di Giuseppe Aiello
Ibn Ishāq (morto nel 768 d.C.), autore di una delle prime biografie del Profeta, riferì che una volta una donna cercò di sedurre Abdullah, il futuro padre di Muhammad, poco prima del concepimento di quest’ultimo.
Quando Abdullah vide la donna dopo il suo matrimonio con Amina, la donna si voltò. “La luce che era su di te ieri”, lo informò, “ora ti ha lasciato”. Ibn Ishaq riferisce che la donna vide in lui “la luce della profezia” sotto forma di un segno bianco radioso tra i suoi occhi.
Una delle prime e più esplicite formulazioni della natura luminosa del Profeta fu offerta dall’Imam Ja’far al-Sādiq († 765 d.C.), che interpretò il versetto coranico: “Tu (o Muhammad) sei dotato di una natura sublime (68:4) nel senso di “dotato, cioè di ricevere questa luce che hai avuto il privilegio di ricevere nella pre-eternità”.
Sahl al-Tustarī (morto nell’896 d.C.), il mistico del IX secolo, andò ancora oltre. Avendo ricevuto istruzioni direttamente dal Khidr / Elia), insegnò, secondo Ibn `Arabī, che “Dio creò la Luce di Muhammad dalla Sua stessa Luce… Questa Luce dimorò davanti a Dio per centomila anni. Egli dirigeva verso di essa il suo sguardo settantamila volte ogni giorno e ogni notte, aggiungendo ad esso una nuova luce ad ogni sguardo.
(Sotto: Porta della Tomba del Profeta a Medina sulla quale è inciso “Muhammad il Messaggero di Dio” in calligrafia araba).

