L’Alchimia del numero tre

di Michele Perrotta

Nell’Europa del Medio Evo il concetto di “ricostruzione” dei cosiddetti “vasi”, intesi come livelli di coscienza da edificare nuovamente nell’interiorità dell’uomo, era un punto centrale dell’Ermetismo.

Attraverso varie pratiche volte all’incanalamento delle energie presenti nel corpo umano, gli alchimisti avrebbero dovuto conquistare uno stadio elevato di consapevolezza che gli avrebbe addirittura permesso di trascendere la materia e con essa tutte le leggi della fisica per mezzo della cosiddetta Opera: la creazione di un nuovo ed immortale corpo sottile, il “Corpo di Luce”.

Queste nozioni, che sono alla base della locuzione benedettina “Ora et Labora”, oltre ad essere concetti propri dell’Esoterismo cristiano, dell’Ermetismo e dell’Alchimia medievale, erano ben vive in gran parte della Mistica ebraica.

Tutte queste conoscenze misteriche, oltre ad essere presenti in diverse culture, sono un richiamo allo stato primordiale dell’essere, ovvero nel tempo in cui l’anima vagava libera e non era rivestita di un corpo grossolano, l’abito di pelle che condiziona l’esistenza nel mondo fisico e che genera sofferenza attraverso l’appagamento dei sensi.

In tutte le dottrine spiritualiste che abbiamo esaminato nel corso delle nostre ricerche possiamo trovare ancora una volta conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che l’uomo non è solo un pezzo di carne pensante, e che Dio, nonostante i vari nomi e i vari modi di adorarlo, è UNO (UNICO), e da sempre, attraverso la Luce e la Vibrazione (suono), Egli CREA, MANTIENE e TRASFORMA ogni cosa, e noi, essendo stati creati “a Sua immagine” (nella sostanza) siamo parte integrante di Lui e non totalmente sordi al Suo richiamo.

Siamo anime spirituali che “giocano” sperimentando la vita materiale nell’esistenza terrena.

Il corpo umano stesso è una sorta di “laboratorio” in cui l’anima si rigenera per diventare una fiamma che brucia e che, consumando le scorie, si purifica e ritorna allo stato primordiale per ritornare di nuovo in sintonia con l’essenza di Dio.

La tripartizione, qualunque essa sia, a prescindere dalle varie culture, è essenziale per comprendere la natura del sé e di come Dio agisca sull’intera manifestazione cosmica.

Questo sapere esoterico legato al numero 3 è una verità universale presente in più culture.

La tripartizione presente nella metafisica indù (Creazione, Mantenimento, Distruzione) è alla base degli insegnamenti misterici ed è il modus operandi che esercita il “Divino Amore”, che i neoplatonici chiamavano Anima Mundi, in tutto il creato; il numero 3, che rimanda ai principi dei 3 Guna e alla Trimurti, è infatti presente nella Divina Commedia di Dante Alighieri composta da 3 Canti:
Inferno, Purgatorio, Paradiso e realizzata peraltro in terzine (ancora il numero 3); numero comparabile, oltre che alla Trinità (Padre, Figlio, Spirito Santo), ai seguenti concetti: nel Cristianesimo 3 sono le virtù teologali (fede, speranza e carità), mentre nell’Ebraismo 3 sono i patriarchi principali (più volte nella Bibbia il Signore Dio – YHWH si presenta come il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe); infine 3 sono nello Gnosticismo le tipologie di uomini (Ilici, Psichici e Pneumatici), mentre in Alchimia sono gli elementi essenziali e gli stadi per realizzare l’Opus Alchimicum, “La Grande Opera” (Zolfo, Mercurio e Sale – Nigredo, Albedo, Rubedo).

Lo Zolfo è associato all’anima, il Mercurio allo spirito, all’intelligenza e al principio femminile, mentre il Sale al corpo.

Le “nozze” in Alchimia corrispondono all’unione di due elementi fondamentali: lo Zolfo-Sole (l’anima) e il Mercurio-Luna (l’intelletto).

Contemplare l’Assoluto, tentare di comprenderlo, di capirlo, di “afferrarlo” (con la mente e con l’anima), può crear vertigini e destabilizzare l’essere sconvolgendolo, per questo motivo il mistico cerca di continuo il modo di restare sempre in contatto con Lui senza farsi appesantire o condizionare dalla materia che, come zavorra, per ovvie ragioni, costringe l’uomo comune a ritornare con i piedi per terra ogni qual volta egli riesce a svincolarsi dal qui e ora e a toccare le alte vette delle verità intelligibili.

Quando l’uomo nell’arco della propria esistenza riesce a sporgersi nelle sfere trascendentali capisce di essere parte integrante di qualcosa di inconcepibile.

Tutto ciò richiama la perfetta sintonia che esiste tra mondo celeste e mondo terrestre (legge di corrispondenza) come rimarcato nella preghiera del Pater Noster:

“Sicut in Caelo et in Terra” – “Come in Cielo così in terra”.

Queste “verità sotterranee” sono alla base dell’esoterismo e della via iniziatica e non hanno niente a che vedere con il sincretismo religioso che è ben altra cosa.

Tutte queste “scienze del sapere” furono custodite e poi trasmesse nei loro lavori da “spiriti magni” del passato.

Michele Perrotta

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Per maggiori info:

De Occulta Sapientia – Trattato sulla Via Regale e operativa della Geometria Sacra tra Scienza e Magia: https://www.amazon.it/occ…/dp/B08VLQKC8J/ref=mp_s_a_1_1…

L’Alchimia del numero tre

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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