di Salvatore Penzone
Credo che l’umanità nella sua interezza si possa considerata un organismo, e come tale soggetto ad una sua evoluzione. Il processo di crescita che ci riguarda presuppone, inevitabilmente, l’abbandono progressivo del veicolo (la struttura culturale e psicologica) che ci ha portato lì dove siamo, e quindi il crollo dei muri dietro i quali si è venuta a strutturare l’immagine che abbiamo di noi stessi. In questa prospettiva credo sia evidente a tutti come la globalizzazione abbia cavalcato un percorso, inevitabile, di apertura, che presuppone la necessità di guardare all’umanità nella sua interezza e l’abbandono di schemi che riducono l’ampiezza della visione del nuovo orizzonte.
Per questi motivi credo che stiamo assistendo ad una manipolazione dei processi evolutivi che riguarda l’intera umanità. Una manipolazione ben condotta da parte di chi è consapevole del percorso e delle forze che spingono l’umanità ad evolvere. Il processo con le Forze inerenti, non è stato bloccato ma, con intelligenza diabolica, deviato dal suo binario. Si continua a parlare di democrazia, di libertà, di condivisione, di diritti umani, di accoglienza ma dietro l’uso di questi concetti si nasconde il tentativo di destrutturazione della psicologia umana, la distruzione della memoria storica, con il suo retaggio etico filosofico, e si nasconde anzitutto l’antica arma del DIVIDE ET IMPERA, uno strumento particolarmente attivo e globalmente diffuso di destabilizzazione: scontro tra religioni; interessi privati contro interessi collettivi; nazione contro nazione; scontri ideologici-identitari; l’uomo contro la donna; l’avere e l’apparire che si scontrano con la natura del nostro essere profondo; l’identità biologica che viene minata da un libertarismo anarcoide e amorale alla cui difesa hanno eretto il bastione del “politicamente corretto”. Per sottrarci alla manipolazione imperante credo che bisognerà rimettere la coscienza collettiva sul suo binario, e forse sarà anche necessario tornare alla stazione di partenza: famiglia, patria, identità, intesi come luoghi da cui poter ripartire. Il retaggio etico e filosofico che ha dato vita alla cultura umanistica potrebbe già servire, così come la famiglia intesa come cellula di un corpo sociale condiviso dove sperimentare l’amore per il nostro prossimo a partire da coloro che più ci sono vicini. In questo senso anche la patria diventa un luogo di elaborazione della crescita della coscienza collettiva di una comunità, poi di un popolo, e poi, in un’ottica di collaborazione multipolare tra le varie patrie, della crescita della coscienza collettiva dell’intera umanità. Bisognerà che l’intero percorso sia gestito individualmente senza che ci siano interposizioni esterne ma all’interno di un ordine che possa favorire il rispetto dell’altro e la collaborazione.

