L’UNGHERESE ORBAN ACQUISTERA’ SEMPRE IL PETROLIO RUSSO

a cura della Redazione di L’Espresso

L’Ungheria non smetterà di acquistare petrolio russo, anche se a chiederlo dovesse essere Donald Trump. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha riferito, nel corso dell’80esima Assemblea Generale dell’Onu a New York, dove lo stesso Trump aveva chiesto ai Paesi europei di smettere di acquistare energia russa, che questa non è un’opzione valida.

Il riferimento è (anche) ai limiti geografici del Paese, senza sbocchi sul mare. “Sarebbe fantastico se avessimo accesso al mare, potessimo costruire una raffineria o un terminale Gnl sulla costa e potessimo attingere all’intero mercato globale. Ma non è così”, ha dichiarato Szijjarto in un’intervista ad ATV martedì sera da New York.

L'UNGHERESE ORBAN ACQUISTERA' SEMPRE IL PETROLIO RUSSO
L’UNGHERESE ORBAN ACQUISTERA’ SEMPRE IL PETROLIO RUSSO

COSA E’ LA FELICITA’?

di Giuseppe Aiello

Quella sulla felicità è sicuramente una delle domande più antiche dell’uomo.‎

Il mondo moderno e tutto ciò che lo concerne sembra fondarsi sulla ricerca della felicità inn ‎questa terra: libertà, godimento dei piaceri personali e dei beni terreni ecc., ma allo stesso tempo l’uomo moderno sembra essere il più infelice, o, se vogliamo, il più “illusoriamente” felice della storia dell’uomo.

Tutti sanno che in questa visione c’è qualcosa che non va, e i primi a testimoniarlo sembrano ‎essere proprio coloro che si sono lanciati a capofitto in questo stile di vita.‎

Ecco allora che, ad esempio, il disegnatore creativo Steve Cutts che nel suo cortometraggio animato ‎dal titolo “HAPPINESS”, mette in evidenza tutta una serie di comportamenti individuali e di massa ‎che solo apparentemente conducono alla felicità ma che, invece, sono dei surrogati presto ‎destinati a lasciare il posto a un vuoto incolmabile. La felicità del facile consumo, dei prodotti, degli ‎oggetti, della musica, dell’alcool e delle droghe che di volta in volta vengono sperimentate dal ‎protagonista, nascondono in realtà l’insoddisfazione di una vita che vorrebbe raggiungere la felicità, ‎ma che invece offre solo la tragica realtà dell’omologazione e dell’alienazione.‎

Nell’Islam, e in particolare nel Corano, cos’è dunque la felicità?‎

Il concetto di “felicità” compare nel Corano, ma non sempre viene resa con un unico termine ‎moderno equivalente a “felicità”. In arabo coranico, le idee di gioia, benessere, beatitudine o ‎prosperità spirituale sono espresse con parole diverse, a seconda del contesto. Alcuni termini più ‎vicini a “felicità” sono:‎

‎. ‎سَعَادَة‎ (saʿādah)‎

Questo termine deriva dalla radice ‎س ع د‎ (s-ʿ-d) e indica una felicità duratura, spesso associata alla ‎salvezza e alla beatitudine eterna nell’aldilà. Compare in vari versetti, come ad esempio (11, 108), ‎ove la felicità è intesa come una condizione interiore permanente, stabile e positiva, ‎definitivamente acquisita e legata alla ricompensa divina.‎

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‎. ‎فَرَح‎ (farah)‎

Derivante dalla radice ‎ف ر ح‎ (f-r-ḥ), questo termine si riferisce a una gioia esterna e manifesta, ‎spesso di natura temporanea e legata ai beni e piaceri di questo mondo che possono essere goduti ‎sia in modo halal che haram (il cibo, il sesso ecc.), motivo per il quale il Corano distingue tra una ‎‎“gioia lodevole”, e una “colpevole”:‎

‎”Si rallegrano della vita terrena, ma la vita terrena, rispetto all’aldilà, è solo un godimento ‎effimero.”

‎— Sūrat Ar-Raʿd, 13:26‎

Questa distinzione evidenzia che la felicità effimera, soprattutto se goduta in moto illecito (haram), ‎può distrarre dalla ricerca di quella eterna.‎

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سُرُور‎ (suroor)‎

Questo termine indica una felicità interiore, profonda e tranquilla, spesso associata alla pace del ‎cuore. È legato alla radice ‎س ر ر‎ (s-r-r), la stessa di ‎سرّ‎ (sirr), che significa “segreto”. Come ‎sottolineato da alcuni studiosi, questa forma di felicità è meno visibile esteriormente, ma più ‎duratura e spiritualmente significativa. Appare in diversi versetti del Corano (3, 169; 9, 24; 13, 23). ‎Questi versetti illustrano come la “gioia” o “felicità” sia associata alla ricompensa divina, alla vita ‎eterna e alla vicinanza a Allah. Il termine ‎سُرُور‎ (suroor) è utilizzato per descrivere uno stato di ‎felicità profonda e duratura, spesso in relazione alle benedizioni spirituali e alla salvezza nell’aldilà.‎

