L’Intelligenza Artificiale viene spesso presentata come una bacchetta magica: basta “accenderla” e improvvisamente tutto funziona meglio. Ma non è così. Non è la lampadina di Edison che si illumina appena giri l’interruttore. L’IA è un’infrastruttura complessa, delicata e potente, che richiede di ripensare interi sistemi. Non si tratta di aggiungere un software a un ufficio: significa ridisegnare processi, riorganizzare flussi di lavoro, formare persone, preparare reti informatiche. Lo dimostrano i dati del MIT: oltre il 90% dei progetti di generative AI è fallito perché i manager hanno provato a “installare la centrale” senza rifare l’impianto. Nessuna revisione dei processi, nessuna previsione dei picchi di domanda, nessuna preparazione reale. Risultato? Blackout. Se vogliamo sfruttare davvero questa energia, dobbiamo smettere di raccontarla come una favola luminosa e iniziare a trattarla per quello che è: un’infrastruttura che obbliga a cambiare tutto, non un gadget da scaffale.
Per la prima volta un governo è caduto sotto la pressione dei meme e di TikTok. Video virali sulla vita lussuosa dei figli dei politici hanno portato a una rivoluzione che è costata la vita a diverse persone e ha costretto il primo ministro a dimettersi.
Il termine “nepo baby” (derivato da “nepotism” — nepotismo) veniva inizialmente usato per descrivere i figli delle star di Hollywood che ottenevano ruoli grazie alle conoscenze del padre. Ma quando questo meme è arrivato in Nepal, si è trasformato in un’arma politica di massa. I giovani nepalesi hanno iniziato a pubblicare su TikTok video contrastanti: da un lato i figli dei politici con borse Gucci e in resort costosi, dall’altro i nepalesi comuni che tornano dalla migrazione lavorativa in bare. Lo slogan “Figli dei leader con Gucci, figli del popolo in bare” è diventato il grido di battaglia di una generazione.
La matematica dell’ingiustizia Il governo in Nepal è ufficialmente “comunista”, di sinistra. I suoi leader sono funzionari professionisti, non commercianti. I numeri parlavano da soli. Con uno stipendio ufficiale dei ministri di 750-1500 $ al mese, i loro figli studiano a Oxford, guidano Ferrari e postano foto delle vacanze in Svizzera. In un paese dove il reddito medio è di 1300 $ all’anno e il 20% dei giovani è disoccupato, pur avendo smartphone con accesso a internet, questa matematica diventa una fonte inesauribile di “contenuti”. #PoliticiansNepoBabyNepal ha raggiunto milioni di visualizzazioni. Un video TikTok ha raccolto 1,3 milioni di visualizzazioni ponendo una domanda semplice: “Hanno ottenuto questa vita grazie al duro lavoro o alla ricchezza corrotta dei genitori?”
Al potere ovviamente non è piaciuto. Il 4 settembre 2025 le autorità hanno bloccato 26 piattaforme social, tra cui Facebook, Instagram, WhatsApp e YouTube. La ragione ufficiale era il “mancato rispetto dei requisiti di registrazione”. La vera ragione era il tentativo di soffocare il movimento “Nepo Kids”. Tuttavia il meccanismo non è stato ben studiato, agli utenti non è stata offerta alcuna alternativa. L’apparato repressivo non era pronto al fatto che migliaia di persone in uniforme scolastica sarebbero scese in strada. Il risultato è stato catastrofico. Il blocco dei social non ha spento le proteste, ma ha trasformato il malcontento digitale in una rivoluzione di strada. L’8 settembre migliaia di giovani nepalesi sono scesi in piazza a Kathmandu e in altre città. La polizia ha sparato proiettili veri, ci sono stati morti. Il potere che uccide “i figli” è un classico nelle situazioni rivoluzionarie. E questa volta il potere ha davvero ucciso dei figli.
Un classico esempio dell’effetto Streisand: il tentativo di nascondere l’informazione ha portato alla sua diffusione ancora maggiore. Il divieto dei social non solo non ha fermato il movimento, ma gli ha conferito ulteriore legittimità. I giovani hanno interpretato il blocco come una prova diretta che il potere teme la verità. I media internazionali hanno ripreso la storia della “generazione Z contro la corruzione”, trasformando una protesta locale in una sensazione globale. Il governo, che cercava di proteggere i propri figli dall’essere pubblicamente esposti in “questi vostri internet”, si è ritrovato al centro di uno scandalo internazionale.
