“Di’: Signor mio, accresci la mia Conoscenza” (Corano XX, 114)
‘Ilm (arabo: علم “) è il termine arabo per conoscenza che – in virtù della lettera “l” che lo lega ai termini relativi alla Divinità – si riferisce alla “conoscenza religiosa”, “divina”, che comprende sia gli aspetti manifesti che quelli nascosti dell’esistenza. Non si tratta di mera erudizione, ma di qualcosa di più profondo (anche se l’erudizione può essere di supporto e orientamento per la sua ricerca e approfondimento).
Non vorrei sbagliarmi, ma questo è l’unico versetto in cui Dio “ordina” al Profeta cosa chiederGli direttamente, ossia questa conoscenza superiore, a sottolinearne dunque l’estrema importanza che ha anche per tutti noi.
D’altronde cosa c’è di più bello, entusiasmante e per certi versi anche avventuroso, che cercare la Conoscenza, quella che, intrecciandosi con il nostro stesso essere, nessuno potrà mai rubarci o eliminare, che ci arricchisce e ci avvicina a Dio e, come cantava Attar, ci farà spiccare il volo?
L’ex leader di Autonomia Operaia si è spento nella notte a Parigi. Filosofo e politologo, aveva 90 anni
È morto questa notte a Parigi il filosofo e politologo Toni Negri. Aveva 90 anni. A dare la notizia della sua scomparsa è stata la compagna e filosofa francese Judith Revel. Antonio Negri, detto Toni, nato a Padova il 1° agosto 1933, è stato uno dei maggiori teorici del marxismo operaista, spesso definito “cattivo maestro” per il suo pensiero e la sua militanza politica, che lo hanno portato ad essere cofondatore e teorico delle organizzazioni della sinistra extraparlamentare Potere operaio e Autonomia operaia. Accusato di aver partecipato ad atti terroristici e di insurrezione armata, fu incarcerato e processato all’interno del “processo 7 aprile” dal quale venne alla fine assolto.
Fu poi condannato a 12 anni di carcere per associazione sovversiva e concorso morale nella rapina di Argelato (Bologna). Eletto nel 1983 alla Camera dei deputati con il Partito radicale, usufruì dell’immunità e uscì di prigione. Espatriò in Francia, dove beneficiò della dottrina Mitterrand. Nella capitale francese insegnò all’università di Parigi 8, la Sorbona, l’École Normale Supérieure e il Collegio internazionale di filosofia.
Nel 1997 il rientro in Italia dove, dopo aver patteggiato, scontò una pena fino al 2003. Nel 2002 aveva pubblicato “Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione”, uno dei suoi maggiori saggi, molto critico riguardo alla globalizzazione liberista.
Nel Media Freedom Act, la prima legge europea sulla libertà e la trasparenza dei media, non ci sarà la clausola esplicita che avrebbe permesso di spiare i giornalisti per tutelare “la sicurezza nazionale”. Dopo dieci ore di negoziato, i rappresentanti delle istituzioni Ue hanno raggiunto un accordo e ci si prepara, in primavera, all’adozione definitiva del testo. Un passaggio definito “storico”. In particolare, nonostante le pressioni di alcuni Stati membri (Francia e Italia in primis), è stato riformulato il passaggio più controverso e criticato sul controllo dei cronisti. Ad annunciarlo, nel corso della conferenza stampa, è stata la relatrice Ramona Strugariu: “Posso dire”, ha dichiarato, “che non c’è alcun riferimento alla salvaguardia della sicurezza nazionale in nessuna parte di questo testo. C’è una disposizione generale, nell’articolo 4.4, che dice che dobbiamo rispettare le responsabilità degli Stati per ciò che riguarda i trattati”. Inoltre, secondo i primi annunci, viene stabilito che un giudice dovrà autorizzare ogni sorveglianza e ci sarà l’obbligo di notifica al cronista, aprendo quindi alla possibilità di fare ricorso.
Salta il riferimento esplicito allo spionaggio dei giornalisti per la sicurezza nazionale – L’accordo è stato accolto con entusiasmo a livello politico, a partire dalla presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola, ma anche dalla Federazione europea dei giornalisti (“Grazie per aver tenuto in considerazione le nostre richieste”, si legge su X). Per Christophe Deloire, segretario generale di Reporters without borders, è “una vittoria” perché “il testo prevede progressi significativi nella lotta alla sorveglianza e nella protezione della riservatezza delle fonti”. Ora, in attesa della versione finale del regolamento, restano alcuni aspetti importanti da chiarire. “Da quanto emerge avremo un testo in qualche modo capace di tutelare il giornalismo europeo”, ha detto a ilfattoquotidiano.it Dimitri Bettoni, giornalista e ricercatore dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, “e questo grazie al lavoro dei parlamentari europei, l’istituzione che ha preso una posizione chiara in difesa del giornalismo, e al lavoro della società civile che si è impegnata a fondo perché il testo rispondesse ai bisogni reali del giornalismo”. Bettoni ha partecipato alla coalizione della società civile che ha affiancato il Parlamento Ue nel lavoro sul regolamento. Ed è stato tra coloro che, insieme a OBCT, ha messo in guardia sul fatto che la tutela delle fonti per i cronisti in Europa fosse in pericolo. “Resto ovviamente deluso dall’atteggiamento del Consiglio, che ha dimostrato di non voler recepire i fondamenti su cui il giornalismo funziona e, da cittadino italiano, del ruolo che l’Italia si è ritagliata all’interno del percorso, tra i Paesi più ostili”. Proprio l’Italia, come rivelato da un’inchiesta dei consorzi di giornalismoInvestigate Europe (IE), Disclose e Follow The Money e pubblicata da il Fatto quotidiano, aveva minacciato il veto purché restasse la possibilità di spiare i giornalisti.
