di Marcello Veneziani
Se non era ancora chiaro che viviamo sotto una Cappa, la guerra in Ucraina, ne offre una vistosa conferma. Siamo passati dal piano sanitario al piano militare, dove sono più espliciti e brutali i contorni della Cappa. Non ĆØ possibile dire o pensare altro di quello imposto dalla Cappa: la storia a senso unico, senza letture critiche nĆ© interpretazioni, senza considerare precedenti, presupposti e mancate trattative su un piano di pari dignitĆ , con l’intenzione vera di raggiungere un punto d’incontro. La guerra in Ucraina non ha un colpevole ma almeno due; ha un aggressore, ma ha anche un corresponsabile. Non si può pensare che la Nato possa allargarsi a dismisura fino ai confini della Russia e la Russia non possa richiedere di avere una zona neutra davanti ai suoi confini. Invece tutti devono ripetere, senza minimamente discostarsi, la veritĆ ufficiale, e definire propaganda la versione opposta. Ma in guerra le campagne di propaganda non sono mai da una parte sola.
In una vera civiltĆ di unanime vi dovrebbe essere non l’allineamento al canone corretto, ma la pietĆ per le vittime e il soccorso; sulle cause che hanno scatenato la guerra, sui ruoli e sulle responsabilitĆ dovremmo mantenere la libertĆ di capire altri punti di osservazione, anche perchĆ© solo cosƬ si potrĆ arrivare a un esito positivo della trattativa. MacchĆ©, nella Cappa tutto resta uniforme, opprimente e impedisce di vedere il cielo.
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