Di Luciano Tovaglieri, Segretario Nazionale di IGNIS – Fuoco Italico
Cisgiordania, la ferita aperta della feroce ed ingiusta occupazione sionista.
Le voci che arrivano dalla Cisgiordania raccontano una realtà sempre più drammatica. Gli agricoltori palestinesi parlano di terre inquinate, ulivi sradicati, frutteti bruciati, famiglie sfollate con la forza. Non sono episodi isolati, ma il risultato di una politica sistematica che vede i coloni israeliani, spalleggiati dal governo Netanyahu, appropriarsi di spazi sempre più ampi, con una violenza che ha ormai assunto carattere strutturale.
Oxfam, insieme a decine di organizzazioni umanitarie, ha documentato con precisione i danni devastanti dell’occupazione. Un rapporto recente mette nero su bianco come il commercio con gli insediamenti illegali alimenti questo sistema, consentendo a imprese e governi di trarre profitto da una situazione che priva i palestinesi delle loro risorse e li condanna a un impoverimento crescente. L’agricoltura, che costituisce la spina dorsale dell’economia palestinese, è sotto attacco diretto: campi confiscati, accessi negati, infrastrutture demolite. Il terreno fertile della Cisgiordania settentrionale è diventato terreno di scontro, con gli abitanti palestinesi respinti e i coloni che consolidano la loro presenza.
A ciò si aggiunge la violenza quotidiana. Ogni anno, durante la raccolta delle olive, gli agricoltori subiscono aggressioni da parte dei coloni: alberi tagliati, raccolti rubati, intimidazioni fisiche. Al Jazeera ha documentato come questi attacchi non siano episodi improvvisati, ma azioni mirate e tollerate, spesso condotte sotto gli occhi di forze israeliane che non intervengono o arrivano troppo tardi. Nel 2023 il governo israeliano ha autorizzato la costruzione di oltre 30.000 nuove abitazioni negli insediamenti, un’espansione record che testimonia la volontà di consolidare, e non certo di ridurre, questa presenza illegale.
Le conseguenze sono disastrose anche sul piano sociale. Dal 2025, secondo Oxfam, più di 40.000 palestinesi hanno dovuto abbandonare le loro case: il numero più alto di sfollati dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967. Le demolizioni non riguardano solo abitazioni, ma anche cisterne, pozzi, serre, tutto ciò che consente a una comunità di vivere e prosperare. Quando un villaggio perde l’accesso all’acqua o alla propria terra coltivabile, perde anche la possibilità di restare. È un modo silenzioso ma efficace di cancellare un popolo da un territorio.
Colpiti non sono soltanto i palestinesi musulmani, come spesso si crede, ma anche le comunità arabe cristiane, che vivono nelle stesse terre, coltivano gli stessi campi e subiscono le medesime angherie. La discriminazione non fa distinzione di fede: ciò che conta è l’identità palestinese e la volontà di resistere.
Il quadro è aggravato dalla complicità di governi e imprese straniere che mantengono rapporti commerciali con gli insediamenti, di fatto sostenendone la sopravvivenza. Un paradosso evidente: da un lato, l’Unione Europea e il Regno Unito dichiarano di difendere il diritto internazionale, dall’altro consentono che i prodotti degli insediamenti illegali finiscano sugli scaffali dei supermercati. È per questo che è nata la campagna internazionale “Stop trade with settlements”, che chiede di mettere al bando ogni forma di commercio con gli insediamenti israeliani.
La responsabilità politica ricade in primo luogo sul governo Netanyahu, che ha approvato e sostenuto l’espansione coloniale, ma anche sulle forze di sicurezza israeliane, che non proteggono i palestinesi dalle violenze dei coloni. E ricade, infine, sulla comunità internazionale, che si limita troppo spesso a parole di condanna senza conseguenze concrete.
Quello che accade in Cisgiordania non è un incidente collaterale né un conflitto bilaterale: è la sistematica distruzione di un tessuto sociale e di un’economia, è la cancellazione graduale di un popolo dalla propria terra. Significa vedere generazioni costrette a vivere nella paura, agricoltori strappati ai loro campi, bambini privati della speranza di un futuro dignitoso.
Di fronte a tutto questo, non bastano più le dichiarazioni diplomatiche. Serve agire, non solo vietando il commercio con gli insediamenti, non solo imponendo sanzioni mirate ai gruppi violenti di coloni, ma sanzionando proprio lo Stato di Israele, garantendo protezione internazionale ai contadini e alle comunità locali, senza distinzione di fede. La pace non potrà mai nascere dall’apartheid e dalla sopraffazione, ma soltanto dal riconoscimento dei diritti e della dignità di tutti.
Il silenzio, oggi, equivale a complicità. Alzare la voce contro questa politica infame è un dovere morale prima ancora che politico. Chiunque creda nella giustizia e nell’umanità non può voltarsi dall’altra parte.
Di Luciano Tovaglieri, Segretario Nazionale di IGNIS – Fuoco Italico
15 Settembre 2025
Il Risveglio della Ruhr: l’AfD Trionfa in Nord Reno-Westfalia tra Vittoria e Misteri
DÜSSELDORF – Un terremoto politico ha scosso la culla della socialdemocrazia tedesca. Nelle elezioni statali del Nord Reno-Westfalia (NRW), il Land più popoloso della Germania, l’Alternative für Deutschland (AfD) non ha solo vinto. Ha triplicato i propri consensi, passando dal misero 5,4% del 2017 a un roboante 15,5%, stabilendo un nuovo record storico e trasformandosi da forza marginale in attore decisivo del panorama politico regionale, tra l’altro non in un land orientale, solitamente più propenso a posizioni radicali, ma in un land .storicamente su posizioni molto moderate e questo la dice lunga sul cambiamento epocale che si prospetta in Germania da qui a qualche anno.
