Pitagora ed il Pitagorismo: la filosofia come disciplina sacra

di Luigi Angelino

Pitagora ed il Pitagorismo: la filosofia come disciplina sacra
Pitagora ed il Pitagorismo: la filosofia come disciplina sacra

Il “Pitagora storico”, che nei secoli successivi sarebbe diventato una sorta di figura mitica, nacque nell’isola di Samo intorno al 570 a.C., emigrando poi verso le coste della Magna Grecia nel 532, a causa dell’incombente minaccia rappresentata dalle truppe persiane. Nel 530 fondò a Crotone una vera e propria “Scuola”, destinata ad influenzare la vita politica della città e dei territori limitrofi, contribuendo in maniera ideologica ed operativa all’insediamento di un governo aristocratico nella stessa Crotone. Una rivolta democratica, tuttavia, rovesciò il regime politico della città ionica, con il conseguente incendio della “Scuola”, simbolo dell’elite sconfitta. Il drammatico episodio costrinse Pitagora a cercare rifugio prima a Locri, poi a Taranto ed, infine, a Metaponto, dove passò a miglior vita nel 490 a.C. circa. Il “saggio di Samo”, così come veniva chiamato Pitagora, è una delle figure più controverse della Grecia antica, a causa della limitata attendibilità delle fonti che lo riguardano., anche se menzionata da autori suoi contemporanei o di poco successivi, come Senofane, Eraclito ed Erodoto (1).

Al di là delle poche fonti storiche esistenti intorno alla figura di Pitagora, grazie al prestigio che il suo nome avrebbe acquisito presso i circoli culturali ellenici nel tempo a venire, aleggiano numerose leggende che la rendono misterioso ed affascinante. Della sua formazione si narra, innanzitutto, che intraprese numerosi viaggi, visitando territori altamente civilizzati, come l’Egitto, Babilonia, la regione caldea ed altre aree del Mediterraneo orientale. Dai sacerdoti/filosofi egizi avrebbe appreso la geometria, l’arte ed i significati semantici dei sacrifici, nonché i principali sistemi rituali attuati nel corso delle cerimonie religiose; in Mesopotamia avrebbe approfondito le conoscenze di aritmetica e di logica; con i Fenici si sarebbe confrontato su tematiche astrologiche ed astronomiche (2). E’ importante sottolineare che Pitagora, come Socrate, non lasciò nulla di scritto di suo pugno e che tutti i testi che gli sono stati attribuiti hanno un’origine senza dubbio pseudo-epigrafica.

 Il personaggio di Pitagora, come si diceva in precedenza fu avvolto, già negli anni immediatamente successivi alla sua morte, da un’aura leggendaria ed enigmatica. La sua autorevolezza intellettuale si era così radicata nell’immaginario collettivo al punto che si era diffusa la voce  che il “sapere” gli fosse stato rivelato da una divinità e che nessun mortale ne potesse modificare i contenuti. In alcune opere composte nel periodo del tardo Neoplatonismo Neopitagorismo,il filosofo viene indicato come “figlio di Apollo” (3). Il suo nome era considerato derivante dall’unione di due termini. Pythios, uno degli appellativi del dio Apollo ed agorà (piazza), tanto da poter essere reso con l’espressione “annunciatore del Pizio”. Altri glottologi ritengono più plausibile ricollegare il primo termine al verbo pèitho, persuadere, in modo da ottenere un significato che suona come “colui che parla in piazza”, “colui che persuade in piazza” o più semplicemente “oratore della piazza”.  Il principale motto pitagorico, tradotto in lingua latina (4), suona come ipse dixit  che si può rendere, in italiano corrente, con l’espressione “l’ha detto proprio lui!”. Questo significativo brocardo esprime in pieno l’autorevolezza del pensiero di Pitagora e l’impossibilità di mettere in discussione i suoi insegnamenti.

Non avendo lasciato nulla di scritto dalla sua mano, si pensa che i primi “scritti pitagorici” ad essere conosciuti e divulgati siano stati quelli di Filolao (5), uno dei più attivi tra i giovani discepoli del Maestro, fuggito verso la Grecia continentale dopo la rivoluzione dei “Democratici”. Il movimento che derivò dagli insegnamenti di Pitagora prese il nome di “Pitagorismo”, configurandosi come un’associazione con finalità filosofiche, politiche e religiose, se vogliamo utilizzare un linguaggio moderno, comunque poco adatto ad esprimere l’effettivo spirito che animava i seguaci del Maestro. Nell’ambito dell’organizzazione era possibile distinguere diverse categorie di discepoli: gli acusmatici che, come l’etimologia del termine ricorda in maniera inequivocabile, dovevano rimanere in silenzio ed ascoltare gli insegnamenti che venivano impartiti loro; i matematici, che avevano già raggiunto un buon livello di apprendimento, potevano chiedere spiegazioni ed intervenire attivamente nelle discussioni. Questi ultimi erano coloro che avevano l’accesso alle dottrine più segrete della Scuola. Nelle fonti si trovano riferimenti anche ad altre tipologie di distinzioni: i discepoli esoterici, ossia i veri e propri iniziati che potevano essere ammessi anche alla presenza di Pitagora, mentre i discepoli essoterici erano i novizi che potevano ascoltare il Maestro, ma non potevano vederlo (6). Risulta chiaro che si tratta di un’ulteriore distinzione, basata non tanto sul livello di apprendimento, quanto sulla possibilità o meno di incontrare il capo indiscusso della “Scuola”, in base a valutazioni che, con ogni ragionevole probabilità, erano ponderate da un gruppo di accoliti che avevano guadagnato la fiducia di Pitagora. Una evidente particolarità del “gruppo pitagorico”, rispetto ad altre associazioni antiche, era il fatto che era ammessa la presenza delle donne, in aggiunta all’obbligo del celibato e della comunione dei beni. Tutti gli adepti erano obbligati a rispettare determinate regole ed a mettere in pratica alcune azioni, come la purificazione del corpo e la vestizione di certi capi di abbigliamento nei templi durante le funzioni religiose. Si tratta di consuetudini mutuate dalla tradizione liturgica egizia, capaci di influenzare tutte le dottrine misteriche ellenistiche e perfino la struttura portante della liturgia cristiana.

La storiografia moderna tende a distinguere il “Pitagorismo”, a seconda dell’evoluzione nei progressivi periodi storici: il Pitagorismo antico andrebbe collocato tra il VI ed il V secolo a.C. ed il Neopitagorismo che si sarebbe sviluppato intorno al I secolo a.C. Per quanto riguarda i lineamenti generali del pensiero pitagorico, è forse superfluo ricordare che l’originaria dottrina impartita dal Maestro era segreta e la norma che ne vietava la divulgazione prevedeva severe sanzioni, come l’espulsione immediata, in caso di inosservanza. Per questi motivi, non si hanno a disposizione descrizioni dirette della sua filosofia e quanto sappiamo deriva dagli scritti dei suoi discepoli che, molto probabilmente, tendevano a mescolare le proprie convinzioni personali con quelle del grande Maestro. Premesso ciò, ne consegue che è quasi impossibile discernere l’originaria dottrina di Pitagora da quella dei “Pitagorici”. Gli studiosi ritengono, però, che l’unico insegnamento che si può far risalire a Pitagora, con ragionevole certezza, è quello relativo alla metempsicosi. Si tratta della cosiddetta ipotesi della trasmigrazione delle anime fino a raggiungere la purificazione finale. Nelle proprie convinzioni in merito alla metempsicosi (7)Pitagora fu profondamente influenzato dall’Orfismo (8)ritenendo che l’anima dell’uomo sia immortale e che dopo la morte abbia la capacità di entrare nel corpo di un animale.  Nella sua visione, il ciclo completo, per raggiungere la purificazione finale, si compirebbe in tremila anni, dopo che l’anima sia riuscita a trasmigrare in tutte le specie animali della terra, del mare e dell’aria (o le principali, considerata la vastissima varietà di specie animali). E’ una dottrina, altamente simbolica che, con alcune differenze, fu ripresa anche da Platone.