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فَلَاح‎ (falāḥ)‎

‎ Significa “successo, prosperità, benessere”, spesso riferito alla felicità spirituale o alla salvezza in ‎vita e nell’aldilà. È molto usato nel Corano, e anche se tradotto come “salvezza” o “successo”, ‎questo termine implica una realizzazione completa e soddisfacente, che può essere associata a una ‎forma di felicità. Il Corano afferma:‎

‎”In verità, i credenti che compiono opere giuste, quelli che sono devoti nella preghiera e danno la ‎zakat, avranno la loro ricompensa presso il loro Signore; non avranno paura e non saranno tristi.”

‎— Sūrat Al-Baqarah, 2:277‎

In questo contesto, la felicità è vista come una conseguenza della fede e delle buone azioni.‎

In sintesi, il Corano presenta diverse sfumature del concetto di felicità, distinguendo tra gioie ‎temporanee e durature, esteriori e interiori, mondane e spirituali. La felicità eterna è associata alla ‎salvezza nell’aldilà, mentre quella terrena è vista come un mezzo per raggiungere la felicità ultima ‎attraverso la gratitudine e la rettitudine.‎

Tra tutti i sapienti, al-Farabi ha affrontato in maniera sistematica e comprensibile a tutti il concetto ‎di felicità. Essa felicità è il fine ultimo dell’uomo, un bene assoluto che “si desidera per se stesso” e ‎che rappresenta la perfezione e il culmine della vita umana. ‎

Egli distingue tra felicità reale, intellettuale e duratura, raggiungibile attraverso la virtù, la ‎conoscenza e, nel suo stato più elevato, una prossimità esistenziale a Dio, e una felicità irreale, ‎quella legata ai beni e ai piaceri effimeri e parziali. ‎

Punto molto importante e originale, se vogliamo, è che per al-Farabi, per poter raggiungere questa ‎felicità suprema in questa vita, è assolutamente necessaria un’organizzazione politica virtuosa, la ‎‎“Città Ideale” “(Madina al-Fadila), guidata da un Sovrano/Imam virtuoso che attui un sistema per la ‎realizzazione delle virtù civili e teoriche, promuovendo così il benessere collettivo e creare le ‎condizioni di base affinchè ogni credente possa poi individualmente applicarsi e praticare la ‎religione al fine di raggiungere la propria realizzazione e dunque la felicità.‎

A completamento di ciò, per Ibn Arabī, la felicità consiste nella realizzazione del potenziale umano ‎di essere un completo ricettacolo della manifestazione divina, che si raggiunge attraverso la ‎visione della Realtà Unica che sta alla base di tutta l’esistenza. ‎

Questo processo implica la scomparsa – attraverso il jihad interiore – di tutte le disfunzioni e ‎deviazioni, contingenti e “illusorie”, legate alla nafs (“fana”) e il completo allineamento del proprio ‎essere all’azione divina (tanto da poter dire: “Non eri tu che scagliavi, quando li colpivi, ma Allah (8, ‎‎17) come passo verso la felicità, che coinvolge tutti gli stati dell’essere, anche il corpo e la nafs, ‎‎“sottomessi” o “estinti” nella loro illusoria pretesa di indipendenza.

COSA E' LA FELICITA'?
COSA E’ LA FELICITA’?

SLACKTIVISM: L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PIGRIZIA

di Alessandro Tonino

Le persone hanno problemi alla propria portata, nel proprio raggio d’azione, ma che sono difficili da affrontare e che quindi evitano. Ed il modo in cui li evitano è prendere posizioni nette, pubbliche su questioni globali, così possono avere stima di loro stessi senza dover fare niente di concreto.

È più facile indignarsi sui social o negli eventi pubblici per le ingiustizie dall’altra parte del mondo che cambiare le proprie abitudini di consumo, impegnarsi concretamente nella propria comunità, affrontare il conflitto con un familiare che rende noi stessi una persona problematica per chi ci sta attorno.

Si chiama “slacktivism” – dove “slack” sta per pigrizia: l’illusione di fare qualcosa di significativo attraverso gesti simbolici. Una raccolta firme a Pordenone(notizia che mi ha portato a questa riflessione) non cambierà le dinamiche geopolitiche del Medio Oriente, ma permette a chi firma di sentirsi moralmente a posto. Stiamo imbrogliando noi stessi.

