ESOTERICO ED ESSOTERICO

di Mike Plato

In questo mondo, l’esoterico non può stare senza essoterico, non può cioè essere veicolato da sé. É come dire che lo spirito celato nella lettera non può rimanere separato dalla lettera che lo custodisce. L’interiore di ogni cosa è contenuto in un guscio, e senza guscio non puoi vedere l’interiore. Ma nel mondo che verrà, la verità, che oggi qui è l’esoterico, non avrà più bisogno di un contenitore, della lettera. Brillerà da sola…

ESOTERICO ED ESSOTERICO
ESOTERICO ED ESSOTERICO

GESU’ E L’ISLAM

a cura di Giuseppe Aiello

In Occidente pochi sanno che nella sterminata letteratura islamica si trova un consistente corpus di detti e racconti attributi a Gesù o riferiti alla sua vita.

Il contenuto di queste tradizioni è molto vario ma le dottrine e gli insegnamenti in esse contenuti sono sostanzialmente di natura etica e spirituale, non in contrasto, ma anzi a conferma e completamento, degli insegnamenti “ufficiali” riconosciuti dalle Chiese e dalle varie correnti cristiane.

Gesù fu interrogato riguardo chi fosse la migliore delle ‎persone. ‎

Egli rispose: «Colui il cui parlare è il ricordo di Dio, il ‎cui silenzio è contemplazione e la cui visione è ammoni‎mento [ossia, trae una lezione da ciò che vede]». ‎

‎(Majmu‘ah Warram, 1, 250)‎

GESU' E L'ISLAM
GESU’ E L’ISLAM

L’OCCUPAZIONE AUMENTA? È DAVVERO COSÌ?

di Resistenza Popolare

Secondo uno studio della Banca d’Italia, l’occupazione nell’ultimo lustro è aumentata di cinque punti percentuali, i fattori sono molteplici, l’incremento di lavoro dato dal 110%, molte persone che non riescono ad andare in pensione e continuano comunque a lavorare, l’aumento del costo della vita è il calo degli stipendi.

Dati così semplici che se analizzati nel modo corretto ci portano a ragionare come l’aumento di occupazione che dovrebbe essere una notizia positiva per il nostro paese in realtà non lo è.

Se noi andiamo ad analizzare nello specifico, i lavoratori sono aumentati perché siamo diventati più competitivi ,ma questo significa che la gente nonostante lavori si è impoverIta.

L’ aumento degli occupati è interamente imputabile agli occupati con un’età superiore ai 50 anni che sono passati da 9,1 milioni a 10,1. Di questi, circa 1 milione hanno più di 65 anni. Si tratta cioè di anziani che non sono potuti andare in pensione a causa della legge Fornero o costretti a lavorare anche dopo il pensionamento a causa delle pensioni da fame. Il contrario di un risultato di cui vantarsi.

L'OCCUPAZIONE AUMENTA? È DAVVERO COSÌ?
L’OCCUPAZIONE AUMENTA? È DAVVERO COSÌ?

A Netanyahu non crede più nessuno: gli attacchi alla Flotilla vengono da Israele

di Alessio Mannino

24 Settembre 2025

In queste ore, qualche marginale voce arriva senza vergogna a sostenere la tesi di un auto-attacco da parte della Global Sumud Flotilla. Le azioni di disturbo di questa notte alle 51 imbarcazioni, in particolare alla nave Alma battente bandiera britannica (già colpita da un drone lo scorso 10 settembre), sono state senza dubbio un’altra intimidazione il cui mittente non può essere che Israele.

A certificarlo è una fonte non sospettabile di simpatizzare per l’iniziativa politico-umanitaria che naviga in direzione Gaza: il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il titolare della Farnesina ha infatti rinnovato la richiesta al governo Netanyahu di “garantire la assoluta tutela del personale imbarcato”, fra cui ci sono molti italiani (tra i quali alcuni parlamentari del Pd, del M5S e di Avs).

