COS’E’ IL RAZZISMO?

di Alexander Dugin

“Indubbiamente razzista è l’idea di globalizzazione unipolare. Questa forma di razzismo si basa sull’idea che la storia e i valori della società occidentale, e soprattutto americana, equivalgono a leggi universali, e cerca artificialmente di costruire una società globale basata su valori in realtà locali e storicamente specifici: democrazia, mercato, parlamentarismo. , capitalismo, individualismo, diritti umani e sviluppo tecnologico illimitato. Questi valori sono locali, emergono dallo sviluppo particolare di un’unica cultura, e la globalizzazione cerca di imporli a tutta l’umanità come qualcosa di universale e dato per scontato. Questo tentativo sostiene implicitamente che i valori di tutti gli altri popoli e culture sono imperfetti, sottosviluppati e dovrebbero essere soggetti a modernizzazione e standardizzazione a imitazione del modello occidentale”.

COS'E' IL RAZZISMO?
COS’E’ IL RAZZISMO?

DUE NOTE SU “ALLÂHU AKBAR”

di Enrico Galoppini

Bene, spieghiamo due cose.

L’Arabo, come le altre lingue semitiche, ha la caratteristica di avere quasi tutte le parole derivanti da una radice triconsonantica. Quella K-B-R veicola l’idea di grandezza.

KaBuRa = essere o diventare grande

KaBBaRa = ingrandire

istaKBaRa = sentirsi grande (in senso figurato, negativo).

KaBîR = grande (pl. KiBâR, inteso anche come “adulti”).

muKaBBiR = che ingrandisce (da cui anche “amplificatore” se si aggiunge la parola “suono”).

Detto questo, poiché la disposizione delle vocali, brevi o lunghe, più altre eventuali consonanti, dà la forma della parola e dunque il suo significato preciso rispetto al senso generale veicolato dalla radice, la parola aKBaR, che è ricalcata sulla forma in uso per l’elativo, utilizzata per rendere sia il comparativo di maggioranza che il superlativo relativo, significa letteralmente “più grande”. La si potrà utilizzare, come detto, per dire per esempio che il tale è più grande di un altro (servirà allora la preposizione “min” che precede il secondo termine di paragone), oppure per esprimere, previo articolo determinativo o speficificata da altro nome o pronome, per esprimere il nostro superlativo relativo.

Pertanto Allâhu akbar non vuol dire né “Iddio è grande” né “Iddio è il più grande” (il verbo essere in Arabo, al presente, è sottinteso). Allâhu akbar è da tradursi con “Iddio è più grande”. D’altra parte se traducessimo con “Iddio è il più grande” porremmo pur sempre un paragone con altri da Lui, il che non è possibile perché Allâh è all’origine di tutto ed è la causa delle cause.

Dunque, affermando col taKBîR (l’infinito di KaBBaRa) che “Iddio è più grande” si afferma che nulla e nessuno Gli è paragonabile. Allâhu akbar viene ripetuto in apertura e chiusura della chiamata alla preghiera, giusto per ribadire Chi è l’oggetto dell’adorazione.

Il nome d’Iddio viene ripetuto in ogni occasione tra i musulmani, non essendoci alcun interdetto al riguardo e, anzi, essendone incoraggiata il più possibile la diffusione poiché in questo modo tutto un mondo, dalle persone alle cose, e le loro interazioni, viene per così dire sacralizzato.

DUE NOTE SU "ALLÂHU AKBAR"
DUE NOTE SU “ALLÂHU AKBAR”

Iran, rabbino capo deplora atti disumani di Israele

a cura della Redazione

21/10/2023

Il rabbino capo dell’Iran, Younes Hamami Lalehzar, ha condannato gli atti e le politiche disumane del regime di Israele dopo che l’esercito israeliano ha effettuato un brutale bombardamento contro un ospedale nell’enclave palestinese di Gaza, uccidendo almeno mille persone.

