Konspirologya: analisi delle cospirazioni (un saggio del 1992)

di Alexander Dugin

Geopolitica e forze segrete della storia

I modelli di “cospirazione” sono estremamente diversificati. In questa sfera la maggiore popolarità va senza dubbio al concetto di cospirazione “giudaico-massonica”, oggi così diffuso nei più diversi ambienti. Sostanzialmente, questa teoria merita lo studio più severo, e noi dobbiamo riconoscere che non abbiamo nessuna analisi completa e seriamente scientifico su questo tema, nonostante le centinaia e centinaia di lavori che “espongono” questa cospirazione, o ne “comprovano” l’inesistenza. Ma nel lavoro presente noi proveremo un modello cospirologico completamente diverso, basato su un sistema di coordinate distinto dalle versioni “giudaico-massoniche”. Proveremo a descrivere in generale la “cospirazione” planetaria di due opposte forze “occulte”, la cui segreta opposizione e la cui invisibile battaglia predeterminano le logiche della storia mondiale. Queste forze, a nostro avviso, sono prima di tutto caratterizzate dalla non appartenenza a una specifica nazionalità né dall’appartenenza ad una organizzazione segreta di tipo massonico o paramassonico, ma da una radicale divergenza nei loro atteggiamenti geopolitici. Siamo inclinati a vedere come spiegazione del “segreto” finale di queste opposte forze, la differenza tra due progetti geopolitici alternativi ed escludentisi l’un l’altro, che pongono dei popoli dalle più contraddittorie opinioni e credenze al di là delle differenze nazionali, politiche, ideologiche e religiose, unendoli in un singolo gruppo. Il nostro modello cospirologico è il modello della “cospirazione geopolitica”.

Le basi della geopolitica

Richiamiamo i postulati basilari della geopolitica – una scienza che fu dapprima anche chiamata “geografia politica” e la cui elaborazione va fondamentalmente attribuita allo scienziato inglese ed esperto di politica Halford Mackinder (1861-1947). Il termine “geopolitica” fu introdotto per la prima volta dallo svedese Rudolf Kjellen (1864-1922) e poi fu adottato in Germania da Karl Haushofer (1869-1946). Ma in ogni modo, il padre della geopolitica rimane Mackinder, il cui fondamentale modello sta alla base di ogni seguente studio geopolitico. Un merito di Mackinder è che egli riuscì ad abbozzare e comprendere le precise leggi oggettive della storia politica, geografica ed economica dell’umanità. Se il termine “geopolitica” appare piuttosto recentemente, le realtà delineate da questi termini hanno una storia plurimillenaria. La sostanza della dottrina geopolitica può essere riassunta nei seguenti principi. Nella storia planetaria vi sono due approcci all’assimilazione dello spazio terrestre opposti e in costante competizione – l’approccio “tellurico” e l’approccio “marittimo. In base a quale atteggiamento (“tellurico” o “marittimo”) aderisce la coscienza storica dei diversi stati, popoli, nazioni, la loro politica estera e interna, la loro psicologia, la loro visione del mondo sono formate secondo regole completamente definite. Data tale caratteristica, è del tutto possibile parlare di una visione del mondo “tellurica”, “continentale” o anche “della steppa” (la “steppa” è “terra” nel suo puro, ideale significato) e di visione del mondo “marittima”, “insulare”, “oceanica” o “acquatica”. (Rendiamo noto per inciso, che i primi accenni di un similare approccio possono essere scovati nei lavori degli slavofili russi – come Khomyakov e Kiryevsky). Nella storia antica i poteri “marittimi” che divennero un tuttuno simbolico con “civiltà marittima” furono la Fenicia e Cartagine. L’impero terrestre opposto a Cartagine fu Roma. La Guerra Punica fu la più pura immagine dell’opposizione di “civiltà del mare” e “civiltà della terra”. Nell’Età modera e nella storia recente il polo “insulare” e “marittimo” divenne l’Inghilterra, “Dominatrice dei mari” e, in seguito, la gigantesca isola-continente dell’America. L’Inghilterra, come l’antica Fenicia, usò come strumento di base per il suo dominio in primo luogo il commercio marittimo e la colonizzazione delle aree costiere. Il tipo geopolitico fenicio-anglosassone generò uno speciale modello di civiltà “mercantile-capitalistico-di mercato” fondato prima di tutto sugli interessi economici e materiali e sui principi del liberalismo economico. Perciò, nonostante ogni possibile variazione storica, il tipo generale di civiltà “marittima” è sempre collegato con il “primato dell’economia sulla politica”. Come contro il modello fenicio, Roma rappresentò un campione di struttura guerriero-autoritaria basata sul controllo amministrativo e sulla religiosità civile, sul primato della “politica sull’economia”. Roma è l’esempio di un tipo di colonizzazione non marittimo ma terrestre, puramente continentale, con la sua profonda penetrazione nel continente e l’assimilazione dei popoli sottomessi, automaticamente “romanizzati” dopo la conquista. Nella Storia Moderna le incarnazioni del potere “tellurico” furono l’Impero Russo e anche l’Impero centroeuropeo Austro-ungarico e la Germania. “Russia – Germania – Austria-Ungheria” sono i simboli essenziali della “terra geopolitica” durante la Storia Moderna. Mackinder mostrò chiaramente che nei ultimi secoli recenti “atteggiamento marittimo” significa “atlantismo”, come oggi “poteri sui mari” prima di tutto sono l’Inghilterra e l’America, cioè i paesi anglosassoni. Contro l’ “atlantismo” che personifica il primato dell’individualismo, del “liberalismo economico” e della “democrazia di tipo protestante”, si erge l’ “eurasismo”, che necessariamente presuppone autoritarismo, gerarchia e classe dirigente dai princìpi “comunitari” e nazional-statali al di sopra delle questioni semplicemente umane, individualistiche ed economiche. L’atteggiamento eurasiano chiaramente manifestato è tipico innanzi tutto di Russia e Germania, le due maggiori potenze continentali, le cui attenzioni geopolitiche, economiche e – importantissimo – esistenziali sono completamente opposte a quelle di Inghilterra e USA, che sono gli “atlantisti”.

“La cospirazione degli atlantisti”

Mackinder, in quanto inglese e “atlantista”, vide il pericolo di un consolidamento eurasiano e, fin dalla fine del XIX secolo, raccomandò al governo inglese di fare tutto il possibile per prevenire un’alleanza eurasiana, e specialmente un’alleanza Russia-Germania-Giappone (egli considerò il Giappone come una potenza dalla visione del mondo essenzialmente continentale ed eurasiana). In Mackinder si può trovare l’ideologia, chiaramente formulata minutamente descritta, dell’ “atlantismo” compiuto e assolutizzato, la cui dottrina si trova alla base della strategia politica anglosassone del XX secolo. Procedendo da questo, possiamo definire l’essenza del lavoro di intelligence, spionaggio militare, lobbysmo politico, orientato verso Inghilterra e USA, come l’ “ideologia atlantica”, l’ideologia della “Nuova Carthago” – cosa che è comune a tutti gli “agenti di influenza”, a tutte le organizzazioni segrete e occultistiche, a tutte le logge e ai club semi-ristretti che hanno servito e servono l’idea anglosassone nel XX secolo, penetrando la rete di tutte le potenze continentali eurasiane. E naturalmente, in primo luogo questo riguarda immediatamente i servizi di sicurezza inglesi e americani (specialmente la CIA), che non sono semplicemente le “sentinelle del capitalismo” o “dell’americanismo”, ma le sentinelle dell’ “atlantismo”, unite da una super ideologia profondamente radicata e plurimillenaria di tipo “oceanico”. E’ possibile chiamare l’aggregato di tutti i “networks” di influenza anglosassone come i “partecipanti della cospirazione atlantica”, i quali lavorano non solo nell’interesse di ogni singolo paese, ma nell’interesse di una speciale dottrina geopolitica e, alla fine, metafisica che rappresenta una visione del mondo estremamente multi-organizzata, varia ed estesa, ma tuttavia essenzialmente uniforme. Così, generalizzando le idee di Mackinder, è possibile dire che c’è una storica “cospirazione degli atlantisti”, che persegue attraverso i secoli gli stessi scopi geopolitici orientati verso l’interesse della “civiltà marittima” di tipo neofenicio. Ed è importante sottolineare che gli “atlantisti”, possono essere sia di “sinistra” che di “destra”, sia “atei” che “credenti”, sia “patrioti” che “cosmopoliti”, in quanto la comune visione geopolitica del mondo sta al di là di tutte le particolari differenze nazionali e politiche. Perciò noi ci occupiamo della più reale “cospirazione occulta”, il cui significato e la cui intrinseca causa metafisica spesso rimangono completamente oscuri ai suoi immediati partecipanti, e anche alle sue maggiori figure chiave.

La cospirazione degli “eurasisti”

Le idee di Mackinder, rivelando questa definita regolarità storica e politica che molti prima avevano indovinato o previsto, aprì la strada all’esplicita formulazione ideologica dell’opposizione all’atlantismo nella pura “dottrina eurasiana”. I primi principi della geopolitica eurasiana furono formulati da alcuni russi bianchi emigrati conosciuti sotto l’appellativo di “eurasisti” (il principe N.Trubetskoy, Savitsky, Florovsky etc.) e dal famoso geopolitico germanico Karl Haushofer. Inoltre, il fatto dei frequenti incontri degli “eurasisti” russi con Karl Haushofer a Praga ci porta a credere che i geopolitici tedeschi e russi svilupparono gli argomenti connessi simultaneamente e in modo parallelo. In più, nelle analisi successive essi seguirono proprio gli stessi principi, basandosi sulla necessità dell’alleanza geopolitica eurasiana di Russia-Germania-Giappone come contrappeso alle politiche “atlantiste” che puntavano ad ogni costo ad opporre la Russia a Germania e Giappone. Gli eurasisti russi e il gruppo di Haushofer formularono gli esatti principi di una visione del mondo continentale, eurasiana, alternativa alle idee atlantiste. E’ possibile dire che essi espressero per la prima volta ciò che stava dietro l’intera storia politica europea dell’ultimo millennio, avendo tracciato il percorso dell’ “idea imperiale romana”, che dall’Antica Roma attraverso Bisanzio fu passata alla Russia, e attraverso il medievale Sacro Romano Impero delle nazioni tedesche, all’Austria-Ungheria e alla Germania. Così gli eurasisti russi analizzarono attentamente e in profondità l’imperiale e massimamente estesa missione “tellurica” di Gengis Khan e dei Mongoli che avevano sottolineato il significato continentale dei Turchi. Il gruppo di Haushofer, da parte sua, studiò il Giappone e la missione continentale degli stati dell’Estremo Oriente nella prospettiva di una futura alleanza geopolitica. Così, in risposta alla franca confessione di Mackinder, che chiariva la segreta strategia planetaria “atlantista”, che si basava sulle proprie radici profonde nei secoli, gli eurasisti russi e tedeschi scoprirono negli anni ’20 le logiche di una strategia alternativa continentale, la segreta “idea imperiale” della terra, erede di Roma, che ispirò invisibilmente delle politiche di potenza con una visione del mondo autoritario-idealistica, eroico-comunitaria – dall’Impero di Carlo Magno alla Sacra Unione proposta dal grande zar russo Alessandro I, invisibilmente un profondo mistico eurasiano. L’idea Eurasiana è globale come quella Atlantica, e anch’essa ha collocato i suoi “agenti segreti” in tutti gli stati e le nazioni storiche. Tutti quelli che hanno lavorato incessantemente per l’unione eurasiana, quelli che hanno ostacolato per secoli la diffusione nel continente dei concetti individualisti, egualitari e liberal-democratici (che riproducono interamente il tipico spirito fenicio del “primato dell’economico sul politico”), quelli che hanno aspirato a unire i grandi popoli eurasiani in un’atmosfera orientale, invece che in una occidentale – sia l’Oriente di Gengis Khan, della Russia o della Germania – tutti costoro sono stati “agenti eurasiani”, portatori di una speciale dottrina geopolitica, i “soldati del continente”, i “soldati della terra”. La società segreta eurasiana, l’Ordine degli eurasisti, non comincia per nulla con gli autori del manifesto “Esodo in Oriente” o col “Giornale Geopolitico” di Haushofer. Questa è, in breve, solo la rivelazione, la manifestazione di una precisa conoscenza che esiste dall’inizio dei tempi, insieme con le sue relative società segrete e le sue reti di “agenti di influenza”. Non meno che nel caso di Mackinder, la sua appartenenza alle enigmatiche “società segrete” è storicamente stabilita.

Ordine di Eurasia contro Ordine di Atlantico (Atlantidi). Roma Eterna contro Carthago Eterna. La guerra punica occulta continua invisibilmente durante i millenni. Cospirazione planetaria della Terra contro il Mare, Terra contro Acqua, Autorità e Idea contro Democrazia e Materia.

I paradossi senza fine, le contraddizioni, le omissioni e i capricci della nostra storia non diventano più chiari, più logici e più razionali se noi li guardiamo nella prospettiva di un occulto dualismo geopolitico? Non riceveranno una profonda giustificazione metafisica le innumerevoli vittime, attraverso le quali l’umanità paga nel nostro secolo il prezzo di incerti progetti politici? Non è un’azione nobile e riconoscente dichiarare soldati-eroi della Grande Guerra dei Continenti tutti coloro che sono caduti sui campi di battaglia del XX secolo, invece di considerarli dei servili burattini di regimi politici perennemente mutevoli, transitori e instabili, effimeri e casuali, insignificanti per dimensione, così che la morte per essi appare futile e stupida? Cosa diversa, se gli eroi caduti servirono la Grande Terra o il Grande Oceano, se a parte la demagogia politica e la martellante propaganda di effimere ideologie essi servirono il grande obiettivo geopolitico anteriore alla plurimillenaria storia planetaria.

“Sangue e Suolo” – “Sangue o Suolo?”

Il famoso filosofo russo, pensatore religioso e pubblicista Konstantin Leontyev pronunciò questa formula estremamente rilevante: “Esiste la Slavità [Slavyanstvo], non lo slavismo”. Una delle conclusioni fondamentali geopolitiche di questo notevole autore fu l’opposizione tra l’idea di “panslavismo” e quella di “Asia” [asyatskoy]. Se noi analizziamo attentamente questa opposizione, scopriremo un criterio generale tipologico, che ci condurrà ad una migliore struttura inerpretativa e logica della guerra geopolitica occulta dell’Ordine Eurasiano contro l’Ordine Atlantico. Contrariamente all’eclettica combinazione di termini nel concetto di “Sangue e Suolo” dell’ideologo tedesco del mondo agricolo nazionalsocialista Wahlter Darré, a livello di guerra occulta delle forze geopolitiche nel mondo moderno, questo problema è formulato diversamente come “sangue o suolo”. In altre parole, i progetti tradizionalisti di preservare l’identità del popolo, dello stato o delle nazioni stanno sempre di fronte ad un’alternativa – che uno può assumere come criterio dominante, se “unità di nazione, razza, ethnos, unità di sangue” oppure ” “unità di spazio geografico, unità di confini, unità di suolo”. Così l’intero dramma consiste nella necessità della scelta: “o – altro”, ed ogni ipotetico “anche” rimane solo uno slogan utopico che non è decisivo, ma confonde solo la sottigliezza del problema. Il geniale Konstantin Leontyev, convinto traditionalista e radicale russofilo, rivolse precisamente questa domanda: “I Russi devono o basarsi sull’unità degli slavi, sullo slavismo (il “sangue”), o rivolgersi ad Est e realizzare l’affinità geografica e culturale russa ad oriente, ai popoli collegati ai territori russi (il “suolo”). Questa domanda può essere formulata in termini differenti come una scelta tra la fede della supremazia della legge della “razza” (nazionalismo) o della “geopolitica” (“statalità”, “cultura”). Leontyev stesso scelse “suolo”, “territorio”, la specificità della cultura religiosa e statale imperiale della Grande Russia. Egli scelse l’ “orientalismo” [vostochnost’], l’ “asiatismo” [azyatsnost’], il “bizantinismo”. Tale scelta implicò la priorità dei valori continentali, eurasiani sui valori strettamente nazionali e razziali. La logica di Leontyev ebbe ovviamente come risultato l’inevitabilità dell’unione russo-tedesca e specialmente russo-austriaca, e della pace con la Turchia e il Giappone. La negazione categorica di Leontyev di “slavismo” o “panslavismo” provocò indignazione tra molti slavofili retrogradi, che si mantenevano sulla posizione di “il sangue è più importante del suolo”, oppure di “sangue e suolo”. Leontyev non fu né capito né ascoltato. La storia del XX secolo ha dimostrato ripetutamente la straordinaria rilevanza dei problemi da lui posti.