Sui social, l’attivista tedesca Yasemin Acar ha definito “operazioni psicologiche” il sorvolo di droni con il lancio, questa volta, di petardi a scopo di stordimento, polveri urticanti e bombe sonore, al largo dell’isola greca di Creta. Finora, Tel Aviv con tutta evidenza sta perseguendo due obbiettivi: da un lato, fiaccare il morale degli equipaggi; dall’altro, soprattutto, dimostrare all’opinione pubblica mondiale che può agire indisturbata anche in acque internazionali. In barba al diritto. Una modalità che, giuridicamente parlando, è definibile né più né meno che come terroristica.

Non essendo una spedizione militare né un’impresa con finalità aggressive, invocare il diritto di guerra e agitare l’argomento della legittima difesa, da parte dello Stato israeliano, è del tutto pretestuoso. Il discrimine decisivo, qui, consisterà nel passaggio in cui la flotta si approssimerà alle acque territoriali della Striscia di Gaza, presidiate (illegalmente) dalla marina dell’Idf.

Come sanno i promotori appartenenti a 44 diverse nazionalità, sarà quello il momento della verità, per la Global Sumud Flottilla. Il ministro israeliano della sicurezza Itamar Ben-Gvir ha già dichiarato che, una volta varcata la linea, chiunque si troverà a bordo sarà trattato da terrorista, e di conseguenza messo agli arresti e rinchiuso in carcere. Una reazione che dal punto di vista del  consenso politico sarà un altro clamoroso autogol per l’immagine di Israele, considerata anche dai filo-israeliani (per lo meno quelli più assennati) ai minimi storici, a causa dei crimini commessi in questi due anni di devastante rappresaglia contro la popolazione palestinese.

La domanda è allora perché il governo di Benjamin Netanyahu, per dirla come ha da esser detta, se ne freghi altamente di ciò che pensa il mondo quando il suo apparato militare non si fa problema ad aggredire, seppur in modalità intimidatoria, un convoglio di volontari rappresentativo di così tante nazioni. Interrogativo che riguarda per la verità la questione-madre, ossia com’è concepibile che l’“unica democrazia in Medio Oriente” – così recita la formula retorica – non abbia avuto nessuna remore a fare 70 mila o più morti (fra cui almeno 200 giornalisti e centinaia di medici e sanitari), a lasciare sul terreno un numero imprecisato di feriti e menomati, a spazzare via abitazioni, ospedali e ogni altra struttura civile, e costringere alla fuga verso Sud buona parte dei 2 milioni di gazawi, passando di recente all’invasione con la scusa ufficiale di stanare i militanti di Hamas mentre, in realtà, procede a un’occupazione che, secondo il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, prelude all’annessione diretta (disegno che quest’ultimo sta sovrintendendo, in qualità di governatore dei territori direttamente occupati, per quelli in Cisgiordania rimasti sotto la debolissima egida dell’Autorità Nazionale Palestinese, rivale di Hamas).

In sintesi: come è possibile che Israele non si curi minimamente, neppure per sbaglio, del ritorno in termini di credibilità, anche solo di facciata, delle sue mosse ispirate da un modus operandi del tutto arbitrario, spudoratamente sprezzante di qualsivoglia regola e sensibilità, correndo su una china di autolesionismo manifesto e oltraggioso?

La risposta non è difficile: perché Israele non sente il bisogno di legittimazione politica e morale al di fuori dei suoi confini. Se non agli occhi dell’unico pubblico che le è indispensabile come base e puntello della sua stessa esistenza: quello statunitense favorevole alla propria causa, alimentato dalla ricca e composita lobby americana filo-sionista (di qui il precipitarsi di Netanyahu a scacciare da sé l’ombra della mano che ha assassinato il nazionalista cristiano Charlie Kirk).