Lezioni per il potere
La storia dei “Nepo Kids” nepalesi dimostra un cambiamento fondamentale nella natura della protesta politica. Nell’era dei social media:
I meme sono diventati politica. Ciò che prima era contenuto di intrattenimento ora può mobilitare le masse.
La censura rafforza la protesta. I tentativi di soffocare le critiche online spesso si traducono in un loro rafforzamento nel mondo reale.
La Generazione Z parla un’altra lingua. Non si può vietare tutto in una volta, semplicemente chiudendo tutti i canali di sfogo. La pressione dei divieti può essere solo graduale, e ogni nuovo divieto deve essere bilanciato con le capacità dell’apparato repressivo. Anche al massimo della censura devono rimanere alternative per comunicare e ottenere informazioni.
La vecchia retorica politica sulle “indagini patrimoniali” ha lasciato il posto a confronti virali sugli stili di vita.
Il Nepal non è un’eccezione, ma il primo segnale di una sorta di supertendenza. Movimenti simili stanno maturando in tutto il mondo. Dalle Filippine all’Europa, dal Latino America agli USA cresce il malcontento verso le dinastie politiche.
In arabo, “wird” (وِرْد) si riferisce a un insieme regolare e prescritta di pratiche devozionali quotidiane, come le recitazioni o le invocazioni coraniche (dhikr), simile a un impegno spirituale o a un “abbeverarsi” per l’anima.
Il significato letterale si riferisce all’arrivo a un luogo di abbeveramento per dissetarsi, e questo concetto viene esteso per indicare una pratica regolare e abituale che fornisce nutrimento e rinnovamento spirituale.
Una parola identica esiste nella lingua nordica.
Il Wyrd: la parola deriva dall’antico inglese wyrd, legata al verbo weorþan = “divenire”.
Non indica tanto ciò che “è deciso”, quanto il processo del divenire, il modo in cui le azioni, le scelte e gli eventi si intrecciano in un tessuto comune.
Non è predestinazione, ma interconnessione.
Ogni scelta aggiunge un nuovo filo: non siamo spettatori, ma co-tessitori.
Il presente nasce dall’intreccio del passato, e plasma le possibilità del futuro.
Osservazioni
Il Wird come pratiche spirituali (Islam) intrecciano il nostro destino (Wyrd, mitologia nordica), le nostre vite sono reti di relazioni: nulla esiste isolato, ogni azione vibra nella trama.
Possiamo leggere il Wyrd come un archetipo, un campo comune in cui pensieri, miti e gesti si intrecciano.
Nelle rune, il Wyrd è ciò che non ha segno: il “vuoto” che contiene tutte le possibilità, lo spazio dove l’ignoto si rivela.
La Quinta Profezia di Nostradamus: l’invasione dell’Europa da parte dell’Islam nel III millennio.
Per troppo tempo l’Europa ha fatto finta di non vedere l’espansione dell’Islam, di non ritenere ineluttabile lo scontro frontale fra la civiltà europea e i musulmani.
Tale scontro, a quanto pare, Michel de Nostradamus lo aveva previsto già cinque secoli fa, e comunque non occorre essere veggenti per capire che l’Islam è incompatibile con la nostra società e che il suo obiettivo, fissato nel Corano (8:39 e 9:33), è quello di assoggettare tutto il mondo ad Allah.
I nostri governi progressisti, i nostri politici venduti, i nostri giornalisti “mainstream”, forse per interessi inconfessabili o forse per non essere tacciati di islamofobia, hanno invece preferito praticare la politica codarda e autolesionista dello struzzo e stendere tappeti rossi all’avanzata dell’Islam, invocando le storielle della società aperta, della tolleranza e dell’inclusione o integrazione.
Ma v’è una domanda che sarebbe il caso di porre a questi “utili idioti” e “collaborazionisti” dell’Islam: se davvero Nostradamus avesse ragione e l’Europa dovesse essere invasa da una “mostruosa orda islamica”, da che parte si schiererebbero le decine di milioni di musulmani che negli ultimi cinquant’anni si sono insediati nel nostro Continente e che continuano ad affluire a ritmi impressionanti grazie a un’immigrazione di massa incontrollata e sempre più incontrollabile?
