Anche coloro che vogliono abbattere il sistema o che vogliono cambiarlo dormono.
Pensano di essere più svegli più forti e più fighi mentre in realtà dormono… esattamente come gli altri che spesso prendono in giro, quelli che chiamano idioti o pecore.
Alla matrice non interessa in che posizione ti poni, alla matrice interessa mantenerti nella polarità, interessa che tu dedichi tanta energia emozionale per abbattere il sistema, la rabbia, l’indignazione così come l’ esaltazione non fa nessuna differenza.
Tutto è funzionale al sistema per mantenerlo vivo e vibrante.
Meno energia emozionale impieghi, meno nutri la matrice.
E meno nutri le entità che lavorano per la matrice.
La vicenda dell’omicidio di Cecchettin rappresenta un vero e proprio rituale di massa, a mezzo mediatico.
Attraverso il pretesto dell’omicidio della povera Giulia tutta una serie di forze di potere, che abbiamo imparato a conoscere in questi anni di pseudo-pandemia, austerity, resilienza, falso ambientalismo, pseudo-diritti, ecc., lanciano un nuovo assalto.
Stavolta l’obiettivo, nemmeno tanto nuovo, è il patriarcato.
E questo omicidio cade a fagiolo.
Così come è caduta a fagiolo l’alluvione in Emilia Romagna per portare avanti l’agenda “green”, e allo stesso modo sono caduti a fagiolo tutti i fatti sociali del nostro tempo che vengono usati sempre a pretesto per le suddette politiche – alcuni proprio pianificati a tavolino
Ma questa necessità, questa fretta nel voler dare l’assalto, in realtà, denota che le élite occidentali stanno perdendo.
Il tempo sta scadendo, e hanno fretta, perché quando si volge alla fine di un ciclo storico il tempo accelera, così come accelera la caduta di un grave in un piano inclinato all’aumentare dell’inclinazione e all’approssimarsi della caduta.
(Tratto dal libro “Coraggio e Fede, l’esempio del generale Soleimani nella lotta al terrorismo internazionale”)
“Soleimani è un militare, un generale, ma la sua fede è talmente
radicata nella sua essenza che si rivolge a Dio con la stessa intimità di un mistico innamorato del suo Creatore e afferma di non aspirare ad altro che alla prossimità e all’incontro con Lui, alla beatitudine eterna; nessun altro piacere terreno può raggiungere lo stesso valore, e solo colui che è purificato può ottenere questo incontro. Quando un individuo anela sinceramente alla prossimità a Dio, durante il suo viaggio spirituale acquisirà sempre di più le caratteristiche divine quali coraggio, misericordia, saggezza. E più diventerà simile al suo Amato, più la lontananza da Lui diventerà
insopportabile [egli riporta nel suo testamento spirituale]:
“O Dio – Eccelso e Unico Saggio Creatore – le mie mani sono vuote e vuota è la mia bisaccia. Vengo a Te senza alcuna provvista, con la sola speranza nel Tuo perdono e Tua generosità. Non ho portato alcuna provvista con me: ma di quale provvista necessita un uomo povero alla presenza di un Signore Generoso?
Ho infilato i miei vecchi scarponi con il cuore colmo di
speranza nella Tua Clemenza e Generosità. Ho portato con
me due occhi chiusi che, oltre alle loro impurità, contengono un tesoro. Questo gioiello è costituito dalle lacrime versate per Husayn figlio di Fatimah, dalle lacrime versate per la Famiglia del Profeta e dalle lacrime versate in difesa degli oppressi, degli orfani e degli innocenti intrappolati negli artigli degli oppressori. […]
O Dio, la mia testa, il mio intelletto, le mie labbra, il mio naso, le mie orecchie, il mio cuore e ogni parte del mio corpo nutrono la stessa speranza. O Dio, il Più Misericorde dei Misericordiosi, purificami perché non voglio altro che il Tuo incontro. Il mio Paradiso è la Tua prossimità, o Allah”.
Dal 3 al 5 dicembre scorso a Johannesburg, in Sudafrica, organizzato dallaGlobal Campaign to the Return to Palestine, in occasione del decimo anniversario della morte di Mandela, si è tenuto il V° Convegno mondiale di solidarietà con la Palestina, dal titolo “Nelson Mandela e la Palestina, confrontare il razzismo fino alla liberazione”.
