a cura di Beppe Carelli
“Il miglior modo per vendicarsi dei propri nemici è diventare migliori di loro…” Diogene di Sinope

a cura di Beppe Carelli
“Il miglior modo per vendicarsi dei propri nemici è diventare migliori di loro…” Diogene di Sinope

di Eugenia Tinghi
Come riconoscere che siamo vittime di vampirismo energetico? Dalla perdita di energia, l’insoddisfazione, incapacità di gestire il reale e autolesionismo.
Vampirismo energetico. Quando si parla di vampiri la nostra mente va automaticamente a Bram Stoker e al conte Dracula, cioé a dei “non morti” che di notte vanno in giro a succhiare il sangue alle vittime. Ma il vampiro letterario è solo la metafora di un personaggio che realmente, e non succhia tanto il sangue fisico quanto quello “metaforico”: parliamo del vampiro energetico, che sfrutta si appropria dell’energia della persona vicina.
Tutti possiamo essere vittime di vampiri energetici e quasi sempre inconsapevolmente li invitiamo noi ad approfittarsi di noi. D’altronde anche nel romanzo Dracula è il dottor Van Helsing a spiegare che il vampiro ha potere solo se “invitato ad entrare” da qualcuno. I vampiri energetici possono essere amici, colleghi di lavoro o persino il proprio coniuge o partner.
E’ possibile riconoscere di essere vittime di vampiri energetici? Quando ci si è dentro non è facile, ma è possibile.riconoscere la cosa da alcuni sintomi evidenti. Il più evidente è la perdita di energia vitale. Quando non hai nemmeno voglia di alzarti dal letto e perdi interesse per qualsiasi cosa, anche per ciò che un tempo costituiva una tua passione. La vita non è diventata improvvisamente noiosa, semplicemente abbiamo a che fare con un vampiro energetico. Collegato a questo primo sintomo è quello dell’insoddisfazione che magari colleghiamo a stress o contrattempi, Non sono stress o contrattempi, ma vampiro energetico. Il passo successivo è l’incapacità di gestire la realtà, e quindi lasciar cadere le cose o sbagliare a scrivere numeri o cose simili. Infine, e questo è l’atto finale e più pericoloso, è l’autolesionismo. Spesso di matrice economica (il coniuge che svuota il conto), ma anche semplicemente energetico. Qui è quando il vampiro energetico fa leva sulla pietà della controparte per spillare soldi o semplicemente attenzione. A questo punto, prima di soccombere, bisogna affrontare il vampiro energetico.
Il vampiro spesso è ottuso e prepotente, spesso incute una tale pietà che, se la vittima è sensibile, preferisce dargli il sangue piuttosto che dire di no. Quest’ultima categoria va affrontata con rispetto ma anche con fermezza. L’errore è quello di soffrire in silenzio o ignorare con superiorità (altrimenti facciamo il loro gioco). Bisogna avviare un dialogo rispettoso ma franco, facendo loro capire che non sono al centro dell’universo. Gentilmente, ma fermamente, facciamo notare il peso delle loro azioni, e le conseguenze che portano. E soprattutto smettiamo di umiliarci e di mettere i nostri sentimenti al secondo posto. Altruismo non è mai autodistruzione. Così facciamo solo un danno, alimentando l’ego del vampiro energetico che, una volta finito con noi, passerà alla prossima preda.
Tratto da: TAG24

di Giuan Gudjohnsen
Nella prima metà del secolo scorso, naturalisti, esploratori, antropologi, gnostici, religiosi e alpinisti guardavano al Tibet con curiosità, fascino e rispetto. Esiste molta letteratura a riguardo: è noto, ad esempio, il libro “Sette anni in Tibet” di Heinrich Harrer (ultima ristampa del 1997, edizioni Mondadori), da cui è stato tratto l’omonimo film. Ma c’è una storia di cui poco si sa e di cui poco si parla perché è una leggenda trascritta in carteggi mai dati in pasto all’opinione pubblica. Questo il contenuto del documento che abbiamo recuperato e che vogliamo offrire ai lettori.