In parole povere, ai vertici israeliani l’ormai travalicante onda di indignazione planetaria fa un baffo, dal momento che sanno di godere di un’impunità amplissima, praticamente illimitata. Se prima e dopo il 7 ottobre 2023 hanno potuto calpestare nel sangue i princìpi e i valori inscritti in carte internazionali e nelle dottrine, in particolare, occidentali (i diritti umani “inviolabili”), figurarsi se si fanno qualche scrupolo a minacciare una manovra come quella della Flotilla. Che è provocatoria, certo, una sfida tutta politica. Ma con un intento umanitario che è esattamente sovrapponibile alla comune motivazione con cui non poche volte, negli ultimi trent’anni, l’Occidente in divisa Nato si è giustificato, a suon di propaganda, per aver bombardato o invaso Stati sovrani con o senza benestare Onu: soccorrere i civili, vittime di pulizia etnica (ex Yugoslavia), di un regime oppressivo e anti-democratico (Irak, Afghanistan, Siria, Iran), di sanguinose repressioni (Libia).

Sia chiaro: la lista delle potenze (nucleari, petrolifere, funzionali a un certo ordine geopolitico) macchiatesi degli stessi orrori ma lasciate indisturbate dal doppio standard occidentale non è meno lunga. Si pensi all’Egitto sotto dittatura militare, all’Arabia Saudita retta da una monarchia assolutista, alla Turchia “autocratica” (Draghi dixit), alla stessa Ucraina che ha messo fuori gioco la vita partitica. Ma Israele rappresenta al meglio, o si direbbe al peggio, il rango di potenza legibus soluta, irriguardosa di leggi, convenzioni e perfino del proprio teorico vantaggio, uno status di strapotere che il blocco oggettivamente più arrogante sulla Terra attribuisce ai suoi aderenti quando fa comodo. In questo caso stabilmente, poiché Israele ne costituisce da decenni la punta di lancia.

E qual è il motivo profondo per cui Israele può essere ritenuto l’avamposto dell’Occidente, facendo quel che più gli aggrada, come e quando gli aggrada? Perché a differenza degli altri impuniti eccellenti, può contare su un argomento fortissimo, benché intaccato proprio dai suoi eccessi dell’ultimo biennio: la condizione di perenne vittima. Prima dell’Olocausto nazista degli ebrei d’Europa, e poi, da ottant’anni a questa parte, dell’odio palestinese, arabo e, specie a partire da Hamas, anche islamista. Ma se già nel primo caso, il sionismo originario non legittimava l’esproprio forzato della terra di Palestina, tanto meno è lecito al sionismo successivo scambiare la causa con l’effetto, e spacciare la resistenza palestinese come astio immotivato o semplice antisemitismo ideologico. Più rivoltante di chi usa mezzi morali per fini immorali c’è solo chi ricorre a mezzi immorali in nome di una presunta patente morale, diceva Martin Luther King.

Tratto da: Inside Over

A Netanyahu non crede più nessuno: gli attacchi alla Flotilla vengono da Israele
A Netanyahu non crede più nessuno: gli attacchi alla Flotilla vengono da Israele

LE RADICI D’EUROPA

di Vincenzo Di Maio

Le radici dei popoli d’Europa sono totalmente fondati sui culti pagani e la diffusione della religione cristiana prima e della religione islamica dopo hanno giocato un ruolo chiave nello sviluppo dello spirito europeo fino alla valorizzazione del senso aggregativo del panthéon romanorum che oggi vede la diffusione tra gli europei delle religioni eurasiatiche di hinduismo, buddhismo e taoismo. Un senso di laicità che riecheggia nella virtù del sacro e del profano nella vita sociale.