Secondo Bettoni, ora ci sono “alcuni punti che andranno confermati”. Innanzitutto, “l’eliminazione dell’eccezione della sicurezza nazionale”: “Vederla sparire dall’articolo in favore del rispetto dei trattati europei è un buon segno, frutto dell’opposizione dura del parlamento, e una vittoria enorme; non solo per il giornalismo, ma perché c’è bisogno che questa ‘sicurezza nazionale’ sia un concetto chiaro e ben delimitato”. Poi la valutazione ex ante di un giudice e l’obbligo di notifica a chi viene sorvegliato: “Sono ottime notizie non solo in chiave di tutela della professione, ma anche di emersione di informazioni rispetto all’uso di tecnologie invasive e pericolose da parte delle autorità”. Infine, continua, “resta da vedere l’applicazione pratica della cosiddetta lista dei crimini gravi, per i quali si attiva la possibilità dell’uso di tecnologie di sorveglianza. Insomma, vediamo come verrà implementato il regolamento e come si comporteranno i tribunali”. La nuova formulazione, prevede il riferimento ai trattati Ue, dove (art.4.2) si fa riferimento al fatto che “la sicurezza nazionale è di competenza degli Stati membri”. Un passaggio che preoccupa alcuni degli osservatori. Secondo Bettoni però, “non potrebbe essere diversamente” perché “sono gli accordi che definiscono le competenze di istituzioni europee e Stati”. “Certo, tutta la storia di questo regolamento dimostra che è impensabile una separazione manichea tra competenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali. Serve un cambio di visione da parte delle istituzioni su cosa siano e come si costruiscano sicurezza nazionale e sicurezza pubblica”. Intanto, però, chiude, “in generale si può dire che c’è un passo nella giusta direzione e oggi ci sentiamo soddisfatti”.
Non solo spionaggio. Su cosa si è trovata l’intesa – Il Media Freedom Act non si occupa solo di spionaggio e tutela delle fonti (qui il testo che era stato approvato dall’Eurocamera), ma interviene anche sulla trasparenza dei media (dai finanziamenti ai proprietari) e cerca di regolamentare per la prima volta il rapporto con le grandi piattaforme (si stabilisce, ad esempio, l’obbligo di spiegare i motivi per cui un social network interviene per rimuovere un contenuto giornalistico). Tra i punti fondamentali del provvedimento: tutti i media devono essere trasparenti su chi li possiede; si richiede una distribuzione equa della pubblicità statale; gli Stati membri devono garantire l’indipendenza editoriale e funzionale dei media pubblici. Per conoscere i dettagli definitivi però, si dovrà aspettare la diffusione del testo definitivo. Intanto, il Parlamento Ue in una nota ha ribadito che la proposta di regolamento “risponde alle crescenti preoccupazioni nell’Ue circa la politicizzazione dei media e la mancanza di trasparenza della proprietà dei media e dell’assegnazione dei fondi pubblicitari statali ai fornitori di servizi di media”. Per il ministro della Cultura spagnolo Ernest Urtasun i Domènech, “l’accordo odierno conferma la posizione dell’Ue come leader mondiale nella protezione dei giornalisti“. Per oggi i legislatori europei festeggiano e gli attori della società civile tirano un sospiro di sollievo. In attesa di vedere come sarà la messa in pratica della legge.
Il più grande cimitero a cielo aperto del mondo un giorno entrerà nell’Unione europea. Vorrei fare i complimenti a quel gruppo di falliti politici che guida l’Unione europea. I falliti hanno prima lavorato alla distruzione di un Paese e poi l’hanno accolto nel proprio seno.
Che grande strategia! I brandelli dell’Ucraina saranno un giorno parte dell’Unione europea. Ursula von der Leyen ha dato l’ordine a tutti i commissari europei di girare con i sacchetti deiezione per la raccolta dei cervelli.
Nel frattempo, centinaia di bambini massacrati in Ucraina. Si poteva evitare?
Certo, con i sacchetti deiezione.
Se fossero stati distribuiti a tutti i commissari europei nel 2021, non avremmo questa guerra.