Questo non è un semplice risultato elettorale; è un verdetto inappellabile emesso dalle urne da un popolo stanco, umiliato e tradito. È il grido di rabbia di una “categoria” che i media mainstream preferiscono ignorare: il ceto medio tedesco, quello che paga le tasse, rispetta le regole e vede il proprio benessere erodersi giorno dopo giorno a causa delle scelte scellerate di un’élite distante e corrotta.
Un’Ombra sulla Campagna: le Tragiche e Sospette Morti di Diversi Candidati.
Questa straordinaria vittoria arriva in un clima senza precedenti, oscurato da un mistero inquietante che ha gettato un’ombra sinistra sulla campagna elettorale. Nei giorni immediatamente precedenti il voto, ben sette membri e candidati dell’AfD sono morti in circostanze improvvise e non sempre chiare.
Pur senza voler cadere in facili complottismi, è impossibile ignorare come questa tragica e macabra coincidenza abbia sollevato più di un dubbio e un profondo sospetto tra gli elettori tedeschi. Mentre i media generalisti hanno liquidato la questione in poche righe, trattando ogni caso come una tragica fatalità slegata dalle altre, il popolo dei social network e il tam-tam dei cittadini comuni si è interrogato a voce alta. In un clima già surriscaldato, dove il partito è costantemente nel mirino dell’establishment, queste morti hanno creato un senso di assedio e hanno, paradossalmente, solidarizzato e motivato ancor di più l’elettorato, percepito come un segnale estremo di quanto il Sistema tema la loro ascesa.
Il Tramonto dei Giganti e la Danza dei Bugiardi
Mentre l’AfD vola nonostante tutto, i pilastri del vecchio establishment crollano. La CDU, il partito che fu della Merkel che ha dominato incontrastata in questo Land per decenni, crolla di oltre 6 punti, attestandosi al 31%. Il SPD dei socialdemocratici subisce un tracollo epocale, precipitando al 23%. I Verdi, nonostante il martellante sostegno mediatico, raggiungono a fatica il 17%.
La reazione del cartello dei media di regime? Un tentativo patetico e prevedibile di minimizzare una vittoria clamorosa. Titoli calcolati parlano di un AfD “sotto le aspettative” o “in calo rispetto alle elezioni federali”, dimenticando volutamente che un confronto tra elezioni statali e federali è fuorviante e disonesto. L’unico dato reale, incontrovertibile, è il +10% rispetto all’ultima volta che i cittadini della NRW sono stati chiamati a votare per il loro parlamento regionale. Un balzo che segna una tendenza inarrestabile.
La Paura del Sistema: dal Disprezzo alla Censura
Per anni, l’establishment ha cercato di fermare l’ascesa dell’AfD con ogni mezzo. Prima con il disprezzo, etichettandolo come “non votabile”. Poi con la diffamazione, bollando ogni suo elettore come “nazista” o “estremista”. Ora che queste strategie stanno fallendo, si passa alle minacce più esplicite: il bavaglio. I rappresentanti dei partiti del sistema, dagli stessi socialisti ai democristiani, hanno già più volte paventato l’idea di mettere al bando l’AfD, di vietare democraticamente il partito che rappresenta la voce di milioni di tedeschi. Un paradosso grottesco in una democrazia che si definisce liberale.
Il motivo? Un pretesto: le cosiddette “idee estremiste”. Ma il vero motivo è la paura. Paura di perdere il potere, paura di dover rendere conto al popolo, paura che finisca il comodo gioco del consociativismo, dove socialisti e democristiani si passano la palla ma le politiche fondamentali – quelle che stanno impoverendo la Germania – rimangono immutate.
La Rabbia è Reale: Nord Stream 2 e il Tradimento Finale
La fonte di questa rabbia popolare non è un mistero. È tangibile, quotidiana. È l’inflazione galoppante, il costo dell’energia alle stelle, la sensazione di un paese che marcia a ritmo inverso verso l’impoverimento della classe media. E su tutto questo, giganteggia il simbolo del tradimento finale: la distruzione del gasdotto Nord Stream 2.
Mentre tutte le evidenze e la logica portano a ritenere l’Ucraina, con la probabile regia di servizi anglo-americani e la possibile collaborazione dei norvegesi, il governo tedesco non ha mosso un dito. Non ha avviato indagini serie, non ha chiesto verità, non ha protestato per l’attacco terroristico a un’infrastruttura cruciale per la sicurezza energetica e la prosperità della nazione. Un silenzio assordante, complice e vigliacco. Un silenzio che ha detto ai tedeschi, una volta per tutte, che questo governo non lavora per loro, ma per interessi stranieri e un’agenda globalista.
La Marcia Inarrestabile Verso il Futuro
Il messaggio dalla NRW è chiarissimo: la pazienza dei tedeschi è finita. Nonostante tutto, nonostante le campagne diffamatorie, le minacce di messa al bando e le tragiche coincidenze che hanno colpito i suoi candidati, l’AfD non si ferma. È un’onda lunga che sta ridisegnando la politica tedesca. Se si continua di questo passo, con la stessa determinazione popolare, è solo questione di tempo, prima che l’Alternative für Deutschland raggiunga la maggioranza assoluta a livello nazionale.