I problemi globali sembrano “esterni” e quindi permettono di mantenere l’illusione che i nostri problemi personali siano causati da, o in secondo piano rispetto, forze esterne, piuttosto che da scelte e responsabilità che potremmo affrontare.

L’indignazione verso problemi fuori dalla nostra portata offre una gratificazione morale immediata senza richiedere il lavoro faticoso e spesso scomodo del cambiamento personale. È una sorta di attivismo performativo che può servire come meccanismo di difesa psicologica per distrarci dalle cose che ci creano ansia, nel nostro privato.

Non significa che questioni al di sopra della nostra personale portata non siano importanti, ma spesso l’energia investita nell’esprimere opinioni su di esse è sproporzionata rispetto all’energia dedicata ai problemi che potremmo effettivamente influenzare nella nostra vita quotidiana e pet rendere migliore il piccolo mondo attorno a noi molto di più che bloccando autostrade, macchiare quadri o firmando petizioni.

L’energia viene investita in azioni che hanno principalmente una funzione espressiva per chi le compie, piuttosto che un impatto concreto sui problemi effettivamente risolvibili. È avere più soddisfazione nel proclamarsi “nel giusto” che nell’essere efficaci.

In poche parole: un pigro attivismo inutile dei famosi leoni da tastiera…

SLACKTIVISM: L'ULTIMA FRONTIERA DELLA PIGRIZIA
SLACKTIVISM: L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PIGRIZIA

IL TUO VERO LAVORO E’ CREARE BELLEZZA

“ La tua vera patria è l’Universo.
La tua vera meta è essere te stesso.
Il tuo vero potere è poter aiutare.
La tua vera felicità è godere della vita.
Il tuo vero lavoro è creare bellezza.
La tua vera azione sociale è creare consapevolezza.
La tua vera disciplina è dominare il tuo ego.
La tua vera generosità è dare a te ciò che dai agli altri.
La tua vera avventura è lasciare il sicuro per l’incerto.
Il tuo vero amore è l’amore per la vita.”

Alejandro Jodorowsky

IL TUO VERO LAVORO E' CREARE BELLEZZA
IL TUO VERO LAVORO E’ CREARE BELLEZZA

UN BALLERINO CHE NON SI FERMA MAI

a cura di

La nascita e la morte degli esseri sono come il movimento di un ballerino. La vita di un essere è come una cascata, come un lampo di fulmine nel cielo. Esso non si ferma mai nemmeno per un solo istante e una volta iniziato, si va inevitabilmente alla sua conclusione.

Buddha Sakyamuni

UN BALLERINO CHE NON SI FERMA MAI
UN BALLERINO CHE NON SI FERMA MAI

La Danimarca annuncia un ‘cambio di posizione’ sulla Palestina

a cura della Redazione ANSA

Il ministro degli Esteri danese a New York per l’Assemblea ONU

STOCCOLMA, 22 settembre 2025

“Desideriamo cambiare la nostra posizione, affinché non sia Israele, ma il popolo palestinese stesso, a prendere le decisioni e ad agire in modo che la Danimarca riconosca la Palestina. Questo è qualcosa che speriamo di poter fare”.

Lo ha detto il ministro degli Esteri danese Lars Loekke Rasmussen annunciando che in giornata fornirà dettagli più precisi in merito a quali ritiene essere i criteri necessari per un riconoscimento della Palestina da parte di Copenaghen.
    “Finora abbiamo di fatto concesso a Israele il diritto di veto sulla questione, poiché abbiamo affermato che il riconoscimento danese della Palestina avverrà solo quando sarà stata negoziata una soluzione a due Stati” ha dichiarato il ministro in un video pubblicato su instagram. “E questa soluzione sembra ancora lontana, se si guarda a cosa sta accadendo non solo a Gaza, ma anche con gli insediamenti in Cisgiordania e la dichiarata opposizione del governo Netanyahu a una soluzione a due Stati” ha aggiunto il ministro, che è già a New York per partecipare all’assemblea generale dell’Onu in cui si parlerà della situazione a Gaza e del riconoscimento della Palestina.

Tratto da: ANSA

La Danimarca annuncia un 'cambio di posizione' sulla Palestina
La Danimarca annuncia un ‘cambio di posizione’ sulla Palestina

IO SONO ALTRO DA ME STESSO

di Mike Plato

Un purista letteralista come DARIO CHIOLI disse che quella del cabalista Johannes Reuchlin era una invenzione che stravolgeva la lingua ebraica.

Nel De Arte Cabbalistica, l’ispiratore di Pico della Mirandola fece calare la SHIN nel Tetragrammaton YHWH, costruendo di fatto un PENTAGRAMMATON. Egli disse che la SHIN, la lettera del fuoco-luce, si calava nel PADRE per manifestare una legge superiore a quella offerta agli ebxei. L’idea comunque risale a Jacob Bohme e a Cornelio Agrippa.