“Dio ha distribuito “armi” a tutto ciò che esiste: ha dato ali all’uccello, zanne al leone, corna al toro, pungiglione all’ape; all’uomo ha dato la Ragione.” (Focilide di Mileto)
La tigre è un animale affascinante. Venerato e temuto allo stesso tempo, compare nella mitologia di diverse culture del mondo.
In questo articolo vi parleremo del significato spirituale della tigre, della sua comparsa nella mitologia e nel folklore, del suo significato nei sogni e nei tatuaggi.
Se siete amanti delle tigri e volete saperne di più sul simbolismo di questi maestosi animali, continuate a leggere.
I significati spirituali della tigre
Quando si parla di simbolismo della tigre, spesso si fa riferimento al simbolismo della tigre del Bengala. Dopotutto, le tigri si trovano in Asia e principalmente nella regione del Bengala occidentale, in India.
Così, in molti Paesi in cui si utilizza il simbolismo della tigre, si tratta di un adattamento della maestosa bestia indiana. Inoltre, la maggior parte della simbologia associata ai leoni è utilizzata anche per le tigri.
Il simbolismo della tigre rappresenta quindi la forza, l’abilità militare e persino la regalità. La mistica tigre era anche ampiamente utilizzata per la sua medicina. In molte aree tribali, le tigri sono ancora oggi cacciate per le loro ossa e pelli.
Un altro significato simbolico della tigre è la sensazione di essere a terra, poiché nessun altro animale è così impavido e saldo come la tigre. In alcuni Paesi orientali, la tigre rappresenta lo status, il rango, il luogo e la posizione.
Quando non caccia, la tigre sta ferma e sembra presiedere dalla sua tana. E mentre sorveglia con attenzione il suo regno, è consapevole di tutto. Così, la tigre ci insegna a rimanere ancorati al momento presente.
In Cina, la tigre incarna orgoglio, coraggio, ferocia, difesa e austerità. Le persone hanno immagini di Tigri nelle loro case o sui loro abiti come modo per proteggere la proprietà o la persona. Le tigri rappresentano anche l’abbondanza, come dimostra la divinità che governa la ricchezza: Tsai Shen Yeh, le cui rappresentazioni ritraggono spesso il dio con una tigre al suo fianco.
Una storia di creature raffigura cinque Tigri, di colore giallo, rosso, blu, nero e bianco, responsabili di assicurare l’armonia del Cosmo sostenendo l’Universo. Le Tigri stesse governano i cinque elementi cinesi, Terra, Fuoco, Acqua e Metallo, insieme al Sole e alle stagioni.
La tigre nella mitologia e nel folklore
India
La tigre è venerata in tutta l’India. Infatti, alcune antiche culture indiane credevano di discendere dalle tigri.
I Naga raccontano la storia della creazione di tre fratelli nati dall’unione del Cielo e della Terra. Un fratello era uno spirito, l’altro un umano e il terzo una tigre. I fratelli cominciarono a litigare, come fanno i fratelli. Mentre lo spirito rimase neutrale, l’uomo e la tigre combatterono. L’uomo è riuscito a superare il fratello tigre. Poi la tigre andò a vivere nella foresta. Il fratello spirituale, infastidito dalla rottura, si allontanò dall’uomo. Così, quando la tigre fu costretta a ritirarsi nella foresta, l’uomo perse il legame sia con il fratello spirito che con il fratello tigre.
La divinità indù Durga la dea della guerra, della forza e della protezione, cavalca una tigre. Un’altra divinità, Vaghadeva, è un dio tigre, guardiano della foresta.
Cina e Giappone
Nell’antica Cina, la tigre simboleggiava la protezione del bene e la distruzione del male.
Nella cultura cinese, infatti, il fondatore del taoismo – il maestro celeste Zhang Daoling – era raffigurato a cavallo di una potente tigre, proprio come la dea indù Durga. La tigre aiutò Zhang Daoling a distruggere i demoni per poter ascendere al cielo.
In Cina e in altre culture asiatiche, la tigre è considerata una forza spirituale che equilibra le drago. Mentre il drago rappresenta lo yang, o energia maschile, la tigre rappresenta lo yin, o energia femminile. Senza uno di essi, il mondo diventa squilibrato.
La Tigre bianca, nota in cinese come Baihu, è uno dei quattro simboli delle costellazioni cinesi. A volte viene chiamata la Tigre bianca dell’Occidente. Rappresenta l’ovest in termini di direzione e la stagione autunnale. È conosciuto come Byakko in giapponese, Baekho in coreano e Bạch Hổ in vietnamita.
Nella cultura cinese, la tigre è il re delle bestie e da secoli porta un 王 (pinyin: wáng; lett. “re”) sulla fronte. Secondo la leggenda, la coda della tigre divenne bianca quando raggiunse l’età di 500 anni. Così, la tigre bianca divenne una sorta di creatura mitologica. Si diceva che la tigre bianca apparisse solo quando l’imperatore governava con assoluta virtù o se c’era pace nel mondo. Poiché nella teoria Wu Xing il colore bianco rappresenta anche l’Occidente, la tigre bianca divenne un guardiano mitologico dell’Occidente.
