IL MITICO REGNO PERDUTO DI SHAMBHALA

di Giuseppe Di Re

Shambhala, che in sanscrito significa “luogo di pace” o “luogo del silenzio”, è una terra leggendaria descritta in molti testi antichi, tra cui il “Kalachakra Tantra” e le antiche scritture della cultura Zhang Zhung che precedettero il buddismo tibetano del Tibet occidentale.
Secondo la leggenda, Shambhala sarebbe un regno mistico e misterioso nascosto da fitte nebbie tra le montagne più elevate dell’Himalaya, a cui solo i puri di cuore possono accedere, un luogo eterno e protetto in cui predominano pace, quiete e felicità incontaminate, un paradiso sulla terra in buona sostanza.
Essa sarebbe circondata da montagne innevate e percorsa a nord dal fiume Sita.
Shambhala viene anche soprannominata “la terra dei mille nomi” poiché nel corso della storia è stata chiamata in diversi modi da molti antichi popoli. Infatti, oltre che i tibetani anche russi, cinesi e indiani tramandano tradizioni simili riguardo all’esistenza di un’antichissima dimora che sarebbe abitata da uomini e donne perfetti, che vivono in costante presenza di energie di un altro mondo.
Tra i soprannomi più noti di Shambhala troviamo “la terra proibita”, “la Terra dalle acque bianche”, “la Terra degli spiriti radianti”, “Terra del Fuoco vivente”, “Terra degli Dei viventi” e “Terra delle Meraviglie”.
Gli indù la chiamano “Āryāvarta” (una terra che sarebbe abitata dagli ariani), i cinesi la conoscono come Hsi Tien, “il Paradiso Occidentale di Hsi Wang Mul”, e per gli antichi russi è nota come “Belovoyde”. In tutta l’Asia è meglio conosciuta con il suo nome derivato direttamente dai testi sanscriti, ovvero Shambhala, Shamballa o Shangri-la.
La leggenda di Shambhala è antichissima di migliaia di anni e i riferimenti che ne attestano l’esistenza possono essere trovati in vari testi antichi. Le Scritture Bön ad esempio descrivono un vasto territorio chiamato Olmolungring che comprendeva diversi regni, tra cui proprio Shambhala.
I testi indù come il “Vishnu Purana” menzionano Shambhala come il luogo di nascita di Kalki, l’incarnazione finale del dio Vishnu, che secondo antichissime profezie porrà fine al Kaliyuga (l’ultimo ciclo di questo Manvantara, l’età del ferro dell’attuale umanità) e guiderà in futuro l’umanità verso una nuova età dell’oro.
Il mito buddista di Shambhala è considerato un adattamento di un mito ancora più antico dell’induismo.Tuttavia Shambhala viene più volte menzionata all’interno della raccolta di pratiche e insegnamenti buddisti tibetani del “Kalachakra”.
“Kalachakra”, che significa “ruota del tempo”, è un termine usato nel buddismo Vajrayana. Viene generalmente utilizzato per indicare un insieme complesso di pratiche e di insegnamenti nel buddismo tibetano (detto anche buddismo vajrayana, o anche buddismo tantrico, Tantrayana o “Via del Diamante”, che delle tre categorie buddiste è quella più esoterica). Si dice che fu Shakyamuni Buddha in persona ad insegnare il Kalachakra proprio su richiesta del re Suchandra di Shambhala.
Come per altri concetti descritti nel Kalachakra, Shambhala potrebbe avere molti e differenti significati, che potremmo riassumere in “esterni”, “interni” ed alternativi.
Il significato “esterno” considera Shambhala come un luogo fisico, reale, tangibile, raggiungibile però soltanto da individui dotati dalle più alte virtù e in possesso di un karma puro.
I significati “interiori” e “alternativi” invece rappresentano concetti molto più sottili e porrebbero il regno di Shambhala nei termini di una realtà eterea e spirituale. Queste due ultime accezioni sono considerate generalmente come simboliche ed esoteriche e sono trasmesse attraverso insegnamenti orali da maestro ad allievo.
Il terzo “Panchen Lama” Losang Jetsun Yeshe (1738-1780) ad esempio scrisse una guida che indicava come raggiungere Shambala intitolata “La via per Shambala” (Shambala i lam-yig). In questo particolare scritto si legge che per recarsi in questa misteriosa terra con il proprio corpo fisico si dovrebbe possedere un karma positivo e una mente sottile dotata di chiaroveggenza, sostenuta da una buona conoscenza del sentiero “tantrico”.
Se così non fosse, allora chi cercherà di cimentarsi nell’impresa dovrà temere i demoni e gli spiriti guardiani (yaksa e naga) ed altre creature terrificanti posti alla sua protezione che potrebbero anche ucciderlo.
L’attuale Dalai Lama a proposito dell’ubicazione di Shambala ha suggerito che, sebbene si trovi su questo pianeta e sia un luogo reale e fisico, potrebbe essere raggiunto direttamente solo da colui che è dotato di una mente e di un karma puri (i puri di cuore e di anima appunto).
Ci sono anche riferimenti occidentali alla ricerca di Shamhala e uno di questi risale agli inizi del I secolo d.C., fornito da una testimonianza diretta del filosofo ellenico Apollonio di Tiana per via del viaggio che fece in India e riportato nella sua biografia “Vita di Apollonio di Tiana” dello storico greco Lucio Flavio Filostrato.
Apollonio descrive nei suoi resoconti di essersi trattenuto per diversi mesi in un paese ai confini dell’Himalaya dove sarebbe venuto in contatto con “uomini estremamente saggi che hanno il dono della preconoscenza” e dai quali rimase particolarmente colpito per i traguardi scientifici e mentali che avevano raggiunto i suoi abitanti, al punto che si limitò ad annuire stupito quando il loro re gli disse: “Chiedici quel che vuoi, poiché ti trovi tra persone che sanno tutto”.