Younes Hamami Lalehzar ha affermato mercoledì che i crimini commessi dal regime israeliano non dovrebbero essere collegati agli ebrei e alla loro religione. Ha espresso queste osservazioni in un incontro con Sakineh Sadat Pad, un alto funzionario del governo iraniano che funge da assistente del presidente Ebrahim Raisi su questioni di diritti sociali e libertà. 

Durante l’incontro, Hamami ha espresso la speranza che la pace possa essere ripristinata nella Striscia di Gaza, dove da due settimane i civili vivono sotto incessanti bombardamenti israeliani.

Ebrei in Iran e le menzogne dell’Occidente

Gli ebrei iraniani vivono indisturbati da secoli nel Paese del Golfo. Vale la pena ricordare che gli ebrei in Iran hanno sempre rifiutato gli inviti del regime israeliano a trasferirsi nella Palestina occupata.

Gli ebrei iraniani praticano liberamente il proprio culto e godono delle libertà religiose e civili, senza avere alcun problema nella società o con le istituzioni. Hanno il diritto di auto-amministrazione e un membro tra i 290 parlamentari iraniani è eletto dai soli ebrei. Ditelo all’Occidente!

Iran, rabbino capo deplora atti disumani di Israele
Iran, rabbino capo deplora atti disumani di Israele

I POLI OPPOSTI

di Victor Hugo

I poli opposti si attraggono e nella loro unione nasce l’Amore Sublime.
L’uomo è la più elevata delle creature. La donna è il più sublime degli ideali.
L’uomo è il cervello. La donna è il cuore.
Il cervello genera la luce, il cuore l’amore.
La luce feconda, l’amore risuscita.
L’uomo è forte per la ragione. La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.
L’uomo è capace di tutti gli eroismi, la donna di tutti i martiri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.
L’uomo è un codice. La donna è un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L’uomo è un oceano. La donna è un lago.
L’oceano ha la perla che adorna; il lago la poesia che abbaglia.
L’uomo è l’aquila che vola. La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio; cantare è conquistare l’anima.
L’uomo è un tempio, la donna è il sacrario.
Davanti al tempio ci scopriamo il capo, davanti al sacrario c’inginocchiamo.
L’uomo è posto dove termina la terra; la donna dove comincia il cielo.

I POLI OPPOSTI
I POLI OPPOSTI

DIVINITA’ FEMMINILI NEL MITO E NELL’ASTROLOGIA

di Valentina De Cicco

Non c’è dubbio che l’astrologia sia niente altro che astronomia cui si decida di prestare un’anima, traendola soprattutto dalla ricca e complessa mitologia degli dei olimpici, le divinità pagane decadute con l’avvento delle religioni monoteistiche.

Sarebbe d’altra parte errato, sotto questo profilo, sostenere, per esempio, che essendo Venere un pianeta mirabile per lucentezza e splendore, si è inteso dedicarlo alla dea della bellezza e dell’amore. L’astrologia nasce dal presupposto di descrivere e interpretare le energie cosmiche che si muovono nell’universo, a cominciare dai luminari Sole e Luna che, come osserva Tolomeo nel Tetrabiblos, di tali energie sono i principali artefici e i responsabili.

Dai Caldei e sino ai Greci, e ancor prima, non ci volle molto perché le forze o le energie dei corpi celesti dello spazio circostante la terra fossero personalizzate e identificate con altrettante divinità. La religione olimpica dei Greci ne è, da questo punto di vista, la sublimazione più evoluta e al tempo stesso più complessa.

Gli dei pagani rappresentano così la personificazione di poteri cosmici presenti nella realtà manifesta, costituendo l’architettura stessa dell’universo, il “piano divino” concepito da un demiurgo o grande architetto che i Greci chiamavano “Ananche” o Necessità, ritenendolo superiore e inattaccabile da parte di tutti gli altri dei, Zeus-Giove compreso.

