LA FINE DELL’EUROPA E IL RUOLO DELL’EBRAISMO

a cura di Luigi Leonetti

I paesi usciti sconfitti dalla seconda guerra mondiale hanno subito, nel corso degli anni, una violentissima e martellante, azione rieducatoria. Quello che è stata instillato nei tedeschi, negli italiani e, negli ultimi, anni esteso praticamente a tutte le genti (compresi popoli che non hanno avuto ruolo attivo nella seconda guerra mondiale), è stato un generalizzato e totalizzante senso di colpa per quello che è universalmente noto come “l’olocausto”. Sono ben pochi i sociologi, teorici della comunicazione, storici o psicologi che non abbiano speso parole durissime nei confronti non solo del Terzo Reich, ma del popolo tedesco tutto così come ormai non si contano più i numerosi libri che parlano, se non dell’olocausto, almeno di quale sia la grande dignità del popolo ebraico. La rieducazione delle generazioni successive a quella che visse la seconda guerra mondiale è stata portata a compimento grazie ad un attacco a trecentosessanta gradi che ha coinvolto tutti i canali d’informazione dall’analisi storica al giornalismo, dalla sociologia alla psicologia, ma quello di gran lunga più persuasivo è quello che oggi definiamo non più “dell’arte” ma “dell’intrattenimento” (cinema, spettacoli televisivi, narrativa, musica). Di gran lunga Hollywood è stata una voce tanto influente da modificare i costumi di tutto il mondo omologandoli a quello americano. Non sarebbe insensato definire Hollywood il “Ministero di Cultura e Propaganda” dell’Internazionale ebraica, e il mezzo di cui dispone è dei più efficaci in assoluto, dato il coinvolgimento sinestetico che l’esperienza cinematografica comporta senza fornire necessariamente informazioni vere.
E infatti il cinema, è stato dal dopoguerra ad oggi, il mezzo principe di ogni campagna rieducatoria a stelle e strisce, non solo concernente in esclusiva i fatti della Seconda Guerra Mondiale. Si pensi soltanto, con riferimento alle tensioni internazionali attuali, quanti siano i personaggi negativi incarnati da attori cinesi o medio orientali, si pensi al periodo maccartista e ai trionfalismi anticomunisti celebrati negli anni ottanta dalle pellicole d’azione, oltre che, ovviamente, alle innumerevoli pellicole sull’olocausto. Va ricordato come, quasi a simbolico battesimo, le prime riprese cinematografiche riguardanti i campi di concentramento nazisti portino la firma di un cineasta di mestiere come Alfred Hitchcock…
…Eclatante, ma non isolato, è il caso della parola “nazionalsocialismo” ormai universalmente sostituita dalla sua forma contratta: “nazismo”, una parola monca non direttamente riconducibile ad un modello politico (socialismo nazionale), e che viene comunemente identificata con un generico sistema fondato sull’odio, la paura, la ghettizzazione e l’intolleranza verso i deboli. Sono moltissimi i film americani (che, piaccia o no, condizionano il linguaggio comune di tutto l’occidente), in cui si usa la parola “nazista” o “fascista” in contesti del tutto incoerenti con quello che le due parole, originariamente, significavano. In soldoni: nazismo(o fascismo)=male. Non si parla più di politica, ma di una sorta di dimensione spirituale negativa, una qualità umana sinonimo di malvagità. Un nazista non è un individuo interessato a un certo discorso politico, né un militante che ha vissuto negli anni del Terzo Reich in Germania, ma un “cattivo”, nel senso puro e totale che solo i bambini sanno dare a questa parola.
Se questo processo di indottrinamento, per quanto discutibile, è tipico nella prassi dei vincitori di una guerra, e sebbene la produzione di prodotti filmici o letterari da esportazione sia stata già di per sé di enorme portata nei cinquanta anni successivi alla fine della guerra, è con 1993, con l’uscita, cioè dello Spielberghiano Shindler’s list (opera benedetta anche da Bill Clinton che lo dirà la principale ispirazione per l’intervento in Bosnia) , che si passa da una produzione non sistematica, alla canonizzazione di un nuovo tipo di opera, ormai totalmente libera dai paletti della credibilità storica. Da allora, non passerà anno senza che vengano proposti al pubblico almeno un paio di film sull’olocausto, meglio se in concomitanza con le celebrazioni per il giorno della memoria. Curioso che il film venga accreditato come “documento”, quando si tratta della riduzione cinematografica di un romanzo di Thomas Keneally . Come “narrativa” il romanzo è catalogato, e così viene definito all’alba della sua prima edizione, datata 1986. Ma la definizione di “romanzo” viene sostituita dalle parole “opera” o “documento” sulle fascette promozionali in concomitanza con l’uscita del film del ‘93. Per quanto nel nostro Occidente, col superio ormai da anni colonizzato dalla lobby atlantico sionista, il film non abbia suscitato particolari scalpori, in paesi non ancora o non del tutto americanizzati, è stato percepito come una grande manifestazione di odio antitedesco, tanto che il primo ministro malese Mahahtir Mohamad ravvisò nell’opera uno strumento di colonizzazione culturale in quanto film che elogiava solo le virtù di un unico popolo e ne vietò l’importazione, ma l’indignazione planetaria e l’accusa di antisemitismo lo costrinsero a ritrattare nel giro di una manciata di mesi…
…Interessanti anche le opere di ripulitura ai danni di chiunque abbia preso le distanze dal film, a partire dalla ottantaseienne Vedova Shindler che smentì l’esistenza di una lista stilata dal marito, mentre asseriva di essere a conoscenza di una lista in cui si entrava dietro pagamento. Costretta a vedere più volte il film anche alla presenza di Clinton, finirà, forse per esasperazione, o forse perché ben foraggiata, a sposare la causa del film.
Nel giro di pochissimo, premiato con Golden Globe e Oscar vari, il film diventa un vero e proprio strumento didattico a uso e consumo delle scuole di mezzo mondo, in una sorta di lavaggio del cervello collettivo. La cosa curiosa, è osservare quanto le dichiarazioni degli spettatori usciti dalla sala, dei critici e degli storici spesso confondano “l’accaduto” con “il narrato”, e finiscono col considerare il film (da un punto di vista strettamente tecnico di ottima fattura) un documento. Ancora più significativo è osservare come molte dichiarazioni degli spettatori usciti dalla sala vertano più sull’indignazione, il disprezzo, il risentimento nei confronti dei nazisti (se non proprio del popolo tedesco) che non sulla qualità del film. Ma l’uscita al cinema e la proposizione nelle scuole è solo l’inizio giacché in più paesi, due anni dopo l’uscita del film, verranno effettuate delle serate a tema con la trasmissione del film senza interruzioni pubblicitarie, preceduto e seguito da dibattiti e documentari sulla Shoah.
L’immedesimazione emotiva è pure il meccanismo su cui fanno leva i musei dell’olocausto spuntanti in un po’ tutto il mondo, persino a due passi da Hiroshima, a suprema beffa della più dolorosa memoria recente del Giappone. L’obiettivo è chiaramente colonizzare le coscienze creando una sorta di “complesso” una sorta di precedente, un peccato originale che possa gravare su tutti dato lo storicamente inedito tentativo di trasformare il lutto di un popolo in un lutto di tutte le genti…
…Se le opere artistiche a tema sono tante, e abbiamo visto come oggi sia sicuramente un vero e proprio filone letterario/cinematografico quello delle storie a tema olocaustico, può essere interessante fare una digressione su quella che è in un certo senso il capostipite di tutte le opere “popolari” sulla materia e certamente il più noto: il Diario di Anna Frank.
