SOPHIA: LA SAPIENZA DIVINA

di Ottava di Bingen

“Quando l’anima, restando in sé sola, volge la sua ricerca, allora si eleva a ciò che è puro, eterno ed immortale e avendo natura affine a quello, rimane sempre con quello ogni volta che le riesca essere in sé e per sé sola… Questo stato dell’anima si chiama Sapienza”.

(Platone)

SOPHIA: LA SAPIENZA DIVINA
SOPHIA: LA SAPIENZA DIVINA

VIVERE NELLO SPIRITO

di Antonio Manzalini

Se osserviamo la materia, vediamo il suo nascere, crescere, spegnersi. Tutto ciò che è materiale va incontro alla causalità, all’entropia, al disordine che cresce, alla morte fisica.

Ma lo Spirito non muore. Lo Spirito custodisce l’informazione della vita, la memoria della coscienza, l’impronta dell’amore. Ciò che è stato vissuto nello Spirito non si perde, non si cancella: resta per sempre, oltre lo spazio-tempo.

Per questo possiamo dire che la vita predilige lo Spirito. Non ciò che passa, ma ciò che rimane. Non ciò che si consuma, ma ciò che trasfigura. Lo Spirito è la sorgente del miracolo.

Superare la causalità significa allora imparare a vivere già ora nello Spirito: leggere i segni invisibili, riconoscere le sincronicità, lasciarsi guidare dal senso sublime più che dalla necessità della materia.

VIVERE NELLO SPIRITO
VIVERE NELLO SPIRITO

METTERE AL CENTRO L’AMORE INCONDIZIONATO

di Luciano Tovaglieri

Mettere l’amore in primo piano significa convincersi ogni giorno che le persone contano più delle cose, che il perdono è più prezioso dell’orgoglio e che la compassione è una forza.

Quando l’amore è una priorità, le nostre azioni assumono un nuovo significato. Le parole diventano più attente, i gesti più accoglienti e anche i conflitti vengono affrontati con il desiderio di ricostruire anziché distruggere.

Questa scelta, di amare prima di giudicare, di capire prima di reagire, non è sempre facile, ma è profondamente liberatoria. Mettendo l’amore in primo piano, illuminiamo la strada non solo per noi stessi, ma anche per coloro che camminano al nostro fianco.

METTERE AL CENTRO L'AMORE INCONDIZIONATO
METTERE AL CENTRO L’AMORE INCONDIZIONATO

La manipolazione come labirinto: incontro col Minotauro

di Lelio Antonio Deganutti

Un vento oscuro soffia sul mondo. Le coscienze vengono plasmate come cera nelle mani di chi domina le ombre. Non servono catene né prigioni: bastano le illusioni. La manipolazione è il nuovo veleno dei tempi.

Viene costruito un labirinto, fatto di parole ipnotiche, immagini ammalianti, promesse di salvezza che non esistono. Gli uomini vi entrano attratti dal bagliore, come falene verso la fiamma. Ma presto si accorgono che non c’è via d’uscita: corridoi che si piegano su sé stessi, specchi che riflettono solo menzogne, voci che confondono e disperdono.

E nel cuore di questo dedalo mostruoso attende la bestia.
Il Minotauro.
Non è una leggenda lontana, ma la personificazione dell’inganno finale: il potere che divora la libertà interiore, la creatura che uccide non i corpi, ma le anime. Chi lo incontra è già perduto. Non resta che il silenzio, la resa, la morte spirituale.

È questo il destino degli uomini che si lasciano sedurre dalla gorgone infinita delle illusioni: precipitare nell’abisso e nutrire il Minotauro con la propria coscienza spenta.

Ma c’è un filo. Un filo sottile, invisibile agli occhi ingannati, che ancora resiste. È il filo della sapienza antica, il filo di Arianna che conduce fuori dal labirinto. A chi lo cerca, una voce sussurra ancora: “Siate semplici come colombe e astuti come serpenti.”

Perché solo chi custodisce purezza e vigilanza insieme potrà spezzare le catene invisibili. Solo chi rifiuta la menzogna potrà uscire dal labirinto prima di incontrare la bestia.

E allora il Minotauro morirà di fame, divorato dal suo stesso nulla.

Tratto da: La Voce dell’Essere

La manipolazione come labirinto: incontro col Minotauro
La manipolazione come labirinto: incontro col Minotauro

SENZA SAGGEZZA NON ESISTE BENE

a cura di Melissa Costanzi

Viene sempre meno, nella società contemporanea, il senso della saggezza.

La saggezza consiste nell’uso delle capacità intellettuali umane al fine di perseguire il benessere individuale.

Le capacità intellettuali sono quattro, come insegnava Platone: la percezione, la formazione di giudizi superficiali, la razionalità, l’intuizione.

Ma solo le ultime due capacità corrispondono alla saggezza.

Moltissima gente oggi vive fermandosi solo alla percezione, cioè a ciò che si presenta alla sua mente senza alcuna elaborazione. Una percezione che molto spesso si riduce a pura fantasia perché noi non vediamo ciò che realmente è, ma osserviamo immagini che si producono nella nostra mente per i motivi più disparati, molto spesso prodotte proprio dalla stessa mente che nutre paure, disagi e malesseri.

Così spesso, fermandosi alla sola percezione, si avverte pericolo dove non esiste e non si comprende il pericolo dove davvero c’è, si vede il male dove non c’è e il bene dove non c’è mai stato, senza comprendere ciò che davvero produce benessere o malessere.

Molta di questa gente poi elabora le percezioni solo per produrre giudizi superficiali, che collegano maldestramente e sbrigativamente le informazioni percepite, creandosi convincimenti completamente erronei, perché non corrispondenti alla vera realtà.

Eppure costoro credono fermamente in tali convinzioni, e vanno avanti, spesso tutta la vita, credendo in falsi amici e in falsi nemici, pieni di paure insensate e di certezze altrettanto infondate.

Basta leggere un po’ sui social per vedere quante affermazioni stupide circolino, spesso pregne di odio e di rabbia assolutamente ingiustificate, creando categorie di nemici, di partiti avversi, di discriminazione.

Affermazioni portate avanti da individui che ormai sono sconfinati nella psicopatia, evidenziando malesseri profondi e pericolosi come la paranoia, la proiezione dei propri difetti negli altri, fino ad arrivare al cinismo, alla mancanza di pietà e di compassione, all’indifferenza.

Per vivere un po’ di benessere, bisogna utilizzare la razionalità e l’intuizione, quelle due capacità intellettuali che ormai in questa società sembrano aver perso diritto di cittadinanza.

La razionalità è corretto collegamento delle cause agli effetti, è deduzione logica, è portatrice di chiarezza e ordine nel buio e nel disordine. La razionalità si sviluppa imparando a ragionare, e occorre svilupparla e allenarla fin da bambini.

La nostra organizzazione sociale, e soprattutto il nostro sistema formativo, fondati sui principi della produzione e del consumo, insegnano solo vuoti nozionismi e pretese di “competenza”, facendo latitare le capacità di ragionamento.

L’intuito poi, che sarebbe la più alta delle capacità intellettuali, non viene esercitato praticamente mai. Eppure paradossalmente molti oggi sono convinti di essere “intuitivi”, ignorando completamente il significato della parola “intuizione”.

Intuire non significa svegliarsi al mattino e formulare convincimenti fantasticati la notte. L’intuizione è quella comprensione diretta della realtà che deriva dall’essere collegati alla realtà stessa, e sorge quando la nostra vita si conduce in integrazione e in armonia con la Natura. Si può ben comprendere come le vite che oggi molti conducono, completamente alienate dalla realtà, non possano portare ad alcuna intuizione valida.

Gli altri animali, che non hanno sviluppato alcuna razionalità e che non vivono seguendo le percezioni grezze e i convincimenti superficiali, utilizzano soltanto l’intuizione che deriva loro dall’essere completamente integrati nella Natura.

Perciò gli animali sono sommamente più saggi dell’uomo contemporaneo, che ormai è divenuto solo un folle distruttivo, nocivo per sé stesso e per gli altri.

Soprattutto egli manca della più fondamentale saggezza, che è quella di comprendere che il benessere individuale può trovarsi soltanto nel cercare di realizzare un benessere collettivo, un ecosistema di relazioni con l’altro che è l’unica possibilità per l’individuo di prosperare.

Impegniamoci quanto possiamo per costruire e diffondere la saggezza, o non avremo un futuro.