In tale prospettiva, dunque, per tornare all’esempio precedente, Venere non è la dea dell’amore e della bellezza in virtù dello splendore del suo corpo celeste: è piuttosto vero il contrario. L’energia, motore del mondo, che induce i terricoli (uomini animali e piante) a riprodursi piacevolmente e a godere di tutto ciò che di bello e di sublime offre l’esistenza e che al tempo stesso è simbolo della natura, della giovinezza e della primavera, ha la sua veste fisica nel pianeta o corpo celeste più luminoso (Ésperos, Eosfóros, Fosfóros o portatrice di luce è stata volta a volta chiamata questa “stella”) e la sua anima nella dea della mitologia classica.

Ma la veste fisica di Venere, oltre alla luminosità offre altri elementi a coglierne gli aspetti animici e le analogie astrologiche. È il pianeta più vicino alla Terra e dunque il più visibile ed è capace di riflettere circa il 70% della luce che riceve dal Sole. L’albedo di Venere, infatti, ovvero il suo potere riflettente è il più elevato dell’intero sistema solare. Venere è avvolta in una fitta coltre di nubi, che ostacolano la penetrazione della luce del Sole all’interno e la riflettono invece all’esterno, rendendola, oltre che splendente e luminosa, capace di un “effetto serra” che porta la temperatura in superficie a circa 475°centigradi.

“La dea”, allorché si libera delle vesti (la fitta coltre di nubi), suscita l’ammirazione “magica” di chi le sta attorno, persone animali e cose, e l’effetto serra che produce il suo corpo è il calore della passione che è in grado di suscitare. Attenzione, però, perché il pianeta alle altezze superiori, per via della radiazione solare, dissocia l’acido solforico (H2SO4) in acqua (H2O) e biossido di zolfo (SO2). Questi, insieme all’anidride carbonica, formano una nebbia uniforme che circonda le nubi. In questa regione esterna, la pressione è di circa 0,2 atmosfere e la temperatura precipita a – 83°C.

La dea, sensibile al calore ed alle passioni, può all’occorrenza mostrare tutta la freddezza di cui è capace nei confronti dell’amante. Di contro, le sue “attenzioni” possono rivelarsi eccessive ed estremamente pericolose: il mito di Paride ne è l’esempio. Le sonde dei nostri giorni inviate su Venere hanno subito notevoli danni prima di poter trasmettere dati alla Terra, a causa delle alte temperature e della corrosività del pianeta, la cui atmosfera è composta per il 96 % di anidride carbonica e per il 4 % di azoto, con tracce di biossido di zolfo, argon e vapore acqueo.

Sulla superficie di Venere, inoltre, sono presenti vaste depressioni e insieme grandi altopiani e monti di natura vulcanica, alcuni dei quali tuttora attivi: la dea a seconda che conceda i suoi favori o meno è in grado di suscitare emozioni possenti come eruzioni vulcaniche, vaghe aspettative o soltanto lacrimevoli depressioni.

La bellezza, sorriso della terra, e l’amore, sorriso della vita, presero forma umana e femminile nel mito di Afrodite. La Dea dell’amore, figlia del Mare e del Cielo, nacque nei pressi dell’isola di Cipro dalla spuma galleggiante sul mare, frutto dei genitali recisi di Urano, a sua volta personificazione della volta celeste. Il suo nome greco [Afrodite], significa appunto nata dalla spuma:

“[…] Erraron a lungo sul mare e d’intorno bianca spuma s’alzava dai membri immortali; dentro la spuma una fanciulla crebbe. E prima alla santa Citera fu spinta, donde poi giunse a Cipro cinta dal mare. Lì emerse adorabile e bella dea; sotto i suoi passi leggeri l’erba fioriva d’attorno. L’hanno chiamata Afrodite uomini e dei perché nacque da spuma…”

(Esiodo, Teogonia)

