TOMMASO 27: Quando farete in modo che due siano uno, e farete si che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina², e quando metterete un occhio al posto di un occhio e una mano al posto di una mano e un piede al posto di un piede, un immagine al posto di un immagine, allora entrerete…
TOMMASO 28: Gesù disse: – Io vi sceglierò uno fra mille e due fra diecimila, e si leveranno come una cosa sola
IL LEGAME DI QUESTI DUE IN UN LOGOS SOLO E’ EVIDENTE…E CHI NON COMPRENDE DA QUI COSA DOVRA’ ACCADERE, SAREBBE MEGLIO CHE SI FACCIA PENA DA SOLO E SI GETTI IN MARE.
P.S. COL FLUID GENDER, I MALEDETTI STANNO BESTEMMIANDO TUTTO QUESTO…MA GIURO CHE PRESTO QUEGLI ESSERI E QUELL’ESSERE EMERGERANNO DAL QUEL NULLA CHE I MALEDETTI STESSI ALIMENTANO.
Nella filosofia di Ken Shiro, in un mondo dominato dal caos e dal declino della civiltà, emergono alcuni uomini differenziati cresciuti attraverso le ostilità e una concezione del mondo incarnata da sacri ideali. Essi condividono l’Amor Fati di Nietzsche, ovvero l’amore per il destino, riconoscendo l’opportunità di dare forma alla realtà attraverso una propria visione del mondo nell’epoca in cui sono nati, sfidando il fatalismo. Altresì, nell’anime, potenza ed estetica sono interconnesse, proprio come nei poemi epici di Omero e nelle opere di Mishima. Per questi autori, i valori non sono solo morali, ma anche estetici, e una visione del mondo si manifesta attraverso l’ethos: sinolo di forza, bellezza e ordine spirituale. L’essenza stessa dei personaggi di “Hokuto no Ken”, incarnano la figura del superuomo nietzschiano che trascende lo stato di essere comune che accetta ogni ordine costituito che poggia sulla morale dominante. Essi dimostrano come la volontà di potenza e ideali a-temporali, possano fondersi in un’armonia sublime, elevandosi al di sopra delle limitazioni umane, trasfigurando l’individuo. L’universo di “Hokuto no Ken” evoca l’immagine delle stelle che brillano con la luce più intensa prima di eclissarsi. Così come le stelle illuminano il cielo notturno nel loro momento di massimo splendore, gli eroi come Ken Shiro risplendono nel mezzo della desolazione e del disordine, lasciando un’impronta indelebile nel firmamento del ricordo, eternando la loro gloria nella storia. In un mondo sull’orlo del collasso, queste figure eroiche incarnano la possibilità di gloria e di nuovo inizio, come narrato nelle epopee europee.
Da una risposta ad Anna Bellon Forse sarebbe interessante ricordare come, in latino, il verbo “vŏlo” significhi al contempo “volere” e “volare”, questo quasi a farci riflettere che meno la volontà è legata alla terra, più è legata al cielo, e più è efficace. Il Mercurio deve avere le ali per attingere il Cielo filosofico, e le Ali sono una grazia del cielo, non un’escogitazione terrestre. Questo definisce anche l’ambito del volo: tanto più esteso quanto più ampie sono le ali. La volontà ha riflesso sul cielo più che sulla terra. Per il sapiente tuttavia la terra non è che il seminterrato del cielo…
La religione tantrica buddhista usa un immaginario molto crudo e diretto, che si esprime sia nell’arte che nelle pratiche meditative (in cui questo immaginario viene visualizzato). Non si tratta di fenomeni di nicchia o minoritari; questo immaginario è caratteristico di tutta l’area himalayana (Tibet, Bhutan, Nepal, etc), ed è arrivato fino alla Mongolia, alla Cina e al Giappone influenzandone profondamente la storia, l’arte e la spiritualità. Oggigiorno questo immaginario è diffuso in tutto il mondo, considerato il seguito del Buddhismo Tibetano in Occidente o la sua presenza nei Musei d’Arte Orientali. L’immaginario in questione implica molto spesso la rappresentazione di Divinità in un aspetto feroce (attorniati dalle fiamme, calpestando cadaveri, bevendo sangue da ciotole fatte con crani umani, etc) oppure in stato di semi nudità o nel pieno atto dell’unione sessuale. Tutte queste cose hanno un profondo significato simbolico. Tutti i buddhisti che praticano questa tradizione meditano su