Il sistema può provare a frenare, a diffamare, a censurare. Ma non può fermare milioni di persone che hanno deciso di riprendersi il proprio paese. La rivoluzione silenziosa delle urne è appena iniziata, e la sua eco, stavolta, risuona più forte di ogni sospetto e di ogni paura.
Questa foto, scattata a Beirut (Libano) dal fotografo Eric Lafforgue, mostra un muro scrostato che lascia intravedere sotto l’intonaco uno straordinario esempio di calligrafia araba dipinta.
Il contrasto tra la superficie esterna rovinata e i colori vivi e armonici della scrittura nascosta sotto lo strato di intonaco crea un effetto molto potente: è come se l’arte e la memoria della città riaffiorassero dal passato, resistendo al tempo, alle guerre e al degrado.
Questo muro scrostato rappresenta così la realtà concreta posta al di là delle apparenze superficiali, una forma d’arte che vuole ricordare la realtà della purezza nello spirito.
A Beirut questa forma di street art e calligrafia urbana (spesso chiamata calligraffiti) è diventata un linguaggio estetico e simbolico: le lettere arabe si intrecciano in un disegno astratto e ritmico, in cui il messaggio scritto si fonde con la forza visiva della forma..
Una ricostruzione plausibile potrebbe essere qualcosa di questo tipo:
In arabo (possibile formulazione):
اللّه هو النور والحق والمحبة التي تبقى في القلوب
Traslitterazione:
Allāh huwa al-nūr wa-al-ḥaqq wa-al-maḥabba allatī tabqā fī al-qulūb
Traduzione in italiano:
“Dio è la luce, la verità e l’amore che rimane nei cuori.”
Il 10 settembre, il ministero della Difesa di Varsavia ha denunciato che 19 oggetti volanti erano penetrati nello spazio aereo polacco nel corso di un massiccio attacco aereo russo contro l’Ucraina. Alcuni di questi oggetti volanti sono stati abbattuti dai sistemi di difesa aerea polacchi, nell’ambito di un’operazione condotta con il supporto dello Stato Maggiore bielorusso. Dinnanzi al Parlamento nazionale, il primo ministro Tusk ha parlato apertamente di «provocazione su larga scala della Federazione Russa», che avrebbe delineato «la situazione più vicina a un conflitto aperto dalla Seconda Guerra Mondiale», sebbene «non c’è motivo di ritenere che siamo sull’orlo della guerra». Ha inoltre invocato l’articolo 4 della Nato, che autorizza un singolo Paese membro a richiedere consultazioni con gli alleati qualora reputi che l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza nazionale siano messe a repentaglio. Una fonte interna alla Nato raggiunta da «Reuters» ha confidato che l’organizzazione è incline a qualificare l’evento alla stregua di un incidente, e non di un attacco. Una valutazione che si pone sulla stessa lunghezza d’onda rispetto a quella espressa dal Ministero della Difesa russo, secondo cui «non c’era intenzione di impegnare alcun bersaglio sul territorio della Polonia. L’autonomia massima dei droni che presumibilmente hanno attraversato il confine con la Polonia non supera i 700 km. Tuttavia, siamo pronti a tenere consultazioni su questo argomento con il Ministero della Difesa polacco». Su Truth, il presidente Trump ha pubblicato un post sibillino che recita: «perché la Russia viola lo spazio aereo polacco con i droni? Eccoci qui!». Proprio nelle stesse ore, lo stesso inquilino della Casa Bianca pubblicava un altro post in cui si cercava piuttosto maldestramente di giustificare l’assistenza fornita dagli Stati Uniti all’incursione aerea israeliana in Qatar, volta a eliminare Khalil al-Hayya. Vale a dire un negoziatore di Hamas che si era riunito assieme ad altri esponenti del movimento per discutere l’ennesima proposta di tregua avanzata dagli stessi Stati Uniti. La reazione furiosa delle autorità di Doha e, secondo «Axios», degli stessi consiglieri della Casa Bianca non ha impedito al primo ministro Netanyahu di rivendicare la piena legittimità dell’operazione e perfino intimare alle autorità qatariote di «espellere i funzionari di Hamas e consegnarli alla giustizia, altrimenti lo faremo noi».
“Quando si è determinati, l’impossibile non esiste: allora si possono muovere cielo e terra. […] Muovere cielo e terra senza sforzo è una semplice questione di concentrazione.”
Vi sono alcune correnti filosofico-religiose, come ad esempio la Via della Mano Sinistra nel Tantrismo indù, oppure la Teurgia all’interno del Neoplatonismo, che sostengono qualcosa del genere: l’uomo non è in grado [o comunque non lo è più, a causa del decadimento ontologico del mondo], con la sola contemplazione noetica, di unirsi al Divino, di fare ritorno all’Uno. Sono quindi necessarie tutta una serie di pratiche rituali per “forzare” in qualche modo questo obiettivo, le quali in gran parte si basano sul controllo del corpo e su operazioni magiche.
Detto in altri termini, la mistica non è – o non è più – sufficiente; l’uomo non si libera da solo, ma deve avere accesso a conoscenze esoteriche che si possono ottenere solo attraverso apposite cerimonie ed iniziazioni. Riporto dapprima alcune citazioni riguardanti il Tantrismo, poi altre riferite alla Teurgia. Alla fine esprimerò le mie impressioni.