SENZA SAGGEZZA NON ESISTE BENE
SENZA SAGGEZZA NON ESISTE BENE

QUATTRO TIPI DI DONNE E QUATTRO TIPI DI UOMINI

di Luca Rudra Vincenzini

Il Kokaśastra, o Ratirahasya, di Kokkoka del XII sec., uno dei testi del Kāmaśāstra, assieme al Kāmasūtra IV sec. di Vātsyāyana e all’Anaṅgaraṅga XV sec. di Kalyaṇamalla,

elenca 4 tipi di donne:

1) la donna di loto (padminī), delicata, minuta, profuma di fiori, occhi grandi da gazzella, seni piccoli e tonici, la yoni come un bocciolo, le secrezioni sono bianco/trasparenti, la pelle chiara è liscia ed asciutta, è considerata la migliore per il maithuna, ama i cibi leggeri, in lei prevale vātadoṣa;

2) la donna radiosa (citriṇī), di corporatura media, seni e fianchi tondi e pronunciati, profuma di miele, è morbida ma tonica, la yoni come un frutto, le secrezioni sono bianco-giallastre, la pelle tende al rosso, gli occhi sono vispi, ama i dolci, in lei prevale pittadoṣa;

3) la donna conchiglia (śaṅkhinī), né esile né corpulenta, alta e fina, occhi e yoni sono allungati, i seni cadenti, le secrezioni sono scarse e acide, la pelle è sudaticcia, ama i cibi acidi, in lei prevalgono pittadoṣa e kaphadoṣa;

4) la donna elefante (hastinī), di grande corporatura, è paffuta e tende al grassoccio, occhi piccoli, la pelle è unta, la yoni è come un mango, le secrezioni sono abbondanti ed hanno un odore forte, i seni sono grandi, in lei prevale kaphadoṣa.

Per tutte c’è un corrispondente maschile: lepre (śaśa) con fallo e testicoli piccoli, toro (vṛṣabha) con fallo fino e testicoli grandi, cavallo (aśva) con fallo grande e testicoli medi ed elefante (hastin) con entrambi grandi, le altre caratteristiche fisiche corrispondono a quelle femminili.

Nei mix con i partners si creano i successi e gli insuccessi di coppia…

QUATTRO TIPI DI DONNE E QUATTRO TIPI DI UOMINI
QUATTRO TIPI DI DONNE E QUATTRO TIPI DI UOMINI

L’ANOMALÌA DI DIO: TUTTO E’ COMPRESO IN DIO ANCHE L’ABERRAZIONE

a cura di Chiara Rovigatti

Nel Tutto che compenetra ed è intima Sostanza a Sè stesso e di ogni cosa da Sè stesso autogenerata, nel processo di manifestazione si disvela nelle 2 polarità antinomiche. Può sembrare a prima vista blasfemo nella nostra visione dualistica ma, se riportati all’Origine, il + e il – si fondono e si annullano.

Così succede che l’aberrazione può essere intesa non solo come deviazione e pervertimento di una primitiva Pienezza, ma anche come anomalìa di una profana imperfezione. Proprio come Yeshua che, nella Pistis Sophia porta il nome misterioso di Aberamentho a riconferma del Suo essere una distorsione di questo sistema cosmo e, di converso, dell’intero genere umano.

In Dio tutto è compreso: la Sua Mano Destra e la Sua Mano Sinistra che Egli usa imperturbabilmente per i Suoi Piani imperscrutabili. Intelligenze Superiori e Intelligenze Inferiori: tutte Sue ipostasi a differenti stadi vibrazionali.

Qualcuno sta saltando sulla sedia? Se è così, forse ha dimenticato che gli Arconti sono figli di Sophia (anche se abortiti)…

L'ANOMALÌA DI DIO: TUTTO E’ COMPRESO IN DIO ANCHE L’ABERRAZIONE
L’ANOMALÌA DI DIO: TUTTO E’ COMPRESO IN DIO ANCHE L’ABERRAZIONE

MONARCHIE E REPUBBLICHE IN EUROPA: DAVVERO UN CAMMINO VERSO LA LIBERTA’?

di Luciano Tovaglieri,
Segretario Nazionale di IGNIS – Fuoco Italico

L’immagine che confronta l’Europa del 1815 con quella del 2015 è eloquente. In due secoli lo scenario politico del continente si è radicalmente trasformato: da una mappa quasi interamente colorata di monarchie, a un’Europa dominata dalle repubbliche. Oggi contiamo appena 12 monarchie e ben 35 repubbliche.