Nel 1920, un esploratore incontrò, presso un monastero, il Hutuktu (alta autorità religiosa buddista) di Narabaci che gli raccontò quanto segue.
Quando il Re del Mondo apparve ai Lama favoriti da Dio, in questo monastero trent’anni fa, fece una profezia per il mezzo secolo che cominciava allora.
La profezia diceva: “Sempre più popoli dimenticheranno la loro anima e si preoccuperanno solo del corpo. I più grandi peccati e la corruzione regneranno sulla terra. Le persone si trasformeranno in bestie feroci, assetate di sangue e bramose della morte dei propri fratelli. La “Mezzaluna” diverrà oscura e i suoi seguaci cadranno in miseria e si impegneranno in guerre senza fine. I suoi vincitori saranno colpiti dal sole ma non si innalzeranno, e saranno visitati due volte dalla più grande sventura che finiranno in insulti al cospetto degli altri popoli. Le corone dei re, grandi e piccoli, cadranno: una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto… Ci sarà una terribile lotta fra tutti i popoli. I mari diverranno rossi di sangue. La terra e il fondo dei mari si ricopriranno di ossa. I regni andranno in frantumi. Interi popoli periranno: fame, malattie, crimini ignoti alla stessa legge e mai visti prima, dilagheranno nel mondo. Anche coloro che tenderanno la mano al prossimo periranno. I dimenticati e i perseguitati insorgeranno e attireranno su di sé l’attenzione del mondo intero. Vi sarà nebbia e tempesta. Montagne nude si copriranno all’improvviso di foreste. Verranno terremoti. Milioni di uomini si libereranno dai ceppi della schiavitù e dell’umiliazione solo per andare incontro a fame, malattie e morte. Le antiche strade si copriranno di folle erranti da un luogo all’altro, le città più grandi e nobili periranno nel fuoco. Il padre insorgerà contro il figlio, il fratello contro il fratello, la madre contro la figlia. E seguiranno il vizio, il delitto, la distruzione del corpo e dell’anima,. La verità e l’amore scompariranno. Di diecimila uomini solo uno sopravviverà: sarà nudo e demente, senza forza ne arte per costruirsi una casa e procacciarsi da vivere. Ululerà come un lupo e divorerà i cadaveri, mangerà al sua carne e sfiderà a battaglia Iddio… Tutta la terra si vuoterà. Dio le volterà le spalle e non vi sarà che la notte e la morte. Allora Dio invierà un popolo ora sconosciuto che con mani forti estirperà la malerba della follia e del vizio e guiderà coloro che saranno rimasti fedeli allo spirito dell’uomo nella lotta contro il male. Getteranno le basi di una nuova vita sulla terra purificata dalla distruzione delle nazioni. Nel cinquantesimo anno faranno la loro comparsa tre soli regni, che dureranno per settantuno anni felici. Poi vi saranno altri diciotto anni di guerra e distruzione. Allora le genti di Agartha lasceranno le caverne sotterranee e appariranno sulla superficie della Terra”.