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Tramite la “via della mano sinistra” o “tamasica”, il Tantra sembra voler accelerare la decadenza e la distruzione del mondo per anticipare il cosiddetto “rovesciamento ontologico” e di conseguenza l’inizio del successivo ciclo di manifestazione, con una nuova Età dell’Oro:
[…] nei “tempi ultimi”, nell’“èra oscura”, la sola via di conoscenza adatta, la sola “visione del mondo” possibile è quella […] rappresentata dal Tantrismo, che si basa sulla shakti, la Potenza, dove l’azione contrapposta alla contemplazione risulta essere una disciplina che concilia il godimento del mondo e l’invulnerabilità ad esso. Nel Kali-Yuga, dunque, secondo il buddhismo tantrico solo il respiro e il sesso vengono considerati le uniche vie ancora aperte per l’uomo: è il Vajrayana,la Viadella Folgore, dell’indistruttibilità. “L’uomo deve trasformarsi, quindi agire, per conoscere davvero” […]. Per Evola, dunque, il Tantrismo è l’unica Via da seguire nel “mondo dove Dio è morto” […]. Nel caso della storia si è prodotta una modificazione che riguarda non soltanto le forme del pensiero soggettivo, ma anche le categorie fondamentali dell’esperienza oggettiva. Si può dire che il velo di Mâyâ si è sempre più inspessito, che lo stacco fra Io e non-Io si è fatto sempre più netto, tanto da far apparire l’universo in una pura esteriorità e da togliere ogni base esistenziale alla precedente concezione vivente e sacrale di esso” (Gianfranco de Turris, Nota del curatore a: Julius Evola; Lo Yoga della Potenza. Saggio sui Tantra, pp. 8-9).
[…] talvolta i Tantra hanno rivendicato per sé la dignità di un «quinto Veda», ossia di una ulteriore rivelazione di là da quella compresa nei quattro Veda tradizionali. A ciò si aggiunge un riferimento alla dottrina delle quattro età (yuga) del mondo. Viene affermato che gli insegnamenti, i riti e le discipline che potevano essere adatti alle origini (nel satyayuga, equivalente all’«età dell’oro» esiodea) hanno cessato di esserlo per l’umanità vivente nelle epoche successive e specialmente nell’età ultima, nell’«età oscura» (kali-yuga, «età del ferro» «età del Lupo» nelle Edda). Una tale umanità non nei Veda e negli altri testi strettamente tradizionali, bensì nei Tantra e negli Âgama – viene affermato – può trovare le conoscenze, la visione del mondo, i riti e le pratiche efficaci per innalzare l’uomo al di là di se stesso per la vittoria sulla morte (mrtium javate), secondo il fine generale di tutta la spiritualità indù. Si dichiara, pertanto, che solamente le tecniche tantriche basate sulla Shakti (shakti-sâdhana) sono adatte ed efficaci nell’epoca attuale; tutte le altre sarebbero così impotenti quanto una serpe privata del suo veleno [Mahânirvâna-tantra, I, 20 sgg.; 7, 14, 15 (…)] (Julius Evola; Lo Yoga della Potenza. Saggio sui Tantra, pp. 19-20).
L’esame del volto dell’età ultima, dell’«età oscura» o kali-yuga, porta alla constatazione […] che l’uomo di questa età è ormai strettamente connesso col corpo, egli non può prescindere da esso; pertanto, la via che gli si addice non è quella del puro distacco (come nel buddhismo delle origini e in molte varietà dello stesso Yoga) bensì quella della conoscenza, del risveglio e del dominio delle energie segrete chiuse nel corpo (Julius Evola; Lo Yoga della Potenza. Saggio sui Tantra, p. 21).
[Nel kali-yuga] Kâlî, dormiente nelle precedenti età, «è completamente sveglia» […]; […] con questo simbolismo s’intende significare che nell’età ultima forze elementari, infere e, se si vuole, anche abissali sono allo stato libero e si tratta di assumerle, di affrontarle, di correre l’avventura che la formula cinese «cavalcare la tigre» forse esprime nel modo più pregnante […]. Da qui, i riti e le pratiche speciali di quello che è stato chiamato il tantrismo della Mano Sinistra, ola Viadella Mano Sinistra (vâmâcâra), che nell’insieme della corrente in quistione, malgrado alcuni aspetti abbastanza problematici (orgiasmo, uso del sesso, ecc.), è una delle sue forme più interessanti. Viene pertanto dichiarato […] che, data la situazione del kali-yuga, insegnamenti che in precedenza erano stati tenuti segreti possono essere rivelati in assai diversa misura, anche se si mette in guardia dal pericolo che possono costituire per i non iniziati. Da qui […] l’affiorare, nel tantrismo, di insegnamenti esoterici e iniziatici (Julius Evola; Lo Yoga della Potenza. Saggio sui Tantra, pp. 21-22).
Il divino è al di fuori dei limiti visibili dell’essere vivente, al di qua come al di là del creato. Per oltrepassare le barriere che ci imprigionano, per liberarci, avvicinarci al divino, possiamo prendere l’una o l’altra via. La via śivaita è la via tantrica, tamasica, che utilizza come punto di partenza le funzioni fisiche e gli aspetti apparentemente negativi, distruttivi, sensuali dell’animale umano, mentre la via sattvica usa come strumenti l’ascetismo, la virtù, l’intelletto. La via sattvica è ritenuta inefficace nel Kali Yuga (Alain Daniélou; Śiva e Dioniso. La religione della natura e dell’eros, pp. 134-135).
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Per Plotino (205-270) l’uomo può, indagando introspettivamente la propria essenza (è il delfico-socratico Conosci te stesso), giungere alla mistica unione con il Divino, l’assolutamente semplice; questo perché c’è in lui una parte [un aspetto] non discesa dell’anima; detto in parole semplici: non vi è alterità nel reale, quindi l’uomo, nel suo profondo, non è altro-da-Dio, e quindi possiede in sé le capacità di farvi ritorno.
