TUTTO È UN MIRACOLO

di Gianluca Marletta

Per 200 anni, in Occidente, scienziati (veri o presunti) e teologi (veri o presunti) hanno baccagliato sull’origine dell’uomo: creato da Dio (un dio concepito modello Mago Zufus), venuto dal Caso (!), ecc. ecc. Come se, di per sè, “l’apparizione” dell’uomo sia più inspiegabile di quella di un bonobo, di una farfalla o anche solo di una cellula (che è un universo complessissimo).

Il fatto è che i Profani negano per principio il miracolo, mettono la testa sotto la sabbia e parlano di “caso”, ma la gran parte dei Religiosi la pensa esattamente come i Profani pur ammettendo, in qualche caso estemporaneo, la possibilità di quello che loro chiamano miracolo.

Il Sapiente, al contrario, sa che tutto quello che esiste non è altro che Miracolo; e che l’uomo, il bonobo, la cellula o l’atomo sono manifestazioni certo diverse eppure inscindibili dello stesso miracolo onnipresente in ogni cosa.

TUTTO È UN MIRACOLO
TUTTO È UN MIRACOLO

IL FUTURO PARTE DAL SUD GLOBALE E L’EUROPA RESTA IN STAZIONE

di Giuliano Noci

Mentre gli Stati Uniti alzano muri di dazi e il Washington Consensus scricchiola sotto i colpi della politica trumpiana, l’Europa resta intrappolata in regolamenti e veti, in Asia è partito un treno che corre veloce. È quello della Shanghai Cooperation Organization: a Tianjin 25 Paesi, il 40% della popolazione mondiale e quasi metà del PIL globale. Non un rituale diplomatico come il G7, ma il segnale di un cambio di rotta epocale. Segno che il Sud del mondo sta avanzando compatto.

La locomotiva si chiama Cina. Dopo aver trasformato la manifattura con il piano Made in China 2025, Pechino ora accelera con la strategia “AI Plus”, che punta a inserire l’intelligenza artificiale in ogni settore della società: dall’industria alla sanità, dall’agricoltura all’istruzione. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere un livello di adozione vicinissimo alla totalità entro il 2030 e aggiungere oltre 1.300 miliardi di euro al PIL entro il 2035. Già da quest’anno, ogni studente cinese avrà un “compagno IA” per l’apprendimento, a dimostrazione che questa trasformazione non riguarda solo l’economia ma il tessuto stesso della società.

L’Europa, invece, sembra ancora ferma in stazione, sonnolenta e divisa. Eppure la direzione è chiara: la geopolitica del XXI secolo la scriverà chi saprà usare l’Intelligenza Artificiale come leva di potere, ricchezza e influenza.

Abbiamo perso il treno della prima rivoluzione digitale. Ora rischiamo di lasciarci sfuggire anche quello dell’Intelligenza Artificiale, a meno di un brusco risveglio.

IL FUTURO PARTE DAL SUD GLOBALE E L’EUROPA RESTA IN STAZIONE
IL FUTURO PARTE DAL SUD GLOBALE E L’EUROPA RESTA IN STAZIONE

LIBERI PENSIERI SU UFO E ALIENI

di Giuseppe Aiello

Da ormai 30 anni mi interesso del fenomeno: non sono uno studioso, nel senso che non ho apportato dati nuovi o ipotesi originali, ma ho letto tantissimo e conosciuto di persona i maggiori ufologi mondiali (tra il 1995 e i primi anni duemila, soprattutto)

Ebbene, ferma restando l’oggettività del fenomeno, sembrano contrapporsi senza esclusioni di colpi, due gruppi:

I sostenitori dell’ipotesi “altri pianeti”, e quelli dell’ipotesi “parafisica” (esseri intradimensionali ecc.)

Dico: l’una non esclude necessariamente l’altra;

anche l’essere umano è un essere pluridimensionale (i profeti, i santi, i grandi mistici e maestri con i loro viaggi “astrali” ecc), eppure vive sul pianeta Terra

Poi ci sono i jinn ecc….