LE RADICI D'EUROPA
LE RADICI D’EUROPA

Nasrallah: una volontà difficile da spezzare

a cura della Redazione

24-09-2025

Il 19 settembre dell’anno scorso, Sayyed Hassan Nasrallah si rivolse alla nazione nel suo ultimo discorso, una settimana prima del suo martirio, il 27 settembre 2024. Come in ogni discorso, Sayyed Nasrallah combinò tutti gli stili retorici, alternando fermezza, saggezza e compassione, dedicato agli interessi del Libano, alla Resistenza e a tutte le giuste cause che occuparono gran parte del suo lavoro. Amici e nemici hanno sempre considerato i discorsi di Sayyed Nasrallah come una lettura completa degli eventi e una visione politica che deve essere esaminata, poiché è fondamentale per comprendere la fase e la direzione futura.

Sayyed Nasrallah è stato attento a delineare una tabella di marcia in ogni discorso, consentendo al suo pubblico di comprendere gli eventi in corso e dove le cose avrebbero portato. Sayyed Nasrallah ha soppesato ogni parola, considerato ogni possibilità e si è rivolto simultaneamente all’entità libanese, agli Stati, ai cittadini e all’ambiente in cui si stava sviluppando, in uno stile semplice e accessibile che tutti attendevano di sentire.

Nasrallah tra responsabilità di leadership e protezione

Nel suo discorso finale dopo l’attentato con i cercapersone, Sayyed Nasrallah ha attribuito particolare importanza alla Palestina settentrionale occupata, dove si sono concentrate le operazioni della Resistenza Islamica durante la Battaglia di Supporto a Gaza. Durante tutto questo periodo, impedire il ritorno dei coloni nella Palestina settentrionale occupata è stato uno degli obiettivi principali di Hezbollah. Credeva che le sofferenze della guerra non sarebbero state sopportate solo dalla popolazione del sud, come era accaduto in passato. Piuttosto, proprio come gli abitanti dei villaggi di confine erano stati sfollati dalle loro case, anche loro avrebbero dovuto evacuare gli insediamenti. Questo era il fulcro del discorso finale di Sayyed Nasrallah.

In effetti, gli insediamenti settentrionali hanno subito numerosi colpi durante la Battaglia dei Coraggiosi, con conseguenti ingenti danni alle abitazioni e alle infrastrutture, rendendo gran parte di essi inabitabili. Il suo chiaro senso di responsabilità è evidente anche nel suo discorso, che comprende che la vita dei civili è legata alle sue scelte e ai suoi giudizi. Questa è una delle qualità di un leader di successo che si fa carico delle preoccupazioni e delle sofferenze del popolo e non le ignora, ma piuttosto dà tutto ciò che ha per proteggerlo.

Sayyed Nasrallah ha difeso il Libano nel suo insieme

Nel corso della sua carriera trentennale, Sayyed Nasrallah si è impegnato a difendere il Libano nel suo insieme, non solo un particolare gruppo o setta. Si è fatto carico di tutti gli oneri che lo Stato libanese avrebbe dovuto affrontare da solo. Dopo il suo martirio, è diventato chiaro che ha svolto un ruolo fondamentale nel costruire la reputazione del Libano nel mondo e nel preservarne la sovranità, la stabilità e l’unità di fronte alla sedizione, che ha ripetutamente respinto e prevenuto.

Ciò che distingue tutti i discorsi di Sayyed Nasrallah, in particolare l’ultimo, è la combinazione unica di fermezza di fronte alle minacce e rassicurazione che ha sempre cercato di fornire alla comunità ospitante. Nonostante le minacce israeliane che il Libano stava affrontando in quel momento, mantenne la calma e la chiarezza, sottolineando che la Resistenza sarebbe rimasta salda di fronte a qualsiasi escalation. Ciò rifletteva il suo tentativo di trasformare il dolore e lo shock in forza morale per la comunità della Resistenza, che aveva sempre desiderato fosse dotata di forza, determinazione e fede nel raggiungimento della vittoria. Insistette anche sul fatto che la volontà nazionale non sarebbe stata spezzata, indipendentemente dall’entità dell’aggressione.