Anche Porfirio (234-305), seguendo il maestro, è convinto che la vera spiritualità debba fondarsi su un’esperienza interiore, e critica le forme superficiali ed esteriori della religiosità.
Il diretto discepolo di Porfirio, Giamblico (250-330) – seguito nel secolo successivo da Proclo (412-485) -, rifiuta la dottrina dell’anima “non discesa”, e ritiene invece che vi sia fra l’umano ed il Divino una frattura ontologica non sanabile con la sola contemplazione noetica. L’uomo ha bisogno del rito per liberarsi dai condizionamenti naturali e salvarsi. Sono dunque indispensabili tutti quegli elementi rituali e cerimoniali che permettono all’uomo tale impresa: formule magiche, sacrifici, simboli, legami simpatici, ecc.
Non è il pensiero che unisce i teurgi agli Dei; giacché, in tal caso, che cosa impedirebbe ai filosofi teoretici di raggiungere l’unione teurgica con gli Dei? Ma la verità non è questa. L’unione teurgica è prodotta dal compimento di azioni ineffabili che operano al di sopra di ogni possibilità di comprensione dell’intelligenza e dalla potenza dei simboli indicibili comprensibili solamente agli Dei. Perciò non è col pensiero che noi compiamo quelle cose; infatti, in tal caso, esse sarebbero effetti della nostra intelligenza e dipenderebbero da noi; ma né l’una né l’altra cosa è vera. Infatti, senza che noi esercitiamo il nostro pensiero i segni stessi operano per virtù propria, compiono l’attività che è loro peculiare, e l’ineffabile potenza degli Dei, ai quali queste cose sono rivolte, di per se stessa riconosce le proprie immagini senza essere svegliata dall’attività del nostro pensiero (Giamblico; De mysteriis, II, 11, 96 sg. Citazione tratta da: Giovanni Reale; Storia della filosofia antica, Vol. IV, pp. 650-651).
Chiunque ci abbia seguito fino a questo punto potrà facilmente comprendere che il costo di questa operazione tentata da Giamblico era altissimo. Essa significava esattamente la esplicita ammissione dell’incapacità della filosofia classicamente intesa a condurre l’uomo al raggiungimento del suo fine supremo. Ancora Plotino, come abbiamo sopra rilevato, ribadiva la convinzione tutta greca nella possibilità per l’uomo di realizzare l’«unione» con il Divino mediante le sue sole forze, mentre Giamblico nega ormai, a livello tematico, questa possibilità (Giovanni Reale; Storia della filosofia antica, Vol. IV, Giamblico e la sua scuola, pp. 651-652).
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Riporto anche un passo che ci spiega in che cosa consiste la Teurgia la quale, proprio come il Tantra, fa utilizzo anche del corpo:
Quel Giuliano che […] può essere verosimilmente considerato autore degli Oracoli Caldaici,è anche il primo che è stato denominato (o che si è fatto denominare) «teurgo». Il «teurgo» differisce essenzialmente dal «teologo», giacché mentre questo […] si limita a parlare intorno agli Dei, quello, invece, evoca gli Dei e agisce su di essi. Ma che cos’è, esattamente, la «teurgia»? Essa è la «sapienza» e l’«arte» della magia utilizzata per finalità mistico-religiose […]. E questi fini sono, come sappiamo, la liberazione dell’anima dal corporeo e dalla fatalità ad esso connessa e il congiungimento al divino. Il Dodds ha anche cercato di mostrare come, probabilmente, i procedimenti della teurgia si distinguessero […] in due tipi: a)quelli dipendenti semplicemente dall’uso di «simboli» […] e b)quelli che, per dirla con linguaggio moderno, fanno uso di una forma di trance medianica […]: «[…]un altro ramo della teurgia mirava ad incarnare temporaneamentela divinità in un essere umano […] «si riteneva che la divinità penetrasse nel corpo del medium, non per uno spontaneo atto di grazia, ma rispondendo alla chiamata dell’operatore o addirittura subendo la sua costrizione» [Dodds, I Greci e l’irrazionale, pp. 360-362] (Giovanni Reale; Storia della filosofia antica, Vol. IV, Gli Oracoli Caldaici, pp. 452-454).
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Che cosa ne penso? Non mi convince affatto! Il Tantra e la Teurgia si fondano su una visione storicistica del reale. Essi dicono: un tempo si poteva accedere direttamente al Divino ecc. però ora non si può più se non facendo così e cosà… ecc. perché il mondo è decaduto… ecc. Descrivono di fatto l’esperienza mistica, che è sovra-temporale, come un evento fenomenico come gli altri, condizionato dal periodo storico.
La scansione nelle quattro ère cicliche, e la nostra collocazione nel Kali Yuga, sono simboliche. Quest’ultimo [come pure le tre ère che lo precedono nel ciclo] non è un periodo storico ma bensì una condizione dell’anima, uno stato ontologico atemporale sempre presente.
Certo nei periodi – come il nostro – in cui una civiltà è in decadenza, e la misura del valore diventano il denaro, il piacere, il potere, l’ego, ecc., è più difficile condurre una vita in conformità con lo Spirito. Ma penso sia sempre possibile, attraverso il “distacco” mistico.
Concordo dunque con Plotino: in ogni tempo è possibile ricongiungersi con Dio; le altre questioni mi sembrano espedienti per riaffermare l’ego.
