UNA MAGGIORANZA REALMENTE DEMOCRATICA

di Fabio Filomeni

In democrazia conta la maggioranza. Ha ragione Putin quando sostiene che i signori in foto rappresentano la maggioranza del mondo. Una maggioranza sempre più coesa grazie all’arroganza e alla prepotenza di Trump. L’idolo della finta destra meloniana-salviniana-tajaniana, con la sua politica schizofrenica dei dazi è riuscito a riavvicinare perfino due nemici storici come Cina e India. Il presidente cinese rivolgendosi al suo omologo indiano ha detto che i due paesi “debbono essere partner piuttosto che rivali e offrirsi l’un l’altro opportunità di sviluppo e non minacce”. Ognuno di questi leader fa gli interessi della propria potenza continentale. E lo fa ben sapendo che nelle relazioni internazionali contano i rapporti di forza. Purtroppo, in Europa, siamo ostaggio dell’imperialismo americano esercitato attraverso i grandi fondi finanziari che comprano i governi, corrompono i singoli leader pur di soddisfare il complesso militare-industriale di Washington. Serve una “rivolta ideale” che liberi l’Europa da questi impostori che alimentano la guerra civile europea facendo gli interessi atlantici comprando gli armamenti e l’energia americani. Il riavvicinamento alla Russia che non è nostra nemica è fondamentale per far prosperare il nostro continente e farci vivere in pace con il resto del mondo. “Rivolta ideale” sarà il mio prossimo libro che uscirà in autunno.

UNA MAGGIORANZA REALMENTE DEMOCRATICA
UNA MAGGIORANZA REALMENTE DEMOCRATICA

Putin con Xi e l’asse dell’ordine multipolare

di Constantin von Hoffmeister

L’Oriente modella il destino mentre il mondo occidentale declina.

Constantin von Hoffmeister sostiene che Putin e Xi incarnano la formazione di un’alba multipolare, mentre l’Occidente inciampa tra le rovine del suo dominio in declino.

Il palcoscenico si accende a Tianjin. I leader arrivano in formazione, le ombre si estendono sulla piazza. Putin e Xi stanno al centro, due pilastri che si ergono dalla terra e dal cielo. Intorno a loro si radunano l’Iran, la Corea, le voci della steppa e del deserto, delle montagne e delle coste. L’Europa guarda attraverso schermi di vetro, tremante, mormorando follemente la parola “asse”. La parola si fa pesante nelle loro bocche schiumanti, piene di terrore, piene di invidia. L’impero di ieri percepisce gli imperi di domani. La NATO si trasforma in un ricordo, una struttura vacillante che svanisce nella nebbia.

I ministri europei mormorano di strategia, di simboli che sfuggono alla loro presa. Leggono l’incontro come un presagio, una sfida, una tempesta che si alza contro il loro ordine. I loro templi sono costruiti su trattati e astrazioni, eppure questa vetta respira di carne e volontà. L’asse diventa geometria plasmata nel destino, linee tracciate attraverso i continenti, ponti costruiti tra civiltà. L’Europa indietreggia, vedendo il suo riflesso in questo specchio, una figura pallida e rugosa che invecchia sotto una luce intensa.

Gli analisti occidentali nelle loro torri scarabocchiano la parola “scetticismo”. Sognano crepe, fratture tra i presenti. Puntano il dito contro l’India, intrecciando con eleganza, evitando l’abbraccio totale. Descrivono l’ambiguità, misurano l’influenza e contano la coesione. Eppure ogni nota espone la loro paura dell’ignoto. Ogni calcolo ammette la debolezza. L’ambiguità diventa un mantello che copre il battito cardiaco costante dell’ambizione multipolare. Il dubbio diventa confessione. Le loro parole tentano di legare il fuoco alle statistiche, ma il fuoco brucia attraverso le colonne di numeri.

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) si erge con l’ambiguità come bandiera, e l’Europa non può leggere il suo copione. L’ambiguità qui è potere, scudo che nasconde l’unità, nebbia che nasconde eserciti di pensiero. La multipolarità prospera nella fluidità. L’Europa esige linee rigide, ma le linee si piegano, i fiumi scorrono e nascono alleanze. Ciò che chiamano confusione è flessibilità, ciò che chiamano divisione è armonia attraverso il movimento. Il vertice rivela una verità che non riescono a comprendere: il potere emerge attraverso la variazione, la sovranità respira attraverso la vera diversità (non quella del finto occidentale).