LA PROFEZIA DI SHAMBHALA
Il concetto di Shambhala svolge un ruolo importante negli insegnamenti religiosi tibetani e ricopre una particolare rilevanza nella mitologia tibetana per quanto riguarda il futuro dell’intera umanità.
Secondo Il Kalachakra attualmente a Shambala sta regnando il ventunesimo Kulika (“re”). La profezia dice che durante il regno del venticinquesimo Kulika il nostro mondo verrà travolto da un conflitto di proporzioni gigantesche, preceduto da grandi carestie, epidemie e disastri naturali di ogni tipo.
Durante quest’epoca l’umanità perderà quasi completamente il senso della spiritualità, essendo in vigore unicamente la legge del più forte e del materialismo spinto.
Allora i “barbari” che seguiranno queste ideologie saranno uniti da un malvagio despota e, quando non ci sarà più niente da conquistare, le fitte nebbie si solleveranno e riveleranno le montagne innevate di Shambhala.
I barbari allora attaccheranno il regno di Shambhala (l’unico luogo puro e intatto rimasto in un mondo avvolto dalle tenebre più oscure) con un esercito dotato di armi terrificanti.
Sarà allora che il regno di Shamhala sarà costretto a rivelarsi per salvare l’umanità.
L’esercito guidato dal Rudrachakrin (l’imperatore universale, chiamato anche “Il Re del Mondo” ) uscirà dai confini del magico regno per affrontare in guerra il malvagio esercito.
Il segno dell’avvenimento verrà dato da “grandi ruote di ferro che scenderanno dal cielo”: queste saranno le terrificanti armi di Shambala. I cruenti combattimenti avverranno nei pressi della Mecca, in Persia (Iran) e in Turchia.Verranno usati mezzi bellici molto potenti e sofisticati, e alla fine Shambala avrà la vittoria. Sotto la guida del suo sovrano, che in profonda meditazione creerà un esercito irresistibile accompagnato dalle reincarnazioni di molti importanti maestri del mondo antico, gli avversari verranno sconfitti definitivamente.
Si narra anche che tutti coloro che avranno ricevuto l’iniziazione attraverso gli insegnamenti del Kalachakra faranno parte dell’esercito di Shambala e insieme, oltre che a salvare il mondo, lo trasformeranno in un nuovo paradiso, inaugurando così di una nuova e duratura “Età dell’oro”.
Anche se il Kalachakra profetizza una guerra futura, ciò appare in contrasto con i voti e gli insegnamenti buddisti che proibiscono l’uso della violenza. Ciò ha portato alcuni teologi ad interpretare la guerra solo “simbolicamente” in quanto il Kalachakra non sosterebbe mai l’uso della violenza contro le persone ma piuttosto si riferirebbe ad eventi che avvengono ciclicamente alla fine di ogni Manvantara, essendo Kalki la manifestazione terrena dell’ultimo Avatara.