Si pensi agli eccessi cui giunge talvolta il Tantrismo shivaita [molto affine in questo ai Misteri dionisiaci]: orgiasmo, prostituzione sacra, sacrifici cruenti, omofagia, antropofagia; tutte manifestazioni secondo me più “sataniche” [nel senso di divisive] che mistiche [cioè unitive].
Non dico che non sia importante assumere il controllo della nostra mente e del nostro corpo [anzi nel mio libro dico proprio questo]; solo che non credo che questo possa realizzarsi attraverso riti e iniziazioni, ma bensì tramite la costante presenza [o attenzione consapevole, cioè precisamente la contemplazione costante di cui parla Plotino].
Praticamente in tutte le tradizioni spirituali, sia d’Oriente che d’Occidente, si parla in molti modi e in maniera costante, a volte quasi “fastidiosa”, dell’autocontrollo, della disciplina di sè, della lotta contro il proprio ego, ecc.
Questi riferimenti sono talmente numerosi e persistenti che a volte, umanamente, ci viene da pensare che in noi – nell’essere umano – ci sia qualcosa di cattivo, di sbagliato, qualcosa di cui dovremmo vergognarci.
Che pensare quindi?
In realtà per comprendere appieno questo aspetto, e “fare pace” con esso, basterebbe prendere l’esempio di un bambino tra 0 e i 5 anni.
Chi è genitore sa che in quella fase il bambino è costanemente in pericolo – con il cibo, gli oggetti, i mobili, le finestre, il fuoco, le prese elettriche, le auto, le scale e tutti i luoghi non idonei alla sua età, le altre persone ecc. – perchè la parte del suo essere che guida le sue azioni non comprende minimamente, o solo in piccolissima parte, tutti gli effetti negativi o i pericoli insiti in essi, fa i capricci, vuole tutto e subito.
C’è forse qualcosa di “sbagliato” in quel bambino? Certo che no!
Semplicemente, necessita di un adulto – un Intelletto – che sappia orientarlo, fermarlo anche con le cattive se necessario, limitarlo ecc. ecc. PER IL SUO BENE.
Ecco, la nostra nafs non è “sbagliata”, ma semplicemente è immatura e ci porta quasi costantemente verso il ciò che è male e pericoloso, ma allo stesso tempo ci spinge ad agire e a scoprire il mondo.
Basta saperla gestirla, guidarla e disciplinarla con uno sforzo costante.
“Hṛdayasya sthale dṛṣṭvā nāda-bindu-samanvitam, tatsthāne śāntam abhyasyan mukto’bhyantara-śaktibhiḥ”,”nel luogo del cuore (hṛdayasya sthale), avendo osservato (dṛṣṭvā) l’unione tra la scintilla della luce ed il suono (nāda-bindu-samanvitam), dimorando lì (tad sthāne) costantemente (abhyāsyam) e in pace (śāntam) ci si libera (muktaḥ) per mezzo delle potenze interiori (abhyantara-śaktibhiḥ)”,Yoga-śikhā Upaniṣad (Rudra).
Versetti come questo sono mere figure retoriche finché non divengono vere e proprie esperienze di meditazione. In tutte le tradizioni mistiche si parla in forma di metafora dell’unione dell’anima con l’Assoluto nella dimora interiore (camera segreta, cava del cuore, unione nuziale, il talamo, etc). Ebbene questo “luogo” esiste veramente e si raggiunge rallentando consciamente le frequenze cerebrali. Dopo qualche ciclo respiratorio, dedicato al silenziamento delle potenze psichiche (le correnti pulsionali inconsce che animano i pensieri da dietro le quinte), la coscienza rallenta ma rimane vigile, senza cadere nel sonno. A quel punto le energie psichiche si canalizzano ad imbuto e si ha accesso alla cava. Si ha la sensazione netta di varcare una porta ed entrare in un luogo benedetto, ovattato, interno, segreto. Semplicemente la mente ha rallentato le frequenze (theta e delta) ed ha depotenziato l’apertura sensoriale verso l’esterno (sensi), il focus è ora ad intra. Lì il punto (tradizionalmente inteso come potenza sessuale) diviene manifesto in forma di luce della coscienza e si attua come ferma concentrazione nel cranio, proprio al centro, ove avviene la fusione dell’attenzione libera dai pensieri con il suono (nāda) del silenzio (mauna). Il sibilo pacificherà, allora, (śāntam) la mente che vi si applica (abhyāsa) permettendo l’accesso alla liberazione (muktaḥ) dalle fantasie negative attraverso la canalizzazione delle potenze. La coscienza, divenuta silenzio, sperimenta l’unione con la Mente Naturale. Giunti qui la questione è imparare a rimanervi un pò più a lungo, finché non diventi uno stato spontaneo.
L’ho estratto dal saggio di Charlie Kirk in inglese: ovviamente mai pubblicato in Italia. Così vi fate un’idea su di lui attingendo direttamente alle sue parole….
SOTTOLINEO quel “Siate scettici verso tutto, soprattutto verso il vostro governo. Fate domande, lottate per i vostri diritti e non arrendetevi mai”.
Prefazione: Che cos’è la dottrina MAGA?
Agli americani non piace che qualcuno dica loro cosa fare. Da nessuno. Non vogliono che le loro opzioni siano limitate da fanatici della giustizia sociale, ficcanaso dell’EPA o fanfaroni dell’ONU. Non gli piaceva che Jimmy Carter dicesse loro di mettersi un maglione e abbassare il termostato, e non gli piaceva che Michelle Obama facesse loro la predica su cosa mangiare. L’intera classe politica d’élite è ossessionata dal fare la predica ai propri elettori. In effetti, Donald Trump potrebbe essere il primo presidente nella nostra vita a non salire periodicamente sul pulpito per dirci come vivere.