Un altro insegnamento che la tradizione tende a collegare direttamente a Pitagora è la cosiddetta “teoria dei numeri”, da intendere come l’espressione della sostanza delle cose. Secondo questa teoria, i principi della matematica si impongono come i principi di tutta la realtà. In riferimento alla teoria dei numeri, si parla anche di “metafisica”, in quanto il numero può essere considerato anche come modello originario, cioè come l’archè, la prima misura di tutte le cose. La teoria dei numeri sarà superata, almeno in apparenza, soltanto da Aristotele, secondo il quale il numero non sarebbe altro che un “principio materiale”. Entrando nel merito delle scoperte matematiche di Pitagora, si ritiene che il famoso teorema fosse già noto agli Egizi ed ai Babilonesi  e che il Maestro l’abbia appreso durante uno dei suoi tanti viaggi. Al “teorema” che prende il suo nome, Pitagora avrebbe attribuito un “valore logico”, compiendo un salto di qualità epistemologico rispetto ad una conoscenza empirica acquisita presso le precitate civiltà (9).

Ai Pitagorici si deve soprattutto la concezione del numero come un insieme di più unità, peraltro rappresentato anche nella sua dimensione spaziale. In relazione a tale aspetto peculiare, molti studiosi parlano della matematica pitagorica come di un’aritmo-geometria. I numeri racchiuderebbero in sé proprietà morali, cosmologiche e magiche, anche se poi la valenza dei sistemi aritmo-geometrici perderebbe di consistenza con la scoperta delle grandezze incommensurabili, cioè il rapporto tra la diagonale ed il lato di un quadrato. Di conseguenza, per risolvere il problema dell’infinito e del continuo, l’aritmetica si separa dalla geometria: la prima si dedica all’analisi dei rapporti numerici, mentre la seconda si lancia alla scoperta del “continuo spaziale”.

Per quanto riguarda l’elaborazione delle teorie astronomiche e cosmologiche, la maggior parte di esse, così come codificate nei secoli successivi, sono attribuite a Filolao, già menzionato come uno dei discepoli di Pitagora più attivi e prolifici. Secondo la sua opinione, l’universo ha come centro un Fuoco in grado di determinare il movimento degli astri. Intorno al Fuoco si muoverebbe una sorta di Antiterra, che spiegherebbe le eclissi, nonché la Terra, la Luna, il Sole, i cinque pianeti, fino ad allora individuati, e le stelle fisse. La somma dei corpi celesti indicati darebbe il numero “dieci”, considerato sommamente sacro dalla dottrina pitagorica. Al di là della ricostruzione cosmologica fantasiosa e per l’epoca contemporanea ingenua, in considerazione del fatto che in quel tempo non si avevano a diposizione dati scientifici, quello che risulta importante ed innovativo nell’ambito della dottrina pitagorica è il tentativo di spiegare la struttura dell’universo seguendo un metodo razionale, rinunciando a spiegazioni di carattere mitologico in stile esiodeo e ponendo le basi, altresì, per l’elaborazione di una prima bozza di un compiuto sistema eliocentrico. Nell’immaginario dei Pitagorici, infatti, al centro dell’universo vi è un “Fuoco”, non la Terra (10).

La concezione pitagorica del tempo è molto diversa da quella “lineare” propria delle tre religioni abramitiche, di seguito elencate in ordine di diffusione cronologica: Ebraismo, Cristianesimo, Islam. Per i Pitagorici, il tempo ha un’impostazione ciclica, poiché, trascorso un determinato periodo, ogni evento è destinato a ripetersi come già avvenuto in precedenza, almeno nelle sue caratteristiche eziologiche essenziali. Anche in tale convinzione, è facile intuire un tentativo di razionalizzare i concetti del finito, “di limitato e di ordinato”, in contrapposizione all’idea di caos, abbracciata con una certa disinvoltura da alcuni pensatori dell’antichità. Peraltro, la visione del tempo come sequenza ciclica o “a spirale” esprime anche una valutazione  del pensiero pitagorico  nel campo sociale e politico. In tale contesto, i Pitagorici  ritenevano che fosse inutile e fuorviante credere che una rivoluzione potesse essere definitiva, in quanto i rapporti tra le diverse classi sociali sarebbero stati sempre destinati a cambiare nel susseguirsi di ogni ciclo storico (11).

Di grande impatto sarà l’influenza del Pitagorismo sulle scuole filosofiche ed iniziatiche successive, in special modo in relazione agli aspetti di carattere etico. L’etica pitagorica è essenzialmente incentrata sul principio della giustizia, che è rappresentata simbolicamente dal numero quattro, ossia il prodotto dell’eguale con l’eguale. Il fulcro della credenza etica pitagorica consiste nell’affermazione della superiorità della vita contemplativa rispetto a quella pratica. Le discipline del sapere, nella visione pitagorica, si estendono dalla matematica alla geometria, dall’astronomia alla cosmologia, dalla musica alla medicina, dalla poesia alle arti divinatorie. Per gli eredi di Pitagora, l’iniziazione e la purificazione, che possono consentire il raggiungimento dell’ideale della vita contemplativa, possono essere ottenute soltanto con l’acquisizione di un adeguato livello di conoscenza, dopo aver superato determinate prove progressive. L’amore per il sapere, cioè la filosofia (risulta che Pitagora sia stato il primo ad usare tale termine), diventa lo strumento più importante ed efficace per poter conseguire una completa purificazione. In quest’ottica, la filosofia conquista la dignità di “disciplina sacra”, da riservare soltanto a pochi iniziati che diano prova di possedere le adeguate capacità per osservare e comprendere il mondo, oltre l’apparenza delle esperienze meramente sensibili (12).

Il “Pitagorismo esoterico” che iniziò a svilupparsi qualche secolo dopo la morte del Maestro, si basava sui cosiddetti “versi aurei”, che non possono essere direttamente attribuiti al filosofo, ma che costituiscono una sorta di compendio dei dogmi elaborati dalla “Scuola Italica”, messi per iscritto dai seguaci di Pitagora, allo scopo di istruire i discepoli delle generazioni successive (13). Si trattava dell’unico strumento che permetteva agli adepti di seguire la via divina e di elevazione dello spirito, allo scopo di ottenere, almeno in parte, l’estinzione delle sofferenze umane, mediante l’unione  dello spirito individuale con quello divino, considerato come unica fonte dell’intera realtà. In qualche modo, tale visione anticipa l’ipotesi del motore immobile, atto puro, pensiero di pensiero che troverà espressione compiuta in Aristotele e che influenzerà l’intero pensiero occidentale. L’ermetismo pitagorico è stato fonte di ispirazione per molteplici organizzazioni formatesi nei secoli dell’era cristiana: dai Templari alle Logge massoniche, anche se il campo è così vasto da meritare trattazioni specifiche e mirate. Alle comunità pitagoriche, risale, comunque, l’usanza della rigida formazione dei novizi, che dovevano prepararsi con grande impegno per attraversare i quattro gradi di consapevolezza iniziatica e, pertanto, essere ammessi all’applicazione delle dottrine apprese nei gradi precedenti (14).

Note:

1 – Giovanni Battista Arnone, Pythagoras. Il Samio, Il Pizio, Il Savio, Ed. Pellegrini, Milano 2020;

2 – Giamblico, curatore M. Giangiulio, Ed. Rizzoli, Milano 1991;

3 – Gianfranco Bertagni, Porfirio- Vita di Pitagora, su http://www.gianfrancobertagni.it, consultato in data 16/08/2023;

4 – Corrisponde al greco “autòs èpsa”. In ambiente latino fu soprattutto Cicerone ad attribuire il brocardo, tradotto in lingua latina, ai Pitagorici. In epoca medievale lo stesso motto fu adoperato con riferimento ad Aristotele, considerato il massimo esponente della filosofia;

5 – Su Filolao le fonti sono discordanti. Diogene Laerzio sosteneva che fosse nativo di Crotone, mentre altri autori gli attribuivano Taranto come città di nascita;

6 – Cfr. Nuccio D’Anna, Pitagora e il Pitagorismo. Fenomenologia dell’iniziazione religiosa, Edizioni Arkeios, Roma 2022;

7 – La testimonianza risale ad uno scritto di Senofane;

8 – L’Orfismo è un vero e proprio movimento religioso e misterico sorto in Grecia nel VI sec. a.C., ma che affonda radici in tradizioni più antiche;

9 – Arturo Reghini, Introduzione ai numeri pitagorici, Edizioni Tipheret, Rimini 2017;

10 – Si tratta di una visione molto diversa da quella aristotelica-tolemaica che prevarrà fino al tardo Medioevo;

11 – Christiane L. Joast-Gaugler, traduttore Pasquale Faccia, Pitagora ed il suo influsso sul pensiero e sull’arte, Edizioni Arkeios, Roma 2008;

12 – Luigi Angelino, La ricerca del divino, Edizioni CTL, Livorno 2021;

13 – curatore Antonio Farina, I versi aurei. Testo greco a fronte, Edizioni La Vita Felice, Milano 2023;

14 – nota nr. 6.