La storia intorno a questo testo è piuttosto torbida e ricca di curiose e poco edificanti vicende giudiziarie che hanno visto protagonista il padre Otto relativamente ai diritti a lui spettanti su opera di intelletto, ma quello che interessa rilevare in questa sede è la violentissima campagna di repressione perpetrata contro chiunque abbia osato sollevare dei dubbi sulla veridicità del documento (dubbio assolutamente legittimo trattandosi di un prodotto letterario la cui vicenda riguardante stesura e ritrovamento è abbastanza rocambolesca e piena di zone d’ombra)vedendosi poi appioppare l’etichetta di “antisemita”, anche quando a parlare sono stati tecnici e studiosi di grafologia o di psicologia.
A ciò si aggiunga la reiterata sottrazione dei testi originali , tutelati dalla fondazione “Anna Frank” che si è occupata di recente di far uscire nuove edizioni aggiornate (?) del “diario” (oggi i diari), a perizie”.
Oltre a ciò, la certezza che ne esistano almeno dieci diverse bozze (due della quali ad opera del padre per eliminare parti scabrose) che sicuramente non aiutano a ritenere degno di fede un testo così rimaneggiato, sempre ammettendone la reale esistenza originale che, data la torbidezza delle acque intorno, meriterebbe perlomeno la possibilità di poterne dubitare l’esistenza. Nonostante tutto ciò, nonostante il legittimi dubbi, nonostante la consapevolezza che negli anni in cui il testo sarebbe stato scritto in Polonia le biro non fossero arrivate, porre dei semplici interrogativi sulla veridicità delle vicende narrate el’autenticità del testo è costato a molti la reputazione e spese processuali, e di recente si è definito ogni attacco a quell’opera “equivalente a un atto di terrorismo”(Rosellina Balbi).
Negli anni ottanta, quasi a voler rinvigorire la strenua difesa dell’autenticità del diario dimostrando che non si trattava di un caso isolato, si è avuto un florilegio di svariati miracolosi ritrovamenti analoghi, che hanno rimpolpato la schiera di opere di presunte “autentiche” memorie olocaustiche. Dato il volume di quei testi, i rocamboleschi ritrovamenti e le altrettante zone d’ombra sui ritrovamenti stessi o sull’identità degli autori, sono enormi i dubbi relativi alla autenticità di molti di essi come per il loro capostipite.
Di storie più o meno simili, tutelate da editori compiacenti e salutate come testi sacri da un’opinione pubblica appecorata ne sono state pubblicate moltissime, ma è interessante la vicenda del romanzo “sopravvivere coi lupi” di Miriam Defonseca, storia di una ragazzina ebrea scampata ai campi di concentramento. L’autrice la definisce “autobiografica” fino al 2008, quando le presunte origini ebraiche dalla Defonseca vengono smentite a tutta pagina dai giornali. Le bizzarre argomentazioni addotte dall’autrice per giustificarsi (rifiuto della propria famiglia, dolore, confusione senile), vengono prese per buone dalla critica ufficiale che fa prontamente uscire una nuova edizione dell’opera di fiction storica.
Ed è proprio quest’ultima espressione la chiave di lettura del monumentale impianto narrativo, letterario, cinematografico che si muove intorno all’olocausto. Quello che ormai ci viene mostrato non è documento storico e non è narrativa in senso stretto, ma una sorta di “zona grigia” entro la quale vengono inserite informazioni difficilmente verificabili o falsificabili tali da creare un substrato emotivo la cui eliminazione è ardua.
E questa “zona grigia”, se ha dei limiti stabiliti dalla verificabilità dei dati quando si parla di Storia in senso stretto, non conosce praticamente confini nel contesto più propriamente definito d’intrattenimento: dai film “di evasione” ai videogiochi, senza ignorare il mondo dei fumetti. In questi territori la licenza è data per scontata (si pensi alle pellicole definite “nazi-erotiche” degli anni settanta come “Ilsa la belva delle SS”, o semplicemente alla quadrilogia di Indiana Jones)e ha un pesante valore propagandistico, data la diffusione e soprattutto la violenza del mezzo: una stanza buia in cui si rimane immobili, in silenzio, bombardati da musica e immagini per il cinema, un ipnotico e “automatizzante” isolamento sensoriale per i videogiochi delle ultime generazioni, un silenzioso e autarchico silenzio per la lettura di libri o fumetti.
Particolarmente interessante, per l’effetto che può sortire su delle coscienze in via di sviluppo, è il caso dei videogiochi, vere e proprie “terre di nessuno”, mondi virtuali non raggiunti dall’occhio di un critico, un insegnante o un genitore, ma al contempo spaventosamente persuasive e suscettibili di “educare” un giovane con messaggi reiterati ossessivamente. Il mondo video ludico è forse quello che ha maggiormente contribuito, negli ultimi trent’anni alla costituzione di una sorta di superio antinazista, avendo preso per mano un’intera generazione dalla prima metà degli anni ottanta in poi con le simulazioni militari in cui è possibile rivivere le esperienze della seconda guerra mondiale (nella maggioranza dei casi schierati dalla parte dei “buoni” Alleati), o si deve fermare una qualche fantascientifica rinascita del nazismo (su tutti l’arcinota saga di Castle of Wolfenstein, nata nell’81 ed evolutasi di pari passo con l’evoluzione degli home computer, basata su storie riguardanti i soliti scienziati pazzi al soldo dei nazisti, mostri e eroici soldati pronti a spazzare via l’ingiustizia dalla faccia della terra)…
…Quello che forse un tempo era più legittimo definire “complotto” ma che oggi è lo stato delle cose contro il quale ben pochi protestano è un dispiegamento di forze su ogni piano del vivere civile: politica, polizia, istruzione, spettacolo, produzione accademica, informazione, economia. Dal secondo dopoguerra ad oggi queste entità impersonali hanno lavorato e tutt’ora lavorano per portare compimento una guerra contro lo spirito identitario (oggi europeo, ma presto mondiale, vista la luce in cui i giornali mettono da qualche anno Chavez), una lotta che ha luogo da duemila anni al servizio della profetica allucinazione sionista. E’ vero che non è facile districarsi da questa ragnatela informativo-istituzionale ed è altrettanto vero che chi lo fa si vede puntato contro l’indice dalle pecore che Orwell descriveva ne “la fattoria degli animali”, ma è altrettanto vero che, nonostante tutto ciò, esistono coscienze che per indole o per esperienze personali riescono a maturare una coscienza autonoma rispetto al Pensiero Unico. E quindi, di tanto in tanto, compaiono figure non allineate che sicuramente portano del nutrimento alle menti non del tutto addormentate. Le menti che, colte dal pessimismo, ritengono irreversibile il processo in corso sbagliano non nel considerare effettivamente drammatica la velocità della precipitazione attualmente in corso, ma nel ritenere che non sia possibile, se non invertire il processo in atto, perlomeno traghettare in mezzo a questo caos dei valori antitetici a quelli dell’establishment, con l’auspicio che possano germogliare esseri migliori nei prossimi tempi. Specie alla luce dell’attuale crisi economica, una vera e propria resa dei conti che potrebbe dare un drammatico scossone allo stato attuale delle cose. E’ in questa ottica che va organizzata l’unica possibile risposta alla marea atlantista: resistenza e trasmissione dello spirito europeo a coloro che verranno.