A ogni passo, agli americani viene detto che stanno infrangendo le regole, scritte e non scritte, sia legali che morali. Questo è uno strano destino per un popolo la cui nazione è stata costruita sulla libertà individuale e su una rottura storica con la tirannia del vecchio mondo. La libertà è lo scudo con cui abbiamo protetto individui, famiglie, chiese e comunità, compresi i gruppi che non possono facilmente difendersi da soli.
La libertà è accompagnata da una sana dose di scetticismo nei confronti delle figure autorevoli e degli esperti che credono di saperne di più. Questo scetticismo a volte significa ascoltare un saggio agricoltore invece di un comitato agricolo delle Nazioni Unite o dell’EPA quando vengono proposte delle normative. Può significare ascoltare una voce online invece del cartello della Silicon Valley unito contro di lui, o di un professore conservatore censurato da un’università di sinistra della Ivy League. (Persino la sinistra lo capisce, anche se giura di non capirlo. Dopotutto, di recente hanno eletto una barista al Congresso, sostenendo che fosse questo a renderla degna di essere ascoltata.) Un popolo così ribelle non vede di buon occhio un governo che si intromette in ogni ambito della nostra vita (in nome di qualsiasi obiettivo, dalla difesa alla lotta alla povertà, senza ottenere nessuno dei due) – né vede di buon occhio un’élite mediatica che ci dice che non possiamo votare per un candidato presidenziale esterno. Possono seppellirci sotto fake news volte a insegnarci a odiare quel candidato esterno, ma agli americani non piace ancora che gli venga detto cosa fare. In effetti, quel candidato esterno potrebbe iniziare a sembrare loro più un ribelle che una minaccia. La Dottrina MAGA è un libro su cosa succede quando i due partiti politici smettono di ascoltare il popolo e il popolo vince comunque. Viviamo in una repubblica democratica, ma questo è ancora un quasi miracolo. Esamineremo come il presidente più controverso dei tempi moderni sia riuscito a trasformare la politica americana in pochi anni e come politici ed esperti abbiano fatto a gara per tenere il passo. Attraverso le storie di vittorie e battaglie politiche, esploreremo due idee chiave. La prima è la falsa affermazione che la base politica di Trump non sia lungimirante. Lo slogan “Make America Great Again” può usare il passato come parametro di riferimento per la grandezza, ma non stiamo sostenendo un ritorno all’America di metà secolo. Accendete la televisione o leggete articoli di giornale che definiscono i conservatori moderni come retrogradi, e capirete perché si sbagliano costantemente sul presidente Trump. Interpretano male ciò che sta accadendo. Offrono false previsioni su ciò che accadrà in futuro.
Se pensate che non stiamo chiedendo un futuro migliore come Paese forte e dinamico di americani liberi e uguali, non capirete mai la rivoluzione che sta avvenendo davanti ai vostri occhi.
Alla vigilia delle elezioni del 2016, entrambi i partiti davano per scontato che la presidenza si sarebbe decisa sulle stesse vecchie questioni, presentate nello stesso modo noioso. Si prepararono di conseguenza. La base repubblicana trovò una scelta migliore, cogliendo di sorpresa un Partito Democratico in declino.
Perché ci sono stati così tanti malintesi sulla popolarità e sui piani del presidente? Nelle pagine che seguono, sosterrò che persino i membri del suo stesso partito continuano a fraintendere la permanenza del cambiamento nella base.
Questo ci porta alla seconda idea, più profonda. I critici del presidente non riescono a vedere che le gigantesche e ingombranti istituzioni che gestiscono – dal Deep State al New York Times – non sono ben preparate per il futuro. Le ragioni per cui si sentono così compiaciuti di governare il Paese per i decenni a venire sono, in realtà, le ragioni per cui presto perderanno il controllo di tutto.
Trovano sconcertanti le continue battaglie di Trump contro l’élite urbana. Una celebrità televisiva che attacca i media? Un miliardario che attacca i miliardari? Un abitante di Manhattan in giacca e cravatta che conquista stadi pieni di contadini? Quello che non capiscono è che le masse cercano qualcuno che si opponga ai potenti, e chi altro potrebbe farla franca? Trump potrebbe essere l’uomo più libero del mondo.
Cos’è la Dottrina MAGA? Più grande non significa sempre migliore. Il ruolo del governo dovrebbe essere così piccolo da essere appena percettibile. Eppure, negli ultimi decenni, si è trasformato in un’impresa enorme grazie a entrambi i partiti politici. Troppe istituzioni create per contrastare il potere del governo, dai media a Wall Street, si sono praticamente alleate con esso. Le fake news sono fuori controllo e gli appaltatori della difesa hanno tratto un vantaggio senza precedenti dai contribuenti americani.
Proteggere la libertà individuale dalle forze tiranniche del governo è l’idea su cui è stata costruita la nostra nazione. È l’unico modo per proteggere i diritti dell’individuo, della famiglia, delle chiese e delle scuole locali e di altri gruppi che non possono difendersi da soli.
Siate scettici verso tutto, soprattutto verso il vostro governo. Fate domande, lottate per i vostri diritti e non arrendetevi mai.