Panslavismo contro eurasismo

La tesi che il “sangue è più importante del suolo (nel contesto russo, questo significa “slavismo”, “panslavismo”) per la prima volta rivelò tutta la sua equivocità durante la Prima Guerra Mondiale, in cui la Russia entrata in alleanza coi paesi dell’Intesa (inglesi, francesi e amaricani), al fine di liberare i “fratelli slavi” dalla dominazione turca, non solo cominciò a combattere contro i suoi naturali alleati geopolitici – Germania e Austria – ma spinse anche se stessa nella catastrofe della rivoluzione e della guerra civile. In pratica, lo “slavismo” russo ha lavorato a fianco degli “atlantisti”, dell’Intesa e di un tipo di “civiltà neo-cartaginese”, incarnato nel modello anglosassone mercantile-coloniale e individualistico. Non è sorprendente che fra i “patrioti panslavisti” della cerchia dell’imperatore Nicola II, la maggioranza fosse al soldo dell’intelligence inglese o semplicemente “agenti di inflenza atlantista”. E’ curioso citare un episodio dal romanzo del patriota russo e ataman (capo di milizie cosacche) Peter Krasnov “Dall’aquila bicefala alla bandiera rossa”, dove nel fuoco della I Guerra Mondiale il più grande eroe del colonnello Sablin chiede:” Dica francamente, colonnello, chi considera il nostro autentico nemico?”, e questi risponde inequivocabilmente: “L’Inghilterra!”, sebbene questa convinzione non gli impedisca di combattere onestamente e coraggiosamente per gli interessi inglesi contro la Germania, eseguendo il suo dovere di assoluta lealtà verso l’Imperatore eurasiano. L’eroe del romanzo di Krasnov è l’esempio ideale di patriota eurasista russo, esempio della logica del “suolo al di sopra del sangue”, che fu la caratteristica del conte Witte, del barone Ungern-Sternberg, della misteriosa organizzazione “Baltikum”, formata da aristocratici baltici, rimasti devoti fino all’ultimo alla famiglia imperiale (proprio come fedele allo zar nel caos del tradimento universale rimane il principe turkmeno con la sua divisione, descritto nello stesso romanzo di Krasnov). E’ da sottolineare quanto, durante il 1917, abbiano agito coraggiosamente e nobilmente, Asiatici, Turchi, Tedeschi e altri “provenienti da altre terre”, servendo per fede e verità lo Zar e l’Impero, servendo l’Eurasia, il “suolo”, il “continente” – in contrasto con molti “slavi”, “panslavisti”, che di dimenticarono rapidamente di “Costantinopoli” e dei “fratelli dei Balcani” e fuggirono dalla Russia, lasciano Zar e Patria, verso i paesi a influenza “atlantica”, verso l’Oceano occidentale, verso l’Acqua, tradendo non solo la terra natale, ma la grande Idea di Eterna Roma, Russia come Terza Roma, Mosca.

Gli atlantisti e il razzismo

In Germania l’affermazione dell’idea che “il sangue è superiore del suolo” produsse conseguenze non meno terribili. Invece che ai patrioti tedeschi russofili ed eurasisti – Arthur Moeller van den Bruck, Karl Haushofer etc.- che insistevano sulla “supremazia della legge dello spazio vitale” (1) nell’interesse del continente come totalità, sull’idea di “blocco continentale”, al governo del Terzo Reich alla fine la vittoria andò alla lobby “atlantista”, che mantenne le tesi razziste e – con il pretesto delle “correlate etniche anglo-ariana e germanica” – puntò a distrarre verso Est le attenzioni di Hitler e a sospendere (o alla fine indebolire) le azioni di guerra contro l’Inghilterra. Il “pangermanismo” in questo caso (come il “panslavismo” russo nella Prima Guerra Mondiale) lavorò solo dalla parte degli “atlantisti”. Ed è perfettamente logico che il maggior nemico della Russia, che mirò costantemente a impegnare la Germania di Hitler nel conflitto contro la Russia, contro gli slavi (nelle logiche “razziali”, “il sangue è più importante del suolo”), sia stato l’ammiraglio Canaris, spia inglese e traditore del Reich. Il problema “sangue o suolo” è estremamente rilevante anche perché la scelta di un di questi due termini a detrimento dell’altro permette di identificare – forse in modo indiretto e mediato – gli “agenti influenti” di questa o di quella visione del mondo geopolitica, specialmente quando si tratta di “destre” o “nazionalisti”. La caratteristica essenziale della “cospirazione geopolitica” degli atlantisti (come, in ogni caso, anche degli eurasisti) è che essa copre l’intero spettro delle ideologie politiche, dall’estrema destra all’estrema sinistra, ma in ogni modo gli “agenti di influenza geopolitica” lasciano sempre le loro tracce particolari. Nel caso della “destra”, tale segno di potenziale atlantismo è il principio del “sangue più del suolo”, che oltre a tutto il resto, consente di astrarre dalla fondamentalità dei problemi geopolitici, distogliendo l’attenzione dei leader e degli uomini di stato verso le questioni meno rilevanti.

Chi è la spia di chi?

Come esempio dell’effetto dell’occulta ideologia geopolitica di “sinistra” è possibile menzionare gli eurasisti nazional-bolscevichi dalla Germania – per esempio, il tedesco nazional-comunista eurasista Ernst Niekisch, l’esponente della rivoluzione conservatrice Ernst Junger, i comunisti Lauffenberg, Petel, Schultzen-Boysen, Winnig etc. Eurasisti nazional-bolscevichi ve ne furono indubbiamente anche fra i Russi, ed è circostanza curiosa che Lenin stesso, durante l’emigrazione aspirasse ad essere inserito tra politici e finanzieri tedeschi; in più, molte delle sue tesi furono assai francamente germanofile. Non vogliamo in questo caso affermare che Lenin fu coinvolto nell’Ordine Eurasiano, ma che in qualche misura egli si trovò sotto l’influenza di quest’Ordine. In ogni modo, l’opposizione “Lenin=spia tedesca” – “Trotsky=spia americana” corrisponde realmente a uno schema tipologico definito. In alcuni casi, al puro livello geopolitico, l’operato del governo di Lenin ebbe un carattere eurasiano, solo perché, contrariamente all’autentica dottrina marxista, egli preservò il grande spazio eurasiano unito dell’Impero Russo. (Trotsky, da parte sua, insisteva sull’esportazione della Rivoluzione, sulla sua “mondializzazione”, e considerava l’Unione Sovietica come qualcosa di transitorio ed effimero, come una testa di ponte per l’espansione ideologica, qualcosa che avrebbe dovuto scomparire prima della vittoria planetaria del “comunismo messianico”; come interamente la missione di Trotsky nacque nello stesso marchio di “atlantismo” in quanto si oppose al comunista “eurasista” Lenin). Lo stesso “internazionalismo” leninista bolscevico ha un definito, imperiale, eurasiano principio di “suolo prima del sangue” – benché certamente questo principio venisse distorto e frainteso in seguito all’influenza di altri aspetti dell’ideologia bolscevica e, più importante, in seguito alle attività degli “agenti influenti” dell’atlantismo all’interno dello stesso governo comunista. Riassumendo tutte queste ragioni, è possibile dire che un carattere distintivo dei rappresentanti dell’Ordine Eurasiano in Russia è la quasi “forzata” germanofilia (o, minimo, l’ “anglofobia”), e di converso, in Germania gli eurasisti erano “spinti” a essere russofili. Moeller van der Bruck fece una volta un’osservazione molto corretta: “I conservatori francesi furono sempre stimolati dall’esempio della Germania, i conservatori tedeschi dall’esempio della Russia”. Ecco rivelata l’intera logica del retroterra geopolitico, continentale, dell’invisibile occulto combattimento che passa attraverso i secoli – la Guerra occulta dei Continenti.

Ha detto GRU, signor Parvulesco?

Il solo tra i cospirologi occidentali, a sottoleare costantemente il carattere geopolitico della “cospirazione mondiale” o, più esattamente, delle due alternative di “cospirazione mondiale” (“Eurasiana” e “Atlantica”), è il geniale scrittore, poeta e metafisico francese Jean Parvulesco, autore di molti lavori letterari e filosofici. Nella sua vita lunga e ricca di eventi egli ebbe personalmente familiarità con molte figure rilevanti della storia europea e mondiale, inclusi i rappresentanti di una “storia parallela occulta” – mistici, importanti massoni, kabbalisti, esoteristi, agenti segreti di vari servizi speciali, ideologi, politici e artisti. (In particolare, fu amico di Ezra Pound, Julius Evola, Arno Breker, Otto Skorzely, Pierre de Villemarest, Raymond Abellio etc .) Sentita la specificità dei nostri studi cospirologici, Parvulesco ci ha trasmesso dei documenti classificati come strettamente confidenziali, che ci hanno permesso di scoprire molti dettagli importanti della cospirazione geopolitica planetaria. Specialmente interessanti sono i materiali riguardanti l’attività delle segrete organizzazioni occulte in Russia. Nell’ulteriore descrizione noi cercheremo di esporre gli aspetti più interessanti della concezione di Parvulesco. Il 24 febbraio 1989 a Losanna, davanti ai membri del consiglio amministrativo del misterioso Istituto per Speciali Studi Metastrategici “Atlantis”, Jean Parvulesco ha presentato un rapporto sotto l’intrigante titolo La Galassia GRU, con sottotitolo La missione confidenziale di Mikahil Gorbachev, l’URSS e il futuro del grande Continente Eurasiano. In questo rapporto – una cui copia ci è stata trasmessa da Parvulesco – egli ha analizzato il ruolo occulto del servizio di intelligence militare sovietico altrimenti detto GRU (Glavnoe Razvedyvatelnoe Upravlenie, Major Intelligence Service), e la connessione del GRU con l’Ordine segreto di Eurasia. Come riferimento, Parvulesco ha scelto il libro di un ben noto specialista nel campo dei servizi speciali sovietici, il famoso agente del controspionaggio francese e direttore dell’ “European Data Centre” Pierre de Villemarest, che nel 1988 pubblicò in Francia il best seller “GRU, il più segreto dei servizi speciali sovietici, 1918-1988”.

Il GRU contro il KGB

Il modello cospirologico dello stesso Villemarest può essere così riassunto: ” Il KGB è un prolungamento del partito, il GRU è un prolungamento dell’esercito. Già da questa definizione, l’esercito difende lo stato, il KGB difende il partito… Il KGB è guidato dal principio “patriottismo al servizio del comunismo”, mentre l’esercito è per il principio opposto “comunismo al servizio del patriottismo”. Procedendo da questa logica di opposizione tra GRU e KGB come i centri più segreti del potere bipolare nell’URSS (l’esercito e il partito), Villemarest costruisce l’affascinante e argomentata narrazione della storia del GRU. Il senso segreto della storia invisibile dell’URSS dalla Rivoluzione di Ottobre alla Perestroyka è di essere fondato sulla rivalità dei “vicini” – il GRU, l’ “Aquarium” o la “sezione militare 44388” a Khodynka, e il KGB, l’ “ufficio”, alla Lubyanka. Ma qual è la connessione tra questi servizi speciali rivali e i due Ordini planetari geopolitici, anche più segreti e nascosti dei più segreti servizi di intelligence? Secondo Parvulesco, l’Ordine Eurasiano era specialmente attivo in Russia all’inizio del XX secolo. Fra i suoi rappresentanti esso contava il dottor Badmaev di S. Pietroburgo, il barone von Ungern-Sternberg, i segretari segreti svedesi di Rasputin (che firmavano i loro cifrogrammi con lo pseudonimo “Verde”) e molti altri personagi meno conosciuti. E’ anche da sottolineare necessariamente il ruolo speciale del futuro maresciallo Mikhail Tukhachevsky, che, secondo Parvulesco, fu iniziato al misterioso Ordine Polare durante la sua permanenza nel campo di prigionia di Ingolstadt – dove singolarmente, proprio nello stesso periodo 1916-1918, noi incontriamo altre figure di primo piano della storia moderna: il generale De Gaulle, il generale von Ludendorff e il futuro Papa Pio XII, monsignor Eugenio Pacelli. Proprio da questo gruppo di mistici geopolitici russi, il testimone fu poi trasmesso al regime bolscevico, ma fondamentalmente agli esoteristi dell’inclinazione continentale raggruppati nell’esercito, nelle strutture dell’esercito dove c’era un numero significativo di ufficiali di formazione imperiale che erano entrati nei ranghi dei rossi allo scopo di cambiare, in tempi lunghi, la predisposizione nichilistica dei bolscevichi e creare la Grande Potenza Continentale usando i comunisti, pragmaticamente posseduti dall’idea messianica. Quel che importa è che tra i rossi c’erano degli agenti dell’Ordine Eurasiano che svolgevano la segreta missione continentale. (E’ curioso che il famoso rapinatore rosso Kotovskiy era un anarchico di sinistra, occultista e mistico, e alcune parti specifiche della sua biografia portano a credere che nel suo caso ci siano stati contatti con l’Ordine Eurasiano). Così, tra russi eurasisti pre-rivoluzionari e post-rivoluzionari esiste una continuità di membri. La creazione dell’Armata Rossa fu affare degli agenti dell’Eurasia; e riguardo a questo è curioso ricordare un evento storico, cioè che 27 giorni dopo la creazione del quartier generale dell’Armata Rossa sul Fronte orientale (10 luglio 1918) una squadra di Ceckisti lo attaccò e liquidò tutti i suoi membri, incluso il comandante in capo. L’aspra guerra tra gli “eurasisti rossi” dell’Esercito e gli “atlantisti rossi” della Cheka di Djerdjinsky non ebbe un minuto di sosta fin dai primi giorni della storia sovietica. Ma nonostante le vittime, gli agenti dell’Ordine Eurasiano tra i rossi non abbandonarono la loro missione. Un trionfo degli eurasisti fu nel 1918 la creazione all’interno dell’Armata Rossa del GRU (principale servizio di intelligence) sotto la direzione di Semyon Ivanovich Aralov, ufficiale di formazione imperiale e fino al 1917 collegato all’intelligence militare. Più precisamente, Aralov era alla testa del Dipartimento Operativo di Vseroglavshtab [Staff principale tutto russo], dove il servizio di ricognizione entrò come una delle sue parti costitutive. La peculiarità della sua attività, e una misteriosa, quasi mistica immunità, di cui quest’uomo godette per tutta la sua vita durante le più accurate “purghe” (egli morì di morte naturale il 22 maggio 1969), e anche alcuni altri dettagli della sua biografia portano a vedere in Aralov l’uomo dell’Ordine Continentale.