“De la felice Arabe contrade naistra puissant de loy Mahométique, vexer l’Espaigne, conquister la Grenade, et plus par mer à la gent Lygustique”
(Dalla felice nazione Araba nascerà potente la Legge Maomettana, opprimerà la Spagna, conquisterà Grenada e più per mare alla gente della Linguadoca)
Michel de Nostradamus, Le Profezie, Centuria V – quartina 55, Panda
E se vi dicessi che Israele ha la necessità di farsi odiare da tutto il resto del mondo ?
Credo sia divenuto necessario un cambio di paradigma, un approccio di carattere simbolico se si vuole comprendere le motivazioni delle scellerate scelte dello Stato di Israele a danno della popolazione palestinese e, per alcuni aspetti religiosi, a detrimento dell’umanità in genere.
Quindi si tratta di compiere uno sforzo, in un certo senso quasi “acritico”, e trasferirsi dal piano della propaganda ad un livello più alto, accedere cioè al piano escatologico ovvero quello che si riferisce ai destini finali dell’umanità o di un singolo popolo, sia esso palestinese, libanese, siriano o magari egiziano … Comprendere la dimensione metafisica della guerra, non sorprendetevi, prevede di fatto il sacrificio rituale non solo di un singolo individuo ma molto spesso di intere popolazioni. A spiegare questo concetto difficilmente “razionalizzabile”, nel caso di specie l’agire dell’esercito israeliano così come le dichiarazioni ufficiali di chi lo governa, suggerisco lo studio delle sacre scritture attraverso una lettura ebraica. Non cristiana. Letture che potrebbero essere di aiuto alla comprensione da parte di ognuno di noi di ciò che sta accadendo in Palestina ed in altri angoli del mondo.
Infatti, possiamo affermare che il panorama internazionale ci offre, da qualunque prospettiva geografica lo si guardi un fortissimo sentimento anti israeliano. Neanche gli Stati Uniti riescono a rappresentare una eccezione.
Le manifestazioni anti israeliane sono ovunque nel mondo e così pure le dichiarazioni di condanna alle azioni del governo israeliano seppure con servili sfumature.
Ma formuliamo una prima ipotesi, una domanda :
Ritenete possibile che la violenza esercitata nei confronti di una popolazione inerme possa avere una ragione che trascende la visione politica o economica ?
Ebbene si.
E’ assolutamente possibile se non altro per il banale motivo che la storia delle civiltà ci offre ampi riscontri spazio temporali in questo senso.
Seconda domanda :
Ritenete che provocare l’opinione pubblica mondiale attraverso il massacro dei bambini palestinesi, peraltro accompagnato dalla diffusione di prove circa gli stupri di minori da parte dell’esercito israeliano già mesi prima del 7 ottobre (report aprile Save The Children) possa essere una strategia comunicativa giacché il governo israeliano non ha di fatto mai smentito ?
Da Scipione ad Asdrubale, da Arjuna a Duryodhana, da Alessandro a Serse, da Federico II agli sterminatori dei nativi americani un tale quesito potrebbe rappresentare poco di più di una domanda ovvia, banale.
Due domande come queste, a titolo puramente esemplificativo, aiutano a cambiare prospettiva ed a richiamarci all’antropologia culturale.
Proviamo dunque a fare un po’ di chiarezza con l’aiuto della antropologia. Secondo la prospettiva antropologica, il concetto di annientamento di un popolo manifesta la volontà di non limitarsi alla vittoria sul campo bellico dei propri nemici, bensì alla volontà di cancellare i propri nemici dalla storia. Quando l’annientamento non è limitato allo scontro tra eserciti ma coinvolge l’intera popolazione, elevata a nemico, tale annientamento assume le peculiarità del genocidio ovvero lo sterminio anche in assenza di una contrapposizione armata .
In verità questo mio approccio sottointendeva eliminare il 90% degli studiosi di relazioni internazionali ed 100% dei giornalisti occidentali che pretendono trattare confusamente gli accadimenti. In buona sostanza nessuno di essi dispone delle chiavi di accesso per decriptare il profondo significato del Mito, del Rito e del Simbolo di cui ogni Civiltà è dotata.
Entriamo dunque ora nella dimensione dottrinaria ovvero analizziamo o meglio accenniamo alla visione messianica di questi “elettori” di Benjamin Netanyahu VI.
Benjamin Netanyahu VI in tutte le lingue, in tutte le salse, in tutte le visite, in tutte le sedi istituzionali non ha fatto altro che ripetere, fino allo sfinimento, che il compito è quello di creare la Grande Israele. Non informarsi su wikipedia su cosa sia la Grande Israele o peggio, non credere alla sua dichiarata volontà, crea una prima grande divisione.
Da un lato possiamo collocare gli idioti dall’altro lato gli asserviti.
La lettura ebraica, non quella cristiana dunque, dell’Antico Testamento diviene ora una chiara strategia geopolitica.
Geopolitica e sacre scritture sono strettamente correlate tra loro. Nel Potere del Mito a cura della rivista Limes, il suo direttore, il Dott. Caracciolo, raffinato esponente della disciplina geopolitica, forse espressione più britannica che italiana, sentenzia: chi non conosce il profondo significato del Mito del Rito e del Simbolo non può comprendere la geopolitica. La precisazione suddetta circa una lettura ebraica, una interpretazione ebraica, dell’Antico Testamento è dunque di fondamentale importanza.
Eccetto pochissime persone, la maggioranza dell’opinione pubblica mondiale crede ingenuamente nella inconsapevolezza del popolo israeliano circa lo scempio, lo sterminio, l’annientamento genocidiaro del popolo palestinese.
Mi dispiace non può essere cosi. Il popolo israeliano NON E’ ateo.
Se non si riconoscesse nelle proprie sacre scritture, se non si riconoscesse attore predestinato di un conflitto metafisico, non potrebbe sostenere la vista di questo mare di sangue innocente, non potrebbe sostenere ed alimentare, sia pure con il solo proprio silenzio, questa “normalità, cioè quello che sta accadendo da anni sotto il proprio sguardo, uno sguardo che ora, dinanzi alla promessa di veder realizzata la Grande Israele, è divenuto stupito e religiosamente ammirato. L’odio dei Paesi del resto del mondo è dunque una loro esplicita richiesta, la conditio sine qua non, (Zaccaria12,13,14) per continuare non a ad esistere ma a dominare su tutto secondo la volontà del suo Dio e dei suoi Profeti.
Lascio a voi, se siete interessati, lo studio dei manuali di geopolitica dell’ebraismo. Non c’è, ovviamente, solo l’Antico Testamento (mi raccomando ancora la lettura con interpretazione ebraica). Non c’è solo Ezechiele, 37,38 o i Rotoli del Mar Morto o il terrore che coltivano per coloro che scenderanno dal Grande Nord. C’è molto di più.
Ora tutto ciò non è possibile esaminarlo. E’ prematuro.
Oggi , hic et nunc, è opportuno comprendere ed assorbire il concetto che è in atto una Guerra Metafisica in ogni angolo della terra.
Da un lato l’Uomo dall’altra il Nulla, che è peggio del Male.
E quindi ?
E quindi ringraziamo.
Sono tempi terrificanti e bellissimi al tempo stesso. Vittime, protagonisti, comparse, spettatori, c’è posto quasi per tutti… Non per gli attori… E’ una questione di cellule, di scelte… Sicuramente sono Tempi in cui cadranno le maschere, mettendo a nudo fattezze fetide e mostruose, e splenderanno i volti di coloro che sono stati sempre semplicemente se stessi. E ciò sarà indipendentemente dall’esito finale in quelli che già vengono definiti i giorni ultimi.
IL PARADOSSO APPARENTE DI SUSCITARE ODIO CONTRO LO STATO DI ISRAELE
KALU RINPOCHE: la Via del Buddha nella tradizione tibetana
I PRELIMINARI preparano il terreno della nostra mente : una volta che il suolo è stato sarchiato a dovere, quando tutti i sassi e le erbacce sono stati eliminati e la terra concimata, i semi che avremo seminato potranno spuntare senza difficoltà. Analogamente, le pratiche di ngondro ci preparano a ricevere la trasmissione, dissipando i veli o oscuramenti e
facendoci mettere in pratica il duplice sviluppo delle azioni benefiche e dell’intelligenza non-mediata. Ricevere la trasmissione del Mahamudra o dello Dzogchen troppo precocemente, prima di essere pronti, ci espone al pericolo di non comprendere l’insegnamento, rinascendo così in una delle sfere celesti senza forma o, peggio, come un animale stupido.