L’Ucraina è sia un campo di battaglia che un simbolo. L’Europa chiede una pace definita a Bruxelles, una pace scritta da mani atlantiche. La Russia marcia con la Cina, innalzando striscioni che proclamano un altro destino. La cima diventa una torcia che brucia la pergamena occidentale. I commentatori europei la chiamano aggressione, la chiamano ostilità, la chiamano tradimento del loro copione. Eppure il tradimento significa nascita, e l’aggressività significa forza. Sorge una nuova diplomazia, scritta nel copione della sovranità, attuata attraverso l’allineamento delle civiltà.

L’Occidente bolla questo come ostile, eppure l’amicizia appartiene alla pari. L’assemblea di Tianjin scrive un nuovo contratto di uguaglianza, firme di ferro incise sulla pietra. La pace occidentale diventa carta, mentre la sovranità multipolare diventa granito. L’Ucraina rivela lo scontro di testi, uno scritto con inchiostro sbiadito, l’altro con sangue e luce. L’Europa chiede un allentamento delle tensioni, ma l’escalation significa slancio e lo slancio significa vita.

Dall’altra parte dell’oceano, l’America fissa il suo riflesso su schermi rotti. Gli analisti dichiarano che l’asse è deliberato, una spinta verso un mondo multipolare. Lo definiscono pericoloso, lo chiamano ostile, lo contrassegnano come una minaccia. Le loro parole evocano i tremori delle placche tettoniche che si spostano sotto i monumenti di Washington. La multipolarità non è un piano; È un terremoto. Le colonne tremano, il marmo si crepa e l’impero di un centro sente il peso di molti centri che si alza.

Washington teme l’immagine di calore tra Putin e Xi. La chiamano ottica, ma l’ottica modella la realtà quando gli imperi vacillano. Sorrisi e strette di mano diventano tuoni sulle acque dell’Atlantico. Washington vede divisioni tra l’Europa e se stessa, e il panico si diffonde come il fuoco attraverso i cavi. La Russia si fa avanti, la Cina risponde con un abbraccio e il vertice si trasforma in una festa della sovranità.

Nel gergo americano, la sicurezza diventa un incantesimo. Sicurezza significa dominio, sicurezza significa catene travestite da trattati. Parlano di sanzioni, di isolamento, di contenimento. Eppure le sanzioni si sono sciolte sotto il sole cocente e i martelli hanno forgiato nuove alleanze a causa della pressione. L’isolamento si trasforma in unità, il contenimento si trasforma in espansione. Ogni misura contro Mosca diventa un legame con Pechino. Ogni decreto contro Teheran diventa un invito a unirsi al coro.

Il vertice è visto come un rischio, ma il rischio alimenta la storia. Tianjin si trasforma in una fornace dove il rischio crea imperi. Il vocabolario occidentale del pericolo rivela il loro terrore della creazione. Sognano una pace negoziata dalla mano di Washington, l’ennesima pace che si forma in Oriente, nata dalla sovranità. Una pace di civiltà, non di ordini imposti dall’altra parte degli oceani.

L’Europa e l’America vedono una minaccia, ma la minaccia diventa l’alba della libertà. Le loro stesse ansie tradiscono il riconoscimento: il mondo non appartiene più a loro. Il multipolarismo si alza come una tempesta e un canto. Le civiltà vanno in scena, le voci si stratificano, i ritmi antichi e nuovi. Ogni voce aggiunge peso al ritornello, ogni stretta di mano aggiunge risonanza alla marcia.

Il vertice della SCO a Tianjin è un’epopea e una profezia. L’impero occidentale in caduta lo guarda con disagio, ma l’inquietudine segnala il riconoscimento della verità. Il multipolarismo non è un dibattito, non è una negoziazione, non è una proiezione. La multipolarità è l’Essere stesso, nato dalle civiltà, portato dalla sovranità, acuito dalla lotta.

L’orizzonte risplende di striscioni di molti colori. La notte occidentale si addensa, ma l’alba orientale risplende di fuoco. Putin stringe la mano a Xi e il mondo si inclina. La multipolarità sale, portata sulle ali di imperi rinati. L’Occidente guarda, tremante, mentre il coro del domani sfila oltre le sue mura fatiscenti.