Durante la dinastia Han, c’era un’antica usanza di venerare il Dio Tigre Bianca il 14° giorno del primo mese lunare a Huiji, nello Zhejiang, presso il Tempio Baihu, uno dei quattro templi Weiyang. Secondo le ricerche testuali, il culto della tigre bianca compare nell’antico popolo Qiang Rong. Ancora oggi, le nazionalità Yi, Bai, Buyi e Tujia della Cina chiamano la tigre bianca il loro antenato, chiamandosi“Liba” e“Baidi Tianwang“, ritenendo che la stella della tigre bianca sia scesa nel mondo dove ha dato vita a sette uomini e donne.
Nei racconti popolari cinesi, le tigri uccidono i cattivi e proteggono i buoni. Gli amuleti della tigre sono usati per allontanare le malattie e il male, e ai bambini vengono regalate scarpe di tigre ricamate a colori per proteggerli. Immagini di tigri decorano spesso vestiti e magliette per bambini.
Si ritiene che l’amuleto“Artiglio di tigre” (hu chao) allontani gli spaventi improvvisi e dia a chi lo indossa il coraggio della tigre. Poiché la tigre scaccia i disastri, è popolare come una delle nove divinità venerate nella festa di Capodanno. Le immagini della tigre sono dipinte sulle pareti delle case e dei templi per allontanare gli spiriti maligni.
La Montagna della Tigre del Drago è il nome del palazzo del capo ereditario della religione taoista, situato sulle Montagne della Tigre del Drago della provincia di Jiangxi, a est della capitale Nanchang. Zhang Daoling (Chang Tao-ling), il “Primo Maestro del Cielo” della religione taoista, è raffigurato a cavallo di una tigre e con una spada che disperde i demoni mentre scorta i morti verso la loro destinazione finale. Una leggenda taoista narra di due fratelli che assunsero il ruolo di proteggere gli esseri umani catturando i demoni e gettandoli in pasto alle tigri.
Come nemici degli spiriti maligni, soprattutto di quelli che tormentano i morti, le tigri sono scolpite su tombe e monumenti. Il sistema cinese di feng shui (geomanzia) prevede che un luogo di sepoltura sia più alto sul lato destro, il lato più forte del corpo, in modo che la Tigre Bianca possa sorvegliarlo; il Drago Blu sorveglia il lato sinistro, il lato più debole del corpo.
Nell’arte cinese, la tigre bianca appare spesso insieme al drago. La tigre bianca simboleggia il potere e l’esercito. Per questo motivo, molte cose che prendono il nome dalla tigre bianca nell’antichità sono legate a questioni militari, come la bandiera della tigre bianca nell’esercito antico e il simbolo che può comandare l’esercito.
Russia
Le popolazioni indigene della Siberia e della Russia orientale chiamano la tigre il guardiano della foresta. Considerano la tigre uno spirito protettore che mantiene la foresta sana e la natura in equilibrio.
Cosa significa sognare una tigre?
Se una tigre entra nei vostri sogni e vi chiedete cosa possa dirvi il sogno, considerate le emozioni che avete provato nel sogno. Sebbene i significati e le interpretazioni dei sogni siano personali, tutti abbiamo in comune il fatto che le nostre emozioni inconsce non ci mentono.
Ad esempio, se nel sogno ci si sente impauriti, ansiosi, eccitati o addirittura confortati, vale la pena di esaminare più da vicino queste emozioni. Le emozioni provate nel sogno possono fornire indizi su ciò che il sogno sta cercando di insegnare.
Le tigri possono essere animali temibili. Se sognate che una tigre vi attacca, può significare che siete pronti a “uccidere” e trasformare una parte della vostra vita. Oppure può significare che vi sentite impotenti, quindi dovete concentrarvi sull’acquisizione delle conoscenze, dell’esperienza e della fiducia in voi stessi per “possedere” una situazione. Le emozioni negative in un sogno possono essere un potente promemoria per agire in un settore della vita. È il modo in cui la mente subconscia attira la vostra attenzione.
Allo stesso modo, se fate un sogno piacevole di una tigre, può significare che siete finalmente “arrivati” o arriverete presto in un settore della vostra vita, a significare che avete raggiunto la padronanza.
La tigre come animale spirituale e Totem
Se una tigre cattura la vostra attenzione, sia nella vita reale che nell’arte, nei film o nei media, prestate attenzione. Non ci sono coincidenze. La tigre ha dei messaggi speciali per voi, che possono guidarvi nel vostro viaggio.
Quando la tigre è la vostra guida spirituale, siete stati benedetti da un protettore onnipotente. La tigre possiede una combinazione vincente di forza, bellezza, indipendenza e percezione oculata.
Lo spirito della tigre vi ispira a diventare padroni del vostro dominio, sia esso un campo di conoscenza, un’abilità o anche la padronanza di voi stessi in qualche modo. Diventando un maestro, potete realizzare il vostro pieno potenziale sulla Terra e diventare la persona che volete essere in questa vita.
Un animale totem racchiude i poteri protettivi dell’animale che rappresenta. Il totem della tigre è quindi un simbolo utile per manifestare forza, fiducia e indipendenza nella vita. Il totem della tigre è utile anche quando si vuole ottenere il rispetto degli altri e dimostrare il proprio diritto a essere chi si è destinati a essere.
La tigre potrebbe ricordarvi il vostro potere personale e la vostra capacità di superare gli ostacoli. Vedere questo spirito animale significa anche che si stanno superando le paure e si sta imparando a gestire emozioni forti che un tempo sembravano minacciose, ma che stanno diventando più gestibili.
La tigre nell’astrologia cinese
Nell’astrologia cinese, i nati sotto il segno della Tigre sono audaci, focosi, capricciosi e determinati. I nati sotto il segno della Tigre sono carismatici, hanno una personalità focosa e sanno bene come suscitare fascino. A volte le Persone Tigre sono un po’ irregolari e testarde e, se non si fa attenzione, il loro temperamento può diventare instabile.
La tigre rappresenta il massimo potere terreno e la protezione sulla vita umana. Scaccia le cosiddette “tre calamità”: fuoco, ladri e fantasmi.
Nell’astrologia orientale, l’ anno della tigre è un periodo di avventura, cambiamento e persino di assunzione di rischi. I nati nell’Anno della Tigre sono coraggiosi, ambiziosi e competitivi per natura. Tuttavia, sono anche generosi ed estremamente amorevoli e desiderano il meglio per tutti. L’Anno della Tigre ha luogo ogni 12 anni e in ogni ciclo un elemento è associato al segno animale. Il 2022 è l’anno della Tigre d’acqua. Pertanto, le persone sentiranno il bisogno di cambiamento e di avventura e questo si combinerà con forti emozioni e sentimenti.
Simbologia della tigre nei tatuaggi
Un tatuaggio con la tigre invia un messaggio potente al mondo perché la tigre incarna molte qualità maestose. Naturalmente, i tatuaggi sono molto personali per la persona di cui adornano la pelle. Inoltre, il modo in cui il tatuatore presenta la tigre dirà tutto. Ad esempio, le tigri possono essere sia feroci che coccolose.
Il tatuaggio di una tigre rilassata e a riposo può mostrare al mondo che siete arrivati: avete raggiunto un livello di padronanza di voi stessi, delle vostre emozioni, della vostra carriera o di un altro settore della vostra vita. In confronto, il tatuaggio di una tigre che ringhia può indicare che siete ferocemente indipendenti o protettivi nei confronti dei vostri confini e dei vostri cari.
A livello spirituale, un tatuaggio con una tigre, soprattutto se accompagnata da un drago, può indicare che cercate l’armonia nella vostra vita, l’equilibrio dell’energia yin e yang.
Tu non sei l’anima che si reincarna, tu sei un programma astrale che viene accoppiato ad un’anima per tenerla a bada, per ignorarla, o frenarla o danneggiarla. Il primo Arconte sei tu, ed è meglio che lo capisci, ed in fretta, per non risultare l’ennesimo programma da cancellare al più presto
La rivoluzione, ci piaccia o no, è arrivata. Si chiama Intelligenza Artificiale. Angelo o demone? Difficile dirlo. Rischioso fare previsioni. A dispetto dell’evidente potenziale impatto positivo sono molti coloro che concentrano la propria attenzione sulla minaccia e le criticità riconducibili a una sua diffusione non controllata. In particolare, grande attenzione è posta sul fatto che i Large Language Models non sono al 100% affidabili in quanto gli output prodotti potrebbero risentire dei bias insiti nei training set utilizzati per addestrare i modelli. Un’altra preoccupazione riguarda il potenziale effetto sostitutivo che l’IA può innescare, grazie all’automazione, nei confronti degli esseri umani. Tuttavia, proprio in ragione di un obiettivo di tutela della qualità e quantità dell’operato umano, sarebbe più opportuno assumere una prospettiva diversa, di natura costruttiva fondata su tre presupposti di fondo. Posizioniamoci un passo indietro, un gradino più in alto. Il primo fa riferimento al fatto che sarà la strategia a fare la differenza. Se prevarranno modelli di business a piattaforma (e non le tecnologie proprietarie), sarà possibile per le imprese accedere ad un pool di risorse standard in grado di garantire loro una maggiore focalizzazione su leve e aspetti che fanno la differenza. Il secondo presupposto fa invece riferimento al modo in cui si guarda al rapporto tra uomo e tecnologia (di IA). In questa prospettiva, sarà necessario leggere l’IA come una opzione per aumentare (e non sostituire) il potenziale umano. In qualche modo occorre immaginare che uomini e macchine collaborino e competano tra loro simultaneamente come una squadra di atletica che gareggia in varie competizioni (individuali e non). È pertanto fondamentale che si trovi il giusto bilanciamento tra investimenti in competenze delle persone e in tecnologia. Il terzo e ultimo presupposto riguarda invece il tema dell’evoluzione del sistema delle competenze che maestranze e manager dovranno possedere in termini di analisi dati, conoscenza e comunicazione con gli algoritmi di Intelligenza Artificiale. Si tratta di una sfida rilevante per tutte le geografie, ma assume un potenziale cruciale per l’Italia: a oggi quartultimo Paese in Europa per livello di competenze digitali e ultimo per livello di istruzione.
Poiché i BOSS (capi) dei livelli dei videogame sono chiaramente una estensione frattalica degli Arconti, o guardiani dei livelli dell’astrale (secondo il principio del come in cielo così in terra), ho cercato di capire le origini occulte della parola BOSS…. questo termine anglosassone viene dall’olandese BAAS e dal medio tedesco BOAS. E da BOAS sono giunto all’ebraico BOAZ, la colonna guardacaso di SINISTRA del tempio di Salomone.
Se la colonna di destra in massoneria individua la mitezza, quella di sinistra individua la FORZA, LA POTENZA. sarebbe un termine scomponibile in BE – IN e OAZ – FORZA, quindi IN FORZA, che quasi certamente ispirò il. Templare WOLFRAM VON ESCHEMBACH nel dare nome ANFORTAS al RE PESCATORE (RE PECCATORE).
Ne deduco che il termine BOSS (ARCONTE O CAPO, sallitane in Siriaco, da cui il termine SULTANO) derivi OCCULTAMENTE da BOAZ, ovvero CHI FA USO DELLA FORZA O DELLA VIOLENZA…
Matteo 11,12
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Ve lo traduco
DALLA CADUTA DI ADAMO FINO AD OGGI, E FINO ALLA FINE DEL TEMPO, L’ASTRALE (dice REGNO DEI CIELI, e non regno di Dio) È DOMINATO DAGLI ARCONTI
GLI HARKONNEN SONO BRUTALI (dal primo DUNE di D. Villeneuve)
Pilastro di Langhirano (PR), 7 dicembre 2023 – Abbiamo posto alcune domande a Claudio Mutti, Direttore della rivista di studi geopolitici “Eurasia”, per una disamina dei conflitti di potere nell’odierno scenario mondiale globalizzato, tramite l’analisi del contesto spaziale (quest’ultimo inteso non solo in senso geografico, ma anche sociale, economico e culturale).
D. – Dopo lo scoppio delle ostilità in Europa orientale, precisamente in territorio ucraino, un altro fronte caldo è deflagrato: il riferimento è al conflitto tra israeliani e palestinesi. Le due situazioni di guerra hanno tratti in comune?
R. – Un significativo “tratto in comune” fra l’Ucraina e lo Stato d’Israele consiste nel fatto che l’ebraismo ucraino ha dato un contributo fondamentale al regime di occupazione della Palestina: sarà sufficiente citare presidenti e ministri dell’entità sionista quali Levi Eshkol, Golda Meir, Moshe Sharett, Yitzhak Ben-Zvi, Ephraim Katzir, Yuli-Yoel Edelstein ecc. ecc. Tutti provenienti dall’Ucraina. (Anche il Parlamento Ebraico Europeo è nato su proposta della European Jewish Union, fondata da due milionari ucraini di origini ebraiche, Vadim Rabinovich e Ihor Kolomojs’kyj). Inoltre lo stesso Volodymyr Zelensky, nato da genitori ebrei diventati recentemente cittadini israeliani, il 5 aprile 2022 ha prefigurato il futuro dell’Ucraina dichiarando in una conferenza stampa che il paese dovrà conformarsi al modello israeliano. L’Ucraina, ha detto, “sarà più simile allo Stato ebraico che all’Europa occidentale”; anzi, essa dovrà diventare un “Grande Israele”, dove la società sarà altamente militarizzata e le forze armate saranno coinvolte in tutte le istituzioni. D’altronde già adesso, ha osservato “Forbes”, “le analogie con Israele sono moltissime (…) Alcune di queste sono state analizzate dal think tank Atlantic Council e da numerosi analisti”. È stato infatti un prestigioso distinguished fellow dell’Atlantic Council, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Daniel Shapiro, a rilanciare l’idea del presidente ucraino accompagnandola con alcune indicazioni essenziali per la sua realizzazione. Con Volodymyr Zelensky presidente e Volodymyr Hrojsman (anch’egli ebreo) primo ministro, l’Ucraina si è ulteriormente avvicinata a Tel Aviv: nel 2020 si è ritirata da un comitato dell’ONU istituito nel 1975 per consentire al popolo palestinese di esercitare i diritti all’autodeterminazione, all’indipendenza e alla sovranità nazionale, nonché il diritto di recuperare le sue case e le sue proprietà. Da parte sua il regime sionista ha inviato in Ucraina i suoi istruttori per la formazione militare dell’esercito di Kiev. Per quanto riguarda la funzione dei due regimi nei rispettivi contesti geopolitici, ad accomunarli è il ruolo che essi svolgono come avamposti aggressivi dell’Occidente americanocentrico contro l’Eurasia. Pedina della strategia descritta da Brzezinski nella Grande scacchiera, Kiev svolge questa funzione contro la Russia, mentre Tel Aviv è da oltre settant’anni il principale fomite di destabilizzazione e di guerre nel Vicino Oriente.
D. – Il 2 dicembre la direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell, ha dichiarato: “La Striscia di Gaza è di nuovo (da ieri) il luogo più pericoloso al mondo per essere un bambino. Dopo sette giorni di tregua da una violenza orribile, i combattimenti sono ripresi. Altri bambini sicuramente moriranno come conseguenza”. Che ha proseguito così: “Prima della pausa, secondo le notizie, più di 5.300 bambini palestinesi sono stati uccisi in 48 giorni di bombardamenti incessanti – un dato che non include molti bambini ancora dispersi e presumibilmente sepolti sotto le macerie. Se la violenza dovesse tornare su questa scala e intensità, possiamo presumere che altre centinaia di bambini saranno uccisi e feriti ogni giorno”. Un suo commento su questa immane tragedia?
R. – “Annienta madri e bambini. Questi animali non devono continuare a vivere. Sterminateli e non lasciatene nemmeno uno. Ogni ebreo che possiede una pistola dovrebbe uscire e ucciderli”. Queste parole di un vecchio militare israeliano di nome Ezra Yachin, diffuse da un video che ha avuto ampia circolazione, sono rappresentative dell’azione genocida intrapresa dal regime sionista, nato dalle imprese terroristiche di organizzazioni quali la Haganah, l’Irgun e la Banda Stern e dall’operazione di pulizia etnica iniziata ottant’anni fa. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha cercato di giustificare lo sterminio indiscriminato dicendo che i civili a Gaza erano consapevoli degli attacchi di Hamas e ne erano complici; il ministro della Salute Moshe Arbel ha dichiarato che i Palestinesi feriti catturati non sarebbero stati curati; l’ex rappresentante permanente di Israele presso l’ONU Dan Gillerman ha affermato che i Palestinesi sono “orribili animali”. “Stiamo combattendo contro animali”, gli ha fatto eco il ministro della Difesa Yoav Gallant, mentre il parlamentare Ariel Kallner ha sostenuto che “il nemico deve essere definitivamente annientato” e un altro, Moshe Saada, ha affermato: “Niente più operazioni chirurgiche, corridoi umanitari e operazioni di allerta porta a porta”. Giora Eiland, ex capo del Consiglio per la sicurezza nazionale di Israele, ha scritto su “Yedioth Ahronoth” che “Gaza diventerà un luogo in cui nessun essere umano potrà sopravvivere”. In fin dei conti i dirigenti sionisti citano spesso e volentieri come testo paradigmatico il Libro di Giosuè, nel quale è rievocato in termini epici il massacro di uomini, donne e bambini (ma anche di buoi, pecore ed asini) con cui fu inaugurata la colonizzazione della “terra promessa”.
D. –Il Governo italiano, già dal suo insediamento, si è collocato su posizioni nettamente atlantiste. Così anche l’Unione Europea. Tale adesione non contrasta con gli interessi nazionali ed europei?
R. – Dopo l’invio di armi a Kiev e il sostegno al regime genocida di Tel Aviv, adesso è l’uscita dell’Italia dalla Via della Seta a coronare l’azione antiitaliana ed antieuropea di uno dei governi più servilmente proni agli ordini di Washington. D’altronde gli orientamenti del governo Meloni in politica estera, in particolare per quanto concerne la questione fondamentale dei rapporti con la superpotenza egemone e con la sua propaggine israeliana, erano facilmente prevedibili al momento del suo insediamento, il 22 ottobre 2022. Otto mesi prima Giorgia Meloni si era recata (per la terza volta) alla conferenza annuale inaugurata da Ronald Reagan nel 1974 ed ospitata in Florida dall’American Conservative Union; lì si era rivolta ai “cari conservatori americani” in qualità di presidente dello European Conservatives and Reformists Party, “un partito – spiegò – che riunisce quarantaquattro partiti patriottici e conservatori d’Europa e del resto del mondo, compreso il Partito Repubblicano americano”, oltre al Likud israeliano. Sono queste forze politiche, concluse, a rappresentare “la vera Europa e la vera America”. D’altronde il ministero degli Esteri del governo Meloni è stato affidato ad Antonio Tajani, il quale fino al 12 ottobre 2022 è stato vicepresidente del PPE, un partito rappresentato nella NATO Parliamentary Assembly, l’organismo che svolge una funzione di raccordo fra la NATO e i parlamenti nazionali dei paesi membri. Tajani è stato decorato dal regime di Kiev con l’Ordine di Jaroslav il Saggio per il “ruolo svolto dal Governo italiano nel sostegno all’Ucraina”; altrettanto indiscusso è il lungo e convinto impegno filosionista del ministro degli Esteri, al quale la comunità ebraica europea ha dedicato un boschetto di 18 alberi sulla terra sottratta ai Palestinesi.
D. –Ucraina, Israele, Armenia e Azerbaigian, Iran, Yemen, Etiopia, Repubblica Democratica del Congo e Grandi Laghi, Sahel, Haiti, Pakistan, Taiwan, ecc… Quali sono le crisi da monitorare con maggiore attenzione nel 2024?
R. –Gli analisti statunitensi ritengono indispensabile arginare l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese, che rappresenta la principale minaccia per il potere mondiale degli Stati Uniti. Perciò tra i luoghi “caldi” da Lei elencati io privilegerei l’ultimo: Taiwan. Quest’isola possiede un’importanza strategica fondamentale, dal momento che essa controlla il Mar Cinese Meridionale, uno specchio d’acqua che non solo è ricco di risorse naturali, ma è anche attraversato da un terzo dei flussi commerciali internazionali. L’isola si trova a metà strada fra la potenza commerciale giapponese e lo Stretto di Malacca, che, essendo la principale via di comunicazione tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, è una delle vie marittime più importanti al mondo. Priva di Taiwan, la Cina non solo è incompleta, ma si trova imprigionata nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Giallo, minacciata da una potenziale “portaerei americana” che non dista nemmeno duecento chilometri dalle sue rive. Nella sua relazione al XX Congresso del PCC, tenutosi nell’ottobre del 2022, il presidente XI Jinping ha detto: “Taiwan è Cina. Risolvere la questione di Taiwan spetta ai Cinesi e a nessun altro”. È facile capire che, qualora gli USA si ostinassero a negare a Pechino il diritto di ricongiungere Taiwan alla Madrepatria, la situazione di crisi che ne deriverebbe sarebbe gravissima.
D. –Il presidente della Federazione russa ha firmato un decreto per aumentare del 15% il numero dei soldati, per le “crescenti minacce” legate “all’operazione militare speciale” e “alla continua espansione della Nato”. Cosa ci riserva il futuro? Quali scenari potrebbero delinearsi?
R. – Secondo il decreto pubblicato venerdì scorso sul sito del Cremlino, il numero totale delle persone in servizio nelle forze armate russe è stato fissato a 2.209.130, di cui 1.320.000 militari. In base al decreto precedente, in vigore dal 1° gennaio 2023, la cifra ammontava a 2.039.758 uomini, compresi 1.150.628 militari. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che “non è prevista alcuna mobilitazione” e che “l’aumento del numero del personale militare delle Forze Armate della Federazione Russa verrà attuato gradualmente con i cittadini che esprimono il desiderio di prestare il servizio militare sotto contratto”. Insomma, sembra che la partita sia praticamente conclusa. Nonostante le perdite che ha dovuto subire e nonostante il massiccio sostegno fornito dalla NATO al fantoccio di Kiev, la Federazione Russa ha messo al sicuro le regioni del Donbass ed ha neutralizzato l’Ucraina. Tuttavia, grazie all’autolesionistico collaborazionismo europeo, gli Stati Uniti sono riusciti a sabotare l’alleanza energetica fra la Russia e il resto dell’Europa e ad impedire la simbiosi fra le grandi risorse russe e la tecnologia delle industrie europee.
D. –Lei coordina e dirige la Rivista Eurasia. Vuol parlarcene, così da farla conoscere meglio?
R. – “Eurasia” è, come recita il sottotitolo, una “Rivista di studi geopolitici”, la quale si propone di promuovere, stimolare e diffondere la ricerca e la scienza geopolitica nell’ambito della comunità scientifica, nonché di sensibilizzare sulle tematiche eurasiatiche il mondo politico, intellettuale, militare, economico e dell’informazione. Fondata nel 2004 con la garanzia di un dignitoso comitato scientifico, “Eurasia” ha celebrato il suo ventennale di vita con un numero speciale, il settantatreesimo della serie, dedicato alla “geopolitica del sionismo”. Oltre alle analisi geopolitiche, alla critica delle dottrine dominanti e all’illustrazione di ipotetici scenari futuri, sulle quasi ventimila pagine di “Eurasia” sono apparsi anche articoli, saggi e studi riportanti riflessioni, risultati e metodologie acquisite nei campi dell’etnografia, della storia delle religioni, della psicologia dei popoli e delle identità collettive, della morfologia della storia, della sociologia, dell’economia, della scienza politica, della scienza delle comunicazione.