legare il potere politico a un mandato celeste, rafforzando l’autorità dei principi e creando un’eredità culturale che sopravvisse ben oltre la caduta del regno Liber de apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano (ed. e discussioni moderne). Vedi introduzioni e edizioni.
• critiche. Wikipedia De Gruyter Brill.
• Paul the Deacon, Historia Langobardorum — edizioni e traduzioni moderne. thule-italia.org Ziereis Facsimiles.
• UNESCO, Longobards in Italy. Places of Power (568-774 A.D.) — scheda ufficiale e dossier tecnico. Centro Patrimonio Mondiale UNESCO +1.
• Studi sul Santuario di Monte Sant’Angelo e sulla “Via micaelica”, vedi saggi e articoli su paesaggio sacro e pellegrinaggi. ResearchGate Wonders.
• Documentazione e studi su Arechi II e Santa Sofia (Benevento) – schede storiche e studi di archeologia e diplomatica.
Non indagare la radice delle cose, indaga la radice della mente! Una volta trovata la radice della mente, saprai una cosa: tutto è già liberato. Ma se non riesci a trovare la radice della mente, saprai tutto ma non capirai nulla.
L’illuminazione è un processo distruttivo, non ha nulla a che fare con il diventare migliore o l’essere più felice: illuminazione è lo sgretolarsi della falsità; è vedere attraverso la facciata della finzione, è la completa sradicazione di tutto ciò che immaginavamo essere vero.