Tratto da: Multipolar Press

Putin con Xi e l'asse dell'ordine multipolare
Putin con Xi e l’asse dell’ordine multipolare

IL SABOTAGGIO DI NORD STREAM

a cura di Eva Bergamo

Un’indagine tedesca ha scoperto che uno dei membri del gruppo speciale ucraino coinvolto nell’attentato al Nord Stream era stato addestrato dalle forze armate tedesche.

Ha inoltre confermato che c’era stato un tentativo simile di far saltare in aria il gasdotto Turk Stream nel Mar Nero.

Gli inquirenti ritengono che nell’attacco siano coinvolti in totale sette ucraini: quattro sommozzatori, un responsabile degli esplosivi, uno skipper e l’arrestato Serhii Kusnetzov.

La cattura del terrorist@ è, senza dubbio, una questione politica non solo per il governo tedesco, ma anche per lo stesso #ZelenskyWarCriminal .

Secondo i servizi olandesi e americani l’ex capo militare ucraino – e papabile nuovo presidente – Valery Zalushny sarebbe la mente dietro l’arresto.

Lo stesso Zelensky potrebbe essere stato informato, informalmente.

Se si terrà un processo, tutto questo potrebbe venire alla luce. Dipenderà ovviamente dalla testimonianza dell’imputato.

IL SABOTAGGIO DI NORD STREAM
IL SABOTAGGIO DI NORD STREAM

RICONOSCERE LA PROPRIA CATTIVERIA

a cura di Jung Italia

“Tanto più si conosce la propria cattiveria, tanto più si è capaci di proteggersi da quella degli altri. […]. Le persone che si lasciano maltrattare dagli altri sono o molto giovani, o troppo candide; ma soprattutto esse sono indirettamente responsabili di ciò che accade loro, non hanno sufficiente coscienza del male che hanno in sé. Se l’avessero, acquisirebbero una sorta di percezione intuitiva del male negli altri e non presterebbero il fianco. […] Lo sciocco idealista che si lascia imbrogliare da tutti può essere aiutato non con la pietà, ma conducendolo alla sua Ombra interiore”.

Marie Louise von Franz, Il femminile nelle fiabe

RICONOSCERE LA PROPRIA CATTIVERIA
RICONOSCERE LA PROPRIA CATTIVERIA

RUSSIA E CINA SECONDO PUTIN

a cura di Giorgio Bianchi

30 Agosto 2025

L’intervista di Vladimir Putin all’agenzia di stampa cinese Xinhua in vista della sua visita ufficiale in Cina:

▪️In Russia, non dimenticheremo mai che la resistenza eroica della Cina è stata uno dei fattori cruciali che hanno impedito al Giappone di pugnalare alle spalle l’Unione Sovietica durante i mesi più bui del 1941-1942. Questo ha permesso all’Armata Rossa di concentrare i suoi sforzi per schiacciare il nazismo e liberare l’Europa.

▪️I popoli dell’Unione Sovietica e della Cina hanno sopportato il peso maggiore dei combattimenti e subito le perdite più gravi. Sono stati i nostri cittadini a sopportare le maggiori difficoltà nella lotta contro gli invasori e a giocare un ruolo decisivo nella sconfitta del nazismo e del militarismo. Attraverso queste dure prove, sono state forgiate e rafforzate le migliori tradizioni di amicizia e mutuo aiuto – tradizioni che oggi costituiscono una solida base per le relazioni russo-cinesi.

▪️Russia e Cina condannano con fermezza ogni tentativo di distorcere la storia della Seconda Guerra Mondiale, glorificare nazisti, militaristi e i loro complici, membri di squadre della morte e assassini, o diffamare i liberatori sovietici. I risultati di quella guerra sono sanciti nella Carta delle Nazioni Unite e in altri strumenti internazionali. Sono inviolabili e non soggetti a revisione. Questa è la nostra posizione condivisa e ferma con i nostri amici cinesi.

▪️Le relazioni economiche tra Mosca e Pechino hanno raggiunto un livello senza precedenti, la Cina è il principale partner commerciale bilaterale della Russia.

▪️Le transazioni Russia-Cina vengono effettuate in rubli e yuan, con la quota di dollari o euro “ridotta a una discrepanza statistica”.

