Buddha e il Saka Dawa

Testo di Julius Evola, a cura di Sandro Consolato in Pillole Evoliane

Per il quindicesimo giorno del mese chiamato Saka Dawa, quest’anno il 5 giugno 2020, in cui si commemora la Nascita, l’Illuminazione e il Parinirvana di Buddha Sakyamuni.

Bhāva (Nascita)

“Chi poi venne chiamato lo Svegliato, cioè il Buddha, era il principe Siddharta, secondo alcuni figlio di re, secondo altri, almeno della più pura e antica nobiltà della stirpe dei Çakya, proverbiale per la sua fierezza – era un modo di dire : ‘fiero come un Çakya’. Questa schiatta, a sua volta, come le più illustri e antiche dinastie indù, si rifaceva alla cosiddetta ‘stirpe solare’ – surya vamça – e all’antichissimo re Içvaku. ‘Lui, di stirpe solare’ – si legge, circa il Buddha. Ed egli lo dichiara: ‘Discendo dalla dinastia solare e sono di nascita un Çakya’ ed anche come asceta che ha rinunciato al mondo rivendica la dignità regale, la dignità di un re ariya”.

Nirvana (Illuminazione)

“In questi termini la ‘veglia’ degli arya si presenterebbe nella grandiosità di una vicenda in cui la notte si trasforma in giorno, l’incoscienza in supercoscienza; la visione di esistenze indefinite disperse nel tempo si dischiude come un ricordo, ed è lasciata indietro; la visione di infiniti destini di esseri sparsi nello spazio si dischiude ed è lasciata indietro. Verso le ultime ore della notte, là dove per gli altri ‘il sonno è più profondo’, all’albeggiare della luce fisica, albeggia anche quel sapere quel risveglio, in cui ogni mania è distrutta, che sovrasta ogni mondo con le sue schiere di angeli, di cattivi e buoni spiriti, di dèi e uomini, di asceti e sacerdoti. Così quando il Compiuto dalla superveglia della notte trasformata in luce ritorna al mondo degli uomini nel punto in cui la luce del sole va a rischiararlo, l’un risveglio corrisponde all’altro, l’elemento fisico e quello metafisico s’incontrano e per lui, pel Compiuto, ben si può usare una imagine ricorrente nei testi: appunto quella de sole, ‘quando, nell’ultimo mese della stagione delle piogge, dopo aver dissipato e fugato le nubi gravide d’acqua, sorge nel cielo e disperde raggiando ogni nebbia dell’aria e folgora e splende’. Tale la possente apparizione dello Svegliato fra gli uomini: ‘Luce del mondo’ – è stato anche chiamato il Buddha – ‘luce di sapienza divenuta luce del mondo”; ‘veggente, che appare nel mondo degli uomini e degli dèi, procedendo solo, nel mezzo, disperdendo ogni tenebra’.”

Parinirvana (Esaurirsi)

“[…] jara, l’esaurirsi delle possibilità vitali, il ‘compiersi del tempo’ e il dissociarsi dell’aggregato costituente l’essere individuale, coincide, nello Svegliato, con l’uscita definitiva. Egli può dire: ‘La forma esteriore di chi ha conseguito la verità vi sta dinanzi, ma ciò che lo lega all’esistenza è stato reciso… alla dissoluzione del corpo, né dèi né uomini potranno più vederlo.’ In simili casi con la morte fisica sparisce qualcosa che aveva una esistenza automatica, condizionata in senso positivo – condizionata, cioè, dalla sola volontà, priva di brama, del Compiuto: è il cosidetto khandha-parhinibbana, che peraltro, rappresenta un avvenimento contingente, privo di effetti in ordine ad uno stato spirituale che, per definizione, non conosce ‘né aumento, né diminuizione, né composizione’. Il termine parinibuto, ‘completamente estinto’, in vari testi è applicato al Buddha ancora vivo. La morte materiale, fisica, non fa che sciogliere gli ultimi elementi materiali, senza lasciar più nulla, di un essere che è già morto al mondo. – D’altra parte, poiché si è visto che l’ascesi buddhista non si esaurisce in un distacco ma si sviluppa nella penetrazione e nel dominio delle energie più profonde della manifestazione corporea, la morte di uno Svegliato ha sempre un carattere volontario, almeno nel senso di un assenso, di un non-intervento. Giustamente è stato dunque detto, che ‘per morire un Buddha deve voler morire, altrimenti nessuna infermità può ammazzarlo’. La vera morte del principe Siddharta avvenne quando egli, diverso tempo prima dell’effettivo decesso, decise coscientemente di non voler più oltre vivere.””[…] secondo la tradizione, il rito funerario per il Buddha, conformemente alla sua volontà, non sarebbe stato quello di un asceta, ma quello di un sovrano imperiale, di un chakravartin.”

(J.E., La dottrina del risveglio, Scheiwiller, Milano 1973)

Siddharta Gotama detto Buddha Sakyamuni

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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