Purtroppo tendiamo a dimenticare questa semplice e basilare verità. Per non dire che ce ne dimentichiamo il 99,99% del nostro tempo. Altrimenti non verremmo colti da dubbio, preoccupazione e afflizione. Non staremmo né a rimuginare sul passato né a fantasticare sul futuro. Vivremmo solo “il presente”, cioè l’istante. Smetteremmo di fare progetti che ci vampirizzano psichicamente. Abbandoneremmo ogni illusione che non sia Lui. Chi si lamenterebbe più per la sua condizione “bella” o “brutta” che sia? Se Dio è con noi e di questo si è intimamente persuasi, come a far divenire ciò un tutt’uno con noi stessi, si cessa istantaneamente di sentirsi come una “realtà separata”. È questo “il lavoro” da compiere. Il banco di prova della “fede”, perché “affidarsi” significa per l’appunto rendere operativa una verità altrimenti affermata solo a parole.
“Per te ho distrutto la cattiveria, Non ho fatto del male all’umanità. Non ho oppresso i membri della mia famiglia. Non ho fatto del male al posto della giustizia e della verità. Non ho trattato con uomini indegni. Non ho chiesto di essere considerato il primo. Non ho obbligato nessuno a un lavoro eccessivo per me. Non ho messo risalto il mio nome per essere elevato agli onori. Non ho sottratto agli oppressi i loro beni. Non ho fatto soffrire la fame ad alcun uomo. Non ho fatto piangere nessuno. Non ho inflitto nessuna sofferenza a uomo o animale. Non ho sottratto ai temi le loro oblazioni. Non ho rubato sul peso. Non ho piantato alberi in terra d’altri. Non mi sono appropriato di terre. Non ho aumentato il eso sulla bilancia per ingannare il venditore. Non ho indicato pesi falsi per far ingannare il compratore. Non ho tolto il latte dalla bocca dei bambini. Non ho deviato l’acqua quando doveva scorrere. Non ho estinto la fiamma quando doveva bruciare. Non ho respinto “Dio” nelle sue manifestazioni. Io sono puro! Io sono puro! Io sono puro! Ma mia purezza è la purezza della divinità del Santo Tempio. Perciò il male non germinerà in questo mondo, perché io stesso conosco le leggi di Dio che sono Dio…”
Sin dalle origini ci troviamo di fronte il retaggio indoeuropeo, per quanto fortemente impoverito dal punto di vista mitologico. Questa quasi-assenza di mitologia è compensata da una storia delle origini e da una storia nazionale delle istituzioni in cui la monarchia svolge un ruolo primordiale. Una dimensione importante di questa Roma regale si presenta nel retaggio teologico e ideologico indoeuropeo. Il grande merito di Dumézil è d’avere posto in rilievo questo retaggio e di avervi evidenziato l’importanza e la densità del sacro: Romolo, il rex-augur, è legato direttamente a Giove, il dio sovrano, il cui flamine esercita le funzioni religiose nel cuore della comunità romana. Rex et flamen costituiscono la coppia del sacro, secondo l’autentica tradizione indoeuropea arcaica.
«Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale». «I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano». «La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno dì second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, (…) un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unita mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!»
“Nell’Iniziazione di Odino, nel Mito germanico, iperboreo, nella tradizione ariana nordica e nella sua alchimia tantrica, la donna non è lasciata al margine dell’opus. Ella è la Regina. Le sacerdotesse di Odino che accompagnano il Guerriero, come Walkirie, o come soror, s’immortalano anche loro. Le immortala l’Eroe, nella sua immortalità, come premio alla loro fedeltà, al loro onore, chiamato fedeltà. Nell’Iniziazione d’A-Mor egli si traforma in Uomo-Assoluto, lei in Donna Assoluta. Così entrambi resteranno uniti e separati per sempre. Uniti nella separazione. Come due Astri, come due Stelle. Come la Stella del Mattino e della Sera, che sono due, ma, che, in realtà, sono una sola. Lui e Lei, separati ed uniti per l’Eternità, fuori e dentro il Tempo. Tempo rigenerato, Saturno come Baldur. Lui e Lei sono ormai eterni”.