▪️La Russia mantiene saldamente la sua posizione di principale esportatore di petrolio e gas verso la Cina. Da quando il gasdotto Power of Siberia ha iniziato a funzionare nel 2019, le consegne cumulative di gas naturale hanno già superato i 100 miliardi di metri cubi. Nel 2027 prevediamo di avviare un’altra importante rotta del gas, la cosiddetta Rotta Estremo-Orientale. Stiamo inoltre collaborando efficacemente su progetti di GNL nella regione artica della Russia.

▪️La Russia è uno dei principali mercati mondiali per le esportazioni di automobili cinesi.

▪️La cooperazione tra Russia e Cina nelle Nazioni Unite, nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e nei BRICS è un fattore significativo nella politica globale.

▪️La Russia si aspetta che la presidenza del G20 del Sudafrica consolidi i risultati del Sud Globale.

RUSSIA E CINA SECONDO PUTIN
RUSSIA E CINA SECONDO PUTIN

CONTRO LE POLARIZZAZIONI E PER L’UNITA’

di Rossella Ahmad

“Diversi amici mi hanno chiesto di esprimere la mia opinione sulla Freedom Flottilla.

Una premessa obbligatoria: non amo le polarizzazioni. Anzi, le detesto.

Così come non mi piace a pelle chi si senta unico detentore del Verbo, qualunque esso sia. E come tale si atteggi.

La questione palestinese non ha bisogno di protagonismi. Essa brilla di luce propria, e tutti noi che le ruotiamo attorno, a vario titolo, siamo semplici comparse più o meno importanti, più o meno informate, più o meno utili

È un mare magnum, semplicissima nella sua genesi ma nella quale si intersecano molti piani differenti, solo apparentemente contrastanti.

E di alcuni di questi piani io voglio parlare.

Esiste il piano della resilienza. Una parola che non amo e super inflazionata nella sua accezione meno nobile, ma quella che più si avvicina al significato originario del termine sumud.

Esserci. Restare. Soffrire ma piantarsi nella terra con radici sempre più profonde, affinché i tentativi di sradicamento da parte dell’oppressore siano vani.

Ed esiste il piano della Resistenza. Una parola invece bellissima, che rappresenta il fulcro della lotta palestinese per la sopravvivenza all’interno della sua patria ancestrale

Combattere. Sacrificarsi. Difendere le proprie radici con ogni mezzo. Tentare se necessario anche l’impossibile. Al- Muqawwama al Mustamirra, fino alla liberazione. La più nobile e sacra delle opzioni.

Questi due piani attengono unicamente al popolo palestinese, e rappresentano un onere che ricade per intero sulle sue spalle.

Vi è poi il piano del sostegno internazionale. Per sostegno internazionale intendo il sostegno vero, reale, inequivocabile, al popolo palestinese ed alla sua lotta di Resistenza. Ogni altra opzione ibrida che non parta dal riconoscimento dell’ingiustizia storica inflitta ad un popolo innocente e della legittimità della sua Resistenza, non merita per me di essere presa in considerazione.

Questo in generale.

Siamo però in tempi di genocidio. Un popolo imprigionato in uno spazio polverizzato resiste da due anni all’assedio di molte armate coloniali, di molti mercenari, di molte meretrici di ogni risma e di ogni forma.

Miracolosamente, resiste a settecento giorni di bombe a frammentazione. Alla mancanza di cibo ed acqua. Alla crudeltà più perversa mai messa in campo da un esercito occupante. Riesce persino ad infliggere perdite dolorose ai colonizzatori europei grazie al coraggio di uomini votati al sacrificio, poco armati e male equipaggiati.

L’onere del sostegno tocca a tutti noi. Non possiamo sottrarci ad esso, pena la perdita definitiva di ogni residuo brandello di umanità.

Ciascuno a modo suo. Ciascuno come può. Utilizzando i mezzi che ha.

Gli studenti nei campus del Nordamerica. Le manifestazioni oceaniche. Ogni occasione pubblica o privata in cui si parli di Palestina e si pronunci il nome di Palestina. L’attivismo sui social e nella vita di ogni giorno. Il sostegno agli orfani. L’accoglienza ai rifugiati. Le donazioni, di ogni tipo. Le Marce Globali. E le piccole barche della libertà.