Chioli sosteneva che il nome YESHUA non si scrive così in ebraico, ma I-SH-U-A….come se non lo sapessimo. Ma questa è profonda intuizione esoterica….

A parte ciò. il TETRAGRAMMATON, ovvero IO SONO COLUI CHE SONO, potrebbe essere interpretato come se la PICCOLA LEGGE UMANA ONTOLOGICA ci schiavizzasse a cio che siamo in quanto umani, ovvero: IO SONO QUELLO CHE SONO, HO LA PERSONALITA’ CHE HO, IL CARATTERE CHE HO, LE INCLINAZIONI CHE HO, E NON POSSO ESSERE CIO CHE NON SONO….

MA LA SHIN andrebbe intesa come l’alieno che siamo che si cala in cio che siamo in quanto umani: l’ALTRO SE’, che rende possibile dire: IO NON SONO CIO CHE CREDEVO FOSSI, SONO ALTRO DA ME STESSO

IO SONO ALTRO DA ME STESSO
IO SONO ALTRO DA ME STESSO

LA LEVA MILITARE E IL LIMITE MASSIMO DELL’ANNO 2030

a cura di Giuseppe Aiello

“Leva militare, chi deve arruolarsi se l’Italia fosse coinvolta in una nuova guerra: le categorie e i limiti di età, si può rifiutare?

I primi a dover rispondere alla chiamata alle armi sarebbero i diversi corpi armati, come Esercito, Marina, Aeronautica militare, Carabinieri e Guardia di Finanza.

A seguire sarebbero interessati anche tutti gli ex militari che hanno lasciato le Forze Armate da meno di 5 anni e poi ci sarebbero i civili, che verrebbero chiamati solo in caso di estrema necessità.

In questo caso andrebbero alle armi tutti i cittadini compresi tra i 18 e i 45 anni idonei dopo visita medica.”

Fonte web

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cominciano a girare queste notizie….premetto che non sono uno studioso specializzato in geopolitica, robe militari molto tecniche et similia…

però un quadro generale del corso della storia me lo sono fatto, di chi dirige da dietro le quinte gli eventi, e dove stiamo andando…(chiunque abbia letto i testi sacri e un pò di testi tradizionali dovrebbe avere il quadro abbastanza chiaro)

credo che entreremo in guerra nel giro di 1, massimo 2 anni…non sono pochi, ma neanche molti, e ci stanno preparando con film serie tv, tramissioni politiche, messaggi su cosa fare in caso di ecc. ecc.

che tipo di guerra sarà? difficile dirlo, non credo che si arriverà subito allo scontro nucleare, prevedo una guerra convenzionale ad alta intensità, con crisi economica, scarsità di beni ecc.

il 2030, però, come spiegavano Georgel a Guénon, è un pò il “limite massimo” per questo ciclo di umanità, dunque il “grosso” dovrebbe accadere intorno a quella data

LA LEVA MILITARE E IL LIMITE MASSIMO DELL'ANNO 2030
LA LEVA MILITARE E IL LIMITE MASSIMO DELL’ANNO 2030

LA TRAPPOLA DELL’INCLUSIONE

di Resistenza Popolare

Inclusione è un bel nome che rimbalza ovunque nel mondo della scuola e che significa, nella neolingua della oligarchia che ci governa: abbassamento di obiettivi e risultati assecondando limiti e fragilità, pigrizia e incostanza dei singoli studenti e, per solidarietà, di tutti gli altri. Una asticella piazzata rasoterra, invece che uno stimolo a raggiungere obiettivi elevati.

Questo è un modo subdolo per non affrontare i veri problemi: producendo egualitarismo dell’ignoranza interno alla scuola che si traduce fatalmente al suo esterno in differenziazione classista (Gramsci, anche in questo ci aveva visto molto lungo).

Ad assecondare questa tendenza al ribasso contribuisce il fiorire di certificazioni di ogni genere da apporre a vita sugli studenti, per ipermedicalizzarli, facilitarli, esentarli dallo studio approfondito. Le più comuni sono BES (Bisogni educativi speciali) e DSA ( Disturbi specifici dell’ apprendimento). Vengono elargite con facilità dalla sanità privata a chiunque paghi. Una mangiatoia ricchissima per i privati, da professionisti, ai produttori di software e prodotti digitali educativi.

In questo quadro da incubo INDOVINATE UN PO’, lo status della famiglia di provenienza diventa decisivo per il destino degli alunni.

LA TRAPPOLA DELL’INCLUSIONE
LA TRAPPOLA DELL’INCLUSIONE