(in foto di testata le famose Tavole Palatine, site in prossimità di Metaponto: sono i resti di un tempio dorico periptero esastilo del VI secolo a.C. dedicato alla divinità di Hera, sede un tempo della scuola di Pitagora)

Luigi Angelino, nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale, conseguendo anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2022 ha pubblicato con la Stamperia del Valentino 8 volumi: Caccia alle streghe, Divagazioni sul mito, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, L’epopea assiro-babilonese, Campania felix, Il diluvio e Sulla fine dei tempi. Con altre case editrici ha pubblicato vari libri, tra cui il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la raccolta di saggi “I miti: luci e ombre”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana” (Apocatastasi-Apostasia-Apocalisse); il saggio teologico/artistico “L’arazzo dell’apocalisse di Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; un viaggio onirico nel sistema solare “Nel braccio di Orione”ed una trattazione antologica di argomenti religiosi “La ricerca del divino”. Con auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei più affascinanti luoghi d’Europa” ed ha collaborato al “Sipario strappato”. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana.

Tratto da: Pagine Filosofali

MUIO: DESCRIZIONE DELLA POSTURA ZAZEN

a cura di Monaco Guerriero

Tra Cielo e Terra.
Per adottare una postura corretta utilizziamo un cuscino, lo Zafu. Su questo ci sediamo a gambe incrociate. Non tutti possono sedere in pieno loto, ma questo non è certamente un must pello Zazen. Il mezzo loto – dove un piede è posto sopra una gamba e un piede sotto l’altra gamba è più che sufficiente. La cosa più importante pella corretta postura è la corretta inclinazione del bacino in avanti. Nella parte inferiore della schiena (a livello della quinta vertebra lombare) il bacino s’inclina in avanti, in modo che le ginocchia premano bene contro il pavimento. Ciò conferisce alla posizione seduta una base solida et stabile. Da quella base allunghiamo la schiena verso l’alto. La postura Zazen è fondamentalmente una postura verticale.
Per enfatizzare correttamente quella verticalità, tiriamo dentro il mento e allunghiamo il collo, come se stessimo premendo la parte superiore della nostra testa contro il cielo.
In questo modo la postura zazen si estende tra cielo e terra.
Allungare il corpo non significa affatto che la postura diventi stretta o rigida. Nella corretta postura di Zazen, flessibilità e forza vanno di pari passo.
Le mani, gli occhi, il naso,
La mano sinistra poggia sulla mano destra con solo le dita che si toccano. I pollici si toccano in linea sopra le dita. Il contatto fra i pollici è leggero e i pollici rimangono orizzontali. Ad esempio, i pollici e le altre dita formano un ovale il più aperto possibile. La posizione delle mani in Zazen esprime apertura e tranquillità, il mudra cosmico.
Gli occhi sono rivolti verso il basso, con un angolo di circa 45 gradi. Rimangono aperti. Cogli occhi chiusi, tendiamo rapidamente ad addormentarci o a perdere la testa. Gli occhi non fissano nulla. Questo rende la vista spaziosa e aperta. La posizione degli occhi durante lo Zazen assicura che altresì i nostri occhi si rilassino.
Postura testa in posizione Zazen.
Nella postura corretta, il naso è in linea verticale sopra i pollici. Se la testa è inclinata in avanti, questo equilibrio scompare. Anche se il mento non è abbastanza retratto, l’equilibrio scomparirà e il naso sarà rivolto verso l’alto.
La respirazione nello Zazen la respirazione è libera. Inspiriamo ed espiriamo il più ampiamente possibile. Lasciamo che il respiro avvenga con un ritmo calmo (non troppo breve ma non troppo lungo).

MUIO: DESCRIZIONE DELLA POSTURA ZAZEN
MUIO: DESCRIZIONE DELLA POSTURA ZAZEN

L’ESPANSIONE DEI BRICS

di Vincenzo Di Maio

Il sommovimento internazionale che i BRICS stanno innescando nelle relazioni internazionali, fanno di essi un fenomeno planetario che va’ sempre più ad estendersi includendo tutto il malcontento internazionale nei confronti dello strapotere angloamericano del sionismo internazionale, intenzionato ad instaurare un Nuovo Ordine Mondiale fondato sulla fallacia delle istituzioni internazionali inaugurate dal patto della Conferenza di Yalta del 1945.

Così questo multipolarismo diventa sempre più un multiallineamento polarizzante di chi vuole un Ordine Planetario non inficiato dalla supremazia del sionismo internazionale angloamericano, tanto che oggi si mira sempre più a sostituire il dollaro americano nelle transazioni internazionali dei rapporti bilaterali, una conferenza frizzante e fermentata dalla moralità di una volontà di potenza mirata a instaurare un Ordine Planetario in cui si riconosca pienamente il diritto all’autodeterminazione delle nazioni e alla salvaguardia dei popoli del mondo attraverso relazioni paritarie ed equilibrate tra le parti in causa, un sommovimento internazionale che mira a generare una banca e una moneta planetaria fondata dai BRICS, e basata su principi di uno sviluppo equo e solidale delle economie nazionali.

Questa fenomenologia internazionale quindi, attrae carismaticamente molti paesi del mondo, procedendo ad allargarsi sempre più attraverso un’intesa politica sibillina e certosina di chi opera per il bene dei popoli e delle nazioni, la speranza di un mondo nuovo che profuma di antico e che possiede tutte le carte disponibili e utili alla performazione delle basi su cui poggiare l’Antico Ordine Planetario del Primordialismo Visionario.

In tal senso quindi, non soltanto Noi Visionari Primordiali, appoggiamo questo fenomeno storico geografico, al fine di estendersi e includere il mondo intero per instaurare una vera Pace Perpetua per garantire una Armonia Cosmica, ma facciamo di esso un elemento fondativo dell’Antico Ordine Planetario che si instaurerà mediante l’esempio di queste guide politiche coraggiose che hanno sfidato pacificamente il disordine disposto da organizzazioni come ONU, NATO e UE, una “anarchia internazionale” di cui auspichiamo una netta fine definitiva che dìa inizio a una nuova era, sostituendo gradualmente tutte le organizzazioni internazionali del disordine mondiale attraverso la generazione crescente di nuove istituzioni politiche realmente vincolanti come appunto vuole realizzare l’intesa dei BRICS nel mondo attraverso la sua pacifica espansione.

Buon cammino!

L'ESPANSIONE DEI BRICS
L’ESPANSIONE DEI BRICS

Detenuti palestinesi in sciopero della fame contro la “detenzione amministrativa”

a cura della Redazione

21 agosto 2023

Nove detenuti palestinesi rimangono in sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro la loro ingiusta “detenzione amministrativa”, ha affermato la Società dei prigionieri palestinesi (Pps).

Pps ha riferito che i detenuti Kayed al-Fasfous e Sultan Khlouf sono in sciopero della fame da 18 giorni. Un altro detenuto, Osama Darkouk, è in sciopero della fame da 14 giorni. Altri sei detenuti sono in sciopero della fame da 11 giorni. I sei detenuti sono: Hadi Nazzal, Mohammad Taysir Zakarneh, Anas Kmail, Abdelrahman Baraka, Mohammad Basem Ikhmis e Zuhdi Abdo.

La scorsa settimana, la Commissione dell’Olp per i detenuti e gli ex detenuti ha invitato la comunità internazionale a rompere il silenzio sul crimine israeliano della “detenzione amministrativa”, in base al quale i palestinesi sono imprigionati senza accuse o processo in violazione di tutte le leggi e norme internazionali.

In un comunicato stampa, la Commissione ha chiesto “un’azione reale e tangibile per formare un comitato internazionale per i diritti umani che si recherà immediatamente nelle carceri dell’occupazione israeliana, esaminerà il reato di detenzione amministrativa in tutti i suoi dettagli e osserverà da vicino la sofferenza dei detenuti amministrativi, che sono detenuti senza alcuna accusa o processo, e che vivono alla mercé dei cosiddetti ufficiali dell’intelligence israeliana”.

“Gli abusi immorali e disumani associati all’uso di questa politica da parte del potere occupante violano tutti i principi del diritto internazionale e dell’umanità, e sono in reale contraddizione con i teorici della democrazia e con coloro che si dichiarano difensori della democrazia in tutto il mondo, specialmente in America e l’Europa”, ha aggiunto la dichiarazione.

Secondo i dati ottenuti dal gruppo israeliano B’Tselem, nel marzo 2023, il regime di Israele detiene 1.017 palestinesi in detenzione amministrativa.

Detenuti palestinesi in sciopero della fame contro la “detenzione amministrativa”
Detenuti palestinesi in sciopero della fame contro la “detenzione amministrativa”

LA NUOVA CREAZIONE DIVINA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

di Vincenzo Di Maio

Sempre con le forze della luce di Dio Altissimo Sommo Creatore, il PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale, si pone il problema di chi è realmente oggi forza di tenebra e chi forza di luce.

Siccome le forze della luce sono sempre state ciclicamente focalizzate sul mantenimento dell’ordine cosmico, spesso ciò ha coinciso con il mantenimento dello status quo di una determinata epoca storica.

Purtroppo ci troviamo in un epoca planetaria che supera gli stessi canoni della globalizzazione tecnoeconomica mondiale, innescata dalle corporazioni e da gruppi di interesse globalisti dell’occidente verso il resto del mondo, una vocazione di mantenimento dello status quo globale, centralizzato sull’anarchia internazionale gestita dalle agenzie ONU, la quale coincide con il mantenimento del potere vigente a livello mondiale, planetario e cosmico.

Questa capacità di influenza, detenuto da determinati gruppi di potere occidentale, vede nell’unità tra Nordamerica ed Europa il caposaldo di un centro nordico che vorrebbere pretendere di essere il vero centro planetario rispetto alla periferia del resto del mondo, la quale non è conforme ai dettami di questi gruppi di interesse occidentali, in quanto si distinguono per fare dei loro governi, un primato accentratore delle decisioni politiche non soggette ad interferenze esterne di tipo economico-finanziario e/o di tipo cultural-mediatico, laddove invece, secondo i disegni della Creazione Divina, l’attuale centro mondiale non è la penisola d’Europa ma bensì il continente eurasiatico di Aurania, un processo in atto in cui si prospetta il futuro centro nevralgico planetario che sarà il continente antartico di Aramu.

Se le forze del Grande Satana oggi sono a favore del mantenimento dello status quo allora vuol dire che le forze del Grande Dio Onnipotente oggi sono a favore del mutamento dello status quo.

Quindi significa che oggi, le forze delle tenebre si vestono di rigore verso il contenimento del processo di regolamentazione vigente mentre le forze della luce di oggi vogliono l’introduzione di nuove regole allineate e congruenti al disegno della creazione divina di Dio Creatore.

Così in ultima analisi, le forze delle tenebre si travestono di luce mentre le forze della luce si ergono dal fango come una distesa divina di fiori di loto, una realtà in cui la realtà si rovescia contrariamente a tutte le apparenze, gli inganni e le menzogne a cui Noi Visionari Primordiali, siamo continuamente soggetti a dover affrontare e decodificare per cercare di trasmettere la Verità Assoluta di questo mondo, agli ignari ilici che sopravvivono senza porsi domande sulla reale situazione concreta in cui gli umani vivono in balia dell’Avversario dell’Umanità, come delle sue gerarchie manifeste, occulte e sataniche, che sono sempre in agguato per seminare morte, fame e distruzione per determinare continuamente il rinnovamento della Devianza Originaria in opposizione a tutte le forze della Tradizione Primordiale e del suo seguito umano, risvegliato e divino.

LA NUOVA CREAZIONE DIVINA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO
LA NUOVA CREAZIONE DIVINA SECONDO IL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

INTERVISTA AL GENERALE VANNACCI

a cura di Gloria Callarelli

20 agosto 2023

ESCLUSIVA – Intervista a tutto campo al generale Vannacci: vaccini, guerra, lobby e il ringraziamento a Forza Nuova. Poi la frecciata a Scanzi: “Va contro la Costituzione”

E’ l’uomo del momento ed è finito nel tritacarne mediatico solo perchè ha voluto dire la verità: non siamo tutti etnicamente uguali, la normalità è la famiglia composta da uomo e donna, l’agenda 2030 del green a tutti i costi arrecherà più danni che altro. Oggi toccare le lobby LGBT o il pensiero unico mondialista può costare molto caro. E lui, il generale Roberto Vannacci, autore del libro autoprodotto “Il mondo al contrario”, lo sa molto bene. Un curriculum militare infinito alle sue spalle (comandante del 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore” e comandante del contingente italiano nella Guerra civile in Iraq… solo per citare qualcosa), ma oggi viene destituito dall’incarico di guida dell’Istituto geografico militare di Firenze solo per un libro. Un libro coraggioso e, non poteva essere altrimenti, ormai record di vendite. Perchè oggi, come direbbe Geroge Orwell, “nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. Tra i mille impegni personali, e nel pieno della tempesta mediatica, il generale si è dimostrato molto disponibile e ha tenuto a rilasciarci un’intervista esclusiva che parla del suo libro ma anche della guerra in Ucraina, di vaccini, di libertà di espressione e… di un (im)probabile impegno in politica.

Generale, grazie mille per la disponibilità innazitutto. Andiamo subito al dunque: secondo Lei quale passaggio del Suo libro ha suscitato più di ogni altro clamore e la Sua conseguente destituzione dall’incarico e perché?

Sono in realtà un po’ tutti quei passaggi citati nel famoso articolo di Repubblica dal giornalista Pucciarelli e che sono stati totalmente decontestualizzati da quella che era una narrazione, secondo il mio parere, abbastanza logica. Se una persona si fosse preso la briga di leggerla nella sua integralità si sarebbe accorto che non vi è alcuna volontà di offendere o ledere la dignità di nessuno. Aggiungo un’altra cosa: anche quelle frasi tolte dal contesto, anche risultassero estremamente antipatiche e forti, non sono né lesive nè offensive. Pensiamo alla famosa frase che più ha creato indignazione: “cari omosessuali, normali non lo siete”. Per quanto possa sembrare antipatica, inusuale e forte, il fatto di essere fuori dai canoni della normalità non credo che si configuri come un’offesa. Almeno fintanto che noi crediamo nella libertà di espressione.

E’ frutto questo di pressioni di lobby?

Io non so se chiamarle lobby. E’ però inevitabile e indubbio che esistano gruppi di pressione non solo nel campo dell’omosessualità ma in tutti i campi e settori sociali e umani che tengono a demolire il concetto di normalità.

La misura di destituzione dall’incarico Le sembra eccessiva?

Ma guardi non parlerò di queste misure, delle quali risponderò nelle sedi opportune. Quello che mi sembra eccessivo, piuttosto, è la tempesta mediatica che l’uscita di questo libro ha generato. Non mi sarei mai immaginato di diventare il caso dell’anno…o del mese di agosto. Sicuramente ho usato espressioni forti che potevano suscitare delle discussioni ma secondo me in un clima più pacato, di normalità, che invece, ripetiamo, tutte queste persone vogliono distruggere.

Nel suo ambiente quanto sono condivise queste idee?

Quando parlo delle forze armate, e in particolare nella mia famiglia per scelta, il 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, dico sempre che non abbiamo un genoma diverso, rappresentiamo solo una fetta della società. Nella società che conosco e frequento, che non è solo quella militare, percepisco un certo grado di condivisione. Posso dirLe che il libro è estremamente divisivo, o piace o non piace. Non mi azzardo a dare percentuali, perchè non ho gli strumenti per farlo, ma Le posso dire che sto ricevendo tantissime note di apprezzamento.

Si può parlare ancora di libertà di opinione di Italia?

Io mi auguro di sì, lo spero. Soprattutto perchè è un diritto costituzionale che nessuno può toccare e che dobbiamo difendere con le unghie e con i denti. Purtroppo però la mia speranza è tradita da una realtà dove persone anche molto in vista, questo non lo vorrebbero e Le porto un caso specifico che La prego di riportare in modo integrale. Il giornalista Andrea Scanzi ha recentemente pubblicato un video che se non sbaglio si chiama “Il generale Vannacci è stato destituito, le mie considerazioni”. Parla descrivendo la mia carriera, dicendo la persona che sono, non dico in che modo mi descriva, vedrete il video. Ma la cosa che a me ha lasciato veramente basito è stata però questa sua espressione, che ho trascritto rapidamente, e non se la prenda Scanzi se mancano le virgole. Lui dice: “Determinate persone dicono cose irricevibili e poi dicono che la Costituzione gli consente la libertà di espressione” e prosegue: “Non è vero!”. Quindi asserisce che non è d’accordo con la Costituzione e procede: “La libertà di informazione e di pensiero cessa nel momento in cui vìola la realtà, la verità, la legge e la libertà altrui. Se dici le cose che ha detto Vannacci, sei oltre la legge”. Quindi secondo Scanzi, che reputa evidentemente l’articolo 21 della Costituzione un articolo da non rispettare, una persona che pensa qualcosa che non è previsto per legge non la può esprimere. Secondo lui, chi può giudicare se le cose che vengono dette sono ricevibili? Scanzi? Oppure come diceva Orwell ci vorrebbe il Ministero della Verità che prima che qualcuno possa esprimersi giudica se quello che uno ha pensato possa essere effettivamente detto agli altri? Allora questo è quello che pensa questo giornalista. Andate a vedere il video: se noi stiamo a sentire quello che dice lui sicuramente arriveremo in una società pericolosissima dove la libertà di espressione sarà solo un’utopia. Stiamo andando in questa direzione: questo è il politicamente corretto. Insomma ci sono persone che dicono cose assurde: rapite dagli alieni, scie chimiche, terra piatta… ma mica le hanno rinchiuse in un manicomio o tappato la bocca. Le faccio un altro esempio: se qualcuno ritiene che la legge sulla legittima difesa debba essere modificata, secondo il suo ragionamento, non si può esprimere perchè affermerebbe concetti che l’attuale legge non prevede. La legge può regolare le azioni ma non i pensieri e le opinioni, almeno sino adesso! Lui si sente in diritto di censurare qualsiasi persona che possa dire una cosa del genere.

Usciamo un attimo dal contesto del libro. In quanto generale non posso che chiederLe: cosa pensa della guerra in Ucraina? Cosa ne pensa del coinvolgimento italiano?

Io dico che la guerra in Ucraina, come pure tutte le guerre, è una tragedia incredibile che non mi sarei mai aspettato di dover vivere. Ma non rilascio dichiarazioni sul coinvolgimento dell’Italia. Tra l’altro io ne sono direttamente coinvolto perchè ho svolto fino a pochi mesi fa l’incarico di addetto per la difesa presso la Federazione russa. Ma dico che come tutte le guerre è una tragedia immensa: nel 2023 è impensabile che ci sia una guerra in Europa a 2mila km da casa nostra con centinaia di migliaia di morti. Come tutti i cittadini e come tutte le persone di buonsenso mi auguro che questa guerra finisca presto.

Lei ha fatto riferimento nel libro all’immigrazione. Con questo governo stiamo toccando il record di flussi. Che ne pensa?

Io ritengo che i flussi si possano regolare, ci sono dei sistemi; non è che la migrazione possa essere intesa come una fatalità alla quale dobbiamo allargare le braccia e arrenderci. La soluzione del problema è complessa ma dobbiamo perseguirla perchè è impensabile che l’Europa raccolga tutti i disperati del mondo e potrebbe essere necessaria la revisione di una normativa che evidentemente al momento non consente di regolare efficacemente questi flussi. Le leggi, le normative sono strumenti e non fini, se non sono più idonee a raggiuungere gli obiettivi che si prefiggono vanno cambiate.

Attualità. Cosa ne pensa dell’Agenda 2030 che va dalla transizione digitale ed ecologica fino alla obbligatorietà dei vaccini?

Sulla obbligatorietà vaccinale non mi pronuncio, non avendo competenza in materia: certo possono esserci situazioni in cui i vaccini possono essere obbligatori. Diciamo che i vaccini hanno salvato l’umanità da epidemie quali il vaiolo o la tubercolosi che hanno mietuto migliaia di vittime. Laddove è possibile, da amante della libertà dico che bisognerebbe sempre lasciare la possibilità di scelta laddove soprattutto non configuri un pericolo per qualcun altro; ma, laddove una persona è in grado di intendere e di volere, qualora la sua scelta implichi conseguenze solo su sè stesso, dovrebbe essere libero di scegliere. Sulla transizione ecologica porto dei dati: solo il 15-16% dell’energia prodotta al mondo è derivata da energie green. Come è possibile riuscire in pochi anni ad amplificare questo sistema? E’ impossibile. E’ molto più semplice adattarsi ai cambiamenti climatici cercando altre soluzioni. Vedi gli arbusti di una certa struttura inseriti forzatamente in città: con le alluvioni può essere pericolosa una piantumazione eccessiva. La stessa cosa dicasi per l’importanza degli invasi in periodi in cui cadono ingenti quantitativi di acqua.

In passato, parlo di 80-90 anni fa, la politica prevedeva questo sistema, queste politiche di cura del territorio molto lontane dalle ideologie di oggi.

Pensi che per la recente legge europea della Nature Restoration Law noi dovremmo distruggere questi sistemi e, per esempio, abbattere le dighe per consentire il libero passaggio a trote, salmoni e lamprede. Questi sono i controsensi degli ecologisti ideologici.

Ultima domanda. Proprio ieri la provocazione di Forza Nuova di presentarsi con loro alle suppletive di Monza. Che ne pensa di un futuro in politica?

Io faccio il soldato che è quello che ho sempre voluto fare. Lo faccio da quando avevo 17 anni. Per ora non ho ancora pensato ad alternative ma ringrazio chiunque abbia pensato ad una cosa del genere perchè vuol dire che in qualche maniera mi stanno dando fiducia. Ringrazio tutti coloro che mi danno fiducia.

Tratto da: Fahrenheit2022

INTERVISTA AL GENERALE VANNACCI
INTERVISTA AL GENERALE VANNACCI

LA ROSA

a cura di Valentina De Cicco

“E’ il tempo che tu hai perduto
per la tua ROSA
che ha fatto la tua rosa così importante”.
Certamente, un qualsiasi passante
crederebbe che la mia rosa vi rassomigli,
ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata.
Perché è lei che ho messa
sotto la campana di vetro.
Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi
(salvo due o tre per le farfalle).
Perché è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi,
o anche qualche volta tacere.
Perché è la mia rosa…

Antoine de Saint-Exupéry

LA ROSA
LA ROSA

Via della Mano Destra e Via della Mano Sinistra 

a cura di Frank Tudisco

“il concetto è tendenzialmente opposto, la via della Mano Sinistra sottopone il praticante ad una maggiore disciplina. Uno dei rituali più importanti di adorazione della śakti è ad esempio il cosiddetto Vira-Marga5 o “Sentiero degli Eroi”, dove l’uso dell’energia sessuale o kundalini e del respiro, equivalente alchemico all’uso delle cosiddette Acque Corrosive6, possono seriamente rischiare di compromettere o rovinare l’Opera. Perché ciò avvenga senza pericoli, occorre che nel praticante ci siano le condizioni di centratura, equilibrio e radicamento tali da affrontare l’esperienza catartica senza subire danni psichici e fisicamente destabilizzanti. Al contrario, la via della Mano Destra è un sentiero che è molto più progressivo, in cui l’adepto viene portato gradualmente e guidato per mano da un Satguru”:

Via della Mano Destra e Via della Mano Sinistra
Via della Mano Destra e Via della Mano Sinistra 

Sono due diverse vie, due percorsi che nascono con questa definizione in Oriente nell’ambito delle tradizioni tantriche: la Via di Mano Sinistra, il “Vama Marga” e la Via di Mano Destra, il “Dakṣiṇa Marga”. La denominazione di Vama e Dakṣiṇa, in India, indica l’origine geografica dei sampradāya, ovvero i sistemi dottrinali, i lignaggi spirituali, accademie o scuole iniziatiche di provenienza, nonché circuiti della conoscenza fondati sull’insieme dei testi canonici rivelati di ispirazione divina. Si tratta dunque di due percorsi basati su prospettive e tecniche differenti di intendere il cammino spirituale, il risveglio della coscienza, l’evoluzione dell’essere umano nella sua relazione con la vita e con lo Spirito, due differenti approcci, due modi a sé stanti di interpretare i Tantra1, che in sostanza hanno però la stessa finalità. Per raggiungere il Kaivalya2– condizione di “distacco” o “isolamento” dalla materia che consiste nell’abbandono definitivo dalle limitazioni dei pensieri – e successivamente il Mokṣa – ovvero la liberazione dal ciclo delle rinascite e la definitiva uscita dalla ruota del saṃsāra – si possono combinare diversi orientamenti dottrinali, ciò non implica affatto che uno sia migliore dell’altro. Il praticante è tenuto ad intraprendere una specifica via in rispondenza del proprio stato di avanzamento spirituale, autonomamente o a discrezione di una guida, un maestro, un Guru.

I Tantra sono un insieme di insegnamenti che nel mito vengono attribuiti a Śiva. Questa divinità elargisce tali insegnamenti alla sua śakti, la sua consorte mistica, la Dea Pārvatī. Questi insegnamenti hanno lo scopo di condurre ogni essere umano ad una piena realizzazione del sé, della propria creatività, della propria evoluzione sia materiale che spirituale. Per farlo, l’essere umano, deve risvegliare in sé quella scintilla divina, quelle facoltà perdute e profonde che lo riavvicinano alla propria natura reale, alla propria natura divina. In India, l’uomo è sempre stato immaginato come volto ad Est – il luogo del sorgere del sole. Dunque, attenendosi a questo presupposto, la mano sinistra indica il Nord e la mano destra indica il Sud.

Nelle tradizioni di Mano Sinistra, quindi quelle che giungono dal Nord dell’india, dal Pakistan, dal Tibet e soprattutto dal Kashmir, i Tantra vengono intesi in senso letterale. Mentre le tradizioni di Mano Destra, che giungono invece dal Bengala e dal Sud dell’India, mirano più ad una interpretazione allegorica. Siccome questi insegnamenti contengono delle componenti che riguardano anche la sessualità, dove l’uso della simbologia sessuale è ricorrente e l’unione delle coppie divine adombra il principio di congiunzione universale degli opposti, allora le vie della Mano Sinistra, che interrogano questi insegnamenti in senso più ortodosso, praticano l’erotismo sacro, la sessualità sacra, inteso proprio come rapporto sessuale. Il kamasutra indaga il corpo come uno straordinario tempio, un laboratorio alchemico in cui attraverso la sessualità vissuta, avviene la riscoperta della kundalini, l’energia vitale primordiale che ha natura divina. Le vie della Mano Destra invece, che conferiscono al mito una lettura di natura simbolica, non prevedono e anzi condannano le pratiche sessuali. Quando questi concetti provenienti dall’Oriente sono giunti in Occidente, hanno inevitabilmente subito una rilettura che li ha spesso distorti sino al punto di confluire in una degenerazione. Soprattutto se si pensa a quei principi indissolubilmente legati alla sessualità, che da Oriente sono giunti sin in Occidente attraverso la colonizzazione britannica in India, filtrati per cui da un’Inghilterra d’età vittoriana bigotta, fortemente moralista.

Il sesso è, ancora oggi in Occidente, il campo maggiormente disseminato di disfunzioni, insoddisfazioni ed eccessi. Oltre tre millenni di denominazione cristiana, giudaismo, paolinismo e gnosticismo, hanno finito per instillare nell’inconscio collettivo e persino del singolo che si ritiene libero da schematismi religiosi, l’idea di colpa ogni volta che si trae piacere attraverso il sesso. Qualunque pratica sessuale, autoerotica o condivisa, si trasforma in tabù, un sentimento proibito di cui non è lecito nemmeno parlare. Un sentimento, che agli occhi della fede viene visto come peccaminoso, sbagliato, sporco e cattivo, da tenere incessantemente sotto la soglia limite della sopportazione fisiologica e in ultima analisi considerato come qualcosa da correggere; pena l’Inferno o l’essere puniti dall’autorità divina. Ad attribuire questa declinazione anche in ambito esoterico, fu per prima Madame Helena Blavatsky3, che accostò i concetti di “bene” ai Tantra di Mano Destra e di “male” ai Tantra di Mano Sinistra. Questa assimilazione del concetto di Mano Sinistra legato al maligno, ovviamente non ha nessuna connotazione legittima a livello morale.

In realtà l’abbinamento sinistra-male e destra-bene ha origini archetipiche. Il sole, ad esempio, sorgendo ad Est, passa a Sud e tramonta ad Ovest. Quindi, il solo ed unico punto cardinale lasciato nell’oscurità perenne delle tenebre è il Nord, che secondo il principio per cui si consideri l’uomo sempre con lo sguardo rivolto ad Est, coincide con la mano sinistra. È inoltre risaputo che in epoche antiche, in cui una banale infezione poteva uccidere, era importantissimo distinguere che la mano destra e la mano sinistra svolgessero funzioni distinte. Ora, essendo la maggioranza degli esseri umani destrimane, si finì per santificare la mano destra e di riflesso demonizzare la mano sinistra. Questo retaggio si è riversato nel linguaggio, che a sua volta è finito per fissare dei cardini nell’inconscio collettivo. Nella lingua italiana, “destro” è sinonimo di destrezza, agilità, abilità, mentre “sinistro” è sinonimo di minaccioso, infausto, funesto o di cattivo augurio. Anche in altre lingue è così. In inglese “right” ad esempio, che sta per “destro”, significa anche giusto, corretto, diritto, mentre “left” che vuol dire “sinistro”, significa lasciato indietro e nella sua forma arcaica “lyft” anche maldestro, goffo, sciocco e folle.

Questa è un po’ la descrizione antropologica dei due percorsi. In Occidente queste due visioni condurranno successivamente ad un approccio filosofico anche molto diverso. Quello di Mano Destra, cui si può dire essere stato riletto in una chiave più ortodossa, verte su un approccio tipicamente devozionale, che tende comunque a rappresentare l’uomo come una creatura divina verso il quale esprimere la propria adorazione, se non sottomissione, che si estenderà anche alle chiese, alle istituzioni sacerdotali e alla cultura braminica, sino a concepire un annichilimento completo del praticante nei confronti di una religione rivelata o di una conoscenza dell’Assoluto – come spesso s’intende nel buddhismo letto volgarmente in Occidente. Col sentiero della Mano Sinistra, che invece è stato interpretato in una chiave più gnostica, si lascia intendere tutte quelle vie in cui il praticante, tende ad essere più indipendente da una struttura e quindi ad una conoscenza diretta dell’Assoluto, rimanendo identificato in se stesso, sull’essere umano e non come creatura divina, ma a sua volta come una divinità che in questo momento non è consapevole di se stessa, ma che può attraverso un cammino preciso riscoprire la propria scintilla divina, la propria divinità interiore, senza per questo assoggettarsi con atteggiamento fideistico ad una divinità trascendentale esterna.

Se si implica la teosofia come parte attiva di una degenerazione, gran mano la diede anche la misinterpretazione dei precetti thelemiti, tra cui il motto “Fai ciò che vuoi, sarà tutta la Legge” di Aleister Crowley4; precetti divenuti struttura portante di molteplici movimenti e correnti New-Age odierni. Per cui, la via della Mano Sinistra si è trasformata in un “Fai ciò che ti pare, non esistono regole”, essendo questa amorale per principio, che non richiede il bisogno di disciplina. Manifesto di questa deviazione, la santa trinità dell’edonismo, “Sesso, droga e rock’nroll”;mentre, la via della Mano Destra è diventata la via dei bacchettoni.

In realtà, il concetto è tendenzialmente opposto, la via della Mano Sinistra sottopone il praticante ad una maggiore disciplina. Uno dei rituali più importanti di adorazione della śakti è ad esempio il cosiddetto Vira-Marga5 o “Sentiero degli Eroi”, dove l’uso dell’energia sessuale o kundalini e del respiro, equivalente alchemico all’uso delle cosiddette Acque Corrosive6, possono seriamente rischiare di compromettere o rovinare l’Opera. Perché ciò avvenga senza pericoli, occorre che nel praticante ci siano le condizioni di centratura, equilibrio e radicamento tali da affrontare l’esperienza catartica senza subire danni psichici e fisicamente destabilizzanti. Al contrario, la via della Mano Destra è un sentiero che è molto più progressivo, in cui l’adepto viene portato gradualmente e guidato per mano da un Satguru.

Successivamente si deve notare un prominente influsso cabalistico, ad opera della letteratura post-talmudica e specificatamente della Cabala lurianica7, cui fa riferimento il testo di Gershom Scholem8. Un impianto filosofico su cui si basa l’origine del Male secondo molti cabalisti, che in realtà avviene in Geburah, una particolare sephirah che si trova nel Pilastro Sinistro dell’Albero Sefirotico. L’essenza della luce divina – Ein Soph9 – è per sua natura incompatibile con ciò che è delimitato, ciò causa, in un primo tentativo di realizzazione della creazione, la cosiddetta “rottura dei vasi”10. Questa rottura ebbe delle profonde implicazioni e condizionò l’essenza stessa della creazione e dell’uomo che ne fu posto al centro. Le kelippot, controparte oscura delle sephiroth e frutto di tale rottura dei vasi, rappresentano nel lurianesimo, le scorie, le forze del male presenti nel mondo e l’archetipo di tutte le rotture e lacerazioni successive. Da ciò ne è conseguito un concetto di Male non sradicabile dal concetto stesso di Dio, poiché nel monoteismo non può logicamente esserci un dualismo.

Non è difficile comprendere come talune ramificazioni ulteriormente deviate di queste scuole diventano dunque occasione di strumentalizzazione politica, dall’altra parte il delirio di certi satanismi. Nel suo “Magick”11, ad esempio, Crowley raccomanda che il Mago debba ricorrere all’infanticidio al fine di ricavarne del grasso umano con cui produrre candele o lampade da implementare nella tracciatura del cerchio rituale. Salvo poi nelle note a specificare che non si tratta di veri pargoli in carne ed ossa, quanto più all’uccisione o strangolamento dei pensieri sul nascere, cioè annientati prima che questi possano salire al livello della coscienza.

Chiunque intraprenda un cammino iniziatico, dovrebbe innanzitutto disporre di un impianto razionale solido oltre ad un’adeguata dose di buon senso – talida discernere quantomeno un qualsiasi precetto simbolico da un atto criminoso. La Via della Mano Sinistra e la Via della Mano Destra, sono oggi due locuzioni che in definitiva hanno ormai perduto la loro accezione originale. È sempre apprezzabile, però distinguere come siano stati intesi in senso originario e tantrico rispetto a come si interpretino oggi.

NOTE:

1Dalla radice etimologica indoeuropea TAN, “tendere”, più il suffisso “-tra”, che si usa per lo strumentale. Letteralmente traducibile come “strumento per tendere”, ovvero – il telaio;

2Il più alto traguardo nella pratica yogica – altrimenti noto come Mahasamādhi o DharmameghaSamadhi, a seconda di come viene chiamato dalle rispettive tradizioni – secondo SriMaharishiPatañjali (I – V sec. e.v.), filosofo indiano, fondatore del Rāja Yoga, a cui viene attribuita la paternità degli Yoga Sutra – saggio mistico fondamentale diviso in quattro sezioni che descrive gli otto stadi dello Yoga;

3Eléna Petróvna Blaváckij (1831 – 1891) medium russa naturalizzata statunitense, fondatrice della Società Teosofica;

4Edward Alexander Crowley (1875 – 1947), esoterista britannico e padre putativo dell’occultismo moderno;

5Uno dei rituali di adorazione della śakti in seno alle tradizioni ascetiche śivaiste dei Kapalika e successivamente degli Aghora;

6La “Via Umida”, contraltare della “Via Secca”, termine comunemente usato in Alchimia per indicare una sorta di terapia d’urto, ovvero quel complesso di tecniche e metodi estremi e sommamente rapidi – tra le quali l’assunzione di sostanze psicotrope e tutti quei comportamenti atti a favorire alterazioni della coscienza razionale – al fine di giungere, attraverso un “bagno” trasformativo solvente, all’individuazione del sé;

7Isaac ben Solomon Luria (1534 – 1572), rabbino e mistico rivoluzionario ottomano, è stato uno dei pensatori più importanti nella storia della mistica ebraica;

8Gershom Scholem, “La Cabala”, Edizioni Mediterranee, 1983 (p. 140). Gerhard “Gershom” Scholem (1897 – 1982), fu un teologo, matematico e semitista israeliano;

9Il “senza limite” o il “non limite”, l’infinito;

10Shevirat ha-Kelim;

11Aleister Crowley, “Magick: Liber ABA. Libro quattro. Parti I-III”, Astrolabio Ubaldini, 2021, p. 120.

APPROFONDIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Abhinavagupta, “Luce dei tantra: Tantrāloka”, Adelphi, 2017;

Alberto Brandi, “La via oscura: Introduzione al Sentiero di Mano Sinistra”, Atanòr, 2008;

Joseph Campbell, “Mitologia Orientale: Le maschere di Dio”, Mondadori 2002;

Gavin Flood, “L’Induismo: Temi, tradizioni, prospettive”, Einaudi 2006;

Gruppo di Ur, “Introduzione alla Magia, vol. II”, Roma, Edizioni Mediterranee, 1971;

Stephen Flowers, “I signori della Mano Sinistra”, Venexia, 2013;

René Guénon, “Studi sull’Induismo”, Fratelli Melita Editori, 1989;

Thomas Karlsson, “La Kabbala e la Magia Goetica”, Atanòr, 2005;

Claudio Marucchi, “Il Tantra dello ŚrīYantra: Il corpo umano reso divino”, Psiche 2, 2009;

Patañjali, “Yoga Sutra: Aforismi sullo Yoga”, Demetra Srl, 1996;

Swami Satyananda Saraswati, “Kundalini Tantra”, ed. SatyanandaAshram, 1984;

Gershom Scholem, “Le grandi correnti della mistica ebraica”

Sudan, oltre 6 milioni sull’orlo della carestia

a cura della Redazione

19 agosto 2023

Le Nazioni Unite hanno avvertito che milioni di persone sono sull’orlo della carestia in Sudan, a causa del conflitto armato in corso tra le Forze armate sudanesi (Saf) e le Forze di risposta rapida (Rsf).

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) ha lanciato l’allarme, affermando che 6,3 milioni di persone in Sudan, circa il 13% della popolazione, sono ora a un passo dalla carestia, in una nuova escalation di una situazione umanitaria già disastrosa.

L’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite Ocha ha affermato che oltre 20 milioni di persone stanno affrontando alti livelli di insicurezza alimentare acuta a causa del conflitto, del declino economico e dello sfollamento di massa.

Citando i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’Ocha ha affermato che più di tre milioni di persone sono state sfollate dall’inizio del conflitto in Sudan, aggiungendo che oltre 900mila persone sono fuggite nei Paesi vicini, vale a dire Egitto, Libia, Ciad, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan ed Etiopia.