IL LUOGO IN CUI SI TROVEREBBE SHAMBHALA
Nel corso della storia numerosi esploratori e ricercatori di saggezza spirituale hanno intrapreso spedizioni e missioni alla ricerca del paradiso perduto di Shambhala, e mentre molti hanno sostenuto di essere stati lì (come nel caso di Apollonio e di alcuni soldati dell’esercito Nazional Socialista Tedesco all’epoca di Hitler) nessuno ha però fornito prove della sua esistenza o è stato in grado di individuarne la posizione fisica su una mappa. Tuttavia la maggior parte dei riferimenti collocano Shambhala nelle regioni montuose dell’Eurasia.
I testi antichi Zhang Zhung identificano Shambhala con la “Valle del Sutlej” in Punjab o in Himachal Pradesh, una regione dell’India.
I mongoli ne collocano la posizione in alcune valli della Siberia meridionale.
Nel folklore di Altai si crede che il Monte Belukha nasconda una porta sotterranea che conduce proprio al regno di Shambhala. I moderni praticanti buddhisti sembrano convinti però che la vera ubicazione di Shambhala sia nelle alte sfere della catena dell’Himalaya, in quelle che oggi sono le montagne intorno al Dhauladhar Mcleodganj. Alcune leggende tramandano la notizia secondo cui l’ingresso a Shambhala sia nascosto all’interno di un remoto monastero abbandonato in Tibet, custodito da esseri leggendari conosciuti come i “Guardiani Shambhala”.

I NAZIONALSOCIALISTI ALLA RICERCA DI SHAMBHALA
Anche i Nazionalsocialisti Hitleriani si dice che si interessarono con particolare veemenza alla ricerca del mitico regno di Shambhala per una serie di motivi legati agli interessi personali di Hitler e alle ambizioni culturali del regime tedesco dell’epoca. Ciò portò il governo del Führer ad intrecciare intensi rapporti con il corrispettivo tibetano al fine di ottenere aiuto nei propri progetti di espansione politico-culturale.
C’erano diversi elementi che ispiravano questa ricerca, due tra tutti: la ricerca della stirpe progenitrice dei tedeschi, la cosiddetta “razza ariana”, e il ritrovamento dei mitici regni sotterranei di “Shambala” e “Agarthi” nei quali sarebbero vissute a loro dire popolazioni scelte specializzate nel convogliare l’energia interiore (detta “vril”).
I Nazionalsocialisti collegavano l’esistenza del regno di Shambhala con quella, in un passato antico, del “regno di Thule Iperborea”, di cui aveva parlato lo storico greco antico Erodoto (V secolo a.C.), il quale aveva riportato in occidente una antichissima tradizione secondo la quale il continente di Iperborea sarebbe sorto nelle terre vicine al Polo Nord.A seguito di una forte glaciazione la sua popolazione si sarebbe spostata più a sud.
In epoca moderna, nel 1679, lo svedese Olaf Rudbeck identificò gli abitanti di Atlantide (di cui aveva parlato invece il filosofo greco Platone) con gli abitanti di Iperborea, e collocò la dimora di questi antichi abitanti al Polo Nord.
Anche René Guénon, Julius Evola, i Teosofi come la H. P. Blavatsky e Rudolf Steiner, il pioniere della libertà indiana Lokmanya Bal Gangadhar Tilak e William Fairfield Warren – fondatore e primo presidente dell’universalità di Boston – scrissero molto riguardo all’esistenza di Iperborea, e sostenevano che il genere umano avesse avuto origine proprio nei circoli polari, che successivamente, in seguito ad un disastro, i popoli che vi vivevano abbandonarono per dirigersi in altri luoghi.
Iperborea era la terra dove ebbe inizio “L’età dell’oro” della civiltà umana e della spiritualità, dove la primordiale umanità non sorse affatto dalla scimmia (come sostenuto nei miti creati a tavolino dagli illuministi nel lontano Settecento) ma al contrario ricadde progressivamente in quella condizione quando si allontanò fisicamente e spiritualmente dalla propria terra d’origine.
Si dice che un altro elemento alla base della ricerca di Shambhala da parte dei tedeschi era la convinzione che la Terra fosse cava all’interno.
Alla fine del XVII secolo l’astronomo britannico Sir Edmund Halley aveva suggerito per la prima volta che la Terra fosse vuota all’interno e che sia formata da quattro sfere concentriche.
Una conferma letteraria più recente a questa teoria è venuta dal celebre scrittore francese Giulio Verne, che ha pubblicato il suo romanzo “Viaggio al centro della Terra” nel 1864.
A ciò, nelle motivazioni di ricerca che muovevano i Nazional Socialisti, secondo la leggenda, si aggiunse la teoria dell’esistenza del “Vril”. Nel 1871 il romanziere britannico Edward Bulwer-Lytton nel suo libro “La razza che verrà” descrisse una razza superiore, i “Vril-ya”, che vivrebbero sottoterra e aspirerebbero a conquistare il mondo tramite il “vril”, una forma di energia psicocinetica.
L’autore francese Louis Jacolliot aggiunse altri particolari nella sua opera “Le Fils de Dieu” (Il figlio di Dio) del 1873 e in “Les Traditions indo-européeenes” (Le tradizioni indo-europee) del 1876. Anche il noto Hitlerista esoterico Miguel Serrano scrisse molto a tal proposito.
In questi testi l’energia “Vril” veniva messa in relazione con l’esistenza di popoli che vivrebbero nel sottosuolo. I sopravvisuti all’ultima glaciazione, avrebbero avuto in progetto di convogliare la loro massa di energia “vril” per diventare “superuomini” e palesarsi finalmente in superficie.
Infine il filosofo Friedrich Nietzsche (1844-1900) ha anch’egli enfatizzato il concetto di “Übermensch” (il “Superuomo”) iniziando la sua celebre opera “Der Antichrist” (L’anticristo, del 1888) con la frase: “Vediamoci per quello che siamo. Siamo Iperborei. Sappiamo fin troppo bene come stiamo vivendo lontani da questa rotta”.
Dunque, secondo queste leggende, sembrerebbe che molti tedeschi ad inizio Novecento erano convinti di essere i discendenti della stirpe Ariana che si era spostata verso sud partendo dalla terra originaria di “Iperborea”, collocata al Polo Nord – o perlomeno da una terra circumplare molto vicina all’artide – e che erano destinati a diventare la “razza ventura” tramite l’utilizzo del “Vril” (un’energia interna agli esseri umani, parallela a quella presente al centro della Terra). Secondo Serrano Hitler ne era a conoscenza e le fece proprie.

CONCLUSIONE
Purtroppo ad oggi nessuno sembra essere riuscito ad individuare l’accesso fisico al mitico regno di Shambhala né la sua esatta ubicazione sulla Terra, ma restano le indicazioni spirituali per poter parlare di esso come di un regno interiore, dunque immateriale e apparentemente intangibile, nel quale vivrebbero su questa Terra i saggi e gli illuminati.
Non è difficile inoltre individuare nelle descrizioni di Shambhala come di un luogo spirituale quello che Gesù chiamava il “regno dei cieli” o “regno di Dio”, che era al centro della sua predicazione, o quello che era stato annunciato dai profeti dell’Antico Testamento, o quello che viene descritto – a proposito della profezia sull’avvento futuro di Shambhala – nel libro dell’Apocalisse come “la Gerusalemme celeste” che “scenderà dal cielo” come nuova città degli uomini alla fine dei tempi (da intendersi come fine dell’era dell’acquariol.
Che potesse essere anche una città simbolico-spirituale ne aveva parlato ad esempio Agostino di Ippona nel suo “La città di Dio”.
Un autore che recentemente ha approfondito l’aspetto interiore del “regno di Dio”, descrivendolo come il luogo della “battaglia spirituale” per eccellenza, è stato Leone Tolstoj nella sua opera “Il regno di Dio è in voi” (1893).
Uno dei suoi discepoli successivamente ha unito questi insegnamenti a quelli della tradizione induista applicandoli alla prassi politica ed ottenendo risultati molto validi, e parliamo del Mahatma indiano Gandhi, che operò dapprima in Sudafrica, luogo nel quale successivamente si sviluppò la lotta di liberazione dall’apartheid capeggiata da Nelson Mandela, e poi in India, ottenendo con la sua lotta addirittura l’indipendenza del suo Paese dall’impero coloniale britannico.
Tutto il cristianesimo esoterico prevede questa dialettica tra la “città celeste” e la città terrena, e ciò costituirebbe un elemento di convergenza tra le religioni cristiana, induista e tibetano-buddhista, in particolare tra la visione storico-escatologica propria del cristianesimo e la tradizione maggiormente intimista, meditativa ed individualista propria delle religioni orientali.

NOTE
“…pare proprio che teosofi, quasi-teosofi e persino anti-teosofi, come René Guénon, qualunque fossero i loro dissensi interni, costituissero un gruppo votatosi all’ideale di Shambhala, nella sua accezione più vasta: quella del rispetto e della deferenza di un centro in Oriente da cui proviene l’impulso per l’imminente rinnovamento dell’umanità, e per un Signore, Re, o governante del mondo che non è Cristo né Lucifero. La loro devozione a un vivente polo spirituale in Asia è in stridente contrasto con la nostalgia dei seguaci di Thule per la patria artica perduta. In ciò consiste la differenza fondamentale tra l’universalismo di Nicholas Roerich e degli altri teosofi e il razzismo di Guido von List, Lanz von Liebenfels, Rudolf von Sebottendorf ed i loro discepoli nazionalsocialisti.”

(Joscelyn Godwin – Il mito polare – Edizioni Mediterranee 1993, pagg.125-126)

IL MITICO REGNO PERDUTO DI SHAMBHALA
IL MITICO REGNO PERDUTO DI SHAMBHALA

TUTTO E’ POLVERE DI FRONTE ALL’IMMENSITA’ DI DIO

di Ibrahim Youssef

Dire sempre “Allahu Akbar” davanti ai problemi della vita.

Un detto arabo dice “non dire a Dio che hai un grande problema, ma dì al tuo problema che hai un grande Dio”.

TUTTO E' POLVERE DI FRONTE ALL'IMMENSITA' DI DIO
TUTTO E’ POLVERE DI FRONTE ALL’IMMENSITA’ DI DIO

L’ANTICRISTO SARÀ IL GRANDE UMANITARIO

di Fulton John Sheen

“L’anticristo non sarà chiamato così, altrimenti non avrebbe seguaci. Non indosserà calzamaglie rosse né vomiterà zolfo, né impugnerà una lancia né agiterà una coda con la punta a forma di freccia come il Mefistofele nel Faust. Da nessuna parte nelle Sacre Scritture troviamo conferma del mito popolare che immagina il diavolo come un buffone vestito di rosso. L’anticristo è un angelo caduto, il principe di questo mondo il cui mestiere è di dirci che non esiste nessun altro mondo. La sua logica è semplice: se non c’è un paradiso, non c’è alcun inferno; se non c’è un inferno, non c’è alcun peccato; se non c’è il peccato, non c’è alcun giudizio, e se non c’è un giudizio allora il male è bene e il bene è male.

Verrà travestito da Grande Umanitario; parlerà di pace, prosperità e abbondanza non come mezzi per condurci a Dio, ma come fini in sé.

Scriverà libri su una nuova idea di Dio adatta ai modi di vivere della gente; diffonderà la fede nell’astrologia in modo da incolpare per i nostri peccati non la nostra volontà, ma le stelle; spiegherà psicologicamente la colpa in termini di sesso represso, farà sprofondare gli uomini nella vergogna se gli altri uomini diranno che non sono di mente aperta e liberali; identificherà la tolleranza con l’indifferenza verso quel che è giusto e quel che è sbagliato; incoraggerà i divorzi con l’inganno secondo cui una nuova unione è “vitale”; accrescerà l’amore per l’amore e diminuirà l’amore per la persona; invocherà la religione per distruggere la religione; parlerà perfino di Cristo e dirà che è stato il più grande uomo che sia mai vissuto; dirà che la sua missione è liberare gli uomini dalla schiavitù della superstizione e dal fascismo, che baderà di non definire mai. Ma in mezzo a tutto il suo apparente amore per l’umanità e alle sue chiacchiere su libertà e uguaglianza, avrà un grande segreto che non rivelerà a nessuno: non crederà in Dio.

Poiché la sua religione sarà la fratellanza senza la paternità di Dio, ingannerà perfino gli eletti.

In un disperato bisogno di Dio, indurrà l’uomo moderno nella sua solitudine e frustrazione a morire dalla voglia di entrare a far parte della sua comunità, la quale darà all’uomo uno scopo più grande senza bisogno di correzione personale né di ammettere la propria colpa. Questi sono giorni in cui al diavolo è stata concessa una corda particolarmente lunga. Perché non dobbiamo mai dimenticarci che Cristo disse a Giuda e alla sua banda: «È giunta la tua ora». È l’ora di Dio, ma anche quella del male, l’ora in cui il pastore dev’essere percosso e le pecore disperse.”

Venerabile cardinale Fulton John Sheen, 1947

L'ANTICRISTO SARÀ IL GRANDE UMANITARIO
L’ANTICRISTO SARÀ IL GRANDE UMANITARIO

LE 7 REGOLE DI PARACELSO

a cura de La Via Iniziatica

1. La prima cosa è migliorare la tua salute. Per farlo devi respirare il più spesso possibile, profondo e ritmato, riempiendo bene i polmoni, all’aperto o sporgendosi da una finestra. Bere ogni giorno a piccoli sorsi, due litri di acqua, mangiare molta frutta, masticare il cibo nel modo più perfetto possibile, evitare alcol, tabacco e medicinali, a meno che non siate per qualche grave causa sottoposta a trattamento.

2. Escludere assolutamente il tuo spirito, per più ragioni che esistono, da qualsiasi idea di pessimismo, risentimento, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà. Fuggire come dalla peste ogni occasione per curare le persone, dai mormoratori, chi spettegola o è vanitoso. L’osservanza di questa regola è di importanza decisiva: si tratta di cambiare la trama spirituale della tua anima. È l’unico modo per cambiare il tuo destino, perché dipende dalle nostre azioni e pensieri. La probabilità non esiste.

3. Fai tutto il bene possibile, e devi prenderti cura delle tue energie e fuggire da ogni sentimentalismo.

4. Dobbiamo dimenticare ogni offesa, ancora di più: sforzarci di pensare bene al più grande nemico. La tua anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio.


5. È necessario raccogliersi ogni giorno in cui nessuno può disturbare, anche per mezz’ora, sedersi il più comodamente possibile con gli occhi socchiusi e non pensare a nulla. Questo energicamente fortifica il cervello e lo Spirito e ti metterà in contatto con buone influenze.

6. Devi mantenere il silenzio assoluto su tutte le tue questioni personali. Astieniti, come se avessi fatto un solenne giuramento, di riferire agli altri, persino al tuo più intimo amico, tutto ciò che pensi, senti, conosci, impari, sospetti o scopri. Per lungo tempo almeno dovresti essere come una casa murata o un giardino chiuso. È una regola molto importante.

7. Non temere mai gli uomini e non ispirarti di soprassalto quando ti svegli la mattina. Mantieni la tua anima forte e pulita e tutto andrà bene. Non credere mai di essere solo o debole, perché dietro di te ci sono eserciti potenti, che non puoi concepire nemmeno nei sogni. Se elevi il tuo spirito non ci sarà alcun male che possa toccarti. L’unico nemico che dovresti temere è te stesso. La paura e la sfiducia nel futuro sono madri fatali di tutti i fallimenti, attraggono cattive influenze e con loro il disastro.

LE 7 REGOLE DI PARACELSO
LE 7 REGOLE DI PARACELSO

PER GIOVANNA D’ARCO

di Ottava di Bingen

“I suoi nemici non sono demoni
ma esseri umani come lui
non augura a loro alcun male,
ne si rallegra della vittoria.
Come potrebbe rallegrarsi della vittoria
e godere della sofferenza di altri uomini?
Entra in battaglia con aria grave, con dispiacere
e con grande Compassione
come chi
assiste ad un funerale.”

PER GIOVANNA D'ARCO
PER GIOVANNA D’ARCO

NUN: DISCESA E RISALITA

di Daniele Santoro

La lettera Nun in aramaico indica il serpente marino. Dobbiamo ricordare che Israele è una nazione che non si è mai sviluppata sul mare e che, anzi, ha sempre guardato il mare in modo piuttosto sospettoso, come un luogo di insidie, il luogo del serpente marino.

Da queste associazioni di idee, deriva il rapporto della Nun con l’acqua che purifica attraverso la sofferenza.
Infatti, Nun è simbolo di sofferenza vista come “prova”, come una tentazione, per dirla in termini cristiani.

La sofferenza è quindi sentita come un rifiuto, un castigo, come una sorta di maledizione, mentre la prova consiste proprio nel restare fedeli a Dio nonostante la sofferenza che Egli Stesso infligge.

In questo modo la punizione divina diventa purificazione, come il Diluvio narrato nella Genesi: “a causa della vostra violenza la terra sarà distrutta..”

NUN: DISCESA E RISALITA
NUN: DISCESA E RISALITA

TUTTI I COLORI DEL BIANCO

di Marta Tibaldi

Cauda pavonis e albedo

Nell’immaginario alchemico l’immagine della cauda pavonis (coda del pavone) unisce in sé tutti i colori dell’arcobaleno e per questo dà forma simbolica a un’esperienza di totalità. Nel processo alchemico i molti colori della coda del pavone indicano il passaggio dalla fase della prima materia oscura e del caos degli elementi – in termini psichici i vissuti di depressione e di mancanza di orizzonte che ci fanno vedere tutto “nero” – a quella del bianco, l’albedo, il colore che rappresenta l’uscita dall’oscurità psichica, la presa di coscienza della dimensione ‘colorata’ e inconscia della mente. Nel processo alchemico l’albedo è la prima meta del processo di trasmutazione delle sostanze e simbolicamente si muove in parallelo con il passaggio dall’inconscietà alla consapevolezza nel processo d’individuazione. L’esperienza alchemica e individuativa trasmutano quindi nella rubedo, lo stato “solare” (rosso), nel quale lo “spirito di vita” riscalda la prima materia, ormai illuminata dalla consapevolezza cosciente, infondendole nuova vita:

“La nerezza, la nigredo è lo stato iniziale [del processo alchemico]: [esso è] o preesistente come qualità della prima materia, del caos o della massa confusa, oppure provocato dalla decomposizione (solutio, separatio, divisio, putrefactio) degli elementi. Se, come talvolta accadeva, si partiva dallo stato di decomposizione, poi si procedeva a un’unione degli opposti sul modello dell’unione di maschile e femminile (il cosiddetto coniugium, matrimonium, coniuntio, coitus) seguito dalla morte del prodotto dell’unione (mortificatio, calcinatio, putrefactio) e corrispondente innerimento. Dalla nigredo si poteva passare mediante lavaggio (ablutio, baptisma) o direttamente all’imbianchimento, oppure l’anima fuggita dal corpo al momento della morte era unita nuovamente al corpo morto per vivificarlo, oppure ancora i molti colori (omnes colores, cauda pavonis) servivano di passaggio a un colore unico, il bianco, contenente tutti i colori. Con ciò era raggiunta la prima meta principale del processo, ossia l’albedo, tinctura alba, terra alba foliata, lapis albus ecc., meta che certi autori decantavano in modo tale quasi si trattasse della meta definitiva. Era lo stato argenteo o lunare, che però doveva essere ancora innalzato allo stato solare. L’albedo è, in certo qual modo, l’alba; ma soltanto la rubedo è il sorgere del sole. Il passaggio alla rubedo è costituito dall’ingiallimento (citrinitas), il quale […] venne più avanti soppresso[1]. Aumentando l’intensità del fuoco fino al suo grado massimo, la rubedo sorge direttamente dall’albedo. Il bianco e il rosso denotano la Regina e il Re, che anche in questa fase possono celebrare le loro nuptieae chymicae. (C.G. Jung, Psicologia e alchimia, OC12, Boringhieri, Torino 1992, pp. 229-230).

TUTTI I COLORI DEL BIANCO
TUTTI I COLORI DEL BIANCO

TOTALITARISMI DI IERI E DI OGGI

di Mike Plato

Si resero conto che i regimi assolutisti e totalitari del XIX erano efficacissimi nella loro storia iniziale, ma che poi perdevano forza. Erano ad immagine e somiglianza dell’IMPERO TOTALITARIO ARCONTICO-ASTRALE, tranne nel fatto che questo è invisibile e sconosciuto e quelli erano troppo palesi. Dopo la seconda guerra mondiale, l’élite astrale incaricò l’élite umana di interfaccia, di mutare metodo nel governo delle bestie umane. Occorreva creare un REGIME TOTALITARIO NASCOSTO AMMANTATO DI UN FINTO POTERE AL POPOLO (DEMOCRAZIA) cui si conferiva il falso dono del voto, della preferenza, laddove i giochi non si fanno mai in basso ma dal vertice.

Occorreva quindi non più usare la FORZA (Gheburah) ma l’Inganno, l’altra leva del serpente, certamente più sofisticata ed elegante, necessitante di più tempo per produrre frutti nelle menti ma decisamente più longeva perché abitua lentamente, step by step, la mente umana a certi necessari cambiamenti per accettare il TOTALITARISMO OCCULTO. Oggi non c’è bisogno degli Hitler, dei Franco, dei Pinochet, dei Mussolini, dei Pol Pot, ma basta inserire burattini ben istruiti per far passare ogni decreto pseudo-democratico teso invece alla tirannide.

Vangelo di 13.) Gli arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Perché essi hanno deliberato di prendere l’uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre.

TOTALITARISMI DI IERI E DI OGGI
TOTALITARISMI DI IERI E DI OGGI

LE PAROLE VIBRANO COME ENERGIA

di Bruce Lee

“Non parlate di voi in modo negativo, nemmeno per scherzo. Il vostro corpo non conosce la differenza. Le parole sono energia e lanciano incantesimi, per questo si chiamano incantesimi. Cambiate il modo in cui parlate di voi stessi e potrete cambiare la vostra vita.”

LE PAROLE VIBRANO COME ENERGIA
LE PAROLE VIBRANO COME ENERGIA

WE ARE THE PEOPLE

di Mike Plato

Il problema odierno è capire a quale popolo si appartiene.

Il Metatron mi disse che esistono tre popoli:
1. L’umano
2. Il racheliano (ossia l’ebreo)
3. Lo straniero

Voi mi direte: Ma L’ebreo non è umano? Si, lo è, ma è un umano totalmente a parte. Quasi come non lo fosse.

È scritto in Ester 3,13:

«Il grande re Assuero ai governatori delle centoventisette province dall’India all’Etiopia e ai capidistretto loro subordinati scrive quanto segue:
Essendo io alla testa di molte nazioni e avendo l’impero di tutto il mondo, non esaltato dall’orgoglio del potere, ma governando sempre con moderazione e con dolcezza, ho deciso di rendere sempre indisturbata la vita dei sudditi, di assicurare un regno tranquillo e sicuro fino alle frontiere e di far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini.
Avendo io chiesto ai miei consiglieri come tutto questo possa essere attuato, Amàn, distinto presso di noi per prudenza, segnalato per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, ci ha avvertiti che in mezzo a tutte le stirpi che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile, diverso nelle sue leggi da ogni altra nazione, che trascura sempre i decreti del re, così da impedire l’assetto dell’impero da noi irreprensibilmente diretto.
Considerando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano tenore di leggi, e che, malintenzionata contro i nostri interessi, compie le peggiori malvagità e riesce di ostacolo alla stabilità del regno, abbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Amàn, incaricato dei nostri interessi e per noi un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate per mezzo della spada dei loro avversari, senz’alcuna pietà né perdono, il quattordici del decimosecondo mese, cioè Adàr; perché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un sol giorno, ci assicurino per l’avvenire un governo completamente stabile e indisturbato».

POI CI SIAMO NOI: WE ARE THE PEOPLE…
L’unico popolo che urla FROM HERE TO ETERNITY!

WE ARE THE PEOPLE
WE ARE THE PEOPLE