LIBERI PENSIERI SU UFO E ALIENI
LIBERI PENSIERI SU UFO E ALIENI

MAI ALLONTANARSI DALLA RETTA GUIDA DI DIO

a cura di Giuseppe Aiello

“Una persona che si preoccupa di sé stessa è come un servo che il padrone ha mandato in missione. Il padrone lo ha mandato in un terreno di sua proprietà per procurarsi della stoffa.

Quando il servo arriva in quel luogo, comincia a chiedersi: ‘Dove abiterò? Chi sposerò?’ Si preoccupa di queste domande, spendendo tutte le sue energie nell’ansia per queste preoccupazioni, fino a quando non è inadempiente nell’eseguire gli ordini per i quali il suo padrone lo ha mandato.

Quando il suo padrone lo chiama, la sua ricompensa sarà che lo licenzierà e lo separerà dal servo, poiché era totalmente preoccupato dei suoi affari piuttosto che osservare le prerogative e i diritti del suo padrone.

Così è per te, mio ​​caro compagno di fede. Il Reale ti ha inviato in questo mondo e ti ha comandato di servirlo fedelmente, e si è impegnato a sostenere la tua esistenza durante tutto il tuo servizio.

Se ti lasci assorbire dalle preoccupazioni personali e trascuri i diritti che il tuo padrone ti ha conferito, allora ti sei allontanato dal sentiero della retta guida e sei scivolato lungo la strada della rovina. –

Ibn `Aṭā’allah, Libro dell’Illuminazione

MAI ALLONTANARSI DALLA RETTA GUIDA DI DIO
MAI ALLONTANARSI DALLA RETTA GUIDA DI DIO

CONTRO L’IPOCRISIA RELIGIOSA

di Dario Chioli

Le religioni, quando diventano identitarie, sono solo follie.

In esse si adora allora se stessi e i propri idoli invece di Dio.

Chi è davvero in cerca di Lui, ha interesse solo per l’identità Sua, come Lui vorrà esprimerla, e non per la propria, perché sa che questa la troverà solo in Lui, nel modo in cui Lui vorrà manifestarla.

Tutto il resto è premessa, via personale, contorno sociale, sogno o superstizione.

Bisogna infatti intendere che Dio sorge nell’anima dall’ardore interno, e non dai giochi della mente o dagli arabeschi della parola.

Cerchiamolo dunque in libertà, semplicità e speranza, rigettando le catene della consuetudine e dell’ipocrisia.

CONTRO L'IPOCRISIA RELIGIOSA
CONTRO L’IPOCRISIA RELIGIOSA

Gaza: la storia condannerà tutti

a cura della Redazione

05-09-2025

Striscia di Gaza – Da quasi due anni il mondo assiste passivamente a un genocidio che, a detta delle Nazioni Unite, ha pochi precedenti nella storia dell’uomo.

L’Occidente, vile e complice dei crimini israeliani, si limita a ipocrite e sterili dichiarazioni, senza mai immaginare delle azioni concrete contro questo regime criminale. I cittadini occidentali non sono meno colpevoli, i più “coraggiosi” manifestano in piazza, encomiabile, ma è troppo poco. Israele sta massacrando l’umanità e ogni suo principio, grazie anche al nostro silenzio, alla nostra passività, alla nostra incapacità di agire e se necessario, giocarci un qualcosa di nostro. Apriamo finalmente gli occhi e raggiungiamo la consapevolezza, almeno quella, che i nostri governi sono lo specchio di ciò che siamo e rappresentiamo. Il nulla!

Non basta scandalizzarci per i 19mila bambini massacrati, per i milioni di civili affamati e trucidati, non basta! Dobbiamo essere consapevoli che i nostri politici sono pienamente complici di questa mattanza. Ma cosa serve per farci incazzare ed avere un potere decisionale sulle azioni dei nostri governi, invece di essere trattati come stupidi automi da giostrate a piacimento? Forse, se ci fosse la sospensione del campionato di calcio avremmo eserciti di uomini pronti a tutto.

