“Roma di sole e di silenzio, Roma sacra e santa, che il galoppo interminabile degli uomini motorizzati, con le sue vibrazioni senza fine, distrugge più sicuramente che la pioggia, al punto di minare le fondamenta di tutto quanto rimane ancora di anacronistico in un mondo, pazzo di cronaca, ma sempre più ignaro del valore del Tempo, il cui termine assoluto non è altro che l’Eternità” (1)
Pierre Pascal: un geniale intellettuale tra Occidente e Giappone
Pierre Pascal (Mons-en-Barœul, 16 aprile 1909 – Roma, 13 gennaio 1990), quale poeta sublime, fine intellettuale e profondo conoscitore della cultura tradizionale, può essere considerato uno degli esempi luminosi del ‘900, in cui la dimensione spirituale ha saputo inverarsi in una coraggiosa pragmatica esperienziale, collegandosi a filoni d’anima e di culture apparentemente diversi. I suoi studi giuridici interrotti, infatti, non gli impedirono, tramite l’iscrizione alla Sorbonne, e poi la frequentazione dell’Istituto di lingue orientali di Parigi, di innamorarsi del mondo lontano ed ancestrale del lontano Oriente quale maturazione di un archetipo, a cui si era sempre ispirato, per tutta la propria esistenza, quello della Roma Eterna. Impegnato sul fronte nazionalista prima in Francia e poi in Italia, nell’ambito dell’ultimo conflitto mondiale, non mancò di esplicitare liricamente la propria vicinanza sottile alla mantica estatica e guerriera, che egli condivideva con due grandi esponenti dell’anima profonda sempre del ‘900, Gabriele D’Annunzio e Yukio Mishima.
Su queste linee di vita si inserisce la prima biografia a lui dedicata dalla scrittrice spezzina Gabriella Chioma, che per Novantico Editrice, ha recentemente pubblicato “Pierre Pascal, lettere ad una Signora – tra Occidente e Giappone”. Il testo che abbiamo il piacere di presentare ai lettori di Pagine Filosofali si incentra su un corposo epistolario – più di 400 missive – di un’anonima Dama, che permettono all’autrice di ricostruire la duplice esperienza spirituale di Pascal, tra anima occidentale e anima giapponese, nel segno della dedica iniziale che la stessa Chioma tributa al genio francese:
“A Pierre Pascal, Combattente della penna e della spada sul Fronte dello Spirito…”.
Un anno prima del suo congedo dall’esercito francese, avvenuto nel 1934, fu il fondatore della rivista letteraria “I quaderni di Eurydice” (2), che gli permise di affermarsi nel mondo culturale e letterario parigino, sempre avendo quali cardini d’ispirazione l’incontro fatale con Charles Maurras e la sfera dell’epica arcaica, in un connubio misterioso tra politica e sacro, che lo condurrà nel 1935 a scrive e pubblicare per le Editions du Trident la celebre “Ode alla Terza Roma”. Come segnala la Chioma, il suo lirismo determinava un piano di azione tradizionale e pedagogico, non limitandosi all’astrattezza o all’arte mezzo espressivo di sè stessa, in una mera produzione senza fondamento:
“L’esercizio poetico divenne – e lo fu sino all’ultimo – un’arma ideale per battersi contro qualsiasi forma di imbarbarimento, di degenerazione e di volgarità, con una particolare attenzione nello stigmatizzare la decadenza e l’ipocrisia della nostra epoca” (3).
(Pierre Pascal)
Tale disposizione lo condusse (4) a frequentare prima l’appartamento parigino di René Guènon (nel 1928, a seguito della presentazione di Pierre-Noël de la Houssaye), il tramite cui, successivamente, entrò in contatto con Julius Evola. Mentre il rapporto con il primo fu interrotto dalla conversione all’Islam del tradizionalista francese trasferitosi al Cairo, Pascal essendo un fervente cattolico, nonostante la ancora più marcata differenza religiosa, instaurò un rapporto con Evola che si sarebbe rivelato assolutamente più solido nel corso del tempo, fino alla morte, nel 1974, dello stesso Evola. A tale rapporto privilegiato l’autrice ha dedicato un capitolo specifico nell’opera in riferimento, cogliendo, dal nostro punto di vista, tutta l’unicità di una visione tradizionale della vita e del sacro, che può anche superare aspre diversità religiose. Critico per ovvie ragioni nei confronti del testo evoliano sull’Imperialismo Pagano, nella denuncia della catabasi della civiltà moderna, l’intellettuale francese ed il filosofo francese ritrovarono, però, una comune Weltanschauung di riferimento:
“E’ dunque questa visione del mondo che accomuna i due grandi personaggi, uniti anche dal vivere la propria eccezionalità e le proprie scelte ideologiche, in maniera autoctona, fuori dall’inquadramento in un regime” (5).
Altri due incontri straordinari di Pierre Pascal devono essere citati e raccontati e Gabriella Chioma nel testo se ne occupa con puntualità e profondità: sono gli incontri spirituali con Edgar Allan Poe e con Yukio Mishima.