Se, come sosteneva Martin Heidegger, “solo un Dio ci può salvare”…stiamo a vedere…
Tratto da: Arianna Editrice

di Pedro Vergara Meersohn
Dice la tradizione talmudica e per salvare tutta l’umanità sono necessari 36 giusti. Nessuno di loro sa di esserlo, finché non si presenta il momento giusto e non si compie un atto di gentilezza, che è una profonda lezione di umanità per tutti in ogni momento. Il Messia è uno dei 36 giusti, uno dei salvatori anonimi e sconosciuti del mondo, che aspetta solo il momento opportuno. I devoti hanno la responsabilità di identificarli e per ognuno riconosciuto viene piantato un albero nel giardino dei giusti a Gerusalemme. Questi personaggi sono spesso persone comuni. I calzolai, ad esempio, che svolgono con passione il loro lavoro quotidiano e realizzano calzature che ci permettono di camminare, andare avanti ed essere un po’ umani. Si racconta che, durante l’occupazione della Polonia, a Varsavia vivesse un orologiaio ebreo, che aveva perso tutta la famiglia e vagava senza meta per le vie della città. Non aveva un posto dove dormire o mangiare. Disperato nel suo abbandono, entrò in un negozio di orologi per chiedere lavoro. Il capo gli chiese cosa sapesse fare e lui, senza guardarlo negli occhi, rispose che sapeva riparare gli orologi. Il capo gli diede quindi un vecchio orologio da tasca da riparare e lui lo fece. Il capo riconobbe subito nello sconosciuto un maestro orologiaio e gli diede un lavoro senza fare molte domande. Un giorno, dopo settimane di lavoro, l’orologiaio si presentò al negozio di orologi con i pantaloni strappati e sporchi. Era stato aggredito di sorpresa, mentre dormiva su un treno abbandonato. Il boss si rese conto che si trattava di un ebreo fuggitivo e senza pensarci due volte gli offrì un posto dove dormire, rischiando la vita e mettendo in pericolo l’incolumità della sua famiglia. Ha lavorato tutti i giorni, sabato escluso, senza mai uscire dalla sua stanza per 3 anni consecutivi, sopravvivendo alla Shoah. Nel Ghetto di Varsavia, in quel periodo, morirono più di 200.000 persone e il povero orologiaio abbandonato sopravvisse protetto dal suo datore di lavoro. Dopo la guerra, come molti altri, emigrò in Australia e iniziò a riparare orologi a Melbourne. Il capo aveva una figlia e alcuni parenti in Australia e un giorno un’altra delle sue figlie, che viveva con lui a Varsavia, partì per un viaggio a trovare parenti lontani. In caso di emergenza, il padre le regalò un orologio di valore, che avrebbe potuto facilmente vendere se avesse avuto bisogno di soldi. Una volta in Australia, la figlia ha lasciato cadere l’orologio dalle sue mani e si è rotto. Disperata, si reca nel primo negozio di orologi che trova per chiedere aiuto e il maestro orologiaio, riconoscendo il suo accento, le parla in polacco. Spiega dettagliatamente la sua storia e l’orologiaio scopre che il padre della ragazza era il suo benefattore. Lui le aggiusta l’orologio. Il rabbino, dopo aver ascoltato assorto tutta la storia, chiede al maestro orologiaio: E tu, dove sei stato in tutti questi anni? Perché non sei venuto prima per raccontarci la tua storia e presentarci quest’uomo? Poiché l’urgenza di conoscere i giusti e il loro esempio può salvare il mondo. Il maestro orologiaio rimase in silenzio, una lacrima gli scese dagli occhi e rispose: Io so solo lavorare aggiustando orologi, mentre la vita e gli anni passano.
«E’ fama che non v’è generazione che non conti quattro uomini retti che segretamente sorreggono l’universo
e lo giustificano davanti al Signore. […]
Ma dove trovarli, se vivono sperduti per il mondo e anonimi
e non si riconoscono quando si vedono
e se neppure essi conoscono l’alto magistero che esercitano?»