La più grande difficoltà oggi è invecchiare, non tanto per gli uomini, quanto per le donne. Pare che non sia concesso a noi. Vedete si parla tanto di femminismo, ma non si è capito questo, la donna soprattutto oggi nonostante i traguardi e le conquiste è davvero tanto lontana da una presunta parità. Ma chi deve evolvere in questo caso non è tanto l’uomo quanto la donna stessa, che vive sempre e comunque in funzione di un uomo, e per lui va continuamente in competizione con le altre donne. Non mi tiro fuori, sarei ipocrita, confesso che è veramente dura, oggi, in questa società restare salde quando gli anni ti ricordano imperterriti che il tempo passa. Vedo tante soffrire, e combattere con il dio Crono, fino a sfigurarsi, ricorrendo a interventi dolorosi, a cerette totali, a severità inaudite con se stesse per piacere all’altro sesso e risultare più piacenti della vicina. Donne, signore, lo ammetto sono stata vanitosa e lo sono ancora, ma di questo soffro. La consapevolezza di non essere ancora immune da queste dinamiche lede molto alla mia coerenza e alla mia evoluzione e ne sono consapevole. Vedo post di donne intelligenti che scadono talmente in basso per questa precisa ragione e mi dispiace, mi auguro tanto che un giorno potremo essere veramente solidali tra noi e fottercene dell’aspetto fisico, e portare con fierezza anche la panza, perché no? Così come fa l’uomo con la panza che i problemi non se li crea proprio. È difficile, tanto difficile, in un mondo usa e getta, invecchiare, ma è pur sempre una sfida. Ed io prometto a me stessa che la mia evoluzione comincia ora e lo dimostrerò a me e a nessun altro. Virgo, dicevano gli antichi, che non significa vergine così come intendono i cattolici, attribuendo alla donna pure quest’altra colpa, virgo sta per indipendente, sovrana, libera, non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto dal punto di vista della dignità. Sarò Virgo, ve lo dico, come la mia amata Dea Diana, invito chi comprende le mie parole a riflettere, non tanto gli uomini, ma soprattutto le donne. Siate libere, siate fiere, siate solidali, siate Virgo!
Tutto è incluso in Dio, ma a diversi livelli di espressione. Ciò implica che le Sue parti componenti ed emanate non vanno confuse con Lui, altrimenti si farebbe l’errore che fanno i panteisti; cioè considerare ogni Sua parte costitutiva ed emanata come l’intero, e non è così. Esempio: noi siamo Suoi figli/Sua ipostasi/emanazione, ma non siamo Lui (l’errore che fanno i new ager quando affermano che noi siamo Dio): così come un figlio (pur assomigliando a suo padre) non è suo padre che lo ha generato. O, per essere più terra terra, sarebbe come pretendere che una nostra qualsiasi parte del corpo (mano, piede, braccio, ecc.) è noi nella nostra interezza: non è così. Ecco perchè l’universo non è Dio essendo una Sua ipostasi. Poi sull’universo ci sarebbe l’implicazione e influenza del concetto di sub-creazione arcontica (concessa da Dio stesso) che, però, non è oggetto di questo post: a chi legge, se interessato, il compito di approfondire l’argomento.
“L’Essere primordiale (Prajàpali) s’infervorò e creò gli esseri viventi. Da lui esausto e accaldato si alzò l’Aura Era splendida, rilucente e trepida. Vedendola cosi splendida, rilucente e trepida, gli dèi la presero di mira. Dissero all’Essere primordiale: «Uccidiamola e prendiamole ciò che ha» . Egli disse: «L’Aura è una donna e una donna non si uccide; le si prende ciò che si vuole e la si lascia in vita». Agni [l’Onnivoro Fuoco ] le rubò il cibo. So ma [la Luna, l’Ebbrezza] le rubò la forza guerriera. Varuna [la Notte] le rubò il potere supremo. Mitra le rubò la nobiltà. Indra [l’Energia] le rubò il vigore. Biihaspati [il Sacerdozio ] le rubò il lustro . Sàvitri [l’Impulso ] le rubò la dominazione. Pùsan [Abbondanza e fecondità] le rubò la ricchezza. Sarasvati [il Verbo , la Pioggia] le rubò la prosperità. Tvashtri [il Carpentiere Cosmico ] le rubò le sue forme vezzose. Lei disse all’Essere primordiale: «Mi hanno preso tutto!». Egli disse: « Fattelo restituire mercé il rito sacrificale.” (Shatapalha Brahmani)
La preghiera è una spinta, un atto di forza che tempra la volontà nel protendersi all’infinito. Se la preghiera è permeata dal sottile agire della forza di Volontà, come un onda si propaga e si imprime nell’etere, solcando e varcandone i Cieli. Delicata e innocente come il petalo di una rosa o permeata di passioni come le sue spine. Non importa, se l’intento è saldo in Dio, Dio tende l’orecchio. La preghiera non segue regole legate all’apparenza e alla ritualità, non più. Egli nutre la sua Forma e la sua essenza col nostro puro “sentire” o “percepire”. Poiché Dio giace nella Forma, agisce tramite la Forma e va Oltre la stessa Forma. Le regole sono dettate dagli uomini. Quale differenza esiste tra preghiera ed evocazione? Spesso si crede di pregare Dio ma in realtà doniamo, consapevolmente o inconsapevolmente, energia ai nostri Dei.