Se l’incontro con lo scrittore americano dell’800 era per Pascal “un gigantesco labirinto di poesia, di chiavi esoteriche di storia letteraria” (6), tramite cui un’anima ferma, religiosamente salda in se stessa, ricercava il fondamento della propria esistenza nella vorticosa ed incessante ricerca documentale inerente ad un’artista la cui personlaità inquieta penetrò nel poeta francese per aprirgli il mondo, tra i tanti, dell’astrologia, ma anche propiziando la conoscenza di autori come Renè Quinton oppure di incontri mancati come quello con Alain de Benoist, definito senza troppa speranza “darwiniano, gramsciano, brutalmente antiromano” (7).
L’anima orientale, estremo-orientale, fu ridestata in Pascal tramite l’incontro fatale con Yukio Mishima, con il quale lo legava sia una comune infanzia problematica, sia la comune ripulsa delle società, occidentale ed orientale, in cui si sono svolte le rispettive esistenze. Come riporta la Chioma, da un documento del 1980, lo stesso poeta francese era consapevole di come
“non esiste il Caso, e la vita è un incontro” (8),
(Yukio Mishima)
nell’ambito di una ipersensibilità che riunì l’anima più profonda ed eroica del Giappone ad un membro stimato dell’Accademia Imperiale della “Foresta dei Pennelli”. Si concretizzò una durevole e solida amicizia, che si interruppe solo a seguito dell’harakiri di Mishima, ma che perdurò per quel misterico connubio dialettico che entrambi ebbero con la vita, tra l’Occidente, quale espressione di Roma ed il Giappone del sole radiante, quale l’espressione del medesimo archetipo metafisico. Tale comunanza sottile, infine, ha consentito alla Chioma di tratteggiare magistralmente le personalità di due grandi samurai dello Spirito. In ciò l’essenza di un testo che emozionalmente, anche grazie alla prefazione ed alla postfazione di Federico Prizzi, avvicina il lettore ad uno degli indagatori della Tradizione più geniali del ‘900, Pierre Pascal appunto:
“Come il fiore del ciliegio il fiore sublime, così l’uomo per eccellenza è il Samurai” (9).
Note:
1 – Pierre Pascal, il poeta francese cantore della Terza Roma, in Carmine Starace, Panorama della letteratura francese del dopoguerra, in Rassegna Nazionale, maggio 1938;
2 – Gabriella Chioma, Pierre Pascal, lettere ad una Signora, Novantica Editrice, Cantalupa (TO) 2023, p. 35;
a cura dell’Associazione Internazionale SOL COSMICUS
“Il Cordone Dorato, perso nelle età, fu ritrovato in Italia, nel nostro tempo, nella grande Italia (quando l’Italia fu di nuovo grande), da lì passò alla Germania e dalla Germania al mondo. Con il mio amico Julius Evola parlammo di quella tradizione dell’Età dell’Oro. Egli sapeva che proveniva dal Nord Polare. So che ora si è rifugiata nei Ghiacci del Sud e che si ritroverà soltanto una volta che giungerà alla sua fine l’Età del Ferro, quando nell’Antartide ricomparirà l’Uomo-Dio, morto un tempo, assassinato dagli animali-uomini che oggi popolano la terra. Perché si compia il destino, lotteremo fino alla fine.”
Sparita dal mondo la verità assoluta, ovvero Dio, essa è stata sostituita da tre verità di grado diverso 1) la verità televisiva che, nonostante Internet e la sua avanzata inarrestabile, continua ad apparire come la voce di Dio dal Sinai 2) la verità scientifica. La scienza ormai è assurta a nuovo dogma religioso. Da essa dipende la salvezza dell’umanità dai danni che essa stessa genera 3) la verità relativa. Scomparso Dio, ognuno si fa la verità che più gli aggrada. Avanza sempre più il SENTO CHE È COSI, MI RISUONA. Pure ad una Mosca risuona molto la merda. AMEN
Mika’il o Michele è uno degli angeli prossimi a Iddio che nel Corano è stato citato con il nome “Mikal”. Molti esegeti sunniti e alcuni sciiti, citando le tradizioni, lo considerano l’Angelo della Misericordia. Inoltre in base ad alcune tradizioni, il luh al-mahfuz (la Tavola Conservata), ha quattro pilastri e Michele rappresenta il pilastro della volontà. Michele è manifestazione del nome di Dio “Rabb” ed è uno dei portatori del Trono divino. Michele, Gabriele, Raffaele e Asrael sono i quattro angeli più prossimi al cospetto divino. Nelle tradizioni Michele è stato ricordato come secondo angelo più prossimo a Iddio, dopo Gabriele. Nel Corano riguardo a lui è riportato: “Chiunque è nemico di Dio e dei Suoi angeli e inviati, di Gabriele e Michele [sappia che] Iddio certamente è nemico dei miscredenti”. Il Profeta Muhammad durante la preghiera notturna invocava sempre Iddio in questo modo: “O Signore di Gabriele, Michele e Israfil!”. L’Imam Ali afferma che Michele è l’imam degli angeli e l’Imam Sajjad offre questa invocazione nei suoi confronti: “O Dio, benedici Michele che detiene un alto rango presso di Te”. Secondo le tradizioni sciite, Iddio consegna il sostentamento alle creature per mezzo di Michele. Inoltre il Giorno del Giudizio l’arcangelo Michele avrà il compito di posizionare il Ponte della Retta via sopra l’Inferno. Alcuni hadith lo considerano l’angelo delegato alla pioggia. Si narra inoltre che sia stato lui ad aiutare i musulmani nella battaglia di Badr, che abbia portato il Buraq al Profeta Muhammad durante il mir’raj (ascensione celeste). Nelle tradizioni è riportato che Michele e Gabriele sono stati i primi angeli che si sono prosternati davanti ad Adamo. Inoltre il potere spirituale per sopportare le difficoltà del Profeta Muhammad si realizzava per mezzo di questi due angeli.