La narrazione ufficiale ci insegna a leggere questa evoluzione come un grande trionfo del progresso, della libertà, della democrazia, frutto delle lotte dei popoli e delle conquiste dell’Illuminismo, del liberalismo e delle rivoluzioni borghesi. Ma è davvero così?

Una domanda scomoda

Proviamo per un istante a togliere gli occhiali della propaganda che ci hanno fatto indossare fin dall’infanzia.

Siamo davvero sicuri che gli attuali leader europei, espressione delle repubbliche moderne, siano liberi e indipendenti nelle loro decisioni?

Siamo sicuri che il popolo sia veramente sovrano e che le elezioni garantiscano ai cittadini un potere reale di indirizzo delle politiche più di quanto non accadesse sotto i sovrani del 1815?

Libertà ieri e oggi

Forse gli uomini e le donne del XIX secolo, pur sotto regimi monarchici, vivevano una libertà concreta molto più ampia nella loro vita quotidiana:

• meno burocrazie,

• meno imposizioni fiscali,

• meno interferenze dello Stato nei movimenti e negli spostamenti,

• nessuna presenza asfissiante nelle cure mediche o nella gestione della vita privata.

Oggi, invece, lo Stato democratico e repubblicano entra in ogni aspetto della vita delle persone, imponendo norme, controlli, obblighi, vincoli che restringono in maniera continua la reale libertà individuale.

Le monarchie di oggi non sono quelle di ieri

Va detto inoltre che le monarchie sopravvissute in Europa non hanno più nulla a che vedere con quelle del passato.

Sono monarchie di stampo massonico, figure svuotate di qualsiasi potere reale, ridotte a simboli puramente rappresentativi. Sono state lasciate al loro posto proprio perché non contano nulla nella politica concreta dei rispettivi paesi.

I sovrani di un tempo, pur con tutti i limiti e le rigidità delle monarchie tradizionali, erano più difficili da influenzare: non dipendevano da lobby elettorali o da sponsor occulti per mantenere il potere, mentre i politici moderni sanno benissimo che senza l’appoggio delle grandi lobby finanziarie, potentissime e organizzate, non avrebbero alcuna possibilità di vincere elezioni costosissime.

E proprio questo meccanismo ha reso i leader contemporanei molto più condizionabili e manipolabili di quanto non fossero i sovrani dell’Ottocento.

Chi ha voluto il cambiamento?

La domanda vera è: questo passaggio dalle monarchie alle repubbliche è stato davvero il frutto di una lotta dei popoli, o piuttosto il risultato della volontà di forze ben precise – economiche, finanziarie, usurocratiche – che hanno spinto verso un modello politico che garantisse loro il massimo controllo?

Non è forse vero che dietro le belle parole come “democrazia” e “libertà” si è nascosto un sistema che ha consegnato il potere nelle mani di élite capitalistiche, lasciando ai popoli solo l’illusione di contare, mentre le decisioni reali vengono prese altrove?

Non si tratta di esaltare la monarchia in opposizione alla democrazia: il punto è chiederci se non siamo oggetto di un grande inganno. Perché se fosse stato costruito un sistema autenticamente democratico, dove davvero tutti i cittadini hanno un potere reale di indirizzo nelle scelte collettive, ammesso e non concesso che la maggioranza dei cittadini sia realmente interessata ad esercitare questo potere, cosa di cui purtroppo a volte viene da dubitare, questo potrebbe persino essere un modello valido. Ma la domanda vera è se l’attuale sistema, che si autodefinisce democratico, rappresenti davvero la volontà del popolo, o se non sia piuttosto un paravento dietro il quale agiscono altre forze e poteri che detengono il controllo effettivo.

Conclusione: una riflessione necessaria

Guardando la mappa ci accorgiamo che la trasformazione politica europea non può essere letta solo come un progresso. Bisogna domandarsi:

• Che cosa abbiamo guadagnato davvero?

• Che cosa abbiamo perso?

• Chi sono i veri beneficiari di questo cambiamento?

E soprattutto: siamo davvero più liberi oggi di quanto non lo fossero i nostri antenati nel 1815?

MONARCHIE E REPUBBLICHE IN EUROPA: DAVVERO UN CAMMINO VERSO LA LIBERTA'?
MONARCHIE E REPUBBLICHE IN EUROPA: DAVVERO UN CAMMINO VERSO LA LIBERTA’?