Il Convegno, al quale hanno partecipato 130 ospiti internazionali provenienti da 47 diversi Paesi, tra i quali l’Italia, e in cui erano presenti anche delegazioni di Hamas, del Jihad Islamico, di Fatah, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, di Hezbollah e di Ansarullah, è stato inaugurato dal discorso di Mandla Mandela, nipote dell’ex Presidente del Sudafrica. Di seguito la traduzione integrale delle sue parole.
Nel Nome di Dio Clemente e Misericordioso
Coordinatore generale della Global Campaign to the Return to Palestine (GCRP), Shaykh Yusuf
Shaykh Adib
Membri esecutivi della GCRP
Ministri e diplomatici,
Movimenti della Resistenza Palestinese
Reti di solidarietà internazionale,
Veterani della lotta palestinese,
Membri del Parlamento,
Membri del Corpo Diplomatico,
Veterani della lotta sudafricana,
Dirigenti dell’Alleanza,
Membri di ANC, SACP, COSATU e SANCO,
Rappresentanti delle organizzazioni religiose,
Compatrioti in armi provenienti dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina, dal Nord America, dall’Europa e dal Medio Oriente,
Membri del comitato organizzatore locale,
Anziani, fratelli e sorelle,
Signore e signori,
Compagni e amici
Molweni, Dumelang,
Buongiorno,
Assalaamu alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu.
Che la pace e le benedizioni di Allah siano con tutti voi.
Pace e benedizioni discendano sul nostro nobile Profeta Muhammad, sulla sua Famiglia e sui suoi giusti Compagni.
La pace sia sulle anime dei martiri della Palestina attraverso le generazioni, i cui sacrifici ci riuniscono qui nella solidarietà e nella determinazione di porre fine all’ingiusta occupazione e nel ripristinare la giustizia.
A nome di mia moglie, dei miei figli, di mia madre e di tutta la nostra famiglia, la Casa Reale di Mandela (RHoM) e della Global Campaign to the Return to Palestine (GCRP), cogliamo l’occasione per darvi il benvenuto nel nostro amato Paese, il Sudafrica, onorando la memoria del decimo anniversario della scomparsa della nostra icona globale di giustizia, pace e dignità umana per tutti, S.E. il Presidente Nelson Rolihlahla Mandela, campione della lotta palestinese e servitore dell’umanità.
Vi diamo il benvenuto in Africa, il continente dove 54 paesi furono occupati dalle potenze coloniali e dove abbiamo combattuto lunghe e aspre guerre di liberazione. Per grazia di Allah Onnipotente, 53 popoli hanno raggiunto la libertà nel corso della nostra vita. Anche noi isseremo la bandiera di una Palestina libera e raggiungeremo la libertà nel corso della nostra vita.
Innanzitutto rendiamo grazie e lode all’Onnipotente per l’opportunità di ospitare così tanti illustri leader provenienti da più di 70 paesi che hanno viaggiato per lunghe distanze per essere con noi in questo Quinto Convegno Internazionale di solidarietà con la Palestina in onore del decimo anniversario della scomparsa del Presidente Mandela. Marceremo insieme finché la Palestina non sarà libera.
Mio nonno Madiba e tutti i quadri dirigenti dei nostri movimenti di liberazione sorridono oggi perché il mondo ha reagito alla difficile situazione del popolo palestinese. Salutiamo tutti coloro che oggi partecipano virtualmente ai nostri lavori: siete presenti e apprezziamo il vostro sostegno.
Rendiamo omaggio agli eroi di Gaza e di tutta la Palestina occupata: anche le macerie e i cumuli di pietre gridano a sostegno di questa giusta lotta.
Fratelli e sorelle, compagni e amici;
Questo Quinto Convegno di Solidarietà Internazionale con la Palestina e la Global Campaign to the Return to Palestine (GCRP) non sono né un gesto simbolico né una mera aspirazione. Sono al contrario radicati nella ferma credenza e convinzione che ogni palestinese abbia diritto alla sua terra e alla terra dei suoi antenati.
Ciò potrà essere raggiunto solo quando la Palestina sarà liberata dal flagello dell’imperialismo, dell’occupazione, dalle catene del razzismo e della repressione e dagli effetti di oltre 75 anni di catastrofe della Nakba che continuano a manifestarsi a Gaza e in tutta la Palestina occupata mentre parliamo!