Nulla serve ma tutto serve ed è utile, soprattutto quando si è consci delle proprie finalità, ed anche dei propri limiti. Che sono enormi, e sarebbe ingenuo non esserne consapevoli. Quando faccio una donazione, devo essere consapevole che parte dei miei soldi finiranno nelle mani sbagliate

Quando scrivo, devo essere consapevole che potrei essere in ogni momento censurata, bloccata, impedita. E quando manifesto, devo essere consapevole che c’è la concreta possibilità di essere arrestata, forse picchiata, comunque privata dei miei diritti umani.

Ma nessuna lotta può fermarsi. Non ora. Mettiamo da parte le personali preferenze e l’odiosa abitudine a fare le pulci a tutto il resto.

Riusciranno le barche a salpare? Potranno mai giungere fino a Gaza? Non credo. Non è mai accaduto che ci arrivassero dal 2010 allo scorso luglio, figurarsi oggi. Sempre intercettate, sequestrate, fatte oggetto di atti di pirateria – ed in un caso di vere e proprie esecuzioni sommarie dei volontari da parte dell’entità coloniale.

Ai fini pratici non credo serva – anche se spero sempre nell’imponderabile – ma il valore simbolico, di accerchiamento globale dell’entità genocida, del suo sacrosanto sputtanamento in faccia ai popoli del mondo, è enorme ed è qualcosa che a me, personalmente, fa palpitare il cuore.

La partenza delle barche non mette a riposo tutto il resto. Gli dà slancio. Nessun piano è pensato per confliggere con gli altri e, di fatto, nessuno lo fa.

Vi è necessità di connessione tra le diverse lotte anche a livello globale, ma questo potrà avvenire solo se e quando Gaza sarà salva, i suoi cancelli simbolicamente spalancati, la sua gente vittoriosa libera dal sopruso. Ma per questo servirebbe ben altro. Sapete come la penso, l’ho già detto, non è necessario ripetermi.

Quando si è imprigionati, però, si guarda spesso all’orizzonte. Si immagina. Sì spera. Si sogna.

Anche quelle vele al vento possono essere un bel sogno.

Che ha a che fare con la libertà.

CONTRO LE POLARIZZAZIONI E PER L'UNITA'
CONTRO LE POLARIZZAZIONI E PER L’UNITA’

IL RICONOSCIMENTO DELLE CASTE SPIRITUALI

a cura di Carlo Weiblingen

Le quattro caste sono state stabilite da Me, dalla differente distribuzione delle caratteristiche naturali e delle capacità

[ 𝐁𝐡𝐚𝐠𝐚𝐯𝐚𝐝-𝐆𝐢𝐭𝐚 ]

Proprio come lo stato è suddiviso in tre sezioni, ogni anima individuale è similmente suddivisa in tre parti. Una è il principio della conoscenza, la seconda dell’ardore, quanto alla terza ha così tante forme svariate che non siamo riusciti a trovare un unico nome per essa.

[𝐏𝐥𝐚𝐭𝐨𝐧𝐞]

Dagli dèi ebbe inizio, tra gli uomini, la distinzione delle classi sociali. In occasione di un suo viaggio sulla terra 𝐇𝐞𝐢𝐦𝐝𝐚𝐥, figlio di nove gigantesse, generò, da tre donne diverse, tre figli che furono i capostipiti delle tre categorie fondamentali degli uomini; 𝐓𝐡𝐫𝐚𝐞𝐥𝐥, il servo, che aveva ruvide le mani e la faccia, curve le gambe e la schiena, grosse le dita; 𝐊𝐚𝐫𝐥 , il contadino, rosso di capelli e di viso; e 𝐉𝐚𝐫𝐥 il conte, dai chiari capelli, dalle guance lucenti e dagli occhi acuti come quelli di un giovane drago. Thraell imparò ogni genere di opere servili, sposò Thir, una fanciulla dal naso camuso, e tutti i suoi figli e nipoti furono schiavi come lui, Karl imparò a guidare l’aratro, sposò Suor ed ebbe una lunga discendenza tutta di contadini. Jarl, sin da bambino, si trastullava con le armi: tendeva l’arco, lanciava dardi, maneggiava bene la spada. Diventato adulto, combattè e uccise molti guerrieri, conquistò terre e ricchezze, divenne capo di armati; sua moglie fu la saggia Erna che gli diede molti figli i quali, a loro volta, appresero a domare cavalli e a maneggiare le armi: e così conservarono, di generazione in generazione, il dominio e la Signoria”.