Eurasisti bianchi – eurasisti rossi

Secondo Parvulesco, dopo la Rivoluzione, l’affiliato russo dell’Ordine eurasista fu inserito nell’Armata Rossa, e più esattamente nel suo dipartimento più segreto, il GRU. Ma questo riguarda, naturalmente, solo gli eurasisti “rossi”. Gli eurasisti “bianchi” in Europa generalmente si univano ai nazionalisti tedeschi, e noi troviamo dei rappresentanti di questo Ordine nell’Abwehr (controspionaggio), e più tardi nelle sezioni esteri delle SS e dell’SD [Sicherheit Dienst] (specialmente nell’SD, il cui capo Heydrik era egli stesso un convinto eurasista, ragione per cui egli cadde vittima degli intrighi dell’atlantista Canaris). La rivoluzione divise i Russi tra “rossi” e “bianchi”, ma al di là di questa divisione politica e condizionata vi fu una diversa, misteriosa partizione geopolitica nelle aree di influenza dei due Ordini segreti – Atlantico ed Eurasiano. Nella Russia rossa gli atlantisti furono raggruppati intorno alla Cheka e al Politburo, mentre mai prima della nomina di Kruschev nessun aperto “atlantista” salì alla carica di Segretario Generale (Lenin e Stalin furono “eurasisti” o, almeno, soggetti ad una forte forma di influenza dagli agenti dell’Ordine Eurasiano). Tra i russi bianchi dell’emigrazione, vi furono degli atlantisti non meno che nella stessa Russia, e a parte ovviamente le spie inglesi – liberali come Kerensky e altri democratici e socialdemocratici – anche nel campo degli estremisti di destra, monarchici, la lobby atlantista fu estremamente forte – appartennero ad essa anche un filosofo di “destra” come Berdyaev, e molti altri. (La schiacciante maggioranza degli emigranti russi che si presentò negli USA era correlata a questo atteggiamento geopolitico.) In un definito momento, all’inizio degli anni 30, la rete degli agenti del GRU in Europa e specialmente in Germania penetra profondamente nelle strutture di intelligence tedesche e francesi, e si duplica nella rete degli agenti del NKVD e in seguito del KGB. Gli agenti del GRU penetrarono innanzi tutto nelle strutture dell’esercito e a volte la comune piattaforma eurasiana rese il personale del GRU e degli altri servizi segreti europei non così nemici, come molti alleati, collaboratori, in quanto preparavano segretamente (anche per i loro stessi governi) un nuovo progetto continentale. Qui non stiamo ancora parlando di agenti doppiogiochisti, come non parliamo di unità dei più alti interessi geopolitici. Così in Germania il GRU tenne contatti con tale Walter Nikolay, capo dell’ “Ufficio per la questione ebraica”. Grazie a lui il GRU ebbe accesso ai più alti vertici dell’Abwehr, delle SS e dell’SD. La figura centrale di questa rete fu lo stesso Martin Bormann. (Questo fatto fu ben noto agli alleati dopo le inchieste collegate al processo di Norimberga, e molti di essi erano certi che Bormann dopo il 1945 fosse nascosto proprio in URSS. E’ accertato che Walter Nikolay stesso passò realmente ai Russi nel maggio 1945).

Il patto Ribbentropp-Molotov e la seguente vendetta degli atlantisti

In relazione a Martin Bormann, amico di Ribbentropp e di Walter Nikolay, Jan Parvulesco stesso racconta una storia estremamente rivelatrice, che fa luce sui segreti della guerra occulta fra i due Ordini geopolitici. Arno Breker, il famoso scultore tedesco, che conobbe benissimo Bormann, parlò a Parvulesco di una strana visita che ricevette da questi a Jackelsburg. “Il 22 giugno 1941, immediatamente dopo l’attacco della Germania di Hitler contro l’URSS, Bormann andò da lui senza precauzioni, in stato di shock, avendo lasciato il suo ufficio al Reichskanzlerei. Egli ripeteva continuamente la stesso misterioso giudizio: “Il Non Essere, in questo giorno di giugno, ha vinto sull’Essere…Tutto è finito…Tutto è perduto…” Quando lo scultore chiese che cosa volesse dire, Bormanno tacque; poi, ormai alla porta, si volse per aggiungere qualcosa, poi decise di non farlo e se ne andò sbattendo la porta”. Quello fu il grande collasso di un lungo periodo di impegno per gli agenti eurasiani. Per gli Atlantisti, la data del 22 giugno 1941 fu una data di gran festa: la guerra intra-continentale delle due maggiori potenze eurasiane, una contro l’altra, era la garanzia del trionfo per l’Ordine Atlantico, indipendentemente a quale parte fosse arrisa la vittoria. Il 22 giugno 1941 per l’Ordine degli eurasisti fu un evento perfino più tragico della Rivoluzione di Ottobre. E’ importante sottolineare che gli agenti dell’Ordine Eurasiano spesero i loro sforzi migliori per allontanare il conflitto. Preparativi per la conclusione alla massima estensione possibile del simbolico patto “Ribbentropp-Molotov” (entrambi, a proposito, furono perfetti eurasisti) furono attivamente condotti da entrambe le parti per lunghi anni. Nel 1936 Stalin, essendosi spostato definitivamente all’inizio degli anni ’30 dalla parte dell’Ordine degli Eurasisti, aveva dato a Berzin, capo del GRU (Berzin fu l’eccezione alla regola: agente dell’atlantismo a capo dell’organizzazione eurasiana e al lavoro al suo interno per conto dell’NKVD) questo ordine: “Sospenda immediatamente ogni attività contro la Germania”. (Va detto che Berzin ignorò quest’ordine). Nel 1937 Heydrik e Himmler in un dispaccio segreto assicurarono al Fuehrer, che “la Germania non è più un obiettivo dell’attività del Komintern e delle altre attività sovversive sovietiche.” Il patto Ribbentropp-Molotov fu il culmine del successo strategico per gli eurasisti. Ma all’ultimo momento, le forze oceaniche ebbero il sopravvento. Gli eurasisti nel GRU e, più generalmente, nell’esercito – Voroshilov, Timoshenko, Zhukov, Golikov etc.- fino alla fine rifiutarono di credere nella possibilità della guerra, in quanto la notevole influenza della lobby eurasiana (russofila) nel Terzo Reich era da loro perfettamente conosciuta. (essi giudicavano la propaganda antislava nazionalsocialista insignificante e superficiale quanto la retorica demagica internazionalista del marxismo nell’URSS). Il Generale Golikov (che nascondeva le sue nobili origini, la sua autentica data di nascita e anche la sua autentica biografia, per motivi puramente collegati alla cospirazione all’interno dell’Ordine eurasiano) rimproverò i suoi subordinati, dopo aver ricevuto la bozza di informazione sull’attraversamento del confine sovietico da parte dei Tedeschi: “Provocazione inglese! Indagate!” Egli non sapeva in quel momento quello che Martin Bormann già conosceva: “Il Non Essere ha acquisito la vittoria sull’Essere”.

Profilo della lobby Atlantica

L’Ordine Atlantico segreto ha una storia antichissima. Alcuni autori tradizionalisti lo fanno risalire alle società iniziatiche dell’antico Egitto e specialmente alla setta adoratrice del dio Seth, i cui simboli erano il Coccodrillo e Behemoth (cioè animali acquatici), e anche dell’Asino Rosso (vedi J. Robin Società segrete al rendez-vous apocalittico, J.M. Allemand Réné Guénon e le Sette torri del diavolo, etc.). In seguito la setta di Seth si manifestò con i vari culti fenici, specialmente con il culto sanguinario di Moloch. Secondo il cospirologo francese del XIX secolo Claude Grace d’Ors, questa organizzazione segreta esisteva ancora molti secoli dopo il crollo della civiltà fenicia. Nell’Europa medievale esistette sotto il nome di “Menestrelli di Morgana”, il cui emblema era la “Morte Danzante” o Danza Macabra. Grace d’Ors affermò che la Riforma di Lutero fu condotta su istruzione di questa setta e che i Protestanti (specialmente anglosassoni e francesi) rimangono ancora sotto la sua influenza. Jan Parvulesco ritiene che Giuseppe Balsamo, il famoso Cagliostro, fosse uno dei principali agenti di questo Ordine segreto che emerse alla fine del XVIII secolo sotto la maschera dell’irregolare Massoneria “Egizia” del rito di Memphis, in seguito di Memphis-Mitra. Tale preistoria simbolica degli atlantisti caratterizza la sostanza della loro strategia geopolitica e culturale-economica. Il suo senso si riduce nell’enfatizzazione di valori “orizzontali”, per portare in primo piano gli aspetti inferiori dell’essere umano e della società nel suo complesso. Questo non significa che l’atlantismo è identico al volgare materialismo, ma comunque, l’aspetto “materiale”, puramente economico, commerciale dell’attività umana tiene in esso un ruolo centrale. La concezione di un sistema di valori a un livello puramente umano presuppone l’individualismo e un radicale antropocentrismo, peculiari all’atlantismo in tutte le sue manifestazioni, e parallelamente a questa concezione emergono necessariamente il tipico scetticismo “atlantico” e un’ironia deprimente in relazione all’ideale, sopraumana misura della vita. Infatti, le immagini dell’Asino Rosso e della Morte Danzante rispecchiano perfettamente la sostanza dello scetticismo “atlantico”. E secondo le strane logiche della storia, le più radicali forme di coscienza critica protestante, individualista, sociale e religiosa dopo la riforma di Lutero, in pratica, furono “attratte” come un magnete verso le regioni atlantiche – dall’Inghilterra e ancora più a Ovest, fino al più profondo Atlantico – in America, dove trovarono un terreno favorevole le più estreme forme di protestantesimo radicale, incarnate da Battisti, Quaccheri e Mormoni. (J.M. Allemand segnalò una concorrenza simbolica: da Cadice, un porto che fu storicamente il maggior centro tra le colonie fenicie nella penisola iberica – Cristoforo Colombo salpò per la sua spedizione atlantica, conclusasi con la scoperta dell’America). Ma il consolidamento dell’Ordine Atlantico nell’Estremo Occidente e la creazione di un’esclusiva civiltà atlantica negli USA, secondo il progetto di quest’Ordine, furono solo uno stadio intermedio nei piani “neocartaginesi” degli atlantisti. Il successivo passo strategico consistette nell’esportazione del modello atlantico verso gli altri continenti, nella colonizzazione geopolitica dell’intero pianeta, nel traferimente dell’Occidente, in senso mistico e geopolitico, in tutto il mondo, incluso, naturalmente, anche l’Oriente. Perciò la rete degli agenti atlantisti negli stati dell’Eurasia non persegue solo uno scopo difensivo (indebolendo la forza geopolitica alternativa), ma presuppone anche operazioni offensive. L’avanguardia dell’ “atlantismo” in Eurasia furono i movimenti sovversivi “di sinistra”, “anarchici”, sebbene anche nel loro ambiente esistesse sempre un’opposizione interna eurasiana. Comunque, è necessario individuare il “socialismo economico” e il “comunismo”, nel loro tipo puro e teoretico, come la forma di propaganda “atlantica”, la maschera socio-politica per l’Ordine segreto dell’Asino Rosso. Se noi teniamo conto delle specifiche dottrine geopolitiche ed occulte del polo atlantico, diviene completamente chiaro perché i movimenti sovversivi “di sinistra” furono così sostenuti dalle potenze anglosassoni nei paesi continentali europei ed eurasiani, mentre in Inghilterra e specialmente in America, i “comunisti” costituiscono una percentuale insignificante. Per la lobby atlantista, le “sinistre” sono sempre state la quinta colonna in Eurasia. Da qui deriva anche quella naturale armonia tra atlantisti russi di inclinazione comunista e capitalisti anglosassoni, che così spesso porta in un vicolo cieco gli studiosi e gli storici stranieri, sorpresi da una così completa comprensione reciproca tra “classi nemiche” – tra bolscevichi “messianici” con la loro dittatura del proletariato e i banchieri di Wall street con il loro culto del Vitello d’Oro. La società segreta della Morte Danzante, dell’Asino Rosso, dei “Menestrelli di Morgana”, la Fratellanza dell’Oceano – queste immagini ci aiuteranno a capire le logiche della lobby mondiale atlantista, che aspira non solo a difendere le proprie “isole”, ma anche a trasformare l’intero pianeta in “Carthago”, nell’unito “mercato umano” universale.

Il KGB al servizio della “Morte Danzante”

Pierre de Villemarest definisce giustamente la Cheka (OGPU, NKVD, KGB) come la “continuazione del partito”. Potrebbe anche essere più preciso dire che è il centro segreto del partito, la sua mente e la sua anima. Jan Parvulesco ha completato questa definizione attraverso una valutazione geopolitica. Secondo Parvulesco, il KGB è il centro della più forte influenza dell’Ordine Atlantico, l’Ordine della Morte Danzante. Il KGB è una copertura per quest’Ordine. Molti avevano supposto un retroterra occulto di questa organizzazione. Alcuni parlarono anche della presenza nel KGB di un’organizzazione segreta di studi parapsicologici, della cosiddetta “Compagnia di Viy” praticante la magia nera, in cui tutte le figura di punta dell’URSS ricevevano, così per dire, la loro consacrazione. Comunque, le dicerie sulla misteriosa “compagnia di Viy”, più verosimilmente, sono la descrizione assai semplificata e grottesca di una più sottile e profonda realtà, da momento che la missione occulta del KGB non è per niente ridotta alle sperimentazioni magiche o parapsicologiche, per le quali, osserveremo, questa organizzazione mostrò sempre realmente dell’interesse abnorme e crescente. Il KGB fu inizialmente progettato come una struttura solamente ideologico-repressiva chiamata a supervisionare i soggetti dello spazio sociale e culturale comunista. I comunisti nella loro dimensione ideologica, messianica marxista, in rapporto alla popolazione eurasiana delle regioni loro soggette, si eressero sempre come colonizzatori, come nuovi arrivati, tenendo sempre una distanza ideologica dai bisogni, dalle richieste e dagli interessi della popolazioni indigena. A livello puramente “ideale”, essi miravano ad imporre ai popoli eurasiani un modello accentrato di economia innaturale per essi – che costringeva all’uso di un apparato repressivo. La Cheka (NKVD, OGPU, KGB) fu inizialmente la parodia dell’ordine “cavalleresco-ideologico” chiamato a punire gli autoctoni e a soffocare la loro naturale inclinazione per il “suolo”. La Cheka (e il KGB) professarono anche le tesi del “sangue più importante del suolo”, ma già nella sua variante completamente fraintesa, sadico-sanguinaria, come una memoria scomoda del culto sanguinario fenicio di Moloch, al quale gli agenti atlantisti furono tipologicamente e generalmente collegati. La Cheka-KGB servì sempre la “Morte Danzante”, e molte storie paradossali e inattendibili (per la loro inumanità) collegate a questa oscura organizzazione divengono più chiare, se noi prendiamo in considerazione la connessione non solo metaforica, ma occultistico-esoterica di questo Ordine ai più antichi culti medio-orientali, i cui aderenti non hanno mai cessato di esistere attualmente, continuando la catena segreta attraverso le organizzazioni segrete europee e medio-orientali di tipo atlantista.