LA FINE DELL'EUROPA E IL RUOLO DELL'EBRAISMO
LA FINE DELL’EUROPA E IL RUOLO DELL’EBRAISMO

Cartesio: il dubbio come base della conoscenza

di Luigi Angelino

Il francese Renè Descartes, italianizzato in Cartesio, fu nella prima metà del Seicento, il riconosciuto fondatore della filosofia e della matematica moderne. Cartesio è, a giusta ragione, considerato uno dei padri della filosofia moderna, al quale si deve soprattutto l’intelligente ed ambizioso tentativo di applicare un metodo matematico alle speculazioni filosofiche. Egli, infatti, ricercò strenuamente il concetto di “mathesis universalis” (matematica universale), per rilanciare un’epistemologia in grado di partire da una scienza matematica e che comprendesse in sé una sintesi di aritmetica e di geometria.                    

E nella notte del 10 novembre 1619, Cartesio raccontò di aver scoperto le mirabilis scientiae fondamenta (le fondamenta della scienza straordinaria), attribuendo ad essa il triplice significato di: a) fondamentale complesso della scienza; b) riconciliazione e ritrovata unione tra filosofia e scienza; c) una specie di investitura divina per formare la nuova scienza, collegata allo sviluppo della riflessione filosofica. Per il pensatore francese, il problema più serio è di natura gnoseologica-metodologica, nella distinzione delle diverse discipline scientifiche, arrivando ad affermare nella sua opera “Regole per la direzione dell’ingegno”, che esse sono così connesse fra loro, tanto da apparire molto più semplice analizzarle nel loro complesso, piuttosto che separandole l’una dall’altra.

La definizione cartesiana di metodo è ancora oggi una delle nomenclature di carattere maggiormente pragmatico, utilizzata anche nelle accezioni accademiche: “tutto il metodo consiste nell’ordine e nelle disposizioni di ciò cui deve essere rivolto l’acume della mente per trovare una qualche verità”. In particolare, Cartesio tende a risolvere la difficile questione del metodo, abbracciando quattro regole fondamentali verso le quali orientarsi: la necessità dell’evidenza, l’obbligo dell’analisi, l’ordine argomentativo, chiamato anche semplicemente “sintesi”, e l’enumerazione completa ed esaustiva. Da ciò si sviluppa l’importante questione del “dubbio metodico”, con particolare riferimento all’evidenza ed al dovere dello studioso di sottoporre un determinato concetto ad un’implacabile e ben strutturata critica costruttiva, che possa consentire di ritenere una conclusione talmente evidente e, di conseguenza, al riparo da ogni ragionevole dubbio.

Va da sé, a questo punto, che per Cartesio il carattere dell’indubitabilità rappresenta il profilo negativo dell’evidenza, i cui principi ispiratori sono la chiarezza e la distinzione. Egli è il primo pensatore che introduce “l’esercizio del dubbio”, inteso come tappa obbligatoria dell’intero processo di riflessione, arrivando alla famosissima definizione, a volte abusata nel linguaggio comune, di “cogito ergo sum”. Molto spesso, nell’accezione comune, si tende a liquidare il precitato brocardo latino con la maccheronica traduzione di “penso, quindi sono”. In realtà, il significato della massima cartesiana è di gran lunga più profondo, perchè vuole implicare la stessa evidenza della propria esistenza come qualcosa di pensante.

Nelle “Meditazioni Metafisiche”, il filosofo d’oltralpe adopera un’immagine iperbolica del dubbio, identificandolo addirittura come un “genio maligno” che è capace di deformare ogni apparente certezza ed ogni pensiero. Tale immagine così forte e suggestiva serve proprio a rinsaldare la convinzione del “cogito”, nonché della struttura del pensiero umano, in quanto lo stesso dubbio che ne deriva non fa altro che confermare l’esercizio del pensiero di colui che è ingannato. La totalità del giudizio umano, per Cartesio, si compone delle due facoltà tradizionali dell’intelletto e della volontà, seguendo la strada tracciata dai pensatori della Grecia classica.