Mi scalda il cuore vedere così tanti di voi presenti questa mattina e impegnati in quella che Madiba ha definito “la più grande questione morale del nostro tempo”. La Vostra presenza non è né casuale né accidentale. È un’espressione del massimo impegno per liberare al-Aqsa e tutta la Palestina occupata.
Salutiamo la resistenza in tutte le sue formazioni a Gaza, in tutta la Palestina occupata, Libano, Yemen, Siria e Iraq.
Salutiamo i nostri prigionieri politici che languono nelle carceri israeliane e ripetiamo l’appello di Ahed Tamimi affinché tutte le donne palestinesi che subiscono abusi nelle carceri dell’Apartheid di Israele vengano rilasciate immediatamente.
Questa mattina ci uniamo ai milioni di persone in tutto il mondo che sostengono la lotta palestinese e marciano per la libertà in Palestina in tutte le città del mondo, ispirandoci con rinnovata fede e fiducia nella giusta causa che ci riunisce qui collettivamente.
Fratelli e sorelle, compagni e amici,
Mentre onoriamo la memoria del Presidente Nelson Mandela in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa, ricordiamo le sue storiche parole secondo cui i “prigionieri” non possono negoziare: solo gli uomini liberi possono farlo.
Ha posto tre condizioni che hanno definito la nostra marcia verso la libertà. Queste tre condizioni sono rilevanti per la lotta in Palestina oggi come lo erano allora.
Oggi lanciamo un appello per il rilascio di tutti i prigionieri politici.
Oggi lanciamo un appello per il diritto al ritorno di tutti i rifugiati palestinesi nella diaspora.
Oggi lanciamo un appello per ripristinare la libertà politica in un unico Stato in cui tutti, musulmani, cristiani ed ebrei e le persone di ogni professione religiosa e non religiosa, possano vivere insieme in pace e armonia.
Facciamo questi appelli non ignari della lotta epica ed eroica che i mujahiddin stanno conducendo e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con loro. Siamo fiduciosi che alla fine trionferemo!
La nostra lotta è contro l’entità razzista sionista che ha frammentato lo Stato occupato della Palestina rendendolo irriconoscibile, con la chiara intenzione di sterminare tutti i palestinesi e usurpare la loro terra.
Ciò non è diverso dalle terre d’origine dei Bantustan create dal regime dell’apartheid in Sudafrica. Dobbiamo quindi porci la domanda: se la bantustanizzazione non era una soluzione per il Sudafrica, perché dovremmo sostenere e prendere in considerazione questo scenario atroce per la Palestina?
Compagni e amici! La nave della soluzione dei due Stati in Palestina è salpata da tempo e ciò che ne resta giace su cumuli di macerie. L’apartheid la stava semplicemente usando arbitrariamente e sistematicamente come uno stratagemma per rubare più terra ed espandere maggiori insediamenti illegali.
Chiediamo al Presidente Cyril Ramaphosa di abbandonare l’idea dei Bantustan per la Palestina; abbandonare lo sviluppo separato, il razzismo e l’apartheid nella Palestina occupata.
Libereremo al-Aqsa e tutta la Palestina occupata. Non molleremo finché non arriverà la vittoria.
Wa innahu la-qasamun law ta°lamuna azim (“e questo è giuramento solenne, se lo sapeste”, Corano, 56:76)… in effetti è un giuramento molto audace e coraggioso che facciamo alla presenza di Allah e con il sostegno di tutti coloro che sono qui riuniti oggi. La Palestina sarà libera, dal fiume al mare!
Unitevi a me ora nell’apertura di questo Quinto Convegno Internazionale in solidarietà con la lotta palestinese per la liberazione di tutta la Palestina occupata.
La schizofrenia orizzontale è una reale e drammatica patologia di coscienza. Ma esiste una schizofrenia verticale che non è una patologia, bensì una scissione della coscienza primordiale che va ad abitare i due regni inferiori. La mia anima e il mio spirito sono frammenti di questa coscienza esperenti ciascuno il proprio regno di appartenenza.
Solo Jung capí in parte qualcosa della frammentazione. Oggi gli psichiatri trattano le due schizofrenie nello stesso identico modo, perché non sanno distinguerle e non comprendono quella verticale.
FB mi ha ‘degradato’ dallo status di ‘creatore interessante’ (bontà loro..), in cui mi aveva da poco posto, a quello di ‘personaggio pubblico’, ripristinando quindi lo shadow ban in cui mi tiene da sempre, proprio a causa di un post nel quale non ho fatto altro che dire tutta la verità, nient’altro che la verità, sugli ebrei. Post che ha cancellato e nel quale avevo anche scritto che: «come la shoah causò la più grave e legittima riprovazione per sempre del nazismo e del fascismo, anche questo loro armatissimo accanirsi contro questo popolo indifeso e disperato causerà la loro rovina morale».