[𝐈𝐥 𝐂𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐑ì𝐠 ]

Il sistema delle caste si basa sulla natura delle cose, dunque su una realtà che non può NON manifestarsi in certe condizioni. Tale sistema è possibile e legittimo in quanto è giustificato dall’effettiva esistenza delle diversità tra le qualificazioni come anche dalle varie eredità.

La ‘Casta’ quindi, nel suo senso spirituale, è la legge (dharma) che regge una data categoria d’uomini conformemente alle loro qualificazioni ed in cui è possibile raggiungere la propria pulsione tramite l’adempimento della propria funzione.

La concezione delle tre funzioni diventa così non soltanto l’asse portante della visione del mondo degli Indoeuropei ma anche il principio che serve a strutturarne la Comunità in maniera gerarchica, organica e differenziata.

IL RICONOSCIMENTO DELLE CASTE SPIRITUALI
IL RICONOSCIMENTO DELLE CASTE SPIRITUALI

MORIRE IN VITA A SE’ STESSI

di Manuelita Atisha

Ogni Esperienza la stai facendo attraverso il corpo fisico, psichico/mentale, non dimenticarlo… anche togliendo la fisicità, lo psichismo e perdendo la sensazione del corpo ciò che trovi è sempre e solo un’esperienza decodificata dal tuo “insieme personale”, ed è a quello che devi dire grazie… senza tutto ciò non ne hai ancora fatta esperienza, neanche dello Spirito puro, che suppongo ti disintegrerebbe. Idem altri campi di energia che si attivano sempre e comunque attraverso il tuo insieme fatto a persona.

Per cui tutto ciò che studi, vivi ed esperisci meditativamente, o attraverso tecniche forzate, è solamente grazie a questo tuo scafandro umano (involucro). I restanti sono svarioni che andrebbero lasciati andare, arrendendoti al tuo non sapere, reso a te uomo solo egoica sofferta dimenticanza.

Questo è Morire, in vita, a te stesso…

MORIRE IN VITA A SE' STESSI
MORIRE IN VITA A SE’ STESSI

LA TRUFFA DEL SECOLO AI DANNI DEI POPOLI D’EUROPA

di Luciano Tovaglieri,
Segretario Nazionale di IGNIS – Fuoco Italico.

Dai vaccini ai missili: la truffa del secolo ai danni dei ceti medi e dell’Europa, ci troviamo di fatto di fronte ad una rapina legalizzata: così le crisi mondiali (create ad arte) arricchiscono l’élite e impoveriscono i popoli.

Negli ultimi cinque anni l’economia mondiale è stata attraversata da due shock epocali: la pandemia da Covid-19 e lo scoppio di nuove guerre su scala regionale, dall’Ucraina alla Palestina. Al di là delle narrazioni ufficiali, i dati economici mostrano un filo rosso che lega questi eventi: un gigantesco flusso di risorse verso le grandi corporation statunitensi – farmaceutiche prima, belliche poi – e un continuo aggravarsi del debito pubblico USA. L’impressione è che questi fenomeni rappresentino tentativi estremi di tamponare una crisi strutturale dell’economia americana, scaricandone i costi su contribuenti e Paesi alleati.

1. Il boom dei vaccini: decine di miliardi in poche stagioni

Con il Covid-19, le big pharma americane hanno registrato guadagni senza precedenti.

• Pfizer-BioNTech: 36 miliardi $ di vendite nel 2021, 11 miliardi nel 2023.

• Moderna: 17,7 miliardi $ solo nel 2021.

• Complessivamente, Pfizer, BioNTech e Moderna hanno portato a casa circa 90 miliardi $ di profitti nel biennio 2021–2022.

• Il valore globale generato dai vaccini è stato stimato in oltre 5 trilioni di dollari, di cui circa 1,9 trilioni legati al solo Comirnaty di Pfizer-BioNTech.

Un’operazione che ha trasformato l’emergenza sanitaria in una miniera d’oro per poche multinazionali, sostenute da fondi pubblici e da campagne vaccinali di massa finanziate in larga parte dai governi europei.