Convergenza dei servizi speciali e la “missione polare del GRU”

La CIA, in quanto strumento dell’Atlantismo americano, dipende tipologicamente dalla stessa categoria cospirologica. Inoltre, alle origini di questa organizzazione troviamo figure notevoli della massoneria americana – che, a proposito, i massoni europei considerano come irregolare – che è eretica e settaria (Comunque, una domanda qui segue di necessità: esiste negli USA in quanto tutto unico, qualcosa nella sfera della religione o della metafisica che non sia eretico e settario?). La CIA, come il KGB, non è mai stata indifferente al magico e al parapsicologico, e nel complesso il suo ruolo nella civiltà moderna è abbastanza paragonabile a quello del KGB, benché il sottofondo sadico-sanguinario in questo caso non sia così ovvio. La CIA (e i suoi precursori) assieme ai servizi segreti inglesi, fin dagli inizi del secolo ha riempito l’Eurasia con una rete di agenti, che hanno costantemente influenzato il corso degli eventi storici in chiave atlantista. In un certo modo, è quasi possibile parlare di “convergenze dei servizi speciali”, di “fusione” di KGB e CIA, di loro unità lobbistica a livello geopolitico. Questo spiega una tale abbondanza di cosiddette “spie sovietiche” nelle regioni di maggiore influenza americana, da Hiss a Reseford che, secondo alcuni autori, trasmise i progetti della bomba all’idrogeno ai nuclearisti sovietici. (E’ possibile, a proposito, che proprio all’interno della lobby atlantista degli scienziati nucleari sovietico-americani, l’accademico Sakharov sia venuto a conoscenza dei progetti mondialisti di orientamento antieurasiano, su cui egli in seguito basò le sue visioni sociali, politiche e futurologiche.) E’ necessario far notare che il raddoppio della rete degli agenti del KGB negli USA e negli altri paesi anglosassoni da parte degli agenti della rete del GRU era sottoposto a un costante segreto conflitto con i “vicini” agenti della Lubyanka; e data la radicale contraddizione di orientamento geopolitico e anche metafisico di queste due strutture segrete sovietiche, sarebbe logico sospettare che gli autentici e i soli oppositori alla CIA fossero gli agenti del GRU e non il KGB. Queste convergenze di servizi segreti, come il convergente riallineamento dei comunisti sovietici ai massimi livelli con i mondialisti americani, sono sfociati nell’unità del fondamentale orientamento geopolitico, nell’unità di una struttura segreta che fa uso sia degli atlantisti occidentali che degli agenti atlantisti dell’Est, occupando a volte le posizioni più importanti nella nomenclatura dello stato e della politica. Ma la completa e aperta fusione di queste due affiliazioni dell’Ordine della Morte Danzante, da un certo momento fu ostacolata dagli sforzi di una lobby alternativa eurasiana, geneticamente collegata al GRU ed allo staff del Soviet Generale, ma che includeva nella sua rete molte strutture di intelligence europee ed asiatiche (specialmente della Germania, della Francia – legate ai segreti progetti geopolitici di De Gaulle – di Paesi arabi e così via), unite al servizio dell’Ordine alternativo, l’Ordine dell’Eurasia – altrimenti detto la società dei “Menestrelli di Mursya” o anche il polare “Ordine di Heliopolis”, Ordine di Apollo, il vincitore solare del Serpente-Pitone, il Serpente che la tradizione greca identificò con il dio egizio Seth, con l’Asino Rosso.

Ascesa ed eclissi del Sole Eurasiano

Sottolineiamo ora le peripezie della guerra occulta dell’Ordine Eurasiano contro l’Ordine Atlantico all’interno del sistema sovietico. Come abbiamo detto nel capitolo precedente, Lenin aderì interamente all’atteggiamento eurasiano. E’ caratteristico che durante la sua leadership il GRU sia stato creato e diretto dal sincero eurasista Semyon Ivanovich Aralov. Lo stesso Aralov permeò la struttura della sua organizzazione segreta nell’esercito con i principi continentali eurasiani, radunando attorno a sé i più validi ed efficienti “fratelli di Eurasia”, che come lui furono inviati tra i ranghi rossi per compiere la loro speciale missione metapolitica. E’ curioso che all’inizio degli anni ’60 Aralov abbia diffuso un libro dal titolo significativo “Lenin ci condusse alla vittoria”. E’ qui necessariamente da sottolineare un dettaglio rilevante: le cosiddette “guardie leniniste”, nonostante l’affinità politica con Lenin, a livello geopolitico propendevano in schiacciante maggioranza per l’alternativo orientamento geopolitico atlantico. “I collaboratori più vicini a Lenin”, e non l’ “ambizioso tiranno Stalin” (come ancor oggi molti erroneamente pensano), continuarono al di là della sua scomparsa dal governo del paese. La fine della leadership leninista segnò in se stessa il passaggio di poteri nelle mani degli atlantisti e, in pratica, durante la seconda metà degli anni ’20 e la prima metà degli anni ’30 siamo testimoni di un significativo miglioramento delle realazioni tra l’URSS e i paesi anglosassoni, e innanzi tutto gli USA. In parallelo con ciò noi vediamo anche dei cambiamenti sintomatici dei quadri all’interno del GRU. L’atlantista e chekista Berzin, creando una struttura di intelligence con il supporto del Komintern e dei comunisti più fanatici, cioè degli elementi atlantisti, è nominato a sostituire l’eurasista Aralov. Ma anche Berzin non riuscì a cambiare la linea del GRU. La struttura creata da Aralov era solida e nello stesso tempo flessibile abbastanza da cedere senza combattere. Nonostante tutti gli attacchi della Cheka-NKVD contro l’esercito, i militari hanno una significativa autorità e conservano la loro elite intellettuale geopolitica tra i ranghi del GRU. Un curioso dettaglio merita di essere sottolineato – tutti i capi del GRU che sostituirono Aralov prima dell’inizio della Grande Guerra Patriottica, furono giustiziati. Elenchiamoli: O.A. Stigga, A.M. Nikonov, Ya.K. Berzin, I.S. Unschlikht, S.P. Uritskiy, N.I. Yezhov, I.I. Proskurov. Tutti loro (eccetto il generale Proskurov) non erano quadri militari, tutti lavorarono contro l’idea eurasiana, ma non era previsto che il GRU rimanesse la sola organizzazione eurasiana operante in segreto per raggiungere il grande progetto continentale. La destituzione di Berzin nel 1934, dopo essere stato nove anni alla testa del GRU, significò una severa crisi nella guerra occulta nei retroscena del governo sovietico. L’avvento al potere di Hitler rafforzò in modo straordinario le posizioni della “lobby continentale” all’interno del governo sovietico. Nel 1934 gli agenti del GRU iniziarono a preparare l’unione strategico russo-tedesca che raggiunse il suo culmine con il patto Ribbentropp-Molotov. Stalin manifestò definitivamente il suo sostegno all’orientamento eurasiano, credendo che le tendenze anti-atlantiche del nazionalsocialismo avrebbero attratto su di sé l’attenzione delle potenze anglosassoni e che in tale situazione sarebbe stato possibile, alla fine, aprire la strada alla distruzione della potente lobby “atlantica” all’interno dell’URSS. Iniziò la distruzione delle “guardie leniniste”. Tutti i processi staliniani, a volte apparentemente assurdi e completamente infondati, erano effettivamente coerenti a livello geopolitico. Tutte le cospirazioni di “destra” e di “sinistra” erano perfettamente reali – sebbene Stalin non si risolse a chiamarle direttamente con il loro nome e ad incriminare l’intera “lobby atlantista”, già da lungo tempo all’azione nel governo sovietico. Probailmente egli ebbe ragione di temere una reazione terribile e sanguinosa. Perciò egli fu costretto a mascherare le sue rivendicazioni su questo o su quel gruppo degli alti funzionari attraverso accuse realtive ed etichette allegoriche. Processo dopo processo, Stalin liquidò gli agenti attivi della “Nuova Carthago”, ma la reazione fu inevitabile. Un impatto particolarmente severo sulla lobby eurasiana fu l’assassinio del capo della loggia “Polare” all’interno dell’Armata Rossa, il maresciallo Tukhachevsky. Sebbene anche in questo caso la vendetta degli atlantisti su Tukhachevsky e tutte le rivendicazioni esposte contro di lui fossero profondamente motivate, questo fu vero solo nella specifica prospettiva “atlantista”, nel contesto del sabotaggio anti-eurasiano.

L’aggressione di Hitler contro l’URSS fu la grande catastrofe eurasiana. Dopo la terribile guerra fratricida tra due popoli geopoliticamente, spiritualmente e metafisicamente vicini, correlati, tra due regimi orientati in senso anti-atlantista, la Russia di Stalin e la Germania di Hitler, la vittoria dell’URSS fu in effetti equivalente a una sconfitta strategica – dal momento che l’intera esperienza storica dimostra che la Germania non può essere riconciliata con una sconfitta, così che il vincitore già con la sua vittoria stringe il nodo di un nuovo prossimo conflitto, gettando i semi di una guerra futura. Inoltre, Yalta indusse Stalin a solidarizzare con gli Alleati, proprio con quelle potenze che sono sempre state il peggiore nemico dell’Eurasia. Stalin, conoscendo perfettamente le leggi della geopolitica e avendo già fatto la sua scelta eurasista, non poteva non saperlo. Subito dopo la sconfitta tedesca, Stalin iniziò a realizzare un nuovo progetto geopolitico, il Patto di Varsavia, che integrava i paesi dell’Est europeo in un’atmosfera di Grande Russia Sovietica. E qui avvennero i primi conflitti e dissensi con gli atlantisti. Fino al 1948 Stalin mascherò i suoi intenti continentali e approvò anche la creazione dello stato di Israele, che fu il principale atto strategico dell’Inghilterra (e più in generale, dell’atlantismo) per rafforzare la sua influenza militare, economica e ideologica nel Vicino Oriente. Ma già nel 1948, utilizzando oltre a tutti gli altri mezzi, la catena di comando delle posizioni di politica interna dell’esercito (Zhukov, Vasilevskiy, Shtemenko etc.), Stalin ritornò alla geopolitica eurasiste ortodossa, rinnovò le purghe anti-atlantiste all’interno del governo sovietico e pronunciò la “condanna” di Israele in quanto formazione anticontinentale generata da “spie anglosassoni”. Piuttosto stranamente, la morte di Stalin coincise con il momento più teso e drammatico nel compimento dei piani eurasisti, quando erano reali le prospettive di una nuova unione continentale URSS-Cina, che avrebbe potuta radicalmente cambiare le logiche di allineamento planetario delle forze e portare alla rivincita del Grande Ordine di Eurasia. Se teniamo conto di queste ragioni e delle caratteristiche geopolitiche del corso post-staliniano in URSS, la versione sull’assassinio di Stalin (avanzata da molti storici europei) diviene più che probabile. E il ruolo centrale del NKVD e del suo capo, il sinistro Beria, acerrimo nemico del GRU, dello Staff Generale e dell’Eurasia, nel supposto assassinio di Stalin è messo in evidenza dalla maggior parte degli storici.* Nel 1953, otto anni dopo la pseudo vittoria, mancava solo un passo prima della Vittoria reale (come nel 1939). Ma invece di essa, il mondo vide la Caduta del Titano.

La missione “polare” del generale Shtemenko

Secondo Jean Parvulesco, una figura chiave della lobby geopolitica eurasiana fu, sin dalla metà degli anni ’40, il generale colonnello Sergey Matveevic Shtemenko (1907 – 1976). I suoi maggiori sponsor erano il maresciallo Zhukov e il generale Aleksandr Poskrebyshev (che, in base ad alcune fonti, svolse presso Stalin una missione analoga a quella di Martin Bormann presso Hitler, che fu il veicolo delle idee germanofile). Durante gli anni ’60 Shtemenko era una delle figure chiave dell’esercito sovietico: in diversi periodi egli fu il comandante delle forze armate dei paesi del Patto di Varsavia e capo dello Staff Generale dell’URSS. Ma il più rilevante dei suoi incarichi, secondo la linea fondamentale del nostro studio cospirologico, fu il ruolo di capo del GRU negli anni 1946-1948 e 1956-1957. Con Shtemenko il GRU fu completamente reintegrato nelle sue fisionomie “polari”, occulte, introdotte nella struttura del GRU dal suo fondatore Aralov. Pierre de Villemarest definì il generale-colonnello Shtemenko il primo e il più eccezionale geopolitico sovietico. Shtemenko fu un naturale e inequivocabile sostenitore del Progetto del Grande Continente, in piena corrispondenza con la logica tradizionale dell’Ordine eurasista. Nel suo libro Villemarest scrisse di lui: “Shtemenko appartenne a quella casta speciale di ufficiali sovietici che, sebbene fossero anche “sovietici”, erano tuttavia rappresentativi della fede nello spirito della Grande Russia ed espansionisti”. E inoltre: “Per questa casta l’URSS è un impero chiamato a guidare [upravlyat] il continente eurasiano, non solo dagli Urali a Brest, ma dagli Urali alla Mongolia, dall’Asia centrale al Mediterraneo”. I piani strategici di Shtemenko comprendevano anche la pacifica penetrazione economico-culturale in Afghanistan (di cui egli parlò negli anni 1948-1952) e l’ingresso delle truppe sovietiche nelle capitali arabe – Beirut, Damasco, Cairo, Algeri. Già nel 1948 Shtemenko insisteva sullo speciale ruolo politico dell’Afghanistan, che avrebbe portato l’URSS a guadagnare l’accesso all’oceano e incrementato la potenza militare della flotta sovietica nel mar Nero e nel mar Mediterraneo. E’ importante notare che il famoso ammiraglio Gorshkov era un intimo amico del generale-colonnello Shtemenko. Shtemenko, e l’occulta suddivisione, rianimarono attraverso di lui, nel GRU creato sotto Stalin, una rete potente ed avanzata di influenza eurasista che, nonostante tutti i tentativi di Beria di smantellarla, non fu distrutta nemmeno dopo la morte di Stalin – anche se dal 1953 alla metà degli anni ’60 la lobby eurasista all’interno dell’esercito fu costretta a mantenersi in posizione difensiva. Come male inevitabile, gli agenti del GRU per un periodo di 23 anni (1963-1986) dovettero tenersi alla testa della loro organizzazione l’agente atlantico della Lubyanka, precedente “liquidatore”, generale Petr Ivashutin. Era un compromesso indispensabile. Il generale-colonnello Shtemenko, agente dell’ “Ordine Polare”, l’Ordine di Eurasia – è la chiave che ci aiuterà a comprendere le logiche segrete della storia sovietica da Khrushev alla perestroyka. Questa storia, – non diversamente, comunque, dalla storia del mondo intero – è la lotta sia in modo aperto che oscuro, di due ordini segreti, i “Menestrelli di Morgana” e i “Menestrelli di Mursya”, i fedeli del dio egizio Seth, dell’Asino Rosso, e i fedeli dell’Apollo nordico, polare, uccisore del Serpente Pitone.