(Jorge Luis Borges – Aleph)

a cura dell’associazione internazionale SOL COSMICUS
“In Aikido non è importante perdere o vincere ma lasciare tutto al volere di Dio” – Morihei Ueshiba

di Mike Plato
11Q13 (11QMelch) – Il ritorno di Melchisedek e il giudizio finale
Il documento ritrovato nella grotta 11Q di Qumran, noto come 11Q13 (=11QMelch), è stato datato paleograficamente tra la fine del I sec. a.C. e l’inizio del II secolo a.C. Esso è composto da vari frammenti dai quali sono state ricostruite due colonne. La colonna 2 si è preservata molto bene, la colonna 3 è ricostruita solo con alcune parole. 11Q13 può essere riguardato come una sorta di targum, uno scritto che in ebraico significa letteralmente “interpretazione”, una parafrasi dei passi biblici che serve a spiegare e a interpretare i brani delle sacre scritture. Nello specifico il testo si occupa di Melchisedek, che viene visto come una figura escatologica destinata a esercitare il giudizio finale per delega di Dio. A lui sono applicati vari passi biblici, volti a provare che egli è
veramente questo agente escatologico.
Melchisedek, il sacerdote degli ultimi giorni
11QMelch intende interpretare e spiegare alcuni passi delle Scritture in prospettiva messianica. Il brano prende le mosse alle ll. 2-3 (colonna 2) dai concetti di anno sabbatico e di anno giubilare definiti dalla legge mosaica nei passi che abbiamo riportato nelle note. Secondo Deuteronomio 15:2 ogni sette anni veniva celebrato l’anno sabbatico, un anno di remissione ed espiazione nel quale venivano condonati i debiti fra gli israeliti. L’anno del giubileo, descritto in Levitico 25:13, aveva luogo ogni cinquant’anni e una delle sue prescrizioni prevedeva il condono dei debiti da parte dei creditori e la restituzione della libertà agli schiavi. 11Q13 estende il concetto di espiazione e di condono, una pratica della legge mosaica destinata a regolamentare i rapporti tra i giudei, agli ultimi tempi prima della fine del mondo. Alla l. 4 l’autore di 11QMelch interpreta i passi ricollegandosi a un brano del profeta Isaia.L’interpretazione è tutta in chiave messianica, essa intende spiegare il passo di Isaia 61 che viene citato nella successiva linea 4 di 11QMelch (12):
Isaia 61:1-2 – Lo spirito del Signore è sopra di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà agli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion.
In questo passo profetico di Isaia si preannuncia per la fine dei tempi la venuta di una figura
messianica (consacrata con l’unzione) destinata proprio a promulgare un “simbolico” anno di misericordia del Signore nel quale si terrà il giudizio di Dio e si avrà il condono di molte sofferenze (anno di misericordia del Signore).
A questo punto, cfr. ll. 6 e 9-10, col. II, 11Q13 fa entrare in scena Melchisedek: “E proclamerà per loro la liberazione, affrancandoli [dal peso di] tutte le loro iniquità” (cfr. l. 6) e “questo è l’anno di grazia per Melchisedek, per esaltare nel processo i santi di Dio per il dominio del giudizio”, come è scritto nei canti di Davide, che dice: “Dio si alza nell’assemblea [divina], in mezzo agli angeli emana la sentenza” (cfr. vv. 9-10).
L’interpretazione di 11Q13, che identifica il sacerdote Melchisedek con il personaggio della profezia di Isaia 61, identifica inoltre Melchisedek con il Salmo 81:
Salmo 81 – «Dio si alza nell’assemblea divina, giudica in mezzo agli dèi. «Fino a quando giudicherete iniquamente e sosterrete la parte degli empi? Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi». Non capiscono, non vogliono intendere, avanzano nelle tenebre; vacillano tutte le fondamenta della terra. Io ho detto: «Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo». Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti. Sorgi, Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti. Dio che si alza nell’assemblea divina a giudicare è, secondo 11Q13, Melchisedek. Infatti in 11Q13 alla l. 9 è scritto “come è scritto nei canti di Davide (i Salmi)”, intendendo proprio Melchisedek.
Melchisedek esercita il giudizio di Dio negli ultimi giorni. Quindi il personaggio messianico di Isaia 61 e del Salmo 81 vengono a coincidere nella figura di Melchisedek che sarebbe una figura celeste. Le ulteriori citazioni dei Salmi 7 ed 82 confermano che Melchisedek, in questa interpretazione, è identificato come esecutore del giudizio di Dio sulla terra, come già nel passo di Isaia 61.

di Marco Scarinci
La Natura mangia la Natura. Questa è la terribile Legge che la Dea Kali insegna a chi è pronto. Tramite questo atto di perpetua alimentazione, la Natura rinnova ciclicamente sé stessa pulsando nei suoi continui spasmi di Vita e Amore. Ed in questo Orgasmo continuo si celebra la Danza della Vita e della Morte, della Manifestazione e del suo Riassorbimento. Kali è Bhairavi, è Terrifica, perché mostra il terribile Potere del Sacrificio.
Tutto mangia, e tutto viene mangiato – in modi e a livelli coscienziali ed ontologici più o meno elevati – dalla più piccola formica al più alto degli Dei. Sì, anche gli Dei vengono “mangiati”, quando decidono secondo la loro Volontà di riassorbirsi nel Brahman. E noi veniamo assorbiti – ovvero mangiati – dagli Dei, se nel nostro percorso di Evoluzione Spirituale ci siamo liberati dal diventare preda di forze vampiriche di natura inferiore.
Si diventa ciò che si mangia, si dice spesso. E’ vero, in parte. Ma si omette di dire una cosa ancora più vera: soprattutto si diventa ciò da cui si viene mangiati.
Essere assorbiti dagli Dei (Flussi di Potere Illuminati e Sovrapersonali) è una tappa intermedia imprescindibile del percorso verso la Liberazione, mentre farsi mangiare dai parassiti rischia di intrappolarci ancora di più nei meandri del Samsara.
C’è però un’altra importante differenza tra gli Dei illuminati e gli spiriti predatori di questo mondo. A differenza dei secondi, i primi non solo ci mangiano, ma viceversa permettono anche a noi di mangiare loro. E’ una nutrizione reciproca, arricchente, benefica ed energizzante per entrambe le parti, che infine diventano una cosa sola. Questo è il principio operativo del Pasto Sacro, del Banchetto Divino, dell’Eucarestia. Dio mangia noi, e noi mangiamo Dio.
Dio si fa per noi materia, carne e sangue, seme e ovulo, pane e vino, mercurio e zolfo, affinché noi possiamo nutrirci di Esso. Anche questo a vari livelli, secondo le conoscenze teurgico-alchemiche e le materie utilizzate, dal mahaprasadam (ciò che resta dell’offerta rituale) ai nutrimenti più esoterici. Ma anche con una semplice Puja se fatta bene noi a livello sottile ci nutriamo di energia divina.
Essendo tutto espressione della Legge Alimentare, ecco che quest’ultima può diventare modello esplicativo del percorso di sviluppo spirituale.
Nutriti di Vita. Nutriti di Spirito. Nutriti di Amore. Nutriti di Dio. Questa è la Via!
Smetti di nutrirti di Putrefazione, di ciò che è Tossico, di ciò che è Velenoso per te. Gradualmente, digiuna anche di ciò che è inutile per il tuo corpo e per la tua anima, che ingolfa e appesantisce i tuoi canali. Questo ti permetterà di spezzare i legami con questo mondo condizionato e di aprire varchi sempre maggiori attraverso i quali il Nutrimento Divino possa alimentarti nel profondo.
Questo vale non solo per il cibo solido.
Purificati dalle cattive compagnie.
Disintossicati dal vizio del pettegolezzo.
Fai un uso buono e moderato dei social, se proprio senti di usarli.
Smettila di vomitare continuativamente parole, soprattutto se sono inutili, volgari o polemiche. Chi vomita ha l’anima intossicata: guariscila!
Che i tuoi passatempi siano benefici per il tuo corpo e la tua mente: non è molto meglio praticare Sport che diventare dipendente dalle sue illusorie apparizioni?
I programmi di intrattenimento in Tv o in Radio solo raramente e se vuoi staccare la spina, non farli diventare una abitudine.
Se sei già nel percorso della Liberazione, a che pro continuare a leggere libri inutili, che confondono la mente e annebbiano l’esperienza? Quando i libri di filosofia o teologia offuscano l’esperienza dello Spirito diventano veleno: bruciali, e nutri il Fuoco del tuo Ardore Spirituale! Alimenta e accresci questo Fuoco, che non sia mai sazio!
Fatti una domanda sincera: di cosa ti nutri? Ma soprattutto: che cosa stai nutrendo? A che cosa va la tua energia? A quali poteri ti offri in sacrificio?
Alleggerisciti, e inondati di Luce. Nutritene!
Non avere fretta, è un percorso graduale.

Ieri ho condiviso una fondamentale rivelazione qumraniana in cui
MICHAEL, MELKIZEDEK, PRINCIPE DELLA LUCE
risultano essere uno.
Noto che NESSUNO ha attitudine alla ricerca, quella profonda. Ponete il caso che sentiate una voce nel dormiveglia dirvi
IL MIO NOME È MICHAEL, MELKIZEDEK E PRINCIPE DELLA LUCE…
sarebbe da criminali non partire alla caccia, cercare i collegamenti biblici, approfondire la rivelazione ricevuta, tentare di capire ancor di più chi si cela dietro questi TRE NOMI FUNZIONE.
Il PRINCIPE DELLA LUCE è METATRON.
E me la prendo con quelli che più facilmente scrivono e parlano di certe cose tra libri, riviste, convegni, podcast, tubo, tv…
NIENTE, NON C’È RICERCA. PARLATE DI RICERCA, MA CHE CAZZO CERCATE E COME LO CERCATE LO SAPETE SOLO VOI
UNA RIVELAZIONE DI QUESTO TIPO VI DOVREBBE APRIRE MONDI, MA RESTATE INERTI.
COSI VI BASERETE SEMPRE E SOLO SU TEOLOGIE ED ESEGESI ALTRUI, SPESSO DEL PASSATO…
Pensate solo a questo verso di Daniele
Daniele 10,13: Ma il principe del regno di Persia mi si è opposto per ventun giorni: però Michele, uno dei primi prìncipi, mi è venuto in aiuto e io l’ho lasciato là presso il principe del re di Persia;
MI È VENUTO IN AIUTO: ma voi avete idea di quale portata abbia questo indizio?
YHWH DICE : MI È VENUTO IN AIUTO.
Nell’immagine qui sotto il sigillo teurgico della triade unitaria di Mikael, Metatron e Melkizedek.

a cura di Valentina De Cicco
“L’intero universo è riassunto
nell’essere umano.
Il Diavolo non è un mostro
che aspetta di intrappolarci,
è una voce interiore.
Cerca il tuo Diavolo in te stesso,
NON NEGLI ALTRI.
Non dimenticare che colui
che conosce il suo Diavolo
conosce il suo Dio.”
Shams Tabrizi

di Mike Plato
Da anni, istruito da MELKIZEDEK, dico che Dio genererà un esercito celeste destinato a battere gli imperialisti dei due mondi.
Ma attenzione, qui è detto a mò di profezia.
Esodo 13,14: Quando tuo figlio domani ti chiederà: Che significa ciò?, tu gli risponderai: Con braccio potente il Signore ci ha fatti uscire dall’Egitto, dalla condizione servile.
CON BRACCIO POTENTE DIO PADRE CI FARÀ USCIRE DALLA SCHIAVITÙ ETERNA DI QUESTO COSMO, DA QUESTO ESILIO.
Braccio, in inglese ARM.
ESERCITO, in inglese ARMY.
Ritraduco…
Esodo 13,14: Con un ESERCITO SOVRUMANO il Signore ci farà uscire DALL’UNIVERSO , dalla schiavitù delle anime.
E per sigillare
Apocalisse 9,7: Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini.