Rovina morale che è puntualmente giunta nonostante il fatto che il loro ‘prestigio’ nel mondo abbia basi molto solide, perché dipende in realtà dal fatto che controllano la cupola signoraggistica, cioè la cupola bancaria di cui anche gli USA sono schiavi.
Schiavi ora ribelli per la prima volta dal dopoguerra, vista la sorprendentissima, secca presa di posizione di Biden contro Israele, che poi significa la secca presa di posizione delle maggioranze statunitensi. Perché, sempre come ho già detto, questo è un mondo troppo cinico per preoccuparsi davvero dei morti palestinesi, e la vera ragione di questo avere alzato la testa contro il potere ebraico\signoraggistico è in realtà tutt’altra, ed è cioè che non paga più. In pratica, alle molto opportunistiche maggioranze sia USA sia occidentali in generale cominciano ad andare le scarpe strette.. 13.12.23, ALM
EBREI SCONFITTI MORALMENTE NEL MONDO AL PREZZO DEL SANGUE DEI PALESTINESI
Pierpaolo Naso è attualmente dottorando in Scienze Giuridiche e Politiche (XXXVII ciclo) presso l’Università “Guglielmo Marconi” di Roma, dopo aver conseguito presso l’Università di Roma “La Sapienza” la laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, la laurea magistrale in Scienze della Politica ed il Master di secondo livello in Geopolitica e Sicurezza Globale. Dal 2023 è iscritto alla Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (SISSCO). Ha pubblicato due contributi presso la “Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale” e la “Rivista di Studi Politici”, oltre che numerose recensioni presso diverse riviste scientifiche di storia, diritto, geografia, filosofia e scienza politica.
Recensione a: L. Frobenius, Paideuma.Lineamenti di una dottrina della civiltà e dell’anima, trad. e cura di L. Arcella, Mimesis, Milano 2016, pp. 126, € 12,00.
Sullo studio delle civiltà, non si può non far riferimento ai lavori magistrali di Leo Frobenius (1873-1938). L’autore, fra l’altro esploratore in Africa, fu noto per aver trascritto numerose narrazioni fiabesche fino ad allora raccontate oralmente, raccogliendole nel Decameron nero (1910) ed in Atlantis (1921-1928). Riguardo la saggistica, la sua opera principale è stata Storia della civiltà africana (1933). Pertanto egli volle impegnarsi nella promozione di un nuovo metodo scientifico e un nuovo concetto: Paideuma. La prima pubblicazione tedesca del volume così intitolato, Paideuma, risale all’anno 1921, anche se fu ripresa più volte fino all’edizione postuma del 1953.
Vissuto a cavallo tra due secoli, Frobenius conobbe e influenzò gli studi di personalità come Walter Friedrich Otto, Franz Altheim, Károly Kerényi. Ma occorre contestualizzare l’attività dell’etnologo in un periodo che per l’Europa, non solo per la Germania, fu molto prolifico ed innovativo dal punto di vista scientifico, se si considera l’avvento di nuove discipline come la fenomenologia, la sociologia, la geopolitica e la psicologia, durante l’apogeo dello sviluppo tecnologico-industriale, nonché nel pieno affermarsi di avanguardie artistiche e letterarie, e nel dibattito in ambito politico-giuridico sullo Stato. Nonostante vi fosse l’obiettivo di delineare una «comprensione globale» del continente africano, il lavoro di Frobenius fu equivocato e criticato in campo accademico.
Il curatore del volumetto, Luciano Arcella, evidenzia la centralità del pensiero di Friedrich Nietzsche nelle elaborazioni di filosofia della storia per gli studiosi tedeschi di allora. Ciò ha portato Leo Frobenius verso la definizione di una Kulturgeschichte, ossia di una storia della civiltà, esulando ciò da preconcetti illuministici e materialistici, ed integrandovi elementi concettuali come il fato e l’anima. Si trovò per questo in sintonia con Oswald Spengler che a quel tempo proponeva una «morfologia della storia» descritta nel coevo Tramonto dell’Occidente (1918-1922): la ciclicità vitale della Kultur era inevitabilmente destinata a degenerare in Zivilisation. Nell’inquadramento spaziale, le civiltà andavano ritenute come «organismi autonomi» difficilmente omologabili, poiché condizionati dal territorio e dal patrimonio culturale sviluppatosi nel tempo. Tuttavia, ogni «sfera culturale» (Kulturkreis) meritava non soltanto una disamina «orizzontale», bensì anche «verticale» per gradi. L’etnologo si ispirò anche alle esperienze di viaggio di Johann Wolfgang Goethe.
Nelle prime righe, Frobenius ha voluto tributare la sua passione da africanista ai lavori precursori del geografo ed esploratore austriaco Oskar Baumann. Analogamente, menzionava l’etnologo Adolf Bastian ed il geografo Friedrich Ratzel, quest’ultimo più conosciuto tra i fautori della geopolitica. Scopo della ricerca in Frobenius era la globalità: «il “paideuma” dell’essere della civiltà. Sì che tutto quel che segue non si traduce in un “è così”, ma in un “così è comprensibile”» – e nello specifico – «l’analisi parte dal dato vissuto (erlebten) al fine di arrivare alla comprensione (Verständnis)» (p. 36). L’etnologo indicava le chiavi di lettura sia dello «studio dei popoli» (Völkerkunde) sia dello «studio della civiltà» (Kulturkunde). Mentre gli europei fino ad allora sottovalutavano la storia dell’Africa – mera terra di conquista coloniale –, Frobenius invece volle donarle una dignità, in controtendenza rispetto alle concezioni diffuse, considerando la pluralità di civiltà formatasi nel corso dei secoli. Nonostante gli ostracismi di una parte accademica, dal 1904 al 1935, Frobenius partecipò a ben dodici spedizioni nel continente africano, ed ottenne spazi archivistici importanti a Monaco, oggi riuniti nel Frobenius Institut für kulturanthropologische Forschung presso l’Università “Goethe” di Francoforte.
Gli studi paudematici tenevano conto degli aspetti spirituali provenienti dalla «poesia», dalla «terra» vissuta e dal significato profondo del «sapere». Come Spengler, anche Frobenius non mancò di criticare l’Occidente, ossia l’Europa, per aver abbandonato il legame con elementi simbolici che avevano contribuito alla sua grandezza. Leggende, fiabe e mitologie furono tramandate per secoli influenzando i fondamenti della vita quotidiana delle comunità africane: nel raccontare ai più giovani queste storie, un ruolo importante veniva svolto dagli anziani che acquisivano così una rilevanza sociale. I temi trattati riguardavano la famiglia, la caccia, l’agricoltura, l’eroismo o la sepoltura, ove le comunità mantenevano nei confronti della natura una particolare armonia. Che si sia trattato di tribù, di regni o di imperi, Frobenius analizzò scrupolosamente la politica di quelle civiltà antiche e persistenti, risalendo così ad alcune formazioni già scomparse e alle organizzazioni di potere che ebbero modo di affermarsi fino all’arrivo degli europei. Annotò come la gestione della società andava a strutturarsi per caste o per anzianità, pur di sfuggire al rischio di disordine interno.
Similmente agli altri continenti, anche in Africa la guerra ha condizionato la caduta e l’assimilazione di civiltà importanti in favore di quelle dominanti, e così via ciclicamente. Non andava sottovalutato che, nonostante fossero delle religioni forti, al loro arrivo nel cuore dell’Africa, cristianesimo e islamismo dovettero integrarsi inevitabilmente con le tradizioni cultuali locali, a dimostrazione del significativo attaccamento di queste popolazioni verso l’identità autoctona.
Frobenius volle allontanarsi da analisi meccaniciste e razionaliste – secondo cui la storia andava ritenuta un semplice susseguirsi di causa ed effetto –, facendo invece prevalere uno studio per «intuizioni» che potesse contemplare la particolarità del «soggetto» Kultur sull’«oggetto» umano, non praticando tuttavia una prospettiva meramente empirica. Si potrebbe dichiarare che, con una certa lettura eraclitea e nietzschiana, i caratteri dell’«essere» e del «divenire» di una civiltà venivano ricondotti ad un destino irrazionale. In questo specifico modo di ricerca dell’essenza e della sua totalità, Frobenius e Spengler esplicarono parallelamente una distinta disamina della storia rispetto alle tendenze dominanti.
Con uno sguardo verso la storia del mondo, Frobenius riscontrava un paideuma tra Oriente e Occidente, dove le architetture rappresentavano un distinto «senso dello spazio»:
Le terre d’Oriente vivono in una caverna del mondo. L’Oriente non conosce un di fuori. La sua tenda non è un interno, ma un leggero tramezzo che lo avvolge come un vestito. Al contrario l’Occidentale vive in una casa. Gli corrisponde un senso dell’interno, al partire dal quale poté poi sviluppare un senso dell’esterno (p. 90).
Ciò che Spengler considerò come maturità periodica della civiltà, la Kulturmorphologie di Frobenius definiva quella fase come «monumentale», prima del suo compimento fatale: difatti, l’eterno rapporto armonioso tra cosmo e uomo ha subìto in Occidente una «meccanizzazione» supertemporale contestualizzabile nella vita metropolitana. A riguardo, affermava: «Il paideuma è legato in forma immanente alla vita umana, sì che la morte del senso dello spazio paideumatico ha come conseguenza anche il tramonto dell’uomo stesso» (p. 92).
Oggi 15 dicembre 2023, muore Toni Negri, le cui analisi andrebbero studiate, e non liquidate con sufficienza o disprezzate.
Meglio di altri è riuscito a comprendere l’essenza dell’Impero, delle società a capitalismo avanzato e della postmodernità più in generale.
Liquidità dei rapporti, sorpasso delle forme classiche di sovranità, nuove forme aggregative oltre quelle otto-novecentesche, dominio e penetrazione del potere ad un livello meno marcato e visibile ma personale, e tanto altro.
E sarebbe una ingenuità anche pensare di voler tornare indietro, tentando di ripristinare forme di sovranità appartenenti ad altra epoca, in generale in politica, a livello sociale, quanto nello Stato.
Le nostre società (occidentali) hanno già introiettato tutto questo, in particolare i giovani i quali non sanno più cosa farsene di tutto ciò.
Il problema casomai sono le soluzioni, il vero errore o meglio, la soluzione politica che tutta una schiera di pensatori postmoderni dai post-strutturalisti alla Deleuze e Guattari, ai postumanisti alla Marchesini, è il loro modello di approdo.
Un errore che compiva all’epoca anche il Marcuse, la cui analisi rompeva giustamente con quella dei marxisti ortodossi in merito alla complessità della struttura sociale e antropologica, andando oltre il mero piano economico e materiale, ma la cui soluzione era una liberazione ancora maggiore delle pulsioni e delle forze caotiche alla base della realtà.
Ne*ri è rimasto fedele a posizioni anti-sistemiche, per quanto criticabili da me per primo, fino alla fine, mentre i babbioni che lo condannarono a morte nel carcere di Palmi, in una specie di faida all’interno della sinistra extra-parlamentare, i profeti del partito dei professionisti della rivoluzione e dello Stato operaio cedettero o si vendettero uno per uno (le BR).
Evidentemente giunti a un certo livello di conflittualità non si può fare altrimenti, evidentemente la lotta politica nelle società attuali va portata su altri piani rispetto alla classica “presa del potere”.
13) Gli arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone. E poi, se essi fanno loro un favore, li allontanano da ciò che non è buono e li collocano in ciò che è buono, quello che essi conoscono. Perch’essi hanno deliberato di prendere l’uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre.
11) I nomi che vengono dati alle cose terrestri racchiudono un grande inganno, perché distolgono i cuori da concetti che sono autentici verso concetti che non sono autentici.
LE PAROLE SONO IL PIU FORMIDABILE INGANNO CHE GLI ARCONTI ABBIANO MAI PREDISPOSTO….
Termini offensivi che celano una radice buona e spirituale…
2 esempi su tutti:
1) CRETINO, viene dalla parola franc. CHRETIENNE=CRISTIANO
2) IDIOTA, viene dal greco IDIOTES che significa COLUI CHE SI APPARTA, CHE NON FA VITA PUBBLICA….(a parte la radice IDDIO o DIO, che fa intendere che l’IDIOTA è colui che cerca DIO e si allontana dalla massa per questo)
“Quando partono dal loro posto in alto, ogni anima è maschio e femmina come una cosa sola. Solo quando scendono in questo mondo si separano, ciascuno dalla propria parte. E poi è Colui che è in Alto che li unisce di nuovo. Questo è Il suo dominio esclusivo, perché solo Lui sa quale anima appartiene a quale e come devono riunirsi.”