In un mattino di primavera splendente di sole, apparve una meravigliosa creatura stillante rugiada, da un placido gorgo azzurro e ritta sopra una conchiglia iridata. La brezza marina faceva fremere i suoi capelli biondi e sbattere i veli che avvolgevano il suo corpo candido. Due Zefiri in forma di giovinetti alati e incoronati di fiori, la spinsero col soffio verso la riva. Le Ore [divinità minori] le vennero intorno in un molle ritmo di danza [nei suoi significati astrologici la danza e le arti sono sotto il governo di Venere] e detersero le sue membra dalla salsedine, pettinarono le sue chiome dorate e le intrecciarono di perle; poi le misero indosso una veste profumata e fecero brillare sul suo collo una splendida collana. Un carro d’alabastro tirato da candide colombe apparve all’improvviso e Venere-Afrodite vi salì sorridente. Attraversando gli spazi luminosi giunse in breve alla reggia degli immortali.

DIVINITA' FEMMINILI NEL MITO E NELL'ASTROLOGIA
DIVINITA’ FEMMINILI NEL MITO E NELL’ASTROLOGIA

SINE ECCLESIA NULLA SALUS?

di Mike Plato

L’atteggiamento bimillenario della chiesa è sempre stato improntato alla necessità di nascondere, svilire, svuotare e inquinare la gnosi suprema, la tradizione iniziatica. Il clero non ha insegnato nulla sulla salvezza delle anime perché nulla alla fine sapeva e sa di ciò. Ignora persino quale sia il fine supremo del percorso salvifico, ovvero il corpo glorioso, quel corpo glorioso che per gli Arconti è un incubo terrificante da evitare e combattere costi quel che costi. Questa organizzazione arcontica ab origine ha solo lavorato per i Padroni, portando in bocca al Dragone tutte le anime che poteva. Ha insegnato una falsa salvezza sulla base del principio immondo SINE ECCLESIA NULLA SALUS – CHI NON STA CON NOI NON SI SALVA. È proprio il contrario : CHI STA CON LORO NON PUÒ SALVARSI PERCHÉ LORO POSSONO ATTRARRE LA MASSA ILICA, NON LA MINORANZA PNEUMATICA CHE CONOSCE L’INGANNO DA SECOLI. l’atteggiamento falsamente mediatore della chiesa contraffatta ilica non ha nulla di diverso da qualsiasi scuola o arca o maestro che ti parla di salvezza in mancanza. Anche il mio vecchio maestro aveva questa orrida fissa di instillare l’idea che la sua scuola fosse un’arca salvifica al di fuori della quale non c’era salvezza. Onestà avrebbe imposto di dire: ALMENO CI PROVIAMO RISPETTO A TANTI ALTRI, MA NESSUNO CI POTRÀ OFFRIRE GARANZIE. sarebbe stato più credibile. Laddove Cristo affermò, in quanto Figlio, di essere mediatore tra Dio Padre e l’uomo, questa Chiesa contraffatta si è autoproposta come mediatrice tra il mediatore e gli uomini. Laddove quindi la Gnosi suprema insegnava a non avere mediatore se non il SÉ, l’uomo interiore, la Chiesa si è insinuata a forza in qyesto processo affermando con tutta la violenza possibile : NO, IL MEDIATORE SIAMO NOI, NOI SIAMO IL CRISTO…. ponendosi in aperta ostilità contro il vero unico mediatore e tutti coloro che egli ha inviato in questo piano nel Corso del TEMPO. giungendo persino a definire occultamente Cristo SATANA, in quanto vero avversario della Chiesa. Ricordo Wojtila che un giorno disse che SATANA esisteva. Ci voleva poco a capire chi fosse il loro SATANA.

QUESTA STORIA NON POTRÀ DURARE ANCORA A LUNGO, PERCHÉ SE C’È IL MALE C’È ANCHE LA LUCE, E LA LUCE PRIMA O POI RISPLENDE

Anche perché nel frattempo è sorta una nuova chiesa ancora più potente : la CHIESA DEL FALSO PROGRESSO, LA CHIESA DELLA SCIENZA

SINE ECCLESIA NULLA SALUS?
SINE ECCLESIA NULLA SALUS?

LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA POLITICA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

di Vincenzo Di Maio

La spettacolarizzazione della politica è un continuo mettere in scena la politica ufficiale per conformare il conduzionismo delle masse come pascolo di mandrie da condurre al macello, attraverso il palco luminoso delle manovre pubbliche del potere e il palco buio delle trame nascoste del potere. Questa è l’impostazione formalista su cui si basa la Devianza Originaria oggigiorno e a rimetterci sono sempre le élites emergenti che nella storia soccombono alle élites dominanti, poiché esse si basano sempre sullo spontaneismo radiante della Tradizione Primordiale, la naturalezza luminosa degli sforzi umani rivolti verso l’emancipazione sociale dei popoli. Forse credo proprio che, oltre ad aspettare l’avvento del Salvatore Promesso dall’escatologia profetica delle cinque religioni tradizionali rivelate e autentiche, sia opportuno lavorare anche sul lato oscuro della forza attraverso l’innesto e il controllo del palco buio delle trame nascoste attraverso analogici combattimenti di pari misura.

LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA POLITICA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO
LA SPETTACOLARIZZAZIONE DELLA POLITICA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

URANTIA E IL NOMOS DELLA TERRA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

di Vincenzo Di Maio

Il continente eurasiatico di Aurania non è frutto di fantasie geopolitiche ma è compreso dalle cinque civiltà cardinali, tali che occupano cinque aree regionali, da ovest a est così disposte: Europastan, Russistan, Muslimistan, Industan e Kongfuzistan, e assume un nomos tale in virtù della sua missione mondiale, ossia la terra dorata del cielo paterno di Urano. Questa è la visione eurasiatica del PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale. A cui si aggiungono gli altri quattro continenti del pianeta, ossia il continente africano di Alkebulan che in arabo significa la terra dei neri, il continente americano di Atzlanti che in azteco significa la terra degli antenati, il continente oceanico di Alterjinga che in lingua aborigena significa il mondo del sogno, e infine il continente antartico di Aramu che secondo le tavolette ritrovate da James Churchward significherebbe il nuovo impero del Sole, una struttura geografica laddove ogni continente è a suddiviso a sua volta in cinque civiltà cardinali, per un totale complessivo di venticinque civiltà disseminate su tutto il pianeta, tutte con una appropriata toponomastica contraddistinta dalla grandezza storica locale di una popolazione che ha condizionato il territorio circostante per vicissitudini antropologiche, sempre secondo lo schema confuciano del Feng Shui.

Infine, il nomos del nostro pianeta terra è Urantia in quanto è un neologismo ellenico derivato dal greco che significa “la nostra dimora nel Cielo”.

URANTIA E IL NOMOS DELLA TERRA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO
URANTIA E IL NOMOS DELLA TERRA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

Gli australiani hanno votato per continuare a negare i diritti agli aborigeni

di Gloria Ferrari

16 OTTOBRE 2023

Alla fine ha vinto il ‘no’. Alla domanda “approva lei di modificare la Costituzione così da riconoscere al suo interno le popolazioni aborigene?”, la maggioranza degli australiani ha risposto in maniera negativa. E così il referendum indetto nel Paese per legittimare – per la prima volta nella storia nazionale – sostanziali diritti per le popolazioni indigene, è diventato carta straccia. Un esito ancora più catastrofico tenuto conto che il sì, oltre a garantire per legge il riconoscimento formale delle comunità indigene in quanto ‘First Nations people’ (prime popolazioni presenti sul territorio), avrebbe comportato l’istituzione della ‘Voce degli Aborigeni e degli abitanti delle isole dello Stretto di Torres’, un organo consultivo indipendente, composto da rappresentanti scelti dalle comunità indigene, che sarebbe stato autorizzato a fornire pareri non vincolanti al Parlamento e all’esecutivo sulle tematiche relative alle popolazioni native.

D’altronde, affidare (in parte) al voto popolare la decisione di affondare o meno certi diritti – come prevede la legge australiana, per cui le modifiche costituzionali necessitano di un referendum – significa correre il rischio che, alla fine, a subirne le conseguenze siano le stesse minoranze. Senza che, tra l’altro, il Governo possa farci niente. Tuttavia, nonostante l’esecutivo sia tenuto a rispettare i risultati, non sono mancate le polemiche. Secondo gli aborigeni, per esempio, gli elettori non sono stati adeguatamente informati su come e cosa avrebbero dovuto votare e sarebbero stati invece ‘storditi’ dalle notizie false e fuorvianti diffuse sui social media, studiate per alimentare razzismo e ostilità.

Ma i nativi ci avevano sperato comunque, soprattutto perché l’ultima volta che gli australiani si erano riuniti alle urne referendarie sui temi riguardanti le popolazioni native, la questione si era risolta in maniera diversa. Nel 1967, infatti, il 90.77% dei votanti scelse di abolire dalla Costituzione la frase “diverse dagli aborigeni di qualsiasi Stato” e di cancellare l’intera sezione 127, che li voleva esclusi dal conteggio formale della popolazione australiana. Una vittoria che all’epoca fu interpretata come un cambio di rotta, ma che a distanza di anni non ha portato i risultati sperati: ora come allora la possibilità di vedersi ufficialmente menzionati nella Costituzione è sempre più urgente e necessaria. Basti pensare che in media in Australia l’aspettativa di vita degli indigeni è di otto anni più bassa rispetto a quella degli altri, e che fra i primi si registra il doppio dei suicidi rispetto alla media nazionale. Le cause sono diverse: c’entrano salute, istruzione e mortalità infantile, ma c’entrano soprattutto i soprusi e le privazioni a cui sono sottoposti.

Dei 983.700 indigeni che abitano l’Australia (cioè il 3,8% della popolazione totale al 30 giugno 2021), discendenti di quelli che giunsero nel continente 45mila anni fa e oggi divisi in circa 500 diversi popoli, una buona parte vive in condizioni di disagio. Se infatti prima dell’invasione coloniale le comunità native abitavano tutto il continente, vivendo con i ‘frutti’ della terra e del mare, oggi molti di quei terreni non gli appartengono più. Survival International, organizzazione per i diritti umani degli indigeni, dice che «alcuni lavorano come braccianti in quelle stesse fattorie che hanno occupato le loro terre ancestrali» e «vivono nelle periferie degradate delle città». Ma per fortuna altri ancora, soprattutto nella metà settentrionale del continente, «rimangono radicati nelle loro terre».

Infatti, nonostante la politica remi spesso contro la loro conservazione in nome del progresso e dello sviluppo (lo scorso agosto il Governo dell’Australia Occidentale ha cancellato la legge che prevedeva il controllo aborigeno sui progetti di sfruttamento ambientale e delle risorse all’interno dei territori appartenenti al loro patrimonio culturale), alimentando ondate di “violenza genocida”, i popoli indigeni sfidano ancora i presupposti fondamentali della globalizzazione.

«Non accettano l’ipotesi che l’umanità tragga beneficio dalla costruzione di una cultura mondiale del consumismo e sono perfettamente consapevoli, grazie alla loro tragica esperienza degli ultimi 500 anni, che le società consumistiche crescono e prosperano a spese di altri popoli e dell’ambiente», citando le parole dell’esperta delle Nazioni Unite Erica-Irene Daes.

Una lucidità e una coscienza politica che l’ennesimo rifiuto non potrà indebolire, e che anzi spingerà le comunità a continuare a rivendicare il diritto al riconoscimento del territorio, all’autonomia e all’autodeterminazione.

Tratto da: L’Indipendente

Gli australiani hanno votato per continuare a negare i diritti agli aborigeni
Gli australiani hanno votato per continuare a negare i diritti agli aborigeni