Il tantrismo è un fenomeno altamente differenziato. Innanzitutto annovera scuole tra diverse compagini filosofiche: bauddha, śaiva, śākta, saurya, vaiṣṇava, jaina, gāruḍa, cīnācāra, finanche shingon in Giappone e in indonesia. Le pratiche all’interno di queste scuole si distinguono per divinità venerate (devatā), formule (mantra), riti (pūjā), istallazioni nei corpi sottili (nyāsa), visualizzazioni (dhāraṇā), tecniche meditave (dhyāna), mediche (āyurveda), erboristiche (auṣadhīya), alchemiche (rasāyana) e sessuali (maithuna), possessioni medianiche (samāveśa), trasmissione della mente (śaktipāt), iniziazioni (dīkṣā) e potenziamenti (śāktabala). Ovviamente alcune scuole sono più speculative (jñāna), altre più devozionali (bhakta), alcune più contemplative (dhyānin), soprattutto le non duali (paramādvaitavāda), altre più rituali (kalpya), soprattutto le duali (dvaita o Śaivasiddhānta). Di fatto non esiste una sola scuola e la tramandazione rurale, tramite le famiglie iniziatiche (kula e gotra), ha reso il fenomeno assai complesso. Inoltre nuovi rivoli si aggiungono, anno dopo anno, a causa delle modifiche apportate dai nuovi capofamiglia (svāmī), solo alcuni realmente realizzati (siddhaguru). L’unico parametro di autenticità e garanzia del percorso, a mio modestissimo avviso, è, tra tutte le pratiche, il fenomeno di śaktipāt, ovvero la capacità di un maestro di “fare scendere la grazia” (śakti/potenza-nipāta/discesa) contagiando positivamente le menti dei praticanti. Se manca questa capacità, il maestro, pur ricco di nozioni, non può aiutare i discepoli nella via realizzativa, se non aggiungere contenuti che ne possono alimentare la faziosità e l’ignoranza.
Pochi forse hanno prestato attenzione alla ricchezza di temi simbolico-tradizionali che si possono trovare condensati nel ciclo narrativo creato da Frank Herbert a partire dalla metà degli anni ’60 del Novecento.
Questi elementi creano un unicum che influenzerà altre produzioni, ad esempio Star Wars, creando una nuova corrente nel mondo della fantascienza, solitamente dominata dalla mera tecnologia fisico-materiale in un universo sostanzialmente retto da forse fisiche e senza la presenza del Sacro – essendo questa la cifra principale che contraddistingue il genere, del resto collegato storicamente ad esempio con il cosmismo russo, antenato sui generis dell’attuale transumanesimo. Star Wars è infatti un ciclo narrativo che presenta un universo, e popolato da tecnologie avanzate (o meglio perdute, essendo ambientato “tanto tempo fa…”) come la navigazione a curvatura, e d’altra parte è permeato da un campo sottile, la “Forza”, che ricorda il Qi delle dottrine estremo orientali o l’Astrale degli occultisti. In Star Wars del resto è presente una setta o confraternita di iniziati e guerrieri, i Cavalieri Jedi (forse assonanti con i Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo di Dom Martinez De Pasqually), con una loro controparte oscura, sostenitori di forze che potremmo definire contro-iniziatiche. Sembra che in questo sia stato il ciclo di Dune a fungere da ispirazione o quanto meno apripista a certe influenze presenti nella saga di Guerre Stellari (tuttavia, un’esplicita ammissione da parte di George Lucas di una tale influenza non risulterebbe confermata).
La particolarità di Dune, rispetto a quasi ogni altra formulazione precedente del genere fantascientifico, sta nel particolare rapporto con la dimensione sottile e nell’emergere in modo sorprendente di temi di natura esoterico-religiosa, nonché nel rapporto conflittuale con la tecnologia, che pure è fortemente presente e in modo avanzato. A differenza ad esempio del mondo di Asimov, completamente dominato dallo sviluppo tecnologico, nel futuro di Herbert, l’umanità ha vissuto una ribellione e una guerra contro le macchine guidate da una futuribile “intelligenza artificiale”. Questo evento genera la necessità di colmare i vuoti lasciati aperti dalla proibizione di ricorrere a certi supporti tecnologici: l’umanità dovrà quindi fare ricorso allo sviluppo di capacità psichiche e sottili, in certi casi potremmo azzardare anche spirituali) per sopperire a determinate necessità sociali. Si inverte così il rapporto del transumanesimo come ideologia tecnologica ed aspirazione a realizzare con tecnologie materiali e riproducibili determinati ottenimenti che la Tradizione assegnava allo sviluppo di forze sottili, ma solo in determinate circostanze e come esercizio individuale non trasferibile, frutto di un’ascesi non comune. Questo rapporto dell’ideologia transumanista con un’origine esoterico-tradizionale, di cui rimane però la forma invertita, merita una trattazione specifica, per cui non verrà affrontata in questa sede. Per ora ci basta osservare che in tale universo sono state sviluppate determinate conoscenze e tecnologie spirituali o sottili, detenute da gruppo specifici, per sviluppare le capacitò un tempo “gestite” dall’intelligenza automatica dei sistemi informatici.
Tutto questo ha un’origine, nel ciclo narrativo di Dune, intorno agli anni 201-108 B.G. (Before Guilde, prima della fondazione della Gilda spaziale), probabilmente non molto lontano dal nostro tempo, mentre gli eventi narrati nei romanzi si collocano all’incirca nel 26.000 d.C. rispetto alla nostra datazione. In quegli anni, nell’epoca antica prima della fondazione della Gilda, si ha l’evento del Jihad Butleriano – e qui abbiamo già un primo apparire di un lessico religioso. Il Jihad Butleriano è una guerra combattuta contro le “intelligenze artificiali” che controllavano a quel punto molte macchine e apparati. Dalla fine di tale ribellione nascono dei tabù religiosi che impongono di non ricostruire apparati informatici, come nella Bibbia Cattolica Orangista del romanzo che recita:
«Tu non creerai una macchina a somiglianza della mente umana»
Da qui sono nati i Mentat, uomini con superiori capacità logico-matematiche deduttive, in grado di svolgere il lavoro dei computer, le Bene Gesserit e I Navigatori. Questi ultimi sono esseri deformati dal contatto con forme concentrate dell’allucinogena Spezia (proveniente da Arrakis), che hanno sviluppato così una prescienza altamente avanzata che li rende in grado di dirigere le navi per il viaggio iperspaziale. Le Bene Gesserit, sorrellanza di donne addestrate nel potere della Voce e nell’autocontrollo di mente e corpo, incarnano un archetipo facilmente individuabile in molte confraternite iniziatiche, qui tuttavia con un riferimento marcatamente ginecocratico. Il nome è ben chiaro nella sua origine latina (Quamdiu se bene gesserit = “finché si sarà ben comportato”). Queste sono anche implicate, oltre alle loro trame di dominio e controllo nell’equilibrio fra le varie casate dell’Impero, in un progetto segreto a lungo termine che prevede la nascita del Kwisatz Haderach, figura messianica in grado fra l’altro di utilizzare la memoria degli antenati, e di avere una maggiore comprensione delle leggi dell’Universo. Quest’uomo nuovo, di sesso maschile, sarà in grado di piegare il tempo e lo spazio e di disporre di una preveggenza quasi totale, e sarebbe il frutto di secoli di incroci “eugenetici” di linee di sangue controllate segretamente dalla scienza occulta delle Bene Gesserit, attraverso il concubinato di sorelle specificamente addestrate.
I commentatori della serie ritengono che il termine sia tratto dall’ebraico Kfitzat haDérech ( = salto nel cammino), e indichi così un salto nell’evoluzione psichica dell’essere umano. Va sottolineato che si tratta di ebraico moderno, e che un tema del genere non compare nella tradizione cabalistica.
In effetti rivediamo principalmente il tema teosofico della nuova Razza, la Sesta nel nostro caso, all’interno del glossario e dell’orizzonte dottrinale della Teosofia della Blavatksy, in questo elemento.
Gli abitanti Fremen di Arrakis incarnano un messianismo religioso che evidentemente è stato ispirato alla tradizione islamica, a partire dalla lingua (nonché dall’ambientazione desertica del pianeta). Il Lisan al-Gaib da loro atteso è un termine arabo, che potrebbe tradursi con la “Lingua dell’Invisibile”, o la “Voce occultata”. L’occultamento dell’ultimo Imam, come nella tradizione sciita, non può non saltare alla mente, e infatti l’atteso Lisan al-Gaib è chiamato anche Mahdi, esattamente come nell’escatologia musulmana.
Altri riferimenti ad una robusta ispirazione mitico-religiosa dell’Autore si trovano nei nomi di alcune casate di questo Impero simil-feudale che regge i vari sistemi solari: dagli Atreides, che evocano esattamente i mitici Atridi, colonizzatori indoariani dell’Ellade antica, agli Harkonnen, un chiaro riferimenti agli Arconti del mito gnostico.
Ma mentre questi sono semplici rimandi lessicali-evocativi, la struttura generale del contesto narrativo è saldamente imperniata su temi che afferiscono al mondo della Tradizione. Inoltre tutta la storia millenaria che fa da sfondo all’intreccio rimanda a una futuro possibile in cui l’umanità, sia pure tecnologicamente avanzata, ha proibito determinate tecnologie e ha invece potenziato lo sviluppo psichico e in parte spirituale, in una sorta di “archeo-futurismo” esoterico.
Una sfida culturale e una provocazione narrativa, lanciata sessanta e più anni or sono, e attualissima oggi, nel momento in cui gli ideologi delle elite occidentali hanno invece abbracciato la deriva titanica, come quella degli antichi atlantidei, di aspirare a sostituire il poter spirituale con un suo sostituto temporaneo-temporale basato sulla tecnica fisica.
Potremmo anche dire di più, ma credo che l’essenziale sia stato già tracciato…
D’Iddio sia la lode, e la pace e la benedizione siano sull’Inviato d’Iddio, ch’Egli benedica lui e la sua famiglia.
E’ questo il testamento d’un vecchio padre che, trascorsa la vita nell’ignoranza e nell’errore, nell’andarsene alfine alla dimora perenne con le mani vuote di buone opere, e con un rescritto d’accusa nero di colpe, spera nell’indulgenza d’Iddio, Ch’egli implora di concedergli il Suo perdono; ed è rivolto questo suo testamento ad un figlio ancor giovane, preso nella lotta con le difficoltà della vita, a cui spetta la scelta tra la retta via d’Iddio, ch’Egli gli ha indicato nella Sua Benevolenza infinita, per dargli modo d’essere ben guidato, ed una strada diversa, ch’Egli lo preservi dal precipitarvi.
Figlio mio, il libro che ti dedico, (e di cui ti faccio dono), non è che un effluvio della preghiera degli gnostici, per inetta che possa essere una penna quale la mia a dare un qualche ragguaglio del loro itinerario. Confesso che quanto ho scritto non travalica neppure il limite della mera favella, non avendo io sinora conseguito neppure un sentore di quell’effluvio.
Figlio mio, la meta di questo tragitto d’ascesa è quella che hanno di mira le speranze degli gnostici, da cui le nostre mani sono tagliate fuori: “Raccogli le reti, nessuno può dare la caccia alla Fenice” (Hafez). Ma giammai dobbiamo disperare della Benevolenza d’Iddio, di Quegli Che largisce, di Colui Che, sia magnificato ed esaltato, prende per mano il debole e soccorre il misero.
Mio caro, il discorso verte sul viaggio dal creato alla Realtà, dalla molteplicità all’Identità, dall’umano a Quel Che trascende ogni possanza, sino al limitare dell’estinzione assoluta, che la si consegue nella prima prosternazione, ed al culmine dell’estinzione sua stessa, a cui s’addiviene, mercé del terso nitore della veglia, nella seconda prosternazione. E’ questo l’arco completo dell’esistenza, da Iddio a Iddio. In quello stato invero, non v’è chi si prosterni, o quegli al quale ci si prosterni, e neppure servo adorante, né colui a cui si serva e s’adori, dacché “Egli è il Primo e l’Ultimo, il Palese ed il Recondito” (LVII, 3).
Figlio mio, quello a cui innanzitutto t’esorto, è di non disconoscere le stazioni delle genti della gnosi, perché è questo l’atteggiarsi degli insipienti e degli stolti; guardati pertanto dall’avere dimestichezza con quanti rifiutino agli Intimi d’Iddio il loro rango, giacché son questi i predoni che infestano e ti sbarrano la via del Vero.
Figlio mio, liberati dall’amore e dalla sollecitudine per il tuo ego, che non ti vengono se non da Satana, il quale per loro tramite t’induce a trasgredire il comando d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, d’obbedire ai Suoi Intimi, ai Suoi Eletti. Sappi dunque che tutta la cattività dei figli d’Adamo deriva da questo suo pomo della discordia, principio primo d’ogni sovvertimento; e può ben darsi che il verso “Combatteteli, sinché non vi sia più sedizione, ed il culto sia per Iddio” (II, 193), quanto ad uno dei suoi livelli (di significato), alluda alla lotta maggiore, quella contro la radice d’ogni sovvertimento, appunto il grande Satana con le sue armate, che attecchisce e si ramifica nelle profondità dei cuori degli uomini. Occorre dunque che ognuno s’adoperi per svellerla entro di sé, e per debellarla all’esterno. E’ questo lo sforzo, la lotta che fa sì, ove essa venga coronata dalla vittoria, onde ciascuna persona o cosa venga emendata (conseguendo l’integrità e la perfezione sua propria).
Figlio mio, questa vittoria fa di tutto per conseguirla, se non pienamente, almeno in parte, sforzandoti di limitare le passioni dell’ego, che nulla altrimenti potrebbe contenere; ed implora (a tal fine) il soccorso d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, perché senza il Suo ausilio nulla si può conseguire. Ed è la preghiera la scala dell’ascesa degli gnostici, l’itinerario degli amanti, la via che mena ad una meta siffatta. Se avrai, se avremo la buona sorte di giungere ad attuare (nella sua realtà vera) una soltanto delle sue parti, se potremo rendere diretta testimonianza delle luci in essa celate, degli arcani a cui essa allude, se ci sarà dato, per quanto è in nostro potere, d’avere sentore della fragranza che si profonde dall’Amato, e dell’(ebbrezza) d’amore degli Intimi d’Iddio, contemplando la preghiera dell’ascesa del Signore dei Profeti e degli gnostici, la pace su di lui, su di loro, sulle genti della preghiera; (se ciò fosse)…! Ebbene, imploriamo Iddio Generoso di concedercene la grazia immensa. E’ questa invero una via molto lunga, irta di pericoli, che abbisogna di molte provvisioni e di buone cavalcature; ma uno come me, di provviste non ne ha affatto, o ne ha ben poche, a meno che l’Amato, sia magnificato ed esaltato, non gli conceda il Suo soccorso, cingendolo dei Suoi favori.
Mio caro, della tua giovinezza, di quel che ne resta, fanne uso, perché nella vecchiaia tutto ti sfuggirà di mano, finanche l’attenzione e la sollecitudine per l’al di là e per Iddio Altissimo. E’ questa invero una delle grandi astuzie di Satana, propria all’imperio (dell’ego) dell’anima passionale, che ai giovani promettono emendamento, virtù, pietà, nel tempo della vecchiaia, onde far loro sfuggir di mano la gioventù nella noncuranza, dando ad intendere ai vecchi che la loro vita sarà ancor lunga, col che distolgono gli uomini, sino all’ultimo istante (della loro esistenza mortale), dalla rimembranza d’Iddio, e dalla sincerità e purezza (del Suo culto), sinché morte non sopravvenga; e sarà allora, se non gliele avranno già carpite, che ghermiranno loro la fede (e l’anima). Alzati dunque in piedi adesso che sei più forte, nella tua giovinezza, da’ di piglio alla lotta, rifuggi da quant’è altro dall’Amico, sia magnificato ed esaltato, aggrappati a quanto v’è di più saldo, se possiedi un tale appiglio, e se non l’avessi, fa’ di tutto per acquistarlo, sforzandoti di consolidare questo legame, perché a nulla, tranne che a Lui, vale la pena d’attaccarsi. E se tu dovessi apprenderti ai Suoi Intimi, ma senza l’intento di riconnetterti a Lui, sarebbe questa invero una delle frodi di Satana, che con ogni espediente s’adopera per sbarrarti la via che mena al Vero. Non guardare giammai a te stesso, ed all’opera che stai compiendo su di te, con occhio pago e soddisfatto, giacché gli Intimi, i Purissimi, guardavano alle proprie persone come nulla fossero, reputando talvolta alla stregua di misfatti le loro buone opere. Figlio mio, per sublimi che possano essere le stazioni della gnosi, potrai nondimeno presentire ed accorgerti che non v’è nulla di più grande di Lui, sia magnificato ed esaltato.
Nella preghiera, in questa scala d’ascesa che ti consente d’elevarti sino a Iddio, dopo d’ogni lode, viene una magnificazione, siccome anche al suo inizio v’è una magnificazione, che allude al fatto ch’Egli è ben maggiore d’ogni lode, financo della più grande, com’è appunto la preghiera. E dopo l’inizio, vi sono altre magnificazioni, che accennano al fatto ch’Egli è ben maggiore che non le designazioni dell’Essenza, delle Qualità, e degli Atti.
Che diremo dunque? Chi, e come, potrà designarLo? Chi è Quegli che costui vorrà lodare? E con quale lingua, con quale favella? L’universo tutto, dai suoi livelli supremi, sino all’infimo dell’abiezione, non è nulla, ed Egli è tutto quel ch’esiste: che cosa si potrà dunque dire dell’Essere Assoluto? Nulla! E se non fosse stato per il permesso ed il comando d’Iddio Altissimo, sia magnificato ed esaltato, nessuno dei Suoi Intimi ne avrebbe fatto menzione, quantunque ogni esistente non sia se non verbo di Lui, e nessuno possa esimersi dal farne menzione, giacché invero ogni detto non è se non rimembranza di Lui: “E decretò il tuo Signore che non adorassero altro che Lui” (XVII, 23), e “Te adoriamo, ed a te facciamo ricorso” (I, 4), che può darsi siano parole rivolte dal Reale, dall’Altissimo, con la Sua stessa Lingua, a tutti gli esseri; e “Nulla v’è che non Lo glorifichi e Lo lodi, anche se voi non ve ne avvedete” (XVII, 44), queste ancora, o sono parole del molteplice, oppure altrimenti, Egli stesso è la lode, e Colui che la proferisce, e Quegli ch’è lodato: “E’ invero il loro Signore che prega” [1], e “Iddio è la Luce dei cieli e della terra” (XXIV, 35).
Figlio mio, inetti come siamo a render grazie all’Altissimo dei Suoi infiniti benefici, che v’è di meglio per noi se non d’evitare d’avere in non cale il servizio da prestarsi ai Suoi Servi, che è a pro della Verità stessa? Ed invero, tutto ci viene da Lui. Laonde giammai, nel servire a queste creature d’Iddio, dovremo reputarcene creditori, perché sono invece esse a farci l’autentico beneficio di fungere da tramite a che noi si faccia da Suoi servitori. E nel servirli, non aspirare all’acquisto di celebrità o rinomanza, perché è proprio questa una delle grandi frodi di Satana, che così spalanca le sue fauci, e ci divora. E prescegli, nel prestare il tuo servizio ai Servi d’Iddio, quant’arrechi il maggior lustro a loro, e non a te stesso, o ai tuoi amici (e congiunti), giacché sarà questo un segno di sincerità al Suo cospetto, che Egli sia magnificato ed esaltato.
Figlio mio, Iddio è presente, il mondo è Sua presenza, e la pagina del nostro ego è il rescritto delle nostre azioni. Sforzati dunque di prescegliere (solo) le attività e le occupazioni che t’avvicinino a Lui, giacché è così che conseguirai il Suo compiacimento, sia magnificato ed esaltato. E non obiettarmi in cuor tuo “Se sei sincero, com’è che non sei tu stesso quale dici (che si dovrebbe essere)?” Ché anzi, io so bene di non possedere nemmeno una della qualità delle genti del cuore, tanto da temere che questa mia penna spezzata non finisca col mettersi al servizio di Satana, e che io, divenuto alfine malvagio, non venga un domani riprovato; ma nondimeno questa trattazione, nella sua sostanza, è veridica, sebbene sia affidata ad una penna quale la mia, (ad uno quale io sono) non certo lungi, nella sua indole, da(ll’essere soggetto all’arbitrio di) Satana. Sicché, in questi ultimi aliti (di vita che mi restano), cerco rifugio in Iddio, e dai Suoi Intimi spero ausilio ed intercessione.
Mio Iddio, prendi Tu stesso per mano, ed aiuta questo vecchio, ed il giovane Aĥmad, concedendo il migliore dei suggelli al loro esito, onde venga loro alfine consentito d’entrare, mercé della Tua munificenza, che abbraccia (tutte le cose), nella Corte della Tua Maestà e della Tua Bellezza.
E sia la pace su chi ha seguito la Guida.
Tratto da: Imam Khomeyni, Serr-e Salat (I segreti della Preghiera)
Note
[1]Usul al-Kafi, libro II, pagina 329, “Kitab al-Hujjah”, “Babu Mawlid an-Nabi”, hadith 13.
«La sillaba Om corrisponde a quello che nella tradizione occidentale chiamiamo il Logos, la Parola creatrice. Nella tradizione indù, rappresenta il suono originale ed è associato alla Kalahamsa, il mitico uccello che deponeva l’uovo primordiale da cui è uscito l’universo. Om è una sillaba con vibrazioni molto potenti che gli indù hanno trasformato in un mantra. Lo ripetono instancabilmente nelle loro meditazioni. Anche voi potete pronunciare questo mantra ad alta voce o mentalmente. Vi concentrate su questa parola senza pensare ad altro e ripetete: Om, Om, Om, Om… Si può anche associare ad un esercizio di respirazione. Inspirate dal naso mentre pronunciate mentalmente Om quattro volte, poi espirate dalla bocca molto lentamente, ripetendo di nuovo Om. Dopo un po’, vi sentirete tranquilli e ricaricati di energia. Anche la sillaba Om si scompone in Aum, ed è in questa forma che la cantiamo. Colui che è consapevole del potere magico dei suoni, può gradualmente sentire quale forma perfetta questo canto produce nella sua anima. Aum può essere collegato alla parola Amen che i cristiani pronunciano alla fine di ogni preghiera.».[1]
« La parola Aum rappresenta il linguaggio dello Spirito. L’origine del Canto risale a tempi immemorabili e deriva da un antico Canto sacro reinterpretato da Peter Deunov. È un Canto che produce forme bellissime nell’anima. Ci collega al cosmo, ci eleva al piano divino e favorisce l’adorazione. Agisce sul chakra dei mille petali e ha anche la proprietà di lenire e calmare le nostre cellule. È un Canto con cui possiamo iniziare tutte le nostre preghiere »[2]
« Quando cantate questa parola (Aum), che appartiene alla sua lingua, lo Spirito vi ascolta e vi aiuta, perché conosce e comprende i vostri bisogni ».[3].
« Dopo essere saliti al mondo divino grazie a questo strumento che è il pensiero, scendiamo per orientarci meglio e perfezionare la nostra materia. Di nuovo ci allontaniamo e di nuovo ci avviciniamo, e ogni volta portiamo più forza e luce ».[4]
« Un mantra, una formula sacra, è come uno stampo che deve essere riempito di vita intensa, cioè di amore e di fede. E poiché il suono agisce sulla materia, è importante pronunciare questa formula ad alta voce. Una parola sembra solo uno spostamento d’aria, è vero, ma perché i poteri invisibili possano agire, la parola è necessaria. Quando viene pronunciata ad alta voce, una formula innesca correnti che, attraverso le gerarchie celesti, si elevano fino al Trono di Dio. E si pronuncia almeno tre volte, in modo da poter toccare i tre mondi: fisico, psichico e spirituale. Una formula che ripetiamo instancabilmente agisce nel profondo del subconscio, dove si trovano le radici del nostro essere. La conoscenza di questa legge è molto importante per il lavoro spirituale, perché è toccando le radici del nostro essere che abbiamo grandi possibilità di trasformazione. » [5]
Note
1 O. M. Aïvanhov, Pensées quotidiennes 2001, pensée du 27 décembre « Om, Aoum, utilisation de ce mantra », éditions Prosveta (2000).
2 O. M. Aïvanhov, P. Deunov, Commentaires des chants (Fraternité Blanche Universelle).
3 O. M. Aïvanhov, P. Deunov, Commentaires des chants (Fraternité Blanche Universelle).
4 O.M. Aïvanhov, Pensées quotidiennes 2016, pensée du 30 novembre 2016 ” Le travail spirituel ” aux éditions Prosveta (2015).
5 O.M. Aïvanhov, Pensées quotidiennes 2017, Pensée du 23 octobre 2017 « Les mantras » aux Editions Prosveta (2016)
Le Massime del Santuario Apollineo di Delfi, tramandateci da Stobeo, incarnano i principi etici e spirituali che hanno plasmato la società greca per millenni. Questi insegnamenti antichi ci sbattono in faccia la realtà che concetti come giustizia, moderazione, il sacro rispetto per il divino, e il cruciale valore della conoscenza e dell’autodisciplina sono profondamente incisi nella storia umana, molto prima che il cristianesimo e il giudaismo facessero la loro comparsa sulla scena mondiale.
È quindi STUPEFACENTE e un po’ RIDICOLO notare come alcuni seguaci del cristianesimo abbiano osato credere che i valori spirituali e religiosi di più alto livello fossero una sorta di monopolio delle loro tradizioni. Questo atteggiamento IGNORA SPUDORATAMENTE l’enorme tesoro di saggezza e integrità morale accumulato dall’umanità ben prima dell’era cristiana. Profonde verità sono state ricercate e abbracciate da menti illuminate attraverso diverse epoche e culture! Pensare che i concetti spirituali e religiosi di alto calibro siano l’esclusiva di una singola tradizione religiosa non solo rivela una LAMENTOSA mancanza di consapevolezza storica, ma anche un’ARROGANZA insopportabile.
Ecco alcune MASSIME DELFICHE ( non era una lista di cento comandamenti come qualcuno ha capito, ma delle singole Massime) :
Segui Iddio. ( ImitaLo) Obbedisci alla legge. Venera gli Dei. Rispetta i tuoi genitori. Lasciati vincere dalla giustizia. Conosci ciò che hai appreso e Percepisci ciò che hai sentito. (interiorizza la Conoscenza) Sii te stesso. Intendi sposarti. Sii consapevole della Tua Opportunità. Pensa da mortale. ( Sai che puoi morire in ogni momento, vivi pienamente) Se sei uno straniero, comportati come tale. Onora il Focolare (o Hestia). Controllati. Aiuta i tuoi amici. Controlla la rabbia. Esercita la prudenza. Onora la Provvidenza. Non usare giuramenti. Ama l’amicizia. Attieniti alla Disciplina. Insegui l’Onore. Desidera la saggezza. Loda il Bene. Loda la Virtù. Pratica ciò che è Giusto. Esercita nobiltà di carattere. Non desiderare il Male. Sii imparziale. Proteggi ciò che è tuo e non desiderare ciò che appartiene ad altri. Ascolta tutti. (Significa Considerare le opinioni di tutti e analizzarle vedere Plutarco, l’Arte dell’Ascoltare) Sii (religiosamente) silenzioso. Taci delle Cose Sacre. Fai un favore a un amico. Niente in eccesso. ( Parsimonia e Continenza, senza Rinuncia ) Usa il tempo con parsimonia. Valuta come possa evolversi il futuro. Disprezza l’insolenza. Rispetta i Supplici! Adatta te stesso in tutto. Educa i tuoi figli. Non temere di dare ciò che possiedi. Tieniti alla larga dall’inganno. Non trovare difetti in nessuno. Parla bene di tutti, non spettegolare. Sii un cercatore di saggezza. Scegli ciò che è Divino. Agisci quando sai. Fuggi dall’omicidio. Prega per cose possibili. Consulta sempre chi e’ piu’ saggio. Metti alla prova il carattere. Restituisci ciò che hai ricevuto. Non disprezzare nessuno. Usa i tuoi talenti. Fa cosa intendi fare! ( non essere accidioso ). Onora un beneficio. Non invidiare nessuno. Loda la Speranza. Disprezza un diffamatore. Acquisisci beni giustamente. Onora gli uomini buoni. Parla chiaramente. Frequenta chi ti e’ superiore o pari in virtu’. Gestisci le tue spese con parsimonia. Sii felice con ciò che hai. Riverisci il senso di vergogna. ( La pudicizia) Ricambia sempre un favore. Disprezza la discordia. Detesta la disgrazia. Controlla la lingua. Tieniti lontano dall’insolenza. Emetti giudizi giusti. Usa ciò che hai. Giudica in modo incorruttibile. Opponiti solo a chi è presente. Racconta solo quando sai. Non dipendere dalla forza. Vivi insieme con mitezza. Completa la gara senza indietreggiare, fino in fondo. Tratta gentilmente tutti. Non maledire i tuoi figli. Sii cortese. Lotta con Gloria. Pentiti delle azioni disonorevoli. Proteggi l’amicizia. Sii grato. Insegui l’Armonia. Conserva profondamente il Segreto più Importante. Temi di governare. Accetta la misura dovuta. Accetta la vecchiaia. Non vantarti della forza. Non abbandonare mai l’Onore. Disprezza il Male. Avventurati nel pericolo, macon prudenza. Non stancarti di imparare. Ammira gli oracoli. Ama chi allevi. Rispetta un anziano. Insegna a un giovane. Onora i tuoi antenati. Sii pronto a morire per la tua Patria. Non essere scontento della vita. Non prendere in giro i morti. Condividi il carico del sfortunato. Compiaci senza danneggiare. Da bambino sii ben educato. Da giovane—auto-disciplinato. Da adulto—giusto. Da anziano—ragionevole. Raggiungendo la fine—sii senza rimpianti!
Antonio Mazzeo Blog – Un ufficiale della Marina Militare israeliana ha riferito che tra le armi che da quattro mesi bombardano la Striscia di Gaza ci sono anche cannoni navali prodotti dall’azienda italiana OTO Melara, società del gruppo Leonardo SpA con quartier generale a Roma e stabilimenti a La Spezia e Brescia.
Intervista a Antonio Mazzeo, saggista, peace-researcher, attivista No War.
I missili che stanno colpendo la Striscia di Gaza, e che finora hanno causato oltre 30mila vittime per lo più civili, provengono anche da cannoni fabbricati in Italia e venduti negli anni scorsi ad Israele. Ad affermarlo, nel corso di un’intervista rilasciata al sito specializzato Israel Defense, il tenente colonnello Steven, ufficiale in forza alla terza flotta della Marina Militare israeliana che ha precisato che l’unità dispiegata nel Mar Mediterraneo al largo di Gaza può contare su 15 corvette missilistiche della classe Sa’ar, “modelli 4.5, 5, e 6, le ultime arrivate.
Le corvette di classe 4.5 sono equipaggiate con gli stessi mezzi della classe 6, eccetto per un elicottero sul ponte. Ogni unità è armata con un cannone da 76mm, un cannone Typhoon da 25 mm, con capacità offensive e difensive, sistemi elettronici EL/M e per la guerra anti-sottomarini”. Poi Streven è entrato nello specifico: “La maggior parte dei sistemi d’arma è stata prodotta da industrie israeliane, eccetto i cannoni da 76mm, che sono stati prodotti invece dall’azienda italiana OTO Melara”.
Cosa sono i cannoni OTO Melara 76/62 forniti dall’Italia a Israele
Antonio Mazzeo, saggista e peace-researcher che analizza giorno per giorno le novità nell’ambito dell’industria bellica dell’Italia e dei suoi più stretti alleati, Israele compresa, ha spiegato a Fanpage.it le letali caratteristiche di queste armi fornite a Israele dal nostro Paese: “Gli OTO Melara 76/62 sono cannoni multiruolo prodotti dall’omonima società del gruppo Leonardo SpA con quartier generale a Roma e stabilimenti a La Spezia e Brescia. Questi strumenti bellici sono caratterizzati da una cadenza di tiro molto elevata, soprattutto nella versione Super Rapido (120 colpi al minuto), per la ‘difesa’ antiaerea e anti-missile e il bombardamento navale e costiero. La loro gittata massima varia dai 9 ai 20 chilometri di distanza. Hanno un’altissima capacità di fuoco grazie alle differenti tipologie di munizioni utilizzate (perforanti, incendiarie, a frammentazione, ecc.), contro sistemi missilistici a corto raggio, aerei, navi ed obiettivi terrestri”.
Nello specifico, prosegue Mazzeo, “i cannoni OTO Melara da 76/22 armano le quattro corvette lanciamissili della classe Sa’ar-6 ‘Magen’ consegnate dalla Germania alla Marina Militare israeliana a fine 2020, attualmente impiegate nelle operazioni di guerra contro Gaza. Gli stessi cannoni di produzione italiana sono stati forniti ad Israele per armare altre unità navali missilistiche, come le Sa’ar 3 class, acquistate in Francia a fine anni ’60; le Sa’ar 4, prodotte a partire del 1973 nei cantieri navali israeliani; le Sa’ar 4.5 class, anch’esse varate dal gruppo Israel Shipyards Ltd. e utilizzate per bombardare il sud del Libano nel biennio 1984-85″.
Quali armi e tecnologie italiane sta impiegando Israele a Gaza
Negli ultimi dieci anni la collaborazione tra il complesso industriale militare italiano e quello israeliano è stata florida. “Le maggiori industrie belliche dei due Paesi – spiega ancora Antonio Mazzeo – hanno promosso innumerevoli programmi di coproduzione e finanche una fusione di capitali finanziari per affermarsi nel mercato internazionale delle armi. Solo nel triennio 2019-2021, il governo italiano ha rilasciato alle aziende nazionali autorizzazioni al trasferimento di armi alle forze armate israeliane per il valore complessivo di 80 milioni di euro.
L’affare più grosso risale al 2012 quando Israele acquistò 30 caccia-addestratori M-346 ‘Master’ prodotti a Venegono Inferiore (Varese) negli stabilimenti di Leonardo/Finmeccanica Spa. I velivoli sono stati assegnati al 102° squadrone dell’Aeronautica di stanza nella base di Hatzerim per preparare i piloti alla guida dei cacciabombardieri di nuova generazione, ma sono stati utilizzati anche per attacchi al suolo con bombe e missili aria-terra o antinave”.
Il ruolo centrale di Leonardo Spa
L’Aeronautica italiana – aggiunge l’esperto – “ha invece acquistato in Israele due sofisticati velivoli spia CAEW basati sulla piattaforma del jet Gulfstream G550 sviluppato dalla statunitense Gulfstream Aerospace, appositamente modificato e potenziato da Elta Systems Ltd, società del gruppo IAI – Israel Aerospace Industries. Valore della commessa 550 milioni di dollari, con tanto di fornitura dei servizi di supporto e logistica a terra.
Leonardo DRS (la controllata di Leonardo Spa con sede ad Arlington, Virginia) e la società aerospaziale israeliana Rafael Advanced Defense Systems Ltd. hanno sottoscritto invece un accordo per fornire all’Esercito e al corpo dei Marines statunitensi le tecnologie avanzate da installare nei carri armati ‘Abrams’ M1A1/A2 MBT (contratto del valore di 80 milioni di dollari). Nello specifico Rafael si è fatta carico della produzione del sistema Trophy APS per la ‘protezione’ dei veicoli terrestri da eventuali attacchi simultanei di razzi e missili. Il sistema contromisure è impiegato nei moderni carri armati ‘Merkava IV’ che Israele dispiega per l’attacco da terra della Striscia di Gaza. A fine 2021, le autorità militari di Tel Aviv hanno perfezionato l’ordine di acquisto di 12 elicotteri di addestramento avanzato AW119KX “Koala’ prodotti nello stabilimento USA di Filadelfia del gruppo Leonardo”.
Alleanza militare tra Italia e Israele è consolidata da anni
L’alleanza tra Italia e Israele in campo militare è dunque consolidata da anni, ma oggi da più parti si leva la richiesta di sospendere ogni forma di collaborazione tra Roma e Tel Aviv, soprattutto alla luce degli innumerevoli crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza negli ultimi cinque mesi. “Indipendentemente dall’accusa di genocidio e da un eventuale procedimento di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia, le sanguinose operazioni belliche di Israele contro la popolazione di Gaza, il sud del Libano e la Siria impongono al nostro governo, alle forze armate italiane e a tutte le aziende del comparto industriale la revoca di qualsivoglia relazione politica ed economica con lo Stato israeliane, e di ogni accordo commerciale sottoscritto nel campo dell’importazione e dell’esportazione di sistemi d’arma ed equipaggiamenti bellici”, afferma Mazzeo.
“Devono essere inoltre revocati tutti gli accordi nel settore della ricerca e dello sviluppo di apparati dual (civili e militari) e/o applicabili in ambito sicuritario, della vigilanza e dell’ordine pubblico. Per le relazioni fittissime tra le università pubbliche e private israeliane e il complesso militare-industriale e finanziario, le forze armate e i servizi segreti di Tel Aviv, il mondo accademico italiano è chiamato a interrompere immediatamente con esse ogni accordo di collaborazione e cooperazione. Spetta poi a ogni singolo cittadino e all’associazionismo pacifista di sostenere le campagne di boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni contro tutti quei gruppi economici, bancari e finanziari che sostengono le politiche di guerra genocida e di apartheid di Israele”, conclude Mazzeo.
“”E crearono la scuola come il “diavolo” aveva ordinato. Il bambino ama la natura, quindi l’hanno chiuso in quattro mura. Non può stare seduto per ore senza muoversi, quindi hanno ridotto al minimo la sua libertà di movimento. Gli piace lavorare con le mani e hanno iniziato a presentargli informazioni e teorie. Ama parlare sinceramente – gli hanno insegnato a tacere. Si sforza di capire – gli hanno insegnato a memorizzare. Vorrebbe esplorare da solo e usare la propria conoscenza (dell’anima) – ma ha ottenuto tutto in forma preconfezionata su decine di fogli di lavoro grigi. Attraverso tutto questo, i bambini hanno imparato ciò che non avrebbero mai imparato in altre circostanze: hanno imparato a non mettere in dubbio nulla e ad adattarsi”. Adolphe Ferrière (1879 -1960)
“L’infinito non può essere costretto a contrarsi, a essere compreso dalla mente finita dell’uomo, ma se la mente dell’uomo si espande per il potere dello Spirito e diviene consapevole della sua infinità allora concepirà la volontà finita.”
La vita è piena di concetti astratti e l’unico modo per venirne a capo è usare l’intuito. Intuire è vedere la soluzione: vederla, conoscerla. Ragione e sentimento camminano a braccetto. Una condizione fondamentale per il regista. Personalmente, credo che l’intuito si possa affinare e dilatare con la meditazione, immergendosi nel Sé. C’è un oceano di coscienza in ciascuno di noi, un oceano di soluzioni. Quando t’immergi in quest’oceano, nella coscienza, lo ravvivi.
Videoconferenza del canale YouTube VISIONE TV, trasmessa online in live streaming il giorno 26 febbraio 2024.
Due interessanti tavole rotonde su temi di stringente attualità a beneficio di un pubblico attento e numeroso che ha riempito il teatro “Italia” a Roma. Tra i relatori anche il direttore di Visione Tv Francesco Toscano.
Falsi miti di progresso: dall’Agenda 2030 al nuovo (dis)ordine globale – I PARTE
Il convegno organizzato da “Se Questo è l’Uomo” è stato un grande momento di confronto sul trans-umano che avanza
Falsi miti di progresso: dall’Agenda 2030 al nuovo (dis)ordine globale – I PARTE
«Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso»: queste parole iconiche che Franco Battiato musicava quarant’anni fa, se rilette oggi, rappresentano una chiave di lettura dei nostri tempi. Proprio per dibattere e smontare i miti e i totem che rappresentano il fondamento politico e culturale di un Occidente in crisi di identità, sabato 24 febbraio si è svolto a Roma il nuovo appuntamento del tavolo di confronto “Se Questo è l’Uomo”.
“Se Questo è l’Uomo” – iniziativa animata da Cinabro Edizioni, ProVita & Famiglia e dalla rivista FUOCO – è tornato ad incontrarsi Roma, precisamente nella cornice del Teatro Italia, proprio con un convegno dal titolo ‘Falsi miti di progresso. Dall’Agenda 2030 al nuovo (dis)ordine globale’. L’evento conferma la vocazione di questo network quale tavolo di confronto e riflessione pubblica per affermare, difendere e trasmettere l’autentica visione dell’uomo e della donna. Gli “stati generali” del pensiero politicamente scorretto e controcorrente, per lanciare un messaggio: l’umanità – per come la conosciamo – è sotto attacco.
Un momento di confronto che risulta quanto mai attuale, oggi, che rappresenta una risposta ai miti, alle ideologie e ai dogmi laici che hanno come obiettivo ultimo l’affermazione di una cultura della cancellazione che travolge dignità e sacralità della vita umana.
Così, nella splendida cornice di uno dei più antichi teatri ancora in attività a Roma, i lavori sono iniziati nel pomeriggio con i saluti degli Organizzatori, di cui si è fatto portavoce Toni Brandi, presidente e fondatore di Pro Vita & Famiglia , che ha presentato il coordinamento e l’evento, ribadendo e rinnovando lo spirito di verità e testimonianza che li anima, per poi passare la parola a Daniele Dell’Orco, giornalista e saggista, che ha introdotto e guidato i lavori, moderando entrambe le tavole rotonde.
La prima delle due tavole, dal titolo UN FUTURO “SENZA FUTURO”? Difesa della vita e dell’identità: oltre cancel culture, censura e politicamente corretto, ha ospitato il portavoce di “ProVita e Famiglia” Jacopo Coghe, il docente e saggista Gianluca Marletta e Marcello Foa, già Presidente RAI e giornalista.
Subito Coghe ha denunciato come l’attacco alla famiglia e alla natalità sia il vero obiettivo della teoria gender: uno spettro che si aggira nei nostri tempi e che, innestandosi in un abile piano di manipolazione delle coscienze, sta ancor più squilibrando i sani rapporti tra uomo e donna, rivolgendo il proprio attacco ai sani processi di sviluppo armonico e naturale dell’identità sessuale dei bambini e degli adolescenti. Ogni giorno di più, assistiamo a ciniche strumentalizzazioni per alimentare questi falsi miti, con cui accelerare l’attacco alla famiglia che è poi la via maestra per la distruzione dell’identità sociale e collettiva.
Gianluca Marletta ha inquadrato tali tendenze corrosive nell’ambito di un più vasto piano di manipolazione di massa, che da secoli, ma oggi con sempre più ferocia, sta scagliando ormai l’ultimo attacco alle identità. Fino a quelle più elementari e naturali, avendo ormai già annichilito gli ultimi bastioni dell’etica e della morale, creando una società che non conosce più né la saggezza degli anziani – ormai addomesticati dal terrore – né il fuoco rivoluzionario dei giovani – che l’hanno barattato per un selfie –.
Ma questo lavoro di manipolazione e rimbecillimento, ci ha ricordato Marcello Foa, è stato condotto tramite la negazione, mascherata da sicurezza, della libertà di pensiero, incanalata nei ‘dogmi’ del politicamente corretto e di un mainstream creato ad arte ormai da decenni. Gli interrogativi per l’umanità di oggi sembrano legati a doppio filo all’ideologia ambientalista, idolatria di un’indefinibile ‘Madre Terra’ a cui, come un Moloch, sembra si debba essere pronti a sacrificare tutto, anche i nostri figli, in nome della ‘sostenibilità’. In sintesi, tutto ciò non è altro che la maschera della deriva transumanista: ultimo atto di quell’inganno che, complice l’idolatria della tecnica, sta deformando l’uomo, definitivamente privandolo di quell’immagine divina che ne è – questa sì – la più vera e profonda essenza.
Dopo una breve pausa dei lavori, Daniele Dell’Orco ha aperto la seconda tavola rotonda, dal titolo ‘SUDDITI O SOVRANI? La postmodernità tra Agende globali, tirannie delle emergenze e conflitti’, che ha visto in prima linea il fotoreporter di guerra Giorgio Bianchi, il medico neuro-endocrinologo Giovanni Frajese e il fondatore di VisioneTV Francesco Toscano.
Si è subito acceso un vivace dialogo tra gli ospiti e il moderatore, un botta e risposta trasversale e davvero plurale, esattamente come le identità dei relatori coinvolti. Il tema cardine, ossia il ‘Grande reset’ e la fatidica ‘scadenza’ del 2030, è stato ben centrato da Francesco Toscano, seguito da Giorgio Bianchi e Giovanni Frajese. Sono stati delineati gli elementi chiave di un’accelerazione sempre più frenetica verso la fatidica data: disordine globale e scenari di guerra. Elementi che si incardinano e favoriscono l’imperante tirannia delle emergenze che, volta per volta, crisi dopo crisi, sta delineando uno scenario di precarietà sempre più permanente, normalizzato e ‘orwelliano’. Di fatto, solo dal 2019 abbiamo visto affastellarsi in rapida successione il Covid-19, la guerra russo-ucraina, la crisi energetica, la crisi climatica e ora la guerra in Terra Santa che, prossima ad espandersi in tutto il Vicino-Oriente, minaccia di fagocitare il mondo… quale sarà la prossima emergenza? Quale futuro ci riserverà la situazione internazionale? Molti gli spunti e le riflessioni suscitati da questi interrogativi.
Infine, sul palco un ospite “in maschera”, in arte Boni Castellane: i suoi sono stati consigli di sopravvivenza per essere nel mondo ma non del mondo, per sopravvivere in quella ‘terra ostile’ in cui le ideologie illuministe trovano compimento nelle visioni e nei progetti transumanisti, per cui l’uomo non è altro che il luogo per l’attuazione e il superamento di tutto ciò che è possibile solo perché pensabile, per la sperimentazione di ogni nuova ‘libertà’ artificiale. È filantropia? No. È la sinistra consapevolezza che ogni ‘libertà’ ha un prezzo e che, dunque, chi vuole essere artificialmente libero è sempre a debito.
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Si è giunti alla fine dei lavori ed ai saluti finali degli organizzatori: Cinabro Edizioni, la rivista FUOCO e ProVita & Famiglia, nella persona di Jacopo Coghe, hanno lanciato una sfida: farci testimoni del Vero, del Bene e del Bello che è l’autentica essenza dell’essere umani.
I lavori di ‘Se Questo è l’Uomo’, quale laboratorio di confronto permanente, non si fermano ma proseguono: aperti alla partecipazione ed al contributo di tutti coloro che sono pronti a mettersi al servizio della Vita e della Verità. Oltre tutti i falsi miti di progresso.
Falsi miti di progresso: dall’Agenda 2030 al nuovo (dis)ordine globale – II PARTE
Falsi miti di progresso: dall’Agenda 2030 al nuovo (dis)ordine globale – II PARTE