L’approccio cartesiano cerca di risolvere il problema della fallibilità del giudizio umano, ascrivendola all’eventuale prevaricazione della volontà sull’intelletto, come se si trattasse di una sorta di “guasto” nella mente umana che spingerebbe, talvolta, la volontà ad andare oltre quanto prescritto dall’intelletto. Nei suoi passaggi successivi, è possibile ravvisare una notevolissima nota di modernità del pensiero e di superamento della tradizionale prospettiva aristotelica, protagonista del pensiero filosofico dell’età medievale. Cartesio, infatti, operando la distinzione tra “res cogitans” e “res extensa”, intuisce come il mondo fenomenico possa essere determinato solo all’interno della mente umana, perdendo di valore se considerato al di fuori della nostra possibilità di conoscenza. Si possono intravedere già alcune riflessioni che saranno meglio esplicitate da Kant più di un secolo dopo, come lo scarto tra la realtà fenomenica e quella noumenica. La già citata separazione concettuale tra “res cogitans” e “res extensa” è alla base della valutazione antropologica di Cartesio che concepisce l’uomo come essere segnato dal dualismo, spirito e materia. D’altra parte, il suo grande interesse per gli studi medici, lo portò ad affermare che l’uomo è, comunque, un tutt’uno con il suo corpo e di cui non  può fare a meno, allontanandosi da idee neoplatoniche  che, nella sua epoca ed in quella immediatamente precedente, si erano diffuse nell’intera Europa. Rimane, però, alquanto complicata, nella visione cartesiana, la soluzione della questione dell’interazione dell’anima con il corpo, anche se il filosofo cerca di rimediare, individuando nella “ghiandola pineale” il punto di contatto fra le due dimensioni. Lo stesso Cartesio, con grande onestà intellettuale, affermò che si trattava di una ricostruzione alquanto visionaria, poiché non si spiegherebbe come possa l’anima, assolutamente incorporea, interagire con un’entità del tutto materiale come il corpo. Parimenti complessa è la spiegazione di Cartesio a proposito dell’esistenza di Dio che, pur partendo da premesse aristoteliche mutuate, in linea generale, dalla Scolastica, le plasmò in relazione al suo peculiare metodo filosofico.  Per Cartesio, la consapevolezza della finitezza esistenziale dell’uomo e della sua relativa imperfezione determinerebbe, per contrasto, l’idea di un Dio infinito ed assolutamente perfetto. Descartes affermò che la prova dell’esistenza di Dio sarebbe chiara e distinta, in quanto non vi sarebbe nulla di più evidente, per la nostra mente, di concepire un essere sovrano e perfetto che implica necessariamente l’idea di eternità. Si tratta di una teologia filosofica che sarà criticata in maniera aspra dai pensatori successivi che rimprovereranno a Cartesio di aver operato una ricostruzione strumentale e con il grave difetto di presentare una frattura, almeno in apparenza insanabile, tra soggettività ed oggettività.

Nell’etica cartesiana, invece, la ricerca della felicità è percorribile con  la pratica di una vita virtuosa ed attraverso il controllo delle proprie passioni: in tale contesto si intuiscono elementi di origine storicistica, ma elaborati in maniera originale. Una evidente particolarità è rappresentata dalla cosiddetta “morale provvisoria”, cosi’ come denominata dallo stesso filosofo, che dovrebbe caratterizzare l’essere umano mentre si attua il processo di rifondazione del sapere, come una specie di alloggio temporaneo che andrebbe occupato, quando si demolisce la vecchia casa e se ne ricostruisce un’altra. Cartesio avrebbe giustificato questa sua scelta tattica, perché altrimenti sarebbe stato accusato di vivere senza religione e senza fede, tradendo, comunque, uno scarso interesse per la sfera morale. Le tre massime principali della “morale provvisoria”  possono essere riepilogate in: a) obbedire alle leggi ed ai costumi del proprio Paese, conservandone la fede religiosa acquisita; b)agire con la maggiore risolutezza possibile, seguendo con costanza le stesse opinioni più dubbie come se fossero state dichiarate certissime; c) cercare sempre di vincere sé stessi piuttosto che la fortuna, mutando ed adattando i propri desideri piuttosto che l’ordine del mondo. In sintesi, per Cartesio, la condotta morale di ciascun individuo deve essere orientata alla ricerca della felicità, da intendersi come senso di beatitudine e non come ricerca sfrenata dei piaceri personali, come da lui stesso affermato: “la virtù sola basta a renderci felci in questa vita”.

Nella comprensione del pensiero di Cartesio, per il cui approfondimento si rimanda ovviamente a testi specifici e dettagliati, mi preme sottolineare l’importanza del suo spirito di ricerca sempre pronto a mettersi in gioco, indomito e mai pago, nonché rivolto sempre alla costruzione di un sistema coerente, in una prospettiva di accrescimento progressivo ed in costante rivisitazione delle posizioni assunte e dei risultati conseguiti. In buona sostanza, l’impostazione metodologica di Cartesio, così scientifica e rigorosa, ci insegna che il “dubbio” per noi deve rappresentare  un forte alleato più che un avversario in ogni processo di crescita formativa della nostra esistenza.

Tratto da: Auralcrave

Cartesio: il dubbio come base della conoscenza
Cartesio: il dubbio come base della conoscenza

I MORTI CEREBRALI SONO REALMENTE MORTI?

a cura di Franco Chendi

“Quando i morti cerebrali si stendono sul tavolo operatorio per sottoporsi ad un intervento chirurgico, nel 75% dei casi succede che compiano reazioni difensive spontanee con braccia e gambe. Alcuni sbattono le braccia davanti al petto in un gesto protettivo, altri tra loro si rialzano anche un po’. Succede anche che si siedano completamente in verticale, afferrano forte la loro badante o addirittura lo avvolgono e fanno rumori di garrling. Anche la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca aumentano. Secondo gli assistenti chirurgici presenti, fa paura ogni volta: non ci si abitua mai! Ci sono anche esempi di assistenti chirurgici che sono così terrorizzati da aver rinunciato alla professione.