Gaza e il tradimento del mondo musulmano

Buona parte del mondo musulmano non ha mosso un dito per fermare il genocidio a Gaza, anzi, in molti casi è stato complice. La cosiddetta nazione musulmana ha maledetto i suoi governanti, ma ha continuato a riempire le tasche del nemico tracannando Pepsi, Coca-Cola e centinaia di altri marchi filo-sionisti invece di boicottare.

La storia non perdonerà. Né i governanti, né i governati sfuggiranno alla colpa quando Gaza sarà ridotta in cenere. Nel Giorno del Giudizio, non ci saranno scuse, ma solo la verità su chi è rimasto fermo e chi si è arreso. Il silenzio è tradimento. Nessuno di noi sarà esente da responsabilità di fronte a questo orrendo crimine contro l’umanità intera.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Gaza: la storia condannerà tutti
Gaza: la storia condannerà tutti

DOVE IL BENE SI COMPIE ESSO DIVIENE

di Ottava di Bingen

Tutto ciò che è origine porta in sé la divisione.
La divisione si apre in molteplicità, e nella molteplicità, segreta e silenziosa, avanza l’Unità.
Ogni cosa è possibilità di Meraviglia.
Ogni cosa è Amore.
Là dove il Bene si compie, esso diviene.

DOVE IL BENE SI COMPIE ESSO DIVIENE
DOVE IL BENE SI COMPIE ESSO DIVIENE

LE REAZIONI DEL CAIRO SUGLI AIUTI A GAZA

a cura di Associazione Italo-Egiziana Eridanus

5 Settembre 2025

Le recenti dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, secondo cui sarebbe pronto ad aprire il valico di Rafah dal lato palestinese ma che l’Egitto lo chiuderebbe immediatamente dal suo lato, hanno suscitato una dura reazione al Cairo.

L’esperto di sicurezza nazionale egiziano Mohamed Makhlouf, in una recente intervista, ha sottolineato come le parole del premier israeliano rappresentino un’ammissione diretta e inequivocabile: non è l’Egitto a bloccare gli aiuti verso Gaza, ma Israele .

Makhlouf ha evidenziato che le parole del premier israeliano smascherano due falsità:

1. La narrativa israeliana che da mesi attribuisce all’Egitto la responsabilità della chiusura del valico.

2. Le accuse dei Fratelli Musulmani, che hanno promosso proteste internazionali davanti alle ambasciate egiziane accusando il Cairo di “affamare Gaza”.

“Con arroganza e stupidità politica – ha dichiarato Makhlouf – Netanyahu ha ammesso che il lato egiziano del valico è sempre aperto. Israele controlla e blocca l’ingresso degli aiuti, mentre l’Egitto è pronto a trasferirli immediatamente verso Gaza”.

●Dal 7 ottobre l’Egitto ha garantito circa l’80% degli aiuti umanitari entrati nella Striscia, con migliaia di camion pronti sul lato egiziano di Rafah ma bloccati dall’occupazione israeliana.

●Oltre all’assistenza umanitaria, il Cairo sta giocando un ruolo di primo piano sul piano diplomatico:

●Ha promosso colloqui con la comunità internazionale e i partner regionali.

Il generale Hassan Rashad, capo dell’intelligence egiziana, ha incontrato il suo omologo turco per discutere di un cessate il fuoco sostenibile con il supporto dei mediatori internazionali, in particolare Qatar ed Egitto stesso.

Secondo Makhlouf, Israele non cerca una soluzione politica, ma punta a:

●Imporre nuovi fatti sul terreno.

●Sfrattare i palestinesi dalla loro terra.

●Trasformare il valico di Rafah in uno strumento di deportazione, prospettiva che l’Egitto rifiuta categoricamente.

