Videoconferenza del canale YouTube LA CASA DEL SOLE TV, trasmesso online in live streaming il giorno 18 luglio 2025.
Siamo entrati nell’era della bomba. Le atomiche tornano quel che furono ottant’anni fa, a Hiroshima e a Nagasaki: estremo rimedio per finire il nemico. Ma in contesto drasticamente diverso. La guerra dei dodici giorni fra Israele e Iran con la partecipazione straordinaria degli Stati Uniti non sarà ricordata per i suoi modesti esiti tattici ma per lo sconvolgimento che ha innescato su scala globale. Perché ha sancito la fine della deterrenza nucleare basata sulla mutua distruzione assicurata. Gli arsenali nucleari effettivi o latenti non assicurano più la vita di chi li possiede, per esempio Israele, o potrebbe presto dotarsene, come l’Iran. Mentre garantiscono di riportare all’età della pietra chi venisse preso di mira da una potenza nucleare convinta che il nemico stia cercando di produrre la Bomba. In un mondo in cui si va formando il Grande Israele, la Storia modifica il pensiero vivente della società. Ne parliamo con Antonio Mazzeo, giornalista, Valentina Ferranti, antropologa, Margherita Furlan, giornalista. In studio Jeff Hoffman.
Il tiranno che regnava sul Turkestan stava una sera ascoltando un derviscio raccontare delle storie, quando gli venne in mente d’interrogarlo a proposito di Khidr.
“Khidr arriva in risposta a un bisogno”, disse il derviscio. “Afferra il lembo del suo mantello quando appare, e la conoscenza sarà tua”.
“Può succedere a chicchessia?”, chiese il re. “A chiunque ne è capace”, rispose il derviscio. “Chi potrebbe esserne più ‘capace’ di me?”, pensò il re, che fece proclamare dai suoi araldi: “Colmerò di ricchezze colui che mi presenterà a Khidr l’invisibile, il grande protettore degli uomini”.
Udendo questa notizia, un vecchio di nome Bakhtiar Babà, che viveva in miseria, ebbe un’idea e disse a sua moglie: “Ho un piano e presto saremo ricchi. Poco dopo dovrò morire, ma ciò non ha importanza perché la nostra fortuna assicurerà la tua sussistenza”.
Bakhtiar si presentò al re e annunciò che avrebbe trovato Khidr entro quaranta giorni, se il monarca gli avesse dato mille monete d’oro. “Se troverai Khidr”, rispose il re, “riceverai una somma dieci volte superiore, altrimenti sarai giustiziato all’istante, come monito per coloro che si prendono gioco dei re”.
Bakhtiar accettò le condizioni. Tornò a casa e diede l’oro a sua moglie. Con quella somma il suo avvenire era assicurato. Trascorse i quaranta giorni che gli rimanevano da vivere, in contemplazione, preparandosi per l’altra vita.
Al quarantesimo giorno si presentò al re e disse: “Maestà, la vostra avidità vi ha portato a pensare che il denaro potesse costringere Khidr a manifestarsi. Ma è stato detto che Khidr non appare in risposta a un desiderio scaturito dall’avidità”.
Il re era furibondo. “Maledetto, pagherai con la tua vita! Chi sei per prenderti gioco delle aspirazioni di un re?”.
“La leggenda afferma che ogni uomo può incontrare Khidr, ma dice anche che l’incontro è fruttuoso solo se le sue intenzioni sono pure. Si dice che Khidr può apparire a un uomo nella misura e per il tempo in cui questi merita il suo intervento. Su ciò, ne voi ne io possiamo esercitare il benché minimo controllo”.
“Basta con queste disquisizioni!”, esclamò il re. “Non ti prolungheranno certo la vita! Non mi resta che chiedere consiglio ai miei ministri qui presenti sul modo migliore di giustiziarti”. Si rivolse al primo visir e gli chiese: “Come deve morire quest’uomo?”.
“Fatelo arrostire vivo”, disse il primo visir, “perché serva da monito”.
Parlando in ordine di precedenza, il secondo visir propose a sua volta: “Fatelo squartare”. “Provvedete ai suoi bisogni essenziali nella vita, anziché costringerlo a truffare per sovvenire ai bisogni della sua famiglia”, disse il terzo visir.
Mentre stavano deliberando, un vecchio saggio era entrato nella sala delle udienze. Non appena il terzo visir ebbe finito di parlare, il nuovo venuto disse: “Ognuno esprime l’opinione che corrisponde ai propri pregiudizi nascosti e permanenti”.
“Che cosa intendi?”, chiese il re.
“Intendo dire che il primo visir ha esordito nella vita come panettiere. Egli parla quindi usando i termini del proprio mestiere e propone di arrostirlo. Il secondo visir è stato a suo tempo macellaio, e parla di squartare. Il terzo visir, che è un esperto di politica, comprende ciò che è all’origine della questione che state dibattendo.
“Notate due cose. Primo, che Khidr appare e serve ognuno in funzione della sua capacità di approfittare della sua venuta. Secondo, che quest’uomo di nome Bakhtiar – che chiamerò Babà a causa del suo sacrificio – è stato spinto dalla disperazione a fare ciò che ha fatto. Egli ha accresciuto il suo bisogno e, di conseguenza, mi ha costretto ad apparirvi”.
Mentre lo guardavano, il vecchio saggio svanì sotto i loro occhi. Il re fece del suo meglio per seguire le direttive di Khidr. Concesse una rendita vitalizia a Bakhtiar, mentre il primo e il secondo visir furono destituiti dalle loro funzioni. Bakhtiar Babà e sua moglie, riconoscenti, restituirono le mille monete d’oro al tesoro reale.
Come il re poté incontrare nuovamente Khidr e ciò che accadde tra loro, si trova racchiuso nella storia della storia della storia del Mondo Invisibile.
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Si dice che Bakhtiar Babà fu un saggio sufi che visse una vita modesta e ordinaria nel Khorassan fino agli eventi riportati in questa storia. Attribuita anche ad altri sceicchi sufi, la storia illustra il concetto d’interazione tra le aspirazioni umane e un altro piano dell’esistenza. Khidr è il legame tra queste due sfere.
Il titolo è ispirato alla famosa poesia di Jalaluddin Rumi:
“II bisogno crea nuovi organi di percezione. Uomo, accresci dunque il tuo bisogno, per poter accrescere la tua percezione”.
Questa versione proviene dalla bocca di un maestro derviscio dell’Afghanistan.
La Cina ha realizzato un reattore solare che converte aria e luce solare in carburante per aerei, direttamente.
In un impianto all’avanguardia nella Cina occidentale, i ricercatori hanno dimostrato qualcosa di quasi alchemico: un reattore compatto alimentato a energia solare che produce carburante per aerei liquido utilizzando solo luce solare, aria e acqua. Il prototipo, costruito da un team del Dalian Institute of Chemical Physics, converte anidride carbonica e vapore acqueo in cherosene sintetico, senza alcun apporto di combustibili fossili.
Il sistema imita la fotosintesi, ma con estrema precisione. La luce solare viene focalizzata tramite una serie di eliostati su un reattore termochimico ad alta efficienza contenente ossido di cerio. Ad alte temperature, il materiale separa l’ossigeno da CO₂ e H₂O, scomponendoli in monossido di carbonio e idrogeno, i mattoni del carburante sintetico.
Questi gas vengono quindi immessi in una camera di sintesi Fischer-Tropsch, dove dei catalizzatori li assemblano in catene di idrocarburi, producendo essenzialmente carburante per aerei molecola per molecola. L’intero processo avviene in un sistema compatto a circuito chiuso, senza emissioni, senza bisogno di petrolio greggio e senza alcun apporto di energia esterna oltre alla luce solare.
Nei primi test, il reattore produceva 1 litro di carburante per aerei al giorno: una quantità ridotta, ma che dimostra l’efficacia dell’intero processo. Il team sta ora portando il sistema a livelli industriali, puntando a moduli da 1.000 litri al giorno che potrebbero essere installati in aeroporti, parchi solari o persino su isole remote.
Ciò che rende questo sistema rivoluzionario non è solo il carburante, ma l’indipendenza. Nessuna perforazione, nessuna raffinazione e nessuna dipendenza dai mercati petroliferi globali. Con solo aria, acqua e luce solare, il reattore potrebbe un giorno alimentare aerei, droni o navi cargo con carburante a zero emissioni di carbonio prodotto in loco.
Non si tratta di fantascienza: è attualmente in fase di test pilota con i partner aerospaziali cinesi. L’era dei jet puliti potrebbe iniziare non nel cielo, ma in un laboratorio illuminato dal sole a terra.
Onore a Ibrahim Traoré. Il capitano di 38 anni che ha preso il potere politico in Burkina Faso. Il mainstream, ma anche molti analisti pensavano sarebbe finita diversamente.
Invece Traoré ha ricomprato le miniere d’oro di Boungou e Washington dall’inglese Endeavour Mining per soli 80 milioni di dollari. Poi è stata costruita una grande raffineria, aperto una banca statale (Banca postale), sostenuto l’industria tessile, aperto una seconda fabbrica statale di cotone (Burkina Faso è il più grande produttore di cotone in Africa e il decimo al mondo) e acquistato e distribuito più di 400 trattori moderni, così come una grande quantità di altre attrezzature, semi e fertilizzanti ai produttori agricoli.
Quali effetti si sono avuti?
Il Pil del Burkina Faso è cresciuto da circa 18,8 miliardi di dollari a 22,1 miliardi, con un aumento di circa il 17%! Il paese è ancora tra i più poveri dell’Africa, ma si sta meglio di prima e la gente che migrava diminuisce. Chiaro? Diminuisce. E quindi anche in Italia arriva meno gente. Chiaro?
Vestire il mantello rattoppato e mendicare per strada fa parte della Via, ma vediamo molti che ne parlano più di quanto parlino di Dio! La maggior parte prende la litania e immediatamente indossa il mantello lacero solo per mettersi in mostra.
Dissi a quest’uomo: ‘Lascialo perdere, perché per te è un mezzo di vanagloria. Concentrati invece nell’invocazione finché il tuo cuore si infiammi e il tuo spirito si illumini. Solo allora indossalo davvero e mendica’.
Se trovi che pesa sul tuo ego, lascia perdere; se ti pesa, allora prendilo. La sincerità consiste in ciò che opprime l’ego fino a quando lode e critica, facilitazioni e difficoltà ti siano indifferentemente uguali. Allora sarai veramente libero, e un amico di Dio.
(Al Arabi Ad-Darqawi “Lettere di un Maestro Sufi”)
Nei poemi omerici, Iliade e Odissea, la riflessione giuridica non si presenta ancora nella forma sistematica e razionale che contraddistinguerà la tradizione filosofica classica successiva, ma ciò non significa che in essi sia assente un’istanza normativa profonda, implicita e tuttavia essenziale, che si può interpretare come una prima, aurorale manifestazione del diritto naturale. L’ordine del mondo omerico, pur inscritto nella dimensione mitico-poetica, rivela un tessuto normativo che non si esaurisce nella prassi consuetudinaria o nell’arbitrio dei potenti, ma che si fonda su un ethos riconosciuto e condiviso, quasi una legge non scritta che si impone, ancor prima che per la forza, per la sua necessità intrinseca. È qui che si intravede l’embrione di quel diritto che, nella tradizione giusnaturalistica, sarà detto “naturale” perché anteriore e superiore a ogni legge positiva. La “dikē”, che nei poemi omerici designa la giustizia, non è mera conformità alla legge posta, né semplice obbedienza alla volontà di un’autorità coercitiva. Essa è, piuttosto, un principio di armonia ontologica tra uomini e dèi, tra destino e libertà, tra parola e azione. Non a caso, nella Iliade, la “dikē” è costantemente evocata come criterio di legittimità delle azioni, tanto nel comportamento degli eroi quanto nel giudizio divino. Come ha osservato Eva Cantarella, sebbene non vi sia ancora una separazione tra diritto e religione, tra legge umana e volontà divina, vi è nondimeno un nucleo normativo oggettivo che si impone anche ai sovrani e agli dèi stessi, quasi a segnalare che la “dikē” è altro dalla mera volontà del più forte. Quando Achille, offeso da Agamennone, si ritira dalla battaglia, il suo gesto, per quanto emotivamente carico, implica anche una rottura di un patto implicito di giustizia. L’ira di Achille è, in parte, un atto di denuncia contro l’arbitrio, contro l’ingiustizia che viola un ordine superiore: una forma primordiale di opposizione morale che prefigura, in chiave epica, la futura distinzione tra “ius” e “lex”. Allo stesso modo, nell’Odissea, il ritorno di Odisseo a Itaca non rappresenta soltanto il compimento di un destino individuale, ma anche la restaurazione di un ordine violato. I proci, che si appropriano della casa e della sposa del re, vengono puniti non per vendetta privata, bensì in nome di una giustizia che travalica la legge umana: essi hanno infranto un equilibrio naturale e sacrale, un codice non scritto che regola la convivenza e l’onore. La loro punizione segna non l’affermazione della forza, ma il ristabilimento di un cosmos giusto, che ha al proprio centro il rispetto dell’ordine, non nel senso di un comando positivo, quanto come principio assiologico e naturale. Come nota Luigi Enrico Rossi, in Omero si coglie già il senso di un’oggettività del giusto che non dipende da convenzioni mutevoli, ma affonda le radici in un ethos condiviso, nella memoria del passato e nella sacralità dell’ospitalità, dell’onore, della parola data (l’opposto di quanto avviene nell’isola dei Ciclopi). Dario Del Corno ha insistito sulla funzione paradigmatica dei miti omerici come luogo di formazione di modelli etici e giuridici. Il mito, nella sua dimensione narrativa, non descrive soltanto ciò che è accaduto, ma prescrive ciò che è giusto. In questo senso, il diritto naturale che si delinea nei poemi omerici non è ancora una teoria, ma è già una forma di consapevolezza normativa: una “giustizia narrativa” che educa, orienta e vincola, nella forma del racconto, gli uomini e le loro comunità. Se la giustizia omerica appare talora ambigua o cruenta, ciò non toglie che essa presupponga sempre un ordine oggettivo di valori, un’armonia violata che deve essere restaurata. Questo ordine, tuttavia, non è mai puramente umano. L’Iliade e l’Odissea ci mostrano un mondo in cui il diritto è ancora inseparabile dalla dimensione sacrale e, tuttavia, proprio questa sacralità rivela che la giustizia ha una radice ontologica, che non dipende da una decisione, ma da un’essenza. I giuristi moderni, dimentichi di questo orizzonte, hanno spesso ridotto il diritto a una tecnica normativa o a una forma di regolazione del potere. Tuttavia, il mondo omerico ci ricorda che prima della “lex”, vi è il “fas” (ció che è lecito secondo la volontá divina), e che l’uomo giusto è colui che si conforma non alla legge dei mortali, ma a quella legge invisibile che regge il mondo degli dèi e degli uomini. In tal senso, i poemi omerici sono già filosofia del diritto, nella forma originaria e poetica che precede la riflessione concettuale: essi sono la testimonianza che il diritto naturale nasce come percezione esperienziale e drammatica di un ordine che si impone nella coscienza prima ancora che nella legge. L’eroe omerico non è, dunque, solo un guerriero o un navigatore, ma anche, e soprattutto, un uomo che cerca giustizia, che lotta per un ordine perduto, che riconosce nella “dikē” non una convenzione, ma una necessità intrinseca dell’essere. In questa tensione tra destino e libertà, tra colpa e redenzione, si intravede la matrice metafisica del diritto naturale, la sua natura di fondamento invisibile ma imprescindibile di ogni comunità umana. Così, ben prima di Aristotele e del “De legibus” di Cicerone, i versi di Omero ci consegnano una visione del diritto come “physis”, come misura del giusto impressa nelle cose e nel cuore degli uomini, una legge mai scritta eppure sempre conosciuta, che nessun potere può cancellare senza precipitare nel disordine e nella rovina.
“ Tanto più si conosce la propria cattiveria, tanto più si è capaci di proteggersi da quella degli altri. […]. Le persone che si lasciano maltrattare dagli altri sono o molto giovani, o troppo candide; ma soprattutto esse sono indirettamente responsabili di ciò che accade loro, non hanno sufficiente coscienza del male che hanno in sé. Se l’avessero, acquisirebbero una sorta di percezione intuitiva del male negli altri e non presterebbero il fianco. […] Lo sciocco idealista che si lascia imbrogliare da tutti può essere aiutato non con la pietà, ma conducendolo alla sua ombra interiore.”
Marie Louise von Franz – “Il femminile nelle fiabe”
Nella medicina cinese, la “coltivazione delle qualità mentali” è intrinsecamente legata al concetto di armonia energetica (Qi), all’equilibrio tra mente, corpo e spirito, e alla relazione tra organi ed emozioni. Non esiste una separazione netta tra salute fisica e benessere psicologico. Ecco i principi chiave e le pratiche:
1. La Mente (Shen) come “Imperatore”
Shen (神) è la coscienza, la lucidità e la vitalità spirituale, risiedente nel Cuore (organo “imperatore”).
Uno Shen equilibrato si manifesta come: • Chiarezza mentale • Emozioni stabili • Capacità decisionale • Sonno ristoratore
Meditazione e Qi Gong: • “Sedere in silenzio” (Jing Zuo): calma la mente e regola lo Shen. • Qi Gong per il Cuore: movimenti che armonizzano le emozioni (es.: “Il suono del Cuore” – “He”).
Alimentazione Energetica: • Nutrire il Sangue (Xue) e lo Yin per sostenere la mente (es.: cereali integrali, verdure verdi, semi di loto). • Evitare eccessi di piccante (agita il Cuore) o di zuccheri (danneggia la Milza).
Agopuntura e Digitopressione: • Punti chiave: HT7 (Cuore) per l’ansia, Yintang (terzo occhio) per la calma, LV3 (Fegato) per la rabbia.
Fitoterapia Cinese: • Formula esemplare: Tian Wang Bu Xin Dan (“Pillola dell’Imperatore Celeste”) – nutre il Cuore e lo Yin, per insonnia e irrequietezza.
4. L’Importanza dello “Spirito Vitale” (Jing-Shen)
Jing (essenza), conservato nei Reni, è la radice della vitalità fisica e mentale.
Coltivarlo richiede: • Ritmi sonno-veglia regolari (dormire prima delle 23:00). • Risparmio energetico (evitare stress cronico o superlavoro). • Pratiche come il Tai Chi che connettono respiro, movimento e intenzione.
5. Consigli Pratici per l’Equilibrio Giornaliero
Mattina (energia Yang crescente): Qi Gong dinamico per attivare la vitalità.
Giorno (picco Yang): lavorare con focus, evitando multitasking estremo (danneggia la Milza).
Sera (transizione Yin): meditazione o camminate lente per calmare lo Shen.
Notte (Yin profondo): spegnere schermi 1 ora prima di dormire per proteggere il Cuore.
Sintesi Filosofica
“Coltivare la mente significa nutrire il Qi, armonizzare gli organi e onorare i ritmi della natura. Un Cuore calmo è la radice di una vita lunga e luminosa.” (adattamento da Huangdi Neijing)
ovvero la condizione dell’essere umano senza Dio e senza una legge divina
“Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima.
Al di sopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti.
È assoluto, minuzioso, metodico, previdente, e persino mite.
Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità.
Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua…”
La posizione dell’Eroe contro il tempo del Nulla non può che essere una posizione – primordiale – di Lotta contro il Nulla, ovvero di atremia di fronte ad esso.
Giacché la Lotta, ogni guerriero lo sa, è anzitutto lotta interiore:
“Chi non ha sperimentato su di sé l’enorme potenza del niente e non ne ha subito la tentazione conosce ben poco la nostra epoca.
Il proprio petto: qui sta, come un tempo nella Tebaide, il centro di ogni deserto e rovina. Qui sta la caverna verso cui spingono i demoni. Qui ognuno, di qualunque condizione e rango, conduce da solo e in prima persona la sua lotta, e con la sua vittoria il mondo cambia. Se egli ha la meglio, il niente si ritirerà in se stesso, abbandonando sulla riva i tesori che le sue onde avevano sommerso. Essi compenseranno i sacrifici”.