La rivoluzione tradizionale cinese secondo il Confucianesimo

di Vincenzo Di Maio

Il confucianesimo è una dottrina politica imperniata sulle tre dimensioni dell’etica, della morale e della spiritualità secondo i dettami delle opere attribuite a riportare i detti di Confucio, un santo della tradizione cinese che ha letteralmente tramandato ai posteri i suoi studi in precise materie di governo dei popoli etnici dell’impero della dinastia cinese dei Zhou (周朝), secondo precise prescrizioni che ingaggiano l’autorità di un imperio egemonico distinto per successione dinastica tra corsi storici divergenti rivolti alla frammentazione territoriale e a corsi storici convergenti riferiti alla condensazione territoriale del principio di “tutti uniti sotto un unico Cielo” (Tian Xia, 天下) che può fumosamente estendersi anche all’intero pianeta e che infatti, per storiche successioni dinastiche, ha progressivamente incluso i territori ortocentricamente circostanti al Fiume Giallo fino agli attuali confini della Cina Contemporanea, una politica estensiva di egemonia accentratrice che oggi viene perseguita anche dal Partito Comunista Cinese come riappropriazione sinizzata della concezione occidentale della globalizzazione, oggi messa alle strette dalle difficoltà complesse definite dall’emergenza planetaria del Covid19 indotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che viene spinta dai suoi filantropi finanziatori globalisti, secondo modalità all’occorrenza occulte e palesi.

Il confucianesimo pertanto non è una religione né lo è mai stato desiderato da Confucio o dai suoi stretti e diretti discendenti come in particolare sono stati il benevolente Mencio e il diffidente generale Xunzi, una concezione inesistente che storicamente è stata violata attraverso disposizioni imperiali, come una vera e propria religione dai funzionari di quella dinastia straniera istituita dai barbari Manciù e passata alla storia con l’appellativo di Impero Qing, ultima dinastia imperiale soppiantata prima dalla dinastia repubblicana di Sun Yat-Sen e poi, dopo l’emergenza di Chiang Kai-Shek e l’arrivo di una fase di frammentazione territoriale dovuta al colonialismo straniero e all’invasione dell’impero nipponico, assurge nel 1949 in pompa magna la Lunga Marcia di Mao Zedong, proprio durante una fase di distrazione della comunità internazionale verso gli esiti di spartizione del mondo e di istituzione di organismi internazionali come l’ONU nell’immediato secondo dopoguerra, una data memorabile che permette la instaurazione della dinastia comunista su tutta la Cina tranne che a Taiwan dove vige a tutt’oggi una dinastia nazionalista, e in varie sopravvivenze coloniali britanniche come Singapore oggi e Hong Kong fino al 1999.

Così secondo i dettami delle dottrine politiche confuciane, abbiamo avuto storicamente un nuovo mandato celeste, questa volta binario, suddiviso in particolare tra la Cina Continentale (Repubblica Popolare Cinese) e la Cina Insulare (Repubblica di Cina, o repubblica nazionale cinese, meglio conosciuta come Taiwan), due dinastie interdipendenti che formano un unicum imaginalis, le quali nonostante gli attriti internazionali già conosciuti non hanno ancora trovato ad oggi una soluzione diplomatica che possa emergere dalla vicendevole riscoperta delle proprie origini e tradizioni imperiali, con particolare riguardo alla più radiosa esperienza storica cinese che fu l’impero dei Ming fondato dal grande imperatore cinese Hong Wu, rigettando di fatto ogni costrutto concettuale occidentale e recuperando dalla dinastia Ming quella concezione di successione per nomina adottiva che rappresentava la continuità della “dinastia del destino”, un operazione intellettuale che deve incidere abbandonando prima di tutto le ideologie politiche occidentali, quali sono il comunismo da un lato e il nazionalismo dall’altro lato, e affrontare una nuova concezione post-federalista aggiornata dalle scienze politiche contemporanee che includa le exclave come Singapore e restauri i principi di autonomia locale delle provincie cinesi secondo le concezioni confuciane della dinastia Ming, nominando un “delegato politico magistrale” che con autorevolezza celeste viene insignito in gran consiglio dai rappresentanti nazionali delle maggiori religioni tradizionali rivelate autentiche interne alla Cina: il Cristianesimo nazionale, l’Islam nazionale degli Hui, il Taoismo nazionale come quello di Wudang e di Taipei, il buddhismo nazionale come il Chan e gli altri, nonché i Movimenti Popolari di Salvazione.

In questo modo, secondo tale impostazione generale di massima, la fondazione della Nuova Dinastia Ming arriverebbe ad ottenere un plauso generale di tutti i popoli serici dell’estremo oriente di Eurasia (Giappone, Corea, Filippine, Indonesia, Malesia, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Borneo, Myanmar) innescando un processo di integrazione territoriale confuciana in cui viene rielaborata quella dottrina di politica estera di “sincera amicizia” che i Ming avevano applicato durante la loro dinastia, un esempio per le due coree e per il mondo intero in qualità di serio ripensamento e conversione confuciana delle logiche sociali del capitalismo, che già ai tempi della antica dinastia Ming venne decapitata sul nascere prima che anche in estremo oriente apportasse danni materiali alla vita sociale della Tradizione Primordiale, rappresentata in Cina dalle dottrine civili del Confucianesimo da un lato e dalle dottrine religiose del Taoismo dall’altro lato, tali che allora facevano di ogni cinese un confuciano di giorno e un taoista di notte.

Pertanto, se questo è il vero “mandato del Cielo” (Tian Ming, 天命) dei governi sinici e in particolare di tutti i popoli cinesi, fondare la Nuova Dinastia Ming diventa una missione celeste di tipo Yin-Yang in cui l’attuale egemonia imperiale contemporanea concerne tutto il pianeta e appartiene ad un vuoto di autorità globale rappresentato dai “poteri occulti globali” sottesi alla visione comune di un Nuovo Ordine Mondiale, tali che si intrecciano tra la politica dei governanti e la cultura delle correnti principali dei mass media contemporanei manovrati entrambi come pupi dai veri potentati mondialisti che sono i banchieri privati che fanno capo agli interessi sionisti dei pedo-satanisti globali e degli interessi politici di Israele a discapito dell’intera regione eurasiatica del Muslimistan di Eurasia come del resto del mondo.

Abbiamo a che fare con un’egemonia imperiale contemporanea rappresentata da questi Poteri Occulti Globali, che riguardano internamente anche il cardine dell’area regionale eurasiatica del Kongfuzistan. dei soggetti notabili a livello internazionale che si nutrono di adrenocromo e che vivono alle spalle dei popoli, in particolare cinesi in primis, a cui quanto prima possibile va applicato il principio della Tradizione Primordiale finalizzato alla “revoca del mandato celeste” (Ge Ming, 革命), non soltanto nell’estremo oriente di Eurasia ma in tutto il pianeta vivente, l’applicazione di una delegittimazione immediata degli esecutori e dei mandanti di questa distopica visione del Nuovo Ordine Mondiale.

Il fondatore della Dinastia Zhou (周朝) attorno al 1000 a.C, consultandosi con gli sciamani dell’impero, stabilì per iscritto il principio divino secondo il quale il Cielo conferiva il diritto di governare a chi ne fosse moralmente degno.

Questo principio, conosciuto come il “Mandato del Cielo” (天命, tiān mìng), è profondamente radicato nella cultura cinese, e ha avuto un’influenza duratura e fondamentale nella storia cinese, stabilendo che un governante deve essere saggio e giusto, deve seguire il Tao, ossia le disposizioni divine della Via del Cielo, e deve armonizzarsi con il destino, un principio secondo cui gli antichi cinesi consideravano l’imperatore come un “figlio del Cielo”, con il Cielo sopra di lui.

Lao Zi (老子) espresse quest’idea dell’unità del Cielo e degli uomini nel Dao De Jing (道德經): “L’uomo segue la Terra, la Terra segue il Cielo, il Cielo segue il Dao, e il Dao segue ciò che è spontaneo.”

Governanti saggi e capaci nell’Antica Cina veneravano il Cielo e rispettavano e proteggevano i loro sottoposti, mentre gli storici registravano tutte le parole e le azioni dell’imperatore, e il comportamento dell’imperatore era giudicato secondo i classici confuciani, dei saggi imperatori che avevano funzionari saggi e virtuosi come maestri e consiglieri, dei personaggi esemplari come ad esempio fu Yi Yin (伊尹), che aiutò Shang Tang (商湯) a fondare la Dinastia Shang (商朝) e ne divenne il primo ministro.

Pertanto il compito di applicare il Tao per conto del Cielo era una “missione celeste” e se un governante è immorale, come oggi lo sono tutti i membri della compagine sociale interna a tutte le “nazioni democratiche” del mondo sottesa dalla denominazione di Poteri Occulti Globali, sarà criticato dai suoi sottoposti e dalla gente, mentre la gente potrà rovesciarlo, innescando dinamiche asimmetriche di una vera e propria “rivoluzione interculturale”, una via maestra che venne impiegata anche da Shang Tang che sconfisse Xia Jie (夏桀), l’ultimo inperatore della dinastia Xia (夏朝), che era un vero e proprio tiranno.

La cultura tradizionale cinese non considerava queste ribellioni come delle violazioni della lealtà o del Tao, ma piuttosto come una applicazione del Tao per conto del Cielo, una visione che lo stesso Confucio implicitamente tramandava ai suoi discepoli come principio di riequilibrio tra un vuoto e un pieno.

Difatti, ieri come oggi, possiamo dire che gli antichi cinesi credevano che i disastri naturali fossero segni del Cielo, avvertimenti che i governi si erano allontanati dal Tao, degli avvertimenti divini che ovunque nel mondo sono sotto gli occhi di tutti.

Se il governo avesse ignorato questi rimproveri, il Cielo avrebbe mandato avvertimenti più forti nel tentativo di risvegliare la coscienza delle masse e se gli avvertimenti avessero continuato ad essere ignorati, ne sarebbero seguite delle pesanti calamità, la visione di una Tradizione Primordiale che era il modo con cui le divinità mostravano la loro compassione verso gli esseri umani.

Nel corso della storia cinese, il Mandato del Cielo ha influenzato i cambiamenti delle dinastie e degli imperatori, e l’ascesa o la caduta delle dinastie e degli imperatori era legata alla moralità degli esseri umani.

Oggi è tempo che nella “Antica Cina” le dinastie comuniste e nazionaliste decadano, possibilmente in un modo pacifico e ragionevolmente confuciano, al fine di ostacolare gli interessi dei Poteri Occulti Globali generando un’area territoriale come potrebbe diventare non soltanto la Cina ma l’intero Kongfuzistan nell’estremo oriente di Eurasia, un’area a progressiva trazione inclusiva che insieme ad Europastan generi una rivoluzione centripeta da un lato e una rivoluzione centrifuga dall’altro lato di Eurasia, poiché ricordiamoci che le sedi principali dell’attuale processo di globalizzazione tecnoeconomica si trovano in quell’Occidente rivolto a quel tramonto di spengleriana memoria, con particolare riferimento alla Vecchia Europa, la quale ancora non trova la direzione di applicare una “politica magistrale” in sostituzione a quella Matrix Europea delle burocratiche istituzioni oligarchiche dell’Unione Europea dominata dalle lobbing dei potentati economici sionisti nazionali, europei e mondiali.

La rivoluzione tradizionale cinese secondo il Confucianesimo pertanto si confà alla visione di un Antico Ordine Mondiale in cui la Tradizione Primordiale, espressa dalla sommatoria sintetica di tutte le sacre tradizioni del mondo, è basata sulla benevolenza del popolo, alla devozione verso il Cielo divino di Dio e alla venerazione di un Figlio del Cielo, un figlio dell’uomo che nasce in seno al popolo e che viene acclamato come Imperatore del Destino (Ming, 明 ideogramma composto dalla coniugazione di Sole e Luna), una emersione sociale progressiva che nasce dalla concezione di revocare ovunque il mandato celeste all’imperio egemonico attuale dei Poteri Occulti Globali, una egemonia mondiale interna a tutte le nazioni ad oligarchia democratica che sorge storicamente dalle ceneri del Ghibellino e Sacro Romano Impero di Federico II di Svevia ad opera dei Guelfi Neri che poi hanno prima scoperto, e poi colonizzato progressivamente, un mondo che doveva assurgere spontaneamente ad una costellazione globale di civiltà imperiali locali, una concezione allargata di imperium populi in cui rientrano anche microentità territoriali che vanno dalla famiglia allargata, al clan territoriale, alla tribù locale, alla etnia regionale e alla cultura nazionale, una rivoluzione interculturale che proviene dalla valorizzazione delle proprie radici culturali attuate a fare da ponte con altre realtà interne ad ogni realtà territoriale secondo uno schema a scatole cinesi che va dalla maggiore entità territoriale rappresentata da ognuno dei cinque continenti: Eurasia, Africa, America, Oceania, Antartide.

Per uscire da questo stallo generale, la Vecchia Europa deve prendere a modello di integrazione territoriale una Repubblica Magistrale che deve fondarsi sul principio di autodeterminazione di Nazioni Socializzanti che garantiscono l’applicazione dei valori costituzionali ex novo quale baluardo di guida politica generale incentrata sulla sincronizzazione del sistema elettorale e del sistema politico generale di Europastan fondato sull’elezione diretta di un Magister Politicus che uniformi la politica delle nazioni attraverso l’attuazione del principio di strutturazione delle autonomie di ogni livello di amministrazione, una visione generale che va a sostituire il modello dell’Unione Europea poiché inversamente proporzionale agli interessi economici globalisti e a favore della benevolenza dei popoli europei.

Per maggiori informazioni sul problema di come instaurare il modello di una Repubblica Magistrale Europea finalizzata alla liberazione dei popoli di Europastan, vi rimando al mio ultimo saggio che potete acquistare su Amazon a questo link.

La bandiera planetaria dell’Impero del Destino

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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