“Le distruzioni sistematiche, i ritardi negli aiuti e l’uccisione dei civili non sono casuali, ma parte di un piano volto a costringere la popolazione a fuggire, così da giustificare il controllo totale su Gaza”, ha affermato l’esperto.

Makhlouf ha ricordato una dichiarazione pubblica del Primo Ministro palestinese, raccolta dai principali media internazionali davanti al valico di Rafah:

“Grazie all’Egitto, al suo popolo e alla sua leadership per il grande sostegno. È Israele che sta chiudendo Rafah dal lato palestinese, mentre l’Egitto non lo ha mai chiuso completamente”.

Questa testimonianza, ha sottolineato Makhlouf, conferma il ruolo centrale del Cairo nel sostenere la popolazione palestinese, smontando le accuse dei Fratelli Musulmani e delle campagne orchestrate contro l’Egitto.

LE REAZIONI DEL CAIRO SUGLI AIUTI A GAZA
LE REAZIONI DEL CAIRO SUGLI AIUTI A GAZA

LA BANCAROTTA MORALE DELLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI

a cura di Mauro Cardone

Calunnie e guerra non in nostro nome
di Franco Cardini

(Incontri con uomini e donne straordinari.)

Le falsità per preparare un conflitto contro l’“orco” Putin e la disparità di trattamento degli eccidi compiuti dagli israeliani nella Striscia di Gaza.

La storia non sarà Maestra di Vita, ma qualcosa ogni tanto la insegna sul serio. Per esempio attraverso certi illustri aforismi di lontana origine ellenico-romana o biblica, trasformati magari in “verità da Bar dello Sport”.

Come quello, di antichissimo sapore ma difficile da rintracciare alla lettera nonostante Wikipedia – parte forse da Sun-Tzu, forse dal Machiavelli – secondo il quale, quando un qualche potere statale si sente arrivato in fondo alla sua parabola e ormai in trappola e in via di liquidazione fallimentare, ha a disposizione solo due vie d’uscita: o dichiara bancarotta o scatena una guerra.

La dichiarazione di bancarotta è più agevole e diretta: certo però implica il riconoscimento di una sconfitta che si può anche attribuire alla malasorte o al destino cinico e baro, ma che insomma comporta esplicitamente o no l’assunzione della responsabilità dei propri errori. Più decorosa e meno certa negli esiti (in fondo, sul campo di battaglia si può anche vincere…) è la dichiarazione di una guerra. Ma per essa occorrono due elementi: una “buona causa” (sic) e un nemico opportunamente scelto.

Quanto alla causa, è presto detto. A sant’Agostino, secondo il quale per dichiarare legittimamente una guerra occorre una buona causa, risponde implacabile lo Zarathustra di Nietzsche: “Vi è stato detto che una buona causa santifica anche la guerra: ma io vi dico che una buona guerra santifica qualunque causa”.

Per il nemico, è ancora più facile. Il più adatto è quello che Hannah Arendt indica come il “Nemico metafisico”: vale a dire quello identificabile come il Male assoluto. Secondo la Arendt, però, l’identificazione del Nemico metafisico (un obiettivo inesistente in quanto realtà storica) è necessaria solo ai totalitarismi: può essere l’Ebreo, il Capitalista, l’Ateo, il Fanatico religioso, il barbaro. Ma ecco qua un altro insegnamento della storia, che qualcosa deve pur insegnare: nella realtà delle cose il Nemico metafisico-Male assoluto lo si può facilmente evocare sempre, in qualunque momento, e non c’è bisogno di avere a disposizione un totalitarismo per costruirlo. Basta una bella propaganda.

Ebbene: è proprio quel che vediamo crescere nell’Europa dei nostri giorni. Un po’ meno negli Stati Uniti governati dal bisbetico, imprevedibile Trump: ma nell’Europa, terra dalla buona Frau Von der Leyen e dai suoi divertenti compagni di cordata la cosa è più facile. È un’erba che ci vediamo crescere attorno ogni giorno, nel nostro orticello.