I movimenti difensivi dei donatori, che stanno per essere operati, sono chiamati “Lazzaro-Reflex”.

Anche i riflessi di Lazzaro sono segno che il morto cerebrale non è morto: quale morto è in grado di alzarsi e circondare l’assistente operativo? I medici dicono di questi gesti e movimenti che si tratta di riflessi muscolari involontari: riflessi spinali innescati dal midollo spinale. Suggeriscono che questa risposta risponda a tutte le domande che si possono fare su questo fenomeno. Ma non è così. Questa giustificazione da sola dovrebbe farci riflettere; perché tali riflessi muscolari involontari sono probabilmente possibili solo in qualcuno vivo, e non in qualcuno morto. Avete mai visto un morto che si è alzato all’improvviso?

Un giovane anestesista era presente per la prima volta in un intervento chirurgico dove sono stati estratti organi. All’inizio dell’operazione, il suo capo, anestesista, gli ha dato le istruzioni per iniziare la somministrazione dell’anestesia. Il giovane anestesista ha reagito sorpreso: “Non è necessario, dopotutto è morto? ” Non faremo l’anestesia a qualcuno che è morto? “La sua faccia si volse verso un volto quasi vizioso, e lei gli lanciò una sola frase: “Come fai a saperlo per certo? “Poi il giovane anestesista rimase sbalordito.

In questo contesto, Ger Lodewick pone l’unica domanda troppo comprensibile: “Dovremmo forse considerare i riflessi di Lazzaro come l’ultimo sforzo di una persona consapevole di cosa gli accadrà? “

La somministrazione di anestesia quando vengono estratti gli organi è pensata diversamente. Nelle linee guida della Fondazione tedesca per il trapianto di organi (DSO) – la fondazione che regola la donazione di organi in Germania – afferma che l’anestesia non è necessaria per escludere la coscienza del donatore di organi e per evitare reazioni dolori. Tuttavia, visto il riflesso di Lazzaro, è comunque ragionevole calmare il donatore di organi con mezzi adeguati (come gli oppiacei) o rilassarsi (,,relax” è nel testo tedesco). Ti chiedi: come puoi rilassarti e far riposare un morto?

Inoltre, è così che dice nel testo tedesco- ha senso. con questi oppiacei per prevenire un aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca. Chi legge questo può solo arrivare alla conclusione che si tratta di una persona viva e non di una persona morta, vero?

– Quale persona morta ha bisogno di anestesia?

Quale morte può causare un aumento della pressione sanguigna?

Quale morto sta facendo la risposta difensiva?

Quindi non è giusto affermare che una persona è morta se il suo cervello non funziona – quella persona ha ancora una coscienza (più alta). Di conseguenza, non possiamo affermare che una persona è morta se il cervello smette di funzionare.

Pertanto, sempre più persone sono convinte che il momento in cui viene determinata la morte cerebrale non sia il momento della morte, ma un momento o una fase del processo di morte.

La maggior parte dei medici concordano sul fatto che nel momento in cui viene determinata la morte cerebrale, il processo di morte è diventato irreversibile. Ma la morte cerebrale non è morta! La morte cerebrale segna un momento specifico del processo di morte. Di conseguenza, possiamo dire che il morto cerebrale è ancora vivo.

Se i reni non funzionano, non diciamo che la persona in questione è “morto renale”, ma unitevi a lui alla dialisi! Quando il nostro cervello non funziona più, è malato – come i reni – ma non è morto! Pertanto, è anche possibile che le persone descritte come “morti cerebrali” si risvegliano e tornino in sé.

Sono sempre di più i medici che ammettono la possibilità che un morto cerebrale possa ancora provare qualcosa, provare dolore e forse anche sentire ciò che viene detto. Anche un medico di spicco del DSO afferma: “È infatti impossibile dimostrare che qualcuno che è stato dichiarato morto cerebrale non abbia più un senso di percezione – quindi non sappiamo nemmeno se possa provare dolore o meno. ” Ma se non siamo sicuri che un morto cerebrale non prova dolore – né nei test né nella rimozione degli organi stessi – allora perché continuiamo a farlo?

Sarebbe molto meglio, ovviamente, fermare completamente la “macellazione” dei donatori di organi, che si trovano nel bel mezzo della loro fase di morte, e concedere loro la morte personale.

Com’è che oggigiorno affrontiamo la morte di un mese così superficialmente?

… non siamo più in grado di vedere e/o sperimentare che tutto il processo di morte ha senso! E infatti ogni singola parte di questo processo: tutta l’esperienza è necessaria per raggiungere una buona transizione.

Il nostro processo di morte è un processo di nascita. Questo è ciò per cui sta combattendo. per liberarsi del vecchio mondo terreno per entrare liberamente nel nuovo mondo.

Ci sono ormai abbastanza prove che ci fanno sospettare che nel processo di morte stiamo intervenendo in un evento sacro, di cui sostanzialmente non abbiamo ancora una vera comprensione. Ma è proprio per questo che il nostro intervento avrà grandi conseguenze per il donatore, e molto più profonde di quanto sappiamo – conseguenze che si sentiranno non solo nella vita dopo la morte nel mondo spirituale, ma anche nella prossima vita.

(sensibilizzazione sulla donazione e trasferimento di organi)”

I MORTI CEREBRALI SONO REALMENTE MORTI?
I MORTI CEREBRALI SONO REALMENTE MORTI?

Libano: vogliono cancellare l’identità della Resistenza

a cura della Redazione

24-04-2025

Quello che sta accadendo in questi giorni in Libano è realmente vergognoso. Le “autorità” libanesi, dietro esplicita richiesta di Usa e Arabia Saudita, stanno strappando dai muri e dai palazzi le immagini dei Martiri. Questi traditori in uniforme osano strappare i volti di Sayyed Musa al-Sadr e Sayyed Hassan Nasrallah, gli uomini che hanno combattuto e sono morti per liberare questa terra dal regime sionista e schiacciato i mostri dell’Isis sostenuti dagli americani. Vogliono cancellare l’identità della Resistenza dal Libano. Ma falliranno miseramente.

È stato Hezbollah, non questo governo patetico, a scacciare l’occupazione israeliana nel 2000: la prima Resistenza araba a sconfiggere militarmente Israele e a reclamare i territori occupati senza elemosinare i fondi delle Nazioni Unite. È stato Hezbollah a frapporsi tra l’Isis e Beirut mentre i politici si nascondevano nelle loro ville, sorseggiando vino con i diplomatici occidentali.

E ora? Israele viola il cessate il fuoco ogni singolo giorno: bombardando case, prendendo di mira i civili, assassinando combattenti. E cosa fa questo governo senza spina dorsale? Si nasconde. Rimane in silenzio. Finge di non sentire mentre il Libano meridionale brucia di nuovo.

Potete strappare i loro manifesti. Potete rimuovere le loro bandiere. Ma non cancellerete mai la loro eredità. Non ucciderete mai lo spirito della Resistenza che vive in ogni anima libera da Dahieh a Qana, da Baalbek a Maroun al-Ras. Il governo libanese è il nemico. La Resistenza è il Libano.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Libano: vogliono cancellare l’identità della Resistenza
Libano: vogliono cancellare l’identità della Resistenza

IL GRANDE PRINCIPIO

a cura di Fumo Fuffu Fuffu

La comparsa della vita non può essere evitata; la venuta della morte non può essere respinta; vita e morte sono ciò che ci tocca più da vicino, ma noi non ne vediamo la ragione.

In verità queste due tesi sono soltanto ipotesi che esprimono il dubbio. Giacché, risalendo all’Origine del mondo io incontro l’Infinito e cercandone la fine incontro ugualmente l’Infinito. Questi due infiniti che oltrepassano l’ambito della parola riposano sullo stesso principio che governa gli esseri. La tesi che vi sia un autore del mondo e la tesi contraria non sono che parole la cui portata si limita all’ambito degli esseri.

Il Tao non è l’esistenza, ma l’esistenza non è la sua negazione radicale. Così il nome del Tao non è che un’ipotesi gratuita. Poiché sia la tesi che vi sia un autore del mondo, che la tesi contraria, non considerano che il minuscolo mondo degli Esseri, a entrambe sfugge il Grande Principio.

Se la parola bastasse, basterebbe parlare del Tao tutto il giorno per raggiungerlo. Ma se la parola non basta, anche parlandone tutto il giorno non usciremo mai dall’ambito degli Esseri.

Questa visione suprema del Tao e degli Esseri, né la parola né il silenzio possono sostenerla. Poiché trascende sia la parola sia il silenzio, essa si situa al di là di ogni discorso dell’uomo.

(Zhuangzi)

IL GRANDE PRINCIPIO
IL GRANDE PRINCIPIO

LA STELLA SOLARE

di Daniel Santoro

La stella fissa è bella, radiosa e calma; respira i profumi celesti e guarda con amore le sue sorelle;
vestita con il suo splendido vestito e la fronte ornata di diamanti, lei sorride cantando il suo
canto del mattino e della sera; goditi un riposo eterno che nulla potrebbe disturbare, e cammina
solennemente, senza lasciare il luogo che gli viene determinato tra le sentinelle della luce.
Tuttavia, la cometa errante, tutta insanguinata e disgraziata, si spinge dalle profondità del cielo;
Si precipita attraverso le sfere tranquille, come un’auto da guerra tra le fila di una
processione delle vestali; osa affrontare la spada fiammeggiante delle guardie del sole, e, come una moglie
innamorata che cerca il marito sognato dalle sue notti di vedove, penetra fino al tabernacolo del
re dei giorni, poi fugge, espirando i fuochi che lo divorano e trascinando dietro di sé un lungo incendio;
le stelle impallidiscono quando si avvicinano, greggi costellati che pascolano fiori di luce nelle
vasti campeggi del cielo sembrano sfuggire al loro terribile respiro.
Il grande consiglio delle stelle si riunisce,e lo sgomento è universale: la più bella delle stelle fisse è infine incaricata di parlare in nome
da tutto il cielo e proporre la pace al messaggero vagabondo.
Mio fratello – dice – perché disturbi l’armonia delle nostre sfere? Che male ti abbiamo fatto noi e
perché invece di sbagliare a caso non ti fissi al tuo posto alla corte del sole? Perché non vieni a cantare
con noi l’inno pomeridiano, ornato, come noi, con una veste bianca che si attacca al petto da un
pompino di diamante? Perché lasci fluttuare, attraverso i vapori della notte, la tua parrucca, dalla quale
Ti scivola un sudore di fuoco? Oh, mio Dio! Se prendessi un posto tra i figli del cielo, quanto sembreresti di più
Bello! La tua fronte non sarebbe più infiammata dalla stanchezza della tua carriera inaudita; i tuoi occhi sarebbero
puri e la tua fronte sorridente sarebbe bianca e rossastra come quella delle tue felici sorelle; tutti i
le stelle ti conoscerebbero e, lungi dal temere il tuo passaggio, gioirebbero di avvicinarti; perché
saresti legato a noi dai legami indistruttibili dell’armonia universale, e la tua esistenza sarebbe più
una voce nel canto dell’amore infinito.
E la cometa risponde alla stella fissa:
Non credere, o sorella mia, che possa sbagliare a caso e disturbare l’armonia delle sfere; Dio ha tracciato
la mia strada come la tua, e se la mia carriera ti sembra incerta e sgualdrina, è perché i tuoi fulmini
non potevano estendersi così lontano per coprire il contorno dell’ellisse che mi è stato dato dalla carriera.
La mia parrucca infiammata è il fanale di Dio; io sono il messaggero dei soli e mi rafforzo nei loro
fuochi d’artificio per condividerli sulla mia strada verso nuovi mondi che ancora non hanno abbastanza caldo, e ai
stelle invecchiate che hanno freddo nella loro solitudine. Se mi affeziono nei miei lunghi viaggi, se vengo da
una bellezza meno attraente della tua, se il mio ornamento è meno verginale, non lo lascio, quindi,
essere come te un nobile figlio del cielo. Lasciami il segreto del mio terribile destino, lasciami il
stupore che mi circonda, maledicimi, se non riesci a capirmi: non smetterò quindi di
realizzare l’opera che mi è stata imposta e continuerò la mia carriera sotto l’impulso del respiro di Dio!
Felici delle stelle che riposano e brillano come giovani regine nella tranquilla società dei
universi! Io sono il fuorilegge che viaggia sempre e ha l’infinito per patria. Mi accusano di incendiare
i pianeti che riscaldo e terrorizzano le stelle che illumino; mi censurano di disturbare l’armonia
degli universi perché non giro intorno ai loro centri privati e li lego a vicenda,
fissando i miei sguardi al centro unico di tutti i soli. Quindi stai tranquilla, bella stella fissa, no
voglio prendere la tua luce tranquilla; al contrario, esauristerò per te la mia vita e il mio calore. Potrei
sparire dal cielo quando mi avrà consumato; la mia fortuna sarà stata così bella! Scopri che su
Tempio di Dio brucia diversi fuochi che gli danno gloria; tu sei la luce dei candelabri d’oro, e io
la fiamma del sacrificio: realizziamo i nostri destini.
Finito queste parole, la cometa scuote la sua parrucca, si copre con la sua pelliccia ardente e se
lancia negli spazi infiniti in cui sembra scomparire per sempre…