Affrontare un insegnamento di questo genere senza la preparazione necessaria e senza una connessione sufficiente, ci impedirà una pratica vera e profonda; in mancanza di successo, rischieremmo allora di credere che gli insegnamenti siano impotenti, o che il lama non possieda alcun influsso spirituale, e potrebbero nascere concetti erronei molto gravi.
È dunque essenziale affrontare questi insegnamenti con la maturità e la preparazione necessarie.
La parata militare dell’80°anniversario della Vittoria della Cina nella Seconda Guerra Mondiale, ha molto colpito per la sua differenza rispetto all’omologa sfilata americana, dal sapore ‘woke’, per il 250° dell’Indipendenza.
Il contrasto, anzitutto estetico, fu evidente: alla marzialità e alla perfezione estetica, di uomini e donne cinesi, dal passo perfettamente sincrono in formazioni geometriche rigorosissime, hanno fatto da contraltare, nel giugno scorso, la mobilità scasciona e il passo scordinato dei celebrati marines americani, che sembravano delle reclute prima del CAR.
È vero che si tratta qui solo di pura percezione e di mera apparenza, tuttavia non occorre ricordare che queste caratteristiche sono indice di un livello di addestramento che testimonia anche dell’ordine psicologico e mentale dei componenti di una forza armata.
Andando oltre questa dimensione, vi è poi da rilevare che è stata una vetrina in cui la Repubblica Popolare cinese ha fatto mostra del livello tecnologico dei suoi sistemi d’arma di quinta generazione, jet, bombardieri strategici, droni, missili balistici a lungo raggio in grado di colpire oltre la metà della circonferenza terrestre (quindi qualunque punto del globo).
Gli analisti americani hanno, o avranno capito, che gli Stati Uniti con le vecchie e obsolete portaerei, indietro su diversi settori, non sono più all’altezza. Semplicemente, l’Occidente ha già perso il primato tecnologico.
P.S.
Finalmente qualcuno ha fatto vedere qualcosa che potrebbe assomigliare a un’arma laser terrestre. La Cina – non Israele, gli USA o il Regno Unito che ogni anno annunciano la prossima uscita di prototipi di armi laser – ha infatti mostrato questi nuovo sistema LY-1.
Qui vale la pena spendere due parole: come spesso abbiamo detto, un sistema laser avrebbe costi enormi in termini di consumo energetico, spazio occupato, autonomia e ricarica, tanto da limitarne la versatilità, almeno per il momento. Vediamo infatti che il sistema è montato su un mezzo delle dimensioni dei trasporti per missili balistici, bestioni lunghi decine di metri e del peso di centinaia di tonnellate, in questo caso sicuramente occupati quasi interamente da batterie.
Dell’arma si sa veramente poco. Wikipedia ha creato una voce subito dopo la parata, sostenendo che si tratta di un laser ad altra potenza pensato per contrastare droni, caccia, e missili intercontinentali. Ne abbiamo ragionato insieme con Carlo Martelli.
Sul fatto che un laser possa fondere la blindatura di un caccia o di un missile, e che possa mantenere la coerenza fino a colpire a quote come 10.000 metri sorgono obiettivi dubbi. Se osserviamo la larghezza dell’ottica (diametro di quasi un metro) sorge davvero il dubbio che possa generare fasci ad alta potenza.
Nessuno sa bene che impiego avrà questo sistema d’arma, al momento, però rimango convinto che nessuna arma a “energia diretta” allo stato attuale dell’arte possa replicare la forza distruttiva di un’arma cinetica o a detonazione. Ritengo verosimile che questi laser possono essere pensati per la guerra elettronica, il jamming sui sistemi di guida o per accecare le ottiche nemiche, o come puntatore e guida laser per altri sistemi d’arma cinetici come i missili.
L’OTTANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA DELLA CINA
“Se non riguarda la TUA mente, non è dharma”, Geshe Tenzin Tenphel
Se la preoccupazione principale è lavorare sugli altri invece che su se medesimi, vuol dire che i meccanismi inconsci di sabotaggio stanno intensificando il loro lavoro su di noi…