di Luca Rudra Vincenzini
Così, tanto per far capire quanto dista, almeno da un punto di vista fenomenologico, il tantrismo dallo yoga classico.
“Alla sua sinistra siede l’ancella (dūtī o dāsī), dedita all’amoreggiare (maithuna), alla sua destra la coppa del liquore (madya o surā), di fronte il vaso con i cereali fermentati (mudrā), la carne di cinghiale (māṃsa e pesce-matsya); la strada del kaula (seguace dei segreti/rahasya della famiglia/kula) è profonda ed inaccessibile agli yogin… Io avvolto nel nettare (amṛta), intento al culto del godimento (bhoga), avendo abbandonato la via degli stolti (paśu), mi affido alla Dea Bhairavī. Io sono Bhairava (Bhairavo’ham), io sono Śiva (Śivo’ham)… I veggenti vestiti di cielo (nudi, draṣṭā svargadeṣa) sono inebriati dal sangue, mangiano carne e bevono vino, i loro occhi sono rossi (a causa del consumo di ganja). Questi Siddha concedono favori, se hanno voglia, e possono distruggere, se adirati. Costoro iniziati sono diventati come Rudra, liberi dal comportamento inferiore (paśu) e dai sette nemici interiori (sapta-śatravaḥ) questi sono degli eroi (vīra)”, Ghilḍayāl.
Un paṇḍita classico (via destra, dakṣiṇāmārga) condanna una tale visione, mentre un vīra considera la via sinistra superiore (vāmamārga) e le critiche ad essa prodotte dalla bocca degli stolti (seguaci dei Veda e di Patañjali) come feccia. Questi ribattono che il semplice fatto che un Āgama sia scritto in sanscrito non garantisce nulla sul suo potere salvifico, nemmeno se esordisce dicendo:”Śiva disse e la Devī rispose”. I tāntrika, di contro, asseriscono che la lettera dei testi di destra è lettera morta in mano ai loro seguaci che sono trattati alla stregua di animali ignoranti (paśu), imprigionati nel ciclo delle rinascite (saṁsāra). Il vīra (eroe) tocca le 5 M (pañca-makārāḥ) durante il rituale e così si emancipa. Ci sono poi i tāntrika che sono andati oltre il rituale (per Abhinavagupta i tre livelli, di nove, più alti dell’iniziazione) e questi perfettamente incarnano Śiva-Śakti in terra. Mantenere l’equilibrio tra le varie componenti del vivere è il principio alchemico (rāsayana) più difficile da maneggiare, pena il rischio di dissipare (vikṣepa) la mente-seminale per il risveglio (bodhicitta).