Le Nazioni Unite hanno avvertito che il Sudan è sull’orlo di una vera e propria guerra civile, che potrebbe minacciare la stabilità dell’intera regione. Secondo l’Oim, le persone sono state costrette a lasciare tutti i 18 Stati del Sudan, la maggior parte dei quali dallo stato di Khartoum.

L’organizzazione delle Nazioni Unite ha inoltre rilevato che non sono stati creati corridoi umanitari nonostante le promesse delle parti in guerra, impedendo così ai gruppi umanitari di fornire assistenza salvavita.

Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) ha già avvertito che più di 19 milioni di sudanesi si trovano ad affrontare l’insicurezza alimentare. L’Onu ha confermato che circa la metà della popolazione sudanese, 24,7 milioni di persone, compresi 13 milioni di bambini, ha bisogno di aiuti umanitari.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Sudan, oltre 6 milioni sull’orlo della carestia
Sudan, oltre 6 milioni sull’orlo della carestia

NON SI DIVENTA GENERALE VANNACCI PER CASO

di Lorenzo Fontana

Vannacci frequenta il 168º Corso “Fedeltà” dell’Accademia Militare di Modena e, dopo la Scuola di applicazione di Torino, passa le selezioni per accedere all’unità di incursori dell’Esercito Italiano, il 9º Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, dove completa il corso di formazione e consegue il brevetto di incursore (corso 80/B).[1] Con il grado di tenente assume il comando del Distaccamento incursori e partecipa alla Missione Ibis in Somalia (1992-1994), successivamente comanda una Compagnia incursori e, dal 2004 al 2006, assume il comando del Battaglione incursori.
Ha inoltre prestato servizio, nel biennio 1999-2000, come addetto alle Forze speciali presso l’Ufficio Operazioni del Comando delle forze operative terrestri e come “Chief Special Forces” presso l’Allied Rapid Reactions Corps (ARRC) di Solbiate Olona.
Nel 2004, Vannacci viene distaccato presso il neo costituito Comando interforze per le operazioni delle Forze speciali a Roma, dove ricopre tutti gli incarichi operativi e di staff, tra cui quello di capo ufficio Operazioni, sottocapo di stato maggiore operativo e vice comandante/capo di stato maggiore. In tali ruoli, oltre che promuovere e gestire tutte le operazioni speciali nazionali, Vannacci redige la prima Dottrina Interforze per la componente Operazioni speciali italiana. Sempre nello stesso anno, Vannacci ha un ruolo di comando nell’aliquota di incursori impegnati nell’evacuazione dei connazionali dalla Costa d’Avorio. Terminato l’incarico al COFS, nel 2009, viene inviato in Afghanistan come assistente militare del capo di stato maggiore della International Security Assistance Force (ISAF),[2] il generale Marco Bertolini, primo ufficiale italiano a ricoprire tale incarico. In tale ruolo Vannacci ha occasione di collaborare anche con il comandante dell’ISAF generale Stanley McChrystal.
Sempre al comando di unità di Forze speciali, Vannacci ha partecipato a numerose operazioni militari. Da comandante di distaccamento operativo incursori prende parte alle operazioni in Somalia, Rwanda e Yemen. In particolare, durante la missione in Somalia, ha partecipato a operazioni speciali (denominate “Hillac”) finalizzate al sequestro dei depositi di armi e alla neutralizzazione dei miliziani di Mohammed Farah Aidid, noto come signore della guerra somalo. Nel 1994 Vannacci comanda uno dei due distaccamenti incursori incaricati di evacuare i civili italiani (e non solo) dal Rwanda, sconvolto dalla guerra civile (Operazione Ippocampo).
È stato impiegato in Bosnia Erzegovina nella zona di Pale, sede del Parlamento della Republika Srpska e ancora dimora di Radovan Karadžić, in qualità di comandante di Compagnia incursori. Nel 2000, inoltre, ritorna in Bosnia, a Mostar, dove nell’ambito della Divisione Francese “Salamandre” è tra i responsabili delle operazioni psicologiche del contingente.
Da maggiore e tenente colonnello, ha condotto operazioni speciali in Iraq e in Afghanistan. Nel dettaglio, Vannacci ha comandato per due turnazioni (2005-2006) lo Special Forces Task Group in Iraq ed è stato il primo comandante della Task Force 45 in Afghanistan, schierata a Herat e Farah e con la stessa ha preso parte a numerose azioni cinetiche contro gli insorti nei distretti di Farah, Bakwa, Bala Baluk, Delaram e Shindand. Gli incursori della Task Force 45, impiegati nell’individuazione e neutralizzazione dei gruppi di miliziani ostili hanno condotto operazioni mirate, finalizzate a limitare eventuali danni collaterali.
Nel 2011, durante la Primavera Araba, Vannacci opera in Libia quale Comandante di Nucleo Avanzato del Comando Interforze delle operazioni delle Forze speciali (COFS), svolgendo attività di supporto alle autorità diplomatiche italiane. Sotto tale incarico ha organizzato e portato a termine l’evacuazione d’emergenza della sede diplomatica di Tripoli e dei cittadini italiani ancora rimasti nelle vicinanze della capitale. Tornato in Afghanistan, nel 2013, poco prima della transizione da ISAF a Resolute Support Mission (Operazione Sostegno Risoluto), Vannacci assume l’incarico di capo di stato maggiore delle Forze speciali della NATO (ISAF SOF HQ): si impegna nell’organizzazione dell’articolato Comando e nell’approvazione delle delicate operazioni che hanno visto il coinvolgimento di tutte le Forze speciali dell’Alleanza Atlantica. In riconoscimento dei risultati conseguiti, Vannacci è stato decorato dalle autorità statunitensi della Bronze Star Medal.
Dal 2011 al 2013, Vannacci comanda il 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “Col Moschin” . In seguito, dal 2014 al 2016, ha assunto l’incarico di capo ufficio relazioni internazionali presso il III Reparto dello Stato Maggiore della Difesa, dove ha consolidato la rete di cooperazione internazionale militare tra l’Italia e le nazioni alleate e amiche. Nel 2016, promosso generale di Brigata, Vannacci assume il comando della Brigata Paracadutisti “Folgore”. Durante tale incarico, ha aggiornato tutte le procedure tecnico-tattiche-aviolancistiche della Grande unità.
Nel 2017, in Iraq, Vannacci ha assunto il comando del Contingente nazionale terrestre dell’operazione Prima Parthica[3] nonché del Deputy Commanding General for Training della Coalizione anti ISIS nell’ambito dell’Operation Inherent Resolve. In tali ruoli è stato responsabile dell’addestramento e dell’equipaggiamento delle forze irachene impegnate nell’annichilimento militare dello stato islamico e nelle attività di contro-insurrezione e di controllo del territorio.
Successivamente, dal 2018, ha assunto l’incarico di capo di stato maggiore della Divisione “Vittorio Veneto”. Dal gennaio 2020 ricopre l’incarico di addetto per la Difesa [4] alla rappresentanza diplomatica italiana a Mosca, con accreditamenti in Bielorussia, Armenia e Turkmenistan. Sotto tale profilo gestisce il periodo caratterizzato dall’inasprirsi dei rapporti tra l’Italia e la Federazione Russa, a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. Dichiarato “persona non grata” dalle autorità russe, come rappresaglia per le espulsioni decise dal Ministro degli esteri italiano a seguito delle vicende belliche tra Russia e Ucraina, conclude l’incarico nel settembre del 2022.
Vannacci ha tre lauree di livello magistrale: in Scienze Strategiche (conseguita presso l’Università degli Studi di Torino), in Scienze Internazionali e Diplomatiche (presso l’Università di Trieste) e in Scienze Militari (presso l’Università di Bucarest). Ha conseguito, inoltre, il Master universitario di II livello in Scienze Strategiche presso l’Università di Torino e il Master di II livello in Studi Internazionali Strategico-Militari in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’Università LUISS di Roma.
Nel 2019 è stato premiato dall’Unione Nazionale Veterani dello Sport (UNVS) con il premio per le Missioni di pace.

NON SI DIVENTA GENERALE VANNACCI PER CASO
NON SI DIVENTA GENERALE VANNACCI PER CASO