Roma, 30 sett – ElonMuskattacca il governo tedesco sul suo profilo Twitter (o X, come si chiama oggi la piattaforma social) e riceve perfino la risposta piccata dell’account ufficiale del ministero degli Esteri tedesco. Al centro del dibattito la questione migratoria e le sovvenzioni alle Ong.
“L’opinione pubblica tedesca è consapevole di ciò?”
Mentre va in scena il braccio di ferro tra il governo di GiorgiaMeloni e quello di OlafSholz per la firma del “patto sui migranti”, il quale rischia di essere l’ennesima buffonata di un’UnioneEuropea che non sembra intenzionata a risolvere seriamente il problema immigrazione, ecco l’intervento a gamba tesa dell’imprenditore sudafricano. Musk ha condiviso il post di RadioGenoa, un canale da quasi 200mila follower, nel quale viene mostrato il video di alcune operazione in mare da parte di una Ong e viene spiegato: “Attualmente sono 8 le navi di Ong tedesche nel Mar Mediterraneo che raccolgono immigrati clandestini da sbarcare in Italia. Queste Ong sono sovvenzionate dal governo tedesco. Speriamo che Afd vinca le elezioni per fermare questo suicidioeuropeo”. Un riferimento ad Alternative Alternative für Deutschland, partito tedesco del gruppo europeo di Lega e RassemblementNational. Secco il commento del proprietario di Tesla e SpaceX: “L’opinione pubblica tedesca è consapevole di ciò?”. Musk deve avere toccato un nervo scoperto. D’altronde la questione del sostegno alle Ong, che il governo tedesco vorrebbe perfino inserire nel “patto sui migranti”, ha alimentato le frizioni e scintille di questi giorni con il governo italiano. Per ribattere all’imprenditore si è scomodato perfino l’account ufficiale del ministero degli Esteri tedesco, che ha provato a buttare il tutto sul solito buonismo: “Sì, e si chiama salvare vite”.
Elon Musk scatenato contro l’immigrazione
Non è la prima volta che Musk si esprime in questi termini sulla questione migratoria. In un’intervista di qualche tempo fa a Nicola Porro su Quarta Repubblica, aveva messo in guarda il nostro Paese dall’inverno democratico e dal tentativo di risolverlo importando stranieri: “Fate più figli altrimenti l’Italia scomparirà, l’immigrazione non è una soluzione”. Anzi, a vedere i suoi post più recente il focus sembra essere proprio su questo. Oltre a quello già citato sulle Ong nel Mediterraneo, ha infatti postato delle foto di attraversamenti clandestini dei confini statunitensi, un articolo che parla dell’immigrazione di massa che sta subendo l’Europa, e soprattutto si è recato a Eagle Pass, cittadina di confine in Texas, per verificare di persona quello che succede.
Se la donna vestita di sole di Apocalisse pone i suoi piedi sulla luna
Apocalisse 12,1
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi (e Selene ypocato ton podòn) e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Qualcosa dovrà pur significare, no???
Perché la donna in genesi 3,15 dovrà porre il Piede sulla testa del maligno, e in Apocalisse lo pone sulla luna?
Cosa è questa associazione LUNA – TESTA DELLE POTENZE ARCONTICHE?
Perché una notte l’uomo eterno mi disse NON GUARDARE MAI LA LUNA???
Perché la scimmia antropomorfa del 2001 di Arthur Clarke si chiama proprio GUARDA LA LUNA???
“EUROPA VS OCCIDENTE”: l’ultimo libro di ADRIANO SCIANCA
(Altaforte Edizioni, 2023)
Diciamo subito che questo “libro” è in realtà un libriccino (in senso puramente quantitativo), e credo sia meglio così: 98 pagine di piccolo formato e segnate da una scrittura agile, chiara e gradevole come in tutti i testi, si tratti di libri o articoli, dell’Autore, mi sembrano un buon motivo per stimolare alla lettura anche quelli che “mi piace leggere ma purtroppo non ho tempo”.
Il libro nasce dentro la cultura di destra radicale ed è rivolto essenzialmente a lettori che si riconoscono in quell’area (di cui si sottolinea il trambusto in essa provocato da avvenimenti degli ultimi anni, come il Covid e la guerra russo-ucraina), ma direi che può interessare chiunque si ponga certi interrogativi su temi quali il destino dell’Europa, quanto essa debba o non debba essere considerata da assorbire nella equivoca categoria dello “Occidente”, e se tutto ciò che sulla scena del mondo attuale si presenta con vessili anti-occidentali, anti-americani e pure anti-UE, sia da considerare portatore di una superiore e desiderabile alternativa politica, sociale ed economica, tanto da considerare auspicabile – come di fatto sta avvenendo a molti infatuatisi della nefasta dottrina duginiana – che tutti quegli europei che hanno una visione “anti-occidentalista” vadano a fare da quinte colonne (per ora per lo più facebookiane) dei Russi, dei Cinesi e di una improbabile Santa Alleanza Euro-asiatico-african-sudamericana.