Dentro, fuori e Resistenza

Sayyed Nasrallah ha rivolto il suo discorso finale a tutte le parti, facendo capire al nemico che tutte le sue pratiche non porteranno alla salvezza, ma piuttosto a una trappola e a un fallimento. Ha esortato il popolo libanese a mantenere la coesione nazionale e a comprendere che la forza del Libano risiede nella solidarietà dell’intera comunità libanese e della Resistenza, e che il sangue dei martiri e le posizioni salde sono la punta di lancia contro i tentativi di infiltrazione. Quanto ai combattenti della Resistenza in prima linea e a tutti coloro che si sono sacrificati per la libertà della loro patria, ha inviato un messaggio di sostegno morale, in cui ha affermato i valori e la costante fermezza, sottolineando al contempo che ogni sforzo e ogni sacrificio hanno il loro posto e il loro peso nella battaglia globale.

Evocando l’eredità

Senza dubbio, i discorsi di Sayyed Nasrallah saranno sempre presenti in ogni momento, ispirando la resistenza e creando un ambiente favorevole. Per i suoi sostenitori, Sayyed Nasrallah non era solo un individuo, ma un modello da emulare. Hezbollah ha dimostrato nell’ultima guerra combattuta che Sayyed Nasrallah è profondamente radicato nel background di ogni combattente, nonostante la sua assenza. Pertanto, la volontà instillata da Sayyed Nasrallah è difficile da spezzare, ed è ciò che Israele ha scoperto dopo il suo assassinio.

Hezbollah ha proseguito il suo cammino, ha eletto un nuovo Segretario Generale nel mezzo della guerra, ha continuato a colpire i territori occupati, ha sventato le operazioni di terra nel Libano meridionale e ha permesso al suo popolo di resistere per 66 giorni di fronte a una guerra barbarica che ha messo a repentaglio la loro stessa esistenza. Tutto questo è stato grazie all’eredità lasciata da Sayyed Nasrallah, che i suoi figli hanno ricordato e ricorderanno in sua assenza.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Nasrallah: una volontà difficile da spezzare
Nasrallah: una volontà difficile da spezzare

L’IMPERATIVO CATEGORICO

di Luca Rudra Vincenzini

Nei Theravāda del Buddhismo Hīnayāna venne postulata l’esistenza di una porzione della mente che rimane sempre attiva anche quando la mente logica è incosciente (bhavaṅga), da essa riemerge la coscienza quando viene attratta dagli oggetti dei sensi o da qualsiasi altra attività mentale. Inoltre, venne asserito che è nello stato di bhavaṅga che la mente staziona tra la morte e la rinascita, un pò come suṣupti (sonno profondo) nel tantrismo, in attesa che riprenda il flusso karmico (saṃtāna) che la condurrà nella nuova esistenza. Ora, sempre per i Theravāda, nel flusso non c’è un’anima (anātma) che trasmigra, passano piuttosto solo i semi karmici maturati che conducono ad una nuova rinascita. La teoria funziona come un insieme di foglie che, trascinate dal vento, si ammassano dando luogo alla successiva personalità fittizia (pudgala); cosa che invece venne ritenuta vera dai pudgalavādin, fautori della teoria della persona.

C’è da chiedersi, ora, bhavaṅga è una dimensione di accesso “collettivo”, un pò come lo è il nirvāṇa, o è uno stato individuale? Se questo è inteso come una serra gestazionale che vive solo in funzione della maturazione dei semi karmici, cosa che verrà ripresa anche dallo Yogācāra con la teoria di ālayavijñāna, la coscienza deposito, cosa lascia pensare che essa non sia un sostrato? Ossia uno stato “permanente” dal quale emergano i fenomeni, un pò come l’idea di coscienza nel tantrismo? I dharma, sempre per il Buddhismo, sono interdipendenti (samutpāda) tra loro e, così vuoti di sostanza propria, dipendendo da altri fenomeni per realizzarsi anche se in maniera convenzionale (saṃvṛti); però esiste il nirvāṇa, che è paramārtha (la verità o il bene più alto), e questo non può essere dipendente perché altrimenti non sarebbe assoluto, bensì dipendente e se dipendente non potrebbe attrarre a sé i Buddha ma sarebbe esso stesso solo una porzione del flusso senza la possibilità reale di emancipazione dalla sofferenza (duḥkha) e dall’ignoranza (avidyā) perché anch’esso sarebbe condizionato.