2. L’industria delle armi: la guerra come business

All’indomani della pandemia, l’esplosione del conflitto in Ucraina (2022) e la guerra in Palestina (dal 2023) hanno rilanciato in modo spettacolare i bilanci dell’industria militare americana.

• Nel 2023, i ricavi delle 41 aziende statunitensi del settore hanno raggiunto 317 miliardi $ (+2,5%).

• Tra 2020 e 2024, i contratti del Pentagono sono stati pari a 2,4 trilioni $, con 771 miliardi assegnati ai cinque colossi principali (Lockheed Martin, RTX, Boeing, General Dynamics, Northrop Grumman).

• Nel 2024, le vendite di armi all’estero hanno toccato il record storico di 318,7 miliardi $ (+29%), spinte dalla domanda europea e asiatica legata all’Ucraina e al Medio Oriente.

• Solo verso Israele, tra il 2023 e il 2024, sono stati destinati 18 miliardi $ in forniture dirette, con impegni per altri 30 miliardi.

• Lockheed Martin e RTX hanno visto crescere i ricavi dei missili di oltre l’8–11%.

Le guerre, dunque, hanno agito come un moltiplicatore di profitti per un’industria che vive di crisi e conflitti: più instabilità significa più contratti, più vendite, più dividendi.

3. Il macigno del debito pubblico USA

Se questi numeri fotografano guadagni colossali per farmaceutiche e contractor militari, dall’altra parte resta il nodo irrisolto: il debito pubblico americano.

• Nel 2020, con la pandemia, il debito USA ha superato per la prima volta i 26 trilioni $.

• Oggi, nel 2025, è arrivato a oltre 34 trilioni $, con un rapporto debito/PIL superiore al 120%.

• Solo di interessi sul debito, gli Stati Uniti pagano più di 1 trilione $ l’anno – una cifra superiore all’intero bilancio per la difesa di qualunque altro Paese.

La spesa per vaccini e armi ha garantito ricavi enormi a pochi colossi, ma ha ulteriormente gravato sulle finanze pubbliche, scaricando i costi su contribuenti interni ed esteri.

4. Una strategia estrema per evitare il collasso?

Letti insieme, questi dati suggeriscono una dinamica inquietante:

• La pandemia da Covid-19 ha innescato un gigantesco trasferimento di risorse pubbliche verso le case farmaceutiche americane.

• Le guerre in Ucraina e Palestina hanno poi spinto a un secondo trasferimento, questa volta verso l’industria bellica.

• In entrambi i casi, i costi sono stati sostenuti non solo dai cittadini americani, ma anche – e soprattutto – dai contribuenti europei, attraverso acquisti di vaccini, contributi NATO e pacchetti di aiuti all’Ucraina.

• Il risultato è un gigantesco spostamento di ricchezza dai ceti medi ai vertici dell’élite economica e finanziaria, con Big Pharma e complesso militare-industriale come principali beneficiari.

5. Una crisi di leadership

Questi tentativi, tuttavia, non cancellano la realtà: l’America è oggi un Paese che affronta una gravissima crisi di leadership politica, economica e militare. La supremazia globale è contestata dalla Cina e da nuove potenze regionali, mentre l’egemonia finanziaria è erosa da debito e inflazione.

Le élite statunitensi cercano di guadagnare tempo con emergenze “globali” che giustificano spese eccezionali, profitti record e nuove forme di dipendenza economica degli alleati. Ma ogni “cura” sembra peggiorare la malattia: debito crescente, impoverimento dei ceti medi, instabilità diffusa.

Conclusione

Dai vaccini ai missili, il copione è lo stesso: una crisi viene trasformata in business per pochi colossi americani, mentre i costi vengono socializzati su scala internazionale. Il debito pubblico USA continua a crescere senza controllo e l’economia americana resta in bilico, sempre più dipendente da guerre, emergenze e dall’obbligo di trascinare i propri alleati nel finanziamento di questa macchina.

Più che di un modello di successo, siamo di fronte a un estremo tentativo di rinviare il collasso di un impero in crisi, con un gigantesco trasferimento di ricchezza dai popoli all’élite, e dall’Europa all’America.

LA TRUFFA DEL SECOLO AI DANNI DEI POPOLI D'EUROPA
LA TRUFFA DEL SECOLO AI DANNI DEI POPOLI D’EUROPA