questo genere di immagini, non si tratta – come dicevo – di fenomeni minoritari. Ieri ho ricevuto un attacco molto grave da un sacerdote induista, che evidentemente non capisce nulla né di Tantra né di Buddhismo, perché ho pubblicato l’immagine di Vajrayogini che notoriamente è a petto nudo. L’immagine è stata fatta (dall’amico di un mio conoscente nepali, tra l’altro) in stile moderno nepalese, ma rispetta comunque l’immaginario tradizionale. Per contro, da ora e per diversi giorni, pubblicherò per un pò di tempo solo ed esclusivamente immagini provenienti dalla cultura tantrica buddhista per divulgarne qualche contenuto. Il Buddhismo Tantrico è una tradizione che stimo molto, giudicarla sulla base della propria ignoranza o limitatezza mentale è un’attività stupida e meschina. Quando ero più piccolo ho praticato questa tradizione ed ho ricevuto molte iniziazioni ed istruzioni spirituali nella stessa; per quanto poi le Divinità mi abbiano portato anni fa a praticare il Tantra hindu invece di quello buddhista, ritengo che la conoscenza del Buddhismo Tantrico sia molto importante per comprendere veramente il fenomeno tantrico nella sua globalità e quindi anche per comprendere meglio l’Induismo, in cui tendenzialmente la conoscenza del Tantra viene dai più male interpretata. Nell’immagine seguente si può ammirare Mahakala in stato di unione sessuale con Mahakali (Palden Lhamo). Considerato nel Buddhismo soprattutto una manifestazione di Avalokiteshvara (il Buddha della Compassione), da un’ottica induista lo potremmo ritenere un aspetto feroce di Shiva (anche nell’induismo c’è infatti Mahakala). Si noti il fatto che in questa immagine nella sua mano sinistra tiene un Trishula. Mahakala notoriamente è un protettore del Dharma (Dharmapala). La sua ferocia elimina i veleni della mente, le idee rigide e le malelingue. Beve il sangue dell’ego e così porta la mente all’Illuminazione.
Riflessione su una domanda posta da Paolo Calvaruso
Angelo è il messaggero di Dio cioè la potenza che predispone la mente alla teofania, l’apre così che possa ricevere la potenza spirituale. Divinità è una qualità generale che accomuna tutto ciò che è legato intrinsecamente a Dio. Dio ha mille nomi e nessuno, per questo nella Bibbia si autodefinisce Ehyeh asher Ehyeh, Io sarò quel che sarò, ovverosia l’uomo non pretenda di riconoscere la mia natura ma solo impari ad accettare le mie manifestazioni. Queste si sperimentano nel palazzo dell’anima, accompagnate da potenze spirituali, gli angeli, e sono estrinsecazioni nel palazzo interiore del Signore Supremo, inattingibile se non per grazia e nella misura del proprio possibile. L’adorazione poi non è una cosa che si può decidere di fare o non fare. Di fronte alla teofania si adora e basta, la mente è molle argilla modellabile di fronte alla potenza di Dio. Tutti i dubbi e la superstizione delle categorie sorgono quando non c’è percezione diretta di Dio. Questa accadendo, tutta l’esperienza e il mondo in cui avviene si divinizzano, mentre l’angelo, che ha volto la nostra mente alla teofania si ritira discretamente sullo sfondo, assorbito in essa. PS. In ambito cristiano, la teofania principale è il Cristo, mentre la manifestazione angelica che predispone la mente ad accoglierlo è l’Evangelo, eu-angelion, il buon annuncio, la buona opera angelica. Naturalmente tutto ciò assume, uscendo dalla virtualità, la propria piena efficacia solo allorché lo Spirito di Dio bussa alla porta dell’anima e questa apre.
“Un vero leader non cerca seguaci, vuole insegnare agli altri come essere leader. Non vuole il controllo, vuole la verità. Non impone la sua guida agli altri, né toglie l’autonomia a nessuno. Ispira con amore, non con la coercizione. Quando arriva il momento di prendersi il merito, si rende invisibile; ma è il primo ad arrivare al momento del bisogno, e non si ritirerà mai nella paura. È così appassionato del vostro benessere che quando lo consultate per la guida, è come venire faccia a faccia con voi stessi per la prima volta.”