Lo svolgersi della guerra “russo-ucraina”, ormai piuttosto russo-occidentale, che sembra ogni giorno sul punto di concludersi e non finisce mai, è il contesto opportuno per evocare ed esorcizzare il Nemico metafisico – Male assoluto, una definizione che da sola richiama alla perfezione l’Antico Serpente, il Demonio. Che veglia là, nel fondo della steppa, chiuso nella sua fortezza dalle torri sormontate da stelle rosse e da aquile bicipiti. Non è, non può essere solo un uomo. Finora abbiamo cercato di descriverlo per mezzo di benevoli eufemismi (“nuovo zar”, “feroce tiranno”, “pazzo furioso”, affetto da millanta malattie, disperato leader di un paese allo sbando). Ma ormai lo abbiamo finalmente smascherato come il Male, grazie ai Nostri Eroi.

E costoro, chi sono mai? Facile e breve enumerazione. Per esempio il presidente francese, ora che si sente alle strette da quando il suo stesso primo ministro ha evocato lo spettro del fallimento per debiti che sta minacciando la Francia: e Macron, dopo aver pronunziato la definitiva excusatio non petita secondo la quale egli avrebbe comunque diritto a concludere il suo mandato democratico qualunque cosa accadesse, ha ribadito che il vero Nemico della Francia, della Civiltà, della Libertà è quello là, Vladimir Putin, “l’Orco”. Che è come dire il diavolo. Il responsabile di tutti i nostri mali, che non vuol far finire la guerra contro l’Ucraina bensì continuarla ed estenderla, magari fino agli estremi limiti occidentali d’Europa. E i solerti ministri macroniani ripetono a ogni piè sospinto che, con la Russia, “siamo ormai alle soglie del conflitto”, o praticamente già dentro. Façon de parler, senza dubbio. Metafore. Però…

Al presidente francese fa puntuale eco il cancelliere tedesco, dietro la cui faccia da ragioniere del catasto si cela l’indomito Ricostruttore della Wehrmacht risorta dalle sue brune ceneri. Per Merz, Putin è ormai il nemico numero uno dell’Unione europea e ne sta preparando l’aggressione: quel che si sta sognando a Berlino è un nuovo 22 giugno 1941, una nuova “Operazione Barbarossa”. Difensiva, stavolta: sia chiaro.

Il contagio bellicista dilaga. Se nei bombardamenti russi di Kiev e Zaporizhzhia, presentati come apocalittici, le vittime si contano in realtà sulla punta delle dita, la supposta ferocia russa riempie in cambio i piccoli schermi delle nostre case dai quali sono scomparse le migliaia di morti palestinesi di Gaza. E l’atletico ministro meloniano Abodi può dichiarare che a giusto titolo le squadre russe vanno espulse da tutte le gare sportive internazionali per gli orribili crimini di guerra commessi dal loro governo, laddove giammai Israele potrà subire analoga sorte dal momento che a Gaza come altrove essa si limita a difendere il suo diritto all’esistenza e all’autodifesa.

Ebbene: io non ci sto più. E parlo anche per un nutrito gruppo di amici e colleghi che farà a breve sentire la sua voce. Noi italiani, noi europei, non meritiamo l’onta di dover sopportare in silenzio quest’infamia diventandone complici.

Le calunnie contro la Russia e a favore di una guerra che a ritmi sempre più stretti si prepara non dovranno e non potranno venir proferite con il nostro avallo. Come cittadini, lo dichiariamo apertamente riservandoci il diritto di dimostrarlo con fatti concreti.

Se si sta preparando davvero una guerra, ciò non avverrà con il nostro assenso.

NON IN NOSTRO NOME.

LA BANCAROTTA MORALE DELLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI
LA BANCAROTTA MORALE DELLE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI