IL PURO ISLAM NON E’ UN ARABISMO

di Giuseppe Aiello

l’assoluta incapacità di comprendere cosa sia essenzialmente l’Islam

– tawhid : unificazione sotto il principio divino, visione imperiale rispettosa di popoli e culture

– nubuwwah: alcuni uomini superiori e “divini” a guida dell’umanità

– maad: vita post mortem basata sul karma delle azioni

è disarmante…..

l’islam non è arabo…gli arabi non sono l’Islam…l’Islam non è una cultura o una ideologia…e non è alieno a Europa e Occidente più di quanto possa esserlo la matematica, trattandosi di principi e idee oggettive, cosmologiche e metafisiche

IL PURO ISLAM NON E' UN ARABISMO
IL PURO ISLAM NON E’ UN ARABISMO

IL NUOVO ERODE

di Vincenzo Di Maio

Nell’immagine qui riportata vi è la significazione dell’immagine di un infante che è soggetto a sopportare le influenze di quattro poteri invadenti rispetto allo spontaneismo naturale della Tradizione Primordiale, ossia il potere statalista rappresentato dalla polizia come dalla scienza ufficiale, il potere ecclesiastico rappresentato dalle gerarchie religiose e dall’istruzione indotta, il potere satanista rappresentato dal deviazionismo e dall’opulenza come infine dal potere razzialista rappresentato dai WASP e dai sionisti internazionali, ovvero quelli che praticamente sono stati e sono a tutt’oggi i miei e i nostri nemici reali, indipendentemente dalla nostra provenienza etnica, sociale, culturale, nazionale, cardinale e continentale.

IL NUOVO ERODE
IL NUOVO ERODE

LA VERA RIVOLUZIONE È DENTRO

di Pasquale Marzocca

Visto che mi sono abbastanza seccato di leggere continuamente idiozie sulla attualità recente, di fatue risse virtuali ed eroici schieramenti machisti pro Trump, Putin, NATO&Co. Nel quale si tenta di coinvolgermi cercando anche di individuarmi come appartenente a una tifoseria o all’altra, scrivo due righe su cose realizzabili con un po di buon senso spicciolo.

Bisogna guardare -mi limito a quello visto il mio status, non di economista ma semplice cittadino- al mondo dell’alta finanza, dei fondi di investimento, delle grandi banche d’affari che in termini di ricchezza sono enormemente più potenti dei singoli Stati.

Facciamo un esempio.

Un singolo fondo di investimento come BlackRock gestisce oltre dieci trilioni di dollari l’anno mentre l’Italia -per quanto disastrata è seconda realtà manifatturiera d’Europa e media potenza mondiale- ha un PIL di milleottocento miliardi.

Le differenze sono tali che il primo potrebbe comprarla e rivenderla circa cinque o sei volte.

Tutto ciò che si muove nel mondo, lo fa secondo logiche del tutto sovranazionali (come quelli dei suddetti fondi), bypassando gli interessi statali e raggiungendo ogni angolo del mondo.

Questo è confermato da alcuni fatti avvenuti in Cina, anche in Occidente tra il 2008 e il 2009, come la bolla adesso esplosa della Evergrande che ha messo in ginocchio milioni di cinesi -sulla carta le unità abitative erano già state acquistate tramite mutui- e condizionato il governo a schierare i tank per le strade.

Per l’appunto, tra gli azionisti di Evergrande c’è BlackRock e una delle più grandi banche a controllo statale, la Bank of Comunications che vede tra i suoi azionisti, si, lo Stato cinese ma solo al 13% mentre tutto il resto del pacchetto azionario è nelle mani dei fondi di investimento anglo-americani: BR, Vanguard, StateStreet, HSBC con sede nel palazzo del partito comunista cinese ma è istituto bancario londinese dal 1800 che nel suo CDA oltre agli azionisti delle menzionate agenzie occidentali vede anche la Banca Centrale di Norvegia che attraverso il suo fondo sovrano acquista azioni in tutto il mondo e spesso si trova legata con BR, ETC nei CDA delle più importanti aziende farmaceutiche, militari, finanziarie.

Quindi, le grandi banche, aziende, i fondi d’investimento d’Oriente sono legate a filo doppio con enti e istituti finanziari e commerciali occidentali che sulla carta sono loro concorrenti se non direttamente nemici.

Vediamo cosa succede con un altro, il più famigerato nemico della Nato e dell’Occidente. La Russia.

Prendiamo uno dei più grandi istituti finanziari russi, la Sberbank. Il 52% del pacchetto azionario è in mano al governo russo mentre il restante 48% è in mano ai “soliti” fondi: BR, Vanguard, StateStreet, JP Morgan e la Banca Centrale di Norvegia.

La Sberbank.

Vediamo la Gazprom, il fulcro di tutto ciò che sta accadendo di esiziale: energia, sanzioni, approvvigionamenti e razionamenti, guerra per procura, diplomazia, promesse elettorali e così via.

Il 50% delle azioni sono in mano del governo russo mentre l’altra metà è proprietà dei soliti fondi di investimento tra cui La Banca Centrale di Norvegia che a breve vedrà nelle vesti di suo governatore proprio quello Jens Stoltenberg che ora, in qualità di “ammiraglio” della Nato sta facendo fuoco e fiamme contro Putin.

Il segretario generale della Nato alla guida di una banca a cui interessa che le aziende dei paesi che combatte prosperino e con esse il suo fondo fiduciario.

Chiarito tutto questo, sarebbe carino la si smettesse di fare solo chiasso circa elezioni, presunte Tradizioni, eroismi e ideali d’accatto.

Si finisca di fare pornografia proiettando le proprie turbe e pruriti irrisolti su questo e quello o affibiando etichette al prossimo perché costa spendere qualche ora bruciando neuroni e leggendo qualche libro.

Qui, non ci sono poteri buoni ne schieramenti santi o dannati.

Le elezioni sono una farsa e chi vincerà (Meloni) farà finta di sbattere i piedi per poi agire come mamma BCE gli dirà di fare.

Chi fa campagna politica propugnando sigle, slogan e poi non vi dice che l’unico potere vivente, almeno su questo piano e ora, sono quello del denaro e di coercizione di una certa élite mente scientificamente cercando solo facili seggi per replicare la vicenda del M5S e vivere di fatua opposizione.

La vera rivoluzione è individuale, culturale e spirituale.

L’unica soluzione tradizionale (per chi ancora si diletta a masturbarsi su vacuità come quale modus vivendi adottare tra quello di Evola e Guenon) è la jihad interiore.

Tanto pagana quanto cristiana, musulmana ed ebraica.

LA VERA RIVOLUZIONE È DENTRO
LA VERA RIVOLUZIONE È DENTRO

IL SEGRETO DEI TOLTECHI

di Valerio Raimondi

Dal punto di vista tolteco (tolteco sta per “uomo di conoscenza” o “detentore di segreti”), l’attuale umanità (nessuno escluso) è succhiata con la cannuccia da mane a sera da una classe di predatori inorganici la cui astuzia maggiore sarebbe quella di aver installato, in illo tempore, al posto di quella naturale, una mente posticcia la cui cifra è la tendenza inesorabile all’accartocciamento su se stessa; dal momento che, per i toltechi, l’attenzione veicola l’energia, un’attenzione di continuo tesa a una visione del mondo filtrata dal senso di importanza personale (che è ciò che intesse l’attuale civiltà fin nelle midolla) distillerebbe un tipo di energia che se per l’uomo è inutilizzabile costituisce invece un alimento eccezionale per tali spietati esseri, le cui possibilità predatorie aumenterebbero a dismisura a ogni vampata emotiva, di qualunque segno sia. L’unico modo per iniziare a sciogliersi da tale predazione diuturna è allentare prima e poi liquidare del tutto il senso di importanza personale legato a doppio filo all’incessante dialogo interno e alla descrizione del mondo che, di fatto, costituiscono un circolo vizioso senza apparente via d’uscita; proprio la descrizione del mondo, peraltro, pur essendo necessaria affinché le interazioni degli uomini siano in qualche modo condivisibili, finisce però per sclerotizzare la conoscenza attingibile entro un misero segmento all’interno di uno sconfinato oceano di possibilità; per dirla in altri termini, le fibre energetiche che costituiscono ogni essere consapevole, nell’uomo tenderebbero ben presto a fissarsi entro un cosiddetto punto d’unione (o di assemblaggio), la cui mobilità estremamente ridotta non sarebbe in grado di andare oltre il consunto repertorio dei cambi d’umore e delle vampate emotive adatte a produrre il cibo dei “suggeritori” (una definizione alternativa, e ironica, a quella del lignaggio castanediano, che li chiamava invece “voladores” poiché, in questo mondo, si mostrano a chi sappia come vederli – o ricordarli – come ombre di fango che si muovono e svolazzano furtivamente) e, sebbene durante l’attività onirica tale punto di unione si sposti naturalmente dalla posizione abituale, pure tale spostamento è casuale, totalmente passivo, inutilizzabile – motivo per il quale il guerriero tolteco si esercita anche nel “sognare”, ovvero nel controllare e stabilizzare il punto di unione in assemblaggi efficienti dal punto di vista energetico. Per “sognare”, infatti, i toltechi intendono ogni posizione del punto di unione che trascenda quella usualmente condivisa e che sia fissata consapevolmente: ciò permette al guerriero di entrare nel “sogno” in modo cosciente, lucido, potendo persino riassemblare a piacimento quel punto determinato; in tal senso, l’unica differenza tra lo stato di veglia e quello onirico starebbe nel fatto che nel primo il punto di unione è stabilmente fissato, tanto più stabilmente dal momento che tale fissazione è condivisa da millenni dall’umanità intera – anche attraverso l’inventario, o descrizione, del mondo –, mentre il punto di unione del sogno è molto poco stabile, e tale instabilità lascerebbe l’erronea impressione che il sogno sia quel che si intende comunemente: una forma di innocua irrealtà; si arguisce, dunque, che chi fosse in grado di attingere sufficiente energia per stabilizzare nuovi punti di unione – ne serve infatti non poca per attuare tale operazione – potrebbe muoversi a piacimento non tanto nel sogno usualmente inteso quanto in diversi mondi – per i toltechi ogni assemblaggio del punto di unione corrisponde a una diversa modalità del tempo. Si capisce pure come, drenati senza posa e ridotte le energie al lumicino, quasi nessuno possa attuare tale possibilità, che tuttavia richiede non solo molta energia disponibile ma doti fuori del comune, perché per i toltechi pochi sono i mondi che non nascondano insidie.

Per trasmutare il “luogo dell’indulgenza” (nei confronti dei suggerimenti della mentre posticcia) nel “luogo della spietatezza” (verso la mente posticcia stessa) il tolteco attua una guerra incessante fondata sull’arte dell’agguato (verso se stesso, o meglio: verso ciò che ha progressivamente imparato a credere d’essere) e pratica una costante impeccabilità che però non ha nulla a che vedere con un discorso morale, essendo piuttosto un mero fatto tecnico. Tale impeccabilità parte da un assunto: il tempo è poco, l’esito è la morte ed è quindi inutile cincischiare – agli stratagemmi del suggeritore il guerriero oppone stratagemmi tesi a spezzare il circolo vizioso invalidante, spesso attuando tecniche che permettono di cavalcare la tigre.

Va detto, in ultimo, che lo sciogliersi dalla mente del suggeritore è solo l’incipit del sistema di conoscenza tolteco, incipit che va adeguatamente preparato, pena il ritrovarsi, privi d’un tale atavico sostegno, come un subacqueo senza bombole d’ossigeno o un influencer senza followers.

IL SEGRETO DEI TOLTECHI
IL SEGRETO DEI TOLTECHI

MELKIZEDEK: IL FIGLIO DI DIO

di Mike Plato

Perchè tutti i rabbini nel corso dei secoli hanno IMPOSTO l’esegesi di MELKIZEDEK come SHEM (figlio di NOE’) ?

Ovvio, perchè accettare l’idea di MELKIZEDEK come ESSERE SOVRUMANO preesistente persino ad ABRAMO avrebbe comportato e comporterebbe ingoiare il rospo della verità di una tradizione spirituale non umana e di un sacerdozio divino ed eterno che spazzerebbe via non solo il sacerdozio di Aronne ma l’intera fede ebraica, che è una fede di transizione come tutte le fedi terrestri.

Ergo, era preferibile confinare MELKIZEDEK in una storia passata e dichiararlo figlio di NOE’ anzichè FIGLIO DI DIO…

Ma tutti i nodi verranno al pettine inesorabilmente…

IL CRISTIANESIMO PRIMITIVO è QUESTO MELKIZEDEK CHE SI MANIFESTA AGLI EBREI PER INDICARE LA RELIGIONE (VIA) SUPREMA

In ogni rivelazione religiosa esiste un accenno a questo ESSERE ETERNO che porta l’ESOTERISMO celato nell’ESSOTERISMO. Nel Corano , nella Sura 18, è KHIDR (il verdeggiante)

MELKIZEDEK: IL FIGLIO DI DIO
MELKIZEDEK: IL FIGLIO DI DIO

PREDESTINAZIONE E KARMA

di Chiara Rovigatti

Proprio oggi mi è stata fatta in privato questa domanda: <<Se esiste il libero arbitrio e quindi è gia stato tutto scritto, come si lega la legge del karma?>>, e ne parlo perchè credo che sia un quesito che ci siamo fatti in molti prima o poi, per cui di seguito trascrivo la modesta interpretazione che ho dato.

<<La legge del karma rientra in quella della predestinazione in quanto la predestinazione non è da noi percepita in Coscienza in quanto, dopo la Caduta adamica, abbiamo perso la facoltà dell’omnicomprensività divina del Tutto incluso contemporaneo a favore di una dispersione divina (le Scintille dell’Adam devono riunirsi per ritornare a essere Uno). Dispersione significa diluizione, suddivisione e perdita di Potenza.

Ora, visto che per questo l’uomo mortale non più l’Uomo immortale primigenio, si è indebolito (non è più perfetto) ed è soggetto ad errore, errore che comunque rientra nell’omnicomprensività divina di tesi e antitesi appunto perchè Dio è Tutto: cioè Se stesso e anti-Se stesso pur essendo un Unicum percepito però suddiviso dall’uomo ora imperfetto. Quindi il karma rientra in questo concetto senza alterare la perfezione divina che resta però sempre se stessa. Pensiamo a Giano-bifronte e forse sarà più chiaro.

Difficilissimo dare spiegazione del divino: rimane sempre una grande % di inesattezza perchè ciò che non è perfetto non può spiegare ciò che lo è…>>.

E poi c’è da aggiungere che la cecità di ciò che in realtà si è, ci fa brancolare nel buio nel tentativo che ciò che si fa sia giusto anche quando non lo è: da qui la formazione della colpa karmica che comunque rientra nel processo di predestinazione divina in quanto “possibilità” esistente.

Quindi non c’è dubbio: pure il karma è predestinazione.

Ne ho voluto parlare perchè, oltre a non essere certa del pensiero da me esposto, credo che possa essere una domanda che ognuno di noi debba porsi.

PREDESTINAZIONE E KARMA
PREDESTINAZIONE E KARMA

IL SIONISMO DEI NAZARENI

di Mike Plato

Ebrei 12,22: “Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa”

Il sionismo, nel cristianesimo primitivo, ha una valenza totalmente diversa e metafisica rispetto al sionismo inteso come movimento politico giudaico teso a creare e salvaguardare la terra fisica di Israele come luogo elettivo di Israele.

Quella che era la frattura – scissione iniziale tra gli ebrei carnali e i nazareni (ebrei primi cristiani) è rimasta tale, quantomeno se alludiamo ai cristiani pneumatici e non Ai figli delle meretrici romana, protestante, anglicana, ortodossa greca e russa, che con quel proto cristianesimo non hanno nulla in comune.

Sion per un cristiano pneumatico è dimora celeste, è uno stato dell’essere elevatissimo. Per gli ebrei continua ad essere una terra concreta (mi si passi lattributo concreta in un regno illusorio come questo) . Così come la stessa Israele è per i cristiani originari un concetto animico e non di razza o religione.

IL SIONISMO DEI NAZARENI
IL SIONISMO DEI NAZARENI

UN’INTERPRETAZIONE ESCATOLOGICA DEL PRESENTE

Videoconferenza del canale YouTube VISIONE TV, trasmessa in live streaming online il 13 gennaio 2024.

Visione TV intervista Gianluca Marletta, il quale offre una originale chiave di lettura dei drammatici avvenimenti di oggi alla luce della rilettura delle principali correnti di pensiero sapienziali. “Viviamo tempi straordinari…”

Gianluca Marletta: “L’idea di pace permanente in Terra è estranea a tutte le tradizioni sapienziali”

UN’INTERPRETAZIONE ESCATOLOGICA DEL PRESENTE
UN'INTERPRETAZIONE ESCATOLOGICA DEL PRESENTE
UN’INTERPRETAZIONE ESCATOLOGICA DEL PRESENTE

Report sul “Caso Moro”

a cura della Redazione

13/01/2024

Report – Quello che avvenne ad Aldo Moro, dal suo rapimento fino alle ultime indagini sulla sua morte, porta dietro di se ancora tante ombre e momenti oscuri. Su una delle vicende più tristi della Storia del nostro Paese continuano ad emergere nuove verità, dettagli inediti, testimoni nascosti.

Report è tornata ad occuparsi della vicenda, partendo da un fatto importante, che Sigfrido Ranucci riporta così: “Siamo partiti da un fatto: quattro inchieste della Magistratura, due commissioni di inchiesta hanno sancito che il memoriale Morucci-Faranda, su cui si erano basate molte delle verità giudiziarie sul caso, è sostanzialmente inattendibile”.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Report sul “Caso Moro”
Report sul “Caso Moro”
Report sul “Caso Moro”