Nikita Khrushev, agente di Atlantis

Khrushev fu il primo protetto della lobby atlantista a diventare leader unico dell’URSS. Nonostante i suoi dissensi con Beria, Khrushev si appoggiò sul KGB e per un tempo determinato portò avanti una linea in opposizione alle scelte di Lenin e Stalin. L’attività di Khrushev era diretta a distruggere le strutture interne degli eurasisti dell’URSS, e anche a minare il progetto globale continentale di un blocco blanetaria soprastatale. L’avvento di Khrushev fu la salita al potere del KGB. Khrushev, una volta consolidata la sua posizione, iniziò a intervenire contro tutti i livelli della lobby continentale patriottica. Tutta la sua attenzione si concentrò da quel momento in poi sui paesi anglosassoni, specialmente sugli USA. Lo slogan di Khrushev “raggiungere e sorpassare l’Occidente” significa allineamento alle potenze atlantiche e riconoscimento della loro superiorità sociale ed economica. Le tesi sul rapido avvicinarsi del comunismo sono dirette a cavalcare di nuovo le tendenze “messianiche di sinistra”, “bolscevico-internazionaliste” quasi dimenticate durante i lunghi anni di stalinismo geopolitico imperiale eurasiano. Khrushev mirò a colpire tutte strutture tradizionali legate al “suolo”, che erano state salvate grazie alla segreta protezione dell’Ordine Eurasiano, perfino nei periodi più terribile del terrore rosso. Khrushev voleva liberarsi definitivamente della Chiesa Ortodossa Russa. Khrushev fu “americanista” e “atlantista” in tutto: iniziando dal famoso “grano” atlantico e concludendo con i suoi concetti militari esclusivamente basati sull’impiego di missili intercontinentali a scapito di tutti i rimanenti tipi di armi. Khrushev non si curò per niente del continente eurasiano. Egli fu interessato dall’America Latina, Cuba, etc. Tra gli atlantisti del consiglio militare di Khrushev (il cui leader era il maresciallo S.S. Biryuzov) e gli eurasisti del gruppo Shtemenko ci fu quasi guerra aperta. Khrushev insisteva sul concetta di “guerra lampo nucleare intercontinentale” che, dal punto di vista continentale, era nient’altro che sabotaggio strategico, che indeboliva la reale potenza militare delle forze continentali, frantumando l’economia e creando una minaccia planetaria apocalittica. Dopo il siluramento di Khrushev, “Stella Rossa” scrisse piuttosto giustamente: “Quella strategia, che noi alla fine rifiutammo, poteva essere nata solo in un cervello malato”. Anche prima Shtemenko, nella stessa “Stella Rossa”, aveva osservato: “Non è in alcun modo possibile basare la sicurezza dell’URSS solo sui missili balistici intercontinentali.”. Con Khrushev iniziò la separazione definitiva delle funzioni interstatali: “uomini del partito” e rappresentanti della Lubyanka solidarizzano da quel momento con i khrusceviani sulla strategia della “guerra lampo nucleare” (l’Esercito Sovietico divenne il primo ostaggio del “terrorismo nucleare” del KPSS [Partito Comunista dell’Unione Sovietica], precisamente, dell’ala atlantica del KPSS), mentre gli eurasisti e i lobbisti del GRU insistono sullo sviluppo degli armamenti convenzionali e cercano di prendersi la rivincita attraverso gli studi spaziali militari. Nel 1958 Khrushev dimette d’autorità il potente e popolarissimo eurasiamo maresciallo Zhukov. Nel 1959 egli inizia un’altra offensiva – egli colloca alla testa del GRU una delle più odiose figure della storia sovietica, il sanguinario carnefice chekista Ivan Serov, conosciuto con il soprannome di “Zhivoder”. Questo personaggio sanguinario – per le sue caratteristiche il tipo ideale dell’Ordine dell’Asino Rosso – era aborrito dallo Staff Generale e, naturalmente, dagli agenti del GRU e in primo luogo dai patrioti dell’Eurasia. Un altro “atlantista”, il generale Mironov, diviene curatore responsabile del cosiddetto “organo esecutivo” – che significa supervisione sugli aspetti fondamentali dell’esercito e sulle sezioni di intelligence. Comunque, le manovre offensive khrusheviste incontrano la ben coordinata reazione occulta degli eurasisti: Konev, Sokolovskiy, Timoshenko, Grechko cercano di sconfiggere Khrushev ad ogni costo. Ogni giorno in più di questo “atlantista” porta un irreparabile danno ideologico, strategico e politico all’URSS e, nel complesso, agli interessi delle potenze continentali. Osserviamo un altro curioso particolare: all’epoca di Khrushev la supremazia della linea “totalitario-hegeliana” nel “rituale” della filosofia marxista sovietica (che attribuisce il primato ai fattori sovra-individuali, “oggettivi”, su quelli individuali e soggettivi) è sostituita dal predominio della linea “soggettivo-kantiana” (che attribuisce il primato ai fattori individualistici e “soggettivi” su quelli “oggettivi. Proprio in quel periodo inizia il lento degrado dell’educazione civica, appare la nuova costellazione di accademici e scienziati “khrushevisti” che rappresentano una folla di incompetenti ed arroganti (Ricordiamo, ad esempio, come elemento rappresentativo dei “khrushevisti” A.N. Yakovlev, che ammise di aver criticato Marcuse, senza aver trovato il tempo di leggerlo; gli scienziati di Stalin che continuavano, sebbene in una forma peculiare, le tradizioni accademiche pre-rivoluzionarie, di regola, erano distinti per la loro conoscenza di quegli autori che essi, sinceramente o meno, criticavano). Con Khrushev inizia gradualmente la propagazione nella società di un’intelligentsia orientata in senso “atlantista”, sradicata e cosmopolita, che il KGB cova di nascosto anche nelle sue varianti più radicali e dissidenti. Le tematiche dell’Occidente, le tematiche degli USA iniziano a diffondersi nell’URSS come ideali “proibiti”, ma “attraenti” tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60.

Il lungo percorso verso il 1977

Il siluramento di Khrushev fu indubbiamente opera dell’Ordine di Eurasia. E’ indicativo che otto giorni dopo che egli lasciò la carica di Segretario Generale, l’aereo sul quale si trovavano due personaggio chiave della lobby “atlantica” – il maresciallo Biryuzov e il generale Mironov – ebbe un incidente. Dopo il knockout di Khrushev gli eurasisti iniziarono gradualmente a recuperare le loro posizioni. Leonid Brezhnev fu una figura supportata dagli eurasisti. E’ significativo che lo scrittore Smirnov scrivesse nel 1965: “Il 9 maggio 1965, alla parata per la vittoria a Mosca prima che passassero le colonne dei veterani, celebrando il 20° anniversario della Vittoria, il maresciallo Zhucov stesso, le decorò con gli ordini di battaglia”. Dopo sette anni di disgrazia khrusheviana Zhukov era di nuovo riabilitato. Fu una vittoria del GRU. Ma il trionfo dell’Ordine di Eurasia sotto Brezhnv fu lungi dall’essere completo. Gli “atlantisti” del KGB non giunsero alla resa. I progetti continentali venivano continuamente ostacolati. A metà degli anni ’60 vi fu una situazione perfino paradossale, quando la prospettiva del blocco continentale fu discussa, evitando l’URSS. A questo riguardo è interessante il resoconto dei fatti sui negoziati di Arthur Axmann – in precedenza capo della “Hitler-jugend” e partecipe della lobby eurasiana all’interno delle SS – con Zhou Enlai concernenti la creazione di un blocco unito continentale Pekino-Berlino-Parigi, bypassando l’URSS. Laval, e anche il generale De Gaulle diedero il benvenuto senza riserve a un simile progetto. Un successivo incontro fu tenuto a Bucarest. Arthur Axmann parlò a Madrid a Jean Parvulesco del seguente episodio in un suo volo a Pekino. Nello stesso aeroplano sedeva un gruppo di militari sovietici che cervano di convincere Axmann della necessità di includere anche l’URSS in questo progetto eurasiano – che era, in ogni caso, il vecchio sogno dello stesso Axmann, oppositore del razzismo antislavo di Hitler sin dai tempi del suo coinvolgimento nella lobby eurasiana all’interno delle SS (il circolo SS di Aleksandr Doleschallek, Richard Hildebrandt, Guenther Kaufmann etc., collegati, naturalmente, a Walther Nikolay e Martin Bormann). Gli ufficiali del GRU informarono Axmann sugli intrighi della lobby atlantista in URSS, che metteva ostacoli insuperabili a tutti i progetti geopolitici orientati verso il continente – e così a tutte le potenze continentali, la più importante delle quali era l’URSS. Gli atlantisti del KGB, con l’uso delle loro tattiche tradizionali, forzarono l’Esercito a sopportare Ivashutin (vecchio chekista e figura estremamente impopolare) alla testa del GRU per 23 anni. Tuttavia, dal 1973 Brezhnev iniziò ad avanzare sempre di più i militari nel governo del paese. Nel 1973 il maresciallo Grechko divenne membro del Politburo. Sostituendolo, anche Ustinov entrò in questo organismo, anche se dobbiamo notare che i capi del KGB – Andropov e in seguito il suo erede Chernikov – furono membri del Politburo sin dal 1967. Ma il maggiore trionfo dell’Esercito e del Gru fu nel 1977, quando la nuova costituzione brezhneviana fondò il “Consiglio di Sicurezza”, che divenne una forza legale e politica autonoma e formalmente indipendente. Fu una vittoria dell’esercito sul KGB. Fu una vittoria dell’Eurasia. Il prudente e mai precipitoso Brezhnev aveva mantenuto la sua promessa – fatta alla lobby eurasiana – di cambiare i retroscena delle interne strutture sovietiche di potere. L’esercito aveva ora la sua agenzia ai massimi livelli. La strategia di Brezhnev fu orientata a livello interamente continentale, benché lo spazio e le armi spaziali fossero la sfera basilare di interesse strategico. Per lavorare parallelamente ai progetti di guerre spaziali, le geopolitiche dell’epoca di Brezhnev elaborarono dei modelli ideologici e politici adatti tenendo conto della nuova nomenclatura strategica e militare e della tipologia dell’era spaziale. E’ importante menzionare in questo contesto l’idea dello scrittore ed ideologo del movimento patriottico A.Prokhanov, saldamente collegato a ben precisi gruppi geopolitici nello Staff Generale sin dai tempi del maresciallo Ogarkov. Prokhanov assicura che la strategia militare sovietico-eurasiana tra la fine degli anni 70 e la prima metà degli anni 80 elaborò seriamente il progetto di una nuova civiltà di spazio continentale basata sulla combinazione delle tradizioni spirituali, del “suolo” e metafisiche dell’Eurasia con le tecnologie ultramoderne, con la stilistica e con il sistema globale delle “nuove comunicazioni”. Questa, nell’opinione di Prokhanov, sarebbe diventata la risposta eurasiana al modello americano delle “guerre stellari”, che mostrava la futura era spaziale come la celebrazione dell’idea anglosassone non solo sul pianeta, ma anche nell’universo. All’universo americano, allo Spazio americano, gli ideologi del “suolo futuristico” dello Staff Generale, secondo Prokhanov, erano pronti ad opporre l’universo russo, l’universo eurasiano, l’immagine della Grande Eurasia, che proiettava se stessa nelle regioni sconfinate delle stelle e dei pianeti. I “vicini” della Lubyanka avevano scelto uno spazio secondo l’immagine delle civiltà “insulari” mercantili-coloniali dell’estremo Occidente. Il modello americano era pienamente adatto a loro. Così, nelle più recenti forme tecnologiche, noi reincontriamo i temi più antichi, con voci di una storia millenaria, con l’appello dai nostri lontani antenati sempre per risolvere un singolo essenziale problema: “E’ necessario distruggere Carthago?” – in qualsiasi forma questo problema si fosse presentato.

La geopolitica del maresciallo Ogarkov

Uno dei più immediati eredi della missione geopolitica di Shtemenko fu il maresciallo N.V. Orgarkov, eminente geopolitico, stratega ed eurasista. Egli condusse l’attività dell’Ordine “Polare” all’interno dell’esercito fino alla metà degli anni 80. Dei tre capi brezhneviani dello Staff Generale – Zakharov, Kulikov, Ogarkov (tutti e tre convinti eurasisti) – il più brillante era Ogarkov, un geniale conoscitore del mascheramento, che ingannò strategicamente molte volte gli atlantisti sia interni che esterni. Ogarkov fu l’organizzatore dell’operazione a Praga, che passò in modo così liscio solo perché egli manovrò per confondere completamente i servizi di intelligence della NATO e per imporre loro alcune informazioni sbagliate recapitate in modo eccellente. E’ curioso sottolineare che gli eventi della “primavera di Praga”, conclusisi per i golpisti democratici in un “triste autunno”, furono pressoché un duello strategico tra due personaggi consacrati ai segreti più profondi del conflitto planetario. Oggi è ben noto che l’occulto autore e regista della “primavera di Praga” fu David Goldstucker. In questa operazione egli si confrontò con l’eurasista Ogarkov ed è necessario far notare che la vittoria di Ogarkov non fu semplicemente la vittoria della forza bruta dei carri armati sovietici, ma una vittoria dell’intelligenza, dell’astuzia e di una magnifica padronanza dell’arte della disinformazione, del “cammuffamento”, con l’aiuto delle quali i vertici della NATO furono indotti a commettere i peggiori errori e non ebbero il tempo per quella reazione sulla quale, naturalmente, il dottor Goldstucker e le sue creature (Dubchek, Havel, etc.) contavano fin dall’inizio. Ogarkov aprì la strada alla creazione delle “Spetsnaz” [special forces], chiamate a interventi locali e ad operazioni-lampo nelle retrovie del fronte nemico, assolutamente necessarie per il successo specialmente di operazioni militari locali continentali. Geopoliticamente il maresciallo Ogarkov difese sempre apertamente il “progetto eurasiano” (in contrasto con Grechko eurasista coperto e prudente) e aspirò a trasformare le forze armate dell’URSS in modo che potessero gestirsi al meglio in una lunga guerra locale con armi prevalentemente convenzionali. Dopo Krushev la questione sui tipi di armi “nucleari e intercontinentali” acquistò un senso simbolico – a seconda dell’enfasi della dottrina militare sulla “guerra globale” o sulla “guerra locale” nei circoli dell’esercito definiti come i “nostri” o “loro”, rappresentativi della lobby atlantista o eurasiana: la “guerra locale” con l’uso di armamenti convenzionali e senza l’uso di ordigni nucleari era lo slogan degli “eurasisti”, e la “guerra totale nucleare” lo slogan degli atlantisti, che non desistevano mai dal mettere l’Esercito sotto pressione ideologica. Intorno ad Ogarkov stava raggruppata l’elite militare di orientamento eurasiano. Primi tra tutti, furono suoi compagni i marescialli Akhromeev e Yazov. Tutti e due, specialmente Akhromeev, era segretamente devoti all’ “Ordine Polare”, fondato nell’Esercito Sovietico già da Mikhail Tukhachevsky in parallelo all’organizzazione similare di Aralov, da lui creata immediatamente dopo la sua comparsa nel GRU.