LA STELLA SOLARE
LA STELLA SOLARE

Iraq: ritorna la minaccia Isis?

a cura della Redazione

23-04-2025

Iraq – La minaccia dell’Isis sponsorizzata da Stati Uniti, Israele, Turchia e altri Stati arabi è in corso. La nuova minaccia dell’Isis è stata attivata mesi fa. Sono stati diramati allarmi quando l’intelligence ha indicato una mobilitazione su larga scala, con quasi 12mila terroristi dell’Isis già pronti. Abbiamo ripetutamente lanciato l’allarme, ma pochi ci hanno prestato attenzione.

Ora, l’Isis si sta riorganizzando sotto il patrocinio americano, turco e qatariota nel campo di Al-Hol e in tutto il nord dell’Iraq, soprattutto a Mosul. Le prove mostrano chiari segni di operazioni di addestramento, creazione di nascondigli e reclutamento di mercenari pronti per essere schierati in qualsiasi momento per destabilizzare la regione. Questi mercenari vengono incanalati attraverso la Turchia, dove vengono addestrati e inviati in Iraq con il supporto di Erdogan e del suo apparato di intelligence. Le implicazioni di ciò sono gravi e rappresentano una minaccia diretta alla sovranità e alla sicurezza della regione.

La base di Zelikan a Mosul, attualmente occupata, è centrale in questa operazione. Sta svolgendo per la Turchia lo stesso ruolo che Idlib ha svolto per la Siria: fungere da centro di intelligence, spionaggio e addestramento di gruppi armati. Molti comandanti dell’Isis e le loro famiglie vengono rilasciati da Abu Mohammad al-Julani, mentre numerose famiglie di militanti dell’Isis vengono rimpatriate silenziosamente nel Regno Unito e in altri Stati europei con il pretesto di “reinsediamento e protezione”.

Iraq: Resistenza pronta a rispondere alla minaccia

Una cintura di terrore si sta espandendo, estendendosi attraverso il confine iraniano e le regioni curde. In recenti operazioni, le forze iraniane hanno smantellato alcune di queste nuove unità dell’Isis, rivelando la portata della rete. L’espansione del gruppo terroristico non si limita all’Iraq o alla Siria; si sta sviluppando anche in Nigeria, a dimostrazione della natura globale di questa seconda ondata. Il Ministero degli Interni iracheno ha lanciato chiari avvertimenti su questa recrudescenza.

La realtà è che l’Isis non è altro che la forma evoluta di Tahrir al-Sham, che sta già costruendo battaglioni con armi e combattenti turchi. Due mesi fa, i loro tentativi di infiltrarsi e destabilizzare aree come Kirkuk sono stati sventati dalla Resistenza irachena.

Ci auguriamo che i nostri fratelli sunniti non sostengano questi progetti del Mossad e della Cia solo per regolare conti settari. La natura di questi gruppi è crudele e ingannevole, non importa quanto cerchino di mascherare il loro vero volto. La Turchia ha persino invitato decine di YouTuber e influencer pakistani a partecipare a questa guerra di propaganda. Sono pronti a inondare i social media di menzogne.

Vale la pena ricordare che l’80% delle persone uccise in passato dall’Isis erano civili sunniti, non sciiti. Non cadete di nuovo in questa trappola. Sia assolutamente chiaro: dietro tutto questo c’è Erdogan. Non insabbiatelo. Se crede che i suoi tentacoli si diffonderanno senza controllo, verranno recisi. La Resistenza e le persone nobili di tutte le sette sono pronte a combattere la sua espansione cancerogena. Il massacro di Speicher non si ripeterà. E quando arriverà il momento, non saranno solo l’Iraq e l’Iran a rispondere.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Iraq: ritorna la minaccia Isis?
Iraq: ritorna la minaccia Isis?

NON ARRENDERTI

di Franco Pirrone

La biologia dice che dopo il rapporto sessuale, l’uomo deposita circa 200 milioni di spermatozoi; tutti iniziano a nuotare verso l’alto, dentro il sentiero, per trovare l’ovulo;
Di tutti i milioni che vengono depositati, in realtà solo tra il 300 e il 500 arrivano sul posto
(altri si stancano per strada, perché non è una corsa facile),
e di questa quantità, quelli che riescono a raggiungere l’ovulo,
solo uno fertilizza l’uovo e in questo caso il vincitore sei tu.
Ci hai mai pensato?
Hai corso senza occhi e senza gambe e hai vinto.
Hai fatto una gara impreparata e hai vinto
Hai corso senza aiuto e hai vinto.
Cosa ti fa pensare che perderai ora?
Ora che hai occhi e gambe, ora che
hai piani, visioni e sogni,
non ti sei arreso il primo giorno,
quindi non puoi arrenderti,
ora è un insulto al tuo Creatore.
Non importa cosa stai passando ora,
prendila come una sfida e ricorda che hai vinto dall’utero.
TU CHE TI SEI FERMATO A LEGGERE
Non arrenderti.

