Quando l’odio diventa storia: l’Occidente e la fine dell’innocenza

di Marquez

3 Luglio 2025

L’Occidente ha perso credibilità: doppi standard, ipocrisie e guerre hanno generato un odio profondo. Non è più solo geopolitica: è energia distruttiva. In Italia cresce un malessere muto e pericoloso. A parlare, presto, sarà la realtà stessa.

Il futuro della guerra e il declino dell’Occidente

Tanto sul piano globale, nello scontro tra il vecchio ordine a guida anglosassone e le nuove potenze emergenti, quanto nella situazione interna del nostro Paese, sarà la realtà – con i suoi tempi e i suoi meccanismi ormai avviati – a imporre la sua verità. E non sarà una verità comoda.

Nei mesi scorsi, c’è chi ha pensato che lanciare appelli pubblici o scrivere analisi significasse alimentare il conflitto, esasperare il clima. Al contrario, si è tentato di avvertire, di rallentare una corsa che sembrava – e sembra ancora – inarrestabile. Ma oggi, con ogni evidenza, il tempo utile per intervenire sembra esaurito.

L’ultimo, scriteriato attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran ha cambiato qualcosa di profondo: l’Occidente ha perso ogni residuo di credibilità presso ampie porzioni del mondo. Troppi doppi standard, troppe ipocrisie. Si parla di diritti umani, di valori, di democrazia, mentre si sostiene – con un fronte compatto – il massacro in corso a Gaza.

Fuori dal “giardino” euro-atlantico cresce, in modo ormai incontrollabile, un risentimento feroce verso questa arroganza. E non si tratta solo di geopolitica. L’odio, oggi, è diventato una forza storica attiva, capace di generare un’energia distruttiva.

La guerra non è un esercizio teorico, né un’astrazione televisiva. È violenza concreta, è vita spezzata. Uccidere o essere uccisi. E per uccidere, bisogna odiare. L’odio annulla la pietà, svuota l’empatia. Ciò che verrà, non sarà accompagnato da spiegazioni né da fiori. Sarà la conseguenza – dura e diretta – delle nostre omissioni.

E anche l’Italia non resterà immune. Il vero pericolo non è rappresentato da qualche post provocatorio o da una passerella televisiva, ma da qualcosa di più profondo e più inquietante: l’odio impotente che cresce nel Paese, alimentato dal disagio sociale, dall’assenza di rappresentanza, dalla frustrazione diffusa. È un malessere che, per ora, non trova voce, ma che cova.

Le guerre cominciano sempre con discorsi altisonanti e facili entusiasmi. All’inizio sembrano film. Ma quando arrivano a incidere realmente sulle vite delle persone, il quadro cambia radicalmente.

Si crede, ingenuamente, che demolendo quel poco che resta della sfera pubblica e del pluralismo si possa placare tutto questo. È un errore strategico. La domanda che dobbiamo porci è: cosa rimane dopo la distruzione del confronto democratico? La risposta, al momento, non offre alcuna speranza.

Esiste oggi una classe dirigente – politica, intellettuale e mediatica – convinta di avere un disegno chiaro. Ma quel disegno conduce al baratro. E il problema è che questa classe è impermeabile, autoreferenziale, sorda. Chiusa nel proprio delirio.

Non resta che osservare, impotenti, lo scorrere degli eventi, tanto in Ucraina quanto nel nostro Paese. L’unica parola definitiva non verrà da proclami o editoriali. La pronuncerà, come sempre, la realtà.

Tratto da: KulturJam

Quando l’odio diventa storia: l’Occidente e la fine dell’innocenza
Quando l’odio diventa storia: l’Occidente e la fine dell’innocenza

IL NEMICO LO SA MA GLI AMICI PURTROPPO NO…

di Giuseppe Aiello

Il Segretario di Stato Usa Marco Rubio sulla Repubblica Islamica dell’Iran:

“Sanzioniamo l’Iran perché crede che l’Imam Mahdi guiderà la guerra finale contro l’Occidente e governerà il mondo. Questa non è politica, è apocalisse”.

L’Imam Mahdi, dodicesimo e ultimo Imam, diretto discendente del Profeta Muhammad, Profeta dell’ultima tradizione del ciclo

– il Restauratore atteso da tutte le Tradizioni, Maytreya , kalkin Avatar, Saoshyant ecc

– secondo la dottrina islamica sciita è attualmente in stato di occultazione (vedesi “Il Re del Mondo”), si manifesterà alla Fine del presente ciclo di umanità per instaurare la verità e la giustizia quando la terra sarà totalmente colma di oppressione e corruzione, vendicando gli oppressi e punendo gli oppressori.

Perché tutto finisce dove tutto ebbe inizio, per ricominciare nuovamente….

IL NEMICO LO SA MA GLI AMICI PURTROPPO NO...
IL NEMICO LO SA MA GLI AMICI PURTROPPO NO…

LA TIROIDITE DI HASHIMOTO E LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

di Enrico Sassi

Dentro di noi c’è una piccola farfalla che vibra e respira.
E’ proprio lì, sotto la gola, tra la parola e il silenzio, tra il cuore e il pensiero. Stiamo parlando della tiroide, un animale delicato e fragile che vola dove si fondono emozione, metabolismo e identità.

Quando questa farfalla smette di danzare, il fuoco vitale si offusca e si spegne a poco a poco. Prende allora forma una sorta di nebbia sottile, invisibile all’occhio ma percettibile all’anima: è la Tiroidite di Hashimoto, una malattia che sussurra un disequilibrio e logora lentamente.

Ma ogni nebbia, in Medicina Tradizionale Cinese, ha una direzione. Ogni vento ha un’origine. Ogni squilibrio ha un significato.

La Medicina Cinese non guarda nessun organo come un qualcosa di isolato e la tiroide in questo senso non fa eccezione. Questo blocco energetico non è visto come un nodo da slegare, ma come un punto di incontro: tra Yin e Yang, tra Cuore e Reni, tra Shen e Jing.

Nel quadro di Hashimoto, una diagnosi cinese potrebbe prevedere uno o più di questi aspetti:

  • Il Rene Yang è debole, e non nutre più il Calore necessario al Cuore e alla Mente.
  • Lo Yin del Fegato può essere depauperato, incapace di ammorbidire il Fuoco nascosto che si accumula sotto la gola.
  • Il Qi della Milza è stagnante, l’Umidità si accumula, e la gola ne diventa il baratro.
  • Lo Shen si ritrae, disturbato da una nebbia che confonde il pensiero e appesantisce il corpo.

Hashimoto è allora uno specchio del sistema difensivo del corpo, la Wei Qi – il Qi di difesa – che non riconosce più sé stesso, attacca la farfalla, e la stringe come in un abbraccio che la soffoca.

La tiroide è avvolta da una serie di meridiani che la attraversano e che soffrono quando lei soffre:

  1. Meridiano dello Stomaco (ST): passa proprio davanti alla gola, lungo il collo. Quando c’è Flegma, si accumula qui.
  2. Meridiano del Rene (KI): risale lungo il torace, nutre il Jing, la radice profonda della vita. Quando è debole, tutto rallenta.
  3. Meridiano del Fegato (LR): regola il Qi e lo libera. Quando è stagnante, nasce il calore nascosto, il Fuoco latente che disturba la mente.
  4. Meridiano della Milza (SP): trasforma e trasporta. Quando si blocca, l’umidità si condensa sotto forma di noduli, flegma, pesantezza.
  5. Meridiano del Sanjiao (Triplice Riscaldatore): collega cielo e terra nel corpo. La gola è la sua “porta superiore”. Quando l’equilibrio si rompe, la porta si chiude.

Ecco cinque punti di agopuntura che nella visione della Medicina Cinese possono rappresentare una chiave per trasformare Hashimoto in un’opportunità di risveglio:

1. Ren 22 – Tiantu (Porta del Cielo)

  • Sotto il giugulo, tra le clavicole
  • Libera il Qi del torace, dissolve il flegma, apre la gola
  • È la voce che torna, il respiro che si fa profondo

2. Stomaco 40 – Fenglong (Drago abbondante)

  • A metà gamba, tra ginocchio e caviglia, esternamente alla tibia
  • Scioglie il flegma, drena l’umidità, libera i pensieri appesantiti
  • Dove c’è nebbia, qui c’è vento

3. Milza 6 – Sanyinjiao (Incontro dei tre Yin)

  • Interno della gamba, 3 cun sopra il malleolo mediale
  •  Nutre il Sangue e lo Yin, tonifica la Milza, calma la Mente
  • Il punto della donna, dell’intuito, dell’equilibrio

4. Rene 3 – Taixi (Grande Ruscello)

  • Tra il malleolo interno e il tendine di Achille
  • Tonifica il Rene, il Jing e lo Yin, radica il Calore interno
  • Dove nasce la vita, lì si rinnova

5. Fegato 3 – Taichong (Grande Assalto)

  • Sul dorso del piede, tra primo e secondo metatarso
  • Muove il Qi stagnante, armonizza il Fegato, spegne il Fuoco
  • Il vento si placa quando la rabbia si scioglie

Hashimoto è spesso l’eco di un non detto. La gola, luogo della voce e del non espresso, diventa come un campo di battaglia tra ciò che vorremmo dire e ciò che tratteniamo.

Il Fegato raccoglie la frustrazione. Il Cuore porta la delusione. La Milza digerisce l’ansia. Il Rene si impoverisce per sostenere tutto questo.

La malattia si manifesta quando l’anima è disallineata dalla sua voce. Quando il corpo comincia a parlare perché noi abbiamo smesso di farlo.

La Medicina Tradizionale Cinese si fonde e si integra spesso con altri sentieri di guarigione, in un abbraccio che non ha confini.

 Naturopatia

  • Uso di iodio naturale (ma con cautela, solo se non vi è controindicazione immunitaria)
  • Seleniozinco e vitamina D per regolare la risposta autoimmune
  • Drenaggio epatico e linfatico con fitocomplessi

 Yoga e Pranayama

  • Asana che aprono la gola: Matsyasana (il pesce)Sarvangasana (candela)
  • Respirazione profonda per radicare il Qi
  • Meditazioni sulla voce e sul potere personale

 Dietetica Energetica Cinese

  • Evitare alimenti freddi e crudi (peggiorano Umidità e Flegma)
  • Prediligere cibi cotti, zuppe, riso integrale, radici dolci
  • Tisane di zenzerocurcumaradice di codonopsisliquiritia

 Tecniche energetiche e spirituali

  • Reiki per riequilibrare il flusso energetico nel chakra della gola
  • Fiori di Bach: in particolare AgrimonyCentauryLarch
  • Costellazioni familiari: per sciogliere legami invisibili che opprimono la parola e l’identità

La Tiroidite di Hashimoto non è quindi solo una malattia, ma una sorta di richiesta d’ascolto.
È la voce dell’anima che, da troppo tempo, non canta più la propria verità.

La Medicina Tradizionale Cinese ci invita a rallentare, respirare, osservare i cicli della natura dentro di noi. A non combattere il freddo, ma accendere un fuoco interiore. A non soffocare il silenzio, ma trasformarlo in preghiera.

E quando questo accade, la farfalla, finalmente, riprende a volare libera.

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LA TIROIDITE DI HASHIMOTO E LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
LA TIROIDITE DI HASHIMOTO E LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

FATALITA’ DELLA FUNZIONE GUERRIERA

a cura di Carlo Weiblingen

In modo sempre più preciso e stringente, la pagine appena lette hanno colto un insegnamento: anche quando è dio, il guerriero è per sua natura esposto al peccato; è costretto, per la sua funzione ed a vantaggio del bene generale, a commettere dei peccati; ma ben presto supera questo limite e pecca contro gli ideali di tutti i livelli funzionali, compreso il suo. La nostra prospettiva non sarà tuttavia completa e proporzionata se non esaminassimo la nozione di peccato in rapporto agli dei di ciascuna delle tre funzioni.

La singolarità del dio guerriero apparirà ancora meglio: Mitra, Varuna, per definizione non peccano: gli Asvin non pensano a peccare; solo in Indra si incontrano sia la tentazione che i mezzi per agire male.

Come potrebbero peccare Mitra, Varuna o gli altri Aditya? Essi fanno corpo col rta, l’ordine sia morale che cosmico e rituale, che essi hanno creato, conservano, reintegrano. Più dolce, più sfumato e rassicurante con Mitra, più rigoroso, perfino terribile con Varuna, il principio d’azione di questi dei è sempre il rta; nel caso di Varuna esso è quasi, si direbbe, la “sua passione”. Essi sono nel rta meno di quanto il rta non sia in loro. Ora, il peccato si definisce soltanto in rapporto al rta, di cui è violazione, negazione (anrta). Le azioni di questi dei, per quanto sorprendenti appaiano talvolta alla coscienza moderna, sono conformi al rta. Le violenze, i colpi improvvisi, le punizioni impietose di Varuna e tutto ciò che lo apparenta agli asura demoniaci, lui, il grande Asura, non sono dei peccati.

Come potrebbero peccare gli Asvin al terzo livello? L’intera loro funzione, l’intera loro natura è d’essere benevoli e benefattori, come i gemelli greci. Gli inni loro rivolti non sono che dei cataloghi, delle serie di allusioni ai numerosi servizi che hanno reso. D’altra parte, per peccare, occorre opporsi al rta e questi dei così utili si interessano poco all’ordine del mondo. Non conoscono che umili casi particolari, il Tale, il Tale e il Talaltro, in preda a precise difficoltà. Né il poeta né il lettore si curano di discutere se essi operino in modo conforme o no al rta: sì, senza dubbio, perché sono buoni; ma la cosa non ha importanza: come i buoni santi taumaturghi delle nostre leggende occidentali, l’ambito delle loro attività, è quello della carità, anziché della giustizia.

Indra, in se stesso, e i suoi guerrieri, hanno ricevuto un incarico cosmico o sociale ben diverso. Non possono ignorare l’ordine, poiché la loro funzione è di custodirlo contro le infinite iniziative demoniache o ostili. Ma per svolgere questo compito, devono innanzitutto possedere e mantenere, per proprio conto, delle qualità che assomigliano molto ai difetti dei loro avversari. Anche nella battaglia, per non incorrere in una sicura disfatta, devono rispondere all’audacia, alla sorpresa, alle finte, ai tradimenti, con operazioni dello stesso stile, solo più efficaci; ebbri o esaltati, devono porsi in uno stato nervoso, muscolare, mentale, che moltiplica e amplifica la loro potenza, che li trasfigura, ma anche li sfigura, li rende estranei nel gruppo che proteggono; e soprattutto, consacrati alla Forza, sono vittime trionfanti della logica interna della Forza, che dà prova di sé solo oltrepassando i limiti, anche i propri, anche quelli della propria ragion d’essere, e che si rassicura non solo essendo forte davanti a questo o quell’avversario, in tale o talaltra situazione, ma forte in sé, più di tutti – superlativo pericoloso per un’entità del secondo rango.

Ricordiamo tuttavia il punto, da tener presente, in cui le fatalità del guerriero riottengono un vantaggio: quando il rta è in sé duro, inumano, o quando la sua applicazione rigida produce il summum ius del proverbio occidentale, opporsi al rta, riformarlo o violarlo è certamente un peccato, nella prospettiva di Varuna, ma un progresso, nel linguaggio degli uomini. In un capitolo di Mitra-Varuna (VI, Nexum et mutuum), dove certi fatti giuridici romani sono stati trattati con leggerezza, ma di cui il resto e l’impostazione generale conservano una loro validità, si è studiata questa opposizione benefica di Indra e Varuna, della morale dell’Eroe alla morale del Sovrano, in special modo le tradizioni indiane che attribuiscono a Indra il merito di aver salvato in extremis delle vittime umane oppure di aver sostituito il rituale in cui muore solo un cavallo al vecchio rituale varunico di consacrazione regale, contrassegnato dalla pratica o dal ricordo di sacrifici umani.

“Non ci si meraviglierà, scrivevamo circa trent’anni fa, che il dio delle società maschili, che sono peraltro per tanti aspetti terribili, appaia, nella favola indiana, come un dio misericordioso, in opposizione al Legatore mago, come il dio che scioglie le vittime regolari, le vittime umane di Varuna: il guerriero e lo stregone o, su un altro piano, il soldato e il poliziotto attentano in eguale misura, quando occorre, alla libertà e alla vita dei loro simili, ma ciascuno opera con procedure che all’altro ripugnano. E soprattutto il guerriero, per il fatto che si mette ai margini o al di sopra del codice, si attribuisce il diritto di risparmiare, il diritto di rompere, fra gli altri meccanismi normali, quello della giustizia rigorosa, insomma il diritto di introdurre entro il determinismo dei rapporti umani questo miracolo: l’umanità”.

[Georges DUMEZIL – Ventura e sventura del guerriero]

FATALITA' DELLA FUNZIONE GUERRIERA
FATALITA’ DELLA FUNZIONE GUERRIERA

IL SIMBOLO DELL’ORANTE

di Giuseppe Aiello

vorrei ricordare ai neopagani evolomani che non pregano perchè già dèi realizzati, che disprezzano i poveri semiti – cristiani, ebrei e musulmani – che seguono una spiritualità passiva e piagnucolante, che ad esempio riguardo al “simbolo dell’Orante”, diffuso appunti tra gli abramitici….

Virgilio, nel suggestivo racconto che Enea fa a Didone sulla fine di Troia, ricorda che il padre Anchise, accingendosi a pregare Zeus, levò gli occhi pieni di speranza verso le stelle e tese le mani al cielo»….

“occhi pieni di speranza”….”tese le mani al cielo”….ma come!?!

non sono gesti da “femminucce” semitiche speranzose?

IL SIMBOLO DELL'ORANTE
IL SIMBOLO DELL’ORANTE

ASSURDITA’ CRIMINALI

di Anastasia Sergo

Quando sento che il problema della criminalità europea, degli omicidi, degli stupri, del caos totale nelle strade, dei furti, della violenza incontrollata e totale sta “negli islamici”, mi fa ridere.

Perché è una totale assurdità.

Perché se fosse vero, gli Emirati Arabi Uniti non sarebbero 500 volte più sviluppati dell’Europa e 1000 volte più sicuri.

In tal caso, sarebbe pericoloso camminare di notte in Qatar, come in Germania o in Francia.

Se fosse vero, il tasso di stupri a Dubai sarebbe più alto che nella benedetta Europa.

Ma nel Giardino dell’Eden europeo, non si può uscire con un Rolex d’oro. Non in Qatar, non negli Emirati Arabi Uniti. Ma nell’Europa presumibilmente altamente sviluppata.

Tutta la criminalità, tutta la sporcizia, le sparatorie, la violenza, tutto il caos di strada, centinaia di bande, bottiglie nella Senna e immondizia nel Mar Mediterraneo: tutto questo non è colpa dell’Islam.

Questo è colpa del programma di sinistra e dei liberali.

Case dipinte, piscio sui muri dei musei, auto distrutte dopo le partite: questo non è l’Islam.

E se volete dirmi che c’è più libertà in Europa che in Brunei, allora ecco cosa vi risponderò.

Libertà è dove non verrete derubati da africani drogati per strada, e la vostra ragazza non verrà violentata da pakistani ubriachi se esce per fare la spesa la sera.

La libertà è dove non devi temere per i tuoi figli, perché le strade sono piene di mandrie di scimmie senza alcun freno.

Che vogliono picchiare, stuprare, rubare, fumare marijuana e ottenere benefici dalle tue tasse.

E non è un problema dell’Islam che questi si sentano padrone assolute delle strade.

Ripeto ancora una volta, gli Emirati Arabi Uniti o il Qatar sono paesi musulmani.

E questi sono paesi che vivono davvero nel XXI secolo e non sono bloccati alla fine del XX, come l’Europa, che cerca di essere intelligente ma sta sprofondando sempre più nel caos.

ASSURDITA' CRIMINALI
ASSURDITA’ CRIMINALI

SHEN: LO SPIRITO

di Felipe Guerra

Lo Shen è il governatore della vita; controlla tutte le attività fisiche e mentali.

Shen è definito nel capitolo 8 del Ling Shu (《灵枢》 Perno spirituale ):

“Ciò che il cielo mi ha dato (umano) è il de – virtù (德); quello che la terra mi ha dato è il qi .

Quando il de virtù fluisce e agisce sul qi ,si creano le essenze ( jing精).

Quando due essenze (di yin e yang ) si scontrano, si parla di Shen (神).

Ciò che va e viene è l’anima eterea ( hun魂); ciò che entra ed esce insieme all’essenza è l’anima corporea ( po魄); ciò che è responsabile di tutte le cose si chiama cuore (percezione sensoriale – coscienza).

Quando il cuore riflette su qualcosa, si chiama intenzione ( yi意).

Quando l’intenzione diventa gesto, si chiama volontà ( zhi志).

Se la volontà desidera cambiamenti, ciò si chiama meditare ( si思).

Se la riflessione si traduce in piani di vasta portata, ciò si chiama considerazione ( lü虑).

Se le considerazioni guidano la propria gestione degli affari, questa si chiama saggezza ( zhi智)”.

In altre parole, Ling Shu ci dice che lo shen è essenzialmente l’interazione tra yin e yang.

Poiché lo shen è ospitato dal cuore, lo chiamiamo anche Shen del cuore.

SHEN: LO SPIRITO
SHEN: LO SPIRITO

IL QI CONTROCORRENTE

di Felipe Guerra

Nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC), il Qi (o Chi) è l’energia vitale che permea il cosmo e tutti gli esseri viventi. Scorre nel corpo umano attraverso canali specifici chiamati meridiani, che sono collegati agli organi e alle loro funzioni. Quando il Qi scorre in modo armonico, ci sentiamo bene e in equilibrio. Tuttavia, il suo movimento può alterarsi, e una di queste alterazioni è il “Qi controcorrente” (Qi Ni).

Che cos’è il Qi controcorrente?

Il Qi controcorrente si verifica quando il flusso naturale del Qi si inverte o si muove nella direzione sbagliata rispetto al suo percorso fisiologico. Ogni organo, secondo la MTC, ha una direzione predominante del Qi. Ad esempio, il Qi dello stomaco dovrebbe scendere per favorire la digestione, mentre il Qi del polmone dovrebbe scendere per permettere una corretta inspirazione. Quando questi movimenti si invertono, si manifestano sintomi specifici.

Manifestazioni del Qi controcorrente

Il Qi controcorrente può manifestarsi in diversi organi, causando sintomi distinti:

  • Qi controcorrente di Stomaco: Si manifesta con sintomi come nausea, vomito, rigurgito acido e singhiozzo. Invece di scendere, il Qi dello stomaco sale.
  • Qi controcorrente di Polmone: Si presenta con tosse, asma e respiro affannoso. Il Qi del polmone, che dovrebbe scendere per la respirazione, sale in modo anomalo.
  • Qi controcorrente di Fegato: Può causare sintomi come irritabilità, mal di testa, vertigini e tensione al petto o ai fianchi. Il Fegato ama la dispersione e l’espansione del Qi in modo fluido, ma quando il suo Qi va controcorrente, si crea una sensazione di “pressione” o blocco.
  • Qi controcorrente di Rene: Sebbene meno comune in termini di movimento diretto “controcorrente” come per Stomaco e Polmone, un Qi di Rene debole o squilibrato può influenzare il Qi di altri organi, specialmente il Fegato e il Cuore, contribuendo a sindromi di Qi controcorrente generalizzate o complesse.

Cause del Qi controcorrente

Le cause possono essere molteplici e spesso interconnesse:

  • Fattori emotivi: Emozioni intense e prolungate come rabbia, ansia, tristezza o rimuginio possono influenzare la circolazione del Qi, causandone il ristagno o il movimento controcorrente. Ad esempio, la rabbia fa salire il Qi, mentre la tristezza lo deprime.
  • Alimentazione scorretta: Una dieta inadeguata può indebolire la Milza e lo Stomaco, compromettendo la produzione e la corretta direzione del Qi digestivo.
  • Fattori patogeni esterni: Freddo, vento, umidità o calore possono invadere il corpo e bloccare il flusso del Qi, portando a un movimento controcorrente.
  • Stress e stili di vita non equilibrati: La mancanza di riposo, l’eccesso di lavoro e un ritmo di vita frenetico possono esaurire il Qi e alterarne la circolazione.
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IL QI CONTROCORRENTE
IL QI CONTROCORRENTE

L’AUTOGESTIONE DELLE EMOZIONI NELLA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

di Felipe Guerra

L’autogestione delle emozioni attraverso il Wu Xing (五行, i Cinque Elementi) della Medicina Cinese si basa sull’equilibrio tra corpo, mente e ambiente, riconoscendo che le emozioni sono strettamente collegate agli organi e ai loro elementi. Ecco come applicare questa teoria per regolare gli stati emotivi:

1. Comprendere la relazione tra emozioni, organi ed elementi

Secondo il Wu Xing, ogni emozione è associata a un organo e a un elemento. Lo squilibrio emotivo può indicare un blocco o un eccesso nell’elemento corrispondente:

  • Legno (Fegato/Vescica Biliare) → Rabbia/Frustrazione
    Squilibrio: Irritabilità, collera repressa.
    Equilibrio: Flessibilità, creatività, pianificazione.
  • Fuoco (Cuore/Intestino Tenue) → Gioia eccessiva o Ansia
    Squilibrio: Ipereccitazione, insonnia, agitazione.
    Equilibrio: Gioia serena, calma interiore.
  • Terra (Milza-Stomaco) → Preoccupazione/Rimuginio
    Squilibrio: Ossessione, ansia digestiva.
    Equilibrio: Stabilità, capacità di “digerire” i pensieri.
  • Metallo (Polmoni/Intestino Crasso) → Tristezza/Dolore
    Squilibrio: Lutto non elaborato, apatia.
    Equilibrio: Lasciar andare, accettazione.
  • Acqua (Reni/Vescica) → Paura/Insicurezza
    Squilibrio: Fobie, indecisione cronica.
    Equilibrio: Coraggio, fiducia nelle proprie risorse.

2. Tecniche di autogestione per ogni elemento

Per riequilibrare le emozioni, agisci sull’elemento corrispondente:

Legno (Rabbia)

  • Esercizio fisico: Movimenti liberi (es. Qi Gong, stretching) per sciogliere la tensione del Fegato.
  • Alimenti amari: Tarassaco, cicoria, verdure a foglia verde.
  • Meditazione: Visualizzare vento o alberi che si muovono con flessibilità.

Fuoco (Ansia/Gioia eccessiva)

  • Respirazione: Pratiche di respirazione lenta (es. 4-7-8) per calmare il Cuore.
  • Colori: Usare toni freddi (blu, verde) per bilanciare l’eccesso di Fuoco.
  • Punti di agopressione: Massaggiare PC6 (Neiguan) per la calma.

Terra (Preoccupazione)

  • Alimenti dolci naturali: Zucca, patate dolci, cereali integrali per nutrire la Milza.
  • Grounding: Camminare a piedi nudi sulla terra o meditare focalizzandosi sul “radicamento”.
  • Routine: Stabilizzare orari dei pasti e del sonno.

Metallo (Tristezza)

  • Respirazione profonda: Esercizi per i Polmoni (es. respiri lunghi e lenti).
  • Scrittura: Tenere un diario per “liberare” l’Intestino Crasso.
  • Oli essenziali: Eucalipto o menta per aprire i polmoni.

Acqua (Paura)

  • Idratazione: Bere acqua calda con un pizzico di sale per sostenere i Reni.
  • Visualizzazione: Immaginare un flusso d’acqua che lava via le paure.
  • Yoga: Posa dell’albero (Vrksasana) per rafforzare la stabilità.

3. Usare il ciclo di generazione e controllo

Il Wu Xing include due cicli chiave per l’equilibrio:

  • Ciclo di generazione (nutrizione): Ad esempio, il Legno (Fegato) nutre il Fuoco (Cuore). Se sei ansioso (Fuoco), calma il Legno con tecniche sopra.
  • Ciclo di controllo (inibizione): La Terra (Milza) controlla l’Acqua (Reni). Se hai paura (Acqua), rafforza la Terra con routine e alimenti nutrienti.

4. Pratiche integrate

  • Meditazione dei 5 elementi: Visualizza ogni elemento/emozione che si trasforma in armonia.
  • Digitopressione: Stimola punti come LV3 (Fegato) per la rabbia o HT7 (Cuore) per l’ansia.

Conclusione

L’autogestione emotiva con il Wu Xing richiede osservazione di sé e interventi mirati sull’elemento squilibrato. Combinando dieta, movimento, respirazione e pratiche mente-corpo, si può ripristinare l’armonia emotiva in modo olistico.

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L'AUTOGESTIONE DELLE EMOZIONI NELLA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
L’AUTOGESTIONE DELLE EMOZIONI NELLA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE