MERCURIO DETTO HERMES

di Vincenzo Di Maio

Esiste un prisma lisergico con inquadrature plasmatiche in continua mutazione plastica e di materiale metallico.

E sembra che sia strettamente relazionato alla ghiandola pineale.

È il Mercurio.

Materiale caro a Hermes, il messaggero dell’Olimpo, è il nome del pianeta più vicino al Sole.

Questo prisma lisergico mi è capitato di ingerirlo incidentalmente da bambino in piccole dosi e chissà se forse non è una delle cause di alcuni problemi vincolanti od opportunità possibili di oggi.

Fatto sta, che questa materia alchemica mi è molto cara poichè credo rappresenti simbolicamente la realtà totale nella sua intera complessità.

Le inquadrature sono mutevoli poiché questo metallo liquido simile all’acqua non possiede colore ma riflette come uno specchio la realtà esterna secondo geometrie variabili semplificate al massimo in un piccolo sferoide ovulare, grande quanto la ghiandola pineale.

Il suo potere musicale è la mutazione continua che si frena soltanto davanti alla serenissima freddura dello zero assoluto.

Inebriante come uno stimolo creativo permette alla fantasia di volare generando porte sensibili alla magia più potente dell’Universo che Dio ha dato agli umani, ricordando ad essi quanto è piccolo il loro mondo davanti all’immensità del Cosmo e alle sue infinite dimensioni di una stessa realtà che apre porte su porte, innescando ordigni poderosi di pura energia tra mondi paralleli sempre più convergenti in un unico punto nodale di realtà infinita e immensa come la grandezza altissima di Iddio.

MERCURIO DETTO HERMES
MERCURIO DETTO HERMES

Game over. L’Ucraina ha perso la guerra…

di Alessandro Orsini

04 Dicembre 2023

In questo post vi spiego perché sperando di aprire gli occhi a tante persone sulla corruzione totale del sistema dell’informazione in Italia. Vorrei anche spiegarvi perché avete tutto il diritto di nutrire un sommo disprezzo verso le persone che occupano le posizioni apicali nel mondo dell’informazione in Italia, buona parte dei conduttori televisivi e radiofonici, molti direttori di quotidiani e un numero ragguardevole di direttori di istituti di ricerca specializzati nello studio della politica internazionale.

I fatti sono questi.

La controffensiva ucraina è stata un fallimento colossale e adesso la Russia è passata al contrattacco, come avevo ampiamente previsto contro gli insulti di un gruppo di corrotti che opera per manipolare l’opinione pubblica al fine di creare consensi intorno alle politiche criminali del blocco occidentale in Ucraina e in Palestina. L’Ucraina si è letteralmente dissanguata durante la controffensiva e la sua ultima mobilitazione è stata un fallimento di dimensioni spaventose. Il risultato è che il governo Zelensky non è riuscito ad arruolare i soldati di cui ha bisogno nei prossimi mesi al punto che ha dovuto aumentare vertiginosamente il numero delle donne ucraine impegnate nella guerra, un aumento del 40% dal 2021 a oggi. L’Ucraina è passata alla difensiva profonda e, in questo momento, sta precipitando nella spirale della disperazione. Lo stesso Zelensky ha riconosciuto il fallimento. Nel frattempo, l’esercito della Russia si sta rafforzando enormemente per fronteggiare un’eventuale Terza guerra mondiale contro quel gruppo di falliti totali che guida la Nato e l’Unione europea.

L’obiettivo della guerra di Zelensky era liberare cinque regioni: Crimea, Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Luhansk. Non ha liberato nemmeno un giardinetto pubblico e non avrà la possibilità di farlo in futuro perché non avrà i mezzi militari, i soldati e i soldi per condurre una nuova grande controffensiva. Quindi “game over”. La guerra di Kiev è persa perché gli obiettivi per cui Kiev combatte la guerra (per conto della Nato) non possono essere raggiunti. Adesso è soltanto questione di tirare a campare, anzi, a crepare.

Ringraziate i gran corrotti che hanno creato consensi intorno alle politiche criminali del blocco occidentale in Ucraina responsabili della morte di centinaia di bambini ucraini. Dissi: “Putin può sventrare l’Ucraina come e quando vuole” e così è stato. Dissi: “Per ogni proiettile della Nato che l’Ucraina lancerà contro la Russia, la Russia lancerà dieci proiettili contro l’Ucraina” e così è stato.

Io sono un esponente del movimento pacifista italiano e mi batto per una società mgliore, più libera e più giusta, costruita intorno al diritto all’infanzia; una società in cui i diritti dei bambini a vivere siano più importanti dei diritti degli adulti a fare politiche di guerra. Questo è il motivo per cui i più grandi corrotti del nostro Paese mi hanno diffamato e insultato così a lungo e così violentemente. Non ho mai avuto paura di loro, non sono mai arretrato e continuerò ad attaccare questi corrotti a testa bassa. Molti dei corrotti che ieri mi diffamavano oggi mi corteggiano, ma non voglio avere niente a che fare con loro. Non abbiate timore di dire: “Io sono un esponente del movimento pacifista italiano”. Tutti voi potete esserlo, non servono tessere o iscrizioni.

Avanzi l’Italia, avanzi la pace.

Risorga il movimento pacifista.

Tratto da: L’Antidiplomatico

Game over. L'Ucraina ha perso la guerra...
Game over. L’Ucraina ha perso la guerra…

LA MISTIFICAZIONE DI SAN PIETRO

di Mike Plato

Atti 3: 12 Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest’uomo? 13 Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e RINNEGATO di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo; 14 voi invece avete RINNEGATO il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino 15 e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni.
Mio commento :
Arneomai e aparneomai sono i due verbi usati il primo in Atti, e il secondo nei Vangeli quando cristo afferma che Pietro lo rinnegherà tre volte. Due considerazioni sono da farsi.
Punto primo. In altra sede, Cristo è chiaro, e vi sono 2 occorrenze
Matteo 10,33
chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
Luca 12,9
ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio
Ergo, se Pietro rinnega tre volte il maestro – e tre volte nella tradizione rappresentano un fatto definitivo e senza appello – vuol dire che è rinnegato dal Cristo. Di qui non si può scappare. Quindi la Chiesa fittizia che emergera da Pietro è rinnegata ab origine perché rinnega Cristo. In senso lato, se nega Cristo, secondo la definizione dell’anticristo fatta da Giovanni, essa nasce ANTICRISTICA.
Punto secondo : Pietro non dà mai prova di pentimento per quel rinnegamento, mai mezza volta. Né di fronte al cristo risorto né di fronte ai suoi ADELPHOI (fratelli in spirito). Anzi, in Atti ci troviamo innanzi ad un gesto di profonda ipocrisia da parte di Pietro il quale, due volte dice ai giudei VOI LO AVETE RINNEGATO. Mi sarei atteso un COME L’HA RINNEGATO ANCHE CHI VI PARLA. sarebbe stata l’occasione ideale per esprimere umiltà e invece Pietro il Rinnegatore accusa il popolo di rinnegamento. IPOCRISIA AL MASSIMO LIVELLO
In GALATI 2, l’ipocrisia di Pietro viene messa in evidenza da Paolo. Leggiamo infatti
11 Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. 12 Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. 13 E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. 14 Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei
Se c’era un aspetto che Cristo detestava più di ogni altra COSA era L’IPOCRISIA.
Vediamo chi è l’ipocrita :
Chi parla o agisce con ipocrisia, fingendo virtù, buone qualità, buoni sentimenti che non ha, ostentando falsa devozione o amicizia, o dissimulando le proprie qualità negative, i proprî sentimenti di avversione e di malanimo, sia abitualmente per carattere, sia in particolari circostanze, e sempre al fine di ingannare altri, o di guadagnarsene il favore.
Ma c’è un aspetto importante, cruciale, dell’ipocrisia, quello qui descritto da Yeshua
Matteo 23,3
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
DIRE E NON FARE, MISTIFICARE, simulare di essere virtuoso laddove si è viziosi.
Nel caso di Pietro in Atti, l’ipocrisia sta nel fatto di accusare qualcuno di un crimine da egli stesso commesso e mai confessato

LA MISTIFICAZIONE DI SAN PIETRO
LA MISTIFICAZIONE DI SAN PIETRO

IL KARNA PARVA

di Otrumis Xi

Il testo antico Karna Parva, racconta la storia della guerra dei “Deva” , gli “Asura” e del grande condottiero Sankara Mahadeva che si spostava nel suo ” raggiante veicolo celestiale, un Vimana. ” E’ scritto che attaccò la tripla città di Tripura dei suoi nemici, anch’essi “divini” Daitya e Danava, distruggendola completamente con la sua arma divina e mandando le razze ribelli a bruciare in fondo all’Oceano di Occidente. Il testo dice: ” L’ illustre divinità partì veloce, ed il suo mezzo, che rappresentava il centro dell’ intero universo, entrò nella tripla città. Si sentirono urla di dolore lanciate da tutti quelli colpiti. La tripla città fu distrutta, e con lei gli Asura e i Danava furono sterminati dagli dèi (Deva) e mandati giù nelle acque profonde.” Il mito ci dice che dai Figli di alcuni” Deva”e dalle Figlie degli Uomini nacquero i Daitya, i Danava, (Nephilim biblici??) .

Nel Rig Veda, gli “Asura” sono gli esseri divini negativi, e la loro etimologia deriva da Asu, respiro, il “Respiro vitale ”, ed ha lo stesso significato dello Spirito Supremo, l’Ahura di Zoroastro iranico. (per i Persiani gli Asura erano invece gli Dèi positivi).

Interessante è la presenza nella mitologia scandinava di una classe di divinità dall’aspetto nordico, biondi, ovvero gli “Æsir” con funzioni e prerogative simili agli Asura Indo – Iranici, ugualmente in lotta con la classe avversaria dei Vanir. Interessante è notare come, secondo alcuni, in lingua etrusca il termine “Aesar” significhi divinità. (Francesco Inghirami, Monumenti Etruschi o de etrusco nome, Badia Fiesolana, 1821, p. 259)

Tutto ciò è una prova del legame forte tra i popoli indoeuropei .

Secondo l’interpretazione evemeristica di Snorri Sturluson, gli Asi erano originari dell’Asia e da quel luogo si sarebbero “spostati” seguendo il loro capo Odino verso le terre del nord, fermandosi in Svezia (Svíþjóð). La loro patria d’origine era Ásaheimr (“regno degli Asi”), anche chiamata Goðheimr (“terra degli Dèi”), e capitale di tale regno era Ásgarðr ovvero il “recinto degli Asi”.

Nel racconto riportato nella Saga degli Ynglingar, Ásgarðr era un centro di culto dove si tenevano solenni sacrifici cui presiedevano dodici sacerdoti (díar o drótnar) che erano nel frattempo i capi a cui spettavano le decisioni. Essi poi sarebbero stati divinizzati dai loro sudditi; nel caso di Odino, in particolare, si dice che, prossimo alla morte, lasciò la Svezia affermando che aveva l’intenzione di tornare nella sua antica patria, detta anche Goðheimr (“paese degli dèi”) e i suoi seguaci credettero che da allora egli vivesse in eterno ritornato ad Ásgarðr.

IL KARNA PARVA
IL KARNA PARVA

Tianxia, filosofia e potente leva per il nazionalismo cinese

di Vincenzo Rampolla

I fautori del confucianesimo politico vedono in Tianxia il domani di un governo mondiale che superi gli egoismi nazionali, vera pestilenza del pianeta. Per il nazionalismo cinese il concetto di Tianxia è una potente leva di precetti della tradizione caduti nell’oblio e rispolverati da intellettuali cinesi. Il fine è dimostrare continuità tra tradizione e presente, senza rinnegare il carattere autoritario dell’attuale regime; emerge la dialettica tra il desiderio di riforma politica e la tenace difesa del ruolo del Partito-Stato, tra la volontà/bisogno di integrare pesantemente la Cina nel mondo e i tentativi di rafforzarne l’identità di fronte alla globalizzazione. Chiarissimo. Ping pong sottile, raffinato e feroce, eretto su base millenaria.

Studia il passato, se vuoi prevedere il futuro (Confucio)

Il legame tra confucianesimo, modernizzazione e democrazia non è novità in Cina. Dall’inizio del ‘900, prima della rivoluzione comunista, alcuni studiosi tentarono di salvare la memoria confuciana rivedendola con la lente della democrazia liberale. Dopo il 1949, esiliati a Taiwan, hanno ripreso l’opera con rinnovata finalità: optare per un profilo estremo, rinnegando il Confucio democratico. Più un pensatore appare radicale, più è alla moda, come Jiang Qing, che ha lanciato l’idea di insediare in Senato seguaci di dottrina confuciana o chi invoca addirittura il confucianesimo come religione di Stato.

Che parte ha la Cina nell’arena internazionale? Da anni la parola chiave è Tianxia, per citare una nuova istituzione mondiale:Tutto sotto il Cielo. Ardua una chiara definizione. Tianxia, carica di storia e seminata da Confucio (551- 479 a.C.), è il Mondo terrestre, ma non fisico, la visione dell’Universo, l’area divinamente conferita all’Imperatore da chiari principi gerarchici universali: il centro assegnato alla corte imperiale, esteso all’esterno ai funzionari maggiori e minori e poi ai cittadini comuni, infine alla frangia plebea dei ‘barbari’. Tianxia introduce un potere ideale, globale e eterno. Mencio (380-289 a.C.), grande studioso che continuò e sviluppò l’opera di Confucio, sottolinea che solo un’autorità politica che segue la Via e il cuore del popolo, sarà legittimata e degna di governare gli affari del mondo.

Durante la dinastia Han (206 a.C.- 220 d.C.), l’equivalenza Tianxia – Nazione Cinese evolve con la pratica di conferire terre e autonomia agli aristocratici, per evitare spese militari per la loro sottomissione. Malgrado l’autonomia di molte aree, la pratica attecchì e diffuse lingua e cultura cinese in un’area di 6 milioni km², a quel tempo il più vasto Impero da governare.

Al tempo della dinastia Song (960-1279), l’Imperatore minacciato d’invasione dagli Stati nordici e cosciente dei rischi di una guerra per il Paese e il popolo, per dipanare le tensioni i governanti hanno messo a punto false relazioni di parentela con i capi di uno degli Stati. Finale agro-dolce.

Nel ‘600, alla caduta della dinastia Ming (1368-1644), anche chi ha perso il proprio Paese può e deve difendere Tianxia, è responsabilità di tutti. E la parola assume il valore di mondo civilizzato. La pacificazione di Tianxia è sempre stato il significato ultimo del diktat politico del confucianesimo: trasformare il mondo in uno spazio unificato, in conformità con l’ideale dell’umanità civilizzata. In questo senso, Tianxia può dare vita a un’etica universalista che compromette la legittimità dello Stato in conflitto con il nazionalismo. Alcuni studiosi cinesi guidati da Sheng Hong affermano che, con la modernizzazione, la Cina si è trasformata da civiltà in uno Stato-Nazione di stile occidentale. Adulato come l’incarnazione dell’idea cinese di globalizzazione, Sheng ha dato vita al Tianxiaismo, nuova corrente di pensiero con cui la Cina supererà la civiltà occidentale e aprirà la strada alla pace universale.

Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso (Confucio)

Sheng, noto per le sue ricerche in linea con la teoria della scelta razionale, definisce la civiltà come una modalità di soluzione dei conflitti in cui gli attori sono guidati dal calcolo dei costi e dei benefici e dove lo scopo del gioco è riconoscere che la cooperazione è più razionale della rivalità. Per il Paese è tempo di affrontare un dilemma: saprà convincere altri popoli a adottare la stessa strategia e tutti ne trarranno vantaggio, oppure fallirà e i suoi avversari sceglieranno la cieca ricerca degli interessi nazionali? La visione di Sheng è paradossale: lo spirito Tianxia è antitetico a tutti i nazionalismi, fatta eccezione per il nazionalismo cinese, puramente difensivo e non interessato a conquistare il mondo. Commedia o falsità? La Cina è dunque chiamata a creare un nuovo ordine mondiale nello spirito Tianxia, ​​e lo farà quando il suo nazionalismo glielo permetterà, avendo conquistato un’adeguata potenza. Nonostante le critiche, Sheng promuove il Tianxiaismo come via per la pace universale nei diecimila Stati. Significatico il titolo del suo libro del 1999, Opening the Path to Peace for Ten Thousand Generations, in cui distingue tra cultura occidentale nazionalista e cultura cinese, filo Tianxia e pacifica. Nel 2006, all’epoca della crisi nucleare iraniana, Sheng attacca la legittimità delle sanzioni Usa contro l’Iran. Per lui, la corsa agli armamenti nucleari ha profonde radici nel darwinismo sociale (dottrina nazionalsocialista… Condanna ogni tipo di intervento pubblico volto a aiutare in maniera cieca tutti i bisognosi, incoraggiando il moltiplicarsi degli individui inferiori. – H.Spencer) e nel sistema degli Stati-Nazione. È tempo di delegittimare le 5 grandi potenze del possesso di armamenti nucleari e introdurre il principio del Tianxiaismo nell’ordine mondiale. E nasce un secondo grottesco paradosso: per la Cina il nazionalismo e il darwinismo sociale sono modalità per realizzare l’ideale del Tianxiaismo.

Ed è l’ora di un altro pensatore, Zhao Tingyang. Afferma che non c’è ancora una teoria del mondo, ci sono teorie al massimo di affari internazionali, ma nessuna categoria del mondo, unita e irriducibile. Questa incapacità di pensare il mondo nella sua unitarietà, intesa con unificazione, porta a non ammettere l’interesse comune al di là dello Stato-Nazione e vede il mondo come uno spazio senza sovranità, dove vagano solo risorse da sfruttare. L’attuale globalizzazione – dice Zhao – ci tiene in stallo, verso l’intensificazione e la brutalizzazione della concorrenza tra Stati nazionali. Non emerge una società globale, ma un nuovo Impero, incarnato per il momento dagli Usa. In pratica Zhao propone di virare su Tianxia e invita ad andare oltre lo Stato-Nazione. In questa governance senza esclusioni offerta dalla nozione cinese di Impero, non ci sono differenze gerarchiche tra Stati e Nazioni: Tutti quelli sotto il cielo sono nello stesso ordine, il potere / responsabilità è distribuito secondo il mandato celeste e il cuore del popoloIl vero obbligo dell’Impero è mettere in ordine il mondo, non dominarlo: ogni Paese deve cercare di fare dei suoi nemici i suoi amici. Per incoraggiarli in questa direzione basta dare l’esempio.

L’autorità assoluta dell’imperatore e l’estensione della Tianxia con l’annessione di Stati vassalli decade a fine ‘700 nelle relazioni con la Gran Bretagna. Certa di trattare con la Cina come con le altre nazioni europee, la proposta dell’ambasciatore inglese di ridurre i freni al commercio scatena il rifiuto dell’Imperatore: La Cina è la Nazione più importante e divina sulla Terra e non ha alcun interesse per le merci straniere, si sente dire,ma dopo la resa alla 2ª guerra dell’oppio, la Cina deve inchinarsi a Londra come a una Nazione sovrana, una sua pari, costretta a rinunciare a trattare con altre Nazioni nell’ottica Tianxia e a aprire un Ufficio Affari Esteri. Un nuovo duro colpo all’idea di Tianxia è assestato dalla sconfitta cinese nella 1ª guerra con Tokio, quando i giapponesi revocano per sempre alla Cina il protettorato sulla Corea. A inizio ‘900 l’ambasciatore cinese in Gran Bretagna riconduce Tianxia alla visione tradizionale del mondo, riportandola al rapporto cinese-straniero.

Chen Yun è il terzo pensatore del confucianesimo politico che sale alla ribalta. Parte dall’idea di una trasformazione della Cina da civiltà a Stato-Nazione, pregna di eredità confuciana. Per Chen, i 3 principi del popolo, Governo del popolodal popoloper il popolo elevati a rango di ideologia della rivoluzione repubblicana nel 1911 e assurti a ideale sociale imposto dal PCPC (Partito Comunista Popolare Cinese) alla nascita nel 1949, sono ispirati da Confucio: reinterpretazione dell’idea di primato del popolo (minben) e nuovo discorso utopico di integrazione universale (datong). Chen sostiene che il discorso comunista sia un insieme di espressioni derivanti dalla tradizione confuciana: la legge storica ​​è solo una traduzione moderna del mandato celeste, le masse popolari ne sono il fondamento e la legittimità politica è un nuovo nome per Tianxia. Il figlio del popolo, nomina onoraria per i governanti, è una versione secolarizzata del figlio del Cielo, inutile nasconderlo. E Chen afferma che il pensiero di Tianxia sul confucianesimo non è mai stato rimosso del tutto dalla vita politica e in silenzio, ma con costanza, interviene nella modernizzazione della Cina. Egli vede in Mao Tse-Tung la volontà di lottare contro ogni burocratizzazione e istituzionalizzazione. Così, la Rivoluzione Culturale (1966-1976) è stata una distruzione creativa che ha permesso al popolo di diventare il vero soggetto della modernizzazione cinese. Le campagne lanciate da Mao ancora oggi esercitano la loro influenza, in linea con la cultura confuciana che cambia le menti delle persone dall’interno attraverso molteplici attività collettive e non impone norme istituzionali esterne alla comunità. Chen propone di reintrodurre la dimensione morale e spirituale nella cultura cinese e formare i junzi, i buoni confuciani, piuttosto che i normali cittadini, in modo che la logica dello Stato-Nazione intacchi meno l’esistenza individuale.

Chi desidera assicurare il bene di altri, si è già assicurato il proprio (Confucio)


Nonostante le loro aspre e sottili critiche al Sistema nazionale-Stato internazionale e al nazionalismo, l’umore nazionalista dei tre pensatori è radicato. La filosofia politica e le Scienze Sociali insegnate nella Cina contemporanea sono in verità importate dall’Occidente e dominate da concetti, teorie e metodologie occidentali. Un ritorno all’antico lessico cinese e una critica all’eurocentrismo diventano due strategie chiave, svolazzo utile purchè integrato con un’analisi del loro rapporto con il potere. Che significa? Con la sconfitta del movimento democratico del 1989, censurato ma al contempo beneficiario dei frutti della crescita, gli intellettuali cinesi non sono più uniti nella richiesta di democratizzazione. Si sono disseminati in vari campi, alcuni finiti in una alleanza oggettiva con il regime, simulando l’ingenua credenza che gli interessi cinesi dipendano dal potere della Nazione e dalla sua stabilità, convinti che il percorso intrapreso dalla Cina in definitiva non sia poi da buttare. In questo senso, millantata come innovazione istituzionale e modernità dell’Asia orientale, con i termini della nuova sinistra cinese per giustificare la visione di uno stato forte che sfida gli standard occidentali, Tianxia è un modalità dei conservatori per mettere la maschera al proprio nazionalismo e alla loro collaborazione con il potere, volontaria o imposta che sia.

È sorprendente che i tre pensatori propongano una visione del mondo come un tutto, senza applicarla alla propria ricerca. Per loro, il mondo pare fatto solo dall’Ovest e dalla Cina: il primo fonte di tutti i mali, la Cina una civiltà che porta soluzioni. La loro visione dell’Ovest è minima e ambigua, ma la contrapposizione Cina – Ovest è di effetto e spalaca le vie mediatiche a parlare in nome della filosofia cinese, del pensiero cinese, della via della seta cinese. Zhao lo dice chiaro e tondo: Ho scritto il libro perché la Cina è sulla scena [internazionale]lo è già, ma ancora non può dire nullaPuò solo fare.

Non importa quanto vai piano, l’importante è che non ti fermi (Confucio)

È il terzo paradosso che sguscia dietro la maschera: Tianxia è un orizzonte mondiale in cui la Cina vuole e deve restare al centro del mondo. La mascherata continua il suo gioco.

Tratto da: Nel Futuro

Tianxia, filosofia e potente leva per il nazionalismo cinese
Tianxia, filosofia e potente leva per il nazionalismo cinese

Una ragazzina in carcere: quando lo Stato prevarica i diritti dei genitori

a cura della Redazione

02/12/2023

Gli orrori del Forteto e di Bibbiano hanno avuto una certa risonanza. Ma nella quotidianietà purtroppo il sistema di tutela dei minori tende ad essere abusante. È troppo facile, quando c’è una famiglia in crisi, che lo Stato calpesti i diritti dei genitori (in questo caso della madre) e del minore. Hanno troppo potere i consulenti che dispongono l‘allontanamento del minore da quel che resta della sua famiglia. Allontanamento che di fatto è una totale privazione della libertà. 

Pubblichiamo la testimonianza di una ragazza, che per ovvi motivi di riservatezza chiamiamo con un nome di fantasia, Anna.

«Salve, mi chiamo Anna, ho 16 anni, frequento la terza liceo con ottimo profitto, mi trovano molto simpatica, faccio parte di una affiatata squadra di pallanuoto, insomma, nulla che non vada, a parte i normali problemi adolescenziali che dovrei avere.

E invece ho dei problemi molto più grandi di me e mi trovo ad affrontare un periodo molto difficile, perché sto cercando di riprendermi da una brutta vicenda che mi ha riguardato per quasi un anno. 

I miei si sono separati di comune accordo circa due anni fa perché la situazione era insostenibile, ma io e la mamma pensavamo ingenuamente che la situazione si sarebbe aggiustata più in là. Per lungo periodo ho passato senza problemi metà del mio tempo con mio padre (non riesco a dire papà dopo quello che mi ha fatto) e metà con la mia mamma.

Poi sono iniziati dei periodi bui per mio padre, subiva tensioni che scaricava su di me non soltanto picchiandomi, ma soprattutto ferendomi psicologicamente, dicendomi che ero stata un errore sin dalla nascita e tanto altro di molto offensivo: pensate che avevo 14 anni. 

Iniziai così a non volerlo più vedere e sentire e da qui iniziarono i guai per me e mia mamma.

Io e lei veniamo chiamate in tribunale perché mio padre accusava mia mamma di avermi messo contro di lui, cosa non vera.

Ma anche se fosse stata vera, la soluzione non doveva essere quella che leggerete.

Iniziano continui colloqui con i Ctu (Consulenti tecnici d’ufficio) del tribunale, tra psicologi, psicologhe, psichiatri. La prima volta però il giudice diede ragione a me, grazie anche a una Ctp (Consulente Tecnico di Parte: vorrei tanto non conoscere queste sigle) designata da mia mamma. Purtroppo i consulenti di parte costano tantissimo perché nessuna legge limita i loro tariffari. 

Mio padre però fece ricorso e purtroppo vinse. 

Risultato? 

Sono finita in una comunità per minorenni! 

Non mi aspettavo che a quasi 15 anni ci sarei andata, pensavo che questo ingiusto trattamento fosse riservato ai bambini, non a una persona di 15 anni e invece non è così e ho scoperto molti casi simili al mio. La comunità era ed è molto bella, nuovissima, avevo un buon rapporto con gli altri e le altre ospiti, quasi tutti e tutte della mia età, però non potevo avere liberi contatti con mia mamma perché era stata giudicata “alienante” e fesserie simili, mi era stato tolto lo smartphone, non potevo uscire da sola ma solo accompagnata da un’educatrice e solo per lo stretto necessario, per esempio per regolarmi l’apparecchio ai denti e poco altro. Per il resto niente, sempre rinchiusa, al massimo potevo andare in giardino, chiedendo il permesso, e c’erano cancelli dai quali era impossibile vedere l’esterno e viceversa. Avevo le inferriate alle finestre per non scappare, potevo seguire le lezioni solo in dad perché a scuola avrei potuto chiedere un telefono a qualche amica, niente pallanuoto, amici, amiche, solo incontri di mezz’ora al mese con mio padre e l’altra mezz’ora con mia mamma, solo in presenza di un’educatrice: un reset come lo chiamano, una bonifica. Ecco, una ragazzina in carcere. 

Sono entrata a Gennaio e sono uscita gli ultimi giorni di Novembre e ora non voglio mai più vedere e sentire mio padre che se non mi avesse fatto questo, forse col tempo avrei potuto pensare di rivederlo, sentirlo.

Non provo rancore perché non voglio ammalarmi, ma questo tizio deve capire che così ha peggiorato irrimediabilmente la situazione. Ciò che vorrei è dare testimonianza di quanto certe azioni da parte dei tribunali siano pericolose nei confronti di persone molto giovani, sperando che mai più avvengano queste atrocità».

Tratto da: Pro Vita e Famiglia

Una ragazzina in carcere: quando lo Stato prevarica i diritti dei genitori
Una ragazzina in carcere: quando lo Stato prevarica i diritti dei genitori

GESU’ CRISTO: UN EBREO ANOMALO

di Mike Plato

Cristo era un ebreo totalmente anomalo. L’ebreo non sconfesserebbe mai il fatto di essere ebreo, perché egli si sente tale per l’eternità, orgoglioso di esserlo, e avverte potentemente l’appartenenza. Cristo invece, veicolando un’anima pneumatica potentissima, fu capace di trascendere la sua umanità, la sua genealogia, la sua appartenenza alla razza, secondo la via di Melkizedek. Paolo sintetizza magnificamente tutto ciò in Galati 3,28:

Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.

Questa è una lezione che non solo gli ebxei ma l’intero universo ilico non può e non vuole capire, attaccato alla propria condizione umana come una cozza allo scoglio. E finché sarà così – e sarà sempre così fino alla consumazione dell’eone- la morte avrà pieno e totale dominio, laddove un essere cristico potrà dire:

E la morte non avrà più dominio.

I morti nudi saranno una cosa

Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;

Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,

Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;

Benché ammattiscano saranno sani di mente,

Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,

Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;

E la morte non avrà più dominio.

GESU' CRISTO: UN EBREO ANOMALO
GESU’ CRISTO: UN EBREO ANOMALO