NON ARRENDERTI
NON ARRENDERTI

LA LUCE DI DIO

a cura di Ralù Raluca Antohie

La luce è il primo essere creato da Dio. La luce è il Cristo, e il Cristo è il Sole cosmico. Lo spirito del Cristo è identico allo spirito solare.* Se sappiamo legarci allo spirito del sole, che è lo spirito del Cristo, un’emanazione di Dio stesso, il sole ci darà tutte le sue benedizioni: la luce, il calore, la vita, la bellezza, la purezza, la salute… Per questo, però, non è sufficiente andare a esporsi al sole come fanno in tanti, istintivamente, senza la partecipazione della loro coscienza, poiché anche se a quel punto ricevono qualche raggio, ciò non è sufficiente. Per ricevere dal sole degli elementi spirituali, è il nostro spirito che deve andare a toccarlo, entrare in contatto con lui, penetrarlo, fondersi in lui… Sì, il nostro spirito, non la nostra pelle! Esporsi fisicamente al sole va già bene, ma se all’incontro con lui partecipano la nostra coscienza, la nostra intelligenza e il nostro spirito, noi riceveremo molto più che il calore o la vitalità: riceveremo una conoscenza, un’illuminazione.

Omraam Mikhaël Aïvanhov

LA LUCE DI DIO
LA LUCE DI DIO

Meloni e l’asse Atlantico? Invenzione mediatica: c’è solo il declino programmato dell’Italia

a cura di Zela Santi

22 Aprile 2025

Meloni si allinea agli interessi USA, promette investimenti oltre Atlantico mentre l’Italia affonda: export in calo, industria in crisi, redditi giù. La stampa celebra un successo fantasma. Il patriottismo meloniano? Più poveri, più sottomessi e fieramente inconsapevoli.

Meloni e l’asse Atlantico? Invenzione mediatica

In mezzo a una delle più gravi crisi economico-geopolitiche degli ultimi cinquant’anni, l’Italia si ritrova guidata da una classe dirigente che pare più adatta a gestire gruppi Facebook che a condurre una nazione nel pieno della turbolenza globale.

L’ironia amara è che, mentre la stampa filogovernativa titola entusiasticamente di un presunto successo internazionale di Giorgia Meloni – “Travaso di bile”, “Triplo travaso”, “Dura giornata per la sinistra” – la realtà dei fatti restituisce un quadro ben più modesto e desolante.

Una standing ovation fantasma

Secondo la narrativa ufficiale, il viaggio della premier a Washington rappresenterebbe un trionfo diplomatico. Tuttavia, ad eccezione di un trafiletto poco entusiasta pubblicato da Bloomberg Europa, la stampa internazionale ha ignorato l’evento.

Il tono di quel piccolo spazio non lascia spazio a dubbi: “Meloni riceve gli elogi di Trump ma se ne va con poca sostanza”. Altro che stratega globale: si tratta di una visita utile più a Trump che all’Italia, in un momento in cui il tycoon cerca legittimazione e consenso internazionale in vista di un possibile ritorno alla Casa Bianca.

Numeri impietosi

Nel frattempo, i fondamentali economici del Paese continuano a peggiorare. Il bollettino di Confindustria fotografa una situazione allarmante: a febbraio la produzione industriale è calata dello 0,9% e l’indice PMI è sceso da 47,4 a 46,6 (sotto i 50 indica contrazione).

La fiducia delle imprese e dei consumatori è in caduta libera, con una previsione di crescita negativa dello 0,3% del PIL tra il 2025 e il 2026. Il reddito reale delle famiglie è sceso dello 0,6% nell’ultimo trimestre del 2024: il “miracolo economico” meloniano si traduce, concretamente, in italiani più poveri e più precari.

Investimenti, dove?

Durante la visita a Washington, Meloni ha promesso nuovi investimenti italiani negli Stati Uniti, mentre in Italia gli investimenti in macchinari continuano a calare, complici la fine degli incentivi di “Industria 4.0” e il fallimento della “Transizione 5.0”. A questo si aggiunge il crollo dell’export: le esportazioni verso gli USA sono scese di quasi 10 punti, ancora prima della probabile recessione statunitense.

Complessivamente, il volume delle esportazioni italiane è calato di oltre 4 punti, mentre altri attori globali, come la Cina, si sono mossi con tempestività: il gigante asiatico ha registrato una crescita del 12,4% delle esportazioni a marzo, grazie alla strategia di riempimento dei magazzini globali in vista della tempesta commerciale.

Il paradosso del patriottismo

Mentre il reddito cala e gli investimenti languono, l’Italia continua ad allinearsi ciecamente agli interessi strategici statunitensi, anche a costo di sacrificare le proprie prospettive economiche. L’adesione italiana al Corridoio economico India–Medio Oriente–Europa, spacciata come mossa lungimirante, rappresenta in realtà un’apertura alle merci a basso costo indiane, potenzialmente devastante per il nostro già fragile tessuto produttivo.

Intanto, ci si allontana dalla Cina, che da trent’anni cerca il riscatto economico costruendo una classe media solida e un mercato interno robusto. La scelta italiana appare ancora più miope se si osservano i dati sui salari: quelli reali della classe media cinese sono aumentati fino all’80% negli ultimi dieci anni, mentre quelli indiani sono stagnanti dal 2013.

Giornalismo al seguito

A legittimare l’operato di Meloni ci pensano, prevedibilmente, i media amici. Tra le voci entusiaste figura quella di Carlo Cottarelli, che parla di “doppio successo” diplomatico, espressione che stride con i dati economici interni e con la marginalizzazione dell’Italia nello scacchiere internazionale.

La retorica patriottica si traduce, nei fatti, in una sudditanza crescente a Washington, mentre i “rosiconi” dell’opposizione vengono ridicolizzati come se fossimo in un talk show di prima serata, non in una democrazia matura in crisi sistemica.

Un “patriottismo” che ci rende poveri

L’Italia del 2025 sembra prigioniera di un cortocircuito: mentre si sbandiera l’orgoglio nazionale, si continuano a prendere decisioni che minano la sovranità economica e sociale del Paese.

La visita a Washington non ha portato alcun beneficio concreto se non quello di rafforzare l’immagine internazionale di Meloni presso ambienti conservatori statunitensi. In patria, però, si moltiplicano i segnali di declino: consumi interni in contrazione, export in caduta, industria in sofferenza.

Continuare su questa strada, invece, ci condanna a essere un’appendice dell’impero americano, povera, precaria e orgogliosamente inconsapevole.

Tratto da: Kultur Jam

Meloni e l’asse Atlantico? Invenzione mediatica: c’è solo il declino programmato dell’Italia
Meloni e l’asse Atlantico? Invenzione mediatica: c’è solo il declino programmato dell’Italia