La catastrofe Afghanistan

L’enorme concentrazione di potere nelle mani dei militari eurasisti dopo il 1977 spaventò il clan atlantista. Per il KGB e gli altri servitori della “Morte Danzante” all’interno del governo sovietico era necessario prendere delle urgenti contro-misure. Dati precisi portano a ritenere che la guerra in Afghanistan fu ispirata dal KGB per screditare l’Esercito nel corso di un lungo e assurdo conflitto e per provocare l’interferenza atlantica nella situazione politica interna da parte degli USA. Il conflitto in Afghanistan è considerato come un’istigazione del KGB contro l’Esercito Sovietico e, in senso più lato, contro l’intera lobby eurasiana, da degli specialisti di sovietologia occulta come Pierre de Villemarest e Jean Parvulesco. Essendo a conoscenza dei progetti geopolitici del generale Shtemenko, e in particolare della valutazione geopolitica e strategica dell’Afghanistan, la gente della Lubyanka decise di provocare un intervento armato e obbligato nella situazione politica interna afghana. (E’ necessario notare, tuttavia, che Shtemenko stesso escludeva tale interferenza, insistendo su un’integrazione pacifica e sulla graduale infiltrazione economico-strategica in Afghanistan, in completa corrispondenza con le normali logiche di una organica e naturale espansione economica e culturale sull’asse nord-sud). E non solo l’avvio di una guerra insensata, ma anche la sua conduzione irresoluta, incerta, debole fu conseguenza dell’interferenza del KGB negli affari dell’Esercito – sin da quando gli atlantisti necessitavano che l’URSS perdesse la guerra, una guerra che avrebbe potuto risolversi nella definitiva distruzione del blocco eurasiano. Perciò in Afghanistan le special forces del KGB organizzarono atti di terrorismo contro la pacifica popolazione afghana – cosa perfettamente assurda, se le truppe sovietiche volevano realmente integrare l’Afghanistan e farne un vassallo politico. Dai vertici attraverso il Partito e il Politburo gli atlantisti, viceversa, cercavano di imbrigliare le operazioni militari più ragionevoli, a volte bloccandole, quando iniziavano ad essere coronate da successo. Pierre de Villemarest afferma che quella guerra fu perduta solo perché i più alti ranghi del governo sovietico volevano che lo fosse. In ogni modo, questa guerra fu fatale per l’Esercito, il GRU e per l’Ordine Eurasiano.

L'”ala destra” nel KGB e il paradosso Andropov

Nel periodo post-brezhneviano iniziò a rivelarsi un punto molto importante, caratteristico di tutta la storia della lotta invisibile tra i due Ordini. Il suo significato è che la lobby atlantista in Eurasia, come spesso abbiamo sottolineato, si appoggia non solo sulla “sinistra” (sebbene, certamente, questa le sia preferita a causa di una certa affinità tipologica della sua concezione stessa con la trama atlantista), ma anche sulla “destra”. Per questa ragione dopo la guerra il NKVD-KGB, rimanendo essenzialmente atlantista, adottò alcune caratteristiche ideologiche dell’Esercito, di orientamento conservatore, di “destra”. Discendendo geneticamente dalle bande rosse degli anni ’20, nemiche della terra, della Russia e dello Stato, il KGB fu nello stesso tempo sottoposto ad una significativa influenza degli eurasisti di “destra” del GRU e dello staff Generale nel periodo in cui era dominante l’imperialismo di Stalin. Tale duplicità del KGB ebbe per esito un definito compromesso nella sua struttura, che può spiegare tutta la “stranezza” politica e cospirologica connessa a questa organizzazione. Se la sostanza e il centro principale del KGB rimangono puramente atlantisti, integrati nella reta planetaria unita delle intelligence degli atlantisti, alla periferia, tra i dipendenti ordinari e anche tra gli ufficiali, si sviluppò interamente un’atmosfera “nazionalista”. Comunque questo “nazionalismo della Lubyanka” (a volte unito ad una piuttosto forte giudeofobia) corrispose sempre al principio “il sangue è più importante del suolo” – che non ebbe mai veramente un carattere continentale, imperiale, eurasiano. E tale situazione piuttosto adeguata alle figure dell’Ordine atlantista, come questo “nazionalismo rozzo” da dipendenti di base è servito da perfetto mascheramento per la rete degli agenti dell’anti-terra, “messianici” e mondialisti. Nel complesso, il KGB del dopoguerra era tipologicamente simile ai gruppi panslavisti all’interno del governo imperiale alla vigilia della I Guerra Mondiale e alle organizzazioni razziste e xenofobe del III Reich, che servivano da copertura per gli atlantisti interni. In questa prospettiva è necessario considerare l’avvento al potere di Yuri Andropov, ex capo del KGB, dopo la morte di Brezhnev. Le già menzionate ragioni della duplicità del KGB ci aiutaranno a capire la dualità del ruolo di Andropov, e anche l’immagine duplice della sua figura, che può contemporaneamente essere considerata sia come il padre della perestroyka e della democratizzazione, “completate” da Gorbachev, sia un estremo conservatore che tentava di ripristinare l’epoca totalitaria di Lavrenty Berya.* E’ curioso che tra il popolino russo siano comuni, in relazione ad Andropov, due opposte valutazioni: “Andropov – giudeo – sionista” e “Andropov – patriota – antisemita”. (Naturalmente, entrambe queste definizioni potrebbero essere “metaforicamente” intese. In realtà, il rebus Andropov è semplice – egli è un rappresentante del KGB, cioè un completo e convinto atlantista, fedele al suo Ordine della “Morte Danzante”. Egli fu simultaneamente “giudeo-sionista” e “patriota-antisemita”, in quanto questa coppia appare contradditoria solo nei modello cospirologici estremamente semplificati, mentre in realtà il quadro cospirologico è molto più complesso, ed i suoi fattori chiave non sono criteri né nazionali né politici, ma solo fondamentali orientamenti geopolitici molto spesso tenuti segreti ai non addetti ai lavori. L’avvento di Andropov fu il secondo, terribile colpo contro l’Esercito, dopo l’inizio della guerra in Afghanistan. Ora l’autorità dello stato era nelle mani dei membri di quell’organizzazione che durante tutta la sua esistenza ebbe come unico obiettivo quello di cancellare l’Ordine Eurasiano all’interno dell’URSS, di distruggere le strutture segrete create da Aralov, Tukhachevsky, Shtemenko, Ogarkov, Akhromeev e altri eurasisti, di far saltare in aria l’Eurasia dall’interno, di rendere, una volta per tutte, l’idea di un nuovo blocco continentale come un’utopia irrealizzabile, una fantasia, per guadagnare definitivamente la vittoria per la “Nuova Carthago”, per gli USA, per instaurare insieme alla CIA, il Nuovo Ordine Mondiale sul pianeta, la Costruzione del Nuovo Commercio. L’avvento di Andropov, l’avvento della “destra del KGB”, non significano nient’altro che l’inizio della perestroyka.

L’agente doppio Mikhail Gorbachev

La fase preliminare della perestroyka, la preparazione dei nuovi quadri, la divisione dei compiti, l’inserimento del personale giusto all’interno del governo, il copione generale degli eventi – tutto ciò fu portato avanti da Yuri Andropov assieme agli altri analisti atlantisti dei servizi speciali e agli esperti dell’Ordine della “Morte Danzante”. Ma Andropov comprendeva bene che, ad ogni fase della perestroyka, gli eurasisti avrebbero cercato di reagire, di sbarazzarsi degli atlantisti del KGB e del Politburo e di guidare il paese secondo una politica eurasiana. Perciò la scelta della figura principale della nuova politica cadde sul più evasivo ed incerto dei supremi leader, che era così cauto, flessibile ed elusivo che nessuna delle due parti sapeva per quale Ordine egli in realtà lavorasse. D’altra parte, secondo le più antiche tradizioni dell’Ordine dell’Atlantico, al quale Andropov apparteneva, si approvò di dare una speciale attenzione ad una persona il cui aspetto mostrava un difetto così eloquente. In base a questo principio venivano selezionati i più alti sacerdoti del culto di Seth il dio egizio dalla testa d’asino. Gorbachev con la sua voglia (che, per inciso, un musulmano tradizionalista ha letto come un’iscrizione araba di tre lettere – kaf, fa, ra, che vuol dire “Kafir”, cioè “ipocrita”) era la figura più papabile. Promuovendo Gorbachev, Andropov calcolò che la sua candidatura avrebbe soddisfatto entrambe i raggruppamenti geopolitici, come soluzione delle tensioni interne all’URSS che già da tempo erano maturate e che il cambiamento politico sarebbe stato approvato sia dagli atlantisti che dagli eurasisti. L’interesse degli atlantisti per il cambiamento era ovvio, ma anche gli eurasisti – dopo l’inizio della guerra in Afghanistan e l’avvento di Andropov al potere – non era più interessati a mantenere lo status quo, e di conseguenza accettarono agevolmente la trasformazione. Gorbachev era conveniente e utile a tutti. Come amministratori di Gorbachev a tutela dei due Ordini in conflitto furono nominati A.I.Lukyanov and A.N.Yakovlev. Entrambe queste figure erano dirette partecipi alla ramificata cospirazione continentale, rappresentando comunque i due partiti in lotta.

Il vero volto di Anatoliy Lukyanov

Dal 1987 Anatoliy Ivanovic Lukyanov divenne capo dei cosiddetti “organi amministrativi”. Ora il destino di ogni nomina o promozione tra i più alti ranghi militari dipendeva da lui. Lukyanov, mostrandosi sempre leale a Gorbachev, cercava costantemente, tuttavia, di interpretare in chiave eurasista le ambigue e nebulose istruzioni del nuovo leader del Kremlino. L’aspirazione di Gorbachev a chiudere il conflitto in Afghanistan era nelle mani dell’Esercito e vi sono diverse ragioni per credere che Lukyanov fosse implicato in quest’azione geopolitica. Quanto Gorbachev era flessibile e cauto, Lukyanov, al contrario, aveva un preciso e chiaro atteggiamento geopolitico. Il suo obiettivo, come il proposito dell’ “Ordine Polare”, era la Grande Eurasia dalla Mongolia al Mediterraneo, la Pax Eurasiatica, la grande unione continentale. Lukyanov era obbligato in virtù della sua posizione a controllare il GRU e lo Staff Generale, ma, in realtà, quest’uomo accurato e calmo non fu il “custode dei bolscevichi messianici” nei confronti dello stato militare eurasiano all’interno dello stato, ma l’inviato del GRU per sorvegliare gli atlantisti bolscevichi a vantaggio dell’Esercito. Essendo coperto dalla sua apparente posizione di “centro-sinistra”, Lukyanov realizzò nel Soviet Supremo una missione speciale, il cui senso consistette nel formare un blocco parlamentare orientato a favore della segreta missione eurasiana.

“Mr. Perestroyka”

Aleksandr Nikolaevic Yakovlev già dall’inizio degli anni ’70 era uno dei maggiori ideologi dell’aperto atlantismo nell’URSS. Va detto che egli iniziò i suoi aperti attacchi contro i patrioti eurasisti già nel 1974, quando la posizione del GRU era molto forte e Grechtko già era membro del Politburo. Invocando apertamente il pogrom ideologico per la letteratura “nazional-bolscevica”, che in quegli anni fungeva da tribuna per uno scambio cifrato di informazioni, idee, concetti e progetti per tutta la lobby patriottica eurasiana, Yakovlev accettò di correre un rischio calcolato. E nonostante l’intercessione di Andropov ed dei più alti circoli del KGB dopo la pubblicazione del famoso manifesto dell’atlantismo russofobo e antipatriottico “Contro l’antistoricismo”, egli dovette essere tuttavia inviato al di fuori della Russia. La verità è che il KGB aveva deciso di trasformare il “veleno in farmaco” e di utilizzare l’invio di Yakovlev in Canada per attivare una rete di spionaggio atlantista. Secondo le informazioni raccolte da Jean Parvulesco nel suo rapporto La Galassia GRU, a Ottawa, dove Yakovlev fu in seguito mandato, egli entrò in contatto con David Golstucker, che all’epoca rappresentava negli USA gli interessi di Israele, sotto la copertura del suo coinvolgimento nella negoziazione confidenziale con una società di Chicago collegata alla progettazione di centrali nucleari. Il dr. David Golstucker che, com’è noto, era una figura rilevante non solo dei servizi speciali in Israele, ma anche direttamente dei servizi speciali dei paesi anglosassoni (questo richiama interamente la situazione caratteristica anche per il sovietico KGB), elaborò assieme a Yakovlev la strategia atlantista della futura perestroyka. Questo fatto è così ben noto in Occidente, che lì il nome di Yakovlev è proprio “Mr. Perestroyka”. Così già per la seconda volta nella storia, praticamente le stesse figure prepararono un disperato, complesso, pericolo e avvincente duello geopolitico. In precedenza, durante la primavera di Praga, Goldstucker, agente della “Morte Danzante”, subì una rovinosa sconfitta da parte del GRU – da parte del generale Shtemenko e del maresciallo Ogarkov, padroni di sé, intelligenti, brillanti e coraggiosi servitori dell’Ordine di Eurasia. Lo stesso Goldstucker dieci anni dopo preparava la sua rivincita. Questa volta il GRU e lo Staff Generale sovietico sarebbero stati attaccati nel loro stesso territorio, anziché nella “neutrale” Cecoslovacchia. E questa volta Goldstucker non contava sulla lenta NATO, ma su situazioni in cui gli arsenali nucleari erano inutili. Ora la maggiore arma distruttiva del membro dell’atlantismo planetario – Goldstucker – sarebbe diventato il gonfiato “Mr. Perestroyka”, l’arma tattica nuova di zecca dell’Ordine dell’Asino Rosso, speranza degli ordini di battaglia atlantici, capitano delle occulte “spetsnaz” anglosassoni, lasciato da Ottawa nelle retrovie dell’avversario eurasista.

Tra false alternative

Le vere logiche della perestroyka, che sono le logiche dei ciclici maneggi tra due poli del super-incerto Gorbachev – un vivido richiamo del decorso di una malattia con psicosi maniaco-depressive – sono rimaste in pratica totalmente incomprensibili fino allo stesso putsch di agosto, per la ragione che ben pochi hanno delineato il vero ruolo di Anatoliy Lukyanov. Tale cospirazione ebbe per esito, alla fine, la catastrofe della lobby eurasiana. Gli autori atlantici del progetto anti-imperiale della perestroyka ricorsero in questo caso a un metodo tradizionale – la creazione di una pseudo-opposizione, cioè la sostituzione del reale polo “conservatore” con uno falso. Dal momento che i veri nemici degli atlantisti non erano semplicemente nazionalisti, ma “nazionalisti di tipo imperiale, continentale”, “continentalisti”, è naturale che la pseudo-opposizione all’aperto atlantismo di Mr. Perestroyka non fosse altro che eurasista. Seguendo questa logica, la gente dell’Ordine Atlantico, con l’attivo coinvolgimento del KGB, creò dei poli paralleli e conseguentemente falsi. Questi poli erano: 1) “comunisti – conservatori”. I loro portavoce sono stati Yegor Ligachev e poi Ivan Polozkov (entrambi ad un certo momento svaniti, cosa non sorprendente dal momento che la loro opposizione non si basava su alcun principio, e inoltre era una tendenza vecchia di secoli e ben nota). 2) “patrioti – nationalisti”. Questo movimento fu creato con l’attivo coinvolgimento del KGB che proiettò sciovinisticamente una posizione giudeofoba su dei gruppi marginali di vedute patriottiche sincere ma dalle vedute ristrette, preparando così uno speciale algoritmo di “movimento patriottico”, incapace di causare seri danni alla sempre più legittimata lobby atlantica. 3) “national-bolscevichi”. Questa corrente era più interessante e in posizione assai vicina alla lobby eurasista, ma, grazie agli sforzi del KGB, qui si perse il senso della misura e la concezione “nazional-bolscevica” assunse un carattere ripugnante, grottesco ed estremistico – sia nel senso di un’esagerata accentuazione del “leninismo” che in quello di un’eccessiva giudeofobia. 4) infine, il trucco supremo del KBG atlantista fu quello di promuovere lo stesso KGB come opposizione ai “democratici” – e questa linea funzionò molto, anche per portare allo scoperto il personale della “Lubyanka” i “patrioti” verso i quali vi era precisa fiducia e anche speranza. E contemporaneamente le sezioni del KGB preparavano le rivoluzioni atlantiste in Ungheria, Cecoslovacchia, Yugoslavia, allestivano lo spettacolo della repressione in Romania, abbattevano il muro di Berlino, tradivano Honecker, si sbarazzavano di Zhivkov, aiutavano i separatisti nelle Repubbliche Baltiche e nel Caucaso, e come vertice del loro trionfo atlantista, preparavano il teatrale putsch nell’agosto 1991! Così “l’uomo più elusivo” con un contrassegno caratteristico sulla sua fronte giocava tra “Mr. Perestroyka” e Anatoliy Lukyanov, ma esteriormente sembrava, che il suo secondo polo non fosse per niente Lukyanov, ma qualcuno di diverso, più odioso, più scandaloso, più vistoso, ma in realtà una figura completamente insignificante, o un evidente uomo di paglia. Il GRU e l’Esercito osservavano Anatoliy Lukyanov con aspettativa e impazienza. Certo, gli eurasisti avrebbero potuto complimentarsi per alcuni cambiameni – la fine della guerra assurda, la riduzione delle armi intercontinentali, i passi avanti in politica estera verso la Germania, il Giappone e la Cina. Anche l’impegno sul tema della “casa comune europea” poteva essere facilmente intrpretato dall’Ordine Polare nella stessa chiave, dal momento che questa dottrina era stata tracciata dall’apparato geopolitico di quell’opposizione eurasista all’interno delle SS alla quale appartenevano Axmann, Hildebrandt, Doleschallek, Kaufmann etc. (tipologicamente collegati con l’Ordine di Eurasia nel GRU). Ma la rovina dell’Unione, gli attacchi contro l’Esercito, i tentativi di coinvolgere l’Esercito nei conflitti nazionalisti e microterritoriali, le politiche suicide nelle Repubbliche Baltiche, distruggendo gli ultimi residui del patto Ribbentropp-Molotov, la promozione nell’arena politica di una mafia incontrollata e di dichiarati criminali, e molte altre cose condussero il GRU ad un vicolo cieco. Ma Anatoliy Lukyanov rimaneva nell’ombra. Prudentemente, progressivamente, passo dopo passo egli preparava un attacco alle spalle, decisivo e finale. Fino all’ultimo momento sembrava che tutto potesse essere salvato in un attimo, e poi la lobby eurasista avrebbe usato tutti gli aspetti positivi della “perestroyka”, avendo chiuso con “Mr. Perestroyka” e i suoi complici, che da allora sarebbero stati tutti “bruciati”, e la nuova grande era sarebbe iniziata, libera dai comunisti, dagli atlantisti e dai servitori della “Morte danzante”, l’era dell’Eurasia, l’Eurasia Cosmica, l’era del Sacro Continente Solare, l’Era dell’Oriente. Ma scoppiò l’agosto 1991.

Il putsch, culmine della guerra occulta

Il deputato Obolenskiy, membro della commissione d’inchiesta sull’affaire del GKChP [Gosudarstvenniy Komitet po Chrezvichaynomu Polozhenyu; Comitato di Stato per la Situazione di Emergenza all’interno del PCUS], poco tempo dopo il putsch fece una strana dichiarazione ai mass media: ” La verità riguardo gli avvenimente dell’agosto 1991, verrà propabilmente scoperta tra un secolo dai i nostri discendenti”. Quale terribile segreto sfiorò Obolenskiy, indagando sulla storia del putsch? Dal punto di vista della cospirazione geopolitica, l’argomento qui può essere uno solo: egli si avvicinò a dei documenti collegati alla guerra occulta dei due Ordini dietro le quinte del potere, alla misteriosa opposizione tra l’Ordine di Eurasia e l’Ordine dell’Atlantico. Solo in questo caso, la dichiarazione del deputato Obolenskiy acquista un senso, e il bisogno di conservare il segreto diviene chiaro. Il putsch di agosto fu (o avrebbe dovuto essere, secondo l’intenzione dei suoi autori) il culmine dell’opposizione geopolitica, il momento decisivo della guerra invisibile. L’Ordine dell’Atlantico non poteva ignorare che gli eurasisti preparavano per l’inverno 1991-1992 una ben precisa operazione che avrebbo dovuto sfociare nell’instaurazione di un regime militare sull’intero territorio dell’URSS con il pretesto di stabilizzare la situazione sociale, politica ed economica. Essi conoscevano inoltre perfettamente che l’orientamento ideologico della direzione militare eurasista sarebbe stato non comunista e di impostazione patriottica, ma senza l’ “antisemitismo”, la xenofobia e il “panslavismo” tipici del KGB. In altre parole, la direzione militare si riprometteva di essere stabile, liberale nel campo economico, geopoliticamente corretta, esente da costrizioni terroriste peculiari delle forme bolsceviche di dittatura. Inoltre, il Regime Militare Eurasiano, il Regime Romano-Imperiale, aveva tutta la possibilità di essere popolare al massimo grado, perché da una parte voleva tenersi fuori dal “dogmatismo comunista” e dall’ “utopia marxista” e dall’altra intendeva essere piuttosto rispondente alla naturale inclinazione alla gerarchia, alla disciplina, alla centralizzazione e al comunitarismo, alla socialità, all’ “integrazione” di tutte le vere etnie eurasiane. Il patriottismo del Regime Militare avrebbe dovuto essere imperiale, invece di “russo” e “nazionalista” nel senso stretto del termine. Tutto questo rendeva una simile prospettiva non solo inaccettabile, ma fatale e mortale per la lobby atlantista nll’URSS ed anche per il mondialismo atlantista in senso lato. Nonostante le enormi distruzioni causate nel paese dagli agenti dell’ “Ordine della Morte Danzante”, da “Mr. Perestroyka”, insieme con il suo sodale del KGB, Shevardnadze (maledetto, per inciso, dal suo stesso popolo georgiano), l’Ordine degli Eurasisti sapeva come usare questa situazione negativa a beneficio della propria posizione, in quanto nei dipartimenti segreti del GRU lavoravano i degni discepoli dei grandi strateghi russi – Shtemenko and Ogarkov. Il duello geopolitico con Goldstucker avrebbe potuto concludersi con una sconfitta per questo esperto e attivo rappresentante dell’Ordine Atlantico. Il maggiore problema per gli atlantisti era di impedire la formazione di una situazione di guerra nell’URSS, a cui stavano apparentemente conducendo le logiche degli eventi. Proprio a questo scopo fu organizzato il putsch di Agosto.

I calcoli sbagliati del maresciallo Yazov

Il maggior errore degli eurasisti nell’agosto 1991, e specialmente l’errore personale del maresciallo Yazov, fu credere al capo del KGB Kryuchkov. Era una trappola strategica. Il KGB già da molti anni aveva cercato di creare per i suoi agenti un’immagine di “patrioti-nazionalisti”, usando la massa periferica del personale “non iniziato” che credeva sinceramente nella cospirazione “giudaico-massonica” e si considerava “nazionalista” o “nazional-boscevico”. D’altra parte, le manovre fraudolente furono eseguite anche al vertice del potere – sia Chebrikov che Kryuchov puntavano a solidarizzare con i militari eurasisti contro i “democratici-cosmopoliti”. (In pratica, l’intero movimento democratico era una linea organizzata solo dal KGB, e in più, era anche più artificiale e “costruito” del movimento patriottico, dal momento che per i Russi e per le altre originali etnie eurasiane era molto più naturale supportare la “destra” che la “sinistra” – questa è una costante storica). Per nascondere questo doppio gioco, gli atlantisti del KGB crearono miti sull’ “ala giudaico-massonica” del KGB (così questa venne chiamata, in particolare, la sua branca moscovita come contrappeso a quella dell’Unione e più tardi il KGB della RSFSR [Repubblica Federale Socialista Sovietica Russa]di Yeltsin, etc.). In pratica, il KGB era fortemente impegnato nelle attività antieurasiane, distruggendo le strutture della rete eurasiana nei paesi dell’Est europeo, rovesciando i regimi anti-atlantisti (come quello di Ceausescu che, per inciso, fu sempre orientato verso un blocco continentale eurasiano e odiava gli atlantisti “venduti” dell governo dell’URSS – vedi Claude Carnou “Ancora sull’Est” nella rivista Crisis, n. 5, Aprile 1990, Francia). In ogni modo, l’affaire GKChP prova chiaramente che delle mosse piuttosto ambigue di Kryuchkov riuscirono a convincere alcuni eurasisti – il maresciallo Yazov e Oleg Balkanov – ad affrettarsi a creare una situazione di guerra, e ad accettare l’aiuto del KGB, a condizione che questo prendesse le distanze dal suo atlantismo e stesse alla fine dalla parte dell’Esercito e pronto ad agire contro i “democratici”. Probabilmente, Kryuchkov aveva stitulato delle condizioni anche per la sua organizzazione, perché in caso di rigoroso regime militare eurasista le strutture del KGB, naturalmente, sarebbero state cancellate – perlomeno nella loro vecchia forma di terrorismo di partito, mondialista e atlantista. Non sappiamo ancora quali argomenti riportarono al maresciallo Yazov gli agenti dell’Ordine di Eurasia. E’ ovvio solamente che la firma dei Trattati di Novo-Ogarev non ebbero nessuna relazione con ciò. Tutto avrebbe potuto essere di nuovo cambiato, annullando ogni “documento” che era sortito casualmente, non realizzando così chiaramente la situazione geopolitica, guidato dall’estremamente evasivo “Gorby” – designato in questa posizione non per prendere decisioni, ma per “mascherare”, e in virtù del marchio di una “elezione” indubbiamente occulta. Che cosa dovrebbe avere detto Kryuchkov al maresciallo Yazov, perché quest’ultimo – essenzialmente fedele alla strategia dell’Ordine Eurasiano – mettesse a repentaglio il destino di un’occulta opposizione plurimillenaria, il destino del continente, il destino dello spazio eurasiano, un destino inevitabile e, come sembrava, così vicino alla vittoria? Perché Yazov ha scelto il capo del maggiore organismo anti-eurasiano? Per il momento, dobbiamo limitarci a constatare questo. Ed è perfettamente chiaro che l’errore del maresciallo Yazov nasconde qualche terribile segreto, forse anche coinvolgendo qualche influenza paranormale, “magica” o telepatica, o gli effetti di qualche speciale droga psichedelica. Tutto ciò non è così incredibile, se ricordiamo le testimonianze di alcuni membri del GKChP sulla loro completa amnesia durante quei tre giorni fatali. Solo un perfetto idiota potrebbe prendere in considerazione che persone, giunte ai massimi livelli della loro carriera politica, militare, di intelligence e “cospirologica”, possano in una simile decisiva situazione comportarsi come degli irresponsabili vagabondi ubriachi, che bevono senza posa e vagano per la città, piena di carri armati e propagandisti “democratici”. Ma anche la versione sull’avvelenamento di Kryuchkov da parte dei rimanenti otto membri ci appare scarsamente credibile, in quanto la gente del GRU proteggeva i propri capi più attentamente dello stesso Gorbachev. Nell’affaire degli “errori del maresciallo Yazov”, probabilmente, vi è stata una combinazione di molti fattori ideologicamente occulti e parapsicologici, operanti sincronicamente. Ma quale “arma” è stata usata questa volta dall’Ordine Atlantico? Ve ne parleremo assai presto.

“Mr. Perestroyka” va all’attacco

Immediatamente dopo l’arresto dei membri del GKChP, come sempre accade al culmine degli sforzi cospiratori e ideologici, gli aspetti precisi di una cospirazione che di solito rimangono nell’ombra si mostrarono apertamente. Il momento più esplicito fu l’apparizione allo scoperto di “Mr. Perestroyka” (N.Yakovlev) nel parlamento russo. Naturalmente la sua missione non consisteva nell’informare gli “ingenui” deputati sui “thugs, che ancora potevano circondare Gorbachev”. Questo discorso fu pronunciato da “Mr. Perestroyka” come una cortina fumogena. Yakovlev era venuto al parlamento russo con la richiesta di arrestare Lukyanov. Il parlamento russo, composto di persone incompetenti e avventizie, che non avevano nessun esplicito orientamento geopolitico e agivano in base ad emozioni casuali e anarcoidi di un gruppo di codardi, dopo lo shock della farsa di Mosca, poteva rovinare l’intero affare. Yeltsin, non avesse ricevuto in tempo l’informazione oppure semplicemente avesse dimenticato la cosa più importante (la condizione mentale del Presidente russo porta anche a ritenere che egli fosse anche sotto qualche influenza parapsicologica, come ha fatto notare non solo qualche cospirologo europeo, ma anche molti giornalisti occidentali – che spiegavano all’inizio l’inadeguatezza di Yeltsin con la sua appartenenza all’ “estrema destra”, ma in seguito furono obligati a ricorrere alla versione di influenze occulte o psicotrope), concentrò le sue veementi polemiche contro gli otto, avendo dimenticato l’obiettivo principale. Yakovlev giunse alla “casa bianca” (che, ricordando quel monmento, sembra più una “casa gialla”) per chiede l’arresto di Lukyanov. Yeltsin acquiescentemente ripeté per “Mr. Perestroyka” la famosa frase – “dietro la cospirazione degli otto c’era lukyanov, egli è il maggior ideologo della cospirazione”.

Lukyanov e la sosta rituale sulla tomba del maresciallo Akhromeev

Lukyanov – ecco la segreta spiegazione del putsch di agosto. Era necessario rimuovere Lukyanov ad ogni costo. Proprio nelle sue mani erano concentrati i fili della struttura occulta eurasista. Sin dal 1987 Anatoliy Lukyanov era il protettore dell’Ordine “Polare”, l’Ordine Eurasiano, speranza dell’Eterna Roma Imperiale. Il putsch mirava giusto a lui. Ma Lukyanov stesso – solo tra gli eurasisti, in un modo o nell’altro collegato all’affaire GKChP – non aveva ceduto all’istigazione di Kryuchkov ed era giuridicamente assolutamente non implicato nel putsch. Semplicemente cercare di coinvolgerlo era impossibile. Questo fu un errore di calcolo imprevisto e fastidioso per gli atlantisti. Perciò Yakovlev, aggirando ogni norma di legge, si affrettò in “modo rivoluzionario” a ad accusare Lukyanov, per mezzo delle balbettanti labbra di Yeltsin, di essere l’ideologo della cospirazione (col pretesto che Lukyanov era realmente ideologo, ma di un’altra cospirazione, la cospirazione “Polare”, la cospirazione dei salvatori della grande Potenza Continentale, la cospirazione dell’Eurasia contro le Isole Occidentali). Ma nonostante l’imprigionamento di Lukyanov, non era tuttavia possibile presentarlo come il capo della cospirazione e cancellare su queste basi tutta la rete degli agenti eurasisti, tutte le strutture segrete del GRU. I vincitori atlantisti potevano levare solo i più alti livelli del “partito” e i conservatori militari che anche così non rappresentavano un particolare pericolo. Eccetto che per l’assassinio di Pugo, il maggiore colpo alla lobby di Eurasia fu l’enigmatica morte del maresciallo Akhromeev e i susseguenti avvenimenti strani sulla sua tomba ancora fresca. Qui è necessario effettuare una breve digressione sulla storia dell’Ordine Atlantico e specialmente sulla storia dell’Ordine medievale i “Menestrelli di Morgana”, il cui emblema fu la “Morte Danzante”, la Danza Macabra. Secondo Grasset d’Orcet, che si occupò dello studio di quest’Ordine, i suoi aderenti usavano come parola d’ordine gerogliflica il simbolo del “Morto Vivente” o del “Morto che lascia la sua tomba”. In alcune branche ben precise di quest’Ordine, non così impegnate in questioni di politica e geopolitica occulta, ma piuttosto nel “magico” e nella “necromanzia”, vi era una rituale esumazione dei corpi a scopo simbolico e occulto. L’intera storia della morte e della successiva esumazione del corpo di Akhromeev allude all’implicazione, nel crimine della sua morte, dell’Ordine Atlantico e forse delle sue più oscure, magiche ramificazioni. In ogni modo, i cospirologi occidentali associano univocamente il particolare della profanazione del corpo del maresciallo con la “rituale esumazione”, fino ad oggi praticata in Occidente da membri di sette piuttosto oscure. Probabilmente gli agenti atlantisti speravano anche di trovare dei documenti segreti nascosti con Akhromeed, o qualche speciale contrassegno sul suo corpo. Tutto ciò diviene più che credibile, una volta che teniamo conto del ruolo primario svolto da Akhromeev nell’Ordine polare dell’esercito e la sua stretta connessione con Ogarkov, uno dei principali protagonisti dell’Ordine Eurasista. Comunque, dopo il putsch gli atlantisti intrapresero dei passi decisi per decapitare gli eurasisti. Ma dopo un mese divenne chiaro che il loro attacco era naufragato, e dietro i loro isterici tentativi per completare urgentemente la rovina dello stato, la paura e il panico erano visibili assai chiaramente. L’Ordine di Eurasia non era stato definitivamente eliminato ed ora giungeva il suo turno di colpire. Alcuni segni precisi permettono di ritenere che questo attacco potrebbe essere l’Ultimo.

Metafisica della guerra occulta

L’opposizione dell’Ordine dell’Atlantico all’Ordine di Eurasia attraverso i secoli e i millenni, essendosi manifestata nelle più svariate forme, è in un certo senso il maggior contenuto cospirologico della storia, la storia di grandi passioni planetarie, la storia di popoli e religioni, razze e tradizioni, spirito e carne, guerra e pace. Nel confronto tra i due Ordini uno non deve vedere la semplificata immagine moralistica della lotta tra Bene e Male, Verità e Menzogna, Angeli e Demoni, e così via. Questo combattimento tra due opposte visioni del mondo, tra due immagini metafisiche della Vita, tra due percorsi per il cosmo e attraverso il cosmo, tra due grandi Principi, non solo in opposizione l’uno all’altro, ma anche indispensabili l’uno all’altro – dal momento che su questa coppia è basato tutto il processo cosmogonico e cosmologico, tutto il percorso ciclico della storia umana. L’ordine di Eurasia, l’Ordine del Principio Virile, del Sole, della Gerarchia, è la proiezione del Monte, di Apollo, di Ormudz, del Cristo Solare in Gloria, del Cristo Pantocrate. L’eurasia, in quanto Terra dell’Oriente è Terra di Luce, Terra di Paradiso, Terra di Impero. La Terra della Speranza. La Terra del Polo. L’ordine dell’Atlantico, l’ordine del Principio Femminile, della Luna, dell’Uguaglianza Orgiastica è la proiezione dell’egizio Seth, di Pitone, di Ariman, del Cristo Sofferente, dell’Umano, immerso nella disperazione metafisica della preghiera solitaria del Getsemani. L’Atlantico, Atlantis in quanto Terra dell’Occidente, è la Terra della Notte, la Terra della “fossa dell’esilio” (come disse un sufi islamico), il Centro dello Scetticismo planetario, la Terra della Grande Malinconia Metafisica. Entrambe gli Ordini hanno le più profonde e sacre radici ontologiche, ed hanno delle ragioni metafisiche per essere ciò che sono. Considerare uno di questi Ordini come un accidente della storia significa negare le logiche segrete dei cicli umani e cosmici. La scelta di un percorso geopolitico rispecchia la scelta di un percorso metafisico, di un percorso esoterico, il percorso dello Spirito attraverso l’universo. Perciò non esistono garanzie, è impossibile, strettamente parlando, affermare che l’Eurasia è buona e l’Atlantico è cattivo, che Roma è santa e Cathago è maligna, né il contrario. Ma ciascuno, chiamato dall’Ordine, dovrebbe fare un passo deciso e servirlo. Le leggi del nostro mondo sono tali che l’esito della Grande Battaglia non è predeterminato, l’esito del dramma “Eurasia contro Atlantis” dipende dalla totalità della solidarietà planetaria di tutti coloro chiamati in servizio, di tutti i soldati della geopolitica, di tutti i segreti agenti della Terra e degli agenti segreti del Mare. L’esito della guerra cosmica di Apollo con il Serpente Pitone dipende da ognuno do noi, che lo comprendiamo o meno.

La fine dei Tempi

Tutte le tradizioni religise e le dottrine metafisiche descrivono la Fine dei Tempi, la fine del ciclo come l’Ultima Battaglia, la Battaglia Finale. Le varie tradizione trattano in modo differente questo conflitto, e a volte ciò che in una tradizione è resentato come il “partito del Male”, diviene in un’altra tradizione il “partito del Bene” e viceversa. Ad esempio, per i cristiani ortodossi alla fine dei Tempi il giudaismo è considerato come la religione dell’Anti-Cristo, e per i giudei “i goi cristiani del paese del nord di re Gog” agiscono come una concentrazione del Male escatologico. Gli induisti ritengono che il Decimo Avatar, quello che verrà alla fine del ciclo, cancellerà i “Buddisti”, e i buddisti credono che il Buddha dei Tempi a venire, il sapiente Maytreya, apparirà tra la comunità buddista, etc. Tutto questo non comprova la relatività della divisione dei ruoli nell’Ultima Battaglia, bensì l’impossibilità di scegliere in anticipo un Bene evidente, che assicuri in modo certo di prendere parte dal lato “giusto” nella battaglia escatologica. Perciò è stato detto dei Tempi Ultimi che “anche gli eletti saranno tentati”. La scelta di una delle due fazioni escatologiche non può essere qualcosa di formale. E’ una scelta dello Spirito, è il Rischio più elevato, è il Grande Dramma Metafisico. Per questa ragione, nulla della realtà dell’epoca escatologica – e molte autorità tradizionali e religiose affermano che ora ci troviamo in tale epoca – può fungere da assoluto negativo o da assoluto positivo. Ed è specialmente sciocco assolutizzare una forma politica, equiparandola al “Male Assoluto” o al “Bene Assoluto”. Anche l’inizio della scelta vera sta lontano oltre il confine delle ideologie politiche esteriori, oltre il confine della relativa divisione tra democratici, fascisti e comunisti. La vera scelta inizia a livello della geopolitica e ascende oltre “lungo una profetica spirale” (secondo l’espressione di jean Parvulesco) fino agli abissi del Misticismo, della Metafisica, della Gnosi, dell’incomprensibile Segreto Divino. L’Ordine Eurasiano e l’Ordine Atlantico sono l’ultimo segreto della storia esteriore, umana, pubblica. In pratica, all’interno di questi Ordini vi sono molte altre sfere misteriose e chiuse, collegate con il Puro Metafisico. Ma tuttavia, la vera, rigorosa e consapevole lotta escatologica inizia proprio con l’Ordine di Eurasia e l’Ordine dell’Atlantico. Semplicemente operare in un Ordine, anche non immergendosi nel profondo degli ultimi segreti, è già sufficiente per essere un attivo, chiamato ed eletto partecipe del Grande Dramma.

Endkampf

La parola tedesca “Endkampf” (“Battaglia finale”, “Battaglia della Fine”) rende bene l’essenza della moderna situazione planetaria. I motivi escatologici, i motivi della Fine dei Tempi, penetrano non solo i movimenti religiosi mistici, ma anche la politica spicciola, l’economia la vita quotidiana. In Israele, dal 1962 i devoti giudei vivono in uno speciale “Tempo finale”, nel “tempo del Messia”. Gli Usa aspirano a stabilire sul pianeta uno speciale Nuovo Ordine Mondiale. Il mondialista europeo Jean Attali auspica l’avvento dell’ultima fase di uno speciale Regime del Commercio. I popoli islamici (specialmente gli sciiti) attendono nel prossimo futuro l’arrivo del Mahdi, l’Imam nascosto. Gli Induisti sono certi della rapida conclusione del Kali-Yuga, l’Età Oscura. C’è un revival di escatologismo razzista da parte dei movimenti nazional-socialisti mondiali. Nelle comunità cristiane circolano sempre più le profezie sull’Ultimo Papa (Flos Florum) per i cattolici romani e sull’Ultimo Patriarca per gli ortodossi. I lamaisti sono sicuri che il presente dalai Lama sarà l’ultimo. La Cina si è irrigidita in attesa mistica. Il comunismo sovietico è caduto improvvisamente e inaspettatamente. Tutti questi segni ci parlano dell’inizio dell’Endkampf, dell’inizio dell’Ultima Battaglia. E nel contesto escatologico anche le parole della canzone bolscevica “E’ la nostra ultima e decisiva battaglia” suonano come una rivelazione che turba, come un’allusione all’Endkampf planetaria.

L’Ordine e i “nostri”

Il termine “nostri” [nashi] non viene usato spesso nel contesto globale geopolitico. Uscì dalla geopolitica tedesca e il giurista Karl Schmitt insistette sulla necessità dell’introduzione del concetto di “nostri” per spiegare l’autodeterminazione politica di una nazione, di uno stato e di un blocco etnico. Il famoso tele-reporter Aleksandr Nevzorov lo fece in una serie di trasmissioni. “Nostri” è divenuto oggi nell’Impero russo un inequivocabile concetto eurasista, che include non solo russi e slavi, ma anche tartari, turchi, ugro-finnici, etc. realizzando una connessione genetica allo spazio ed all’idea imperiali. In pratica “nostri” di Nevzorov è una definizione sintetica per le persone di nascita eurasiana, per gli autoctoni imperiali, signori, per diritto di cultura e di nascita, del grande territorio. E’ indicativo che gli atlantisti in Russia non usino questa parola (è logico, dal momento che qui essi sono tra i “non nostri” [ne-nashi], tra gli altri; per essi, i loro “nostri” vivono al di là dei confini del continente, su un’ “Isola” distante e cupa). Ma per Jean Parvulesco, che ha reso questo termine anche un fondamentale concetto geopolitico e cospirologico, “nostri” ha un senso ancora più totalizzante (comunque egli include volentieri se stesso anche tra i “nostri” di Nevzorov). Jean Parvulesco identifica il concetto “nostri” con l’intera rete dei sostenitori del Grande Blocco Continentale – dal Giappone al Belgio, dalla Cina alla Francia, dall’India alla Spagna, dall’Irak alla Germania, dalla Russia all’Italia. “Nostri” per Parvulesco è un sinonimo dello stesso Ordine Eurasista con tutte le branche e i gruppi che che si ritrovano, coscientemente o meno, apertamente o segretamente, nella zona della sua influenza geopolitica, mistica e metafisica. “Nostri” è il fronte unito invisibile escatologico del Continente, il Fronte della Terra, il fronte dell’Oriente Assoluto, la cui provincia occidentale è l’Europa, la “nostra” Europa, l’Europa opposta all’Occidente, l’Europa della Tradizione, del Suolo, dello Spirito. “Nostri” sono sia i cattolici romani che gli ortodossi e gli islamici, sia gli induisti che i taoisti e i lamaisti, sia i pagani che gli agnostici e i mistici… Ma solo quelli tra di loro che sono devoti al Continente dell’Est, al suo misterioso e sconosciuto Destino. Parvulesco parla di una “Francia parallela”, di una “Romania parallela”, di una “Germania parallela”, di una “Russia parallela”, di una “Cina parallela” etc., come di una sostanza spirituale, come di un invisibile criterio spirituale di paesi reali uniti segretamente nella sola “Eurasia parallela”, nell’Eurasia del Puro Spirito”. I “Nostri” sono i combattenti dell’ “Eurasia parallela”, eroi dell’Assoluto Oriente, tutti coloro al servizio, attraverso le logiche occulte della “profetica spirale”, dell’Unica e Sola Idea, Proposito, Principio Nascosto. Un tempo il tedesco rivoluzionario-conservatore, nazionalista, russofilo ed eurasista Arthur Mueller van den Bruck disse, parafrasando Khomyakov (“La Chiesa è Una”): “Vi è un solo Reich (un Impero), così come c’è una sola Chiesa”. E’ il Reich dei “nostri”, la Chiesa dei “nostri”, è il “nostro” Impero e la “nostra” Chiesa.

L’ora dell’Eurasia

Mentre ritroviamo noi stessi in Eurasia, mentre noi parliamo nel suo nome, mentre restiamo collegati con il suo misterioso, mistico corpo – l’Eurasia ci appartiene, è “nostra”. Nonostante tutte le persecuzioni da parte degli atlantisti, nonostante tutta l’efficacia della loro strategia distruttiva, nonostante il pesante e profondo “sonno” di intere aree e di interi popoli che ci vivono, nonostante il dominio degli agenti dell’Ordine Atlantico sulla politica continentale, sulla cultura e sull’indistria continentali, il processo di “decolonizzazione” è implacabile. Solamente, noi dovremmo evitare di ricadere nell’arcaismo, nella difesa di forme obsolete cilturali, sociali o politiche; non dovremmo essere semplicemente conservatori, conservatori per inerzia. L’ordine di Eurasia è una Rivoluzione Conservatrice totale, il Grande Risveglio della coscienza geopolitica, è il percorso del Verticale, invece delle serpentine oscillazioni da sinistra a destra o dei tentativi di arretramento. L’ordine di Eurasia è il crudele e aperto duello con il forte e intelligente Avversario, con l’Ordine di Seth, dell’Asino Rosso, l’Ordine della “Morte Danzante”. Noi dovremmo scagliare nell’Oceano i servitori dell’Oceano, dovremmo imbarcare gli agenti dell’ “Isola” in un viaggio di ritorno verso la loro “Isola”. Noi dovremmo staccare dalla carne politica, culturale, nazionale del Continente coloro che tradiscono i “nostri”, che tradiscono i nostri ideali, i nostri affari. Sì, i nostri nemici hanno la loro verità. Sì, noi dovremmo rispettare la loro profonda scelta metafisica, dovremmo fissare i nostri occhinel loro Segreto, nella segreta “Fossa dell’Occidente”. Ma questo non dovrebbe influenzare la nostra risolutezza, la nostra collera, la nostra Crudeltà fredda e appassionata. Saremo indulgenti solo dopo, quando il nostro Continente sarà libero, quando l’ultimo atlantista sarà sceso nelle Acque Salate, nell’elemento che appartiene simbolicamente ad dio egizio con il muso di Coccodrillo. In base a segni definiti, “il Tempo è vicino”. Endkampf, l’Ultima battaglia scoppierà assai presto. Siete pronti, signori dell’ “Ordine Polare”? Siete pronti, soldati dell’Eurasia? Siete pronti, saggi strateghi del GRU? Siete pronti, grandi popoli che avete lanciato la vostra scommessa con il fatto stesso della vostra nascita? Già suona ?ora decisiva dell’Eurasia… La Grande Guerra dei Continenti già si avvicina al suo punto ultimo.

Mosca, Febbraio 1991 – Gennaio 1992

Liberamente tratto da Controvoce

KONSPIROLOGYA

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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