Ora, pur sapendo che già molti avranno fatto deduzioni del tutto errate da quanto precede, ricordo che il testo di Scianca, arricchito da una battagliera prefazione di Lorenzo Cafarchio, si intitola EUROPA VS OCCIDENTE, e la prima cosa che mi è accaduta già solo sfogliandolo, è ricordare una conferenza tenuta nella mia città, a Messina, dal professor Marco Gervasoni, esponente culturale di primo piano di una certa destra “conservatrice” che oggi pur essa purtroppo furoreggia, il quale disse (cito a memoria ma credo molto fedelmente): “Per me l’Europa non significa niente, io mi identifico con l’Occidente”. Ecco, Adriano Scianca esprime un pensiero totalmente divergente da quel tipo di destra, e rivendica il diritto-dovere di sciogliere l’Europa, concettualmente e fattualmente, dal legame con una idea di Occidente in cui è implicita la sottomissione agli Stati Uniti e all’anglosfera, sottomissione determinata dalla II guerra mondiale e che riguarda tutti i paesi europei, non solo quelli che in quella sciagurata guerra furono nemici degli anglofoni. L’Autore sa benissimo che tipo di obiezioni si trova davanti, e mostra con rigore argomentativo tutte le contraddizioni in cui è avvolto il pensiero di chi dà per perduta ogni possibile Europa alternativa all’esistente, e per cui, come predicava Salviano di Marsiglia nel crepuscolo dell’Impero romano d’Occidente, sarebbe meglio “passare ai barbari”. Scianca spiega che noi in realtà non abbiamo alternative valide a un’unità europea, che fu già nei sogni di Nietzsche, di Drieu La Rochelle e di tanti altri (potrei aggiungere, Scianca non lo fa, che perfino il testamento politico finale di Mussolini parla di un’Europa una né americanizzata né russificata in cui le questioni “nazionali” saranno messe in subordine), e fa capire pure che il nostro essere europei non può accettare “dispotismi asiatici”, ma che si deve realizzare, come solo noi siamo in grado culturalmente di fare, “uno Stato all’avanguardia tecnologica ma radicato in una tradizione, una terra in cui regnino le libertà reali e del diritto nel rispetto della forza e dell’unità dello Stato”. Pensare che una tale Europa, di popoli che sentano veramente di avere origini e destini comuni, sia possibile, ad essere ragionevoli, NON E’ affatto più utopico di sognare (né più né meno come facevano i comunisti di tutto il mondo all’epoca dell’URSS) la palingenesi portata dai carri armati con la Z di sopra. Ma è anche meno utopico (e qui si può anche dire che il testo manifesti una onesta resipiscenza rispetto a un sovranismo puramente nazionalista) del più semplice pensare (non: possibile, perché lo sarebbe alla fin fine, come lo è stato per il Regno Unito) come auspicabile un ritorno bell’e buono allo Stato nazionale otto/novecentesco. La parola “avanti” è infatti una parola chiave del testo di Scianca: ogni reazionarismo è bandito, riguardi lo ieri come l’altro ieri e pure certi utopici “ritorni al Medioevo”. Non dirò nulla di più, lascio ai lettori il piacere, o anche il dispiacere, della lettura del libro. Ma ricopio l’indice, che aiuterà a capire meglio di che si parla:
OCCIDENTE: Anti-Europa, Che cos’è l’Occidente, Miseria del neo occidentalismo, Essere o dover essere; ANTI-OCCIDENTE: Alienazioni, Errori dell’odierno anti occidentalismo, L’America, la storia, “l’Eden” non occidentale, Il miraggio multipolarista, Per farla finita con il geopolitismo; EUROPA: Niente scorciatoie, Le ragioni di un successo, L’occidentalismo speculare e come superarlo, L’UE e la chimera dell’Italexit, L’obiezione massimalista, Una singolarità europea, L’Esperiale, Quattro tesi.
Gli articoli e le notizie pieni di distorsioni e vere e proprie menzogne che i media italiani pubblicano sull’Iran dal 1979 sono all’ordine del giorno…
IslamShia – Gli articoli e le notizie pieni di distorsioni e vere e proprie menzogne che i media italiani pubblicano sull’Iran dal 1979 sono all’ordine del giorno. Sarebbe un lavoro estenuante e forse perfino inutile confutarli uno ad uno. In occasione dell’anniversario della morte di Mahsa Aminipoi, sulla Repubblica Islamica vi è stata una tale concentrazione di ignoranza, superficialità, falsità e disonestà palesatasi praticamente su ogni quotidiano, canale televisivo e sito Internet ‘influente’.
Qui vogliamo trattare di uno di questi articoli in particolare, semplicemente perché, citando un ‘rilevamento’ effettuato da “un istituto di ricerca basato in Olanda”, tenta di dare alle sue fandonie perfino una base scientifica. L’indecente articolo apparso su Il Giornale del 15 settembre scorso a firma di Gian Micalessin, col titolo “Mahsa uccisa un anno fa. Gli iraniani senza fede ma il regime è più forte dei sogni di democrazia”, oltre a continuare a ripetere la menzogna dell’“omicidio” di Mahsa Amini – “ammazzata di botte” in “un assassinio tanto brutale quanto inutile” – a cianciare dell’uccisione di “500 civili, tra cui 71 minorenni ammazzati come cani” e scrivere in malafede di “sette dissidenti mandati alla forca”, riporta i risultati di questo ‘rilevamento’ pubblicati da un “istituto” chiamato Gamaan: “solo il 15 per cento della popolazione crede ancora nella Repubblica Islamica fondata dall’ayatollah Ruhollah Khomeini. L’81% si dice deciso ad abolirla mentre un 4 per cento resta incerto e dubbioso. Fra quell’81% di potenziali oppositori il 28% sogna una repubblica presidenziale, il 12% la preferirebbe parlamentare e il 25 % invoca un ritorno allo monarchia dello Scià mitigata da riforme costituzionali”.
È bene specificare comunque che in Italia Micalessin e Il Giornale non sono i soli ad aver dato credito ai risultati dei ‘sondaggi’ presentati dal “Group for Analyzing and Measuring Attitudes in Iran” denominato Gamaan: negli ultimi anni troviamo infatti numerosi quotidiani e perfino centri di ricerca italiani ad averlo presentato come una fonte attendibile e scientifica su cui basare le proprie analisi ed opinioni.
Sulla metodologia utilizzata dall’“istituto di ricerca” Gamaan
Prima di approfondire chi ha fondato e dirige questo “istituto di ricerca” e chi lo finanzia, non sarà fuori luogo dare uno sguardo alla metodologia utilizzata nei loro sondaggi. Gamaan scrive: “Il sondaggio online ha raggiunto intervistati in Iran e in tutto il mondo. È stato diffuso utilizzando il metodo di campionamento a palla di neve (chain-referral sampling), attraverso una piattaforma VPN ampiamente utilizzata in Iran (Psiphon), canali televisivi satellitari (Iran International e Voice of America Persian) e diverse pagine e canali sui social media (Telegram, Instagram, WhatsApp e Twitter)”.[1]
Al ‘sondaggio’ di Gamaan citato da Micalessin, che riguarda l’atteggiamento verso le proteste nazionali del 2022 e pubblicato nel febbraio 2023, avrebbero partecipato circa 200.000 persone, più di 157.000 delle quali residenti in Iran. Che un istituto con sede nei Paesi Bassi possa consultare così tanti partecipanti all’interno dell’Iran è il primo problema che ha sollevato dubbi sull’accuratezza dei suoi dati.
Molti esperti hanno poi criticato il metodo stesso di ricerca descritto da Gamaan, noto come “campionamento a palla di neve”, chiamato così perché le persone che partecipano all’indagine vengono selezionate e presentate dai membri primari, e così il campione diventa sempre più grande come una palla di neve in continuo movimento. Questo metodo è unanimemente considerato non probabilistico e come uno dei più inefficienti e controversi nella raccolta di statistiche generali: i soggetti da inserire nei campioni vengono infatti presentati dai soggetti stessi già intervistati che indicano quali soggetti possono essere campionati. Questo campionamento è particolarmente utile nello studio delle popolazioni clandestine, ossia i gruppi i cui membri per diversi motivi tendono ad occultare la loro identità (come tossicodipendenti, criminali, omosessuali, autori di abusi su bambini, lavoratori in nero, immigrati irregolari, ecc.). Ma per delle ricerche generali su una popolazione o su scala nazionale rischia invece di imboccare in percorsi molto selettivi e non inclusivi, fornendo un vantaggio ingiusto a determinati membri di una popolazione.
Anche l’utilizzo di pagine e canali sui social media come quelli citati, per condurre ricerche e sondaggi, è oggetto di forti critiche tra gli esperti nel campo e non viene utilizzato da nessun serio e vero istituto di ricerca. Gamaan inoltre prende in considerazione solo gli utenti che utilizzano un particolare tipo di VPN, Pshiphon, a fronte di una miriade di altri utilizzati dagli utenti iraniani. Quanto invece ai canali satellitari citati – Iran International e Voice of America (VOA) – si tratta di due canali particolarmente noti e attivi nel campo dell’opposizione alla Repubblica Islamica. Risulta quindi chiaro che anche la quasi totalità dei loro telespettatori possiedano posizioni politiche affini. Non solo: se Voice of America (VOA) è il canale ufficiale del governo USA, che da circa 45 anni non intrattiene rapporti particolarmente ‘calorosi’ con l’Iran, l’emittente con sede a Londra e Washington denominata Iran International, secondo un giornalista veterano israeliano come Barak Ravid, “viene utilizzata dal Mossad piuttosto regolarmente per la sua guerra dell’informazione”.[2]
I sondaggi di Gamaan riguardano esclusivamente l’Iran, e negli ultimi anni questo “istituto di ricerca” ne ha organizzati molteplici. Praticamente tutti, per i temi trattati e soprattutto per i risultati a dir poco stravaganti annunciati, hanno attirato l’attenzione e le critiche di analisti, studiosi e del pubblico iraniano in generale. La metodologia utilizzata da Gamaan nei suoi ‘sondaggi’ è talmente ridicola e approssimativa da aver portato perfino un sociologo ultrariformista iraniano particolarmente critico verso la Repubblica Islamica e più volte arrestato nel suo Paese, Mohammad Reza Jalaeipour, a scrivere un articolo critico in cui la definisce “frode scientifica”.[3]
Su tutti i ‘sondaggi’ realizzati dell’istituto citato da Il Giornale, sono comunque cinque quelli risultati più inattendibili in base ai risultati pubblicati: quello che riguardava l’atteggiamento degli iraniani “verso la religione” (2020)[4], “verso le relazioni internazionali” (2021)[5], “verso i sistemi politici” (2022)[6], “verso le proteste nazionali del 2022” (2022)[7] e “verso i media persiani” (2023)[8].
Il fondatore e direttore dell’“istituto di ricerca”
Approfondiamo allora chi dirige questo “istituto di ricerca basato in Olanda” chiamato Gamaan. Sul proprio sito ufficiale esso si presenta come “indipendente e senza scopo di lucro”, fondato e diretto da un iraniano, Ammar Maleki, “assistente professore di politica comparata all’Università di Tilburg”.
Il padre di Ammar è Mohammad Maleki, primo Preside dell’università di Teheran dopo la Rivoluzione e noto oppositore della Repubblica Islamica, legato alla setta terroristica dei Mojahedin-e Khalq (MEK), gruppo responsabile dell’uccisione di almeno 12.000 cittadini iraniani e di un numero imprecisato di cittadini iracheni. I suoi legami con la setta terroristica sono così palesi che quando morì nel dicembre del 2020 venne pianto direttamente dal capo del gruppo criminale, Maryam Rajavi, che pubblicò un messaggio di condoglianze sul proprio sito ufficiale[9] e organizzò una cerimonia in suo onore nel loro “campo” in Albania.[10]
La pagina Twitter di Ammar Maleki ci chiarisce in modo palese che ci troviamo di fronte non a un ricercatore scientifico o studioso universitario, come ama presentarsi sul sito dell’“istituto”, ma piuttosto davanti a un puro attivista politico e un mero propagandista oppositore della Repubblica Islamica: scorrendone i messaggi, troviamo pochissimo o nulla di accademico, mentre è colma di slogan (da “Pasdaran terroristi” a quello più blasonato “Vita, donna, libertà”) e poster politici, insieme a foto e video delle sue partecipazioni alle manifestazioni contro il “regime” organizzate in Europa.[11]
Se gli va dato atto di una cosa è che su Twitter, nelle interviste che concede frequentemente ai media anglo-sassoni in lingua persiana e nelle manifestazioni politiche contro la Repubblica Islamica a cui prende regolarmente parte, non nasconde affatto le sue posizioni politiche, anche quelle più estreme. Durante la manifestazione dell’opposizione iraniana in Europa tenutasi a Berlino il 22 ottobre scorso e organizzata da Hamed Esmaeliyun, un altro oppositore vicino ai terroristi del MEK, Ammar Maleki è stato addirittura uno degli ‘oratori’ dal palco, dove è arrivato ad accusare la Repubblica Islamica di “collocare bombe nelle città europee” ed essere “un ISIS che ha una poltrona nelle Nazioni Unite”![12] Questo è quindi il profilo del fondatore e direttore dell’“istituto di ricerca” citato da Micalessin nel suo articolo. Non è pertanto strano che i sondaggi pubblicati da tale “istituto”, diretto da una persona che pubblicamente invita ad ogni tornata elettorale la popolazione iraniana a boicottare le urne in quanto non riconosce come “legittimo” l’ordinamento politico vigente, affermino che solo il 15% della popolazione sosterrebbe la Repubblica Islamica…
Sempre dal sito di Gamaan apprendiamo che Maleki “supervisiona” l’istituto insieme a un altro iraniano, Pooyan Tamimi Arab, “assistente professore di studi religiosi all’Università di Utrecht”, già collaboratore della “Open Democracy”[13], progetto inglese a cui partecipa anche, fra gli altri, George Soros, e che è finanziato da “organizzazioni filantropiche” come la Rockefeller Brothers Fund e la Ford Foundation, secondo quanto riporta Wikipedia.[14]
Tamimi Arab è sposato con Sara Emami, che il New York Magazine presenta come una “artista visiva”.[15] Dalla sua pagina Instagram emerge chiaramente come anche lei non nasconda affatto i propri orientamenti politici, avendo messo la sua ‘arte’ al servizio e sostegno del movimento “Vita, donna, libertà”.[16] La coniuge di Tamimi Arab ha perfino dichiarato di aver composto una sua ‘opera’ “ispirata dalla continua lotta di Masih Alinejad per la libertà di espressione delle donne in Iran”.[17] Già, proprio l’“attivista” notoriamente stipendiata dal Congresso USA per le sue attività contro la Repubblica Islamica.[18]
I finanziatori dei sondaggi di Gamaan
Lo “studio” sull’atteggiamento degli iraniani verso la religione, citato poco sopra e pubblicato nell’agosto del 2020, secondo il sito di Gamaan è stato finanziato e condotto con la cooperazione di Ladan Boroumand, cofondatrice del “Centro per i Diritti Umani in Iran Abdorrahman Boroumand”.[19]
Ladan Boroumand è la figlia di Abdorrahman, che fu l’assistente dell’ultimo Primo Ministro dello Scià Pahlavi, Shapour Bakhtiar, ed uno dei tre membri del Comitato Esecutivo del “Movimento Nazionale di Resistenza dell’Iran”, fondato da quest’ultimo nell’agosto del 1980 a Parigi per combattere contro la Repubblica Islamica.
Il Centro fondato e diretto da Boroumand, la cui sede ‘casualmente’ si trova a Washington, “promuove i diritti umani e la democrazia in Iran” e negli ultimi cinque anni ha ricevuto “circa il 72% del suo sostegno da fondazioni private statunitensi ed europee, il 21% da fondi pubblici statunitensi ed europei e il 7% da singoli donatori”.[20] Tra i membri del Consiglio di Amministrazione del Centro, oltre alla sorella di Ladan, Roya, tra gli altri troviamo anche il celebre Francis Fukuyama[21], che fu già membro del Consiglio di Amministrazione di una ben più nota organizzazione, la National Endowment for Democracy (NED).[22] Quel Fukuyama che, non dimentichiamo, ‘lungimirantemente’ aveva anticipatamente previsto “la fine della storia in quanto tale: cioè il punto finale dell’evoluzione ideologica dell’umanità e l’universalizzazione della liberal-democrazia occidentale quale forma finale del governo umano”…
La stessa Ladan Boroumand è wisiting fellow della NED, l’organizzazione creata negli anni ‘80 dall’amministrazione Reagan come facciata della CIA, e che da allora è stata l’artefice da dietro le quinte di molte delle “rivoluzioni colorate”, tentate o riuscite, organizzate negli ultimi decenni dagli USA nel mondo.[23] La NED, nota per questo anche come “seconda CIA”, risulta inoltre tra le fondazioni “private” che hanno finanziato sin dal 2002 proprio il Centro diretto da Boroumand e intitolato al padre, Centro che a sua volta – come abbiamo visto – finanzia i sondaggi condotti da Gamaan. Secondo quanto dichiarato da Tamimi Arab, Boroumand ha collaborato anche alla realizzazione dell’altro sondaggio della Gamaan, quello a cui fa riferimento Micalessin nel suo articolo.[24]
Nel dicembre 2022 Gamaan, “per l’impegno innovativo nello scoprire cosa pensano veramente gli iraniani”, è stato premiato con la “medaglia del Presidente del Market Research Society (MRS)”.[25] Alla cerimonia di premiazione, ci informa ancora Tamimi, erano presenti “organizzazioni come la NATO”[26] (nota per le sue attività umanitarie e super partes…).
In questo contesto, senza provare il senso del ridicolo, Tamimi Arab cita Ladan Boroumand, cioè proprio colei che collabora ai sondaggi della Gamaan e tramite il suo Centro li finanzia, per dimostrare l’autorevolezza dell’istituto da lui “supervisionato”: “Sono orgoglioso che Ladan Boroumand scriva che Gamaan ha infranto il monopolio dello Stato iraniano sulla verità sul suo popolo”![27]
Gamaan e i media londinesi
Come accennato precedentemente, uno dei sondaggi realizzato da Gamaan che più ha attirato l’attenzione e le critiche è stato quello sulle preferenze degli iraniani rispetto ai “media persiani”, realizzato nel 2023. Nei risultati pubblicati dall’“istituto di ricerca basato in Olanda”, il media più seguito dagli iraniani risulterebbe infatti Iran International (54%), del quale abbiamo accennato all’inizio, seguito dai londinesi Manoto (42%) e BBC Farsi (37%). Solo quarta invece la Televisione di Stato iraniana IRIB (36%) e subito dopo Voice of America (34%). Questo risultato non dovrebbe però meravigliarci, perché Ammar Maleki è spesso ospite, in qualità di “esperto”, proprio di queste tre emittenti ospitate dall’Inghilterra, oltre che della TV ufficiale in lingua persiana del governo statunitense VOA. Neanche l’ordine della classifica dovrebbe sorprendere particolarmente visto che, facendo una semplice ricerca sul canale Telegram di Iran International in persiano, il fondatore di Gamaan risulta citato o intervistato da questo canale per ben 107 volte![28]
Conclusione
Stando a Tamimi Arab e Maleki, il loro istituto ha introdotto una “nuova metodologia” nelle ricerche e sondaggi riguardanti le posizioni e atteggiamenti degli iraniani.[29] Con quanto da noi esposto sopra riguardo alle identità, idee e attività politiche del fondatore/direttore di Gamaan e del suo aiutante “supervisore”, dei loro collaboratori e finanziatori, nonché rispetto a questa “nuova metodologia” da essi applicata, è piuttosto naturale che le ricerche condotte da istituti e centri di ricerca internazionali davvero scientifici, seri e attendibili (come Gallup o l’Università del Maryland, per citarne due dei più noti) giungano a risultati molto differenti, quando non opposti, rispetto a quelli pubblicati da questa pagliacciata di “istituto di ricerca basato in Olanda” di nome Gamaan.
Per fare dei meri esempi e non dilungarci troppo, il Center for International and Security Studied at Maryland dell’Università del Maryland, in un sondaggio pubblicato nell’ottobre del 2019 col titolo Iranian Public Opinion under “Masimum Pressure”[30], ci informa che in realtà ben il 77% degli iraniani guarda la Televisione di Stato, il 36% dei quali “molto”, mentre appena il 26% segue i canali satellitari (londinesi), e soltanto l’8% “molto”.
Secondo Gamaan il 70% degli iraniani è d’accordo che i governi occidentali inseriscano i Guardiani della Rivoluzione Islamica tra le “organizzazioni terroristiche”, appena il 14% ha fiducia in questo corpo militare e solo il 34% ritiene che le loro attività regionali abbiano aumentato la sicurezza dell’Iran, mentre il sondaggio pubblicato dall’Università del Maryland riporta che ben l’81% ritiene che l’operato dei Guardiani della Rivoluzione nel Vicino Oriente abbia reso l’Iran più sicuro.
Nel ‘sondaggio’ pubblicato da Gamaan nel 2018, in caso di “elezioni libere” il Generale Soleimani avrebbe ottenuto lo 0,2% delle preferenze, mentre secondo l’University del Maryland nel 2019 il martire Soleimani è risultato la figura iraniana più popolare (82%).
Se il ‘sondaggio’ di Gamaan sostiene che solo il 15% degli iraniani sostengano la Repubblica Islamica e l’81% vorrebbe addirittura abolirla, un altro sondaggio pubblicato sempre dall’Università del Maryland, questa volta nel 2018[31], ci informa che meno del 5% degli iraniani ritiene che sia necessario un cambiamento radicale del proprio ordinamento politico, l’11,5% è parzialmente d’accordo, mentre il 23,2% è parzialmente contrario e il 53,5% fortemente ostile.
Il ‘sondaggio’ pubblicato da Gamaan nel 2020 sostiene che ben il 68% della popolazione crederebbe che le prescrizioni religiose debbano essere escluse dalla legislazione statale e solo il 14% riterrebbe invece che la legge nazionale debba essere invariabilmente conforme alle prescrizioni religiose, mentre secondo lo studio dell’Università del Maryland solo il 21,7% richiede fortemente un “allentamento” della Legge Islamica, il 14,7% lo richiede parzialmente, mentre il 26% è parzialmente contrario e il 33,3% fortemente contrario.
Secondo il ‘sondaggio’ di Gamaan del 2022 sulle relazioni internazionali, il 52% degli iraniani avrebbe una visione positiva degli Stati Uniti, contrariamente allo studio dell’Università del Maryland del 2019, secondo cui l’86% della popolazione persiana avrebbe una visione negativa (e il 73% “molto” negativa). L’istituto statunitense Gallup, da parte sua, nel 2022 ha pubblicato i risultati di tre sondaggi rispetto alla percezione degli Stati Uniti in 13 Paesi a maggioranza musulmana. Le domande riguardano l’impegno USA nella Regione in tre campi: democrazia, autodeterminazione e miglioramento economico. In tutte le tre domande gli iraniani sono quelli che hanno mostrato maggiore disapprovazione. Sulla serietà USA nell’incoraggiare la formazione di ordinamenti democratici l’81% degli iraniani si è detto in disaccordo; sulla loro volontà di permettere ai popoli di plasmare il proprio futuro politico è l’80% ad essere contrariato e sulla loro serietà nel voler migliorare la situazione economica è stato ben l’82% a mostrarsi diffidente.[32]
Dando credito a “istituti” come Gamaan si manifesta ancora una volta il livello davvero basso di professionalità e onestà di buona parte del giornalismo italiano e occidentale, fornendo al contempo la misura della sua obiettività e attendibilità, soprattutto quando si tratta della Repubblica Islamica dell’Iran.
Abbiamo bisogno di una realtà organizzativa capace di perseguitare corruzione politica, criminalità sociale e cooptazione occulta. Abbiamo bisogno di una guida che svolga tale funzione in tutte le nazioni d’Europa al fine di unificare i popoli e non le banche, l’alta finanza e le multinazionali. Abbiamo bisogno di una élite di organica aristocrazia spirituale, un organizzazione dove vige una chiara visione unificatrice che lasci spazio al pluralismo politico, religioso e folkloristico. Abbiamo bisogno di tagliare i ponti con tutte le fonti geopolitiche di deriva antropologica. Abbiamo bisogno del PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale, un movimento messianico a vocazione planetaria che faccia dell’Europa un faro per il resto del mondo. Altrimenti non abbiamo altra scelta che sopportare passivamente tutte le forme di repressione messe in atto nella nostra realtà contemporanea.
Ad maiora Déi gloria!
IL NOSTRO BISOGNO REALE SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO
“La prima figlia della bellezza umana, della bellezza divina è l’arte. In essa l’uomo divino ringiovanisce e si rinnova. Egli vuole sentire se stesso e perciò pone di fronte a sé la bellezza. Così l’uomo si diede i suoi dei, ché nel principio l’uomo e i suoi dei erano una sola cosa, poiché, ignota a se stessa, esisteva la bellezza eterna.”