Il presidente Trump è stato sotto attacco fin dal momento in cui ha dichiarato la sua candidatura. Né le contestazioni elettorali né le minacce di impeachment possono cancellare l’eredità di Trump. Ha portato un risveglio. In realtà, sostengo Donald Trump da ben prima della sua campagna presidenziale del 2016. Nel lontano 2011, gli ho twittato: “Corri Trump, corri! Il tuo Paese ha bisogno di te!”. Immagino si possa dire che ero MAGA prima che diventasse di moda. Ero emozionato otto anni dopo, quando, da presidente, Donald Trump disse: “Voglio ringraziare Charlie. È un ragazzo incredibile. Il suo spirito, il suo amore per questo Paese. Ha fatto un lavoro straordinario”.
Dal primo incontro breve con Donald Trump Jr., figlio del futuro presidente, alla Convention nazionale repubblicana del 2016, fino agli eventi organizzati tramite l’organizzazione da me fondata, Turning Point USA (che a sua volta ha attirato decine di migliaia di studenti attivisti), gli ultimi anni sono stati un viaggio straordinario.
Ora dovrei rivelare la filosofia che motiva tutto questo e che motiva il presidente.
Turning Point USA è nata prima della campagna presidenziale di Trump del 2016, ma ha raggiunto dimensioni esplosive in quel periodo, quando gli studenti attivisti che ne fanno parte hanno iniziato a sperare di avere presto un presidente che ascoltasse la loro voce. Il gruppo non esiste solo per sostenere un politico: i nostri eventi annuali, molto frequentati, come il Teen Student Action Summit, il Young Black Leadership Summit e il Young Jewish Leadership Summit lo dimostrano. Siamo un’organizzazione rigorosamente educativa, dedita a predicare i valori del libero mercato, della Costituzione e dell’eccezionalismo americano.
Ma i partecipanti a Turning Point USA, tra cui l’ex membro dello staff di Turning Point USA e fondatrice di BLEXIT Candace Owens, condividono un impulso filosofico e un desiderio politico di fondo, riassunti approssimativamente nello slogan del Presidente Trump, presente sugli onnipresenti cappelli rossi dei suoi sostenitori: Make America Great Again, abbreviato MAGA. Come spiegherò, MAGA è più di un semplice slogan. Dietro la visione di rinnovamento nazionale del Presidente si cela un insieme di principi, per quanto sommariamente delineati, che sono al tempo stesso familiari e allo stesso tempo eternamente bisognosi di una riaffermazione chiara e decisa. Il MAGA La dottrina non è nata nel 2016, perché è la filosofia fondamentale su cui si è sviluppata l’intera società nel corso di diversi secoli.
Ho visto il presidente Trump parlare davanti a studenti delle scuole superiori, i miei giovani colleghi attivisti conservatori ansiosi di ascoltarlo – e in seguito, spesso sento gli studenti chiedermi: c’è un libro o un manifesto chiave che posso studiare per comprendere davvero la filosofia alla base di questo movimento in crescita? Dietro questa nuova sensibilità emergente che è in parte conservatrice, in parte libertaria, in parte populista, in parte nazionalista, eppure non solo un esempio da manuale di nessuna di queste correnti di pensiero? Ora sì che c’è. Non mi permetterei di parlare a nome del presidente, ma cercherò, al meglio delle mie possibilità, di spiegare le vecchie idee alla base del nuovo pensiero che porta in un Paese che ne ha disperatamente bisogno.
Un motivo importante per difendere la Dottrina MAGA mentre Donald Trump si prepara alla rielezione è che se noi che lo sosteniamo non lo facciamo, i nostri avversari politici non esiteranno a “spiegarci” la Dottrina MAGA. Sappiamo quale sarà la loro descrizione della nostra filosofia: i sostenitori di Trump sono razzisti. Trump stesso è un fascista. Le politiche di Trump vanno contro il buon senso e fanno a pezzi la Costituzione.
Sosterranno che il nostro pensiero è antiamericano, mentre distruggono le tradizioni americane di libertà e governo limitato che affermano di difendere. Queste élite deridono i sostenitori di Trump, mentre la loro stessa filosofia minaccia di demolire proprio ciò che ha reso grande l’America.
Quale filosofia è considerata di moda tra molte persone della mia generazione? Il socialismo! Una delle ideologie più disastrose mai concepite. Per quella fazione rivale in in particolare, offro queste statistiche (alcuni dei tanti fatti che mi piace condividere sul mio feed Twitter e podcast):
Duecento anni fa,
• L’84% della popolazione mondiale viveva in condizioni di povertà estrema. Oggi, il 90% non lo fa più.
• L’83% non aveva un’istruzione di base. Oggi, la percentuale sale all’86%.
• L’1% viveva in una democrazia. Oggi solo il 44% non ci vive.
• Il tasso di mortalità infantile era del 43%. Oggi è del 4%.
Tutto grazie al libero mercato che i socialisti vogliono distruggere. Anzi, i tassi di crescita economica e il progresso hanno subito un rallentamento negli ultimi decenni, con la crescita dello stato sociale, a cui i socialisti attribuiscono tutto il merito di tali progressi. I nuovi socialisti e democratici ignorano ostinatamente questi fatti. Ed è questa illusione che rende la Dottrina MAGA più importante che mai.
La Dottrina MAGA è, in parte, un percorso di ritorno allo spirito coraggioso e pionieristico che ha reso possibili non solo la sopravvivenza, ma anche una crescita esponenziale e cambiamenti visionari in America. Unitevi a me nel ripercorrere quel passato e indicare la strada, con l’aiuto di Trump, verso un futuro ancora più luminoso.