Essere spirituali non significa essere buoni, significa essere veri. Non può esistere nessuna spiritualità se non abbraccia tutta la sfera delle emozioni umane. Siamo spirituali quando siamo radicati in noi stessi, connessi con il nostro ventre profondo e con tutte le nostre emozioni. Spirituale non è colui che abbandona il sentire terreno, la carnalità, ma è colui che fa del sentire un’esperienza incarnata. È il corpo stesso che diventa preghiera e radice. La bontà ad ogni costo, la positività ad ogni costo, non ci rendono migliori se non sono un moto naturale del nostro cuore. Ci hanno spesso inculcato il senso di colpa se sentiamo rabbia, se non siamo buoni abbastanza, se proviamo invidia, se ci concediamo tutte quelle emozioni che vengono considerate “negative”. Siamo spirituali anche quando siamo arrabbiati o abbiamo paura, smettiamola di pensare il contrario. Bisogna invece imparare a stare nelle emozioni, perché ogni emozione ha bisogno di essere vista, accolta e integrata, senza doversi sentire sbagliati o colpevoli. Non posso fingere di non provare rancore se sono arrabbiata, ma posso accogliere dentro di me quella rabbia senza negarla e poi trasformarla in cambiamento. Tutti i sé rinnegati diventano infelicità, tutto ciò che per troppo tempo oscuriamo rischiamo di farlo diventare paura, panico, depressione. Questa è la spiritualità delle emozioni, accogliere ombra e luce per essere interi.
Viviamo in un sistema schiavista ed ingannevole da sempre. Esso è la manifestazione di quel Serpente che ingannò l’uomo primordiale. E come il serpente, esso cambia pelle di continuo ma restando sempre ingannevole e schiavista. È inutile sbattersi per le malefatte che vedete piovere sulle vostre teste. Da questo luogo fetido con le scaglie non si esce, ed è un problema per l’anima, non tanto per noi.
La Stella Tetraedrica è la manifestazione visibile e tangibile di come forze divine si manifestano e si imprimono nel Manifesto a perenne Sigillo Paterno: è come se Lui ci volesse ricordare che è il Tutto, e che questo Tutto gli appartiene. Troppo semplice affermare che il triangolo con la punta in su sia simbolo della forza maschile penetrante e fecondante, e quello con la punta in giù di quella femminile penetrata e fecondata entrambe, unite, formanti l’Androginìa dell’Essere ante-Primordiale. È molto di più, molto di più. Perchè i 2 triangoli intersecantisi (abbracciandosi in atto d’Amore di perfetto Equilibrio Centrale dell’iper-Cuore Cristico), diventano tetraedri e il cerchio/sfera multidimensionale divino dove si inscrivono si trasforma in rappresentazione manifesta e plastica della Pienezza divina. La base triangolare della piramide da loro formata diventa quindi idealmente quadrata (perchè nella discesa la multidimensionalità si scinde nelle sue componenti ed emerge quindi la sua influenza sull’intero esistente), facendo emergere il Pensiero di una Materia dall’origine inequivocabilmente divina. Ecco perchè il Tetraedro Stella è un simbolo dall’importanza fondamentale che trascende il concetto di maschio-femmina (e quindi di androginìa): perchè la paternità di Dio ci dimostra che Lui è Tutto, e che la Sua impronta si rivela in Tutto a qualsiasi livello di manifestazione possa esprimersi. Per questo non vale fermarsi alla disanima più semplice, quella del basso: dato che il Principio viene da molto più “lontano”.
“Personalmente, non sono il depositario della Verità, né oso pormi in condizione missionaria o di apostolato; la Verità non ha bisogno di banditori, Essa è là, è sempre stata là e sempre sarà in ogni luogo e in ogni tempo; si svela da sé quando la giusta discriminazione e l’intelligente riflessione sono attuate. La Verità non può essere racchiusa in uno schema, in un insegnamento, in un “sistema” filosofico, né può essere regalata come si trattasse di una scatola di dolciumi; la Verità si concede a chi sa amarla. Ma l’uomo non ama la Verità, bensì l’erudizione della mente, il proprio io con i suoi indefiniti contenuti, la vita nella forma cangiante e fluttuante, la gloria del potere materiale e spirituale, la propria salvezza purché operata e donata da altri. Quando comprendiamo che la Verità non è il nostro passato, fatto di orgoglio, di superbia, di separativita’, di egoismo, di brame mondane e spirituali; quando scopriamo che la Verità è qualcosa di Innocente, Essenziale e Semplice, dimorante in ogni espressione di vita, allora con grande umilta’ sapremo bandire tutto ciò che la nostra mente ha accumulato finora. L’amore svela la realtà e la realtà è permeata di amore; comprendere è amare e l’amore si trova nei puri di cuore, in coloro che si rivolgono all’aspetto Vita e non agli oggetti che incatenano e rendono schiavi e avidi.”