Morale della favola? Nulla può essere dimostrato né a favore né contro, ergo ha ragione Kant: “tu debes” (tu devi). Segui l’imperativo categorico e comportati bene.

L'IMPERATIVO CATEGORICO
L’IMPERATIVO CATEGORICO

VERRA’ IL NOSTRO MOMENTO

di Mike Plato

Questa è stata, è e sarà una guerra tra i PADRONI DELLA SIMULAZIONE, che vogliono convincerci che non solo questa realtà è reale e ha dignità, ma che è l’unica esistente ed essi sono DIO; e, dall’altra i figli di Dio che vogliono non solo smascherare l’IDOLO-COSMO, ma soprattutto DISTRUGGERLO UNA VOLTA E PER SEMPRE…

Matteo 3,10 Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.

VERRA’ IL NOSTRO MOMENTO

VERRA' IL NOSTRO MOMENTO
VERRA’ IL NOSTRO MOMENTO

IL BENE SI UNISCE SOLO AL BENE

di Katray Israel

IL BENE SI UNISCE SOLO AL BENE!!!!! IL RESTO É ILLUSIONE…

ESISTE UN LEGAME TRA ISIDE E METATRON? SEMBRA DI SÌ E QUESTA CONGIUNZIONE È DI SINGOLARE INTERESSE. IL MOTIVO? ECCO L’ARCANO…

SIA ISIDE CHE METATRON CONDIVIDONO NEL LORO NOME IL SIGNIFICATO DI “TRONO”: ISIDE IN EGIZIANO È ASET, OVVERO TRONO; METATRON IN GRECO É “META THRONON” (ΜΕΤᾶ ΘΡΌΝΟΝ), SIGNIFICANDO “COLUI CHE DIMORA ACCANTO AL TRONO” O “DOPO IL TRONO”.

NELLA QABBALAH, METATRON STESSO DICHIARA DI ESSER SEDUTO SU UN TRONO SIMILE A QUELLO DELLA GLORIA DIVINA, RIPONENDO I MISTERI DELLA CREAZIONE.

IL SENSO DEL TUTTO, RISIEDE NELLA TRASFORMAZIONE DA ISIDE A METATRON. ISIDE È LA NERA, L’ARCANO VELATO, LA DEA NASCOSTA, LA VERGINE DELL’OSCURITÀ E DELLA CONOSCENZA SEGRETA, EVIDENZIANDO CHE IL CAMMINO DI RICERCA DELLA DEA, PARTE PROPRIO DALL’IGNOTO, DALL’OSCURITÀ, DAI TERRITORI CELATI DELL’ INTERIORITÀ E AD ESSA RITORNA. ED ECCO IL RUOLO DI METATRON, IL MESSAGGERO, L’ESSENZA GLORIOSA, LA RIVELAZIONE FULGENTE. METATRON É LA RIVELAZIONE CHE TRASMUTA ISIDE, MA CHE DA ESSA É GENERATO.METATRON É IL FIGLIO, IDENTIFICABILE CERTO CON HORUS, IL VOLTO, IL MANIFESTO…E QUESTO É MERAVIGLIOSO… PERCHÉ LUI É IL MESSAGGERO TRA L’ANIMA E IL DIVINO, É COLUI CHE PERMETTE CHE L’ESTERNO METTA IL SEME NELL’ANIMA FONTE DI SAGGEZZA E NON RIMANGA SOLO UN SAPERE STERILE!!!!

IL BENE SI UNISCE SOLO AL BENE
IL BENE SI UNISCE SOLO AL BENE